La concezione della natura e del sapere
Il naturalismo rinascimentale ha una visione rivoluzionaria: l'uomo non è separato dalla natura, ma ne fa parte. Essendo un "ente naturale", ha sia l'interesse che la capacità di studiarla. La natura non è più vista come mondo ideale, ma come realtà viva in cui si manifesta la potenza divina.
Cambia completamente l'organizzazione del sapere. Nel Medioevo tutto ruotava attorno alla teologia, considerata "regina delle scienze", mentre le altre discipline erano sue "ancelle". Il latino era lingua universale, come universali erano l'impero e la Chiesa.
Nel Rinascimento assistiamo a una laicizzazione del sapere: ogni disciplina rivendica la propria autonomia. La filosofia diventa addirittura politica! Nasce una nuova competizione intellettuale.
I pensatori si dividono in due scuole spesso in conflitto: i neoplatonici, che studiano nelle accademie (soprattutto a Firenze) puntando al rinnovamento religioso, e i neoaristotelici, che preferiscono le università (come Padova) concentrandosi sulla ricerca razionale.
Per l'interrogazione: La differenza tra le due scuole è geografica e metodologica: Firenze-Platone-religione vs Padova-Aristotele-ragione!