La volontà come essenza del reale nel pensiero di Schopenhauer
Schopenhauer sviluppa ulteriormente la sua concezione della volontà come essenza del reale, distinguendola nettamente dal mondo fenomenico. Quando viviamo il nostro corpo dall'interno, sottraendolo all'approccio fenomenico, accediamo al noumeno, ovvero alla volontà stessa.
La volontà, secondo Schopenhauer, possiede caratteristiche uniche che la differenziano dal mondo dei fenomeni:
- È unica, non soggetta alla molteplicità spaziale.
- È primordiale, inconscia, eterna e incausata, trascendendo la dimensione temporale.
- È una forza libera, cieca e irrazionale, non soggetta al principio di causalità.
Highlight: Per Schopenhauer, la volontà è l'unico assoluto, negando l'esistenza di Dio come entità separata.
Il filosofo descrive il processo di manifestazione della volontà nel mondo fenomenico attraverso due fasi logicamente distinguibili:
- La volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili, a-spaziali e a-temporali, che Schopenhauer chiama "idee" platoniche.
- Queste idee si moltiplicano nei vari individui del mondo naturale.
Esempio: Le idee platoniche fungono da archetipi o modelli, mentre gli individui concreti sono come copie di questi modelli originari.
Schopenhauer struttura il mondo naturale in una serie di "gradi" ascendenti, dove la volontà diventa progressivamente più consapevole. L'uomo rappresenta il culmine di questa piramide, ma paradossalmente, ciò che guadagna in coscienza lo perde in sicurezza istintiva.
Vocabolario: L'"ascesi" nel pensiero di Schopenhauer è una delle vie di liberazione dal dolore, insieme all'arte e alla morale.
Questa visione del mondo e della volontà come sua essenza costituisce il nucleo del pensiero filosofico di Schopenhauer, offrendo una sintesi originale di elementi kantiani, platonici e orientali.





