La dittatura e morte di Cesare
Il Triumvirato era finito e Roma era nel caos più totale. Il Senato, sempre più preoccupato per il potere di Cesare, gli ordinò di sciogliere l'esercito e tornare come privato cittadino. Cesare rispose che lo avrebbe fatto solo se anche Pompeo avesse sciolto il suo - cosa che non avvenne.
L'11 gennaio del 49 a.C. Cesare compì il gesto più famoso della storia romana: varcò il Rubicone pronunciando "il dado è tratto". Era guerra civile! Le istituzioni erano ormai impotenti di fronte alla forza di un singolo.
Cesare marciò su Roma e Pompeo fuggì in Grecia. Seguì una serie di vittorie fulminanti: annientò i pompeiani in Spagna, li sconfisse a Farsalo nel 48 a.C., e quando Pompeo fu ucciso in Egitto da Tolomeo XIII per ingraziarsi Cesare, questi non apprezzò il gesto.
Cesare fece salire al trono Cleopatra e da lei ebbe un figlio, Cesarione. Durante l'assedio di Alessandria fu incendiata la famosa biblioteca. Poi completò la sua vittoria: nel 47 a.C. sconfisse Farnace a Zela, infine annientò gli ultimi pompeiani a Tapso e Munda.
Dal 49 al 44 a.C. Cesare fu l'assoluto dominatore di Roma, concentrando su di sé cariche che gli davano un potere immenso: aveva diritto di veto su tutto, i senatori dovevano giurare sulle sue leggi e la sua persona era sacra e inviolabile.
💡 Momento epico: Il passaggio del Rubicone è il simbolo del punto di non ritorno nella storia!