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L'Inghilterra delle Rivoluzioni, la Francia di Luigi XIV, Hobbes e Locke

L'Inghilterra delle Rivoluzioni, la Francia di Luigi XIV, Hobbes e Locke

 L'INGHILTERRA DELLE RIVOLUZIONI
DALLA RIVOLUZIONE INGLESE ALLA REPUBBLICA DI CROMWELL
GIACOMO I STUART E LE DIVISIONI RELIGIOSE
Nel 1603, a

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(dalla rivoluzione inglese alla repubblica di Cromwell, dalla restaurazione della monarchia alla gloriosa rivoluzione, l'assolutismo del re sole, una politica estera aggressiva, l'assolutismo vs il liberalismo)

 

2ªl/3ªl

Sintesi

L'INGHILTERRA DELLE RIVOLUZIONI DALLA RIVOLUZIONE INGLESE ALLA REPUBBLICA DI CROMWELL GIACOMO I STUART E LE DIVISIONI RELIGIOSE Nel 1603, alla morte senza eredi diretti di Elisabetta I Tudor, il trono inglese era passato alla famiglia Stuart con Giacomo I che attuò una serie di iniziative legate alla sua concezione assolutistica del potere monarchico. Nonostante fosse figlio della cattolica Maria Stuart, riaffermò e potenziò la Chiesa anglicana in modo da controllare direttamente le nomine dei vescovi. Questa risoluzione impediva ai puritani di chiedere l'eliminazione dell'intromissione del potere civile nelle questioni religiose; dall'altro deludeva le aspettative della minoranza cattolica, che giunse a ordire un complotto contro il sovrano e il Parlamento a Westminster (Congiura delle polveri, 1605). In questo clima di tensione ebbero inizio delle persecuzioni sia contro i cattolici sia contro i puritani, che costrinsero molti di loro a emigrare verso le colonie del Nord America. Così avvenne per i "padri pellegrini", un gruppo di puritani che, salpati nel 1620 dal porto di Plymouth, approdarono nella baia del Massachusetts, dove fondarono una delle prime colonie inglesi sul continente americano. I PROBLEMI FINANZIARI Durante il regno di Giacomo I sì aggravarono i problemi economici del paese tanto che alla fine si trovò costretto a far ricorso a nuove tasse. Dopo aver soddisfatto più volte le richieste di Giacomo I, nel 1614 il Parlamento si rifiutò di finanziare ulteriori spese per i suoi...

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cortigiani. Il sovrano allora si affidò a funzionari nominati direttamente da lui. IL CONTRASTO TRA CARLO E IL PARLAMENTO La situazione peggiorò con suo figlio, Carlo I che riprese l'indirizzo assolutistico del padre e impose nuove tasse senza l'autorizzazione del Parlamento. Ma le guerre in corso (il sostegno all'Olanda nella guerra contro la Spagna e agli ugonotti francesi di La Rochelle) imposero nuovi versamenti finanziari, perciò nel 1628 il re fu costretto a riconvocare il Parlamento. L'assemblea, in cambio, gli rivolse la Petizione dei diritti (Petition of Rights), con cui chiedeva al re di rinunciare ad imporre tasse senza il consenso parlamentare, ma anche di abolire gli arresti arbitrari a cui numerosi sudditi erano stati sottoposti dal re a causa del loro rifiuto di pagare le imposte. Per ottenere il finanziamento Carlo I firmò la Petizione, ma l'anno dopo decise di sciogliere nuovamente il Parlamento e negli undici anni (1629-1640) che seguirono il sovrano governò autonomamente. Tuttavia nel 1634 estese a tutto il regno una tassa per l'organizzazione della flotta navale, la cosiddetta Ship Money, un tributo previsto a carico delle città costiere. LA RIVOLTA SCOZZESE In Scozia nel 1637 Carlo I cercò di sostituire alla locale Chiesa presbiteriana quella anglicana, con l'intento di esercitare un maggiore controllo attraverso la presenza di vescovi subordinati al re. Gli scozzesi però reagirono prendendo le armi contro il sovrano (guerra dei Vescovi). IL "PARLAMENTO BREVE" Avendo bisogno di denaro per domare la ribellione, il re riconvocò il Parlamento, ma si trovò a dover fronteggiare l'opposizione dei puritani, che in quegli anni avevano acquistato sempre maggiore forza all'interno dell'assemblea e che erano rappresentati da Cromwell. Dopo sole tre settimane Carlo I decise di sciogliere, quello che per la sua durata venne chiamato "Parlamento breve" e di farne arrestare alcuni membri. IL "PARLAMENTO LUNGO" I continui successi dei ribelli scozzesi, tuttavia, costrinsero il re a riconvocare il Parlamento. Per i successivi tredici anni l'assemblea non subì più alcuna interruzione nella propria attività e perciò venne chiamata "Lungo Parlamento". Alla fine del 1641 il Parlamento avanzò una petizione affinché fosse soppresso l'episcopato e il re fosse obbligato a scegliere per il suo consiglio degli uomini graditi all'assemblea (Grande rimostranza). L'INIZIO DELLA GUERRA CIVILE Nel frattempo alcuni contadini e proprietari irlandesi erano insorti, massacrando i coloni protestanti che avevano sottratto loro le terre. Carlo I cercò di sfruttare la rivolta per arruolare un nuovo esercito e riportare all'ordine il Parlamento, che però reagì in modo compatto prendendo anch'esso le armi. Nel gennaio 1642 ebbe così inizio la guerra civile: il Nord e l'Ovest del paese sostennero il re; l'Est e quasi tutto il Sud, Londra compresa, si schierarono dalla parte del Parlamento. I partigiani del sovrano vennero chiamati cavalieri, quelli del Parlamento teste rotonde. IL NUOVO ESERCITO DI CROMWELL Le forze del Parlamento riuscirono a prevalere nel corso della battaglia grazie all'alleanza con gli scozzesi e all'impiego dei nuovi squadroni di cavalleria reclutati da Oliver Cromwell, chiamati Ironsides. In seguito le forze parlamentari affidarono il comando militare a Cromwell, che creò un nuovo esercito (New Model Army), formato da volontari dai ceti artigiani e dei piccoli proprietari terrieri. Dopo aver sconfitto i cavalieri a Naseby, il New Model Army conseguì altre vittorie nell'Ovest del paese. LA SPACCATURA DEL FRONTE PARLAMENTARE A quel punto, però, all'interno del Parlamento insorsero dei profondi dissidi religiosi. La maggioranza del fronte puritano era formata dai “presbiteriani", che intendevano sostituire la Chiesa anglicana con una chiesa calvinista. Una parte minoritaria gli "indipendenti", proponeva invece un modello ecclesiastico più democratico. Tra gli indipendenti aveva preso forma una corrente chiamata Levellers ("livellatori"), in cui la loro richiesta di più ampia libertà religiosa si coniugava a un modello politico più aperto e radicale e che successivamente venne domata da Cromwell. L'EPILOGO DELLA GUERRA CIVILE E LA CONDANNA A MORTE DEL RE Carlo I pensò di approfittare dei contrasti sorti all'interno del Parlamento. Di fronte ai numerosi tentativi del re di impossessarsi del potere, il Parlamento e l'esercito si ricompattarono. Carlo riprese la guerra civile, che si concluse con la sconfitta dei sostenitori del re nella battaglia di Preston del 17 agosto 1648. Il 30 gennaio 1649, Carlo I d'Inghilterra venne giustiziato. La sua esecuzione, la prima decretata da un Parlamento ai danni del sovrano, aprì la strada a una nuova concezione della politica, basata sull'idea di Stato IL RITORNO DEGLI STUART Nel 1660 la monarchia fu restaurata nella continuità dinastica, e insieme furono ristabilite la Camera dei Lord e la Chiesa anglicana con Carlo II. IL REGNO DI CARLO I| All'inizio il compromesso tra il re e il Parlamento sembrò funzionare. Malgrado ciò il re attuò una politica di intolleranza religiosa, sancita dall'Atto di Uniformità che imponeva un libro unico di preghiere, il Book of Common Prayer, e una serie di misure contro chi non partecipava ai riti anglicani, colpendo tutte le minoranze religiose del paese. Ad acuire il clima di tensione furono i conflitti intrapresi da Carlo II contro l'Olanda, nel corso della seconda e della terza guerra anglo-olandese, alleandosi con Luigi XIV di Francia. fondato sul consenso delle diverse forze sociali che lo compongono. La sentenza di condanna a morte del re colpiva non solo l'istituzione della monarchia, ma la stessa idea di sovranità per diritto divino e il principio di inviolabilità dei re. Subito dopo venne abolita la monarchia e proclamata la repubblica (Commonwealth). Nel 1673 il Parlamento approvò il Test Act, la legge che imponeva a chiunque dovesse svolgere funzioni pubbliche un giuramento di totale dissociazione dal papa, dalla Chiesa romana e da suoi dogmi, escludendo i cattolici dalla Camera dei Lord. LA GUIDA DI CROMWELL DALLA RESTAURAZIONE DELLA MONARCHIA ALLA GLORIOSA RIVOLUZIONE La guida del nuovo Stato passo a Cromwell, il quale represse la rivolta irlandese e pose poi fine anche alla rivolta della Scozia. In campo economico egli attuò una politica protezionistica con il cosiddetto Atto di Navigazione (1651) che riservava esclusivamente alle navi inglesi il commercio fra la madrepatria e le colonie britanniche. Il provvedimento danneggiava soprattutto la marina mercantile e l'economia olandese, per cui si scatenò un conflitto fra i due paesi e terminò con la sconfitta degli olandesi. NUOVI CONTRASTI SOCIALI E RELIGIOSI; CROMWELL DITTATORE I provvedimenti di Cromwell provocarono un rincaro dei prezzi che crebbero un'ondata di agitazioni sociali, soprattutto dei Levellers. Si cercò una soluzione per calmare le tensioni sociali tramite l'Instrument of Government (1653), che prevedeva un Parlamento istituiva un nuovo esercito e garantiva il pieno esercizio dei diritti religiosi. Tuttavia l'agitazione tra i gruppi religiosi continuava a persistere, perciò Cromwell, divenuto Lord protettore, sciolse il nuovo parlamento e trasformò il suo governo in una dittatura militare. L'HABEAS CORPUS ACT Il Parlamento era riuscito a emettere un atto il cosiddetto Habeas Corpus Act che vietava ogni arresto arbitrario e stabiliva il diritto del detenuto a conoscere i motivi della propria imputazione e a ottenere un regolare processo. LA GLORIOSA RIVOLUZIONE Alla morte di Carlo II il regno passò al fratello Giacomo II. Il Parlamento temeva del nuovo sovrano cattolico e delle sue minacce di assolutismo. Il Parlamento decise di deporlo dal trono e di assegnare la corona al nobile olandese Guglielmo III di Orange Nassau. Questa svolta politica, avvenuta senza spargimento di sangue e con il consenso quasi unanime del paese, andò sotto il nome di Gloriosa Rivoluzione in cui vennero compiuti due atti formali: il Parlamento dichiarava il sovrano decaduto per aver tentato di sovvertire la costituzione "infrangendo il contratto originale fra monarchia e popolo" e con la Dichiarazione dei diritti, in cui si limitavano le prerogative regie e si tutelavano i diritti del Parlamento. LA NASCITA DELLA MONARCHIA COSTITUZIONALE Nel 1689, in Inghilterra si instaurò così una monarchia costituzionale, una forma di Stato e di governo nella quale la gestione del potere del sovrano viene vincolata al rispetto della costituzione, che può non essere necessariamente scritta. Tutt'oggi non esiste, nel caso della Gran Bretagna, una carta costituzionale unica, ma vale come fondamento dello Stato e delle leggi una serie di atti e disposizioni consuetudinarie. Il re mantiene il potere esecutivo mentre quello legislativo e giudiziario sono rimessi ad altre autorità, come le assemblee elettive e la magistratura. Questo modello si pone in contrasto con quello della monarchia assoluta, in cui il potere può essere limitato e annullato e quindi non può esercitato in modo arbitrario. Limitato in quanto le funzioni pubbliche fondamentali devono essere svolte separatamente da organi distinti e autonomi. Revocabile perché è stato assegnato temporaneamente al sovrano dai soggetti che compongono la società. Con questa nuova situazione politica ci fu lo sviluppo del pensiero liberale che sostiene la libertà individuale del cittadino (libertà di pensiero, parola, religione). GIULIO MAZZARINO AL POTERE Era stato Mazzarino a condurre le trattative per la Francia nel corso della pace di Westfalia. Egli si guadagnò l'appoggio della regina Anna d'Austria, che alla morte di Luigi XIII (1643) aveva assunto la reggenza in nome dell'erede al trono Luigi XIV. LA FRONDA PARLAMENTARE LA FRANCIA DI LUIGI XIV Mazzarino impose in primo luogo una ferrea politica fiscale: le finanze del regno continuavano infatti a essere erose dalle spese militari, dato il prolungarsi della guerra con la Spagna e ancora una volta si fece sentire la protesta dei contadini, ormai ridotti alla fame. LA FRONDA DEI PRINCIPI L'ASSOLUTISMO DEL RE SOLE Mazzarino continuò ad alimentare la vendita degli uffici e stabilì che per quattro anni gli stipendi legati alle cariche venali non sarebbero stati pagati. Da qui ebbe origine la protesta del Parlamento di Parigi, che nel 1648 sfociò in una ribellione armata. Nel 1649, con l'intervento delle truppe del principe di Condé a Parigi venne così ristabilito l'ordine. A quel punto però la grande nobiltà insorse contro il cardinale Mazzarino, cercando l'aiuto della Spagna. Dopo tre anni di duri scontri, le truppe regie riuscirono a domare gli insorti. Mazzarino riuscì quindi a concludere la guerra contro la Spagna, costretta a firmare la pace dei Pirenei (1659). IL PROGETTO POLITICO DI LUIGI XIV Alla morte di Mazzarino (1661) Luigi XIV assunse direttamente il potere, che attuò in Francia un programma assolutista. Educato dalla madre Anna d'Austria e dal cardinale primo ministro, Luigi XIV era cresciuto con la convinzione che il potere del re proveniva direttamente da Dio ed era quindi consapevole che la sovranità non dovesse essere condizionata da altre istituzioni o poteri, ma fosse assoluta, indivisibile, illimitata. LE DIRETTRICI DEL SUO GOVERNO Luigi XIV scelse come emblema il Sole, che ben rappresentava il suo progetto politico: il sovrano costituiva l'unica testa dell'immenso corpo dello Stato, l'unica fonte di vitalità e di gloria per l'intero paese, e intorno alla sua volontà ruotavano tutte le altre. Il "Re Sole" cercò di subordinare alla propria autorità tutti i poteri tradizionali: dai Parlamenti alla nobiltà, dalla Chiesa ai detentori di uffici pubblici. Durante il suo regno Luigi XIV non tenne perciò conto dei Parlamenti e degli Stati generali perché voleva tenere sotto controllo ogni congegno dello Stato e allo stesso tempo dirigere maggiori risorse ed entrate verso la Corona. MINISTRI FUNZIONARI E INTENDENTI Luigi XIV si circondò di ministri a lui totalmente devoti. Li scelse tra le famiglie della "nobiltà di spada" per i servizi resi alla Corona, ma soprattutto della "nobiltà di toga", gli esponenti della borghesia che erano stati nobilitati in seguito all'acquisto di cariche amministrative o uffici di corte. Oltre ai ministri divennero di nomina regia anche i governatori delle province e i capi dei municipi, e la durata dei loro incarichi fu limitata a tre anni. Il sovrano istituì dunque un sistema amministrativo composto di funzionari revocabili: gli incarichi duravano soltanto per il tempo fissato per lo svolgimento di una determinata funzione. Già utilizzati da Richelieu e Mazzarino, furono importanti gli intendenti, nominati dal re inviati nelle province in cui era divisa la Francia per controllare le entrate reali e l'amministrazione della giustizia; spettava loro anche trasmettere al governo centrale puntuali resoconti e inchieste sulle realtà locali. Questa organizzazione burocratica aveva costi esorbitanti e di qui ci furono lunghe serie di rivolte popolari contro il carico fiscale. L'OPERA PREZIOSA DI COLBERT Il ministro delle finanze e dell'economia, Colbert, divenne il collaboratore più stretto di Luigi XIV. Colbert provvide a razionalizzare i meccanismi del prelievo fiscale. LA RIFORMA DELLE FINANZE Le entrate dello Stato erano di tre tipi: quelle derivanti dagli affitti del demanio reale; l'imposta diretta su persone e beni immobili che gravava soprattutto sui non nobili, in particolare sui contadini; un insieme di imposte indirette, tra cui una tassa sul sale, che pure colpiva soprattutto i ceti popolari. LA POLITICA MERCANTILISTA DI COLBERT Convinto che il benessere economico di un paese si fondasse sulla quantità di metalli preziosi contenuti nelle casse statali, Colbert stabilì un nuovo ordinamento in materia di attività produttive e commerciali, che andò sotto il nome di mercantilismo di Stato. Questa politica consisteva in misure protezionistiche, allo scopo di favorire le esportazioni limitando le importazioni. Incoraggiò l'imprenditoria francese a incrementare e migliorare la produzione e sul modello olandese e inglese Colbert promosse anche la nascita di compagnie mercantili privilegiate. Infine promosse l'espansione coloniale della Francia in America, in Asia e in Africa. L'UNIFORMITÀ RELIGIOSA Nel 1685 il sovrano revocò infine l'editto di Nantes e promulgò l'editto di Fontainebleau per bandire l'esercizio del culto protestante dalla Francia. L'esodo degli ugonotti, in buona parte artigiani e mercanti, ma anche intellettuali, privò il paese di importanti forze, che andarono invece a irrobustire l'economia e la cultura dei paesi di accoglienza. LA POLITICA DI POTENZA Per allargare le frontiere acquisite con i trattati di Westfalia (1648) e dei Pirenei (1659), il Re Sole attuò una politica estera fortemente aggressiva che assicurò alla Francia una certa egemonia sul continente. GLI AVVERSARI DELLA FRANCIA Tra il 1667 e il 1668 Luigi XIV volse le armi contro la Spagna per impossessarsi dei Paesi Bassi spagnoli e della Franca Contea. Il conflitto fu battezzato guerra di Devoluzione, perché, secondo il Re Sole, alla morte di Filippo IV i Paesi Bassi spagnoli avrebbero dovuto essere "devoluti", cioè trasmessi, a Maria Teresa d'Asburgo, figlia del re di Spagna nonché moglie di Luigi XIV, e quindi al regno di Francia. LA CONDANNA DEL GIANSENISMO E IL RAFFORZAMENTO DEL GALLICANESIMO Inizialmente, grazie alla sua schiacciante superiorità, l'esercito francese conquistò molte posizioni, ma proprio per questo l'Inghilterra e l'Olanda decisero di stipulare un'alleanza, a cui aderì poi anche la Svezia. Sotto il regno di Luigi XIV aveva preso piede una corrente di nome giansenismo, che promuoveva una religiosità più interiore e più rigorosa, che avevano come centro di diffusione il monastero di Port-Royal. La posizione dei giansenisti all'interno del cattolicesimo era vista con sospetto, poiché presentava degli aspetti eretici. Luigi XIV, per la sua concezione assolutista, non poteva tollerare alcun genere di dissenso o di difformità religiosa all'interno del regno così condanno definitivamente il giansenismo con una bolla. UNA POLITICA ESTERA AGGRESSIVA L'assolutismo del Re Sole entrava in competizione anche con l'influenza che il papa poteva avere sulla Francia, attraverso il clero e il patrimonio ecclesiastico. Luigi XIV dunque rafforzò le fondamenta del gallicanesimo, ovvero la tradizionale autonomia del clero francese da Roma. Nel 1682 le gerarchie ecclesiastiche francesi approvarono quattro articoli, detti appunto "gallicani", che riconoscevano la supremazia del sovrano e l'indipendenza dal papa sulle questioni temporali. Rendendosi conto di non poter affrontare questa coalizione, Luigi XIV sottoscrisse la pace ad Aquisgrana (1668) ottenendo dodici città dei Paesi Bassi spagnoli, tra cui l'importante piazzaforte di Lille. LA GUERRA CONTRO L'OLANDA E LE RIUNIFICAZIONI Pochi anni dopo Luigi XIV decise di rivalersi sugli olandesi, che lo avevano tradito durante il precedente. Assicuratosi l'appoggio dell'Inghilterra, nel 1672 assalì le Province Unite. Dopo sei anni di conflitti, con la pace di Nimega (1678), la Francia acquisì altre piazzeforti nei Paesi Bassi spagnoli oltre all'intera Franca Contea. Luigi XIV non interruppe la sua politica di annessioni, ribattezzate "riunificazioni", perché basate su pretesi diritti feudali; in questo modo, tra il 1679 e il 1684, si impadronì di diverse città delle Fiandre, della Lorena e dell'Alsazia con la città di Strasburgo. LA FONDAZIONE TEORICA DELL'ASSOLUTISMO E DEL LIBERALISMO: HOBBES E LOCKE Già nel corso del Cinquecento si era assistito a una laicizzazione del pensiero politico, soprattutto grazie all'opera di Niccolò Machiavelli. Una delle conseguenze di questo processo fu l'esigenza di ripensare i fondamenti della sovranità. Un importante contributo venne da Jean Bodin, il quale, nello scenario conflittuale delle guerre di religione, definì la sovranità come il potere assoluto e perpetuo che è proprio dello Stato: si trattava di una concezione che sottolineava la necessità di una salda autorità centrale, contro le limitazioni imposte dalla tradizionale società per ceti, e confermava l'autonomia della politica dalla religione. Nel Seicento la riflessione filosofica per la prima volta si incentrò sui concetti di "diritto naturale" e di “contratto sociale: Secondo i giusnaturalisti, gli uomini erano dotati di un medesimo "diritto naturale", inalienabile, che consisteva nel proteggere la propria vita e i propri interessi da ogni interferenza. E dagli uomini partiva la creazione della società politica e civile, sulla base di un patto sottoscritto volontariamente, definito "contratto sociale". Sulla base della comune utilità, gli uomini si accordavano dunque tra loro per vivere insieme e poi si sottomettevano alla comune autorità di un sovrano rinunciando alla condizione originaria di libertà e uguaglianza. Il sovrano esprimeva la volontà generale perseguendo il bene collettivo, e traeva la sua legittimazione da una cessione di diritti tra gli uomini che stipulavano il patto. Il primo pensatore a trattare questi temi fu il filosofo inglese Thomas Hobbes autore di opere come il De Cive e il Leviatano. Partendo da una concezione pessimistica della natura umana, Hobbes riteneva che nel momento in cui l'uomo viveva allo stato di natura", senza leggi e senza Stato, "l'uomo è lupo all'altro uomo" e rendeva impossibile qualsiasi tipo di rapporto sociale, finendo per mettere in pericolo la vita di ognuno. Con il contratto sociale, gli individui, decidevano di abbandonare lo stato di natura e di creare una società politica attraverso un patto di unione. Con quel patto trasferivano i propri diritti naturali a una “persona artificiale", cioè lo Stato. Contrapposta a quella di Hobbes fu la concezione politica dell'inglese John Locke, che nel suo Secondo trattato sul governo (1689) propose limitazioni all'autorità sovrana. Per lui lo stato di natura si caratterizzava per una generale instabilità, motivata dalla mancanza di un'autorità in grado di stabilire i torti e le ragioni: per questo motivo, l'unico diritto naturale che gli individui dovevano trasferire allo Stato era quello di farsi giustizia da soli. Tutti gli altri diritti restavano tali anche dopo il contratto sociale (tutelando le libertà individuali). Locke teorizzava inoltre una divisione dei poteri tra i differenti organi dello Stato: riteneva che le competenze legislative, esecutive e federative dovessero essere attribuite a istituzioni diverse, in modo che nessuna potesse assumere un potere tirannico. Per Locke il contratto sociale non era irreversibile: in caso di sua violazione da parte dei governanti, i cittadini potevano riappropriarsi della sovranità e destituire il governo. Si delineò così nel pensiero politico una teoria liberale dello Stato, che, sul piano giuridico, aveva trovato espressione nell'emanazione del cosiddetto Bill of Rights del 1689: con la stesura di questo atto da parte del Parlamento britannico il nuovo sovrano Guglielmo III d'Orange poté salire al trono solo dopo aver firmato il documento che prevedeva la garanzia di tutela per i diritti civili e politici dei cittadini. Con Locke cominciò a delinearsi un'idea di uno Stato che doveva limitarsi a garantire libertà e sicurezza, senza fornire direttive etiche, ideologiche o religiose, né interferire nella vita dei cittadini per quanto attiene al lavoro e all'impresa economica.

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cortigiani. Il sovrano allora si affidò a funzionari nominati direttamente da lui. IL CONTRASTO TRA CARLO E IL PARLAMENTO La situazione peggiorò con suo figlio, Carlo I che riprese l'indirizzo assolutistico del padre e impose nuove tasse senza l'autorizzazione del Parlamento. Ma le guerre in corso (il sostegno all'Olanda nella guerra contro la Spagna e agli ugonotti francesi di La Rochelle) imposero nuovi versamenti finanziari, perciò nel 1628 il re fu costretto a riconvocare il Parlamento. L'assemblea, in cambio, gli rivolse la Petizione dei diritti (Petition of Rights), con cui chiedeva al re di rinunciare ad imporre tasse senza il consenso parlamentare, ma anche di abolire gli arresti arbitrari a cui numerosi sudditi erano stati sottoposti dal re a causa del loro rifiuto di pagare le imposte. 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La maggioranza del fronte puritano era formata dai “presbiteriani", che intendevano sostituire la Chiesa anglicana con una chiesa calvinista. Una parte minoritaria gli "indipendenti", proponeva invece un modello ecclesiastico più democratico. Tra gli indipendenti aveva preso forma una corrente chiamata Levellers ("livellatori"), in cui la loro richiesta di più ampia libertà religiosa si coniugava a un modello politico più aperto e radicale e che successivamente venne domata da Cromwell. L'EPILOGO DELLA GUERRA CIVILE E LA CONDANNA A MORTE DEL RE Carlo I pensò di approfittare dei contrasti sorti all'interno del Parlamento. Di fronte ai numerosi tentativi del re di impossessarsi del potere, il Parlamento e l'esercito si ricompattarono. Carlo riprese la guerra civile, che si concluse con la sconfitta dei sostenitori del re nella battaglia di Preston del 17 agosto 1648. Il 30 gennaio 1649, Carlo I d'Inghilterra venne giustiziato. La sua esecuzione, la prima decretata da un Parlamento ai danni del sovrano, aprì la strada a una nuova concezione della politica, basata sull'idea di Stato IL RITORNO DEGLI STUART Nel 1660 la monarchia fu restaurata nella continuità dinastica, e insieme furono ristabilite la Camera dei Lord e la Chiesa anglicana con Carlo II. IL REGNO DI CARLO I| All'inizio il compromesso tra il re e il Parlamento sembrò funzionare. Malgrado ciò il re attuò una politica di intolleranza religiosa, sancita dall'Atto di Uniformità che imponeva un libro unico di preghiere, il Book of Common Prayer, e una serie di misure contro chi non partecipava ai riti anglicani, colpendo tutte le minoranze religiose del paese. Ad acuire il clima di tensione furono i conflitti intrapresi da Carlo II contro l'Olanda, nel corso della seconda e della terza guerra anglo-olandese, alleandosi con Luigi XIV di Francia. fondato sul consenso delle diverse forze sociali che lo compongono. La sentenza di condanna a morte del re colpiva non solo l'istituzione della monarchia, ma la stessa idea di sovranità per diritto divino e il principio di inviolabilità dei re. Subito dopo venne abolita la monarchia e proclamata la repubblica (Commonwealth). Nel 1673 il Parlamento approvò il Test Act, la legge che imponeva a chiunque dovesse svolgere funzioni pubbliche un giuramento di totale dissociazione dal papa, dalla Chiesa romana e da suoi dogmi, escludendo i cattolici dalla Camera dei Lord. LA GUIDA DI CROMWELL DALLA RESTAURAZIONE DELLA MONARCHIA ALLA GLORIOSA RIVOLUZIONE La guida del nuovo Stato passo a Cromwell, il quale represse la rivolta irlandese e pose poi fine anche alla rivolta della Scozia. In campo economico egli attuò una politica protezionistica con il cosiddetto Atto di Navigazione (1651) che riservava esclusivamente alle navi inglesi il commercio fra la madrepatria e le colonie britanniche. Il provvedimento danneggiava soprattutto la marina mercantile e l'economia olandese, per cui si scatenò un conflitto fra i due paesi e terminò con la sconfitta degli olandesi. NUOVI CONTRASTI SOCIALI E RELIGIOSI; CROMWELL DITTATORE I provvedimenti di Cromwell provocarono un rincaro dei prezzi che crebbero un'ondata di agitazioni sociali, soprattutto dei Levellers. Si cercò una soluzione per calmare le tensioni sociali tramite l'Instrument of Government (1653), che prevedeva un Parlamento istituiva un nuovo esercito e garantiva il pieno esercizio dei diritti religiosi. Tuttavia l'agitazione tra i gruppi religiosi continuava a persistere, perciò Cromwell, divenuto Lord protettore, sciolse il nuovo parlamento e trasformò il suo governo in una dittatura militare. L'HABEAS CORPUS ACT Il Parlamento era riuscito a emettere un atto il cosiddetto Habeas Corpus Act che vietava ogni arresto arbitrario e stabiliva il diritto del detenuto a conoscere i motivi della propria imputazione e a ottenere un regolare processo. LA GLORIOSA RIVOLUZIONE Alla morte di Carlo II il regno passò al fratello Giacomo II. Il Parlamento temeva del nuovo sovrano cattolico e delle sue minacce di assolutismo. Il Parlamento decise di deporlo dal trono e di assegnare la corona al nobile olandese Guglielmo III di Orange Nassau. Questa svolta politica, avvenuta senza spargimento di sangue e con il consenso quasi unanime del paese, andò sotto il nome di Gloriosa Rivoluzione in cui vennero compiuti due atti formali: il Parlamento dichiarava il sovrano decaduto per aver tentato di sovvertire la costituzione "infrangendo il contratto originale fra monarchia e popolo" e con la Dichiarazione dei diritti, in cui si limitavano le prerogative regie e si tutelavano i diritti del Parlamento. LA NASCITA DELLA MONARCHIA COSTITUZIONALE Nel 1689, in Inghilterra si instaurò così una monarchia costituzionale, una forma di Stato e di governo nella quale la gestione del potere del sovrano viene vincolata al rispetto della costituzione, che può non essere necessariamente scritta. Tutt'oggi non esiste, nel caso della Gran Bretagna, una carta costituzionale unica, ma vale come fondamento dello Stato e delle leggi una serie di atti e disposizioni consuetudinarie. Il re mantiene il potere esecutivo mentre quello legislativo e giudiziario sono rimessi ad altre autorità, come le assemblee elettive e la magistratura. Questo modello si pone in contrasto con quello della monarchia assoluta, in cui il potere può essere limitato e annullato e quindi non può esercitato in modo arbitrario. Limitato in quanto le funzioni pubbliche fondamentali devono essere svolte separatamente da organi distinti e autonomi. Revocabile perché è stato assegnato temporaneamente al sovrano dai soggetti che compongono la società. Con questa nuova situazione politica ci fu lo sviluppo del pensiero liberale che sostiene la libertà individuale del cittadino (libertà di pensiero, parola, religione). GIULIO MAZZARINO AL POTERE Era stato Mazzarino a condurre le trattative per la Francia nel corso della pace di Westfalia. Egli si guadagnò l'appoggio della regina Anna d'Austria, che alla morte di Luigi XIII (1643) aveva assunto la reggenza in nome dell'erede al trono Luigi XIV. LA FRONDA PARLAMENTARE LA FRANCIA DI LUIGI XIV Mazzarino impose in primo luogo una ferrea politica fiscale: le finanze del regno continuavano infatti a essere erose dalle spese militari, dato il prolungarsi della guerra con la Spagna e ancora una volta si fece sentire la protesta dei contadini, ormai ridotti alla fame. LA FRONDA DEI PRINCIPI L'ASSOLUTISMO DEL RE SOLE Mazzarino continuò ad alimentare la vendita degli uffici e stabilì che per quattro anni gli stipendi legati alle cariche venali non sarebbero stati pagati. Da qui ebbe origine la protesta del Parlamento di Parigi, che nel 1648 sfociò in una ribellione armata. Nel 1649, con l'intervento delle truppe del principe di Condé a Parigi venne così ristabilito l'ordine. A quel punto però la grande nobiltà insorse contro il cardinale Mazzarino, cercando l'aiuto della Spagna. Dopo tre anni di duri scontri, le truppe regie riuscirono a domare gli insorti. Mazzarino riuscì quindi a concludere la guerra contro la Spagna, costretta a firmare la pace dei Pirenei (1659). IL PROGETTO POLITICO DI LUIGI XIV Alla morte di Mazzarino (1661) Luigi XIV assunse direttamente il potere, che attuò in Francia un programma assolutista. Educato dalla madre Anna d'Austria e dal cardinale primo ministro, Luigi XIV era cresciuto con la convinzione che il potere del re proveniva direttamente da Dio ed era quindi consapevole che la sovranità non dovesse essere condizionata da altre istituzioni o poteri, ma fosse assoluta, indivisibile, illimitata. LE DIRETTRICI DEL SUO GOVERNO Luigi XIV scelse come emblema il Sole, che ben rappresentava il suo progetto politico: il sovrano costituiva l'unica testa dell'immenso corpo dello Stato, l'unica fonte di vitalità e di gloria per l'intero paese, e intorno alla sua volontà ruotavano tutte le altre. Il "Re Sole" cercò di subordinare alla propria autorità tutti i poteri tradizionali: dai Parlamenti alla nobiltà, dalla Chiesa ai detentori di uffici pubblici. Durante il suo regno Luigi XIV non tenne perciò conto dei Parlamenti e degli Stati generali perché voleva tenere sotto controllo ogni congegno dello Stato e allo stesso tempo dirigere maggiori risorse ed entrate verso la Corona. MINISTRI FUNZIONARI E INTENDENTI Luigi XIV si circondò di ministri a lui totalmente devoti. Li scelse tra le famiglie della "nobiltà di spada" per i servizi resi alla Corona, ma soprattutto della "nobiltà di toga", gli esponenti della borghesia che erano stati nobilitati in seguito all'acquisto di cariche amministrative o uffici di corte. Oltre ai ministri divennero di nomina regia anche i governatori delle province e i capi dei municipi, e la durata dei loro incarichi fu limitata a tre anni. Il sovrano istituì dunque un sistema amministrativo composto di funzionari revocabili: gli incarichi duravano soltanto per il tempo fissato per lo svolgimento di una determinata funzione. Già utilizzati da Richelieu e Mazzarino, furono importanti gli intendenti, nominati dal re inviati nelle province in cui era divisa la Francia per controllare le entrate reali e l'amministrazione della giustizia; spettava loro anche trasmettere al governo centrale puntuali resoconti e inchieste sulle realtà locali. Questa organizzazione burocratica aveva costi esorbitanti e di qui ci furono lunghe serie di rivolte popolari contro il carico fiscale. L'OPERA PREZIOSA DI COLBERT Il ministro delle finanze e dell'economia, Colbert, divenne il collaboratore più stretto di Luigi XIV. Colbert provvide a razionalizzare i meccanismi del prelievo fiscale. LA RIFORMA DELLE FINANZE Le entrate dello Stato erano di tre tipi: quelle derivanti dagli affitti del demanio reale; l'imposta diretta su persone e beni immobili che gravava soprattutto sui non nobili, in particolare sui contadini; un insieme di imposte indirette, tra cui una tassa sul sale, che pure colpiva soprattutto i ceti popolari. LA POLITICA MERCANTILISTA DI COLBERT Convinto che il benessere economico di un paese si fondasse sulla quantità di metalli preziosi contenuti nelle casse statali, Colbert stabilì un nuovo ordinamento in materia di attività produttive e commerciali, che andò sotto il nome di mercantilismo di Stato. Questa politica consisteva in misure protezionistiche, allo scopo di favorire le esportazioni limitando le importazioni. Incoraggiò l'imprenditoria francese a incrementare e migliorare la produzione e sul modello olandese e inglese Colbert promosse anche la nascita di compagnie mercantili privilegiate. Infine promosse l'espansione coloniale della Francia in America, in Asia e in Africa. L'UNIFORMITÀ RELIGIOSA Nel 1685 il sovrano revocò infine l'editto di Nantes e promulgò l'editto di Fontainebleau per bandire l'esercizio del culto protestante dalla Francia. L'esodo degli ugonotti, in buona parte artigiani e mercanti, ma anche intellettuali, privò il paese di importanti forze, che andarono invece a irrobustire l'economia e la cultura dei paesi di accoglienza. LA POLITICA DI POTENZA Per allargare le frontiere acquisite con i trattati di Westfalia (1648) e dei Pirenei (1659), il Re Sole attuò una politica estera fortemente aggressiva che assicurò alla Francia una certa egemonia sul continente. GLI AVVERSARI DELLA FRANCIA Tra il 1667 e il 1668 Luigi XIV volse le armi contro la Spagna per impossessarsi dei Paesi Bassi spagnoli e della Franca Contea. Il conflitto fu battezzato guerra di Devoluzione, perché, secondo il Re Sole, alla morte di Filippo IV i Paesi Bassi spagnoli avrebbero dovuto essere "devoluti", cioè trasmessi, a Maria Teresa d'Asburgo, figlia del re di Spagna nonché moglie di Luigi XIV, e quindi al regno di Francia. LA CONDANNA DEL GIANSENISMO E IL RAFFORZAMENTO DEL GALLICANESIMO Inizialmente, grazie alla sua schiacciante superiorità, l'esercito francese conquistò molte posizioni, ma proprio per questo l'Inghilterra e l'Olanda decisero di stipulare un'alleanza, a cui aderì poi anche la Svezia. Sotto il regno di Luigi XIV aveva preso piede una corrente di nome giansenismo, che promuoveva una religiosità più interiore e più rigorosa, che avevano come centro di diffusione il monastero di Port-Royal. La posizione dei giansenisti all'interno del cattolicesimo era vista con sospetto, poiché presentava degli aspetti eretici. Luigi XIV, per la sua concezione assolutista, non poteva tollerare alcun genere di dissenso o di difformità religiosa all'interno del regno così condanno definitivamente il giansenismo con una bolla. UNA POLITICA ESTERA AGGRESSIVA L'assolutismo del Re Sole entrava in competizione anche con l'influenza che il papa poteva avere sulla Francia, attraverso il clero e il patrimonio ecclesiastico. Luigi XIV dunque rafforzò le fondamenta del gallicanesimo, ovvero la tradizionale autonomia del clero francese da Roma. Nel 1682 le gerarchie ecclesiastiche francesi approvarono quattro articoli, detti appunto "gallicani", che riconoscevano la supremazia del sovrano e l'indipendenza dal papa sulle questioni temporali. Rendendosi conto di non poter affrontare questa coalizione, Luigi XIV sottoscrisse la pace ad Aquisgrana (1668) ottenendo dodici città dei Paesi Bassi spagnoli, tra cui l'importante piazzaforte di Lille. LA GUERRA CONTRO L'OLANDA E LE RIUNIFICAZIONI Pochi anni dopo Luigi XIV decise di rivalersi sugli olandesi, che lo avevano tradito durante il precedente. Assicuratosi l'appoggio dell'Inghilterra, nel 1672 assalì le Province Unite. Dopo sei anni di conflitti, con la pace di Nimega (1678), la Francia acquisì altre piazzeforti nei Paesi Bassi spagnoli oltre all'intera Franca Contea. Luigi XIV non interruppe la sua politica di annessioni, ribattezzate "riunificazioni", perché basate su pretesi diritti feudali; in questo modo, tra il 1679 e il 1684, si impadronì di diverse città delle Fiandre, della Lorena e dell'Alsazia con la città di Strasburgo. LA FONDAZIONE TEORICA DELL'ASSOLUTISMO E DEL LIBERALISMO: HOBBES E LOCKE Già nel corso del Cinquecento si era assistito a una laicizzazione del pensiero politico, soprattutto grazie all'opera di Niccolò Machiavelli. Una delle conseguenze di questo processo fu l'esigenza di ripensare i fondamenti della sovranità. Un importante contributo venne da Jean Bodin, il quale, nello scenario conflittuale delle guerre di religione, definì la sovranità come il potere assoluto e perpetuo che è proprio dello Stato: si trattava di una concezione che sottolineava la necessità di una salda autorità centrale, contro le limitazioni imposte dalla tradizionale società per ceti, e confermava l'autonomia della politica dalla religione. Nel Seicento la riflessione filosofica per la prima volta si incentrò sui concetti di "diritto naturale" e di “contratto sociale: Secondo i giusnaturalisti, gli uomini erano dotati di un medesimo "diritto naturale", inalienabile, che consisteva nel proteggere la propria vita e i propri interessi da ogni interferenza. E dagli uomini partiva la creazione della società politica e civile, sulla base di un patto sottoscritto volontariamente, definito "contratto sociale". Sulla base della comune utilità, gli uomini si accordavano dunque tra loro per vivere insieme e poi si sottomettevano alla comune autorità di un sovrano rinunciando alla condizione originaria di libertà e uguaglianza. Il sovrano esprimeva la volontà generale perseguendo il bene collettivo, e traeva la sua legittimazione da una cessione di diritti tra gli uomini che stipulavano il patto. Il primo pensatore a trattare questi temi fu il filosofo inglese Thomas Hobbes autore di opere come il De Cive e il Leviatano. Partendo da una concezione pessimistica della natura umana, Hobbes riteneva che nel momento in cui l'uomo viveva allo stato di natura", senza leggi e senza Stato, "l'uomo è lupo all'altro uomo" e rendeva impossibile qualsiasi tipo di rapporto sociale, finendo per mettere in pericolo la vita di ognuno. Con il contratto sociale, gli individui, decidevano di abbandonare lo stato di natura e di creare una società politica attraverso un patto di unione. Con quel patto trasferivano i propri diritti naturali a una “persona artificiale", cioè lo Stato. Contrapposta a quella di Hobbes fu la concezione politica dell'inglese John Locke, che nel suo Secondo trattato sul governo (1689) propose limitazioni all'autorità sovrana. Per lui lo stato di natura si caratterizzava per una generale instabilità, motivata dalla mancanza di un'autorità in grado di stabilire i torti e le ragioni: per questo motivo, l'unico diritto naturale che gli individui dovevano trasferire allo Stato era quello di farsi giustizia da soli. Tutti gli altri diritti restavano tali anche dopo il contratto sociale (tutelando le libertà individuali). Locke teorizzava inoltre una divisione dei poteri tra i differenti organi dello Stato: riteneva che le competenze legislative, esecutive e federative dovessero essere attribuite a istituzioni diverse, in modo che nessuna potesse assumere un potere tirannico. Per Locke il contratto sociale non era irreversibile: in caso di sua violazione da parte dei governanti, i cittadini potevano riappropriarsi della sovranità e destituire il governo. Si delineò così nel pensiero politico una teoria liberale dello Stato, che, sul piano giuridico, aveva trovato espressione nell'emanazione del cosiddetto Bill of Rights del 1689: con la stesura di questo atto da parte del Parlamento britannico il nuovo sovrano Guglielmo III d'Orange poté salire al trono solo dopo aver firmato il documento che prevedeva la garanzia di tutela per i diritti civili e politici dei cittadini. Con Locke cominciò a delinearsi un'idea di uno Stato che doveva limitarsi a garantire libertà e sicurezza, senza fornire direttive etiche, ideologiche o religiose, né interferire nella vita dei cittadini per quanto attiene al lavoro e all'impresa economica.