Le proposizioni subordinate sono parti della frase che dipendono da...
Guida alle Subordinate





Le subordinate principali: oggettiva, soggettiva, interrogativa e dichiarativa
Le subordinate oggettive funzionano come un complemento oggetto normale, rispondendo alla domanda "che cosa?". Quando scrivi "Penso che tu abbia ragione", la parte "che tu abbia ragione" è oggettiva perché completa il significato del verbo "penso".
Le subordinate soggettive fanno da soggetto quando la frase principale è impersonale (tipo "è meglio", "bisogna", "sembra"). In "È importante che tu studi", la subordinata fa da soggetto perché non c'è un soggetto concreto nella reggente.
Le interrogative indirette esprimono una domanda senza punto interrogativo e dipendono da verbi come "chiedere" o "non sapere". Invece di dire "Dove sei stato?" direttamente, dici "Mi ha chiesto dove fossi stato".
Trucco per riconoscerle: Se la subordinata risponde a "che cosa?" e dipende da verbi come pensare, credere, dire, allora è oggettiva!
Le dichiarative spiegano meglio un termine della frase principale. In "Ho la sensazione che tutto andrà bene", la subordinata chiarisce di che tipo di sensazione si tratta.

Relative, locative, causali, finali e comparative
Le subordinate relative sono introdotte da pronomi relativi come "che", "cui", "il quale" e ampliano il significato di un nome della frase principale. In "Ho visto il film che mi hai consigliato", la relativa specifica di quale film stai parlando.
Le subordinate locative indicano il luogo dell'azione e rispondono a "dove?". Sono abbastanza semplici da riconoscere: "Andremo dove preferisci tu".
Le causali spiegano il motivo di un'azione, rispondendo a "perché?" nel senso di "per quale motivo?". Puoi usare "perché", "poiché", "siccome": "Non esco perché piove". Le finali invece indicano lo scopo e usano spesso "perché", "affinché" o l'infinito: "Studio per superare l'esame".
Attenzione: "Perché" può introdurre sia causali che finali! La differenza sta nel significato: causa = motivo già accaduto, fine = scopo futuro.
Le comparative fanno confronti usando espressioni come "più di quanto", "come", "tanto... quanto": "È più bravo di quanto pensassi".

Temporali, modali, strumentali, consecutive e concessive
Le subordinate temporali indicano quando avviene l'azione della reggente, rispondendo a "quando?". Possono esprimere contemporaneità ("mentre studiavo"), anteriorità ("dopo che ebbe finito") o posteriorità ("prima che arrivasse").
Le modali spiegano come si svolge l'azione, spesso introdotte da "come", "come se" o con il gerundio: "Parlava come se fosse arrabbiato" o "Camminava fischiettando".
Le strumentali indicano il mezzo per compiere l'azione, rispondendo a "con che cosa?" o "mediante che cosa?": "È riuscito nell'impresa aiutandosi con gli attrezzi giusti".
Le consecutive esprimono la conseguenza di quanto detto nella reggente, spesso introdotte da "così... che", "tanto... che": "Era così stanco che si addormentò subito".
Ricorda: Le consecutive sono spesso precedute da avverbi di quantità nella reggente (così, tanto, talmente)!
Le concessive indicano un ostacolo che però non impedisce l'azione principale, introdotte da "benché", "sebbene", "nonostante": "Uscì nonostante piovesse forte".

Le subordinate meno comuni ma importanti
Le subordinate condizionali esprimono la condizione necessaria perché si verifichi l'azione principale. Sono introdotte da "se" e formano il famoso "periodo ipotetico": "Se studi, supererai l'esame".
Le limitative specificano l'ambito di validità di quanto affermato, spesso introdotte da "per quanto riguarda", "secondo": "Per quanto riguarda la matematica, sei molto bravo".
Le esclusive indicano qualcosa che non si è verificato, usando "senza che": "È uscito senza che nessuno se ne accorgesse".
Le eccettuative esprimono un'eccezione con "tranne che", "eccetto che", "salvo che": "Faremo la gita, tranne che non piova".
Nota bene: Queste subordinate sono meno frequenti ma spesso compaiono nei testi letterari e nei compiti!
Le aggiuntive aggiungono informazioni usando "oltre che": "Oltre che intelligente, è anche simpatico". Le avversative esprimono opposizione con "invece che", "anziché": "Invece che studiare, guardava la TV".
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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Guida alle Subordinate
Le proposizioni subordinate sono parti della frase che dipendono da una frase principale e svolgono diverse funzioni. Capire i vari tipi di subordinate ti aiuterà a scrivere meglio e ad analizzare correttamente i testi che studi.

Le subordinate principali: oggettiva, soggettiva, interrogativa e dichiarativa
Le subordinate oggettive funzionano come un complemento oggetto normale, rispondendo alla domanda "che cosa?". Quando scrivi "Penso che tu abbia ragione", la parte "che tu abbia ragione" è oggettiva perché completa il significato del verbo "penso".
Le subordinate soggettive fanno da soggetto quando la frase principale è impersonale (tipo "è meglio", "bisogna", "sembra"). In "È importante che tu studi", la subordinata fa da soggetto perché non c'è un soggetto concreto nella reggente.
Le interrogative indirette esprimono una domanda senza punto interrogativo e dipendono da verbi come "chiedere" o "non sapere". Invece di dire "Dove sei stato?" direttamente, dici "Mi ha chiesto dove fossi stato".
Trucco per riconoscerle: Se la subordinata risponde a "che cosa?" e dipende da verbi come pensare, credere, dire, allora è oggettiva!
Le dichiarative spiegano meglio un termine della frase principale. In "Ho la sensazione che tutto andrà bene", la subordinata chiarisce di che tipo di sensazione si tratta.

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Le subordinate relative sono introdotte da pronomi relativi come "che", "cui", "il quale" e ampliano il significato di un nome della frase principale. In "Ho visto il film che mi hai consigliato", la relativa specifica di quale film stai parlando.
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Attenzione: "Perché" può introdurre sia causali che finali! La differenza sta nel significato: causa = motivo già accaduto, fine = scopo futuro.
Le comparative fanno confronti usando espressioni come "più di quanto", "come", "tanto... quanto": "È più bravo di quanto pensassi".

Temporali, modali, strumentali, consecutive e concessive
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Le modali spiegano come si svolge l'azione, spesso introdotte da "come", "come se" o con il gerundio: "Parlava come se fosse arrabbiato" o "Camminava fischiettando".
Le strumentali indicano il mezzo per compiere l'azione, rispondendo a "con che cosa?" o "mediante che cosa?": "È riuscito nell'impresa aiutandosi con gli attrezzi giusti".
Le consecutive esprimono la conseguenza di quanto detto nella reggente, spesso introdotte da "così... che", "tanto... che": "Era così stanco che si addormentò subito".
Ricorda: Le consecutive sono spesso precedute da avverbi di quantità nella reggente (così, tanto, talmente)!
Le concessive indicano un ostacolo che però non impedisce l'azione principale, introdotte da "benché", "sebbene", "nonostante": "Uscì nonostante piovesse forte".

Le subordinate meno comuni ma importanti
Le subordinate condizionali esprimono la condizione necessaria perché si verifichi l'azione principale. Sono introdotte da "se" e formano il famoso "periodo ipotetico": "Se studi, supererai l'esame".
Le limitative specificano l'ambito di validità di quanto affermato, spesso introdotte da "per quanto riguarda", "secondo": "Per quanto riguarda la matematica, sei molto bravo".
Le esclusive indicano qualcosa che non si è verificato, usando "senza che": "È uscito senza che nessuno se ne accorgesse".
Le eccettuative esprimono un'eccezione con "tranne che", "eccetto che", "salvo che": "Faremo la gita, tranne che non piova".
Nota bene: Queste subordinate sono meno frequenti ma spesso compaiono nei testi letterari e nei compiti!
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Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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