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17/10/2022

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CAPITOLO II
8 novembre 1628
•SEQUENZE NARRATIVE=tempo del racconto molto veloce
Renzo pensieroso-lento
Renzo "arrabbiato"-veloce
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CAPITOLO II 8 novembre 1628 •SEQUENZE NARRATIVE=tempo del racconto molto veloce Renzo pensieroso-lento Renzo "arrabbiato"-veloce PROTAGONISTI: Don Abbondio Perpetua Renzo e Lucia PAROLE CHIAVE di questo capitolo: imbrogli e misteri; Fin dall'inizio abbiamo un paragone tra un principe e Don Abbondio e si dice che prima della battaglia non abbiano dormito. PRINCIPE: inizialmente si dice che non riuscisse a dormire ma poi si perché era molto sicuro di sé. DON ABBONDIO: Al contrario non dormì per nulla perché non voleva affrontare questa battaglia con Renzo volendo essere neutrale. Fatti: Renzo chiede a don Abbondio quando lui e Lucia dovranno trovarsi in chiesa, ma il curato finge di non sapere di cosa parla: il giovane gli ricorda delle nozze e don Abbondio ribatte che non può celebrarle per motivi burocratici. • Durante il periodo dell'avvento non si potevano celebrare le cerimonie, l'idea di Don Abbondio era quella di temporeggiare, ma Renzo capisce l'intento di Don Abbondio di confonderlo e dice di non essere interessato al suo "LATINORUM" (=termine che aveva sentito). RENZO TORNA A CASA Renzo decide di tornare a casa di Lucia, ripensando al colloquio appena avuto e convincendosi sempre di più che i motivi che gli erano stati dati da don Abbondio fossero insensati. Il giovane inizia poi a parlarne con Perpetua, che gli lascia intendere che c'è qualcosa sotto, a questo punto Renzo...

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continua con le domande finché la domestica si lascia sfuggire che la colpa di tutto non è di don Abbondio, bensì di un prepotente (Don Rodrigo). RENZO SI RECA NUOVAMENTE DA DON ABBONDIO A questo punto Renzo torna da Don Abbondio e gli chiede chi lo ha minacciato, mettendo la mano sul manico del pugnale, il che riempie di paura il sacerdote che, senza esitazioni fa il nome di don Rodrigo. La reazione di Renzo è furibonda, ma a questo punto don Abbondio gli racconta l'incontro coi bravi e gli chiede di giurare di non dire nulla, ma Renzo esce e se ne va senza promettere nulla. Don Abbondio chiama Perpetua accusandola di aver parlato, ma lei nega tutto. • Renzo torna a casa di Agnese e Lucia infuriato, pensando di dover uccidere don Rodrigo, ma poi il pensiero della sua promessa sposa tronca questi pensieri sanguinosi. Alla fine del cap. 2 Manzoni con i suoi passi rappresentava il suo stato d'animo, infatti era molto Agitato e andava molto veloce. • con la descrizione dell'abito da sposa di Lucia fa una riflessione sul '600. ● ● ● ● ● CAPITOLO III Ci troviamo ancora nell'8 novembre 1628 Lucia dice che per ben 2 volte era stata importunata da Don Rodrigo. • sente che veniva fatta una scommessa su di lei. e racconta tutto a Fra Cristoforo. • Renzo decide di farsi giustizia da solo e Lucia dice: "no Renzo, per l'amor del cielo". • interviene Agnese (madre di Lucia) che consiglia a Renzo di rivolgersi all'avvocato Azzecca Garbugli. Azzecca Garbugli descritto da Agnese come un uomo alto, magro e pelato; La donna suggerisce a Renzo di non chiamarlo col suo soprannome e di portargli in dono quattro capponi; Renzo accetta e si dirige verso lo studio, una stanza molto grande composta da una parete piena di libri impolverati, questo ci fa capire che non venivano utilizzati. Morale: la giustizia non va mai ottenuta da soli. INIZIA LA CONVERSAZIONE TRA I DUE e l'avvocato chiede a Renzo quale fosse la ragione per cui era lì e c'è un equivoco perché l'avvocato aveva capito che fosse Renzo a star compiendo importuni e si dimostra disponibile ad aiutarlo, dato che lui aiutava solamente chi aveva problemi con la giustizia. Pensava dunque che facesse parte dei bravi. Poi però la situazione si chiarisce e viene fatto il nome di Don Rodrigo. A questo punto Renzo viene subito mandato via e TORNA A CASA. a casa di Lucia arriva FRA GALDINO, =uomo che era sempre pronto ad aiutare la povera gente contro i più potenti che come elemosina chiedeva noci. • Durante la strada di ritorno matura la sua idea di farsi giustizia da solo ma Lucia usa la sua ultima carta: FRA CRISTOFORO l'unico che aveva sentito delle molestie di Don Rodrigo a Lucia. Lucia approfitta della situazione e gli da un grembiale pieno di noci in cambio di un favore: sarebbe dovuto andare da Fra Cristoforo a dirgli di recarsi a casa di Lucia e Agnese per farle visita. L'uomo, accecato da questa offerta si dirige immediatamente. CAPITOLO IV novembre 1628 •capitolo di presentazione di Fra Cristoforo attraverso un lungo flashback sulla sua vita. -TEMPO DEL RACCONTO: lento, siamo ancora nel 9 novembre 1628. -Il narratore fa delle parentesi storiche sociali nel '600. - romanzo storico campagne, scontri •DIGRESSIONE degradior = "io vado fuori dal cammino". | Il nome di Fra Cristoforo è presente sia nella 1ª che nell'ultima riga. • Il capitolo si apre con l'immagine di Fra C. che cammina dal convento verso casa di Lucia. la digressione si suddivide in 5 parti: - descrizione dei personaggi - duello - vocazione religiosa - perdono - vita di Fra C. dopo il perdono • Si nota subito un contrasto (antitesi) tra lo splendido paesaggio autunnale e Renzo che parla della fame dei contadini, della miseria e della povertà causate dalla carestia di Milano. DESCRIZIONE FRA CRISTOFORO: Fra Cristoforo è un uomo sui 60 anni, con DUE OCCHI VIVACI, parte su cui Manzoni nella descrizione si sofferma particolarmente, come dicevano i latini "gli occhi sono lo specchio dell'anima", era dunque una persona buona. Lodovico (nome di Fra Cristoforo prima di diventare Frate) era figlio di un ricco mercante, che una volta diventato tale si vergogna di quello che aveva fatto prima. Manzoni fa una riflessione dicendo che il padre vuole vedere i suoi desideri realizzati dal figlio. COME È DIVENTATO FRATE: Un giorno tra Lodovico ed un nobile prepotente scoppia un litigio in strada. Nel corso del litigio, Lodovico vede uccidere il suo affezionato servo Cristoforo che lo difende facendogli scudo con il suo corpo. Cristoforo muore e Lodovico uccide, a sua volta, il nobile prepotente. •Nasce in Lodovico il desiderio di farsi Frate e cambiare vita, dona tutti i suoi beni alla famiglia di Cristoforo e addirittura prende il suo nome, questo perché la sua vita doveva essere usata per ripagare il peccato e con il nome si sarebbe ricordato sempre tutto, non se ne voleva dimenticare. IL PERDONO DEL FRATELLO: • Fra Cristoforo dovrà compiere il noviziato in un paese a sessanta miglia di distanza, ma il giovane chiede al padre guardiano di potersi prima recare dal fratello dell'ucciso a implorare il suo perdono per il gesto compiuto. • Fra Cristoforo giunge al palazzo accompagnato da un altro padre e prova subito un certo imbarazzo al vedere tanti nobili riuniti, ma poi pensa al delitto commesso. •Attraversa una grande sala piena di gente e si inginocchia ai piedi del fratello del nobile ucciso, che lo guarda dall'alto con aria altera e sdegnata: il frate chiede perdono per il male commesso, suscitando un mormorio di approvazione da parte di tutti i presenti. Anche il fratello è toccato e invita Cristoforo ad alzarsi, aggiungendo parole di conforto e concedendo il proprio perdono al frate, che si dice contento di ciò (anche se, ovviamente, ciò non cancella il male compiuto ai danni dell'uomo ucciso). Lui cercava il perdono (-parola chiave di questo capitolo) di Dio, non dell'uomo, ma già questo era un passo avanti. Il 1 pane ricevuto diviene il pane del perdono, Fra Cristoforo lo conserva come segno di perdono da parte della famiglia e ne mangia solo un pezzo. La fiamma degli occhi si riferisce al suo orgoglio, lui quando alzava gli occhi aveva il fuoco vivo. CAPITOLO V 9 novembre 1628 Occupa 4 cap. = ritmo molto lento. (come il capitolo precedente) Temi: carestia giustizia Luoghi: a casa di Agnese e Lucia al palazzotto di Don Rodrigo DESCRIZIONE PALAZZOTTO DI DON RODRIGO Qui Manzoni la utilizza per delineare le caratteristiche del personaggio, si sofferma su particolari fittizi per far capire il fatto che Don Rodrigo non è un personaggio storicamente esistito. FRA CRISTOFORO ARRIVA A CASA DI AGNESE E LUCIA Non appena lo vede, Lucia scoppia in pianto, mentre la madre riassume all'uomo tutta la triste vicenda delle molestie di Don Rodrigo e del matrimonio rimandato. Il frate, che durante il racconto non nasconde la sua RABBIA ("diventava di mille colori, e ora alzava gli occhi al cielo, ora batteva i piedi"), assicura alle donne il proprio aiuto. Caratteristiche: -isolamento -decadenza -ambiguità: 2 avvoltoi disegnati 2 bravi all'entrata Dopo aver giocato tutte le possibilità, Fra Cristoforo giunge alla conclusione che il modo migliore per cercare di risolvere la situazione sia AFFRONTARE DIRETTAMENTE DON RODRIGO per "tentar di smuoverlo dal suo infame proposito, con le preghiere, coi terrori dell'altra vita, anche di questa, se fosse possibile". NEL TAVOLO DEL PALAZZO C'ERANO: -Don Rodrigo -Il cugino con cui aveva fatto la scommessa su Lucia -Il podestà -Azzecca Garbugli -bestialità: perché Fra C. quando entrerà sentirà delle voci senza alcuna provenienza (riferimenti all'inferno di Dante) -Altri 2 non nominati -Fra Cristoforo •NEL FRATTEMPO ARRIVA ANCHE RENZO che parlando con Fra Cristoforo gli fa la promessa di lasciar perdere ogni atto sconsiderato e di farsi guidare da lui, Fra' Cristoforo garantisce al ragazzo e alla promessa sposa che sarebbe andato di persona a parlare con Don Rodrigo. •Don Rodrigo ha il controllo su tutto tranne che su: -Lucia -Fra Cristoforo A Don Rodrigo Manzoni non dedica nemmeno una descrizione perché non ne meritava. Si parla di cavalleria dunque Manzoni fa due digressioni: -sul '600 -sulla carestia di Milano Dopo un po' di tempo in cui il discorso andava avanti e comprendeva anche Fra Cristoforo Don Rodrigo, comprende che non può liberarsi del frate e si alza quindi da tavola e fa cenno all'uomo di seguirlo in un'altra stanza da soli per parlare CAPITOLO VI 9 novembre 1628 (pomeriggio-sera) •Luoghi: palazzo di Don Rodrigo paese di Renzo e Lucia Parole chiave: 1ª parte: contesa, duello; 2ª parte: imbrogli, fede; •È importante perché si nomina per la prima volta la "PROVVIDENZA". Lucia e Fra C. volevano assecondarla, Renzo e Agnese no. =Aveva una saggezza popolare, i poveri come lei dovevano conoscere la legge così da poterla utilizzare con gli altri. Il colloquio tra Fra Cristoforo e Don Rodrigo Finalmente Padre Cristoforo e Don Rodrigo si sono appartati per parlare tranquillamente. Fra Cristoforo racconta a Don Rodrigo di alcuni bravi che stanno minacciando un prete affinché non faccia sposare due giovani e chiedendogli di intervenire. Dopo il dialogo, per concludere la sua sfacciataggine Don Rodrigo invita Fra C. a consigliare alla ragazza di chiedergli protezione. Fra Cristoforo pensa che sta quasi per tornare ad essere Lodovico che era, infatti: • accusa apertamente Don Rodrigo • poi afferma che Lucia gode della protezione di Dio, che prima o poi farà ricadere la propria ira. • Padre Cristoforo inizia una minacciosa profezia dicendo "Verrà un giorno...", ma a quel punto don Rodrigo gli afferra il braccio e lo minaccia di uscire subito dalla sua casa. Il frate ascolta ed esce dall'edificio. L'incontro con il vecchio servitore Mentre esce dalla stanza, Fra Cristoforo vede il vecchio servitore. Il servo fa cenno a Fra Cristoforo di tacere, lo accompagna in un angolo da parte e gli rivela di sapere qualcosa di importante, che intende riferirgli l'indomani al convento dopo averne saputo maggiori dettagli. Padre Cristoforo ringrazia l'uomo e lo benedice, quindi se ne va non prima di aver fatto promettere al servo di venire l'indomani a Pescarenico. Padre Cristoforo esce dal palazzo di don Rodrigo, contento di quell'incontro a tal punto da pensare che sia un segno della Divina Provvidenza. Agnese propone il matrimonio a sorpresa Intanto, a casa di Agnese e Lucia le due donne si stanno consultando con Renzo e a un certo punto la madre della giovane propone una sua idea che, secondo lei, risolverà l'impiccio. Agnese allora spiega che per celebrare un matrimonio è necessaria la presenza del curato, ma non il suo consenso: è sufficiente che i due promessi pronuncino i voti di fronte a lui e a due testimoni. Dovevano però riuscire a cogliere il curato senza dargli il tempo di scappare. Renzo accoglie la proposta con entusiasmo, Lucia tenta debolmente di opporsi, ma Agnese la zittisce e Renzo esce di casa, deciso a realizzare il suo progetto. Renzo si dirige con Tonio all'osteria, e riesce nel suo piano di convincerlo a fargli da testimone insieme a suo fratello. Resta da convincere Lucia, la quale continua a opporsi a quello che considera un sotterfugio: Renzo cerca di persuaderla, ma la giovane continua a dire che sarebbe meglio confidare nell'aiuto di Dio e che non sarebbe buona cosa tacere tutto a Fra Cristoforo. Durante questa discussione arriva il Fra C., Agnese va ad ire la porta, ma pri raccomanda a Lucia di non dire nulla a riguardo. FIGURE RETORICHE: similitudini:riferite a Fra Cristoforo; metonimia:che consiste nell'usare il nome della causa per quello dell'effetto, del contenente per il contenuto (bere una bottiglia), della materia per l'oggetto. Temi: tensione, suspance, Il settimo capitolo è un capitolo di transizione perché prepara il lettore alla "notte degli imbrogli" che troviamo nel capitolo successivo. ● I personaggi si dividono in 2 gruppi: Il gruppo dei "buoni", favorevoli al matrimonio (Agnese, Fra Cristoforo, Menico, Tonio Gervaso, e i promessi, ovviamente); Il gruppo dei "cattivi", che cercano di ostacolarlo (don Rodrigo, il Griso, don Abbondio) c'è la SUSPENCE perché i due gruppi fanno dei preparativi contemporaneamente ma a loro insaputa. FATTI: ● ● ● CAPITOLO VII 9 novembre-10 novembre riflessione sul carattere dei personaggi = Renzo è impulsivo •Don Rodrigo è malvagio L'oste è disonesto Padre Cristoforo riferisce a Renzo, Lucia e Agnese l'infelice esito del suo colloquio con don Rodrigo, invitando tuttavia a confidare nella Provvidenza che, afferma, ha già dato segno del suo aiuto. Renzo è in collera e domanda quali giustificazioni abbia dato il signorotto per il suo comportamento, al che il frate ribatte che le sue parole hanno poco significato. Nel mentre, assistiamo ai due grandi preparativi: quelli a casa Mondella per le ● Renzo si arrabbia e conferma ancora una volta di voler uccidere Don Rodrigo. Di fronte a questa collera Lucia accetta la scelta del matrimonio clandestino. Don Rodrigo viene preso in giro dal conte Attilio e vuole rinnovare la scommessa, agisce. DUNQUE: nozze; •quelli del Griso (=capo dei bravi) e degli altri bravi di Don Rodrigo, giunti in città per rapire Lucia. Si tratta di avvenimenti che avvengono contemporaneamente, ma che ovviamente occupano due diversi posti nel racconto. - fabula e intreccio non corrispondono. -c'è però un momento in cui i due schieramenti, quello dei "buoni" e quello dei "cattivi" si incontrano, facendo coincidere i tempi del racconto: CENA NELL'OSTERIA. Don R. chiama Griso e vuole rapire Lucia. -Griso e gli altri sono andati la mattina per studiare la situazione per poi di notte rapire Lucia. -Griso in gioventù aveva ucciso un'uomo ma capisce che il vero potere sta nelle mani dei prepotenti. è speculare. ● I bravi si dirigono a casa di Lucia per cercarla ma non la trovano, intanto anche Fra Cristoforo scopre tutto e la aiuta a fuggire. È LA MATTINA DEL 10 NOV. I bravi guardano Tonio, Gervaso e Renzo, il quale chiede all'Oste chi siano, la risposta è stata per ben due volte che non sapeva chi fossero. Quando i bravi gli chiesero chi fosse Renzo, invece, disse tutte le informazioni che sapeva. ● I piani di Agnese sono un totale fallimento, ma peggio ancora sarà Fra Cristoforo, che consiglierà a Lucia di andare dalla Monaca di Monza OSTE: Manzoni fa ironia su questo personaggio, ce lo presenta come amico dei bravi. LA "MORRA" era un gioco chiassoso. Manzoni ci dice che questo gioco veniva praticato dai bravi. CAPITOLO VIII 10 novembre 1628 (sera-notte) • LUOGHI: paese di Renzo e Lucia, convento • PAROLE CHIAVE: provvidenza e coraggio 3 STORIE PARALLELE: • matrimonio a sorpresa • tentato rapimento di Lucia • intervento di Menico, mandato da Fra Cristoforo, per avvertire i giovani dell'arrivo dei bravi. QUESTI TRE EVENTI SONO DESTINATI AL FALLIMENTO •LESSICO: commedia= ci sono molte ripetizioni → Es: adagio, adagio; zitti, zitti; PRIMA DESCRIZIONE FISICA DI DON ABBONDIO, Manzoni non parla però occhi, parte su cui si era soffermato con Fra Cristoforo nel cap. 4. Qui abbiamo un'antitesi tra don Abbondio e Fra Cristoforo (che non si incontreranno mai). 1a parte: • Nella prima sequenza i due testimoni Tonio e Gervasio giungono a casa del curato. • Mentre Agnese distrae Perpetua, Renzo e Lucia si introducono di nascosto a casa di Don Abbondio, cercando di obbligarlo a sposarli, pronunciando di fronte a lui la fatidica frase. • Don Abbondio però ha uno scatto e prende un tappeto e lo avvolge attorno alla bocca di Lucia affinché non potesse parlare. Successivamente si chiude in una stanza e chiama Perpetua che viene allertata dai rintocchi della campana suonata. (si suonavano le campane quando succedeva qualcosa di importante: le persone, incuriosite, chiedevano a Don Abbondio cosa stesse succedendo e lui rispondeva tranquillizzandole). FALLISCE IL TENTATIVO DI MATRIMONIO CLANDESTINO. • Manzoni mette qui in luce l'ingiustizia di cui sono vittime Renzo e Lucia; il capovolgimento dei ruoli tra oppressori ed oppressi. 2ª parte: • LA NARRAZIONE SI SPOSTA SUL TENTATIVO DA PARTE DEL GRISO E DEI BRAVI DEL RAPIMENTO DI LUCIA. I bravi si intrufolano a casa di Lucia ma non trovano nessuno, il Griso a questo punto, non spiegandosi l'assenza delle donne, pensa che qualcuno abbia fatto la spia. Nel frattempo arriva Menico (giovanotto mandato da Fra Cristoforo) che trova i bravi che lo minacciano di non gridare, lui però grida e sveglia i vicini. Quest'episodio accade contemporaneamente al suono delle campane, i bravi si sentono presi in causa e fuggono. Anche Menico fugge e va in chiesa. 3a parte: • L'AUTORE TORNA NUOVAMENTE DA AGNESE E PERPETUA la madre di Lucia, che ha distratto la serva di don Abbondio per facilitare il matrimonio segreto, incrocia Renzo e Lucia(con Tonio e Gervaso). •Renzo esorta Agnese e Lucia a tornare subito a casa, ma qui si intromette Menico, che invita tutti ad andare al convento di padre Cristoforo, poiché "C'è il diavolo in casa" (il ragazzo allude ai bravi che hanno tentato di ucciderlo); •Renzo raccoglie l'invito e i quattro si allontanano in fretta. •nel frattempo, gli abitanti del paese si radunano sotto casa di don Abbondio e poi marciano su casa di Agnese. Capitolo VIII 2 FRA CRISTOFORO GLI CONSIGLIA DI ABBANDONARE LA CITTÀ Fra Cristoforo spiega ai tre quale avvertimento ha affidato a Menico, rallegrandosi del fatto che il ragazzo li abbia trovati tranquilli nelle loro case. • Cristoforo afferma che il paese non è più un posto sicuro per loro e che, per quanto la cosa sia difficile da accettare, se ne dovranno andare: forse presto potranno tornare, ma nel frattempo egli provvederà a trovare ai tre un rifugio sicuro e a soddisfare le loro necessità. Le donne dovranno andare a Monza, Renzo invece a Milano. I tre (Renzo, Lucia e Agnese), decidono di ascoltare la fuga organizzata da Fra Cristoforo e salgono sulla barca. Qui inizia la parte lirica. = L'ADDIO AI MONTI •Lucia guarda i monti e si paragona ai migranti che avevano la speranza un giorno di prendersi un po' di soldi. Lucia però non aveva speranze. •Capisce che il signore la sta mettendo alla prova per riservarle qualcosa di più bello in futuro → PROVVIDA SVENTURA •Renzo alla fine di questo capitolo non parla perché non è ancora terminato il suo percorso di formazione durante il romanzo. •dopo che Renzo e Lucia sono fuori pericolo il ritmo si abbassa e Manzoni lascia spazio ai sentimenti. Fra Cristoforo prega per loro e anche per Don Rodrigo. FINE DELLA PRIMA PARTE DEI PROMESSI SPOSI -si conclude con l'addio ai monti di Lucia, che si conclude a sua volta con una descrizione sentimentale come l'inizio del 1° capitolo. • IL LETTORE HA UNA POSIZIONE PRIVILEGIATA. I personaggi hanno un'ottica limitata di quello che succede attorno a loro, infatti loro vivono le azioni così come sono, mentre noi siamo a conoscenza di tutto quello che succede contemporaneamente. Questo sta a significare che durante la nostra vita conosceremo solo una minima parte della realtà, perciò non possiamo prevedere tutto e dobbiamo affrontare i problemi. Coppie di opposizione: • BUIO-LUCE} contrapposizione: La luce suscita in Lucia dei sentimenti contrastanti. Non era convinta del matrimonio clandestino. Ogni volta che vede la luce nel buio il cuore le batte forte. • SILENZIO-RUMORE} contrapposizione: Il silenzio indica quando i bravi vanno a rapire Lucia; Il rumore indica la folla e il cuore di Lucia; quando poi i bravi vengono scoperti al silenzio iniziale si aggiunge il rumore. Es: le campane che suonano. • AMBIENTI INTERNI ESTERNI} Interni:casa di Lucia, si spostano negli spazi esterni solo quando il piano è ormai fallito. Figure retoriche: • ANAFORA= ripetizione della stessa cosa ma detta in modo diverso; Es: cavò, contò, voltò, rivoltò, trovò; • ALLITTERAZIONE= ripetizione nello stesso rigo/verso di suoni di una sillaba/lettera; Es: rumore, forte, martellar • CLIMAX= in Greco significa scala e indica l'intensità di un'azione o un gruppo di azioni. Capitolo VIII 3 Può essere ascendente dal basso verso l'alto; discendente dall'alto verso il basso; Si adegua molto bene al clima di questo capitolo che è un sali e scendi di emozioni continuo. •ONOMATOPEA= crea una parole che riproduce un suono. SIMILITUDINI •METAFORE •RIPETIZIONI Es: ululare; Es: ton, ton, ton; toc toc; CAPITOLO IX 10/11 novembre 1628 In questo capitolo Manzoni vuole farci capire cosa certe volte c'è dietro ad un atteggiamento negativo, non ci sono persone che nascono cattive, molte volte la colpa è dovuta a un'infanzia difficile, come nel a caso di Geltrude, la monaca di Monza. PAROLE CHIAVE: intrigo, mistero, singolare. Con questo capitolo inizia la 2ª parte del romanzo. Il capitolo è diviso in tre parti: • la parte iniziale presenta la fuga di Renzo, Lucia e Agnese; • la parte centrale presenta l'incontro tra Agnese e Lucia con la monaca di Monza; • la parte finale presenta l'inizio della digressione sull'infanzia di Geltrude. In Geltrude bisogna vedere sempre un grosso CONTRASTO dato dall'educazione ricevuta, che le impone di essere superba (come tutti i potenti), e dato anche dai comportamenti all'interno del monastero, perché le monache la trattano con troppo rispetto chiamandola persino "la signora" e a tal punto da diventare la padrona del convento. Così lei prova sentimenti contrastanti, tant'è che nella sua prima narrazione prevale l'uso della congiunzione "ma" subito dopo un aspetto del suo carattere. • È fondamentale il fatto che durante la sua infanzia la monaca ha sofferto molto a causa del rapporto con il padre. Secondo lui infatti, lei sarebbe dovuta diventare una donna di chiesa, poiché avendo già un figlio maschio tutti i suoi beni sarebbero passati a esso. ARGOMENTO PRINCIPALE: condizionamento mentale. Nessuno dirà mai a Geltrude "tu devi farti suora", ma glielo fecero capire fin dalla culla con complimenti o piccoli gesti (regali di santini, bambole di suore...) per farle capire che l'unica vita che poteva avere era quella di chiesa. • A 8 anni viene portata in convento per essere educata. Avendo il principe di Monza e quindi un uomo potente come padre essa cresce in un certo modo. Doveva essere la signora per eccellenza. Nel corso di questa lunga digressione Geltrude scriverà 4 LETTERE che descriveranno il suo destino. 1) La prima lettera è rivolta al vicario del prete, in cui scrive che vuole diventare suora e nomina il suo futuro dicendo che sarebbe diventata la più grande di quel convento. Ma quando incomincia a vantarsi della sua vita in convento con alcune ragazze a cui non faceva nessun effetto capisce di essere portata più per il matrimonio. 2) Così compone una seconda lettera al padre dove scrive di non voler diventare suora, ma il padre non le risponde e la ignora. RETICENZA: il padre non dicendole nulla le mette ancora più paura. Tutti la guardavano con disprezzo, tranne un giovane paggio che si innamora di essa. 3) Geltrude scrive una terza lettera che non verrà mai inviata perché una cameriera la trova e capisce che è rivolta al paggio, così va dal padre della monaca, il quale va dalla figlia ma continua a non dirle nulla. 4) Geltrude decide di scrivere una quarta e ultima lettera rivolta al padre, dicendo di voler diventare suora e crede così di risolvere il problema con esso.Manzoni ne cambiò solamente i nomi. La storia di Geltrude allude alla reale storia di Marianna di Leyra, figlia di don Martino e in una relazione con Gian Paolo osio. CAPITOLO X 10/11 novembre 1628 MOTIVO PRINCIPALE DI QUESTO CAPITOLO: teatralità: riferimenti a cap.8= commedia= matrim. clandestino; cap.10= tragedia= personale di Geltrude; PAROLE CHIAVI: mistero, stranezza, formalità; LUOGHI CHIUSI: stanza, cerchia familiare; SIMILITUDINE: un fiore che sparge profumo a tutti quelli che gli stanno intorno. Geltrude viene paragonata a un fiore molto debole. RETICENZA E APOSIOPESI (rigo 255): Geltrude deve porre delle domande che non vuole fare. Con l'ultima lettera il padre decide di accogliere Geltrude per cercare di convincerla a diventare suora. Il padre vede ciò che ha fatto la figlia come un grandissimo peccato, e per essere accolta dalla famiglia essa dovrà andare in vari posti chiusi. Lei vuole un momento per se, però i familiari continuano a farle complimenti per farla sentire felice di questa scelta. Essa quindi decide di diventare suora, e a questo punto viene trattata molto meglio rispetto a prima. Geltrude sceglie come madrina la persona che l'aveva sempre trattata meglio di chiunque. Manzoni qua fa un paragone con un giocatore di carte, il quale dice di pescare una carta facendo in modo che l'altra persona abbia sempre quella carta. Essa fa questa scelta perché ha gli occhi sul principino e vuole diventare madrina per questo. Il principe, contento di questa scelta, decide di parlare con la figlia. Essa diventa un po' titubante. Non appena il vicario entra nella stanza e le pone delle domande, Geltrude dice di voler diventare suora. Da questo momento essa diventa sventurata perché sta entrando a far parte di ciò che le rovinerà la vita. Lei subisce violenza su se stessa, sul padre e in seguito la esercita sugli altri. Mentire al vicario provoca però un altro tipo di violenza. Così sfoga la sua rabbia sulla vita che non avrebbe potuto avere con le sue compagne. Da qui diventa suora per sempre. Seconda parte della digressione I contrasti nell'animo di Geltrude nascono in base a come ha visto la religione. C'è il contrasto tra famiglia e vita monastica, perciò lei viene considerata una persona bisbecca, cioè lunatica. La violenza maggiore nel racconto si ha quando si nomina il fatto che Geltrude è stata complice con Egidio dell'omicidio di una suora. Essa da qui diventa una persona violenta ed è tormentata dal fantasma di quella suora. La monaca si trasforma un personaggio negativo, questo impedisce che ci sia una digressione lunga tutto il capitolo. Il finale della digressione ci porta all'inizio È tutto giocato sul meccanismo della violenza, persino la religione. CAPITOLO XI 11 novembre 1628 I bravi vengono presentati per riferire l'esito del rapimento di Lucia a Don Rodrigo, il quale va in uno stato di agitazione. In esso cresce un dubbio: se Renzo e Lucia non sono a casa qualcuno ha fatto la spia. Così i bravi vanno a cercare per il paese. PAROLE CHIAVI: filo e sospetto; [filo e spia le troviamo anche nel cap.6] SOSPETTO: legato a una persona che ha a che fare con Perpetua.- -> paragonata da Manzoni a una botte vecchia. QUESTO CAPITOLO È SUDDIVISO IN DUE PARTI: 1a parte: si tratta di un flashback con cui Manzoni torna alla notte del 10 novembre in cui c'è stato il fallito tentativo di rapire Lucia, per poi narrare le trame di Don Rodrigo e la reazione del paese il giorno seguente, l'11 novembre. 2a parte: l'attenzione si sposta su Renzo, che giunge a Milano il giorno di S. Martino quando è in corso il tumulto popolare per il pane, nel quale, un po' per caso e un po' per sua colpa, si troverà coinvolto. RIASSUNTO: Il Griso nel mente viene mandato a pescare, dove riceve informazioni da parte del barcaiolo: le due giovani si trovano in un convento, ma Renzo non è con loro. Esso allora chiama l'Azzecca Garbugli per mettere nei guai Renzo. Il Griso viene incaricato invece di recarsi a Monza. Manzoni si concentra su Renzo, che cominciando a vedere il Duomo capisce di essere a Milano. Da questo momento il lessico cambia: Renzo viene chiamato "il campanale". Renzo si trova di fronte allo svolgimento di un giorno particolare" "attacco dei forni", nota diversi particolari per strada, raccoglie tre pani da terra e si avvia verso il convento. Renzo pensa che a Milano regni l'abbondanza, dato che la farina viene sprecata in questo modo. Finalmente arriva al convento, che sorge in una piazzetta con quattro grandi olmi davanti: mette via il pane che stava mangiando, prepara la lettera di padre Cristoforo e tira il campanello. A questo punto il portiere gli impedisce di entrare dicendo che il frate non è presente, e di aspettare il suo ritorno. Renzo vuole consegnare la lettera di persona, così decide di attendere. Nell'attesa si dirige verso il vociare del popolo, incuriosito, mentre finisce di mangiare la mezza pagnotta che gli è rimasta da prima. A questo punto Manzoni interrompe il racconto per spiegare le cause e le origini di quella sommossa popolare. Da questo momento inizia il romanzo di formazione di Renzo. Esso si ritroverà nei guai e diventerà il fuggitivo. Capitolo XII 11 novembre 1628 (San Martino) Milano (forno delle grucce) PERSONAGGI: • Renzo: ha lasciato il suo paese d'origine per fuggire da Don Rodrigo; • Don Gonzalo: il governatore di Milano, che non potendo esserci affidato il suo ruolo ad Antonio Ferrer; • Antonio Ferrer: il cancelliere di Milano, deve gestire la rivolta del popolo a causa dell'aumento del prezzo del pane; TRAMA: il capitolo si apre con una digressione sulla carestia, che ha colpito Milano, la mancanza di cinque e le tasse sono sempre più alte portano l'aumento dei prezzi. Antonio Ferrer impone un calmiere sul prezzo del pane (lo abbassa) scatenando le proteste dei fornai che minacciano di non produrre più pane. l'11 novembre in città scoppiano trambusti, la folla aggredisce un garzone che stava consegnando pane a dei nobili e lo deruba, poi si dirige verso il forno delle grucce e impreca contro i fornai dicendo di volere pane. a questo punto interviene il cancelliere. Renzo si trova per caso coinvolto, decide di andare a vedere cosa stesse succedendo e nota il negozio ormai distrutto. pur essendo consapevole del comportamento sbagliato della folla decide di seguirla. • Manzoni la descrive molto duramente per diversi motivi, ad esempio la perdita della moglie tra essa; lui pensava che la folla avesse bisogno di una guida (come poteva essere lui) • la folla agisce di impulso e va dal vicario per ucciderlo, ma tutto ciò non aveva senso, Renzo ragiona su questo ma non parla perché tutti la pensavano in un altro modo. • Nel capitolo 13 verrà anche scambiato per un capitano della rivolta; • La folla chiede giustizia e per un primo momento aveva centrato il suo obiettivo di far abbassare il prezzo del pane, i problemi iniziano però quando diventa più basso di quello del grano, mettendo in difficoltà i fornai. • la folla impazzisce. il capitolo si conclude con una digressione della statua di Filippo Secondo che era stata trasformata in quella di Marco bruto, che nella rivoluzione francese era simbolo di libertà. 3ª parte del capitolo: inizio romanzo di formazione di Renzo; termini del mondo animale e dell'acqua; paragone della folla con un formicolaio; paragone della folla con le gocce d'acqua che si muovono tutte verso il basso (tutti erano uguali) paragone della folla con la notte degli imbrogli (cap. 8) quando suonano le campane; Manzoni in questo capitolo descrive i comportamenti collettivi e i meccanismi della società; Capitolo XXI Novembre 1628 Castello dell'innominato (luogo interno) Fuori dal castello (luogo esterno) PERSONAGGI: Lucia: in questo capitolo cambia rispetto a quelli precedenti perché si mostra più coraggiosa e si fa valere (lo si può notare durante il dialogo con l'innominato quando prende lei la parola); L'innominato: bandito di Don Rodrigo con il compito di rapire Lucia dal convento di Monza; Il Nibbio: uno dei bravi al servizio dell'innominato; La vecchia del castello: lavorava lì, era espressione di un'umanità dolente e stravolta dalle brutture vissute; Marta: porta da mangiare a Lucia prigioniera, su ordine dell'innominato; i bravi; TEMI: giustizia, nobiltà e potere, chiesa e religione; TRAMA: la narrazione si apre con la vecchia serva che arriva all’osteria della mala notte per prendere in consegna Lucia e portarlo al castello, in cui si trova anche il nibbio. inizialmente l'innominato dice al nibbio di chiamare subito Don Rodrigo per avvertirlo dell'arrivo di Lucia, ma le parole del nibbio lo commuovono e lui sente dentro di sé la necessità di incontrare Lucia. Incontro tra i due: seconda tappa della conversione dell'innominato Dopo le continue richieste d'aiuto di lei l'uomo non promette nulla e si limita a dire "domattina", quindi conforta Lucia dicendo che una donna presto le porterà da mangiare e poi si rivolge alla vecchia, ordinandole con tono imperioso di tenere "allegra" la giovane e di farla mangiare, quindi di metterla a dormire nel suo letto e di passare la notte sul pavimento, se Lucia non la vorrà con sé. L'uomo ammonisce la vecchia a far sì che la giovane non si lamenti del suo operato, quindi esce dalla stanza prima che Lucia possa avere il tempo di trattenerlo. Dopo il dialogo la ragazza si rende conto che l'innominato ha un'anima; Entrambi passano la notte in angoscia: 1. Lucia trova conforto nel voto pronunciato alla vergine e riesce alla fine a prendere sonno all'alba; 2. L'innominato e ho preso dalla coscienza dei crimini compiuti, è disperato e pensa di lettura al suicidio (lo trattiene il dubbio della vita eterna), questo è un momento che indica inquietudine, incertezza e finezza psicologica. il capitolo si conclude con un'atmosfera di "sospensione" nel momento in cui l'innominato sente le campane e vede i fedeli che si dirigono verso il cardinale Borromeo che, incuriosito in carica un suo bravo di verificare le ragioni di tanta animazione. La notte viene descritta come un momento di inquietudine e incertezza per il personaggio;