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La vita - dalla nascita agli studi di erudizione
Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, presso le Marche.
Figlio del conte Mon

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eopards La vita - dalla nascita agli studi di erudizione Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, presso le Marche. Figlio del conte Monaldo e della madre Adelaide Antici, famiglia nobile ma in pessime condizioni patrimoniali. Leopardi cresce in un ambiente bigotto e conservatore, e viene istruito fino all'età di 10 anni da precettori, finché, diventando più colto di loro, continuò gli studi da solo chiudendosi nella biblioteca paterna per quei "sette anni di studio matto e disperatissimo". Per quanto di una cultura notevole per l'età, questa era arcaica e superata, priva di orizzonti moderni è dedicata all'erudizione. madredonna dura, dedita alla cura del patrimonio. AMBIENTE CUPO E PRIVO DI AFFETTO piccoli idilli Dal bello al vero Il 1819 segna un anno difficile per Leopardi, in quanto il suo tentativo di fuga da Recanati fu sventato. Questo segna nel poeta l'inizio di un periodo di profonda aridità che segna il passaggio dal bello al vero", dalla poesia d'immaginazione alla filosofia. In questi anni abbiamo un importante sviluppo della sua produzione, con la composizione dei piccoli idilli, tra cui l'infinito, e l'infittirsi delle note dello Zibaldone, raccolta di pensieri di una vita. =1819-1821 madre bigotta Dall'erudizione al bello Tra il 1815 ed il 1816 si attua la conversione "dall'erudizione al bello". durante la quale Leopardi si dedica allo studio ed alla lettura di grandi poeti quali Omero, Virgilio, Dante: ma si...

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dedica anche ad autori contemporanei come Rousseau e Madame de Staël. GIORDANI: GUIDA INTELLETTUALE Conosce anche Pietro Giordani, fondamentale per la sua fondazione intellettuale e la sua amicizia, con cui inizia a scambiarsi lettere. Giordani è il primo a capire le potenzialità di questo giovane ragazzo. e tenta anche di andarlo a trovare un giorno presso Recanati. questo però non fu possibile a causa della madre Adelaide contraria. in quanto temeva anche questo portasse il figlio sulla cattiva strada. Nel 17 in Leopardi nasce l'amore per la cugina Gertrude, il suo primo amore. Da questo nasce anche il bisogno di scrivere riguardo l'amore. e austera GERTRUDE: PRIMO AMORE pessimismo storico Le esperienze fuori da Recanati Nel 1822 ha la possibilità di andare a Roma, esperienza da cui rimane presto deluso. Tornato nel 23 a Recanati, si dedica alla composizione delle Operette Morali. Dal 25 soggiorna presso diverse città fino al 27, quando si stabilisce per due anni a Pisa. Questo è uno dei periodi più sereni della sua vita, in cui inizia la composizione dei Grandi Idilli nel '28, con la scrittura di A Silvia, nel 28 a causa delle sue condizioni di salute è costretto a tornare a Recanati in cu8 trascorre 16 mesi orribili della sua vita. In seguito lascia Recanati (dove non tornerà più). Si trasferisce a Firenze in cui ha l'esperienza del suo ultimo amore Fanny, e stringe amicizia con Antonio Ranieri, con cui si trasferisce a Napoli nel 33, città in cui morirà nel 1837. periodo di silenzio poetico il pensiero "Benigna" In una prima fase della sua produzione, Leopardi sostiene la benignità della natura. infatti questa viene come una madre che non desidera il male per le sue creature. Anzi, questa ha cercato di alleviarle dalle pene, offrendo all'uomo immaginazione e illusioni. L'illusione ripara l'uomo dalla reale infelicità della sua condizione. Per questo gli antichi erano più felici. essendo maggiormente legati alla natura. mentre con l'avanzare della ragione si è allontanato da quella condizione, potendo vedere solo ciò che è "vero", rendendolo infelice. infelicità dell'uomo alleviata da illusione ed immaginazione NATURA- La natura PRIMA finalistica dedita al benessere umano Pol Maligna In seguito però, questa concezione di natura madre entra in crisi. Leopardi giunge alla conclusione che la natura è in realtà nemica dell'uomo, in quanto non si preoccupa del benessere di questo, ma è indifferente ai suoi mali. La natura anzi è maligna nei confronti dell'uomo in quanto causa della condizione meccanicistica della realtà secondo cui gli individui devono perire per la conservazione del mondo. La natura maligna ci è indifferente, per esempio, se una mela cade da un albero uccidendo delle formiche, ma la mela non voleva in principio ucciderle. La mela, come la natura, ci fa del male senza avere una finalità in questo, è semplicemente indifferente alla sorte delle sue creature. Se, filosoficamente, intende la natura come un organo meccanicistico casuale privo di mente: poeticamente ama rappresentarla come una divinità malvagia. Per salvaguardarsi da questa entità malvagia. è necessario che l'uomo cessi di muoversi guerra ma concepisca un sentimento di fratellanza reciproco. (Concezione summa esposta all'interno de "La Ginestra"). Questo pensiero di natura malvagia emerge chiaro all'interno del "Dialogo della natura e di un Islandese". meccanicistica indifferente all' uomo Il pessimismo IC pessimismo storico Tra i 19/20 anni, in seguito al tentativo di fuga da Recanati, inizia quel pensiero definito dagli studiosi "pessimismo storico o individuale". Il pessimismo è un tratto fondamentale del pensiero leopardiano, in quando egli sostiene che l'uomo è di per sé profondamente infelice. Durante questo periodo si afferma nel suo pensiero un'antitesi da: un lato fra l'antico ed il moderno, dall'altro fra lui e l'altro. Leopardi sostiene infatti che gli antichi, colmi di illusioni e a contatto con la natura, erano capaci di azioni eroiche pronte a colmare il vuoto dell'esistenza. Mentre, con l'avanzare della società e la ragione, l'uomo moderno ha perso questa capacità tendendo invece ad essere vile ed egoista. Questo avviene a causa del progresso e della ragione, che allontana l'uomo dalla natura e dalle illusioni. A dimostrazione di questo fatto basti vedere i bambini. Infatti questi vivono felici e spensierati. in quanto vivono di fantasia. Per Leopardi questi sono come gli uomini primitivi. Questo pessimismo viene definito anche "individuale” in quanto, in seguito alla tentata fuga da Recanati, la depressione di Leopardi volge lo sguardo alla sofferenza che lo fa percepire differente dagli altri. Egli, attraverso la sua finestra, guarda agli altri ragazzi felici che vivono per il loro futuro: a differenza sua, chiuso in casa e gravemente malato. Te pessimismo cosmico Il pensiero di Leopardi tende ad evolversi e costruirsi durante tutto l'arco della sua produzione poetica. Con il passare degli anni questo sviluppa una nuova concezione, quella del pessimismo cosmico. secondo cui l'infelicità non è legata ad una condizione individuale dell'uomo, ma è una condizione assoluta. Una prova di questo è data anche dalla nostra stessa nascita, infatti l'uomo appena nato piange. in quanto consapevole della sua immutabile condizione di infelicità. Durante l'ultima fase della sua vita assistiamo anche alla fase definita pessimismo eroico", durante la quale il poeta invita l'uomo a non cedere all'egoismo ed a non muoversi guerra, ma, al contrario. a coalizzarsi ed essere uniti per il male maggiore ossia la natura. La poetica del vago Leopardi, filosoficamente, sviluppa la teoria della visione e del suono. Secondo queste il bello risiede in tutto ciò che è vago ed indefinito. Intende nella teoria della visione che è bella una vista vaga in quanto interrotta dalla presenza di corpi come una siepe, mentre con la teoria del suono ritiene che siano bei suoni quelli suggestivi come: "lontano", "ultimo", "eterno". Leopardi riversa queste teorie anche a livello poetico: infatti egli ritiene che sia bella la poesia indefinita, non netta. Per realizzare questa poetica del vago il poeta si avvale anche di minuziose scelte lessicali, attraverso per esempio l'utilizzo del gerundio: vago in quanto si perde il soggetto. La scelta di una poetica vaga ed indefinita risiede anche nel fatto che questa rappresenta una capacità di immaginazione e fanciullezza, infatti maestri di questa poetica erano proprio gli antichi. LE OPERE I canti 1 "Canti" sono il volume massimo che racchiude la maggior parte delle opere di Leopardi. Infatti al suo interno possiamo ritrovare i Versi, le Canzoni e gli Idilli. Dei Canti abbiamo tre edizioni, cui l'ultima pubblicata postuma nel 1845 a Firenze da Ranieri. fidato amico di Leopardi. Il titolo dell'opera richiama ad uno stile lirico e classico, anche se al suo interno possiamo ritrovare differenti generi: dai più tradizionali, ai più liberi ed originali. Le canzoni Le canzoni sono componimenti con un impianto classico. Queste sono "divisibili in due parti": una prima parte con tematiche per lo più civili ed una seconda con due canzoni filosofiche "Il bruto minore” e “L'ultimo canto di Saffo". In queste non è più Leopardi in prima persona a parlare, ma dona parola a due personaggi dell'antichità entrambi morti suicidi. Già in queste canzoni assistiamo ad un approccio al pessimismo cosmico, infatti qui l'infelicità umana non è data solo per condizioni storiche, ma per una condizione assoluta. Attraverso questi componimenti possiamo delineare il pensiero leopardiano del suicidio. Il suicidio in Leopardi Leopardi non accetta il suicidio, in quanto noi dobbiamo combattere la nostra infelicità e la natura malvagia con virilità. Leopardi nella sua vita pensa al suicidio, ma non lo considera mai I come una reale opzione. Gli idilli βράω iS- vedere In un primo momento il termine idillio" nell'antichità stava a simboleggiare la brevità di un testo. ma in seguito con Teocrito, greco, questo fa attribuire al termine il valore di un componimento pastorale idealizzato. La tematica dell'idillio la possiamo ritrovare anche all'interno delle bucoliche di Virgilio, caratterizzate dalla descrizione di un mondo pastorale idilliaco. Eppure la centralità degli idilli leopardiani non risiede direttamente nella natura idealizzata descritta da quest'ultimo, ma all'interno della soggettività con cui è vista. Gli idilli del poeta sono divisi in due parti: la prima in cui, attraverso al poetica del vago, descrive la natura, e la seconda in cui esprime le sue riflessioni, i suoi sentimenti e le sue esperienze storiche interiori. La descrizione della natura di Leopardi viene anche definita da De Santis "pessimismo del contrario". Infatti il poeta, attraverso la poetica del vago ha un modo così romantico e dolce nel descrivere la natura malvagia, che ha l'effetto di farci amare quest'ultima anziché odiarla. Gli idilli sono divisi in "piccoli" e "grandi". Questa divisione è stata fatta dal critico De Santis. 1 piccoli idilli sono componimenti scritti tra il 19 ed il 21. Sono più brevi ed hanno come tematica principale l'esclusione di Leopardi dalla società. I grandi idilli, composti per la maggior parte tra il 28 ed il 30., sono più lunghi, caratterizzati dal pessimismo cosmico, ed è più evidente la divisione tra prima e seconda parte. Per quanto riguarda la metrica degli idilli. Leopardo utilizza l'endecasillabo sciolto. Il ciclo di Aspasia Il ciclo di Aspasia racchiude tutti gli ultimi componimenti della vita di Leopardi. Importante è il fatto che questi componimenti siano stati scritti in seguito all'allontanamento definitivo del poeta da Recanati. Infatti in questo periodo Leopardi ha maggiori rapporti umani e si affaccia_alla società. L'autore vive anche la sua prima e ultima reale esperienza amorosa con Fanny Torgione Torzetti. Questo non è più un amore adolescenziale fondato sull'immaginazione, ma passionale e carnale, da cui rimane profondamente afflitto e deluso. Infatti "Aspasia" è proprio un nome greco con cui l'autore designa la donna amata. Il ciclo racchiude cinque poesie molto differenti dagli idilli. Infatti non si tratta più di una poetica vaga, ma bensì di una poesia nuda, cruda: il linguaggio è aspro, antimusicale; e compaiono anche atteggiamenti eroici, combattivi. contrapposizione tra il limite (siepe) e la natura Sempre caro mi fu quest'ermo colle ¹, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati 5. spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo 2, ove per poco il cor non si spaura 3. E come 4 il vento odo stormir tra queste piante, io quello 10. infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno 5, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: 15. e il naufragar m'è dolce in questo mare. l'infinito La poesia "Infinito", facente parte dei piccoli idilli, è, a livello contenutistico suddivisa in due parti. VV. 1-8-infinito spaziale la siepe e un filtre visivo x la mente È una sensazione, secondo cui la vista interrotta dalla siepe stimola la mente ad immaginare l'infinito. Escludendo il reale, entra nel fantastico. La mente quindi può lavorare sull'immaginazione di un infinito fantastico. 1ª parte descrizione ambiente idilliaco w. 8-15-infinito temporale La riflessione di un infinito temporale inizia dal pensiero sul vento. Infatti, sin dall'antichità, il vento è simbolo di effimeratezza, e viene comparato al tempo in quanto eterno. Infatti il passato è già svanito, caduto nell'oblio, ed allo stesso modo il presente che sta per svanire. 2ª parte riflessione dell'autore → indica la piacevolezza di disperdersi all'interno dell' infinito, in quanto "possibilità" di distogliersi dall'infelicitá umana. punto che divide infinito spaziale da storico infinito spaziale- parole ampie, lunghe infinito storico parole brevi ultimo verso = suoni ampi "naufragar", "mare" Metrica endecasillabi su 15 versi, 10 sono enjambements.

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eopards La vita - dalla nascita agli studi di erudizione Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, presso le Marche. Figlio del conte Monaldo e della madre Adelaide Antici, famiglia nobile ma in pessime condizioni patrimoniali. Leopardi cresce in un ambiente bigotto e conservatore, e viene istruito fino all'età di 10 anni da precettori, finché, diventando più colto di loro, continuò gli studi da solo chiudendosi nella biblioteca paterna per quei "sette anni di studio matto e disperatissimo". Per quanto di una cultura notevole per l'età, questa era arcaica e superata, priva di orizzonti moderni è dedicata all'erudizione. madredonna dura, dedita alla cura del patrimonio. AMBIENTE CUPO E PRIVO DI AFFETTO piccoli idilli Dal bello al vero Il 1819 segna un anno difficile per Leopardi, in quanto il suo tentativo di fuga da Recanati fu sventato. Questo segna nel poeta l'inizio di un periodo di profonda aridità che segna il passaggio dal bello al vero", dalla poesia d'immaginazione alla filosofia. In questi anni abbiamo un importante sviluppo della sua produzione, con la composizione dei piccoli idilli, tra cui l'infinito, e l'infittirsi delle note dello Zibaldone, raccolta di pensieri di una vita. =1819-1821 madre bigotta Dall'erudizione al bello Tra il 1815 ed il 1816 si attua la conversione "dall'erudizione al bello". durante la quale Leopardi si dedica allo studio ed alla lettura di grandi poeti quali Omero, Virgilio, Dante: ma si...

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Questo è uno dei periodi più sereni della sua vita, in cui inizia la composizione dei Grandi Idilli nel '28, con la scrittura di A Silvia, nel 28 a causa delle sue condizioni di salute è costretto a tornare a Recanati in cu8 trascorre 16 mesi orribili della sua vita. In seguito lascia Recanati (dove non tornerà più). Si trasferisce a Firenze in cui ha l'esperienza del suo ultimo amore Fanny, e stringe amicizia con Antonio Ranieri, con cui si trasferisce a Napoli nel 33, città in cui morirà nel 1837. periodo di silenzio poetico il pensiero "Benigna" In una prima fase della sua produzione, Leopardi sostiene la benignità della natura. infatti questa viene come una madre che non desidera il male per le sue creature. Anzi, questa ha cercato di alleviarle dalle pene, offrendo all'uomo immaginazione e illusioni. L'illusione ripara l'uomo dalla reale infelicità della sua condizione. Per questo gli antichi erano più felici. essendo maggiormente legati alla natura. mentre con l'avanzare della ragione si è allontanato da quella condizione, potendo vedere solo ciò che è "vero", rendendolo infelice. infelicità dell'uomo alleviata da illusione ed immaginazione NATURA- La natura PRIMA finalistica dedita al benessere umano Pol Maligna In seguito però, questa concezione di natura madre entra in crisi. Leopardi giunge alla conclusione che la natura è in realtà nemica dell'uomo, in quanto non si preoccupa del benessere di questo, ma è indifferente ai suoi mali. La natura anzi è maligna nei confronti dell'uomo in quanto causa della condizione meccanicistica della realtà secondo cui gli individui devono perire per la conservazione del mondo. La natura maligna ci è indifferente, per esempio, se una mela cade da un albero uccidendo delle formiche, ma la mela non voleva in principio ucciderle. La mela, come la natura, ci fa del male senza avere una finalità in questo, è semplicemente indifferente alla sorte delle sue creature. Se, filosoficamente, intende la natura come un organo meccanicistico casuale privo di mente: poeticamente ama rappresentarla come una divinità malvagia. Per salvaguardarsi da questa entità malvagia. è necessario che l'uomo cessi di muoversi guerra ma concepisca un sentimento di fratellanza reciproco. (Concezione summa esposta all'interno de "La Ginestra"). Questo pensiero di natura malvagia emerge chiaro all'interno del "Dialogo della natura e di un Islandese". meccanicistica indifferente all' uomo Il pessimismo IC pessimismo storico Tra i 19/20 anni, in seguito al tentativo di fuga da Recanati, inizia quel pensiero definito dagli studiosi "pessimismo storico o individuale". Il pessimismo è un tratto fondamentale del pensiero leopardiano, in quando egli sostiene che l'uomo è di per sé profondamente infelice. Durante questo periodo si afferma nel suo pensiero un'antitesi da: un lato fra l'antico ed il moderno, dall'altro fra lui e l'altro. Leopardi sostiene infatti che gli antichi, colmi di illusioni e a contatto con la natura, erano capaci di azioni eroiche pronte a colmare il vuoto dell'esistenza. Mentre, con l'avanzare della società e la ragione, l'uomo moderno ha perso questa capacità tendendo invece ad essere vile ed egoista. Questo avviene a causa del progresso e della ragione, che allontana l'uomo dalla natura e dalle illusioni. A dimostrazione di questo fatto basti vedere i bambini. Infatti questi vivono felici e spensierati. in quanto vivono di fantasia. Per Leopardi questi sono come gli uomini primitivi. Questo pessimismo viene definito anche "individuale” in quanto, in seguito alla tentata fuga da Recanati, la depressione di Leopardi volge lo sguardo alla sofferenza che lo fa percepire differente dagli altri. Egli, attraverso la sua finestra, guarda agli altri ragazzi felici che vivono per il loro futuro: a differenza sua, chiuso in casa e gravemente malato. Te pessimismo cosmico Il pensiero di Leopardi tende ad evolversi e costruirsi durante tutto l'arco della sua produzione poetica. Con il passare degli anni questo sviluppa una nuova concezione, quella del pessimismo cosmico. secondo cui l'infelicità non è legata ad una condizione individuale dell'uomo, ma è una condizione assoluta. Una prova di questo è data anche dalla nostra stessa nascita, infatti l'uomo appena nato piange. in quanto consapevole della sua immutabile condizione di infelicità. Durante l'ultima fase della sua vita assistiamo anche alla fase definita pessimismo eroico", durante la quale il poeta invita l'uomo a non cedere all'egoismo ed a non muoversi guerra, ma, al contrario. a coalizzarsi ed essere uniti per il male maggiore ossia la natura. La poetica del vago Leopardi, filosoficamente, sviluppa la teoria della visione e del suono. Secondo queste il bello risiede in tutto ciò che è vago ed indefinito. Intende nella teoria della visione che è bella una vista vaga in quanto interrotta dalla presenza di corpi come una siepe, mentre con la teoria del suono ritiene che siano bei suoni quelli suggestivi come: "lontano", "ultimo", "eterno". Leopardi riversa queste teorie anche a livello poetico: infatti egli ritiene che sia bella la poesia indefinita, non netta. Per realizzare questa poetica del vago il poeta si avvale anche di minuziose scelte lessicali, attraverso per esempio l'utilizzo del gerundio: vago in quanto si perde il soggetto. La scelta di una poetica vaga ed indefinita risiede anche nel fatto che questa rappresenta una capacità di immaginazione e fanciullezza, infatti maestri di questa poetica erano proprio gli antichi. LE OPERE I canti 1 "Canti" sono il volume massimo che racchiude la maggior parte delle opere di Leopardi. Infatti al suo interno possiamo ritrovare i Versi, le Canzoni e gli Idilli. Dei Canti abbiamo tre edizioni, cui l'ultima pubblicata postuma nel 1845 a Firenze da Ranieri. fidato amico di Leopardi. Il titolo dell'opera richiama ad uno stile lirico e classico, anche se al suo interno possiamo ritrovare differenti generi: dai più tradizionali, ai più liberi ed originali. Le canzoni Le canzoni sono componimenti con un impianto classico. Queste sono "divisibili in due parti": una prima parte con tematiche per lo più civili ed una seconda con due canzoni filosofiche "Il bruto minore” e “L'ultimo canto di Saffo". In queste non è più Leopardi in prima persona a parlare, ma dona parola a due personaggi dell'antichità entrambi morti suicidi. Già in queste canzoni assistiamo ad un approccio al pessimismo cosmico, infatti qui l'infelicità umana non è data solo per condizioni storiche, ma per una condizione assoluta. Attraverso questi componimenti possiamo delineare il pensiero leopardiano del suicidio. Il suicidio in Leopardi Leopardi non accetta il suicidio, in quanto noi dobbiamo combattere la nostra infelicità e la natura malvagia con virilità. Leopardi nella sua vita pensa al suicidio, ma non lo considera mai I come una reale opzione. Gli idilli βράω iS- vedere In un primo momento il termine idillio" nell'antichità stava a simboleggiare la brevità di un testo. ma in seguito con Teocrito, greco, questo fa attribuire al termine il valore di un componimento pastorale idealizzato. La tematica dell'idillio la possiamo ritrovare anche all'interno delle bucoliche di Virgilio, caratterizzate dalla descrizione di un mondo pastorale idilliaco. Eppure la centralità degli idilli leopardiani non risiede direttamente nella natura idealizzata descritta da quest'ultimo, ma all'interno della soggettività con cui è vista. Gli idilli del poeta sono divisi in due parti: la prima in cui, attraverso al poetica del vago, descrive la natura, e la seconda in cui esprime le sue riflessioni, i suoi sentimenti e le sue esperienze storiche interiori. La descrizione della natura di Leopardi viene anche definita da De Santis "pessimismo del contrario". Infatti il poeta, attraverso la poetica del vago ha un modo così romantico e dolce nel descrivere la natura malvagia, che ha l'effetto di farci amare quest'ultima anziché odiarla. Gli idilli sono divisi in "piccoli" e "grandi". Questa divisione è stata fatta dal critico De Santis. 1 piccoli idilli sono componimenti scritti tra il 19 ed il 21. Sono più brevi ed hanno come tematica principale l'esclusione di Leopardi dalla società. I grandi idilli, composti per la maggior parte tra il 28 ed il 30., sono più lunghi, caratterizzati dal pessimismo cosmico, ed è più evidente la divisione tra prima e seconda parte. Per quanto riguarda la metrica degli idilli. Leopardo utilizza l'endecasillabo sciolto. Il ciclo di Aspasia Il ciclo di Aspasia racchiude tutti gli ultimi componimenti della vita di Leopardi. Importante è il fatto che questi componimenti siano stati scritti in seguito all'allontanamento definitivo del poeta da Recanati. Infatti in questo periodo Leopardi ha maggiori rapporti umani e si affaccia_alla società. L'autore vive anche la sua prima e ultima reale esperienza amorosa con Fanny Torgione Torzetti. Questo non è più un amore adolescenziale fondato sull'immaginazione, ma passionale e carnale, da cui rimane profondamente afflitto e deluso. Infatti "Aspasia" è proprio un nome greco con cui l'autore designa la donna amata. Il ciclo racchiude cinque poesie molto differenti dagli idilli. Infatti non si tratta più di una poetica vaga, ma bensì di una poesia nuda, cruda: il linguaggio è aspro, antimusicale; e compaiono anche atteggiamenti eroici, combattivi. contrapposizione tra il limite (siepe) e la natura Sempre caro mi fu quest'ermo colle ¹, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati 5. spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo 2, ove per poco il cor non si spaura 3. E come 4 il vento odo stormir tra queste piante, io quello 10. infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno 5, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: 15. e il naufragar m'è dolce in questo mare. l'infinito La poesia "Infinito", facente parte dei piccoli idilli, è, a livello contenutistico suddivisa in due parti. VV. 1-8-infinito spaziale la siepe e un filtre visivo x la mente È una sensazione, secondo cui la vista interrotta dalla siepe stimola la mente ad immaginare l'infinito. Escludendo il reale, entra nel fantastico. La mente quindi può lavorare sull'immaginazione di un infinito fantastico. 1ª parte descrizione ambiente idilliaco w. 8-15-infinito temporale La riflessione di un infinito temporale inizia dal pensiero sul vento. Infatti, sin dall'antichità, il vento è simbolo di effimeratezza, e viene comparato al tempo in quanto eterno. Infatti il passato è già svanito, caduto nell'oblio, ed allo stesso modo il presente che sta per svanire. 2ª parte riflessione dell'autore → indica la piacevolezza di disperdersi all'interno dell' infinito, in quanto "possibilità" di distogliersi dall'infelicitá umana. punto che divide infinito spaziale da storico infinito spaziale- parole ampie, lunghe infinito storico parole brevi ultimo verso = suoni ampi "naufragar", "mare" Metrica endecasillabi su 15 versi, 10 sono enjambements.