La Divina Commedia di Dante rappresenta uno dei viaggi più... Mostra di più
Infer-Divina Commedia: Analisi Canti Principali











Il Primo Canto: L'Inizio del Viaggio
Ti è mai capitato di sentirti completamente perso nella vita? Dante inizia la sua Commedia proprio così - smarrito in una selva oscura che rappresenta il peccato e la confusione morale. Ha 35 anni e si ritrova nel "mezzo del cammin di nostra vita", quella famosa frase che probabilmente hai già sentito.
La cosa bella è che Dante non è solo un personaggio letterario, ma rappresenta tutta l'umanità che cerca la strada giusta. Il bosco buio simboleggia tutti i mali della società: corruzione, cattivo governo, decadenza. Suona familiare, vero?
Quando cerca di salire verso un colle illuminato (simbolo della virtù), tre bestie feroci gli sbarrano la strada: una lonza (lussuria), un leone (superbia) e una lupa (avarizia). È qui che compare Virgilio, il poeta latino che diventerà la sua guida attraverso Inferno e Purgatorio.
Da ricordare: Le tre fiere rappresentano i tre tipi principali di peccato che Dante incontrerà nel suo viaggio infernale.
Virgilio promette che un giorno arriverà un Veltro (una figura misteriosa) che sconfiggerà questi mali. Per ora, però, l'unico modo per raggiungere la salvezza è passare attraverso l'Inferno.

Il Secondo Canto: I Dubbi di Dante
Dante non è un eroe senza paura - e questo lo rende così umano! All'inizio del secondo canto è terrorizzato dal viaggio che lo aspetta. Si paragona a Enea e San Paolo, che erano scesi negli inferi per missioni divine, ma lui non si sente all'altezza.
Virgilio deve convincerlo rivelandogli un segreto incredibile: il suo viaggio è voluto dal Paradiso stesso! Tre donne benedette si sono mobilitate per salvarlo: la Vergine Maria, Santa Lucia e soprattutto Beatrice.
Beatrice, l'amore di Dante, è scesa fino al Limbo per chiedere aiuto a Virgilio. Ha spiegato che le fiamme dell'Inferno non possono toccarla perché ha una natura divina. Questo momento è poeticamente bellissimo: l'amore che muove il cielo si preoccupa per un'anima in pericolo.
Una volta saputo questo, Dante ritrova il coraggio e la voglia di partire. La similitudine finale è perfetta: come i fiorellini si rialzano dopo la notte gelida quando spunta il sole, così Dante si rinfranca sapendo di essere protetto dall'alto.
Curiosità: Beatrice non è solo un personaggio letterario, ma una donna realmente esistita che Dante ha amato nella vita.

Il Terzo Canto: La Porta dell'Inferno
"Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate" - probabilmente una delle frasi più famose della letteratura mondiale! Dante e Virgilio arrivano finalmente davanti alla porta dell'Inferno, e l'iscrizione è terrificante: chi entra qui è destinato alla sofferenza eterna.
Appena varcata la soglia, Dante è travolto da un caos di suoni terribili: pianti, urla, lamenti che si mescolano in un modo spaventoso. Sono le voci degli ignavi, persone che in vita non hanno mai preso posizione né per il bene né per il male.
La loro punizione è perfetta nella sua logica: dato che non hanno mai seguito nessuna bandiera in vita, ora devono correre nudi dietro un vessillo senza significato, punzecchiati continuamente da vespe e mosconi. Dante li disprezza profondamente - per lui l'indifferenza è più grave di molti altri peccati.
Tra questi ignavi, Dante riconosce "colui che fece per viltade il gran rifiuto" - probabilmente papa Celestino V, che rinunciò al papato lasciando il posto a Bonifacio VIII.
Riflessione: Dante considera l'indifferenza uno dei peccati più gravi - un messaggio ancora attualissimo.
Alla fine del canto appare Caronte, il traghettatore delle anime dannate, che cerca di cacciare Dante. Ma Virgilio lo zittisce ricordandogli che questo viaggio è voluto da Dio.

Il Quarto Canto: Il Limbo e i Grandi Spiriti
Il Limbo è un posto particolare nell'Inferno - le anime qui non soffrono torture fisiche, ma vivono il dolore di desiderare qualcosa che non potranno mai avere: la visione di Dio. Qui si trovano i bambini non battezzati e i grandi dell'antichità che vissero prima di Cristo.
Virgilio racconta a Dante un evento straordinario: quando Cristo discese agli inferi dopo la morte, portò via con sé i grandi patriarchi dell'Antico Testamento come Adamo, Noè, Mosè e Davide. Questo evento si chiama "discesa agli inferi" ed è un momento cruciale della fede cristiana.
La parte più bella del canto è l'incontro con i grandi poeti dell'antichità: Omero, Orazio, Ovidio e Lucano. Questi accolgono Virgilio come un vecchio amico e, sorprendentemente, invitano anche Dante a unirsi al loro gruppo come "sesto poeta". Immagina l'emozione di Dante!
Nel Castello degli Spiriti Magni Dante vede tutti i grandi filosofi, condottieri e pensatori del passato: Aristotele, Platone, Cesare, Ettore e molti altri. Hanno volti sereni ma solenni, consapevoli della loro condizione.
Messaggio: Anche la grandezza umana, senza la fede, non basta per la salvezza eterna.

Il Quinto Canto: Paolo e Francesca
Benvenuto nel secondo cerchio, dove Minosse giudica le anime e le manda nel posto giusto dell'Inferno avvolgendole con la coda. Qui iniziano le vere pene fisiche per i peccatori.
I lussuriosi sono trascinati eternamente da una bufera infernale - una punizione che rispecchia perfettamente come in vita si sono lasciati travolgere dalla passione. Tra loro ci sono personaggi leggendari: Cleopatra, Elena di Troia, Tristano.
Ma il vero focus del canto è su Paolo e Francesca, due amanti uccisi dal marito tradito. La loro storia è raccontata con una poesia così intensa che ti commuove ancora oggi. Francesca spiega come l'amore li abbia travolti: "Amor, ch'a nullo amato amar perdona" - l'amore non permette a chi è amato di non ricambiare.
Il momento più toccante è quando Francesca racconta come si sono innamorati leggendo di Lancillotto e Ginevra. Quando nel libro i due si baciano, anche Paolo e Francesca si baciano "tutto tremante". Un libro come "galeotto" - come complice del loro amore.
Contraddizione dantesca: Dante condanna i lussuriosi ma si commuove profondamente per Paolo e Francesca, tanto da svenire.
La loro storia dimostra come Dante riesca a mantenere il giudizio morale senza perdere la compassione umana.

Il Sesto Canto: Ciacco e Firenze
Nel terzo cerchio incontri i golosi, immersi in una fanghiglia disgustosa sotto una pioggia eterna di acqua, grandine e neve nera. A guardia c'è Cerbero, il cane a tre teste che Virgilio placa gettandogli terra in bocca - proprio come nell'Eneide.
Il protagonista di questo canto è Ciacco, un fiorentino punito per il peccato di gola. Ma più che del cibo, questo canto parla di politica. Dante gli fa tre domande cruciali su Firenze: quale sarà il futuro della città divisa? Ci sono ancora giusti? Quali sono le cause dei conflitti?
Le risposte di Ciacco sono profetiche e amare. Predice la vittoria dei Neri sui Bianchi (cosa che porterà all'esilio di Dante), grazie all'intervento di papa Bonifacio VIII. I giusti sono pochissimi e nessuno li ascolta. Le cause di tutto? Superbia, invidia e avarizia - i tre vizi che distruggono la società.
Quando Dante chiede di cinque illustri fiorentini che si sono impegnati nella vita pubblica, Ciacco risponde che sono tutti dannati nei cerchi più bassi. Un messaggio chiaro: anche l'impegno politico positivo non basta per la salvezza senza la grazia divina.
Tema ricorrente: Ogni sesto canto della Commedia affronta tematiche politiche - questo è dedicato a Firenze.
Il canto si chiude con Virgilio che spiega come dopo il Giudizio Universale le anime soffriranno di più perché riunite ai loro corpi.

Il Decimo Canto: Farinata degli Uberti
Nel sesto cerchio ti ritrovi nella città di Dite, tra sepolcri infuocati dove sono puniti gli eretici - in particolare gli epicurei che negavano l'immortalità dell'anima. È un ambiente cupo e minaccioso, perfetto per quello che ti aspetta.
Farinata degli Uberti è uno dei personaggi più impressionanti dell'Inferno. Capo dei ghibellini fiorentini, emerge dalla sua tomba con una dignità incredibile: "da la cintola in sù tutto 'l vedrai". È orgoglioso, aristocratico, e parla con Dante di politica fiorentina come se le fiamme eterne fossero una scocciatura minore.
L'interruzione di Cavalcante de' Cavalcanti (padre di Guido, amico di Dante) crea uno dei momenti più drammatici. Quando Dante usa un verbo al passato parlando di suo figlio, il padre pensa che Guido sia morto e si riaccascia nella tomba dal dolore. Un errore grammaticale che diventa tragedia umana!
Farinata è imperturbabile e riprende il discorso dove l'aveva lasciato. Qui arriva la prima profezia dell'esilio di Dante: entro cinquanta mesi anche lui saprà quanto è difficile tornare in patria. Ma Farinata non è solo un nemico - ricorda con orgoglio di aver salvato Firenze dalla distruzione dopo Montaperti.
Personaggio complesso: Farinata è dannato ma mantiene una grandezza tragica che lo rende indimenticabile.
Il canto si chiude con la spiegazione di come i dannati vedano il futuro ma non il presente - una condizione che aumenta la loro sofferenza.

Il Tredicesimo Canto: La Selva dei Suicidi
Sei nel secondo girone del settimo cerchio, in una selva terrificante dove non crescono fiori o alberi normali, ma solo cespugli neri e contorti. Qui vivono le Arpie, creature mostruose che nidificano sui rami e tormentano le anime.
Quando Virgilio invita Dante a spezzare un ramoscello, succede qualcosa di sconvolgente: dal ramo escono sangue e parole. Gli alberi stessi sono le anime dei suicidi! È una delle invenzioni più geniali di Dante: chi ha distrutto il proprio corpo in vita, ora è imprigionato in una forma vegetale.
Pier della Vigna è il protagonista di questo canto. Segretario fedelissimo dell'imperatore Federico II, cadde in disgrazia per l'invidia dei cortigiani e si uccise in prigione. Il suo linguaggio è raffinato e ricercato, pieno di figure retoriche che rispecchiano il suo ruolo di intellettuale di corte.
La punizione è perfetta nella sua crudeltà: chi si è tolto la vita non potrà riavere il proprio corpo neanche dopo il Giudizio Universale, ma dovrà accontentarsi di appenderlo al proprio albero come un vestito inutilizzato.
Condanna ferma: Dante considera il suicidio un peccato gravissimo perché distrugge il dono più prezioso di Dio.
Il canto si conclude con l'irruzione degli scialacquatori (che dilapidano i propri beni), inseguiti da cagne nere, e l'incontro con un suicida fiorentino anonimo che si impiccò in casa propria.

Il Ventunesimo Canto: I Malebranche
Benvenuto nella quinta bolgia dell'ottavo cerchio, dove bollono nella pece nera i barattieri - quelli che hanno usato il potere pubblico per arricchirsi con tangenti e corruzioni. Il paesaggio ricorda l'Arsenale di Venezia, dove si riparavano le navi con la pece bollente.
I protagonisti assoluti sono i Malebranche (letteralmente "artigli del male"), diavoli con nomi grotteschi e minacciosi: Malacoda, Scarmiglione, Barbaricchia, Graffiacane e altri. Sono come una banda di teppisti che si divertono a tormentare i dannati con i loro runcigli (uncini).
Malacoda è il loro capo e mente spudoratamente a Virgilio, dicendogli che il ponte per la prossima bolgia è crollato (in realtà è intatto). Assegna una scorta di dieci diavoli per accompagnare i due poeti - una scorta che ovviamente ha cattive intenzioni.
La cosa più divertente è l'atteggiamento dei diavoli: sono malvagi ma anche comici nella loro rozzezza. Il canto si chiude con una nota grottesca: i Malebranche fanno suonare una "tromba" molto particolare a Barbariccia per dare il segnale della partenza.
Stile innovativo: Dante mescola il sublime e il comico, creando momenti di pura ironia anche nell'Inferno.
Questo è uno dei canti più teatrali dell'Inferno, dove Dante mostra la sua capacità di variare il tono narrativo.

Il Ventiseiesimo Canto: Ulisse
Eccoti di fronte a uno dei canti più famosi e studiati dell'Inferno! Nell'ottava bolgia sono puniti i consiglieri di frode, imprigionati dentro fiamme che li avvolgono completamente. La più affascinante di queste fiamme è quella biforcuta che contiene Ulisse e Diomede.
Ulisse racconta la sua ultima avventura, quella che Omero non aveva mai narrato. Dopo essere tornato a Itaca, l'eroe non riuscì a resistere al richiamo dell'ignoto e convinse i suoi compagni anziani a intraprendere un ultimo viaggio oltre le Colonne d'Ercole, verso l'emisfero australe.
Il suo discorso ai compagni è uno dei più belli della letteratura: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". È un inno alla conoscenza e alla dignità umana che ti emoziona ancora oggi.
Ma questo desiderio di conoscenza diventa tracotanza quando Ulisse spinge i suoi uomini oltre i limiti stabiliti da Dio. Dopo cinque mesi di navigazione, avvistano una montagna altissima (il Purgatorio) ma un turbine affonda la loro nave.
Messaggio complesso: Dante ammira la sete di conoscenza di Ulisse ma condanna la sua superbia di voler oltrepassare i limiti umani.
Ulisse rappresenta la ragione umana che vuole conoscere tutto ma senza l'aiuto della fede - un limite che solo Dante-pellegrino, guidato da Virgilio e poi da Beatrice, riuscirà a superare.
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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Il Primo Canto: L'Inizio del Viaggio
Ti è mai capitato di sentirti completamente perso nella vita? Dante inizia la sua Commedia proprio così - smarrito in una selva oscura che rappresenta il peccato e la confusione morale. Ha 35 anni e si ritrova nel "mezzo del cammin di nostra vita", quella famosa frase che probabilmente hai già sentito.
La cosa bella è che Dante non è solo un personaggio letterario, ma rappresenta tutta l'umanità che cerca la strada giusta. Il bosco buio simboleggia tutti i mali della società: corruzione, cattivo governo, decadenza. Suona familiare, vero?
Quando cerca di salire verso un colle illuminato (simbolo della virtù), tre bestie feroci gli sbarrano la strada: una lonza (lussuria), un leone (superbia) e una lupa (avarizia). È qui che compare Virgilio, il poeta latino che diventerà la sua guida attraverso Inferno e Purgatorio.
Da ricordare: Le tre fiere rappresentano i tre tipi principali di peccato che Dante incontrerà nel suo viaggio infernale.
Virgilio promette che un giorno arriverà un Veltro (una figura misteriosa) che sconfiggerà questi mali. Per ora, però, l'unico modo per raggiungere la salvezza è passare attraverso l'Inferno.

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Dante non è un eroe senza paura - e questo lo rende così umano! All'inizio del secondo canto è terrorizzato dal viaggio che lo aspetta. Si paragona a Enea e San Paolo, che erano scesi negli inferi per missioni divine, ma lui non si sente all'altezza.
Virgilio deve convincerlo rivelandogli un segreto incredibile: il suo viaggio è voluto dal Paradiso stesso! Tre donne benedette si sono mobilitate per salvarlo: la Vergine Maria, Santa Lucia e soprattutto Beatrice.
Beatrice, l'amore di Dante, è scesa fino al Limbo per chiedere aiuto a Virgilio. Ha spiegato che le fiamme dell'Inferno non possono toccarla perché ha una natura divina. Questo momento è poeticamente bellissimo: l'amore che muove il cielo si preoccupa per un'anima in pericolo.
Una volta saputo questo, Dante ritrova il coraggio e la voglia di partire. La similitudine finale è perfetta: come i fiorellini si rialzano dopo la notte gelida quando spunta il sole, così Dante si rinfranca sapendo di essere protetto dall'alto.
Curiosità: Beatrice non è solo un personaggio letterario, ma una donna realmente esistita che Dante ha amato nella vita.

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Il Terzo Canto: La Porta dell'Inferno
"Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate" - probabilmente una delle frasi più famose della letteratura mondiale! Dante e Virgilio arrivano finalmente davanti alla porta dell'Inferno, e l'iscrizione è terrificante: chi entra qui è destinato alla sofferenza eterna.
Appena varcata la soglia, Dante è travolto da un caos di suoni terribili: pianti, urla, lamenti che si mescolano in un modo spaventoso. Sono le voci degli ignavi, persone che in vita non hanno mai preso posizione né per il bene né per il male.
La loro punizione è perfetta nella sua logica: dato che non hanno mai seguito nessuna bandiera in vita, ora devono correre nudi dietro un vessillo senza significato, punzecchiati continuamente da vespe e mosconi. Dante li disprezza profondamente - per lui l'indifferenza è più grave di molti altri peccati.
Tra questi ignavi, Dante riconosce "colui che fece per viltade il gran rifiuto" - probabilmente papa Celestino V, che rinunciò al papato lasciando il posto a Bonifacio VIII.
Riflessione: Dante considera l'indifferenza uno dei peccati più gravi - un messaggio ancora attualissimo.
Alla fine del canto appare Caronte, il traghettatore delle anime dannate, che cerca di cacciare Dante. Ma Virgilio lo zittisce ricordandogli che questo viaggio è voluto da Dio.

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Il Quarto Canto: Il Limbo e i Grandi Spiriti
Il Limbo è un posto particolare nell'Inferno - le anime qui non soffrono torture fisiche, ma vivono il dolore di desiderare qualcosa che non potranno mai avere: la visione di Dio. Qui si trovano i bambini non battezzati e i grandi dell'antichità che vissero prima di Cristo.
Virgilio racconta a Dante un evento straordinario: quando Cristo discese agli inferi dopo la morte, portò via con sé i grandi patriarchi dell'Antico Testamento come Adamo, Noè, Mosè e Davide. Questo evento si chiama "discesa agli inferi" ed è un momento cruciale della fede cristiana.
La parte più bella del canto è l'incontro con i grandi poeti dell'antichità: Omero, Orazio, Ovidio e Lucano. Questi accolgono Virgilio come un vecchio amico e, sorprendentemente, invitano anche Dante a unirsi al loro gruppo come "sesto poeta". Immagina l'emozione di Dante!
Nel Castello degli Spiriti Magni Dante vede tutti i grandi filosofi, condottieri e pensatori del passato: Aristotele, Platone, Cesare, Ettore e molti altri. Hanno volti sereni ma solenni, consapevoli della loro condizione.
Messaggio: Anche la grandezza umana, senza la fede, non basta per la salvezza eterna.

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Il Quinto Canto: Paolo e Francesca
Benvenuto nel secondo cerchio, dove Minosse giudica le anime e le manda nel posto giusto dell'Inferno avvolgendole con la coda. Qui iniziano le vere pene fisiche per i peccatori.
I lussuriosi sono trascinati eternamente da una bufera infernale - una punizione che rispecchia perfettamente come in vita si sono lasciati travolgere dalla passione. Tra loro ci sono personaggi leggendari: Cleopatra, Elena di Troia, Tristano.
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Il Sesto Canto: Ciacco e Firenze
Nel terzo cerchio incontri i golosi, immersi in una fanghiglia disgustosa sotto una pioggia eterna di acqua, grandine e neve nera. A guardia c'è Cerbero, il cane a tre teste che Virgilio placa gettandogli terra in bocca - proprio come nell'Eneide.
Il protagonista di questo canto è Ciacco, un fiorentino punito per il peccato di gola. Ma più che del cibo, questo canto parla di politica. Dante gli fa tre domande cruciali su Firenze: quale sarà il futuro della città divisa? Ci sono ancora giusti? Quali sono le cause dei conflitti?
Le risposte di Ciacco sono profetiche e amare. Predice la vittoria dei Neri sui Bianchi (cosa che porterà all'esilio di Dante), grazie all'intervento di papa Bonifacio VIII. I giusti sono pochissimi e nessuno li ascolta. Le cause di tutto? Superbia, invidia e avarizia - i tre vizi che distruggono la società.
Quando Dante chiede di cinque illustri fiorentini che si sono impegnati nella vita pubblica, Ciacco risponde che sono tutti dannati nei cerchi più bassi. Un messaggio chiaro: anche l'impegno politico positivo non basta per la salvezza senza la grazia divina.
Tema ricorrente: Ogni sesto canto della Commedia affronta tematiche politiche - questo è dedicato a Firenze.
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Il Decimo Canto: Farinata degli Uberti
Nel sesto cerchio ti ritrovi nella città di Dite, tra sepolcri infuocati dove sono puniti gli eretici - in particolare gli epicurei che negavano l'immortalità dell'anima. È un ambiente cupo e minaccioso, perfetto per quello che ti aspetta.
Farinata degli Uberti è uno dei personaggi più impressionanti dell'Inferno. Capo dei ghibellini fiorentini, emerge dalla sua tomba con una dignità incredibile: "da la cintola in sù tutto 'l vedrai". È orgoglioso, aristocratico, e parla con Dante di politica fiorentina come se le fiamme eterne fossero una scocciatura minore.
L'interruzione di Cavalcante de' Cavalcanti (padre di Guido, amico di Dante) crea uno dei momenti più drammatici. Quando Dante usa un verbo al passato parlando di suo figlio, il padre pensa che Guido sia morto e si riaccascia nella tomba dal dolore. Un errore grammaticale che diventa tragedia umana!
Farinata è imperturbabile e riprende il discorso dove l'aveva lasciato. Qui arriva la prima profezia dell'esilio di Dante: entro cinquanta mesi anche lui saprà quanto è difficile tornare in patria. Ma Farinata non è solo un nemico - ricorda con orgoglio di aver salvato Firenze dalla distruzione dopo Montaperti.
Personaggio complesso: Farinata è dannato ma mantiene una grandezza tragica che lo rende indimenticabile.
Il canto si chiude con la spiegazione di come i dannati vedano il futuro ma non il presente - una condizione che aumenta la loro sofferenza.

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Il Tredicesimo Canto: La Selva dei Suicidi
Sei nel secondo girone del settimo cerchio, in una selva terrificante dove non crescono fiori o alberi normali, ma solo cespugli neri e contorti. Qui vivono le Arpie, creature mostruose che nidificano sui rami e tormentano le anime.
Quando Virgilio invita Dante a spezzare un ramoscello, succede qualcosa di sconvolgente: dal ramo escono sangue e parole. Gli alberi stessi sono le anime dei suicidi! È una delle invenzioni più geniali di Dante: chi ha distrutto il proprio corpo in vita, ora è imprigionato in una forma vegetale.
Pier della Vigna è il protagonista di questo canto. Segretario fedelissimo dell'imperatore Federico II, cadde in disgrazia per l'invidia dei cortigiani e si uccise in prigione. Il suo linguaggio è raffinato e ricercato, pieno di figure retoriche che rispecchiano il suo ruolo di intellettuale di corte.
La punizione è perfetta nella sua crudeltà: chi si è tolto la vita non potrà riavere il proprio corpo neanche dopo il Giudizio Universale, ma dovrà accontentarsi di appenderlo al proprio albero come un vestito inutilizzato.
Condanna ferma: Dante considera il suicidio un peccato gravissimo perché distrugge il dono più prezioso di Dio.
Il canto si conclude con l'irruzione degli scialacquatori (che dilapidano i propri beni), inseguiti da cagne nere, e l'incontro con un suicida fiorentino anonimo che si impiccò in casa propria.

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Il Ventunesimo Canto: I Malebranche
Benvenuto nella quinta bolgia dell'ottavo cerchio, dove bollono nella pece nera i barattieri - quelli che hanno usato il potere pubblico per arricchirsi con tangenti e corruzioni. Il paesaggio ricorda l'Arsenale di Venezia, dove si riparavano le navi con la pece bollente.
I protagonisti assoluti sono i Malebranche (letteralmente "artigli del male"), diavoli con nomi grotteschi e minacciosi: Malacoda, Scarmiglione, Barbaricchia, Graffiacane e altri. Sono come una banda di teppisti che si divertono a tormentare i dannati con i loro runcigli (uncini).
Malacoda è il loro capo e mente spudoratamente a Virgilio, dicendogli che il ponte per la prossima bolgia è crollato (in realtà è intatto). Assegna una scorta di dieci diavoli per accompagnare i due poeti - una scorta che ovviamente ha cattive intenzioni.
La cosa più divertente è l'atteggiamento dei diavoli: sono malvagi ma anche comici nella loro rozzezza. Il canto si chiude con una nota grottesca: i Malebranche fanno suonare una "tromba" molto particolare a Barbariccia per dare il segnale della partenza.
Stile innovativo: Dante mescola il sublime e il comico, creando momenti di pura ironia anche nell'Inferno.
Questo è uno dei canti più teatrali dell'Inferno, dove Dante mostra la sua capacità di variare il tono narrativo.

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Il Ventiseiesimo Canto: Ulisse
Eccoti di fronte a uno dei canti più famosi e studiati dell'Inferno! Nell'ottava bolgia sono puniti i consiglieri di frode, imprigionati dentro fiamme che li avvolgono completamente. La più affascinante di queste fiamme è quella biforcuta che contiene Ulisse e Diomede.
Ulisse racconta la sua ultima avventura, quella che Omero non aveva mai narrato. Dopo essere tornato a Itaca, l'eroe non riuscì a resistere al richiamo dell'ignoto e convinse i suoi compagni anziani a intraprendere un ultimo viaggio oltre le Colonne d'Ercole, verso l'emisfero australe.
Il suo discorso ai compagni è uno dei più belli della letteratura: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". È un inno alla conoscenza e alla dignità umana che ti emoziona ancora oggi.
Ma questo desiderio di conoscenza diventa tracotanza quando Ulisse spinge i suoi uomini oltre i limiti stabiliti da Dio. Dopo cinque mesi di navigazione, avvistano una montagna altissima (il Purgatorio) ma un turbine affonda la loro nave.
Messaggio complesso: Dante ammira la sete di conoscenza di Ulisse ma condanna la sua superbia di voler oltrepassare i limiti umani.
Ulisse rappresenta la ragione umana che vuole conoscere tutto ma senza l'aiuto della fede - un limite che solo Dante-pellegrino, guidato da Virgilio e poi da Beatrice, riuscirà a superare.
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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