La Sera del Dì di Festa
Immagina di essere solo dopo una giornata di festa mentre tutti dormono tranquilli. È proprio questa la situazione che vive Leopardi in questa poesia del 1820. Il notturno lunare che apre il componimento crea un'atmosfera magica, ma ben presto lascia spazio alla cruda realtà.
La poesia si divide in due parti ben distinte. Nella prima (versi 4-24), emerge il contrasto stridente tra la fanciulla spensierata che si abbandona alle sue gioie e il poeta, che si sente condannato dalla natura all'infelicità. Leopardi mette in scena tutta la sua rabbia giovanile con gesti violenti: si getta per terra, grida e freme.
La seconda parte (versi 24-46) cambia totalmente registro. Un canto solitario che si allontana nella notte fa riflettere il poeta sul passare inesorabile del tempo. Quel canto, che sottolinea il silenzio notturno, gli ricorda come anche la gloria dei popoli antichi sia svanita nell'oblio.
Curiosità: Il passaggio tra le due parti avviene a metà verso, creando una continuità che lega il dolore personale alla riflessione universale sul tempo.











