Il contesto storico e le Operette Morali
Leopardi vive in un'epoca di grandi cambiamenti: ha visto l'ascesa e la caduta di Napoleone, la Restaurazione che ha riportato i vecchi sovrani, e i primi moti risorgimentali. La sua famiglia, fedele al Papa e all'Austria, lo cresce con idee conservatrici, ma lui sviluppa una visione critica del mondo che lo circonda.
Culturalmente si trova nel passaggio dal Neoclassicismo al Romanticismo. I neoclassici adoravano l'antichità greca e romana come modelli di perfezione, mentre i romantici esaltavano sentimento, individualità e dolore. Leopardi crea una sintesi originale: ama i classici ma esprime temi tipicamente romantici come l'infelicità e l'infinito.
Le Operette Morali (1824-1832) sono 24 prose filosofiche scritte come dialoghi, spesso ironici e sarcastici. Qui Leopardi mette in scena personaggi storici, mitologici o di fantasia per esplorare i grandi temi dell'esistenza. Il "Dialogo della Natura e di un Islandese" è forse il più famoso: un viaggiatore che ha girato il mondo per sfuggire alle sofferenze si trova faccia a faccia con la Natura, che gli rivela la sua totale indifferenza verso il dolore umano.
Lo Zibaldone è invece il suo diario personale: oltre 4000 pagine di appunti, riflessioni, scoperte linguistiche e filosofiche. Non era destinato alla pubblicazione, ma oggi lo consideriamo fondamentale per capire come si è formato il suo pensiero.
Concetto chiave: Le Operette Morali segnano il passaggio dal "pessimismo storico" (l'infelicità è colpa della civiltà moderna) al "pessimismo cosmico" (l'infelicità è nella natura stessa della vita).