L'era vittoriana: società e riforme
L'ascesa al trono della Regina Vittoria nel 1837 segnò l'inizio di un regno che durò quasi 64 anni, fino al 1901. Il suo forte senso del dovere la rese il simbolo ideale di una monarchia costituzionale. Sposata con Alberto di Sassonia, con cui ebbe nove figli, la famiglia reale divenne un modello di rispettabilità per tutta la nazione.
Questo periodo fu caratterizzato da importanti riforme sociali. Il primo Reform Act estese i diritti di voto alle grandi città industriali, mentre il Poor Law Amendment Act istituì le workhouses come deterrente contro la povertà. Il Factory Act impedì lo sfruttamento dei bambini nelle fabbriche, limitando il loro impiego a 48 ore settimanali.
I vittoriani erano grandi moralizzatori: sostenevano il dovere personale, il duro lavoro, il decoro e la castità. Questa morale rigorosa celava però un'evidente ipocrisia sociale: le donne non sposate con figli erano considerate "donne cadute" e la classe media era ossessionata da gentilezza e decoro. La vita privata era dominata da un padre autoritario, e le donne erano soggette all'autorità maschile.
Curiosità: Il termine "vittoriano" è diventato sinonimo di "puritano", rappresentando un'idea di estrema repressione morale che caratterizzava l'apparenza pubblica, spesso in contrasto con la realtà privata.











