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Giovanni Verga - Realismo - Positivismo - Scapigliatura

19/10/2022

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Giovanni Verga
Biografia
Wednesday, 5 October 2022
Vita
Giovanni Verga, nato a Catania nel 1840 in un'agiata famiglia di proprietari terrier

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Giovanni Verga Biografia Wednesday, 5 October 2022 Vita Giovanni Verga, nato a Catania nel 1840 in un'agiata famiglia di proprietari terrieri, mostra presto un particolare interesse per la letteratura. A soli quindici anni scrive il suo primo romanzo, ben presto si dedica interamente all'attività di scrittore e giornalista abbandonando gli studi universitari di Legge. Dopo aver trascorso la giovinezza in Sicilia, si trasferì prima a Firenze poi a Milano, dove venne in contatto con gli ambienti della Scapigliatura. A Firenze, Verga, conosce Luigi Capuana e Federico De Roberto che insieme Verga formeranno i principali esponenti del Verismo. Verga legge e si appassiona ad autori dell'epoca come i rappresentanti delle correnti letterarie del Realismo e del Naturalismo francese. Verga nella sua vita rivolge l'attenzione al mondo degli uomini, dei senza speranza, degli uomini destinati a soccombere nella dura lotta per l'esistenza. Ritornato a Catania, visse appartato fino alla morte scrivendo pochissimo, avvenuta nel 1922 (82 anni). Scapigliatura La Scapigliatura fu un movimento letterario di contestazione antiborghese, che sorse in Italia nel ventennio 1860-880. Essa fu chiamata milanese o lombarda perché essendo la Scapigliatura un movimento di protesta contro la società borghese, Milano, che era il centro dinamico della borghesia italiana, divenne il centro ideale del movimento. Il termine Scapigliatura deriva dal titolo di un romanzo, "La scapigliatura e il 6 febbraio" (è la data di...

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Didascalia alternativa:

un moto mazziniano fallito, durante il quale muore il protagonista del romanzo) di Carlo Righetti che lo pubblicò con l'anagramma di Cleto Arrighi. Esso vuole essere il corrispondente di "boheme" che significa "vita da zingari" come "scapigliati" significa "quelli che vivono da zingari". Così i termini "scapigliatura" e "scapigliati" vennero usati per indicare comportamenti anticonformistici, irriverenti e ribelli di alcuni letterati nei confronti della cultura e della società del loro tempo. Gli scapigliati anticiparono in Italia motivi e forme di due movimenti posteriori: Verismo e Decadentismo. Poetica nsie La poetica di Verga esprime un grande pessimismo, che unisce l'impossibilità dell'elevazione del proprio essere, con quella di tipo economico o sociale. Il destino si doveva accettare al più presto, chi lo faceva diceva che fosse una vita vissuta dignitosamente, al contrario si viveva nella disgrazia. Verga ci vuol fare capire, che non dobbiamo mai lasciare quello che abbiamo, perché andremo incontro alla sconfitta ("mai lasciar la strada vecchia per quella nuova"). La vita è infatti una dura lotta per la sopravvivenza e quindi per la sopraffazione, un meccanismo crudele che schiaccia i deboli e permette ai forti di vincere: è questa la legge della natura (la legge del diritto del più forte) che nessuno può modificare perché non ci sono alternative. Contesto Storico Egli visse in un'epoca di transizione, caratterizzata dal passaggio dall'idealismo dell'Italia risorgimentale allo scetticismo positivistico dell'Italia post-unitaria, tanto vero che questa rinuncia all'idealismo romantico in nome di un atteggiamento di fiducia nella scienza si tradusse nel Verga in una forma di rassegnazione e accentuò la sua visione pessimistica della vita, vista come una drammatica lotta in cui solo il più forte è destinato a vincere e il più debole, fatalmente a soccombere. Realismo Il Realismo nasce come contrapposizione alle tendenze spiritualistiche del Romanticismo e vuole fornire un quadro oggettivo della realtà, evitando l'idealizzazione delle storie e dei personaggi. Il Realismo si caratterizza per una nuova attenzione alla condizione degli umili, delle classi più povere e disagiate. Il Realismo amplifica i temi da raccontare, da rappresentare nei romanzi, e si estende l'attenzione a tutte le classi sociali e a tutte le condizioni, inoltre c'è una forte critica alle ingiustizie del sistema e alle disuguaglianze. Il personaggio del romanzo realista perde ogni aspetto eroico ed eccezionale che caratterizzava i personaggi romantici. E nella sua descrizione della realtà, nella ricerca di una descrizione obiettiva e rigorosa, si guarda al romanzo come a uno strumento di intervento sociale. Cause • Storiche (Italia) →fallimento dei moti insurrenziali del 1848 e fallimento della prima guerra di indipendenza di Novara • Scientifiche scoperte scientifiche, l'uomo non è più quella creatura privilegiata, celebrata nelle vecchie dottrine antropocentriche, ma una creatura come altre. La nuova scienza fa sorgere una nuova filosofia: il positivismo. Positivismo Il positivismo è una corrente filosofica che esprime il pensiero della nuova società borghese e fa da supporto teorico alla seconda rivoluzione industriale. Il Positivismo crede nel progresso della scienza e che essa possa favorire la felicità dell'uomo. Tale filosofia è definita "Positivismo", perché i tori positivisti credono solo nei fatti positivi, ovvero quelli che si possono dimostrare scientificamente, mentre ciò che è metafisico o spirituale non gli interessa. La scienza diventa quindi lo strumento per conoscere e migliorare la realtà a favore dell'uomo, per spiegarla oggettivamente e dominarla. Naturalismo I Naturalismo si afferma in Francia nella seconda metà dell'Ottocento, esso trova i propri fondamenti nel Positivismo. Il Naturalismo si fonda sul presupposto che la letteratura possa analizzare e rappresentare la natura dell'uomo e la società umana con la stessa oggettività con cui le scienze trattano i fenomeni naturali. Il romanzo deve riprodurre la realtà e il suo autore deve comportarsi come uno scienziato: il sentimento personale non deve intervenire a mutare la realtà dei fatti narrati. Naturalismo di Zola || più importante naturalista francese è Emile Zola. Le concezioni che stanno alla base della sua narrativa si trovano esposte nel saggio Il romanzo sperimentale del 1880. In quest'opera egli sostiene che il romanzo deve applicare il metodo scientifico all'analisi della realtà: come l'uomo è passato dallo studio della fisica (realtà inorganica) alla fisiologia (realtà organica), Zola vuole studiare la realtà spirituale e passionale, determinata dalle leggi fisse come quelle che regolano la fisica e la biologia; quindi il compito del romanziere è quello di scoprire tali leggi. Secondo Zola, il lavoro dello scrittore-scienziato si può svolgere solo in un regime repubblicano e democratico, che utilizzi gli strumenti della scienza moderna per realizzare il progresso e il benessere degli uomini. Verismo Il verismo è una corrente letteraria che si è affermata nel corso dell'Ottocento in Italia grazie allo scrittore siciliano Giovanni Verga, il quale dedicava la sua attività letteraria alla scrittura di racconti di vita quotidiana. Come il naturalismo francese, il verismo si fonda sui principi del movimento letterario positivista. Il verismo si basa sul vero, ovvero racconta eventi di vita quotidiana reali, così come sono. Il soggetto di cui spesso racconta il verismo sono le classi sociali meno abbienti, come per esempio quella contadina e si occupa anche dei loro diritti. Oltre a raccontare la verità, uno dei tratti tipici del verismo è per esempio quello del pessimismo, in quanto le opere veriste danno una concezione pessimista della vita di tutti i giorni. Inoltre nelle opere veriste, gli autori non devono mai commentare la realtà, ma devono solo limitarsi a descriverla. Verga e Zola Verga è diverso dallo Zola e dagli altri naturalisti francesi in primo luogo perché non ha nessuna fiducia nel rinnovamento della società e nessuna volontà di denuncia e di polemica sociale, poi perché ha un profondo rispetto per gli umili vinti che il Verga non guarda con distacco scientifico, come soggetti patologici, ma come esseri umani. Inoltre Zola e i naturalisti rappresentano la vita del solo proletariato urbano, il Vega rappresenta la condizione di tutti gli uomini, tutti ugualmente condannati al dolore e all'infelicità, tutti soggetti ad un fato tirannico e crudele. Vita dei Campi Vita dei campi è una raccolta di 8 novelle. La Roba Novella scritta da Verga che precede il romanzo di "Mastro don Gesualdo" Trama Il protagonista della novella è Mazzarò, un uomo ricco, che ha ottenuto la sua immensa ricchezza lavorando duramente per tutta la vita. Mazzarò è descritto come un uomo tirchio e avaro; possedeva moltissimi terreni che durante il suo lavoro come contadino aveva rubato al suo signore. Nel corso della sua vita aveva collezionato talmente tanta "roba" che aveva allontanato famigliari e amici, spaventando ogni persona che volesse instaurare qualsiasi tipo di rapporto con lui. Ormai vecchio, Mazzarò si rende conto che nonostante la sua ricchezza, accumulata nel tempo, la sua anima è vuota. Personaggi • Mazzarò - protagonista della novella, è un uomo che ha passato la maggior parte della sua vita ad accumulare roba: lavorando 14 ore al giorno come contadino, e rubando i terreni al suo barone, per poi allargarli a dismisura. Mazzarò, seppur ricco e intelligente, è anche molto avido, ad esempio si nutre di solo pane e cipolla, giustificandosi con il fatto che il costo per altro cibo è altissimo. Mazzarò è descritto come un uomo che ha solo un po' di grasso sulla pancia. Mazzarò, una volta invecchiato, si rende conto che la roba che ha accumulato per tutta la sua vita non conta nulla, anzi una volta morto questa sarebbe scomparsa. Tema Il tema dominante della novella è il destino, o fato, avverso l'uomo; qualsiasi cosa l'uomo sceglie di vivere la sua esistenza, prima o poi arriverà la morte, e tutti i beni terreni accumulati, come nel caso di Mazzarò, spariranno. Fantasticheria Novella scritta da Verga che fa parte del Ciclo dei Vinti e che precede il romanzo di "I Malavoglia" Essa racconta di una nobile donna, amica del narratore, che giunge ad Aci Trezza, una frazione di un piccolo paese della Sicilia, ed essendosene innamorata, decide di trattenersi per addirittura un mese. In realtà ben presto, affievolitisi lo stupore e l'ammirazione per la bellezza del paesaggio, la donna termina le attività da poter svolgere e si scopre stanca di quel luogo che tanto aveva amato. Decide perciò di tornare a casa propria e, una volta pronta per la partenza, si chiede come possa la gente del luogo trascorrervi una vita intera. A questo punto il narratore, utilizzando una serie di flashback e intrecci temporali, inizia a raccontare le storie del popolo di Aci Trezza, costituito prevalentemente da pescatori. Costoro conducevano una vita grama, fatta di stenti, miseria e molte sventure. Nonostante tutto il loro desiderio più grande era proprio quello di morire laddove erano nati. Questo loro principio di vita è definito "l'ideale dell'ostrica", poiché i Trezzani, così si chiamano gli abitanti di Aci Trezza, proprio come le ostriche, non volevano staccarsi dal proprio scoglio per nessuna ragione. Quando tuttavia decidevano di farlo, allora venivano inghiottiti dal mare della vita, che se li portava via. La Lupa Famosa novella inserita nella raccolta Vita dei campi, la sua caratteristica più importante è il personaggio principale femminile, una protagonista molto diversa rispetto agli altri personaggi femminili dell'autore verista. Trama La lupa è è ambientata in un piccolo paese in Sicilia. La protagonista è Gnà Pina, che viene soprannominata dalla comunità "la Lupa" a causa del suo comportamento e del suo fisico molto sensuale. Le altre donne del paese osservano la lupa con un misto di invidia e paura tanto che, quando la vedono camminare da sola, arrivano a farsi il segno della croce. La figlia della Lupa, Maricchia, ha invece un carattere dolce e sensibile e soffre di solitudine poiché, a causa del comportamento della madre, è anche lei un'esclusa. Un giorno La Lupa si imbatte in un giovane appena tornato dal servizio militare, Nanni. || ragazzo lavora come bracciante nei campi vicino alla sua abitazione e, in realtà, è innamorato della figlia della Lupa, Maricchia. Gnà Pina, follemente innamorata del giovane, decide di dargli in sposa la figlia a una condizione: i ragazzi, dopo il matrimonio, si sarebbero dovuti trasferire a vivere a casa della Lupa. Il piano diabolico della Lupa si compie e, una volta trasferitisi a casa di Gnà Pina, questa proverà in tutti i modi a sedurre il marito della figlia, Nanni. Maricchia denuncia la madre alle forze dell'ordine che chiamano Nanni per interrogarlo: il ragazzo confessa l'adulterio e si giustifica dicendo che la donna era per lui come una tentazione dell'inferno. Le forze dell'ordine chiedono alla Lupa di lasciare la casa che condivide con la figlia Maricchia e Nanni ma questa non vuol sentire ragioni. Durante il lavoro Nanni viene ferito da un mulo e rischia la morte. Il prete, chiamato a dare l'estrema unzione al ragazzo, si rifiuta di farlo poiché Gnà Pina è ancora all'interno dell'abitazione. La Lupa decide così di allontanarsi per un periodo ma, al suo ritorno a casa, continua a provare a sedurre Nanni che, disperato, la uccide con un gesto brutale ed estremo che chiude rapidamente la novella. Analisi La figura femminile qui descritta è caratterizzata da questa sessualità così estrema e animalesca da essere paragonata al diavolo o a una strega. La donna sembra riuscire ad ammaliare il povero Nanni, che non riesce a resistere alla donna e cede alle sue tentazioni come se fosse sotto l'effetto di un incantesimo che si può rompere solo in modo brutale e quindi con un assassinio. Ciclo dei Vinti Con il termine Ciclo dei Vinti viene indicato l'insieme dei romanzi di cui avrebbe dovuto comporsi un impegnativo progetto letterario dello scrittore siciliano Giovanni Verga. Mastro don Gesualdo Trama Mastro don Gesualdo, il quale punta all'elevazione sociale, vuole sposare una dei fratelli Trao: Bianca. Bianca era però stata sorpresa in camera da letto con il cugino Ninì Rubiera ma la madre di quest'ultimo si oppone al matrimonio riparatore. Mastro don Gesualdo sposa Bianca ma finisce per soffrire di una sorta di esclusione: si sente escluso da una parte dal mondo aristocratico, e dall'altra dal mondo dal quale veniva. Insomma: se per gli aristocratici era sempre rimasto un mastro, per il popolo era diventato un don. Uno dei dolori maggiori gli è però arrecato dalla moglie e dalla figlia, nata in verità dalla precedente relazione della moglie con il cugino Ninì Rubiera. Mastro don Gesualdo, infatti, non si sente amato dalla propria famiglia. Manda la figlia in un collegio per nobili e la vizia ma i due si allontanano quando la ragazza si innamora del cugino Corrado La Gurna. Mastro don Gesualdo però aveva altri programmi per la figlia Isabella: darla in sposa a un nobile palermitano. Alla fine Mastro don Gesualdo si ritrova vedovo, lascia il paese a causa dei moti del 1848 e di un cancro incurabile e si stabilisce a vivere a casa della figlia, dove assiste alla dilapidazione delle sue stesse ricchezze. Personaggi • Mastro don Gesualdo protagonista del romanzo che muore da solo poiché nella vita aveva dato la priorità solo all'accumulo di ricchezze e all'ascesa sociale. • Bianca Trao moglie di don Gesualdo che proviene da una famiglia di nobili decaduti e guarda con disprezzo al marito poiché proveniente da una classe sociale molto diversa dalla sua. • Isabella figlia di Bianca e Gesualdo che sposa un nobile palermitano che sperpera il patrimonio di mastro don Gesualdo. Analisi Mastro don Gesualdo è però un escluso: inizia con il mestiere di muratore (ed è per questo che viene soprannominato Mastro) e finisce per sposare una nobildonna, dopo essersi arricchito, guadagnando l'appellativo di don. È quindi visto male sia dai paesani di basso ceto sia dai nobili a causa della sua ascesa sociale. Con il romanzo Mastro don Gesualdo, Giovanni Verga rappresenta la decadenza dell'aristocrazia e tratteggia le caratteristiche dell'ascesa della borghesia contemporanea del suo tempo. Una borghesia votata all'individualismo e al materialismo. I Malavoglia I Malavoglia è il romanzo più famoso di Giovanni Verga e quello in cui l'autore riesce a esprimere al meglio la poetica del Verismo. Si tratta del racconto delle sventure di una famiglia di pescatori siciliani negli anni successivi all'Unità d'Italia. Trama Il romanzo narra la storia della famiglia Toscano, detta malignamente dal popolo "Malavoglia", una famiglia di pescatori del piccolo paese siciliano di Aci Trezza. Padron 'Ntoni è il capofamiglia e l'unità e l'economia familiare sono garantite dalla casa del nespolo e dal peschereccio, chiamato "La Provvidenza", ma una serie inarrestabile di disastri colpirà la famiglia. Il giovane 'Ntoni, nipote di Padron 'Ntoni, deve partire per il militare e la famiglia è costretta ad assumere un lavoratore. A ciò si aggiunge una cattiva annata per la pesca e il bisogno di una dote per Mena, la figlia maggiore, che si deve sposare. Padron 'Ntoni decide allora di tentare la via del commercio, ma la Provvidenza - la barca che serve al sostentamento di tutta la famiglia - naufraga e muore Bastianazzo, figlio di Padron 'Ntoni e futuro capofamiglia. La nave era carica di lupini comprati a credito dall'usuraio Zio Crocefisso. Questo evento causa la rovina economica dei Malavoglia, che perdono anche la casa del nespolo. Poco dopo il colera uccide la madre. La Providenza, che era stata riparata, naufraga di nuovo, i membri della famiglia rimangono senza lavoro e sono costretti ad arrangiarsi con lavoretti poco redditizi. Intanto il giovane 'Ntoni, partito per il militare, entra in contatto con il mondo esterno. Finito il servizio militare si rifiuta di tornare a casa per dedicarsi al duro lavoro che le difficoltà economiche della famiglia gli imporrebbero. Decide di dedicarsi al contrabbando e a una vita dissipata. Finisce in carcere dopo una rissa con la guardia che aveva tentato di sedurre la sorella Lia. L'altro nipote, Luca, muore durante la battaglia di Lissa del 1866. Lia, dopo l'episodio con la guardia, si sente disonorata e fugge a Catania, dove finisce per lavorare come prostituta. A causa di questo Mena non può più sposarsi. Il nucleo familiare è completamente distrutto e Padron 'Ntoni, ormai malato, si avvicina alla morte. Tuttavia, dopo tanti sacrifici, l'ultimo nipote, Alessi, riesce a ricomprare la casa del Nespolo e tenta di ricostruire il nucleo familiare senza però riuscirci: Padron 'Ntoni muore in ospedale, lontano dalla casa e dalla famiglia mentre il giovane 'Ntoni, uscito dal carcere, capisce di non poter più esser parte di quella vita e abbandona per sempre il paese natale. Significato La vicenda dei Malavoglia assume un carattere mitico, diventa simbolo assoluto e descrive le vicende di tante famiglie dell'epoca e la fine di un mondo che interessò moltissime persone. Tuttavia quello tradizionale non è un mondo idealizzato poiché viene rappresentato in tutti i suoi aspetti negativi. La nostalgia che deriva dalla lettura delle vicende narrate nasce solo dalla distanza, dal nostro trovarci altrove, nel mondo borghese e moderno che ha sostituito quello tradizionale. Rosso Malpelo Trama La novella inizia con la presentazione del personaggio di Malpelo, un giovane che lavora in una cava di sabbia siciliana e che è ritenuto da tutti essere malvagio a causa dei suoi capelli rossi. Per questo motivo il giovane è malvoluto dalla sua famiglia, che si vergogna di lui, e maltrattato dai suoi compagni di lavoro. In risposta a questo Malpelo vive completamente isolato. Nel racconto si dice che lo tenevano a lavorare lì solo perché il padre era morto nella cava in seguito al crollo di una parete. Viene descritta la morte del padre, a cui Malpelo è presente. Tutti gli uomini giunti in soccorso rinunciano subito a salvarlo, giudicando l'impresa impossibile, e solo Malpelo continua a scavare inutilmente per tirarlo fuori dalle macerie. Tornato a lavoro dopo la morte del genitore, Malpelo è ancora più solitario e i compagni si accaniscono di più su di lui. Gli vengono affidati tutti i lavori più duri e pericolosi e il ragazzo sfoga la sua rabbia contro un vecchio asino. A questo punto entra in scena un altro personaggio, il giovane Ranocchio, momentaneamente zoppo dopo un incidente. Malpelo inizia a tormentare il ragazzo, ma in questo comportamento si cela il suo modo di essergli amico e di prepararlo per il mondo. Viene descritto anche un ritorno a casa del protagonista, che si reca dalla madre e la sorella. Le due donne però si vergognano di lui e non vedono l'ora che torni alla cava a lavorare. In questo momento viene ritrovato il cadavere del padre, evento che sconvolge moltissimo Malpelo. Il ragazzo prende i vestiti del genitore e inizia a custodirli con gelosia. La scia di morti, però, non è finita: anche l'asino che Malpelo usava picchiare viene trovato morto e il suo cadavere viene mangiato dalle bestie. Il protagonista porta Ranocchio a vedere la scena per dargli una lezione sulla vita, ma il ragazzino non vivrà mai la vita a cui Malpelo lo sta preparando: Ranocchio si ammala e Malpelo fa appena in tempo ad andare a trovarlo prima che muoia. Dopo la morte di Ranocchio arriva alla cava un uomo evaso di prigione che si sta rifugiando per sfuggire alla cattura, ma che alla fine decide di andar via, preferendo il carcere alla vita sottoterra. Nel finale Malpelo viene mandato in esplorazione in una zona pericolosa della cava e non fa più ritorno, presumibilmente morto nel labirinto dei cunicoli. Tematica Esclusione del "diverso"