Il Risorgimento e le idee per l'unità
Il Risorgimento italiano va dal Congresso di Vienna (1815) fino all'unità d'Italia nel 1861, anche se alcuni storici lo estendono fino al 1870 con l'annessione del Lazio. In questo periodo nasce il desiderio di creare un unico stato italiano, ma le idee su come raggiungerlo erano molto diverse.
Giuseppe Mazzini credeva nelle insurrezioni popolari: voleva cacciare l'Austria attraverso rivolte del popolo e creare una Repubblica. Le sue parole d'ordine erano "Dio" e "Popolo" - non in senso religioso, ma come sacralità della patria. Nel 1831 fondò la "Giovine Italia" a Marsiglia (era in esilio) per diffondere le sue idee.
Mazzini organizzò molte insurrezioni che però fallirono tutte, come quella dei fratelli Bandiera in Calabria nel 1844. Il problema? Era sempre il popolo contro l'esercito professionale. Nonostante i fallimenti, Mazzini creò la coscienza nazionale: l'idea che gli italiani fossero un popolo unico.
💡 Ricorda: Mazzini è considerato il "padre" dell'idea di nazione italiana, anche se i suoi metodi rivoluzionari non ebbero successo pratico.
Vincenzo Gioberti, sacerdote piemontese, aveva idee più moderate. Nel suo libro "Del primato morale e civile degli italiani" (1843) proponeva una confederazione di stati guidata dal Papa - il cosiddetto neoguelfismo. Riteneva le idee di Mazzini troppo irrealistiche.
Cesare Balbo invece voleva una confederazione guidata dai Savoia. Secondo lui l'Austria era il vero ostacolo all'unità italiana e bisognava convincerla a rinunciare al nord Italia per espandersi nei Balcani. Infine, Carlo Cattaneo sognava una "Repubblica federale" come la Svizzera - più moderata di Mazzini perché manteneva le autonomie locali, ma comunque rivoluzionaria perché prevedeva la cacciata dei regnanti.