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L’Italia comunale e l’impero

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Valentina Grecucci

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3ªl

Sintesi

L’Italia comunale e l’impero

 L'Italia comunale e l'Impero
La nascita del Comune
I centri urbani crescono d'importanza
Tra il IX e il X secolo, l'incapacità del potere i

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L'Italia comunale e l'Impero La nascita del Comune I centri urbani crescono d'importanza Tra il IX e il X secolo, l'incapacità del potere imperiale di governare i territori sotto il loro controllo aveva determinato profonde trasformazioni nelle campagne, come l'incastellamento e l'affermazione delle signorie di banno. contemporaneamente importanti cambiamenti erano avvenuti nelle città, molte città iniziarono a svilupparsi come organismi politici autonomi e tra il XII e il XIII secolo riuscirono a controllare le campagne a loro circostanti. Nasce il Comune, patto giurato tra cittadini L'amministrazione e la difesa dei centri urbani erano affidate al vescovo. Egli Si comportava in modo autonomo: si occupava di riscuotere i tributi e di garantire l'ordine pubblico, a tale scopo aveva il suo servizio una clientela di Signori e cavalieri. Gli aristocratici reclamarono un ruolo più importante nel governo della città. Tutti i Cittadini si allearono fra di loro per difendere in modo autonomo la propria città. TAli Alleanze venivano sancite da un patto giurato che noi chiamiamo comune. Inizialmente furono le principali famiglie a porsi alla guida delle nuove istituzioni; nel XIII e XIV secolo parteciparono alla gestione anche i mercanti e grandi banchieri. La città medievale: una selva di torri col tempo, il gruppo dei milites si accrebbe di nuove famiglie che si trasferivano in città. Molti aristocratici avevano mantenuto i loro castelli nelle...

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campagne, ma intendevano esibire il loro status anche in città; abitavano in palazzi Fiancheggiati da torri. Queste servivano per difendersi durante le frequenti lotte cittadine che le famiglie ingaggiavano per il predominio. un erudito (persona con sapere in molti campi) inglese, il maestro Gregorio, nella narrazione delle meraviglie della città di Roma, una guida per pellegrini composta fra il XII e XIII secolo esclamò: “Si deve ammirare con entusiasmo il panorama di tutta la città, in cui le torri sono così numerose da sembrare spighe" oggi basta guardare una città come per esempio san Gimignano per ritrovare un panorama del tutto simile a quello descritto dal maestro Gregorio. nuovi abitanti nella città: nascono le Arti o mestieri Erano giunti in Città molti contadini che si erano trasformati in commercianti, artigiani, uomini d'affari. Fra l'XI e il XII secolo per proteggere i loro diritti Si riunirono in corporazioni chiamate arti o mestieri. Alle corporazioni non erano ammessi gli apprendisti nè i salariati, ma soltanto i padroni delle botteghe, i cosiddetti maestri. Ne facevano parte anche i giudici e i notai. Gli iscritti alle arti stabilivano qualsiasi aspetto relativo alla corporazione: gli Standard di qualità, i prezzi dei prodotti finiti, le condizioni di lavoro dei sottoposti. Gli apprendisti e salariati non godevano di alcun diritto, non potevano contrattare orari o salari e non potevano riunirsi in associazioni né fare sciopero. A Firenze esistevano sette Arti maggiori: mercanti, giudici e notai, cambio, lana, seta, medici e speziali, vaiai e pellicciai. c'erano poi le cosiddette Arti Minori, artigiani e piccoli negozianti, calzolai, fabbri e fornai. I cittadini delle Arti gareggiavano in ricchezza con le famiglie aristocratiche. mercanti e banchieri Il mercante era un viaggiatore. Doveva e avere a disposizione somme di denaro per sostenere viaggi molto lunghi: occorrevano due anni, perché un mercante completasse il suo giro fra venezia, Londra e Alessandria d'Egitto. Il mercante doveva conoscere le lingue "volgari", la lingua internazionale del commercio in occidente fu il francese. In seguito fu sostituito dall'italiano. uno dei più antichi testi in lingua italiana un frammento di un libro di conti di banchieri, dei primi decenni del XII secolo. Nei centri di scambio si potevano trovare degli interpreti; ma i mercanti furono i primi a redigere dizionari bilingui, ad esempio in arabo e in latino. con lo sviluppo della città, apparve una nuova figura: il mercante sedentario. Stabiliva in Città una sede centrale gestiva i suoi affari appoggiandosi a soci e di impiegati che lo sostituivano. Per stendere i contratti di compravendita si Faceva aiutare dal notaio. Adoperava un registro a partita doppia, su una colonna i crediti e su un'altra i debiti. Con addizioni e sottrazioni poteva tenere sotto controllo i suoi conti. cominciò a usare le lettere di cambio o cambiali, il mercante depositava presso un banco il suo denaro e in cambio otteneva ricevute che valevano quanto il denaro depositato; con queste poteva saldare i propri debiti. Si formano compagnie di banchieri così ricchi da prestare somme di denaro a papi e sovrani. I banchieri guadagnavano in molti modi: 1. prestavano denaro a interesse. L'usura era vietata dalla chiesa ma, nelle Città dare denaro in prestito a interesse che non superasse il 20% era una pratica ammessa e diffusa. 2. I banchieri esercitavano il mestiere di cambiavalute: circolavano molti tipi di moneta da un luogo a un altro di valore differente. La circolazione di merci di lusso e l'aumento degli scambi resero necessarie valute di maggior valore, come oro e argento. Firenze, Genova e venezia iniziarono a coniare monete d'oro, come il fiorino, il Genovino e il Ducato. I banchieri avevano una bilancia con cui pesavano le monete per stimare il valore e calcolare il cambio. 3. Infine i banchieri assicuravano il carico delle navi impegnandosi a rimborsare il valore delle merci in caso di naufragio, intascavano se il viaggio era andato a buon fine. Lo sviluppo dei comuni I comuni in Italia I comuni si svilupparono secondo modalità differenti a seconda delle aree geografiche. Nell'Italia centro-settentrionale, fra l'XI e il XII secolo, i Cittadini appartenenti alle famiglie di aristocratici cominciarono a collaborare con i vescovi, a consigliarli nel governo fino a sostituirli, il più delle volte in modo pacifico; in alcuni casi, se un vescovo non approvava l'intraprendenza dei Cittadini, fecero ricorso alle armi. Si costituì una amministrazione separata da quella ecclesiastica. La lotta per le investiture avevano provocato una crisi nell'organizzazione amministrativa, il vescovo aveva perso la capacità di esercitare dominio sulla Città, a tutto vantaggio delle nuove forme di autogoverno comunale. Anche l'imperatore, che era il titolare del potere supremo, almeno all'inizio non fu in grado di opporsi ai comuni perché era impegnato a fronteggiare le rivolte dell'aristocrazia tedesca. L'imperatore, che aveva accettato l'autonomia dei vescovi, riconobbe le nuove forme di autogoverno cittadino e si accontentò che le città lasciassero solo alcuni diritti minori. Pretese di essere bene accolto e che il suo esercito fosse rifornito dalle città dove giungeva; volle che i comuni pagassero alcune tasse e che gli assicurassero un certo numero di uomini in armi. Quando l'imperatore si accorse che le città Stavano diventando autonome dalla sua autorità, reagì con estrema durezza. Il comune consolare Nei comuni italiani le èlite cittadine, per governarsi, si raccoglievano nell'arengo, un'assemblea che decideva in merito a problemi di interesse generale. Durante l'argento veniva eletta una magistratura di governo più ristretta, quella dei consoli, che svolgevano una funzione militare e giudiziaria. Il nome di consules era stato scelto per ricordare magistrati romani, quando Roma era governata in forma repubblicana. I consoli erano assistiti dal consiglio degli anziani; duravano in carica 6 mesi o un anno ed erano scelti fra le famiglie nobili Cittadine, qualche volta anche fra mercanti e banchieri. Per tutto il Medioevo l'ordinamento del comune escludeva dal governo i cittadini appartenenti alle classi sociali più umili. All'interno del comune, il ruolo assunto dalle classi aristocratiche generò dei conflitti che fesero violenta la vita quotidiana. Dalle torri nobili Si combattevano lotte, con lanci di frecce e sassi. Per questo chi possedeva una torre cercava di costruirla più alta di quella del vicino. Il comune interveniva decretando che tutte le torri fossero pareggiate. La situazione al di fuori dell'Italia Nell'alto Medioevo molte città sorte in età romana aveva continuato a mantenere una certa vitalità. Invece in altre regioni d'Europa, le città medievali non erano la continuazione di quelle antiche. Si trattava di città nuove nate come Borghi accanto a un grande monastero o fortezza. Erano abitate da mercanti e artigiani ai quali, in cambio di sottomissione, veniva garantita protezione. Al contrario delle città italiane, mancava una milizia cittadina che, grazie alla sua attitudine, era in grado di organizzare una rivolta o una difesa militare. Per questa mancanza, le città francesi o tedesche, nonostante la loro ricchezza monetaria, non divennero mai indipendenti e non riuscirono a conquistare mai il proprio contado. un'associazione analoga venne a crearsi nell'Italia centro meridionale, che non fu interessata dal fenomeno del comune; infatti, il potere centrale del sovrano rimase saldo. Scontro tra impero e comuni Guelfi, ghibellini e l'ascesa di Federico I di Barbarossa Lo sviluppo dei comuni in Italia fu favorito dalla latitanza dell'imperatore, alle prese con una lunga crisi dinastica. In Germania due grandi casate feudali, di Baviera e di svevia, erano in lotta per eleggere l'imperatore. I sostenitori di Baviera si chiamarono Guelfi; gli altri Ghibellini. La lotta si concluse nel 1152 con l'elezione di un re imparentato con tutte e due le casate: Federico I Hohenstaufen, chiamato il Barbarossa. I Sostenitori dell'impero continuarono a chiamarsi Ghibellini e guelfi i suoi avversari. In Italia, nella lotta fra Impero e papato, i comuni favorevoli al l'imperatore furono definiti Ghibellini, mentre quelli che si appoggiavano al papà Furono chiamati Guelfi. Questa contrapposizione non aveva motivazioni ideologiche, ma da una rivalità di potenza: Firenze era guelfa perché Pisa ghibellina. Federico I era intenzionato a rafforzare la sua autorità di imperatore in Germania. Ma la sua attenzione fu catturata da ciò che accadeva nell'Italia centro settentrionale. L'espansione di alcune città mise in allarme l'imperatore; senza che fosse interpellato, queste muovevano guerra alle città più piccole e ne conquistavano i territori. In campagna molti vassalli dell'imperatore chiedevano il suo aiuto. E Federico I reagì con determinazione. Non sui voleva riprendere il controllo, ma intendeva realizzare una centralizzazione del potere contro il moltiplicarsi di poteri locali causa di conflitti e di disordine. Barbarossa riteneva giusto che solo l' imperatore potesse amministrare la giustizia. Il progetto di Federico I riaffermava la volontà di riappropriarsi della gestione del potere, ma fu osteggiato dalle città dell'Italia Settentrionale, che non volevano rinunciare alla propria autonomia. Federico I, re di Italia e imperatore Federico nel 1154 decise di essere incoronato imperatore a Roma e rivendicare la sua autorità sui comuni. Al suo passaggio alcuni comuni Ghibellini, gelosi della potenza dei comuni vicini, lo accolsero con entusiasmo, a Pavia Federico fu incoronato re d'Italia. Dagli altri comuni fu ricevuto invece con rassegnazione o con ostilità. Federico però aveva polso Fermo: Tortona, una città piemontese che gli si era opposta, fu rasa al suoIO. A ROMA Era scoppiata una ribellione contro il pontefice Adriano Iv; nella città si trovava il riformatore religioso Arnaldo da Brescia, che con la sua predicazione si scagliava contro dell'alto clero. Lo strato del popolo povero di Roma aderì alla ribellione antipapale. Barbarossa giunse a Roma e sottomise la città, catturò Arnaldo e lo fece impiccare, per fare cosa grata a papа Adriano IV. I resti del corpo bruciato, furono gettati nel Tevere perché i romani non potessero venerare le ceneri come quelle di un martire. Il papa solennemente incoronò in Federico imperatore. Ottenuto il suo scopo, il Barbarossa ritornò in Germania. La dieta di Roncaglia In Italia nel 1158, Federico I convocò, nella piana di Roncaglia vicino a Piacenza, una dieta. Vi convennero gli aristocratici dell'Impero e i rappresentanti dei comuni: il Barbarossa espose il programma di riordinamento dell'Impero, noto con il nome di constitutio de regalibus. In base al programma le città non avevano diritto di fare pace o guerra per decisione del loro parlamento, ma dovevano assoggettarsi alla volontà dell'imperatore, che intendeva nominare un podestà, il quale avrebbe governato insieme ai consoli. Federico I voleva che fossero rispettati i diritti imperiali, le regalie: solo l'imperatore aveva il diritto di battere moneta, imporre pedaggi e riscuotere tasse, amministrare la giustizia. Il programma di Federico I, per i comuni significava perdere le libertà acquistate. Milano che aveva raggiunto una notevole potenza non accettò queste condizioni e osò ribellarsi, ma la reazione di Federico I fu durissima. LA Città fu presa e distrutta (1162). L'imperatore poté contare sull'aiuto di alcune Città, ostili a Milano, e volle che fossero i cittadini dei comuni a far cadere materialmente case, torri, porte e mura, in modo che, sfogando il loro odio, demolissero davvero tutto. La Lega Lombarda e la battaglia di Legnano Ben presto anche i comuni che avevano accolto con gioia la notizia della presa della città si accorsero quanto fosse pesante la sottomissione. I comuni si strinsero in varie leghe, là più famosa fu la lega lombarda, creata in seguito al giuramento di Pontida, di cui fecero parte quasi tutte le città del veneto, della Lombardia e della Romagna. Intanto Milano veniva ricostruita con l'aiuto della lega e con l'appoggio di papa Alessandro III, che si sentiva minacciato dalle ambizioni di potere dell'imperatore: il successore di Adriano IV aveva intrapreso una lotta contro Federico I. In onore di Alessandro III FU Chiamata AIESSANDR¡A la nuova città che stava sorgendo in un'ottima posizione strategica, perché sbarrava il passo all'imperatore che scendeva in Italia attraverso la val di susa. Quando nel 1174 il Barbarossa giunse nella penisola deciso a catturare il pontefice e a sconfiggere i comuni, non riuscì a Oltrepassare Alessandria. La cavalleria del Barbarossa non era equipaggiata per una guerra lunga perché non aveva sufficienti scorte. I comuni italiani più deboli in quanto ad armamento offensivo, potevano sfidare, chiusi nelle mura, l'esercito nemico. per sei mesi Federico assedio la città, infine fu costretto a cedere e a fare ritorno in Germania. Lo scontro decisivo fra imperatore e comuni avvenne nella battaglia di Legnano nel 1176. L'esercito imperiale stava per avere la meglio, quando i fanti, stretti intorno al carroccio, riuscirono a spezzare l'impeto della cavalleria dando tempo alla propria di riordinarsi. Alla fine i tedeschi furono sgominati e lo stesso imperatore, creduto morto, si salvò stento. Dopo una tregua, con la pace di costanza del 1183, Federico I concludeva la pace con i comuni. I comuni riconoscevano l'autorità dell'imperatore, ma l'imperatore riconosceva loro quelle libertà che avevano difeso. I comuni avevano diritto ad avere un governo autonomo. I progetti di rilancio dell'impero Federico I non aveva rinunciato alla sua visione politica e al progetto di riunificare i territori sotto il suo scettro. Non potendo vincere con le armi aveva pensato di vincere con le alleanze matrimoniali. Nel 1186 riuscì a far sposare il figlio Enrico con costanza di Altavilla, figlia del re normanno Ruggero

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Un appunto così carino per la scuola 😍😍, è davvero utile!

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campagne, ma intendevano esibire il loro status anche in città; abitavano in palazzi Fiancheggiati da torri. Queste servivano per difendersi durante le frequenti lotte cittadine che le famiglie ingaggiavano per il predominio. un erudito (persona con sapere in molti campi) inglese, il maestro Gregorio, nella narrazione delle meraviglie della città di Roma, una guida per pellegrini composta fra il XII e XIII secolo esclamò: “Si deve ammirare con entusiasmo il panorama di tutta la città, in cui le torri sono così numerose da sembrare spighe" oggi basta guardare una città come per esempio san Gimignano per ritrovare un panorama del tutto simile a quello descritto dal maestro Gregorio. nuovi abitanti nella città: nascono le Arti o mestieri Erano giunti in Città molti contadini che si erano trasformati in commercianti, artigiani, uomini d'affari. Fra l'XI e il XII secolo per proteggere i loro diritti Si riunirono in corporazioni chiamate arti o mestieri. Alle corporazioni non erano ammessi gli apprendisti nè i salariati, ma soltanto i padroni delle botteghe, i cosiddetti maestri. Ne facevano parte anche i giudici e i notai. Gli iscritti alle arti stabilivano qualsiasi aspetto relativo alla corporazione: gli Standard di qualità, i prezzi dei prodotti finiti, le condizioni di lavoro dei sottoposti. Gli apprendisti e salariati non godevano di alcun diritto, non potevano contrattare orari o salari e non potevano riunirsi in associazioni né fare sciopero. A Firenze esistevano sette Arti maggiori: mercanti, giudici e notai, cambio, lana, seta, medici e speziali, vaiai e pellicciai. c'erano poi le cosiddette Arti Minori, artigiani e piccoli negozianti, calzolai, fabbri e fornai. I cittadini delle Arti gareggiavano in ricchezza con le famiglie aristocratiche. mercanti e banchieri Il mercante era un viaggiatore. Doveva e avere a disposizione somme di denaro per sostenere viaggi molto lunghi: occorrevano due anni, perché un mercante completasse il suo giro fra venezia, Londra e Alessandria d'Egitto. Il mercante doveva conoscere le lingue "volgari", la lingua internazionale del commercio in occidente fu il francese. In seguito fu sostituito dall'italiano. uno dei più antichi testi in lingua italiana un frammento di un libro di conti di banchieri, dei primi decenni del XII secolo. Nei centri di scambio si potevano trovare degli interpreti; ma i mercanti furono i primi a redigere dizionari bilingui, ad esempio in arabo e in latino. con lo sviluppo della città, apparve una nuova figura: il mercante sedentario. Stabiliva in Città una sede centrale gestiva i suoi affari appoggiandosi a soci e di impiegati che lo sostituivano. Per stendere i contratti di compravendita si Faceva aiutare dal notaio. Adoperava un registro a partita doppia, su una colonna i crediti e su un'altra i debiti. Con addizioni e sottrazioni poteva tenere sotto controllo i suoi conti. cominciò a usare le lettere di cambio o cambiali, il mercante depositava presso un banco il suo denaro e in cambio otteneva ricevute che valevano quanto il denaro depositato; con queste poteva saldare i propri debiti. Si formano compagnie di banchieri così ricchi da prestare somme di denaro a papi e sovrani. I banchieri guadagnavano in molti modi: 1. prestavano denaro a interesse. L'usura era vietata dalla chiesa ma, nelle Città dare denaro in prestito a interesse che non superasse il 20% era una pratica ammessa e diffusa. 2. I banchieri esercitavano il mestiere di cambiavalute: circolavano molti tipi di moneta da un luogo a un altro di valore differente. La circolazione di merci di lusso e l'aumento degli scambi resero necessarie valute di maggior valore, come oro e argento. Firenze, Genova e venezia iniziarono a coniare monete d'oro, come il fiorino, il Genovino e il Ducato. I banchieri avevano una bilancia con cui pesavano le monete per stimare il valore e calcolare il cambio. 3. Infine i banchieri assicuravano il carico delle navi impegnandosi a rimborsare il valore delle merci in caso di naufragio, intascavano se il viaggio era andato a buon fine. Lo sviluppo dei comuni I comuni in Italia I comuni si svilupparono secondo modalità differenti a seconda delle aree geografiche. Nell'Italia centro-settentrionale, fra l'XI e il XII secolo, i Cittadini appartenenti alle famiglie di aristocratici cominciarono a collaborare con i vescovi, a consigliarli nel governo fino a sostituirli, il più delle volte in modo pacifico; in alcuni casi, se un vescovo non approvava l'intraprendenza dei Cittadini, fecero ricorso alle armi. Si costituì una amministrazione separata da quella ecclesiastica. La lotta per le investiture avevano provocato una crisi nell'organizzazione amministrativa, il vescovo aveva perso la capacità di esercitare dominio sulla Città, a tutto vantaggio delle nuove forme di autogoverno comunale. Anche l'imperatore, che era il titolare del potere supremo, almeno all'inizio non fu in grado di opporsi ai comuni perché era impegnato a fronteggiare le rivolte dell'aristocrazia tedesca. L'imperatore, che aveva accettato l'autonomia dei vescovi, riconobbe le nuove forme di autogoverno cittadino e si accontentò che le città lasciassero solo alcuni diritti minori. Pretese di essere bene accolto e che il suo esercito fosse rifornito dalle città dove giungeva; volle che i comuni pagassero alcune tasse e che gli assicurassero un certo numero di uomini in armi. Quando l'imperatore si accorse che le città Stavano diventando autonome dalla sua autorità, reagì con estrema durezza. Il comune consolare Nei comuni italiani le èlite cittadine, per governarsi, si raccoglievano nell'arengo, un'assemblea che decideva in merito a problemi di interesse generale. Durante l'argento veniva eletta una magistratura di governo più ristretta, quella dei consoli, che svolgevano una funzione militare e giudiziaria. Il nome di consules era stato scelto per ricordare magistrati romani, quando Roma era governata in forma repubblicana. I consoli erano assistiti dal consiglio degli anziani; duravano in carica 6 mesi o un anno ed erano scelti fra le famiglie nobili Cittadine, qualche volta anche fra mercanti e banchieri. Per tutto il Medioevo l'ordinamento del comune escludeva dal governo i cittadini appartenenti alle classi sociali più umili. All'interno del comune, il ruolo assunto dalle classi aristocratiche generò dei conflitti che fesero violenta la vita quotidiana. Dalle torri nobili Si combattevano lotte, con lanci di frecce e sassi. Per questo chi possedeva una torre cercava di costruirla più alta di quella del vicino. Il comune interveniva decretando che tutte le torri fossero pareggiate. La situazione al di fuori dell'Italia Nell'alto Medioevo molte città sorte in età romana aveva continuato a mantenere una certa vitalità. Invece in altre regioni d'Europa, le città medievali non erano la continuazione di quelle antiche. Si trattava di città nuove nate come Borghi accanto a un grande monastero o fortezza. Erano abitate da mercanti e artigiani ai quali, in cambio di sottomissione, veniva garantita protezione. Al contrario delle città italiane, mancava una milizia cittadina che, grazie alla sua attitudine, era in grado di organizzare una rivolta o una difesa militare. Per questa mancanza, le città francesi o tedesche, nonostante la loro ricchezza monetaria, non divennero mai indipendenti e non riuscirono a conquistare mai il proprio contado. un'associazione analoga venne a crearsi nell'Italia centro meridionale, che non fu interessata dal fenomeno del comune; infatti, il potere centrale del sovrano rimase saldo. Scontro tra impero e comuni Guelfi, ghibellini e l'ascesa di Federico I di Barbarossa Lo sviluppo dei comuni in Italia fu favorito dalla latitanza dell'imperatore, alle prese con una lunga crisi dinastica. In Germania due grandi casate feudali, di Baviera e di svevia, erano in lotta per eleggere l'imperatore. I sostenitori di Baviera si chiamarono Guelfi; gli altri Ghibellini. La lotta si concluse nel 1152 con l'elezione di un re imparentato con tutte e due le casate: Federico I Hohenstaufen, chiamato il Barbarossa. I Sostenitori dell'impero continuarono a chiamarsi Ghibellini e guelfi i suoi avversari. In Italia, nella lotta fra Impero e papato, i comuni favorevoli al l'imperatore furono definiti Ghibellini, mentre quelli che si appoggiavano al papà Furono chiamati Guelfi. Questa contrapposizione non aveva motivazioni ideologiche, ma da una rivalità di potenza: Firenze era guelfa perché Pisa ghibellina. Federico I era intenzionato a rafforzare la sua autorità di imperatore in Germania. Ma la sua attenzione fu catturata da ciò che accadeva nell'Italia centro settentrionale. L'espansione di alcune città mise in allarme l'imperatore; senza che fosse interpellato, queste muovevano guerra alle città più piccole e ne conquistavano i territori. In campagna molti vassalli dell'imperatore chiedevano il suo aiuto. E Federico I reagì con determinazione. Non sui voleva riprendere il controllo, ma intendeva realizzare una centralizzazione del potere contro il moltiplicarsi di poteri locali causa di conflitti e di disordine. Barbarossa riteneva giusto che solo l' imperatore potesse amministrare la giustizia. Il progetto di Federico I riaffermava la volontà di riappropriarsi della gestione del potere, ma fu osteggiato dalle città dell'Italia Settentrionale, che non volevano rinunciare alla propria autonomia. Federico I, re di Italia e imperatore Federico nel 1154 decise di essere incoronato imperatore a Roma e rivendicare la sua autorità sui comuni. Al suo passaggio alcuni comuni Ghibellini, gelosi della potenza dei comuni vicini, lo accolsero con entusiasmo, a Pavia Federico fu incoronato re d'Italia. Dagli altri comuni fu ricevuto invece con rassegnazione o con ostilità. Federico però aveva polso Fermo: Tortona, una città piemontese che gli si era opposta, fu rasa al suoIO. A ROMA Era scoppiata una ribellione contro il pontefice Adriano Iv; nella città si trovava il riformatore religioso Arnaldo da Brescia, che con la sua predicazione si scagliava contro dell'alto clero. Lo strato del popolo povero di Roma aderì alla ribellione antipapale. Barbarossa giunse a Roma e sottomise la città, catturò Arnaldo e lo fece impiccare, per fare cosa grata a papа Adriano IV. I resti del corpo bruciato, furono gettati nel Tevere perché i romani non potessero venerare le ceneri come quelle di un martire. Il papa solennemente incoronò in Federico imperatore. Ottenuto il suo scopo, il Barbarossa ritornò in Germania. La dieta di Roncaglia In Italia nel 1158, Federico I convocò, nella piana di Roncaglia vicino a Piacenza, una dieta. Vi convennero gli aristocratici dell'Impero e i rappresentanti dei comuni: il Barbarossa espose il programma di riordinamento dell'Impero, noto con il nome di constitutio de regalibus. In base al programma le città non avevano diritto di fare pace o guerra per decisione del loro parlamento, ma dovevano assoggettarsi alla volontà dell'imperatore, che intendeva nominare un podestà, il quale avrebbe governato insieme ai consoli. Federico I voleva che fossero rispettati i diritti imperiali, le regalie: solo l'imperatore aveva il diritto di battere moneta, imporre pedaggi e riscuotere tasse, amministrare la giustizia. Il programma di Federico I, per i comuni significava perdere le libertà acquistate. Milano che aveva raggiunto una notevole potenza non accettò queste condizioni e osò ribellarsi, ma la reazione di Federico I fu durissima. LA Città fu presa e distrutta (1162). L'imperatore poté contare sull'aiuto di alcune Città, ostili a Milano, e volle che fossero i cittadini dei comuni a far cadere materialmente case, torri, porte e mura, in modo che, sfogando il loro odio, demolissero davvero tutto. La Lega Lombarda e la battaglia di Legnano Ben presto anche i comuni che avevano accolto con gioia la notizia della presa della città si accorsero quanto fosse pesante la sottomissione. I comuni si strinsero in varie leghe, là più famosa fu la lega lombarda, creata in seguito al giuramento di Pontida, di cui fecero parte quasi tutte le città del veneto, della Lombardia e della Romagna. Intanto Milano veniva ricostruita con l'aiuto della lega e con l'appoggio di papa Alessandro III, che si sentiva minacciato dalle ambizioni di potere dell'imperatore: il successore di Adriano IV aveva intrapreso una lotta contro Federico I. In onore di Alessandro III FU Chiamata AIESSANDR¡A la nuova città che stava sorgendo in un'ottima posizione strategica, perché sbarrava il passo all'imperatore che scendeva in Italia attraverso la val di susa. Quando nel 1174 il Barbarossa giunse nella penisola deciso a catturare il pontefice e a sconfiggere i comuni, non riuscì a Oltrepassare Alessandria. La cavalleria del Barbarossa non era equipaggiata per una guerra lunga perché non aveva sufficienti scorte. I comuni italiani più deboli in quanto ad armamento offensivo, potevano sfidare, chiusi nelle mura, l'esercito nemico. per sei mesi Federico assedio la città, infine fu costretto a cedere e a fare ritorno in Germania. Lo scontro decisivo fra imperatore e comuni avvenne nella battaglia di Legnano nel 1176. L'esercito imperiale stava per avere la meglio, quando i fanti, stretti intorno al carroccio, riuscirono a spezzare l'impeto della cavalleria dando tempo alla propria di riordinarsi. Alla fine i tedeschi furono sgominati e lo stesso imperatore, creduto morto, si salvò stento. Dopo una tregua, con la pace di costanza del 1183, Federico I concludeva la pace con i comuni. I comuni riconoscevano l'autorità dell'imperatore, ma l'imperatore riconosceva loro quelle libertà che avevano difeso. I comuni avevano diritto ad avere un governo autonomo. I progetti di rilancio dell'impero Federico I non aveva rinunciato alla sua visione politica e al progetto di riunificare i territori sotto il suo scettro. Non potendo vincere con le armi aveva pensato di vincere con le alleanze matrimoniali. Nel 1186 riuscì a far sposare il figlio Enrico con costanza di Altavilla, figlia del re normanno Ruggero