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Età Giolittiana e Società di Massa

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Gaia Bughi

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 La Societa di massa
IL CAMBIAMENTO:
II 1900 si apre con la nascita del concetto di "massa”. Le grandi masse popolari fecero il loro
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Il cambiamento del '900, la politica delle società di massa, nazionalismo. L'età giolittiana, il governo di Giolitti, questione meridionale e guerra in Libia.

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La Societa di massa IL CAMBIAMENTO: II 1900 si apre con la nascita del concetto di "massa”. Le grandi masse popolari fecero il loro ingresso sulla scena sociale. Possiamo vedere questi cambiamenti in vari ambiti come: produzione e consumo. tecniche produttive. grandi agglomerati urbani (aumento demografico). mezzi di comunicazione di massa (metropolitane e tram). partecipazione politica. azione operaia organizzata con sindacati e partiti. nella scienza tecnica, l'elettricità. le scoperte della fisica, chimica. La società di massa è la conseguenza della seconda rivoluzione industriale, perché la storia sta cambiando in modo più rapido e veloce così come i cambiamenti sociali. Le città diventano più popolate con i monopoli industriali. Ci fu un aumento della popolazione dovuto alla diminuzione della mortalità e allungamento della vita. Le concentrazioni industriali furono delle forme di collaborazioni date dalle ristrutturazioni organizzative che avevano come obiettivo l'aumento dell'efficienza produttiva. Crescita del settore terziario e dei numeri del lavoratore autonomo e dipendente, alta anche l'affermazione del ceto medio della borghesia che nel 1800 diventa più statica (dovuto anche all'aiuto per l'Italia e la sua liberazione.). Con l'aumento dei salari e stipendi ci fu anche l'ampliamento del mercato. Henry Ford: mette in evidenza i principi del taylorismo applicandoli alle mansioni della catena di montaggio.Portò all'aumento della produzione e abbassamento dei costi. L'istruzione elementare è gratuita e obbligatoria e sotto il controllo dello...

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Stato. Abbassamento dell'alfabetizzazione che portò al coinvolgimento delle società di massa nella vita sociale attraverso le riviste e i giornali che diventarono i principali organi di comunicazione. Ci fu uno sviluppo anche per le radio e i cinema, fenomeno della pubblicità. Individualismo: difesa della proprietà privata, la borghesia ha perso lo spirito rivoluzionario dell'800 e inizia ad avere delle idee moderate. LA POLITICA NELL'EPOCA DELLE MASSE: Alla fine dell'800 inizia a essere occupato dal proletariato umano, il quarto stato. Le fabbriche si popolano delle persone perché iniziano a svilupparsi. Le società di massa portano dei cambiamenti anche nell'ambito politico. In primo luogo allargamento del diritto di voto. Il suffragio universale maschile diede spazio anche alle donne che furono ammesse alle elezioni politiche. Gli operai sono supportati dai partiti socialisti, o socialdemocratici (sinistra), che vengono tutelati politicamente da loro. Il ceto borghese inizia a temere il ceto proletario, così la borghesia si rivolgerà a partiti di destra. Il ceto medio inizierà a trovare accordi con gli stati liberali e poi con i partiti di destra, perchè la destra tutelano la proprietà private e le industrie. Le masse, questo periodo di modernizzazione fa sì che si creino le società di massa perché si crea una sorta di omologazione che sembrano pensare e avere le stesse idee sia negative (facilmente condizionabili) che positive (realizzare rivolte). Iniziano a costruirsi i partiti di massa: partiti che tutelano le masse e che li rappresentano, fino alla fine dell'800 nessuno aveva tutelato i contadini e operai, ora iniziano a fargli valere i propri diritti: socialdemocratico europeo tedesco: primo partito socalista dove prevale la corrente riformista e la difesa dei diritti attraverso l'abolizione della proprietà privata e il suffragio universale. partiti socialisti: 1892 con Andrea Costa partito socialista italiano. partito popolare (cattolica, chi ha una fede cattolica ma non appartengono ai religiosi e alla chiesa, anche se vengono supportati da quest'ultima). partito laburista inglese: non ebbe tensione rivoluzionaria. NO EXPEDIT: divieto di partecipare alla vita politica da parte della chiesa. La chiesa attenua questa visione e annulla e rilancia questo movimento cattoolico e supporta i partiti popolari e anziché favorire il contrasto tra ceto operaio e borghesi si inserisce lanciando una politica di pace tra datore di lavoro e lavoratori. si ribadiva l’importanza tra il capitale e il datore di lavoro e viene fatto per evitare gli scioperi(possibile causa di inizio rivoluzione) IL NAZIONALISMO: Il nazionalismo è ideologia o prassi ispirata all'esaltazione del concetto di nazione, che si risolve nella autoritaria affermazione di valori che trascendono le esigenze della realtà politica e sociale dei paesi stranieri. Il nazionalismo divenne il fondamento ideologico dell'imperialismo che si proponeva come obiettivo la conquista di nuovi mercati. L'imperialismo si serve della politica militarista che individua mantenimento e sviluppo dell'apparato militare. Il nazionalismo si serve anche delle teorie razziste che stabilirono le "razze inferiori" da quelle "superiori". Gli stati iniziano a diffondersi idee nazionaliste, motivazione per cui scoppiò la prima guerra mondiale, che gli stati suggestionati dal punto di vista culturale (teoria di Darwin razze superiori o no) si crea questa relazione tra occidente: civiltà e progresso. Iniziano ad attuare politiche imperialistiche di conquista di paesi non progrediti. Francia e Germania sono paesi nazionalisti. L'eta Giolittiana L'età giolittiana ebbe inizio nei primi anni del novecento fino al 1914, finché non scoppiò la prima guerra mondiale. Alla fine del'800 viene vissuto un periodo chiamato "crisi di fine secolo". L'età Giolittiana fu preceduta dal Governo di Pelloux che volle sospendere la libertà fondamentali per garantire l'ordine sociale, che però l'opposizione parlamentare dei socialisti ne impedì l'approvazione delle leggi che condussero a nuove elezioni nel 1900. Le elezioni dimesse Pelloux e nel governo il primo ministro divenne Giuseppe Saracco che tentò una politica di distensione. Vittorio Emanuele II fece la svolta chiamando Giuseppe Zanardelli a formare il nuovo Governo e che chiamò come primo ministro Giovanni Giolitti, che governerà appunto fino all'inizio della prima guerra mondiale. Con Giolitti al governo ci fù un graduale processo di industrializzazione che portò l'economia italiana ad assumere una fisionomia agricolo-industriale, nella quale anche la politica protezionistica ebbe un ruolo importante in quanto tutela le industrie italiane dalla conferenza delle straniere. All'inizio dell'espansione industriale gli operai erano costretti a dei salari bassi, invece gli addetti al settore agricolo si trovavano davanti a una condizione di sfruttamento. Ebbero così inizio gli scioperi degli anni 1901 e 1902 dove si interessarono tutti i settori industriali e nei quali il governo intervenne senza ricorrere alle repressione. Notevole anche il miglioramento delle condizioni di vita delle classi più disagiate. Giolitti mise in pratica il suo pensiero impartendo ai prefetti la direttiva dell'ordine pubblico. Nel 1903 ci fu la nascita del nuovo governo: dove la protagonista fu una società che stava progressivamente diventando di “massa”. Il mondo socialista si trova in fermento e si svilupparono le organizzazioni sindacali. Venne promossa la Confederazione generale del lavoro che riuniva le diverse associazioni sindacali. Nel 1904 ci fu un primo sciopero generale come reazione alle uccisioni di alcuni lavoratori dove la politica di Giolitti risulta vincente. L'ala moderata dei socialisti nelle elezioni del 1904 risultava prevalente su quella dei rivoluzionisti, inaugurando una collaborazione con il governo. La destra liberale però risultava comunque di orientamento conservatore che pretendeva dal governo un atteggiamento aggressivo e militarista per la politica estera e linea dura con gli scioperi interni. IL GOVERNO DI GIOLITTI: Riforma provvedimenti per il lavoro: lavoro notturno. maternità, vecchiaia, malattie. nasce l'assicurazione per chi era in difficoltà per infortunio ecc. stabilizza l'età dei bambini per il lavoro in fabbrica orario di lavoro 8/10 ore all'interno delle fabbriche - Ispettorato del lavoro: controllo dell'applicazione delle leggi svolta dagli agenti di polizia. Riforme della scuola: obbligo fino a 12 anni per una maggiore alfabetizzazione, funzionò solo al nord, perché al sud i figli dei contadini non venivano tolti dalle forza lavoro dei campi. Legge elettorale: per alzare il livello di accesso al voto, compiuti 21 anni, tutti i maschi ma devono essere alfabetizzati, servizio militare anche senza alfabetizzazione. Le riforme economiche: statalizzazione di servizi di pubblica utilità. Il primo settore fu quello dei telefoni seguito dalle ferrovie nazionali. Giolitti decise di dimettersi per evitare in contrasto diretto con i settori, caricando a Fortis di mandare avanti la riforma da lui già iniziata. LA QUESTIONE MERIDIONALE: Le riforme diedero l'impulso nelle zone più avanzate del nord, invece il sud rimase in gran parte escluso dal processo di sviluppo. L'agricoltura viene penalizzata dalla politica di protezionistica. La "questione meridionale” oltre a essere irrisolta era anche peggiorata e creò un dislivello di ricchezza rispetto al Sud, che rimase agricolo e arretrato. A questa situazione Giolitti decise di intervenire con una legislazione speciale a sostegno dell'economia locale che prevedeva la realizzazione di opere pubbliche e l'istituzione di scuole tecniche. Il risultato non era all'altezza delle aspettative, così la popolazione decide di optare per l'emigrazione che comportava così la separazione dalle proprie radici e l'abbandono dei cari per andare a vivere oltre. Pagina 108 immagine a sinistra: Giolitti diviso in due Da una parte rappresenta la borghesia e dall'altra il popolo. Gli storici criticano l'atteggiamento. Il nord lo modernizza (strade, ferrovie), al sud invece mandò dei provvedimenti occasionali di emergenza per risolvere delle problematiche economiche. Critica per non aver mai programmato una vera e propria rinascita del sud in ambito economico. Manca programmazione attraverso scuole e università tecniche e non solo umanistiche, Giolitti non voleva cambiare lo status quo. Il sud rimane agricolo e povero. Il nord non utilizza mai l'esercizio al contrario del sud per reprimerlo velocemente. GUERRA IN LIBIA 1911: Nel 1911 ci fu la creazione di un nuovo ministero da parte di Giolitti che durò fino al 1914. I nazionalisti premevano affinché il paese si potesse impossessarsi delle regioni della Libia (impero ottomano). L'Italia aveva ottenuto l'assenso di Francia, Inghilterra e Impero austro-ungarico e della Russia. Non potendo rimanere immobile davanti all'espansione territoriale delle altre potenze così invase la Tripolitania e la Cirenaica. Nel 1912 ci fu la pace di Losanna che assegna la regione all'Italia ma con questo l'esercito riuscì ad occupare solamente le fasce costiere, che si allargò poi solamente nel 1931. Il territorio però si rivela poco utile in quanto non sembrava potesse fornire materie prime e tanto meno occasioni di impiego per i lavoratori. A seguito delle richieste dei conservatori e nazionalisti ci fù una riforma elettorale che diede l'introduzione del suffragio universale maschile e una volta approvata diede la concessione al diritto di voto a tutti i maschi che avessero compiuto 21 anni d'età o che avessero prestato il servizio militare e agli analfabeti con 30 anni. Nel 1913 in vista delle elezioni, Giolitti stipula un accordo chiamato Patto Gentiloni che prevedeva l'appoggio elettorale dei cattolici liberali che si fossero impegnati al rispetto di alcune richieste, la tutela dell'istruzione privata e l'inserimento nelle scuole elementari. Giolitti vince le elezioni del 1913 e la maggioranza fù disorganica. Al parlamento si rafforzò le componenti nazionaliste e conservatrici a destra e quella dell'estrema sinistra radicale. Si entra in crisi quando i radicali difendono la tradizione anticlericale non accettando il Patto Gentiloni e fanno cadere il Governo, seguito dalle dimissioni di Giolitti che fu sostituito da Salandra senza avere un ritorno perchè la prima guerra mondiale mise fine all'età giolittiana.

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K

Fantastico, imparerò da questo appunto oggi. Saluti 👍👍

Il cambiamento del '900, la politica delle società di massa, nazionalismo. L'età giolittiana, il governo di Giolitti, questione meridionale e guerra in Libia.

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Stato. Abbassamento dell'alfabetizzazione che portò al coinvolgimento delle società di massa nella vita sociale attraverso le riviste e i giornali che diventarono i principali organi di comunicazione. Ci fu uno sviluppo anche per le radio e i cinema, fenomeno della pubblicità. Individualismo: difesa della proprietà privata, la borghesia ha perso lo spirito rivoluzionario dell'800 e inizia ad avere delle idee moderate. LA POLITICA NELL'EPOCA DELLE MASSE: Alla fine dell'800 inizia a essere occupato dal proletariato umano, il quarto stato. Le fabbriche si popolano delle persone perché iniziano a svilupparsi. Le società di massa portano dei cambiamenti anche nell'ambito politico. In primo luogo allargamento del diritto di voto. Il suffragio universale maschile diede spazio anche alle donne che furono ammesse alle elezioni politiche. Gli operai sono supportati dai partiti socialisti, o socialdemocratici (sinistra), che vengono tutelati politicamente da loro. Il ceto borghese inizia a temere il ceto proletario, così la borghesia si rivolgerà a partiti di destra. Il ceto medio inizierà a trovare accordi con gli stati liberali e poi con i partiti di destra, perchè la destra tutelano la proprietà private e le industrie. Le masse, questo periodo di modernizzazione fa sì che si creino le società di massa perché si crea una sorta di omologazione che sembrano pensare e avere le stesse idee sia negative (facilmente condizionabili) che positive (realizzare rivolte). Iniziano a costruirsi i partiti di massa: partiti che tutelano le masse e che li rappresentano, fino alla fine dell'800 nessuno aveva tutelato i contadini e operai, ora iniziano a fargli valere i propri diritti: socialdemocratico europeo tedesco: primo partito socalista dove prevale la corrente riformista e la difesa dei diritti attraverso l'abolizione della proprietà privata e il suffragio universale. partiti socialisti: 1892 con Andrea Costa partito socialista italiano. partito popolare (cattolica, chi ha una fede cattolica ma non appartengono ai religiosi e alla chiesa, anche se vengono supportati da quest'ultima). partito laburista inglese: non ebbe tensione rivoluzionaria. NO EXPEDIT: divieto di partecipare alla vita politica da parte della chiesa. La chiesa attenua questa visione e annulla e rilancia questo movimento cattoolico e supporta i partiti popolari e anziché favorire il contrasto tra ceto operaio e borghesi si inserisce lanciando una politica di pace tra datore di lavoro e lavoratori. si ribadiva l’importanza tra il capitale e il datore di lavoro e viene fatto per evitare gli scioperi(possibile causa di inizio rivoluzione) IL NAZIONALISMO: Il nazionalismo è ideologia o prassi ispirata all'esaltazione del concetto di nazione, che si risolve nella autoritaria affermazione di valori che trascendono le esigenze della realtà politica e sociale dei paesi stranieri. Il nazionalismo divenne il fondamento ideologico dell'imperialismo che si proponeva come obiettivo la conquista di nuovi mercati. L'imperialismo si serve della politica militarista che individua mantenimento e sviluppo dell'apparato militare. Il nazionalismo si serve anche delle teorie razziste che stabilirono le "razze inferiori" da quelle "superiori". Gli stati iniziano a diffondersi idee nazionaliste, motivazione per cui scoppiò la prima guerra mondiale, che gli stati suggestionati dal punto di vista culturale (teoria di Darwin razze superiori o no) si crea questa relazione tra occidente: civiltà e progresso. Iniziano ad attuare politiche imperialistiche di conquista di paesi non progrediti. Francia e Germania sono paesi nazionalisti. L'eta Giolittiana L'età giolittiana ebbe inizio nei primi anni del novecento fino al 1914, finché non scoppiò la prima guerra mondiale. Alla fine del'800 viene vissuto un periodo chiamato "crisi di fine secolo". L'età Giolittiana fu preceduta dal Governo di Pelloux che volle sospendere la libertà fondamentali per garantire l'ordine sociale, che però l'opposizione parlamentare dei socialisti ne impedì l'approvazione delle leggi che condussero a nuove elezioni nel 1900. Le elezioni dimesse Pelloux e nel governo il primo ministro divenne Giuseppe Saracco che tentò una politica di distensione. Vittorio Emanuele II fece la svolta chiamando Giuseppe Zanardelli a formare il nuovo Governo e che chiamò come primo ministro Giovanni Giolitti, che governerà appunto fino all'inizio della prima guerra mondiale. Con Giolitti al governo ci fù un graduale processo di industrializzazione che portò l'economia italiana ad assumere una fisionomia agricolo-industriale, nella quale anche la politica protezionistica ebbe un ruolo importante in quanto tutela le industrie italiane dalla conferenza delle straniere. All'inizio dell'espansione industriale gli operai erano costretti a dei salari bassi, invece gli addetti al settore agricolo si trovavano davanti a una condizione di sfruttamento. Ebbero così inizio gli scioperi degli anni 1901 e 1902 dove si interessarono tutti i settori industriali e nei quali il governo intervenne senza ricorrere alle repressione. Notevole anche il miglioramento delle condizioni di vita delle classi più disagiate. Giolitti mise in pratica il suo pensiero impartendo ai prefetti la direttiva dell'ordine pubblico. Nel 1903 ci fu la nascita del nuovo governo: dove la protagonista fu una società che stava progressivamente diventando di “massa”. Il mondo socialista si trova in fermento e si svilupparono le organizzazioni sindacali. Venne promossa la Confederazione generale del lavoro che riuniva le diverse associazioni sindacali. Nel 1904 ci fu un primo sciopero generale come reazione alle uccisioni di alcuni lavoratori dove la politica di Giolitti risulta vincente. L'ala moderata dei socialisti nelle elezioni del 1904 risultava prevalente su quella dei rivoluzionisti, inaugurando una collaborazione con il governo. La destra liberale però risultava comunque di orientamento conservatore che pretendeva dal governo un atteggiamento aggressivo e militarista per la politica estera e linea dura con gli scioperi interni. IL GOVERNO DI GIOLITTI: Riforma provvedimenti per il lavoro: lavoro notturno. maternità, vecchiaia, malattie. nasce l'assicurazione per chi era in difficoltà per infortunio ecc. stabilizza l'età dei bambini per il lavoro in fabbrica orario di lavoro 8/10 ore all'interno delle fabbriche - Ispettorato del lavoro: controllo dell'applicazione delle leggi svolta dagli agenti di polizia. Riforme della scuola: obbligo fino a 12 anni per una maggiore alfabetizzazione, funzionò solo al nord, perché al sud i figli dei contadini non venivano tolti dalle forza lavoro dei campi. Legge elettorale: per alzare il livello di accesso al voto, compiuti 21 anni, tutti i maschi ma devono essere alfabetizzati, servizio militare anche senza alfabetizzazione. Le riforme economiche: statalizzazione di servizi di pubblica utilità. Il primo settore fu quello dei telefoni seguito dalle ferrovie nazionali. Giolitti decise di dimettersi per evitare in contrasto diretto con i settori, caricando a Fortis di mandare avanti la riforma da lui già iniziata. LA QUESTIONE MERIDIONALE: Le riforme diedero l'impulso nelle zone più avanzate del nord, invece il sud rimase in gran parte escluso dal processo di sviluppo. L'agricoltura viene penalizzata dalla politica di protezionistica. La "questione meridionale” oltre a essere irrisolta era anche peggiorata e creò un dislivello di ricchezza rispetto al Sud, che rimase agricolo e arretrato. A questa situazione Giolitti decise di intervenire con una legislazione speciale a sostegno dell'economia locale che prevedeva la realizzazione di opere pubbliche e l'istituzione di scuole tecniche. Il risultato non era all'altezza delle aspettative, così la popolazione decide di optare per l'emigrazione che comportava così la separazione dalle proprie radici e l'abbandono dei cari per andare a vivere oltre. Pagina 108 immagine a sinistra: Giolitti diviso in due Da una parte rappresenta la borghesia e dall'altra il popolo. Gli storici criticano l'atteggiamento. Il nord lo modernizza (strade, ferrovie), al sud invece mandò dei provvedimenti occasionali di emergenza per risolvere delle problematiche economiche. Critica per non aver mai programmato una vera e propria rinascita del sud in ambito economico. Manca programmazione attraverso scuole e università tecniche e non solo umanistiche, Giolitti non voleva cambiare lo status quo. Il sud rimane agricolo e povero. Il nord non utilizza mai l'esercizio al contrario del sud per reprimerlo velocemente. GUERRA IN LIBIA 1911: Nel 1911 ci fu la creazione di un nuovo ministero da parte di Giolitti che durò fino al 1914. I nazionalisti premevano affinché il paese si potesse impossessarsi delle regioni della Libia (impero ottomano). L'Italia aveva ottenuto l'assenso di Francia, Inghilterra e Impero austro-ungarico e della Russia. Non potendo rimanere immobile davanti all'espansione territoriale delle altre potenze così invase la Tripolitania e la Cirenaica. Nel 1912 ci fu la pace di Losanna che assegna la regione all'Italia ma con questo l'esercito riuscì ad occupare solamente le fasce costiere, che si allargò poi solamente nel 1931. Il territorio però si rivela poco utile in quanto non sembrava potesse fornire materie prime e tanto meno occasioni di impiego per i lavoratori. A seguito delle richieste dei conservatori e nazionalisti ci fù una riforma elettorale che diede l'introduzione del suffragio universale maschile e una volta approvata diede la concessione al diritto di voto a tutti i maschi che avessero compiuto 21 anni d'età o che avessero prestato il servizio militare e agli analfabeti con 30 anni. Nel 1913 in vista delle elezioni, Giolitti stipula un accordo chiamato Patto Gentiloni che prevedeva l'appoggio elettorale dei cattolici liberali che si fossero impegnati al rispetto di alcune richieste, la tutela dell'istruzione privata e l'inserimento nelle scuole elementari. Giolitti vince le elezioni del 1913 e la maggioranza fù disorganica. Al parlamento si rafforzò le componenti nazionaliste e conservatrici a destra e quella dell'estrema sinistra radicale. Si entra in crisi quando i radicali difendono la tradizione anticlericale non accettando il Patto Gentiloni e fanno cadere il Governo, seguito dalle dimissioni di Giolitti che fu sostituito da Salandra senza avere un ritorno perchè la prima guerra mondiale mise fine all'età giolittiana.