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Arte ( etrusca e romana)

19/9/2022

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ETRUSCHI
DOVE E QUANDO
Gli Etruschi furono un popolo dell'Italia antica, di origine incerta, affermatosi, a partire dall'IX sec. a.C.,
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ETRUSCHI DOVE E QUANDO Gli Etruschi furono un popolo dell'Italia antica, di origine incerta, affermatosi, a partire dall'IX sec. a.C., in un'area denominata Etruria, corrispondente all'incirca alle attuali Toscana, Emilia Romagna, Umbria e alto Lazio. Nel corso dei secoli sono state avanzate numerose ipotesi sulla loro provenienza. Durante l'antichità furono elaborate principalmente tre tesi: la prima, riportata da Erodoto, ne sostiene la provenienza orientale; la seconda, citata dal greco Dionigi di Alicarnasso, afferma l'autoctonia degli Etruschi mentre la terza, desunta da un passo di Tito Livio, propende provenienza settentrionale. Recentemente diversi studiosi, basandosi sia sugli autori antichi che su nuovi indizi archeologici e linguistici, stanno provando ad elaborare una loro versione sulla misteriosa provenienza di questo popolo che contribuì, con la propria cultura, all'arte e all'urbanistica Romane LE CITTA' ARTE (arte etrusca e romana) Gli Etruschi fondarono i primi centri urbani dell'Italia Centro-settentrionale in un periodo in cui le altre popolazioni, inclusi i Romani, vivevano ancora in semplici villaggi. Inizialmente le città, fondate in posizioni geograficamente strategiche in cima ad alture o accanto a corsi d'acqua, seguivano l'orografia del suolo come a Fiesole. Più tardi, invece, adottarono uno schema a scacchiera, ripreso dalle città greche, come a Marzabotto. La fondazione delle città prevedeva una sorta di rituale religioso. Rituale religioso per la fondazione delle città Con un aratro, dal vomere...

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Didascalia alternativa:

di bronzo, veniva tracciato un solco che disegnava il perimetro delle mura, interrotto solo dove si sarebbero aperte le porte delle città; il solco diventava subito linea inviolabile per tutti gli uomini e attraversarlo equivaleva ad un attacco. Lungo tutto il perimetro delle mura correva inoltre, tanto all'esterno quanto all'interno, un'ampia fascia di terreno, il pomerium. che non doveva essere né coltivata né edificata. MURA E PORTE Le città erano circondate da cinte murarie composte da blocchi di pietra montati a secco ovvero messi in l'uno sull'altro senza "collanti", come accadeva nelle città micenee che abbiamo già studiato. Inizialmente i blocchi erano sommariamente squadrati (opera poligonale) mentre successivamente furono disposti a filari regolari di grandi pietre di uguali dimensioni (opera quadrata) come a Perugia. Un esempio che qui possiamo vedere dal vivo è quello delle mura lungo via Battisti. Le porte cittadine avevano una struttura ad arco, come l'Arco Etrusco di Perugia e talvolta erano decorate con "teste" di probabili numi tutelari come nella Porta dell'Arco di Volterra. IL TEMPIO Diversamente da quello greco, il tempio etrusco non era dimora del dio, ma luogo di culto, preghiera e offerta dove si praticava la divinazione. Di essi vi sono poche tracce poiché erano fatti di materiali deperibili quali legno, (colonne e tetto) e terracotta, (elementi decorativi). Soltanto l'alto basamento. detto "podio", era in pietra e alcuni di essi sono giunti fino a noi. Conosciamo però la sua forma sia grazie ad alcuni modellini votivi in terracotta, che alla descrizione che ne fa Vitruvio, il I sec. a.c., nel suo trattato il De architectura. Oltre che nei materiali, esso differiva dal tempio greco anche per via della concezione rigidamente frontale, che richiamava il tempio greco prostilo. L'assenza di un crepidoma perimetrale, come nel tempio periptero, e l'uso, invece, dell'alto podio, cui si accedeva solo da una scalinata posta in asse con ingresso della cella principale, ne accentuavano questo aspetto. Tali templi avevano quasi sempre un profondo pronao, detto pars antica, di 8 colonne non equidistanti, ma con un intercolumnio più ampio in corrispondenza dell'ingresso della cella. Questa, chiamata pars postica, era spesso tripartita e dedicata a tre diverse divinità. Come già accennato nella slide precedente, essa era accessibile non tramite un crepidoma perimetrale, ma mediante una scalinata frontale. Il frontone era in origine aperto, lasciando visibili in facciata e le strutture della gabbia del tetto; solo più tardi si adottò il tipo del frontone chiuso con un timpano e decorato con una composizione figurata come nei templi greci. Unico elemento in pietra era il podio LE DECORAZIONI Il tempio etrusco era riccamente decorato in terracotta policroma. Durante la cosiddetta "fase arcaica", nel VI sec. a.C., i fregi continui erano decorati con motivi di ispirazione orientale quali palmette, ovvero vegetali stilizzati, e spirali, di chiaro gusto geometrico. Le tegole del tetto, invece, erano chiuse da elementi talvolta figurativi detti antefisse. La loro funzione era apotropaica, ovvero servivano a scacciare i demoni. Successivamente, alla fine del VI sec. a.C. sul tetto, in corrispondenza del colmo e dei vertici del frontone, apparvero grandi statue a tutto tondo dette statue acroteriali. IL TUSCANICO Le colonne del tempio etrusco erano in legno, spesso colorate, rastremate verso l'alto (ovvero si restringevano verso l'alto) ma prive di entasi e scanalature. Erano meno slanciate di quelle greche, con capitelli simili a quelli dorici e una base, composta da un plinto e da un toro, interposta fra fusto e basamento. Vitruvio, sempre nel suo trattato del I sec. a.C., ne codificò la forma denominandola "tuscanica" (tuscanicae dispositiones, De Architectura, IV.7) in base alla provenienza geografica. Essa fu adottata dai romani, sebbene in pietra e non in legno, ma soprattutto dagli architetti del Rinascimento che a partire da Sebastiano Serlio, la codificarono come vero e proprio ordine architettonico, una sorta di variante dell'ordine dorico. GLI ETRUSCHI E LA MORTE La maggior parte delle manifestazioni artistiche etrusche furono, come quelle Egizie, legate al culto dei morti. Mentre le "città dei vivi" erano costruite, ad eccezione delle mura, con materiali deperibili. tempio compreso, e quindi non possono mostrarci molto della civiltà etrusca, le "città dei morti”, ovvero le Necropoli, costruite in pietra, ci forniscono quasi tutte le testimonianze di questa civiltà. Dopo la morte, l'anima doveva sentirti "a casa", quindi di questa, spesso, la tomba riproponeva forma e dimensioni. Inoltre conteneva cibo, bevande, utensili, tutto quanto potesse consentire di continuare, simbolicamente, a vivere. Della casa, però, le tombe non avevano le finestre e quindi le pareti erano interamente occupate da dipinti che spesso imitavano il cielo e dovevano contrastare il "buio" della morte. LE TOMBE Le tombe etrusche presentano una grande varietà tipologica che varia a seconda del periodo storico, della classe sociale del defunto e della orografia del suolo. Le categorie principali possono essere riassunte in: Tombe ipogee: le tombe ipogee sono, come indica l'etimologia del termine, sepolture sotterranee. Fra X e VI sec. a.C., sono "a pozzetto", dall' VIII sec. a.C. diventano "a fossa", (vedi link alla pagina precedente) fino a diventare "a camera" a partire dal VII sec. a.C. In tal caso esse possono essere completamente sotterranee, semisotterranee, oppure scavate nella roccia anche riutilizzando grotte naturali o pareti laterali di costoni rocciosi. In tal caso si dicono "tombe rupestri" e, se la parte sporgente è costruita in modo squadrato, "tombe a dado". Generalmente sono precedute da uno stretto corridoio di accesso, detto Dromos, e sono costituite da uno o più vani collegati fra di loro a imitazione delle abitazioni. Sono spesso ornate con affreschi e sculture e dal VII furono il sepolcro tipico dell'aristocrazia etrusca, fino alle soglie dell'età imperiale romana. O Un valido esempio di tomba ipogea a Perugia è l'Ipogeo dei Volumni, risalente seconda metà del II secolo a.C. Essa costituiva la tomba della gens Volumnia, antica famiglia patrizia e fa parte di una necropoli molto vasta denominata "del Palazzone" che ha restituito circa 200 tombe in parte riferibili anche all'età arcaica. La tomba è raggiungibile attraverso un dromos al termine del quale si trova la porta d'ingresso ipogea. Oltre la porta si apre un ampio vestibolo, da cui si può accedere a quattro piccole camere laterali (cubicula) e a tre camere frontali (tablinium e alae). Dunque la struttura della tomba richiama, anche nel tetto spiovente, la struttura della casa. All'interno vi sono varie urne cinerarie che raccolgono i resti dei vari componenti della famiglia. Tombe a tumulo: le tombe a tumulo, il cui nome deriva dal fatto di essere sormontate da un monticello di terra o di roccia che protegge l'ambiente sepolcrale, sono tombe a pianta circolare, talvolta precedute da un dromos. La parte sulla quale si innalza la copertura si chiama tamburo e può essere scavata nella roccia o costruita con grosse pietre talvolta ornate da modanature. Essa è sormontata da una pseudocupola di lastre disposte in centri concentrici con diametro decrescente, sostenute da un pilastro centrale, che veniva ricoperta di terra all'esterno dando l'impressione di una "collinetta" Tombe a edicola: le tombe ad edicola, sono tipiche del periodo che va dalla metà del VI fino alla metà del V sec. a.C., e somigliano, nella loro struttura esterna, a una casa con tetto a doppio spiovente. Il termine edicola deriva dal latino aedicula, ovvero tempietto, perché ricorda, nella forma architettonica, un tempio in miniatura. Costruite interamente fuori terra erano realizzate in pietra con una singola camera sepolcrale. URNE E CANOPI I canopi sono vasi cinerari apparsi intorno al VII sec. a.C., di forma antropomorfa. Si tratta di contenitori panciuti con dei manici, spesso in forma di piccole braccia, e un coperchio dalle sembianze di volto umano. Queste, probabilmente, ricordavano ai vivi la fisionomia dei loro defunti. La loro caratterizzazione fisiognomica è tale farli considerare come veri e propri ritratti. Un altro tipo di urna cineraria è quella a capanna che riproduce la forma di un'abitazione con il tetto a doppio spiovente e la porta rimovibile. Veniva utilizzata nelle tombe a incinerazione del Lazio antico e dell'Etruria meridionale tra l'Età del Bronzo finale e la prima età del Ferro. I SARCOFAGI Il sarcofago etrusco compare nelle camere sepolcrali dal sec. a.C. e malgrado le dimensioni è quasi sempre un'urna cineraria ma le sue dimensioni e la sua ricchezza decorativa hanno lo scopo di manifestare l'importanza del defunto. Eseguiti in pietra o terracotta, i sarcofagi etruschi solo raramente sono a kline, malgrado la tipologia sia stata resa particolarmente nota dal Sarcofago degli sposi, mentre più frequente è la tipologia a cassa, lignea o architettonica, di pietra o terracotta, con un coperchio a doppio spiovente e i lati decorati. SARCOFAGO DEGLI SPOSI Il notissimo Sarcofago degli Sposi, lungo 220 cm e realizzato in terracotta, attualmente collocato al Museo di Villa Giulia a Roma, rappresenta un'usanza, probabilmente orientale, che tendeva a ricreare intorno al defunto un ambiente simile alla sua vita terrena. Da qui la presenza del coniuge con cui veniva rappresentato ma non necessariamente sepolto insieme. La coppia, adagiata su un kline, mostra un sorriso arcaico di chiara matrice greca, mentre l'attenzione al vestiario la donna indossa sofisticati calzari tipicamente etruschi, come anche la manifesta affettività fra i due coniugi, la cui rappresentazione non appartiene alla cultura greca. La composizione, malgrado le due figure sembrino quasi mettersi "in posa" al cospetto dell'osservatore, è comunque fortemente tridimensionale, come mostrano le braccia sporgenti rispetto ai corpi. Un'altra tipologia di Sarcofagi degli Sposi è invece in pietra, uno in nefro, una varietà di tufo e l'altro in alabastro, risale al IV sec. a.C. ed è esposta al Museum of fine arts di Boston. Essa mostra gli sposi sotto una coperta mentre sono teneramente abbracciati. Benché la composizione risenta di una certa rigidità, come si evince dai corpi e dalle pieghe delle coperte disposti simmetricamente, I volti di entrambe le coppie sono fortemente caratterizzati somaticamente a differenza del sarcofago degli sposi dove erano stereotipati-. Ciò è dovuto, probabilmente all'influenza di alcuni modelli ellenistici, che avvicinano così le figure dei defunti quasi ad un ritratto degli stessi. LA PITTURA La tecnica pittorica maggiormente impiegata dagli Etruschi era l'affresco di cui conserviamo notevoli esempi nelle necropoli. Questa tecnica consiste nel dipingere il soggetto scelto su intonaco fresco, in modo tale che, nell'asciugarsi dell'intonaco, per via di una reazione chimica detta carbonatazione. il dipinto diviene parte integrante del supporto conservandosi molto più a lungo. Per realizzarli venivano impiegati pigmenti di origine minerale stemperati in acqua e pennelli di setola animale. Le caratteristiche dei soggetti di questi dipinti variano nel tempo seguendo in gran parte le medesime convenzioni artistiche della pittura greca. Nel periodo detto "arcaico" prevalgono caratteristiche come gli occhi a mandorla, carnagione scura per gli uomini e chiara per le donne e rappresentazione di profilo. Intorno al V secolo le figure diventano più naturali e dinamiche e compare un lieve chiaroscuro a tratteggio. TOMBA DEI LEOPARDI: La Tomba dei Leopardi è una tomba etrusca a camera, riccamente affrescata, sita a Tarquinia, nella necropoli di Monterozzi o del Calvario. Essa risale 470 a.C. Circa, e fu rinvenuta nel 1875. O Essa deve il suo nome alla coppia di leopardi speculari rispetto ad un arbusto, che decora lo spazio trapezoidale della parete di fondo posto immediatamente sotto il tetto spiovente della camera sepolcrale decorato, a sua volta, con un motivo geometrico a scacchi rossi e verdi. Sotto di essi si svolge la scena principale del complesso di affreschi. Essa rappresenta un banchetto con tre coppie distese su klinai e due servitori in piedi. Le donne presentano carnagioni chiare e capelli biondi, i capi di tutti i commensali sono cinti da rami di mirto. O O LA SCULTURA L'uomo più a destra mostra alla donna un uovo, simbolo di rinascita. Sulla parete destra, invece, sono rappresentati i tre musici, l'affresco etrusco più famoso nel mondo, che evidenzia anche la ricchezza di vesti e acconciature. Il carattere privato di gran parte della scultura etrusca fu determinato dall'esistenza di una élite molto ricca e altamente erudita, amante dell'arte e del lusso, tendente all'autocelebrazione. Conosciamo il nome di un unico scultore etrusco, Vulca, che lavorò a Roma e per questo fu ricordato dagli storici romani. Il bronzo, di facile reperimento per gli Etruschi, fu un materiale privilegiato per la fabbricazione di statuette e di una grande varietà di altri oggetti di uso domestico o decorativo. Con il bronzo gli Etruschi raggiunsero un elevato grado di perizia tecnica e di sofisticazione formale. Altri materiali con cui lavorarono furono l'argilla e la pietra mentre non usarono mai il marmo. L'APOLLO DI VEIO: L'Apollo di Veio è una statua in terracotta con tracce di policromia a grandezza naturale (186 cm circa), realizzata da Vulca, il solo artista etrusco di cui ci sia pervenuto il nome. Essa risale al 500 a. C. circa ed è stata rinvenuta presso il Tempio del Portonaccio a Roma, nella zona di Veio, dove fungeva da statua acroteriale. O Il sorriso arcaico, come anche l'acconciatura ed il panneggio, mostrano una forte influenza greca. La statua faceva parte di un più complesso gruppo scultoreo dove Aplu (Apollo per gli etruschi) riconduceva a se una cerva sottrattagli da Eracle (di cui sono rimasti solo un busto e il basamento). LA CHIMERA: La Chimera è una statua bronzea a tutto tondo rinvenuta presso Arezzo nel 1553. Essa rappresenta un mostro mitologico con corpo e testa di leone, una coda a forma di serpente e sulla schiena una seconda testa, di capra, vomitante fiamme. Databile fra la fine del V sec. a.C. E gli inizi del IV, oggi è collocata presso il Museo Archeologico di Firenze. O Nei secoli è stata sottoposta a vari restauri che ne hanno modificato la struttura tanto che oggi il serpente sembra aggredire la capra. La caratteristica principale della scultura è lo straordinario dinamismo: l'animale sembra pronto a balzare, i muscoli in tensione sono esaltati dalla fluidità del materiale adottato e alcuni particolari, come i peli drizzati sulla schiena e la criniera aperta a corolla, esaltano questo aspetto. Eppure la chimera non esiste, è un animale mitologico e questo, ancora una volta, dimostra che l'arte etrusca non intendeva imitare la natura ma la voleva reinterpretare sottolineandone alcuni aspetti caratterizzanti. O