Ennio
Ennio (239 a.C., attuale Lecce) fu considerato dai Romani il vero padre della letteratura latina. Rappresenta una nuova fase della poesia romana per le sue abilità poetiche e capacità linguistiche eccezionali.
Fu il primo a utilizzare l'esametro, verso usato da Omero in Grecia. Rispetto al saturnio, l'esametro era più raffinato e adatto allo stile elevato, formato da sei unità metriche (dattili o spondei). Si definiva "uomo con tre cuori" perché conosceva latino, greco e osco.
Combatté nella seconda guerra punica, poi si trasferì a Roma entrando in contatto con l'aristocrazia, specialmente con la famiglia degli Scipioni. Morì nel 169 a.C. e fu sepolto nella tomba degli Scipioni, segno del legame di amicizia con Scipione Africano.
La sua opera principale furono gli Annales, poema epico in esametri che celebrava la storia di Roma dal 220 al 171 a.C., quando Roma si affermò come potenza mediterranea dopo la vittoria su Cartagine. Fino all'Eneide di Virgilio fu considerato il poema nazionale di Roma.
Gli Annales comprendevano 18 libri con 30.000 esametri (restano poco più di 600 frammenti). Raccontavano la storia romana in ordine cronologico, dalle origini mitiche con Enea fino alle conquiste contemporanee in Grecia e Oriente.
Innovazione culturale: Nel proemio Ennio invocava le Muse greche invece delle Camene latine e raccontava un sogno in cui Omero gli diceva che la sua anima si era incarnata in lui.
Ennio celebrava i grandi uomini della nobiltà romana come Scipione Africano e Fabio Massimo, mantenendo però elementi tradizionali come allitterazioni e il tono solenne per esaltare il mos maiorum.