Il Fatum e lo stile
L'Eneide è il "poema del Fato" perché il vero protagonista è il destino stesso. Il fatum ("ciò che è stato stabilito") è una forza soprannaturale che regola gli eventi umani e sta al di sopra degli stessi dèi.
I personaggi si dividono in profato (come Enea, che accettano la volontà del destino) e antifato (come Turno, che si oppongono inutilmente). Ma tutti, vincitori e vinti, sono accomunati dal dolore: Virgilio capisce che la sofferenza è necessaria per realizzare il disegno provvidenziale, ma non rimane indifferente.
Questa consapevolezza che "la storia è dominata dal male" rende l'Eneide un'opera di straordinaria profondità umana: non celebra solo la grandezza di Roma, ma ne mostra anche il prezzo in termini di sofferenza.
Lo stile mescola i modelli: da Ennio riprende i toni epici delle battaglie, da Catullo la delicatezza dei passi sentimentali, da Lucrezio la ricchezza espressiva. Usa un lessico aulico con molte figure retoriche (anastrofi, iperbati, allitterazioni) e una sintassi prevalentemente paratattica.
L'eredità: L'Eneide diventa il modello dell'epica occidentale, influenzando da Dante a Tasso fino alla letteratura moderna.