L'invocazione alla dea
Lucrezio inizia con un'appassionata apostrofe a Venere, chiamandola "Aeneadum genetrix" (madre degli Eneadi/Romani) e "voluptas" (piacere) degli uomini e degli dei. Questi versi solenni sono impreziositi da arcaismi come "divom" che elevano il tono del discorso.
La dea viene celebrata come forza vitale che riempie il "mare navigerum" e le "terras frugiferentis" (mare portatore di navi e terre portatrici di frutti). Lucrezio utilizza qui neologismi composti di sua invenzione per dare maggiore solennità al testo.
Il poeta sottolinea il ruolo creativo di Venere attraverso una causale introdotta con anastrofe ("per te quoniam"): grazie a lei ogni genere di essere vivente viene concepito e può vedere la luce del sole. L'uso di figure retoriche come anafora ("quae...quae") e parallelismo arricchisce la musicalità del testo.
💡 Nota come Lucrezio, pur essendo un poeta epicureo che rifiuta la superstizione religiosa, celebri Venere non come divinità tradizionale ma come allegoria della forza generatrice della natura!



