Il Canto I dell'Inferno
Il primo canto dell'Inferno funge da introduzione all'intero poema, spiegando perché Dante debba intraprendere questo viaggio nell'aldilà.
Il poema inizia con i celebri versi "Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita". Dante usa il possessivo "nostra" per conferire universalità al viaggio: non è solo la sua esperienza, ma rappresenta il cammino di ogni essere umano.
La selva oscura è metafora fondamentale del peccato e dello smarrimento spirituale:
- È "oscura" perché priva della luce divina
- Rappresenta una condizione angosciante ("tanto è amara che poco è più morte")
- È un luogo da cui nessuno esce vivo spiritualmente
Concetto Chiave: La selva oscura non è solo un luogo fisico ma rappresenta lo stato di peccato e confusione morale in cui Dante (e simbolicamente ogni uomo) si trova all'inizio del poema.
Dante riesce a uscire dalla selva e scorge un colle illuminato dai raggi del sole, simbolo della grazia divina. Come un naufrago che si volge a guardare il mare pericoloso da cui è scampato, così il poeta guarda indietro alla selva che ha attraversato.
Mentre inizia a salire per la "piaggia deserta" (il pendio ancora dolce), il suo cammino viene ostacolato dalle tre fiere:
- La lonza: animale agile e veloce, simbolo della lussuria
- Il leone: feroce e affamato, simbolo della superbia
- La lupa: la più pericolosa, simbolo della cupidigia/avarizia
Simbolismo: Le tre fiere di Dante rappresentano i tre tipi di peccato secondo la classificazione medievale: incontinenza (lonza), violenza (leone) e frode (lupa).
La lupa è particolarmente minacciosa perché:
- Ostacola innumerevoli uomini
- Non agisce mai da sola (trascina verso altri peccati)
- Spinge Dante indietro "dove 'l sol tace" (verso la selva oscura)
Mentre retrocede, Dante scorge un'ombra e le chiede aiuto ("Miserere di me"). L'ombra risponde rivelandosi come un antico poeta: è nato a Mantova, è vissuto "sub Julio" (ai tempi di Giulio Cesare) e ha cantato "di quel giusto figliuol d'Anchise, che venne di Troia".



