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•
Aggiornato Mar 12, 2026
•
Elisa
@elisaa.trevisan
Eschilo è il grande pioniere della tragedia greca, vissuto tra... Mostra di più











Eschilo nasce a Eleusi nel 525 a.C., in una famiglia aristocratica, gli Eupatridi. Ma nonostante le sue origini nobili, diventa un sostenitore della democrazia che sta nascendo ad Atene.
La sua giovinezza coincide con momenti storici cruciali: vede cadere la tirannia e assistere alle riforme di Clistene nel 508 a.C., che portano alla democrazia. Questo cambiamento epocale segnerà profondamente il suo pensiero.
Le guerre persiane sono l'esperienza che lo plasma come uomo e artista. Combatte a Maratona, Salamina e forse Platea, vivendo in prima persona lo scontro tra civiltà greca e mondo persiano. Per lui, essere stato soldato conta più che essere stato drammaturgo: nel suo epitaffio non menziona nemmeno il teatro!
Curiosità: Secondo la leggenda, Eschilo muore nel 456 a.C. a Gela per colpa di un'aquila che gli fa cadere una tartaruga sulla testa calva, scambiandola per una pietra!

Eschilo rivoluziona il teatro inventando la trilogia: tre tragedie legate che raccontano un'unica storia, seguite da un dramma satiresco. È come una serie TV ante litteram!
Delle sue opere ci restano solo sette tragedie complete, ma possiamo datarne con certezza cinque: i Persiani (472 a.C.), i Sette contro Tebe (467 a.C.) e l'Orestea (458 a.C.). L'Orestea è l'unica trilogia completa che abbiamo.
I temi centrali delle sue opere sono tipici della società arcaica: il ruolo degli dei nel destino umano, l'ereditarietà della colpa e il conflitto tra γένος (stirpe) e πόλις . I suoi personaggi sono come statue arcaiche: compatti, inflessibili, spinti da forze misteriose.
Nota importante: In Eschilo emerge una concezione più razionale del divino - gli dei dell'Olimpo prevalgono sempre su ququelli antichi, così come i tribunali della città sulla vendetta privata.
La sofferenza diventa maestra di vita (πάθει μάθος): solo attraverso il dolore l'uomo raggiunge la saggezza. I suoi eroi rovinano prima di diventare saggi, insegnandoci l'importanza di imparare dai propri errori.

Lo stile di Eschilo è solenne e difficile, ma ogni parola ha un senso preciso. La sua magniloquenza non è sterile decorazione: serve a veicolare insegnamenti morali fondamentali per la πόλις.
Il suo lessico mescola tradizione epica e innovazione. Crea molti termini composti e usa metafore che diventano fili conduttori di intere tragedie. I suoi periodi sono complessi e spesso ambigui, riflettendo la complessità dei temi trattati.
Omero è la sua fonte d'ispirazione principale: riprende soggetti mitici, moduli narrativi come i cataloghi di guerrieri, e conferisce caratteri eroici ai personaggi nei momenti cruciali delle loro storie.
Esempio: Quando Clitennestra esulta sui cadaveri o Eteocle si prepara allo scontro fratricida, il linguaggio si fa epico e solenne.
Il suo stile pomposo si adatta perfettamente ai personaggi dominanti, ma sa anche piegarsi a registri più umili quando serve. È un maestro della versatilità espressiva.

I Persiani sono unici nel teatro greco: non raccontano un mito, ma eventi storici recentissimi. Otto anni dopo Salamina, Eschilo porta sul palco la sconfitta persiana vista dal punto di vista dei nemici!
La vicenda si svolge a Susa, davanti al palazzo reale persiano. Non c'è un vero protagonista: i personaggi (la regina Atossa, lo spettro di Dario, Serse, il Messaggero) si alternano per raccontare la catastrofe.
La trama è semplice ma efficace: il Coro degli anziani persiani esprime preoccupazione per la spedizione di Serse. Atossa racconta sogni inquietanti, poi arriva il Messaggero con la notizia della disfatta di Salamina. Lo spettro di Dario spiega le cause divine della sconfitta, infine appare Serse con le vesti lacere.
Tema centrale: La ὕβρις (tracotanza) di Serse viene punita dalla Δίκη (giustizia) divina. Il re ha oltrepassato i limiti umani e gli dei lo hanno punito.
I Persiani contrappongono due modelli di civiltà: da una parte l'immenso esercito di sudditi, dall'altra la falange di cittadini liberi. A vincere è la democrazia, grazie al valore e al sacrificio dei soldati ateniesi.

La regina Atossa racconta un sogno "chiaramente visibile" - caratteristica tipica dei sogni profetici. Due sorelle (Grecia e Persia) litigano, Serse tenta di "aggiogarle" con un ponte di barche, ma la sorella greca spezza il giogo. È la metafora perfetta della disfatta persiana!
Il presagio dell'aquila (simbolo di Zeus e della monarchia persiana) sconfitta dallo sparviero (sacro ad Apollo, simbolo di Atene) completa il quadro profetico. Il piccolo ma valoroso esercito ateniese sconfiggerà la grande potenza persiana.
Nel dialogo serrato tra Atossa e il Corifeo emerge tutto l'orgoglio patriottico di Eschilo. Le domande della regina permettono di contrapporre i due modelli:
Persia: esercito immenso di arcieri, ricchezza nelle casse, monarchia e sudditanza. Atene: esercito piccolo ma valoroso, falange oplitica, ricchezza dalla terra, democrazia e libertà.
Frase memorabile: "Di nessun uomo si dichiarano schiavi né sudditi" - così il Corifeo descrive gli Ateniesi, mostrando tutto l'orgoglio per la democrazia.
La battaglia di Salamina viene raccontata nei dettagli dal Messaggero. Eschilo, che ha combattuto di persona, offre un resoconto accurato ma visto dalla prospettiva dei vinti: è la tragedia dei nemici che va in scena davanti ai vincitori.

Il racconto della battaglia di Salamina è un capolavoro di narrazione storica e drammatica insieme. Eschilo, che ha combattuto di persona, ci regala un resoconto accurato quanto emozionante.
La strategia di Temistocle funziona alla perfezione: il falso disertore Sicinno convince i Persiani che i Greci stanno fuggendo. Serse cade nella trappola e fa entrare la sua flotta nello stretto, dove le numerosissime navi persiane rimangono "imbottigliate" e finiscono per speronarsi a vicenda.
La superiorità numerica non conta più: gli opliti greci possono abbordare le navi nemiche e combattere come se fossero a terra. Il mare si riempie di cadaveri e rottami.
Prospettiva innovativa: Eschilo non celebra la vittoria ateniese, ma mette in scena la tragedia dei vinti. È una scelta coraggiosa e umanissima.
L'elemento divino non scompare mai del tutto ("gli dei hanno salvato la città della dea Pallade"), ma passa in secondo piano rispetto all'esperienza umana. Salamina è ormai mito tragico, ma resta soprattutto storia vissuta.
Il Messaggero conclude il suo racconto sottolineando come la volontà divina si sia manifestata attraverso azioni umane concrete: tattica, coraggio e sacrificio hanno fatto la differenza.

I Sette contro Tebe raccontano lo scontro finale tra i fratelli Eteocle e Polinice per il trono di Tebe. Non è facile capire chi ha ragione: entrambi credono di combattere per la giustizia e portano Δίκη sui loro scudi!
La trama si sviluppa con crescente tensione. Eteocle, re di Tebe, organizza la difesa contro l'esercito argivo guidato dal fratello Polinice. Il climax arriva quando il Messaggero presenta i sette condottieri nemici: all'ultima porta c'è proprio Polinice.
Eteocle è un personaggio ambiguo: inizia come difensore della patria, ma finisce per rivelarsi un fratricida furioso. È insieme re protettore e figlio maledetto di Edipo. Le due facce si confondono quando decide di affrontare personalmente Polinice.
Conflitto centrale: Il destino del γένος (stirpe maledetta) si oppone a quello della πόλις. Tebe si salva, ma non ha più un re.
L'uso delle metafore è magistrale: Tebe è una nave in tempesta con Eteocle al timone, ma anche una madre che ha nutrito i suoi figli-cittadini. Il giuramento dei Sette, descritto dal Messaggero, crea un'atmosfera spaventosa di sangue e violenza.

Le metafore in quest'opera sono strumenti potentissimi per coinvolgere il pubblico. Tebe diventa una nave con Eteocle "esperto pilota" che deve resistere alle "raffiche di vento di Ares" (la guerra) e all'"onda terrestre dell'esercito" nemico.
Ma Tebe è anche una madre amorevole che ha nutrito e allevato i suoi cittadini-figli. Questa metafora sollecita l'impegno dei soldati: devono contraccambiare l'amore materno della città che li ha cresciuti.
Il giuramento dei Sette è un rito agghiacciante: toro sgozzato, mani nel sangue, invocazione agli dei della guerra (Ares, Strage, Terrore). I condottieri argivi sono "leoni che hanno la guerra negli occhi", in un'atmosfera inquietante di violenza.
Simbolismo degli scudi: Ogni guerriero porta uno scudo istoriato che rivela la sua personalità e le sue intenzioni. È come leggere un libro illustrato della guerra!
La presentazione dei guerrieri segue uno schema fisso: il Messaggero descrive ciascun condottiero e il suo scudo, Eteocle risponde opponendo un difensore tebano. È una sorta di "battaglia delle immagini" prima dello scontro reale.
Quando si arriva alla settima porta, la tensione esplode: c'è Polinice, e Eteocle decide di affrontarlo personalmente, sigillando così il destino tragico di entrambi.

La scena culminante dei Sette contro Tebe è l'annuncio che Polinice è alla settima porta. Il fratello di Eteocle rivendica il trono ed è pronto a tutto: uccidere il fratello, morire con lui o mandarlo in esilio.
Il paradosso tragico raggiunge l'apice: entrambi i fratelli portano la figura della Giustizia sui loro scudi! Chi ha davvero ragione? Eschilo non ce lo dice chiaramente, rendendo il conflitto ancora più drammatico.
Polinice vuole riconquistare Tebe perché Eteocle non ha rispettato il patto: dovevano regnare a turno, ma il fratello non gli ha mai ceduto il potere. Ha le sue buone ragioni per essere arrabbiato!
Destino ineluttabile: Entrambi i fratelli sanno di essere sotto la maledizione di Edipo, ma non possono fare a meno di scontrarsi. È il tragico destino del γένος maledetto.
La descrizione dei guerrieri alle sette porte segue uno schema preciso: ogni porta ha il suo difensore tebano contrapposto a un attaccante argivo. È come un gioco di scacchi mortale, dove Eteocle muove i suoi pezzi fino alla mossa finale.
L'ira trasforma Eteocle: da re protettore diventa fratricida furioso. Il Coro se ne accorge e cerca di dissuaderlo, ma ormai è troppo tardi. La maledizione di Edipo si sta per compiere.

Le Supplici sono un'opera particolare: il vero protagonista è il Coro delle Danaidi, cinquanta sorelle che fuggono dall'Egitto per non sposare i cugini. È un "dramma dell'eroina collettiva" che mette al centro il tema del matrimonio forzato.
La storia mitica affonda le radici nel passato remoto: le Danaidi discendono da Io, trasformata in giovenca da Zeus per sfuggire alla gelosia di Era. È una genealogia complicatissima che collega Argo all'Egitto attraverso generazioni di amori divini.
La trama è relativamente semplice: le Danaidi, guidate dal padre Danao, chiedono protezione al re Pelasgo e al popolo di Argo. I figli di Egitto le inseguono per costringerle al matrimonio, ma gli Argivi decidono di proteggerle.
Innovazione drammatica: Il Coro non è solo commentatore, ma vero protagonista dell'azione. Le cinquanta Danaidi sono un personaggio collettivo che domina la scena.
Il finale è ambiguo: le Danaidi cantano sia un inno ad Artemide (dea della verginità) sia uno ad Era e Afrodite (dee del matrimonio). Forse tra le sorelle c'è chi accetterebbe le nozze e chi continua a rifiutarle?
L'opera testimonia l'evoluzione del teatro eschileo: dall'azione epica dei Persiani al dramma psicologico tutto centrato sui sentimenti e le paure femminili.
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Elisa
@elisaa.trevisan
Eschilo è il grande pioniere della tragedia greca, vissuto tra il 525 e il 456 a.C. È stato testimone e protagonista della nascita della democrazia ateniese e delle vittoriose battaglie contro i Persiani. Le sue opere ci mostrano l'eterno scontro... Mostra di più

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Eschilo nasce a Eleusi nel 525 a.C., in una famiglia aristocratica, gli Eupatridi. Ma nonostante le sue origini nobili, diventa un sostenitore della democrazia che sta nascendo ad Atene.
La sua giovinezza coincide con momenti storici cruciali: vede cadere la tirannia e assistere alle riforme di Clistene nel 508 a.C., che portano alla democrazia. Questo cambiamento epocale segnerà profondamente il suo pensiero.
Le guerre persiane sono l'esperienza che lo plasma come uomo e artista. Combatte a Maratona, Salamina e forse Platea, vivendo in prima persona lo scontro tra civiltà greca e mondo persiano. Per lui, essere stato soldato conta più che essere stato drammaturgo: nel suo epitaffio non menziona nemmeno il teatro!
Curiosità: Secondo la leggenda, Eschilo muore nel 456 a.C. a Gela per colpa di un'aquila che gli fa cadere una tartaruga sulla testa calva, scambiandola per una pietra!

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Eschilo rivoluziona il teatro inventando la trilogia: tre tragedie legate che raccontano un'unica storia, seguite da un dramma satiresco. È come una serie TV ante litteram!
Delle sue opere ci restano solo sette tragedie complete, ma possiamo datarne con certezza cinque: i Persiani (472 a.C.), i Sette contro Tebe (467 a.C.) e l'Orestea (458 a.C.). L'Orestea è l'unica trilogia completa che abbiamo.
I temi centrali delle sue opere sono tipici della società arcaica: il ruolo degli dei nel destino umano, l'ereditarietà della colpa e il conflitto tra γένος (stirpe) e πόλις . I suoi personaggi sono come statue arcaiche: compatti, inflessibili, spinti da forze misteriose.
Nota importante: In Eschilo emerge una concezione più razionale del divino - gli dei dell'Olimpo prevalgono sempre su ququelli antichi, così come i tribunali della città sulla vendetta privata.
La sofferenza diventa maestra di vita (πάθει μάθος): solo attraverso il dolore l'uomo raggiunge la saggezza. I suoi eroi rovinano prima di diventare saggi, insegnandoci l'importanza di imparare dai propri errori.

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Lo stile di Eschilo è solenne e difficile, ma ogni parola ha un senso preciso. La sua magniloquenza non è sterile decorazione: serve a veicolare insegnamenti morali fondamentali per la πόλις.
Il suo lessico mescola tradizione epica e innovazione. Crea molti termini composti e usa metafore che diventano fili conduttori di intere tragedie. I suoi periodi sono complessi e spesso ambigui, riflettendo la complessità dei temi trattati.
Omero è la sua fonte d'ispirazione principale: riprende soggetti mitici, moduli narrativi come i cataloghi di guerrieri, e conferisce caratteri eroici ai personaggi nei momenti cruciali delle loro storie.
Esempio: Quando Clitennestra esulta sui cadaveri o Eteocle si prepara allo scontro fratricida, il linguaggio si fa epico e solenne.
Il suo stile pomposo si adatta perfettamente ai personaggi dominanti, ma sa anche piegarsi a registri più umili quando serve. È un maestro della versatilità espressiva.

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I Persiani sono unici nel teatro greco: non raccontano un mito, ma eventi storici recentissimi. Otto anni dopo Salamina, Eschilo porta sul palco la sconfitta persiana vista dal punto di vista dei nemici!
La vicenda si svolge a Susa, davanti al palazzo reale persiano. Non c'è un vero protagonista: i personaggi (la regina Atossa, lo spettro di Dario, Serse, il Messaggero) si alternano per raccontare la catastrofe.
La trama è semplice ma efficace: il Coro degli anziani persiani esprime preoccupazione per la spedizione di Serse. Atossa racconta sogni inquietanti, poi arriva il Messaggero con la notizia della disfatta di Salamina. Lo spettro di Dario spiega le cause divine della sconfitta, infine appare Serse con le vesti lacere.
Tema centrale: La ὕβρις (tracotanza) di Serse viene punita dalla Δίκη (giustizia) divina. Il re ha oltrepassato i limiti umani e gli dei lo hanno punito.
I Persiani contrappongono due modelli di civiltà: da una parte l'immenso esercito di sudditi, dall'altra la falange di cittadini liberi. A vincere è la democrazia, grazie al valore e al sacrificio dei soldati ateniesi.

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La regina Atossa racconta un sogno "chiaramente visibile" - caratteristica tipica dei sogni profetici. Due sorelle (Grecia e Persia) litigano, Serse tenta di "aggiogarle" con un ponte di barche, ma la sorella greca spezza il giogo. È la metafora perfetta della disfatta persiana!
Il presagio dell'aquila (simbolo di Zeus e della monarchia persiana) sconfitta dallo sparviero (sacro ad Apollo, simbolo di Atene) completa il quadro profetico. Il piccolo ma valoroso esercito ateniese sconfiggerà la grande potenza persiana.
Nel dialogo serrato tra Atossa e il Corifeo emerge tutto l'orgoglio patriottico di Eschilo. Le domande della regina permettono di contrapporre i due modelli:
Persia: esercito immenso di arcieri, ricchezza nelle casse, monarchia e sudditanza. Atene: esercito piccolo ma valoroso, falange oplitica, ricchezza dalla terra, democrazia e libertà.
Frase memorabile: "Di nessun uomo si dichiarano schiavi né sudditi" - così il Corifeo descrive gli Ateniesi, mostrando tutto l'orgoglio per la democrazia.
La battaglia di Salamina viene raccontata nei dettagli dal Messaggero. Eschilo, che ha combattuto di persona, offre un resoconto accurato ma visto dalla prospettiva dei vinti: è la tragedia dei nemici che va in scena davanti ai vincitori.

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Il racconto della battaglia di Salamina è un capolavoro di narrazione storica e drammatica insieme. Eschilo, che ha combattuto di persona, ci regala un resoconto accurato quanto emozionante.
La strategia di Temistocle funziona alla perfezione: il falso disertore Sicinno convince i Persiani che i Greci stanno fuggendo. Serse cade nella trappola e fa entrare la sua flotta nello stretto, dove le numerosissime navi persiane rimangono "imbottigliate" e finiscono per speronarsi a vicenda.
La superiorità numerica non conta più: gli opliti greci possono abbordare le navi nemiche e combattere come se fossero a terra. Il mare si riempie di cadaveri e rottami.
Prospettiva innovativa: Eschilo non celebra la vittoria ateniese, ma mette in scena la tragedia dei vinti. È una scelta coraggiosa e umanissima.
L'elemento divino non scompare mai del tutto ("gli dei hanno salvato la città della dea Pallade"), ma passa in secondo piano rispetto all'esperienza umana. Salamina è ormai mito tragico, ma resta soprattutto storia vissuta.
Il Messaggero conclude il suo racconto sottolineando come la volontà divina si sia manifestata attraverso azioni umane concrete: tattica, coraggio e sacrificio hanno fatto la differenza.

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I Sette contro Tebe raccontano lo scontro finale tra i fratelli Eteocle e Polinice per il trono di Tebe. Non è facile capire chi ha ragione: entrambi credono di combattere per la giustizia e portano Δίκη sui loro scudi!
La trama si sviluppa con crescente tensione. Eteocle, re di Tebe, organizza la difesa contro l'esercito argivo guidato dal fratello Polinice. Il climax arriva quando il Messaggero presenta i sette condottieri nemici: all'ultima porta c'è proprio Polinice.
Eteocle è un personaggio ambiguo: inizia come difensore della patria, ma finisce per rivelarsi un fratricida furioso. È insieme re protettore e figlio maledetto di Edipo. Le due facce si confondono quando decide di affrontare personalmente Polinice.
Conflitto centrale: Il destino del γένος (stirpe maledetta) si oppone a quello della πόλις. Tebe si salva, ma non ha più un re.
L'uso delle metafore è magistrale: Tebe è una nave in tempesta con Eteocle al timone, ma anche una madre che ha nutrito i suoi figli-cittadini. Il giuramento dei Sette, descritto dal Messaggero, crea un'atmosfera spaventosa di sangue e violenza.

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Le metafore in quest'opera sono strumenti potentissimi per coinvolgere il pubblico. Tebe diventa una nave con Eteocle "esperto pilota" che deve resistere alle "raffiche di vento di Ares" (la guerra) e all'"onda terrestre dell'esercito" nemico.
Ma Tebe è anche una madre amorevole che ha nutrito e allevato i suoi cittadini-figli. Questa metafora sollecita l'impegno dei soldati: devono contraccambiare l'amore materno della città che li ha cresciuti.
Il giuramento dei Sette è un rito agghiacciante: toro sgozzato, mani nel sangue, invocazione agli dei della guerra (Ares, Strage, Terrore). I condottieri argivi sono "leoni che hanno la guerra negli occhi", in un'atmosfera inquietante di violenza.
Simbolismo degli scudi: Ogni guerriero porta uno scudo istoriato che rivela la sua personalità e le sue intenzioni. È come leggere un libro illustrato della guerra!
La presentazione dei guerrieri segue uno schema fisso: il Messaggero descrive ciascun condottiero e il suo scudo, Eteocle risponde opponendo un difensore tebano. È una sorta di "battaglia delle immagini" prima dello scontro reale.
Quando si arriva alla settima porta, la tensione esplode: c'è Polinice, e Eteocle decide di affrontarlo personalmente, sigillando così il destino tragico di entrambi.

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La scena culminante dei Sette contro Tebe è l'annuncio che Polinice è alla settima porta. Il fratello di Eteocle rivendica il trono ed è pronto a tutto: uccidere il fratello, morire con lui o mandarlo in esilio.
Il paradosso tragico raggiunge l'apice: entrambi i fratelli portano la figura della Giustizia sui loro scudi! Chi ha davvero ragione? Eschilo non ce lo dice chiaramente, rendendo il conflitto ancora più drammatico.
Polinice vuole riconquistare Tebe perché Eteocle non ha rispettato il patto: dovevano regnare a turno, ma il fratello non gli ha mai ceduto il potere. Ha le sue buone ragioni per essere arrabbiato!
Destino ineluttabile: Entrambi i fratelli sanno di essere sotto la maledizione di Edipo, ma non possono fare a meno di scontrarsi. È il tragico destino del γένος maledetto.
La descrizione dei guerrieri alle sette porte segue uno schema preciso: ogni porta ha il suo difensore tebano contrapposto a un attaccante argivo. È come un gioco di scacchi mortale, dove Eteocle muove i suoi pezzi fino alla mossa finale.
L'ira trasforma Eteocle: da re protettore diventa fratricida furioso. Il Coro se ne accorge e cerca di dissuaderlo, ma ormai è troppo tardi. La maledizione di Edipo si sta per compiere.

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Le Supplici sono un'opera particolare: il vero protagonista è il Coro delle Danaidi, cinquanta sorelle che fuggono dall'Egitto per non sposare i cugini. È un "dramma dell'eroina collettiva" che mette al centro il tema del matrimonio forzato.
La storia mitica affonda le radici nel passato remoto: le Danaidi discendono da Io, trasformata in giovenca da Zeus per sfuggire alla gelosia di Era. È una genealogia complicatissima che collega Argo all'Egitto attraverso generazioni di amori divini.
La trama è relativamente semplice: le Danaidi, guidate dal padre Danao, chiedono protezione al re Pelasgo e al popolo di Argo. I figli di Egitto le inseguono per costringerle al matrimonio, ma gli Argivi decidono di proteggerle.
Innovazione drammatica: Il Coro non è solo commentatore, ma vero protagonista dell'azione. Le cinquanta Danaidi sono un personaggio collettivo che domina la scena.
Il finale è ambiguo: le Danaidi cantano sia un inno ad Artemide (dea della verginità) sia uno ad Era e Afrodite (dee del matrimonio). Forse tra le sorelle c'è chi accetterebbe le nozze e chi continua a rifiutarle?
L'opera testimonia l'evoluzione del teatro eschileo: dall'azione epica dei Persiani al dramma psicologico tutto centrato sui sentimenti e le paure femminili.
Il nostro assistente AI è costruito specificamente per le esigenze degli studenti. Sulla base dei milioni di contenuti presenti sulla piattaforma, possiamo fornire agli studenti risposte davvero significative e pertinenti. Ma non si tratta solo di risposte, l'assistente è in grado di guidare gli studenti attraverso le loro sfide quotidiane di studio, con piani di studio personalizzati, quiz o contenuti nella chat e una personalizzazione al 100% basata sulle competenze e sugli sviluppi degli studenti.
È possibile scaricare l'applicazione dal Google Play Store e dall'Apple App Store.
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Google Play
L'applicazione è molto facile da usare e ben progettata. Finora ho trovato tutto quello che cercavo e ho potuto imparare molto dalle presentazioni! Utilizzerò sicuramente l'app per i compiti in classe! È molto utile anche come fonte di ispirazione.
Stefano S
utente iOS
Questa applicazione è davvero grande! Ci sono tantissimi appunti e aiuti con lo studio [...]. La mia materia problematica, per esempio, è il francese e l'app ha così tante opzioni per aiutarmi. Grazie a questa app ho migliorato il mio francese. La consiglio a tutti.
Samantha Klich
utente Android
Wow, sono davvero stupita. Ho appena provato l'app perché l'ho vista pubblicizzata molte volte e sono rimasta assolutamente sbalordita. Questa app è L'AIUTO che cercate per la scuola e soprattutto offre tantissime cose, come allenamenti e schede, che a me personalmente sono state MOLTO utili.
Anna
utente iOS
È bellissima questa app, la adoro. È utilissima per lo studio e mi aiuta molto, anzi moltissimo, ma soprattutto mi aiutano molto i quiz, per memorizzare anche quello che non sapevo
Anastasia
utente Android
Fantastica per qualsiasi materia avere gli appunti anche di altre persone è molto utile perchè posso confrontarmi e vedere come migliorarmi. con i quiz riesco ad apprendere al meglio.
Francesca
utente Android
moooolto utile,gli appunti sono belli e funzionanti,schoolGPT da dei consigli formidabili!!
Marianna
utente Android
L'applicazione è semplicemente fantastica! Tutto ciò che devo fare è inserire l'argomento nella barra di ricerca e ottengo la risposta molto velocemente. Non devo guardare 10 video di YouTube per capire qualcosa, quindi risparmio tempo. Consigliatissima!
Sudenaz Ocak
utente Android
A scuola andavo malissimo in matematica, ma grazie a questa applicazione ora vado meglio. Vi sono molto grato per aver creato questa app.
Greenlight Bonnie
utente Android
Knowunity è un applicazione fantastica,considerando che ha degli schemi veramente molto carini e sfiziosi e che ci sono dei quiz,oltre al fatto che questa cosa dell intelligenza artificiale "school gpt" è almeno per me molto utile, perché a differenza di Chatgpt ti da le spiegazioni, ti spiega ciò che non è chiaro! Posso studiare più velocemente tramite gli schemi e che posso pubblicare io stessa gli schemi è una funzione utilissima per gli altri studenti. Knowunity è PERFETTA
Aurora
utente Android
L’app funziona benissimo e puoi trovare qualsiasi tipo di informazione. Non ho l’abbonamento ma la parte gratuita è sufficiente per uno studio approfondito.
Martina
utente iOS
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Chiara
utente IOS
Questa app è una delle migliori, nient’altro da dire.
Andrea
utente iOS
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Chiara
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Questa app è una delle migliori, nient’altro da dire.
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utente iOS