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L’età Ellenistica ed Epicuro

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Gaia Rotolo

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L’età Ellenistica ed Epicuro

 L'ETA' ELLENISTICA
Con la scomparsa di Alessandro Magno, l'impero venne diviso in tre gradi regni: Egitto, Siria e
Macedonia, e in altri St

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L’età Ellenistica, Epicuro

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L'ETA' ELLENISTICA Con la scomparsa di Alessandro Magno, l'impero venne diviso in tre gradi regni: Egitto, Siria e Macedonia, e in altri Stati minori. Iniziò quindi l’ellenizzazione dei paesi conquistati, creando anche una simbiosi tra la cultura greca e quella orientale. Di conseguenza, le istituzioni tipiche della Grecia classica iniziarono a frantumarsi e nacque una vera e propria crisi delle poleis. La nuova realtà politica era ormai costituita da monarchie assolute che si dividono tra sovrani potenti, considerati semi-divinità, e governanti separati dal potere. Nell'età ellenistica, i cittadini dell'età classica vennero sostituiti dai sudditi. Inoltre, il centro della vita sociale si trasferì in periferia, dove nacquero nuovi centri culturali, come Alessandria d'Egitto, Pergamo, Antiochia e Rodi. L'ellenismo portò con sé anche significative novità sul piano economico-sociale. Si aprirono nuovi mercati ad Oriente e aumentò il fenomeno della schiavitù. Questo, però, portò ad una decadenza politica dei liberi lavoratori, come contadini, artigiani o piccoli commercianti, che in età classica rappresentavano la base della democrazia ateniese. Un'eccezione, però, era costituita da quei gruppi sociali, come grandi mercanti, appaltatori o speculatori, che producendo beni utili a soddisfare le corti e l'aristocrazia, diventarono ben presto i “nuovi ricchi" della società. Questi, però non godevano comunque degli stessi privilegi di cui beneficiava l'aristocrazia terriera, la quale rimaneva la classe...

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più forte della società. Conseguenza di ciò che stava succedendo fu una stratificazione dei ceti sociali e un aumento del prezzo della vita, che portarono ad una frattura tra l'individuo e la collettività che si concretizzò in un senso di estraniazione dai temi della politica e dalla vita pubblica in generale. Con questo si assistette anche a uno sviluppo delle singole discipline, favorito dai sovrani che per ragioni di prestigio volevano atteggiarsi come mecenati del sapere. Questo portò una notevole disponibilità di mezzi economici che permise una riorganizzazione globale degli studi. L'esempio più significativo è quello di Alessandria d'Egitto, che divenne il centro culturale più importante di quel tempo, sostituendo quasi Atene. Ciò avvenne grazie a Demetrio Falereo, che decise di riunire tutto il materiale bibliografico reperibile in Grecia e in Asia in un unico istituto. Nacque così la biblioteca di Alessandria d'Egitto, che divenne la più grande raccolta di libri del mondo antico. Per permettere ai visitatori di approfondire gli studi, era stato creato una sorta di Museo, che comprendeva un osservatorio astronomico, un giardino zoologico, un orto botanico e delle sale anatomiche. Dopo molti secoli, però, il Museo e la biblioteca di Alessandria verranno distrutti dai conquistatori arabi. Gli scienziati della biblioteca di Alessandria potevano attendere ai loro studi senza preoccuparsi di questioni economiche, poiché erano stipendiati dallo Stato. Questo determinò la nascita della specializzazione, cioè la distinzione del sapere in molteplici branche. Le singole discipline sembravano aver perso ogni relazione con la filosofia. I filosofi, infatti, trascuravano le indagini scientifiche, mentre gli scienziati si occupavano solo di quest'ultime, indipendentemente da ogni connessione filosofica. Di conseguenza, ci fu anche una separazione della cultura dal punto di vista geografico: Atene rimase sede degli studi filosofici, Alessandria diventò centro di ricerche scientifiche. Il fatto che la scienza si fosse separata dalla filosofia non voleva dire che era del tutto priva di uno sfondo filosofico. Essa infatti rappresentava il punto di arrivo del pensiero filosofico che dai filosofi ionici aveva portato ad Aristotele. Quindi, per fare in modo che i pensieri filosofici potessero essere espressi in maniera concreta, bisognava che venissero applicati in campi di indagine scientifici. Il fatto che la cultura ellenistica sbocciò ad Alessandria non pregiudicava la persistente importanza della Grecia per due motivi fondamentali. Innanzi tutto l'ellenismo rappresentava l'epoca della diffusione della cultura greca nel mondo e Atene rimaneva la roccaforte della filosofia. Durante quel periodo lo scopo del pensiero filosofico era quello di dare una visone unitaria e complessiva del mondo e di indirizzare gli individui ad una vita serena. I filosofi greci, infatti, cercavano di venire incontro alle inquietudini dell'individuo, aiutandolo a guarire dai mali della vita, e avevano il compito di condurlo alla salvezza personale. La filosofia, quindi, veniva percepita come una terapia mentale per la via verso la serenità. Le scuole filosofiche ellenistiche La scissione della filosofia dalle scienze e dalla vita pubblica si accompagna ad una nuova impostazione delle scuole filosofiche. Ciò che cambia nelle scuole dell’ellenismo è innanzitutto l'atteggiamento nei confronti delle altre correnti filosofiche e il comportamento che ci si aspetta dai propri seguaci. Nell'Accademia Platonica, ad esempio, era frequente la presenza di uditori che esprimevano apertamente il propio disaccordo con il maestro. Nell' ellenismo, invece, i maestri insegnano soltanto la loro filosofia e si aspettano dai loro seguaci un'adesione incondizionata e piena. Inoltre, nelle scuole dell'eta classica, i filosofi insegnavano anche matematica, astronomia, fisica e altre discipline. L'ellenismo, invece, esclude dalla riflessione filosofica quasi tutto l'ambito delle scienze. La filosofia del periodo ellenistico è costituita da tre principali indirizzi: -L'epicureismo, fondato da Epicuro ad Atene; -Lo stoicismo, che prende il nome dal Portico in cui si trovava la scuola fondata da Zenone di Cizio; -Lo scetticismo, che non costituisce una vera e propria scuola ma un indirizzo di pensiero seguito da diverse scuole filosofiche. La vita Nasce nel 341 a.C. a Samo e comincia ad occuparsi di filosofia a 14 anni, assistendo alle lezioni dei filosofo Panfilo e Nausifane. E' forse quest'ultimo a fargli conoscere la dottrina di Democrito, del quale si dichiara discepolo, ma in seguito affermerà la completa indipendenza del propio pensiero. A 18 anni si trasferisce andatene dove frequenta le lezioni di Aristotele. Nel 321 a.C. si sposta a Colofone e dieci anni dopo a Militene, dove instaura una propria scuola. Trovandosi in disaccordo con la popolazione si sposta a Lampsaco. Nel 306 torna ad Atene e acquista un giardino dove tiene le sue lezioni. La sua scuola infatti verra chiamata “Giardino". Epiucuro rimarrà ad Atene fino alla sua morte nel 270 a.C. La scuola e le opere EPICURO Nella scuola di Epicuro si vive in semplicità, dedicandosi alla studio e allo scambio di idee, nella convinzione che in una vita illumina dalla ragione risiedesse la felicità. I seguaci di Epicuro furono numerosissimi e tra essi non mancarono le donne. Il Giardino, infatti, era una scuola aperta. Epicureo fu autore di circa 300 scritti: Tre lettere, la Lettera a Erodoto, la Lettera a Meneceo, e la Lettera a Pitocle; Le Massime capitali, una raccolta di motti e sentenze; Un Testamento; Le tenze; l'Opera Sulla natura. Molte informazioni sul pensiero di Epicuro derivano dal poeta e filosofo latino Tito Lucrezio Caro, che nel suo poema De rerum natura ci ha lasciato un'esposizione della filosofia epicurea. La concezione della filosofia Epicureo vede nella filosofia la liberazione dalle passioni. Il suo ruolo consiste nel fornire all'uomo un quadrifarmaco capace di: Liberare gli uomini dal timore degli Dei, spiegando che questi ultimi non si occupino dalle faccende umane; Liberare gli uomini dal timore della morte, dicendo che "quando ci sdiamo noi la morte non c'è; quando c'è la morte non ci siamo noi"; Dimostrare la facile raggiungibilità del piacere; Dimostrare la lontananza del male e la provvisorietà del dolore. La filosofia epicurea si distingue in tre parti: la logica, la fisica e l'etica. La logica Ad essa epicureo di il nome di canonica, in quanto fornisce il canone che orienta la conoscenza e la ricerca della felicita. Essa è costituita da 3 elementi fondamentali: le sensazioni, le anticipazioni e le emozioni. Le sensazioni sono prodotte da flussi di atomi che formano sottilissime immagini simili alle cose d a cui sono prodotte e che, entrando in contatto con gli origani di senso, determinano le sensazioni; da esse derivano le rappresentazioni mentali degli oggetti e dalla combinazione di due o più immagini derivano le rappresentazioni fantastiche, ovvero che non corrispondono ad alcun oggetto reale. Quando le sensazioni legate ad un oggetto si ripetono e le rappresentazioni che ne derivano sono conservate nella memoria, si hanno le rappresentazioni generiche, o concetti, che Epicuro chiama anticipazioni o prolessi; sono immagini mediante le quali si possono anticipare le sensazioni future. La sensazione è sempre vera ed evidente, dunque è considerata il criterio fondamentale della verità; ma poiché anche le anticipazioni derivano dalle sensazioni, anch'esse sono vere ed evidenti e costituiscono il criterio fondamentale della verità; da ciò si comprende come il criterio basilare della verità sia l'evidenza, cioè la manifestazione indiscutibile delle cose alla nostra mente. Evidenti quanto le sensazioni e le anticipazioni sono le emozioni, che rappresentano il terzo elemento fondamentale su cui si basa la verità. Le emozioni consistono nel piacere o nel dolore che accompagnano le sensazioni. Dal momento che le sensazioni, le anticipazioni e le emozioni sono sempre veri, in essi non può sussistere l'errore, che può invece sussistere nell'opinione, ovvero nel giudizio che formuliamo a partire dai concetti. L'opinione può essere vera o falsa: è vera se è confermata, o almeno non contraddetta, mentre è falsa nel caso contrario. Attenendosi ai fenomeni manifestati dalle sensazioni si può quindi estendere la conoscenza anche a cose che alla sensazione restano nascoste. La fisica La fisica di Epicuro ha lo scopo di escludere dalla spiegazione del mondo ogni causa soprannaturale, per far capire agli uomini di non essere sotto il dominio di forze sconosciute. La fisica deve quindi essere materialistica, per negare la presenza di spiriti soprannaturali, e materialistica, perché deve avvalersi nelle proprie teorie solo del movimento del corpo, escludendo movimenti dettati da forze soprannaturali. Poiché la fisica di Democrito rispondeva ad entrambe queste condizioni, Epicuro la sceglie come fondamento del proprio modello di spiegazione della realtà, pur introducendo delle modifiche. Come Democrito, Epicuro afferma che tutto ciò che esiste è corpo, di incorporeo ammette solo il vuoto, che è il luogo in cui i corpi si muovono. Ogni corpo è composto da corpuscoli indivisibili detti atomi, che si muovono eternamente nel vuoto, urtandosi e unendosi tra loro. Il movimento degli atomi non è dettato da nessuna forza divina, quindi si esclude l'esistenza di divinità. Per spiegare, però, l'esistenza del male nel mondo, Epicuro è costretto ad ammettere che la divinità, anche se esiste, non si occupa del mondo, altrimenti eliminerebbe il male da esso. Escludendo la possibilità di un'azione divina nel mondo, Epicuro formula le leggi che regolano il moviento degli atomi. Diversamente da Democrito, Epicuro ritiene che gli atomi siano dotati di peso a causa del quale cadono nel vuoto in linea retta e con la stessa velocità. Così, però, gli atomi non si toccherebbero mai, quindi per spiegare l'urto tra gli atomi, Epicuro introduce il concetto di clinamen, cioè una deviazione casuale della traiettoria degli atomi. Questa idea introduce nell'atomismo un elemento di casualità, determinato da una forza sconosciuta. La spiegazione del movimento degli atomi in base al loro peso e la teoria del clinamen segnano l'allontanamento dalle idee di Democrito. Quest'ultimo, infatti, considerava il movimento come una proprietà della materia, mentre Epicuro lo faceva dipendere dal peso. La concezione degli dei e dell'anima Abbiamo detto che Epicuro ammetteva l'esistenza degli dei, anche se essi non si occupavano delle questioni terrene. Gli esseri umani, infatti possiedono un'immagine delle divinità prodotta da flussi di atomi provenienti dalle divinità stesse. Per Epicuro gli dei hanno forma umana e abitano gli spazi vuoti tra un mondo e l'altro. Non si curano degli esseri umani poiché ogni preoccupazione di questo genere imporrebbe loro un obbligo e ciò non può esistere perché gli dei vivono liberi e beati. L'uomo, quindi, non li onora perché ha timore di loro, bensì perché ammira la loro eccellenza. L'anima per Epicuro è composta da particelle corporee più mobili rispetto alle altre. Con la morte si separano e l'anima si dissolve e ogni sensazione si dissolve, quindi la morte è privazione di sensazioni. L'etica L'etica epicurea è indirizzata alla ricerca della felicità, la quale a sua volta viene identificata con il piacere. Quest'ultimo costituisce il criterio della scelta, nonché il criterio mediante il quale valutiamo ogni bene. La ricerca del piacere non è intesa come il soddisfacimento dei propri interessi poiché i piaceri autentici sono soltanto quelli che derivano dalla soddisfazione dei bisogni naturali. Quindi la ricerca del piacere coincide con la virtù, intesa come il rispetto dell'ordine naturale della vita. Epicureo divide il piacere in stabile, che consiste nell'assenza di dolore, e cinetico, che consiste nella gioia. La felicita risiede nel piacere stabile, per questo è definita atarassia, cioè assenza di turbamento dell'anima, e come aponia, cioè assenza di dolore fisico. Il piacere implica la necessita di distinguere quali bisogni devono effettivamente essere soddisfatti e quali invece sono desiderio di qualcosa di superfluo. A tale scopo Epicuro elabora una teoria dei bisogni, dividendoli in tre tipologie: I bisogni naturali e necessari, quelli che se non vengono soddisfatti, conducono alla morte (fame, sete, sonno ecc...)

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Grazie, mi aiuterà molto perché stiamo insegnando questo argomento ora! 😁

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L'ETA' ELLENISTICA Con la scomparsa di Alessandro Magno, l'impero venne diviso in tre gradi regni: Egitto, Siria e Macedonia, e in altri Stati minori. Iniziò quindi l’ellenizzazione dei paesi conquistati, creando anche una simbiosi tra la cultura greca e quella orientale. Di conseguenza, le istituzioni tipiche della Grecia classica iniziarono a frantumarsi e nacque una vera e propria crisi delle poleis. La nuova realtà politica era ormai costituita da monarchie assolute che si dividono tra sovrani potenti, considerati semi-divinità, e governanti separati dal potere. Nell'età ellenistica, i cittadini dell'età classica vennero sostituiti dai sudditi. Inoltre, il centro della vita sociale si trasferì in periferia, dove nacquero nuovi centri culturali, come Alessandria d'Egitto, Pergamo, Antiochia e Rodi. L'ellenismo portò con sé anche significative novità sul piano economico-sociale. Si aprirono nuovi mercati ad Oriente e aumentò il fenomeno della schiavitù. Questo, però, portò ad una decadenza politica dei liberi lavoratori, come contadini, artigiani o piccoli commercianti, che in età classica rappresentavano la base della democrazia ateniese. Un'eccezione, però, era costituita da quei gruppi sociali, come grandi mercanti, appaltatori o speculatori, che producendo beni utili a soddisfare le corti e l'aristocrazia, diventarono ben presto i “nuovi ricchi" della società. Questi, però non godevano comunque degli stessi privilegi di cui beneficiava l'aristocrazia terriera, la quale rimaneva la classe...

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più forte della società. Conseguenza di ciò che stava succedendo fu una stratificazione dei ceti sociali e un aumento del prezzo della vita, che portarono ad una frattura tra l'individuo e la collettività che si concretizzò in un senso di estraniazione dai temi della politica e dalla vita pubblica in generale. Con questo si assistette anche a uno sviluppo delle singole discipline, favorito dai sovrani che per ragioni di prestigio volevano atteggiarsi come mecenati del sapere. Questo portò una notevole disponibilità di mezzi economici che permise una riorganizzazione globale degli studi. L'esempio più significativo è quello di Alessandria d'Egitto, che divenne il centro culturale più importante di quel tempo, sostituendo quasi Atene. Ciò avvenne grazie a Demetrio Falereo, che decise di riunire tutto il materiale bibliografico reperibile in Grecia e in Asia in un unico istituto. Nacque così la biblioteca di Alessandria d'Egitto, che divenne la più grande raccolta di libri del mondo antico. Per permettere ai visitatori di approfondire gli studi, era stato creato una sorta di Museo, che comprendeva un osservatorio astronomico, un giardino zoologico, un orto botanico e delle sale anatomiche. Dopo molti secoli, però, il Museo e la biblioteca di Alessandria verranno distrutti dai conquistatori arabi. Gli scienziati della biblioteca di Alessandria potevano attendere ai loro studi senza preoccuparsi di questioni economiche, poiché erano stipendiati dallo Stato. Questo determinò la nascita della specializzazione, cioè la distinzione del sapere in molteplici branche. Le singole discipline sembravano aver perso ogni relazione con la filosofia. I filosofi, infatti, trascuravano le indagini scientifiche, mentre gli scienziati si occupavano solo di quest'ultime, indipendentemente da ogni connessione filosofica. Di conseguenza, ci fu anche una separazione della cultura dal punto di vista geografico: Atene rimase sede degli studi filosofici, Alessandria diventò centro di ricerche scientifiche. Il fatto che la scienza si fosse separata dalla filosofia non voleva dire che era del tutto priva di uno sfondo filosofico. Essa infatti rappresentava il punto di arrivo del pensiero filosofico che dai filosofi ionici aveva portato ad Aristotele. Quindi, per fare in modo che i pensieri filosofici potessero essere espressi in maniera concreta, bisognava che venissero applicati in campi di indagine scientifici. Il fatto che la cultura ellenistica sbocciò ad Alessandria non pregiudicava la persistente importanza della Grecia per due motivi fondamentali. Innanzi tutto l'ellenismo rappresentava l'epoca della diffusione della cultura greca nel mondo e Atene rimaneva la roccaforte della filosofia. Durante quel periodo lo scopo del pensiero filosofico era quello di dare una visone unitaria e complessiva del mondo e di indirizzare gli individui ad una vita serena. I filosofi greci, infatti, cercavano di venire incontro alle inquietudini dell'individuo, aiutandolo a guarire dai mali della vita, e avevano il compito di condurlo alla salvezza personale. La filosofia, quindi, veniva percepita come una terapia mentale per la via verso la serenità. Le scuole filosofiche ellenistiche La scissione della filosofia dalle scienze e dalla vita pubblica si accompagna ad una nuova impostazione delle scuole filosofiche. Ciò che cambia nelle scuole dell’ellenismo è innanzitutto l'atteggiamento nei confronti delle altre correnti filosofiche e il comportamento che ci si aspetta dai propri seguaci. Nell'Accademia Platonica, ad esempio, era frequente la presenza di uditori che esprimevano apertamente il propio disaccordo con il maestro. Nell' ellenismo, invece, i maestri insegnano soltanto la loro filosofia e si aspettano dai loro seguaci un'adesione incondizionata e piena. Inoltre, nelle scuole dell'eta classica, i filosofi insegnavano anche matematica, astronomia, fisica e altre discipline. L'ellenismo, invece, esclude dalla riflessione filosofica quasi tutto l'ambito delle scienze. La filosofia del periodo ellenistico è costituita da tre principali indirizzi: -L'epicureismo, fondato da Epicuro ad Atene; -Lo stoicismo, che prende il nome dal Portico in cui si trovava la scuola fondata da Zenone di Cizio; -Lo scetticismo, che non costituisce una vera e propria scuola ma un indirizzo di pensiero seguito da diverse scuole filosofiche. La vita Nasce nel 341 a.C. a Samo e comincia ad occuparsi di filosofia a 14 anni, assistendo alle lezioni dei filosofo Panfilo e Nausifane. E' forse quest'ultimo a fargli conoscere la dottrina di Democrito, del quale si dichiara discepolo, ma in seguito affermerà la completa indipendenza del propio pensiero. A 18 anni si trasferisce andatene dove frequenta le lezioni di Aristotele. Nel 321 a.C. si sposta a Colofone e dieci anni dopo a Militene, dove instaura una propria scuola. Trovandosi in disaccordo con la popolazione si sposta a Lampsaco. Nel 306 torna ad Atene e acquista un giardino dove tiene le sue lezioni. La sua scuola infatti verra chiamata “Giardino". Epiucuro rimarrà ad Atene fino alla sua morte nel 270 a.C. La scuola e le opere EPICURO Nella scuola di Epicuro si vive in semplicità, dedicandosi alla studio e allo scambio di idee, nella convinzione che in una vita illumina dalla ragione risiedesse la felicità. I seguaci di Epicuro furono numerosissimi e tra essi non mancarono le donne. Il Giardino, infatti, era una scuola aperta. Epicureo fu autore di circa 300 scritti: Tre lettere, la Lettera a Erodoto, la Lettera a Meneceo, e la Lettera a Pitocle; Le Massime capitali, una raccolta di motti e sentenze; Un Testamento; Le tenze; l'Opera Sulla natura. Molte informazioni sul pensiero di Epicuro derivano dal poeta e filosofo latino Tito Lucrezio Caro, che nel suo poema De rerum natura ci ha lasciato un'esposizione della filosofia epicurea. La concezione della filosofia Epicureo vede nella filosofia la liberazione dalle passioni. Il suo ruolo consiste nel fornire all'uomo un quadrifarmaco capace di: Liberare gli uomini dal timore degli Dei, spiegando che questi ultimi non si occupino dalle faccende umane; Liberare gli uomini dal timore della morte, dicendo che "quando ci sdiamo noi la morte non c'è; quando c'è la morte non ci siamo noi"; Dimostrare la facile raggiungibilità del piacere; Dimostrare la lontananza del male e la provvisorietà del dolore. La filosofia epicurea si distingue in tre parti: la logica, la fisica e l'etica. La logica Ad essa epicureo di il nome di canonica, in quanto fornisce il canone che orienta la conoscenza e la ricerca della felicita. Essa è costituita da 3 elementi fondamentali: le sensazioni, le anticipazioni e le emozioni. Le sensazioni sono prodotte da flussi di atomi che formano sottilissime immagini simili alle cose d a cui sono prodotte e che, entrando in contatto con gli origani di senso, determinano le sensazioni; da esse derivano le rappresentazioni mentali degli oggetti e dalla combinazione di due o più immagini derivano le rappresentazioni fantastiche, ovvero che non corrispondono ad alcun oggetto reale. Quando le sensazioni legate ad un oggetto si ripetono e le rappresentazioni che ne derivano sono conservate nella memoria, si hanno le rappresentazioni generiche, o concetti, che Epicuro chiama anticipazioni o prolessi; sono immagini mediante le quali si possono anticipare le sensazioni future. La sensazione è sempre vera ed evidente, dunque è considerata il criterio fondamentale della verità; ma poiché anche le anticipazioni derivano dalle sensazioni, anch'esse sono vere ed evidenti e costituiscono il criterio fondamentale della verità; da ciò si comprende come il criterio basilare della verità sia l'evidenza, cioè la manifestazione indiscutibile delle cose alla nostra mente. Evidenti quanto le sensazioni e le anticipazioni sono le emozioni, che rappresentano il terzo elemento fondamentale su cui si basa la verità. Le emozioni consistono nel piacere o nel dolore che accompagnano le sensazioni. Dal momento che le sensazioni, le anticipazioni e le emozioni sono sempre veri, in essi non può sussistere l'errore, che può invece sussistere nell'opinione, ovvero nel giudizio che formuliamo a partire dai concetti. L'opinione può essere vera o falsa: è vera se è confermata, o almeno non contraddetta, mentre è falsa nel caso contrario. Attenendosi ai fenomeni manifestati dalle sensazioni si può quindi estendere la conoscenza anche a cose che alla sensazione restano nascoste. La fisica La fisica di Epicuro ha lo scopo di escludere dalla spiegazione del mondo ogni causa soprannaturale, per far capire agli uomini di non essere sotto il dominio di forze sconosciute. La fisica deve quindi essere materialistica, per negare la presenza di spiriti soprannaturali, e materialistica, perché deve avvalersi nelle proprie teorie solo del movimento del corpo, escludendo movimenti dettati da forze soprannaturali. Poiché la fisica di Democrito rispondeva ad entrambe queste condizioni, Epicuro la sceglie come fondamento del proprio modello di spiegazione della realtà, pur introducendo delle modifiche. Come Democrito, Epicuro afferma che tutto ciò che esiste è corpo, di incorporeo ammette solo il vuoto, che è il luogo in cui i corpi si muovono. Ogni corpo è composto da corpuscoli indivisibili detti atomi, che si muovono eternamente nel vuoto, urtandosi e unendosi tra loro. Il movimento degli atomi non è dettato da nessuna forza divina, quindi si esclude l'esistenza di divinità. Per spiegare, però, l'esistenza del male nel mondo, Epicuro è costretto ad ammettere che la divinità, anche se esiste, non si occupa del mondo, altrimenti eliminerebbe il male da esso. Escludendo la possibilità di un'azione divina nel mondo, Epicuro formula le leggi che regolano il moviento degli atomi. Diversamente da Democrito, Epicuro ritiene che gli atomi siano dotati di peso a causa del quale cadono nel vuoto in linea retta e con la stessa velocità. Così, però, gli atomi non si toccherebbero mai, quindi per spiegare l'urto tra gli atomi, Epicuro introduce il concetto di clinamen, cioè una deviazione casuale della traiettoria degli atomi. Questa idea introduce nell'atomismo un elemento di casualità, determinato da una forza sconosciuta. La spiegazione del movimento degli atomi in base al loro peso e la teoria del clinamen segnano l'allontanamento dalle idee di Democrito. Quest'ultimo, infatti, considerava il movimento come una proprietà della materia, mentre Epicuro lo faceva dipendere dal peso. La concezione degli dei e dell'anima Abbiamo detto che Epicuro ammetteva l'esistenza degli dei, anche se essi non si occupavano delle questioni terrene. Gli esseri umani, infatti possiedono un'immagine delle divinità prodotta da flussi di atomi provenienti dalle divinità stesse. Per Epicuro gli dei hanno forma umana e abitano gli spazi vuoti tra un mondo e l'altro. Non si curano degli esseri umani poiché ogni preoccupazione di questo genere imporrebbe loro un obbligo e ciò non può esistere perché gli dei vivono liberi e beati. L'uomo, quindi, non li onora perché ha timore di loro, bensì perché ammira la loro eccellenza. L'anima per Epicuro è composta da particelle corporee più mobili rispetto alle altre. Con la morte si separano e l'anima si dissolve e ogni sensazione si dissolve, quindi la morte è privazione di sensazioni. L'etica L'etica epicurea è indirizzata alla ricerca della felicità, la quale a sua volta viene identificata con il piacere. Quest'ultimo costituisce il criterio della scelta, nonché il criterio mediante il quale valutiamo ogni bene. La ricerca del piacere non è intesa come il soddisfacimento dei propri interessi poiché i piaceri autentici sono soltanto quelli che derivano dalla soddisfazione dei bisogni naturali. Quindi la ricerca del piacere coincide con la virtù, intesa come il rispetto dell'ordine naturale della vita. Epicureo divide il piacere in stabile, che consiste nell'assenza di dolore, e cinetico, che consiste nella gioia. La felicita risiede nel piacere stabile, per questo è definita atarassia, cioè assenza di turbamento dell'anima, e come aponia, cioè assenza di dolore fisico. Il piacere implica la necessita di distinguere quali bisogni devono effettivamente essere soddisfatti e quali invece sono desiderio di qualcosa di superfluo. A tale scopo Epicuro elabora una teoria dei bisogni, dividendoli in tre tipologie: I bisogni naturali e necessari, quelli che se non vengono soddisfatti, conducono alla morte (fame, sete, sonno ecc...)