Il problema e la struttura dell'opera
Nella Critica del Giudizio Kant cerca di realizzare un incontro tra due mondi apparentemente inconciliabili: il mondo fenomenico e deterministico della scienza e il mondo noumenico e finalistico dell'etica. Per colmare questa distanza, introduce la facoltà del sentimento come una terza dimensione dell'attività umana.
I giudizi del sentimento si dividono in due tipi: i giudizi determinanti (che determinano gli oggetti fenomenici mediante le forme a priori) e i giudizi riflettenti (non conoscitivi, che interpretano finalisticamente l'oggetto). Questi ultimi esprimono il bisogno dell'uomo di pensare che la natura sia adatta ai suoi fini e alla sua libertà.
I giudizi riflettenti si suddividono ulteriormente in giudizi estetici (riguardanti il gusto e la bellezza, cogliendo la finalità soggettiva o formale) e giudizi teleologici (che colgono la finalità oggettiva o reale della natura in modo concettuale). In realtà, la finalità è sempre soggettiva, poiché è il soggetto che la proietta sull'oggetto.
💡 La Critica del Giudizio non cerca una sintesi perfetta tra fenomeno e noumeno, ma piuttosto un terreno d'incontro che permetta all'uomo di dare senso alla sua esperienza del mondo.
Nell'analisi del bello, Kant distingue il bello sia dal piacevole (ciò che diletta) sia dal buono (ciò che piace per il suo concetto). Il giudizio estetico è quindi la facoltà di giudicare il bello, che Kant analizza secondo le quattro categorie.





