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Giordano Bruno

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<<religione»> della natura.
Bruno nacque a Nola, in Campania, prima entrando in
un convento domenicano, e poi staccandosi. dal

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la filosofia di Giordano Bruno

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pordand rund <<religione»> della natura. Bruno nacque a Nola, in Campania, prima entrando in un convento domenicano, e poi staccandosi. dalla religione cristiana, che aveva incominciato a non convincerlo. Divenne famoso per la sua capacità di memoria, ed incominciò a disegnare l'arte lulliana della memoria in giro per l'Europa. In tutti i suoi scritti si presenta il medesimo amore per l'infinità della vita, e l'odio verso il chiostro e tutte le persone che studiavano senza gettare occhio sulla natura e la sua potenza. Il naturalismo di Giordano Bruno, al contrario di quello di Telesio, punta ad un approccio mistico e magico, e torna sui vecchi passi. La sua è una sorta di Bruno esprime al massimo un interesse ed amore ardito verso la natura, uno magico, completamente diverso dall'approccio metodico di Telesio. La natura per lui ha un impeto lirico e religioso. E nasce presto la sua predilezione verso la magia, che si fondava su un presupposto di panpsichismo universale. Rinuncia alla lenta e laboriosa ricerca di Telesio per sfruttare le sue capacità memoriche in uno studio veloce e frenetico. Dunque il naturalismo di Giordano Bruno arresta lo sviluppo di quello scientifico, ma rappresenta nel modo più grandioso quelle credenze mistiche e magiche che vagheggiavano nel Rinascimento. Feroce in Bruno è la critica alla religione cristiana, mezzo, secondo lui, per...

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approfittarsi dei deboli e soggiogare gli altri, e nella sua critica non si salva nessuna pressione cattolica. Opposta a questa religiosità, c'è quella dei teologi, che hanno sempre cercato di riconciliare ragione e fede assieme. Bruno, come Pico della Mirandola, parla di una sapienza originaria tramandata da Mosè, che sviluppata e cresciuta è stata chiarita dai filosofi, maghi e teologi di tutto il mondo, sia orientale che occidentale. Tuttavia però ritiene che questa rinascita non sia altro che un germogliare della filosofia antica, per questo gli interessano più i pre-socratici rispetto a Platone ed Aristotele, perché afferma che nei filosofi antichi si potesse trovare un più stretto interesse alla natura. dio mens super omnia, mente al di sopra di tutto. Dio, con uno stampo neoplatonico, parla di Dio come qualcosa di irraggiungibile ed inafferrabile, e si riferisce come vani ai tentativi di raggiungerlo. mens insita omnibus, mente presente in tutte le cose. Dio è il principio immanente del cosmo, e risulta accessibile dalla ragione umana, diventando parte centrale della discussione filosofica. 1 In quanto animatore delle cose, Dio è causa e principio di tutto. Causa in quanto energia produttrice del cosmo, principio in quanto elemento costitutivo delle cose. L'universo infatti è dotato di un'unica forma, appunto Dio, ed un unica materia ovvero la massa corporea del mondo. Dio è sia imminente che trascendente, perché è tra di noi, ma può essere anche osservato. E' l'anima pensante del mondo. Dio possiede tutti gli archetipi. La mente di Dio anima le cose da dentro grazie a questi archetipi (Atto e Potenza di Aristotele). materia La materia per Bruno è: 1)Non è pura potenza ma nemmeno totale passività, perché non riceve passivamente le forze e per opera dell'intelletto ne ha già in sé; 2) Non è qualcosa di separato dalla forma, ma crea un tutt'uno con essa, in quanto materia e forma sono due sostanze che rappresentato l'infinita natura. Molti studiosi hanno cercato di interpretare il pensiero di Bruno riguardo la visione di Dio al di sopra di tutto. In ogni caso, che Bruno ci credesse o no, una cosa in cui era certo che credesse era la propensione tutta rinascimentale a vedere il divino nel mondo, tendenza che ne filosofo ha carattere così radicali da sembrare un pensiero panteistico. Materia e forma servono a Bruno per giustificare l'identità di Dio. Riconosciuto Dio, Bruno può utilizzare la speculazione astrologica di Cusano ed introdurre uno dei concetti più forbiti ed amati dal filosofo: infinità dell'universo. Il tema dell'infinito rappresenta per Bruno il punto d'incontro tra egli e la rivoluzione astronomica moderna. Bruno polemizza contro la visione aristotelico-tolemaica e concepisce l'universo illimitato, ospitante in sé una molteplicità inesauribile di mondi e creature. Nell'opera Degli eroici furori, Bruno ci da una spiegazione yeu caccia sorprende Artemide nuda che faceva il bagno. La dea irata lo illustrando il mito di Atteone, cacciatore, che durante una battuta di trasformò in cervo, e a quel punto Atteone rimase sbranato dai suoi stessi cani. Con questo mito Bruno vuole spiegare come l'uomo, andando alla ricerca della natura, diventi la natura stessa, come in una metamorfosi. Perciò per Bruno non è incontrare dio l’estasi più grande, bensì quella di poter entrare nella magia della natura, nei suoi misteri e nelle sue fattucchierie. Il filosofo è l'eroico (nel senso di «innamorato», da eros) assetato di infinito, che andando al di là di ogni limite raggiunge la sovrumana immedesimazione nel processo cosmico. Dunque l'eroico furore di cui Bruno prende spunto ella sua contemporaneità rinascimentale, è solamente una riscrittura naturalistica di Platone. L'uomo, arso d'amore, va alla ricerca dell'infinito per raggiungere un'elevazione suprema. Ciò identificarsi dell'uomo con la natura riguarda anche il campo pratico e morale oltre quello della contemplazione filosofica, infatti Bruno disdegna ogni morale ascetica e misticheggiante, e si dichiara a favore di una morale attivistica che esalta i valori della fatica, dell'ingegnosità e del lavoro. 2 Alcuni studiosi pensano che questa affermazione finale di Bruno sia un'affermazione che va a escludere l'etica della contemplazione filosofica e l'etica del lavoro e dell'impegno, cosa che in realtà non è vera, perché Bruno dice che la contemplazione di Dio non è fine a se stessa, poiché rappresenta un incentivo a fare come Dio. Nonostante sembri che Bruno abbia una visione universale di questo slancio eroico verso l'amore, in realtà si nota un'impronta aristocratica. Infatti Bruno dice che l'umanità è spaccata in due schiere: i pochi cui è dato di accedere alla filosofia e di condursi secondo ragione, il gregge dei «rozzi popoli»che devono essere diretti dai preti delle varie Chiese. 3

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Bruno nacque a Nola, in Campania, prima entrando in
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Un appunto così carino per la scuola 😍😍, è davvero utile!

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pordand rund <<religione»> della natura. Bruno nacque a Nola, in Campania, prima entrando in un convento domenicano, e poi staccandosi. dalla religione cristiana, che aveva incominciato a non convincerlo. Divenne famoso per la sua capacità di memoria, ed incominciò a disegnare l'arte lulliana della memoria in giro per l'Europa. In tutti i suoi scritti si presenta il medesimo amore per l'infinità della vita, e l'odio verso il chiostro e tutte le persone che studiavano senza gettare occhio sulla natura e la sua potenza. Il naturalismo di Giordano Bruno, al contrario di quello di Telesio, punta ad un approccio mistico e magico, e torna sui vecchi passi. La sua è una sorta di Bruno esprime al massimo un interesse ed amore ardito verso la natura, uno magico, completamente diverso dall'approccio metodico di Telesio. La natura per lui ha un impeto lirico e religioso. E nasce presto la sua predilezione verso la magia, che si fondava su un presupposto di panpsichismo universale. Rinuncia alla lenta e laboriosa ricerca di Telesio per sfruttare le sue capacità memoriche in uno studio veloce e frenetico. Dunque il naturalismo di Giordano Bruno arresta lo sviluppo di quello scientifico, ma rappresenta nel modo più grandioso quelle credenze mistiche e magiche che vagheggiavano nel Rinascimento. Feroce in Bruno è la critica alla religione cristiana, mezzo, secondo lui, per...

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approfittarsi dei deboli e soggiogare gli altri, e nella sua critica non si salva nessuna pressione cattolica. Opposta a questa religiosità, c'è quella dei teologi, che hanno sempre cercato di riconciliare ragione e fede assieme. Bruno, come Pico della Mirandola, parla di una sapienza originaria tramandata da Mosè, che sviluppata e cresciuta è stata chiarita dai filosofi, maghi e teologi di tutto il mondo, sia orientale che occidentale. Tuttavia però ritiene che questa rinascita non sia altro che un germogliare della filosofia antica, per questo gli interessano più i pre-socratici rispetto a Platone ed Aristotele, perché afferma che nei filosofi antichi si potesse trovare un più stretto interesse alla natura. dio mens super omnia, mente al di sopra di tutto. Dio, con uno stampo neoplatonico, parla di Dio come qualcosa di irraggiungibile ed inafferrabile, e si riferisce come vani ai tentativi di raggiungerlo. mens insita omnibus, mente presente in tutte le cose. Dio è il principio immanente del cosmo, e risulta accessibile dalla ragione umana, diventando parte centrale della discussione filosofica. 1 In quanto animatore delle cose, Dio è causa e principio di tutto. Causa in quanto energia produttrice del cosmo, principio in quanto elemento costitutivo delle cose. L'universo infatti è dotato di un'unica forma, appunto Dio, ed un unica materia ovvero la massa corporea del mondo. Dio è sia imminente che trascendente, perché è tra di noi, ma può essere anche osservato. E' l'anima pensante del mondo. Dio possiede tutti gli archetipi. La mente di Dio anima le cose da dentro grazie a questi archetipi (Atto e Potenza di Aristotele). materia La materia per Bruno è: 1)Non è pura potenza ma nemmeno totale passività, perché non riceve passivamente le forze e per opera dell'intelletto ne ha già in sé; 2) Non è qualcosa di separato dalla forma, ma crea un tutt'uno con essa, in quanto materia e forma sono due sostanze che rappresentato l'infinita natura. Molti studiosi hanno cercato di interpretare il pensiero di Bruno riguardo la visione di Dio al di sopra di tutto. In ogni caso, che Bruno ci credesse o no, una cosa in cui era certo che credesse era la propensione tutta rinascimentale a vedere il divino nel mondo, tendenza che ne filosofo ha carattere così radicali da sembrare un pensiero panteistico. Materia e forma servono a Bruno per giustificare l'identità di Dio. Riconosciuto Dio, Bruno può utilizzare la speculazione astrologica di Cusano ed introdurre uno dei concetti più forbiti ed amati dal filosofo: infinità dell'universo. Il tema dell'infinito rappresenta per Bruno il punto d'incontro tra egli e la rivoluzione astronomica moderna. Bruno polemizza contro la visione aristotelico-tolemaica e concepisce l'universo illimitato, ospitante in sé una molteplicità inesauribile di mondi e creature. Nell'opera Degli eroici furori, Bruno ci da una spiegazione yeu caccia sorprende Artemide nuda che faceva il bagno. La dea irata lo illustrando il mito di Atteone, cacciatore, che durante una battuta di trasformò in cervo, e a quel punto Atteone rimase sbranato dai suoi stessi cani. Con questo mito Bruno vuole spiegare come l'uomo, andando alla ricerca della natura, diventi la natura stessa, come in una metamorfosi. Perciò per Bruno non è incontrare dio l’estasi più grande, bensì quella di poter entrare nella magia della natura, nei suoi misteri e nelle sue fattucchierie. Il filosofo è l'eroico (nel senso di «innamorato», da eros) assetato di infinito, che andando al di là di ogni limite raggiunge la sovrumana immedesimazione nel processo cosmico. Dunque l'eroico furore di cui Bruno prende spunto ella sua contemporaneità rinascimentale, è solamente una riscrittura naturalistica di Platone. L'uomo, arso d'amore, va alla ricerca dell'infinito per raggiungere un'elevazione suprema. Ciò identificarsi dell'uomo con la natura riguarda anche il campo pratico e morale oltre quello della contemplazione filosofica, infatti Bruno disdegna ogni morale ascetica e misticheggiante, e si dichiara a favore di una morale attivistica che esalta i valori della fatica, dell'ingegnosità e del lavoro. 2 Alcuni studiosi pensano che questa affermazione finale di Bruno sia un'affermazione che va a escludere l'etica della contemplazione filosofica e l'etica del lavoro e dell'impegno, cosa che in realtà non è vera, perché Bruno dice che la contemplazione di Dio non è fine a se stessa, poiché rappresenta un incentivo a fare come Dio. Nonostante sembri che Bruno abbia una visione universale di questo slancio eroico verso l'amore, in realtà si nota un'impronta aristocratica. Infatti Bruno dice che l'umanità è spaccata in due schiere: i pochi cui è dato di accedere alla filosofia e di condursi secondo ragione, il gregge dei «rozzi popoli»che devono essere diretti dai preti delle varie Chiese. 3