L'industria culturale: dalle origini alla stampa
Quando ascolti Spotify, guardi Netflix o sfoglia un giornale, stai consumando prodotti dell'industria culturale. Questo termine, nato con i filosofi Adorno e Horkheimer, indica tutte quelle attività economiche - editoria, cinema, musica, media - che producono e distribuiscono beni culturali.
La vera rivoluzione inizia nel 1400 con Johann Gutenberg e l'invenzione della stampa. Prima i monaci benedettini copiavano i libri a mano, uno per volta. Con la stampa si apre una nuova era: i libri diventano prodotti di massa e il sapere non è più riservato a una ristretta élite.
Il libro cambia significato: da testo specialistico per pochi diventa prodotto per il grande pubblico. Nasce così il rapporto moderno tra autore e lettore, dove pochi scrittori si rivolgono a masse sempre più ampie di fruitori.
Nel XVII secolo nascono i primi giornali, visti dalla borghesia come strumento per scambiare idee. Ma la vera svolta arriva il 3 settembre 1833 con il "New York Sun" di Benjamin Day: venduto a un penny dagli strilloni con lo slogan "splende per tutti", inaugura la stampa popolare. Non più solo politica e cultura, ma anche cronaca nera, scandali e notizie sensazionali per catturare l'attenzione del pubblico.
📰 Curiosità: Nel 1836 a Parigi nasce "La Presse" con i primi annunci pubblicitari - il giornale diventa ufficialmente una merce!
Il romanzo d'appendice o feuilleton trasforma la letteratura in prodotto seriale: ogni puntata deve ricollegarsi alla precedente e finire con il colpo di scena per invogliare il lettore a comprare il giornale il giorno dopo. Temi ricorrenti sono passioni amorose, intrighi, la vita urbana con i suoi contrasti tra apparenza e realtà nascosta.







