Keynes e la Rivoluzione del '900
Il 1929 distrusse tutte le certezze economiche. Il crollo di Wall Street e la Grande Depressione dimostrarono che i mercati non si autoregolano affatto: 15 milioni di disoccupati americani erano la prova vivente che qualcosa non funzionava.
John Maynard Keynes rivoluzionò tutto nel 1936. La sua idea più importante? "Non è l'offerta che crea la domanda, ma la domanda che crea l'offerta!" Se nessuno compra, le fabbriche chiudono e la disoccupazione aumenta.
Per Keynes la domanda totale è formata da tre elementi: consumi privati, investimenti delle imprese e spesa pubblica. Quando i primi due non bastano, lo Stato deve intervenire massicciamente: costruire strade, assumere dipendenti pubblici, aumentare le pensioni.
💡 Fine del liberismo: Keynes dimostrò che lo Stato non può stare a guardare durante le crisi. Deve "sporcarsi le mani" e spendere per rilanciare l'economia!
La teoria keynesiana divenne la base delle politiche economiche moderne. Roosevelt applicò queste idee con il New Deal, investendo miliardi di dollari pubblici per uscire dalla crisi. Il principio è semplice: durante le recessioni, solo lo Stato ha le risorse per riavviare il motore economico.
Keynes ci insegnò che i mercati non sono perfetti e che la disoccupazione di massa non è "naturale" ma evitabile con le giuste politiche pubbliche.