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15 gen 2026

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L'Arte Romana: Stili, Ritratti e Teatro

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annaa 🩵

@annaidaguglielmucci_

La pittura e la scultura romana rappresentano una fusione unica... Mostra di più

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LA PITTURA ROMANA
(pag. 229)
Introduzione
La pittura è stata uno dei primi generi artistici sviluppati a Roma.
Il primo ti

La pittura romana: origini e sviluppo

La pittura è stata tra le prime espressioni artistiche sviluppate a Roma, con le pitture trionfali che celebravano le vittorie militari dei condottieri. Purtroppo di questi primi dipinti non abbiamo testimonianze dirette, ma possiamo studiare la pittura romana grazie ai numerosi affreschi ritrovati a Pompei ed Ercolano, città sepolte dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

I Romani utilizzavano principalmente la tecnica dell'affresco, che consisteva nell'applicare strati di intonaco sempre più sottili sulle pareti. Sul penultimo strato (arriccio) veniva realizzato il disegno preparatorio, mentre sull'ultimo (intonachino) il pittore dipingeva prima che l'intonaco si asciugasse. Esistevano due figure professionali: il pictor parietarius, che tracciava figure e architetture, e il pictor imaginarius, che si occupava dell'intera composizione.

Oltre all'affresco, i Romani utilizzavano anche altre tecniche come l'encausto (pittura con cera disciolta) e la tempera (pigmenti mescolati con colla d'ossa).

Ti sarà utile sapere! Lo studioso tedesco August Mau ha suddiviso la pittura romana in quattro stili principali, che vedremo nei prossimi paragrafi. Questa classificazione è fondamentale per comprendere l'evoluzione della pittura nell'antica Roma!

Gli stili della pittura romana

Il primo stile fineIIIfineIIsecoloa.C.fine III-fine II secolo a.C., detto anche "strutturale" o "a incrostazione", imitava i rivestimenti in marmo pregiato utilizzando stucco colorato. Era comune nelle abitazioni modeste e un esempio notevole si trova nella Casa di Sallustio a Pompei.

Il secondo stile iniziIsecolo30a.C.circainizi I secolo-30 a.C. circa, chiamato "dell'architettura in prospettiva", si caratterizzava per l'uso di architetture prospettiche dipinte sulle pareti. Queste architetture, di stile ellenistico, erano realistiche e spesso inquadravano figure o mostravano ulteriori spazi. Un esempio significativo è la Villa di Poppea a Oplontis.

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LA PITTURA ROMANA
(pag. 229)
Introduzione
La pittura è stata uno dei primi generi artistici sviluppati a Roma.
Il primo ti

La Villa dei Misteri: un capolavoro del secondo stile

La Villa dei Misteri a Pompei è una delle ville suburbane meglio conservate, con una superficie di circa 5000 metri quadrati. Gli affreschi del triclinio (sala da pranzo) sono tra i più famosi dell'antichità e rappresentano un rito di iniziazione ai misteri dionisiaci.

Le figure sono rappresentate ad altezza naturale (tecnica della megalografia) contro uno sfondo rosso intenso, incorniciato da lesene e motivi a meandri. I personaggi, in parte reali e in parte mitologici, sono disposti in gruppi che raccontano le fasi del rito di iniziazione.

La sequenza narrativa segue una giovane donna che viene accolta da una sacerdotessa, si muove verso il maestro di Dioniso, affronta la prova della fustigazione e infine viene reintegrata nella società. L'ultima scena la ritrae mentre si pettina i capelli sotto lo sguardo della madre, che ha presieduto l'intero rito.

Il terzo stile: ornamento e fantasia

Il terzo stile 30a.C.54d.C.30 a.C.-54 d.C., chiamato "della parete reale" o "ornamentale", si caratterizza per pareti dipinte con tinte unite (verde e azzurro) su cui sono rappresentati elementi architettonici decorativi come colonne, timpani vegetali e figure sospese. Le scene di paesaggio e mitologia sono comuni, ma rappresentate in modo non realistico.

La Casa di Marco Lucrezio Frontone a Pompei è un esempio eccellente di questo stile. La sua decorazione presenta pannelli monocromi di colore rosso e nero che fanno da sfondo a scene mitologiche come il "Trionfo di Bacco" e le "Nozze di Venere e Marte". Il tablino (studio) ha una decorazione tripartita con giochi prospettici e miniature, con al centro una fontana circondata da fiori e uccelli.

Curiosità! Nell'antica Roma, l'hortus conclusus (giardino recintato) rappresentava un simbolo di bellezza e ricchezza. Nella Casa di Marco Lucrezio Frontone, questo elemento decorativo dimostra lo status sociale elevato del proprietario!

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La Villa di Livia: natura idealizzata

La Villa di Livia a Prima Porta, di proprietà della moglie dell'imperatore Augusto, è famosa per i suoi affreschi di giardino. Conosciuta anche come "villa delle galline bianche" per un evento prodigioso (un'aquila fece cadere una gallina bianca con un ramoscello di alloro nel grembo di Livia), la villa presenta un giardino dipinto che rappresenta la natura in una condizione artificiale e idealizzata.

Gli affreschi, risalenti al 38 a.C. (anno del matrimonio tra Livia e Augusto), si trovano in un triclinio estivo parzialmente sotterraneo. Il giardino è rappresentato all'interno di una grotta, con zone di ombra e penombra ben evidenziate. La parte inferiore mostra recinzioni di aiuole, mentre quella superiore presenta piante e alberi in piena fioritura come melograni, cotogne, rose e corbezzoli - tutti simboli di fertilità e abbondanza.

Questi affreschi sono stati realizzati con una tecnica pittorica superiore a quella dei dipinti pompeiani, con prospettive architettoniche complesse e grande attenzione ai dettagli.

Il quarto stile: fantasia e illusione

Il quarto stile 4579d.C.45-79 d.C., detto anche "fantastico" o "dell'illusionismo prospettico", si caratterizza per pareti a tinta unita decorate con piccole vedute, figure sospese a mezz'aria, quadri mitologici e paesaggi d'invenzione. Le prospettive architettoniche sono complesse e teatrali, creando un effetto di dilatazione delle pareti.

Un esempio notevole è un frammento di affresco da Ercolano 4562d.C.45-62 d.C. che mostra architetture complesse con logge e arcatelle che moltiplicano la veduta. La tecnica prevede l'uso di un solo colore variato in intensità per creare l'illusione di profondità.

Attenzione! La tecnica compendiaria (o "a macchia") usata nel quarto stile dà un'idea immediata di ciò che viene rappresentato, utilizzando pennellate rapide ma efficaci. Questa tecnica anticipa in qualche modo l'impressionismo moderno!

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La Casa dei Vettii: il trionfo del quarto stile

La Casa dei Vettii a Pompei rappresenta la più completa realizzazione del quarto stile nell'arte romana. Costruita da due fratelli liberti arricchitisi con il commercio, questa casa presenta una decorazione straordinariamente elaborata.

L'oecus (sala di ricevimento) è decorato su tutte e tre le pareti con architetture in prospettiva audace che creano l'illusione di finestre sovrapposte, moltiplicando visivamente gli spazi. Al centro della fascia mediana si trovano quadri a soggetto mitologico realizzati con la tecnica compendiaria.

L'ornamentazione architettonica è estremamente dettagliata e ridondante, riflettendo il gusto per il lusso e l'ostentazione tipico dei nuovi ricchi dell'epoca.

La pittura romana dopo il 79 d.C.

Dopo l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che distrusse Pompei ed Ercolano, le testimonianze della pittura romana diventano più rare. Le decorazioni si semplificarono progressivamente: le finte architetture si trasformarono in semplici fasce che dividevano gli spazi delle pareti e delle volte, con piccole figure al loro interno.

Un esempio di questa tendenza è la decorazione murale della Villa Piccola, conservata sotto l'attuale Basilica di San Sebastiano a Roma.

L'arte aulica e plebea a Roma

A partire dal saccheggio di Siracusa (212 a.C.), Roma venne invasa da statue e gruppi statuari di provenienza greca, che influenzarono profondamente la tradizione artistica romana. L'arte greca si sovrappose alla tradizione romana, creando una sintesi originale.

L'arte aulica, che univa elementi tradizionali e influssi greci, riuscì a esprimere in modo originale i valori tipici della civiltà romana, mentre l'arte plebea mantenne caratteristiche più legate alle tradizioni locali.

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Il ritratto romano: identità e memoria

Il ritratto è il genere artistico che più caratterizza l'arte romana. Mentre la statuaria greca tendeva a idealizzare i soggetti, la ritrattistica romana cercava soprattutto la rassomiglianza con il soggetto reale. Questo derivava dal particolare culto che i Romani tributavano agli antenati, conservando maschere di cera dei defunti nelle loro case.

Le famiglie patrizie conservavano queste maschere funebri (imagines maiorum) nell'atrio delle proprie domus e le indossavano durante i funerali. Secondo lo storico Polibio, questa pratica serviva a ispirare i giovani a emulare le gesta dei loro antenati.

Una tipologia caratteristica dell'arte romana è il busto, che limitava il ritratto al volto e al collo. Un esempio significativo è la Statua Barberini (o Togato Barberini), che raffigura un patrizio con toga che tiene in mano i busti di due antenati, evidenziando la somiglianza tra le tre generazioni.

Rifletti su questo! Per i Romani, il volto non era solo l'aspetto fisico di una persona, ma rivelava anche il suo carattere e le sue virtù morali. Un viso segnato dagli anni era considerato segno di saggezza ed esperienza!

Ritratti di età repubblicana

Il Ritratto di patrizio romano è un busto di età repubblicana che mostra un anziano con grande realismo: naso forte e gibboso, capelli radi, occhi stanchi ma ancora acuti. Le rughe e le guance avvizzite conferiscono al volto un aspetto solenne e grave, tipico dell'ideale romano di dignitas.

Il Ritratto di donna anziana mostra invece un'attenzione particolare alla femminilità, nonostante l'età avanzata. La donna è rappresentata con i capelli pettinati secondo la moda imposta da Ottavia (sorella di Augusto), con un ciuffo sulla fronte e una treccia arrotolata sulla nuca. Il volto proteso in avanti, con naso puntuto, zigomi prominenti e occhi leggermente sporgenti, esprime un'espressione pacata e mite.

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La ritrattistica ufficiale: ideale e potere

A differenza dei ritratti privati, la ritrattistica ufficiale romana tendeva a idealizzare il soggetto. L'esempio più famoso è l'Augusto di Prima Porta, una statua risalente al 27 a.C. rinvenuta nella Villa di Livia.

La statua rappresenta l'imperatore in posa solenne, con il braccio destro alzato in un gesto che simboleggia l'incitamento alle truppe. Il volto è idealizzato secondo i canoni della statuaria greca, mentre la figura è abbigliata con una corazza (lorica) e un mantello militare, simboli del suo ruolo di protettore della tradizione. I piedi nudi simboleggiano la divinizzazione, mentre la presenza di Eros su un delfino rimanda a Venere e alla gens Iulia (famiglia di Augusto).

La corazza è decorata con un rilievo che celebra la vittoria diplomatica sui Parti, rappresentati nell'atto di restituire le insegne romane. Il rilievo presenta anche simboli che sottolineano il nuovo ordine stabilito da Augusto.

Arte plebea e rilievo storico-celebrativo

L'arte plebea romana, espressione della classe popolare meno influenzata dalla cultura ellenistica, si caratterizzava per una maggiore fedeltà alla tradizione e per un'astrazione simbolica che si allontanava dal naturalismo greco. Questa tendenza diventerà il fondamento dell'arte medievale.

Un genere tipico dell'arte romana è il rilievo storico-celebrativo, che commemorava eventi storici o celebrava personaggi importanti. Un esempio significativo è l'Ara Pacis Augustae, un altare dedicato al ritorno vittorioso di Augusto dalla Spagna e dalla Gallia.

Hai mai notato? Nell'arte romana le figure più importanti sono spesso rappresentate più grandi delle altre, indipendentemente dalla prospettiva reale. Questa tecnica, chiamata "dimensione gerarchica", sarà poi ripresa nell'arte medievale!

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L'Ara Pacis: simbolo della pace augustea

L'Ara Pacis Augustae è un altare costruito nel 9 a.C. che rappresenta uno dei monumenti più significativi dell'arte romana. Alto oltre 30 metri e realizzato in marmo lunense, l'altare era originariamente situato nel Campo Marzio e veniva usato per i sacrifici durante il compleanno dell'imperatore.

La struttura è costituita da un recinto quadrato con due accessi, decorato con lesene corinzie e una trabeazione. I rilievi che lo decorano celebrano la pace e la prosperità portate dal governo di Augusto.

La Colonna Traiana: un racconto scolpito

La Colonna Traiana è un capolavoro dell'arte romana, eretta nel Foro di Traiano tra il 110 e il 113 d.C. per celebrare le campagne vittoriose dell'imperatore in Dacia. Alta quasi 30 metri (100 piedi romani), raggiunge quasi 40 metri considerando il piedistallo e la statua dell'imperatore che la sovrastava.

La colonna è interamente avvolta da un fregio a spirale lungo circa 200 metri che racconta le guerre di Dacia. Il nastro figurato, originariamente colorato a tinte vivaci, ha un'altezza variabile 6080cm60-80 cm per creare un effetto prospettico che lo fa apparire di dimensione costante.

L'autore dell'opera è probabilmente Apollodoro di Damasco, l'architetto del Foro di Traiano e del Pantheon, che aveva accompagnato l'imperatore nelle campagne militari.

Il fregio è realizzato con una tecnica di basso rilievo che crea effetti di profondità e chiaroscuro. La linea di contorno, ottenuta con l'uso del trapano, fa risaltare le figure contro il fondo, conferendo al rilievo le qualità di un disegno.

Il piedistallo della colonna è decorato con rilievi che rappresentano episodi delle campagne di Dacia. Le due campagne sono separate dalla figura della Vittoria alata che scrive le imprese di Traiano su uno scudo.

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Scene della Colonna Traiana

Il fregio della Colonna Traiana è un documento storico eccezionale che racconta nei minimi dettagli le due campagne di Dacia. A differenza dei fregi mitologici dell'arte greca, l'artista ha dato particolare attenzione alla narrazione storica, rappresentandola secondo il suo esatto svolgimento.

Nella parte inferiore della colonna si vedono le prime rappresentazioni delle fortificazioni dei Daci e delle attività dei soldati romani. L'artista ha prestato particolare attenzione alla descrizione realistica degli edifici e del celebre ponte sul Danubio, mantenendo le giuste proporzioni del corpo umano.

Tra le scene più drammatiche del fregio c'è il suicidio di Decebalo, re dei Daci. Braccato dai soldati romani, il re si toglie la vita sotto un albero, guardando fieramente i suoi nemici. Questa rappresentazione mostra il rispetto dei Romani per il coraggio dei nemici vinti.

La rappresentazione della Vittoria

Le due campagne di Dacia sono separate dalla figura della Vittoria alata che scrive le imprese di Traiano su uno scudo. Questa rappresentazione segue una tradizione iconografica che risale alla scultura greca, dove la figura è solitamente raffigurata con il piede sinistro poggiato su un oggetto e il busto ruotato.

La postura della Vittoria, con le braccia che attraversano in senso diagonale il busto, crea un effetto dinamico e armonioso che deriva dalla tradizione lisippea dell'arte ellenistica.

Sapevi che...? La Colonna Traiana non era solo un monumento celebrativo, ma anche un sepolcro! All'interno della base si trovavano piccole stanze, una delle quali custodiva le ceneri dell'imperatore Traiano e di sua moglie Plotina.

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Il teatro romano: intrattenimento e politica

Fin dal periodo repubblicano, i Romani organizzavano regolarmente spettacoli pubblici: rappresentazioni teatrali (ludi scaenici), corse dei carri (ludi circenses), combattimenti tra gladiatori e finte battaglie navali (naumachie). Questi eventi, spesso legati a festività religiose, erano uno strumento di consenso politico.

Inizialmente, il Senato si oppose alla costruzione di teatri permanenti per evitare che dessero troppo prestigio ai loro promotori. Gli spettacoli si tenevano in strutture temporanee di legno, spesso nel Circo Massimo. Il primo teatro romano in muratura fu costruito a Bologna (Bononia) verso l'88 a.C., mentre a Roma il primo fu quello di Pompeo nel 55 a.C.

Il teatro latino, come genere letterario, non ebbe lo stesso successo di quello greco, essendo considerato dai Romani tradizionalisti moralmente dannoso. In effetti, nel II secolo a.C. il Senato ordinò l'abbattimento di un teatro in costruzione.

La struttura del teatro romano

Il teatro romano, come quello greco, è costituito da tre parti: cavea (gradinata per gli spettatori), orchestra (area semicircolare) e scena (palcoscenico). La principale innovazione rispetto al teatro greco è che la cavea non poggia sul pendio di una collina, ma su una struttura muraria con volte e pilastri, permettendo di inserire il teatro nel tessuto urbano.

Confronto interessante! Mentre il teatro greco cercava l'armonia con la natura costruendo la cavea sul fianco di una collina, il teatro romano mostrava il dominio dell'uomo sulla natura con strutture artificiali che potevano sorgere ovunque!

L'esterno dell'edificio presenta due facciate: una monumentale rettilinea e una curvilinea con più piani di archi incorniciati da semicolonne. Questi archi sono disposti secondo la "sovrapposizione degli ordini": dorico in basso, ionico al centro e corinzio in alto.

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Elementi strutturali del teatro romano

La cavea del teatro romano è suddivisa in ripiani anulari chiamati maeniana, divisi in settori a forma di cuneo (cunei) che corrispondono alle arcate esterne. Questi settori sono serviti da corridoi di disimpegno (praecinctiones). Sulla sommità della cavea si trova spesso un portico.

Gli accessi laterali (itinera, corrispondenti alle parodoi greche) sono in muratura e sostengono parte della cavea, sboccando nell'orchestra. Quest'ultima, a differenza del teatro greco dove era circolare, nel teatro romano si riduce a un semicerchio, con parte della superficie occupata dai seggi dei magistrati e delle personalità importanti.

La scena diventa più complessa rispetto al teatro greco, adattandosi alle esigenze delle rappresentazioni romane. Alta quanto la cavea, è costituita da un proscaenium (proscenio) che forma il fronte del pulpitum (luogo dell'azione), e dalla scaenae frons, il fondale architettonico. Quest'ultima è composta da tre ordini di colonne sovrapposte e ha due ali laterali (versurae). Nella scaenae frons si aprono tre porte: quella centrale è la valva regia, mentre le due laterali sono dette hospitalia.

Teatro greco e teatro romano: due visioni del mondo

Teatro greco e romano riflettono filosofie e scopi profondamente diversi. Il teatro greco, costruito in armonia con il paesaggio naturale, spesso su pendii collinari, aveva un'orchestra circolare che simboleggiava perfezione e continuità. Era un'esperienza spirituale che collegava l'individuo alla comunità e al divino.

Il teatro romano, invece, grazie all'uso del cemento e dell'arco, era una struttura indipendente che poteva sorgere ovunque, simbolo del pragmatismo e dell'ingegneria romana. Lo "scaenae frons", una monumentale facciata decorativa dietro il palco, rifletteva la predilezione romana per la scenografia imponente.

Dal punto di vista culturale, il teatro greco era parte delle celebrazioni religiose e aveva una funzione catartica ed educativa, mentre quello romano era principalmente intrattenimento e propaganda, uno strumento di controllo sociale riassunto dalla formula "panem et circenses" (pane e circhi).



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La pittura e la scultura romana rappresentano una fusione unica di tradizioni artistiche autoctone e influenze greche, creando un linguaggio espressivo originale e potente. Questi generi artistici riflettono non solo il gusto estetico dei Romani, ma anche i loro valori... Mostra di più

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La pittura romana: origini e sviluppo

La pittura è stata tra le prime espressioni artistiche sviluppate a Roma, con le pitture trionfali che celebravano le vittorie militari dei condottieri. Purtroppo di questi primi dipinti non abbiamo testimonianze dirette, ma possiamo studiare la pittura romana grazie ai numerosi affreschi ritrovati a Pompei ed Ercolano, città sepolte dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

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La Villa dei Misteri: un capolavoro del secondo stile

La Villa dei Misteri a Pompei è una delle ville suburbane meglio conservate, con una superficie di circa 5000 metri quadrati. Gli affreschi del triclinio (sala da pranzo) sono tra i più famosi dell'antichità e rappresentano un rito di iniziazione ai misteri dionisiaci.

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La sequenza narrativa segue una giovane donna che viene accolta da una sacerdotessa, si muove verso il maestro di Dioniso, affronta la prova della fustigazione e infine viene reintegrata nella società. L'ultima scena la ritrae mentre si pettina i capelli sotto lo sguardo della madre, che ha presieduto l'intero rito.

Il terzo stile: ornamento e fantasia

Il terzo stile 30a.C.54d.C.30 a.C.-54 d.C., chiamato "della parete reale" o "ornamentale", si caratterizza per pareti dipinte con tinte unite (verde e azzurro) su cui sono rappresentati elementi architettonici decorativi come colonne, timpani vegetali e figure sospese. Le scene di paesaggio e mitologia sono comuni, ma rappresentate in modo non realistico.

La Casa di Marco Lucrezio Frontone a Pompei è un esempio eccellente di questo stile. La sua decorazione presenta pannelli monocromi di colore rosso e nero che fanno da sfondo a scene mitologiche come il "Trionfo di Bacco" e le "Nozze di Venere e Marte". Il tablino (studio) ha una decorazione tripartita con giochi prospettici e miniature, con al centro una fontana circondata da fiori e uccelli.

Curiosità! Nell'antica Roma, l'hortus conclusus (giardino recintato) rappresentava un simbolo di bellezza e ricchezza. Nella Casa di Marco Lucrezio Frontone, questo elemento decorativo dimostra lo status sociale elevato del proprietario!

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La Villa di Livia: natura idealizzata

La Villa di Livia a Prima Porta, di proprietà della moglie dell'imperatore Augusto, è famosa per i suoi affreschi di giardino. Conosciuta anche come "villa delle galline bianche" per un evento prodigioso (un'aquila fece cadere una gallina bianca con un ramoscello di alloro nel grembo di Livia), la villa presenta un giardino dipinto che rappresenta la natura in una condizione artificiale e idealizzata.

Gli affreschi, risalenti al 38 a.C. (anno del matrimonio tra Livia e Augusto), si trovano in un triclinio estivo parzialmente sotterraneo. Il giardino è rappresentato all'interno di una grotta, con zone di ombra e penombra ben evidenziate. La parte inferiore mostra recinzioni di aiuole, mentre quella superiore presenta piante e alberi in piena fioritura come melograni, cotogne, rose e corbezzoli - tutti simboli di fertilità e abbondanza.

Questi affreschi sono stati realizzati con una tecnica pittorica superiore a quella dei dipinti pompeiani, con prospettive architettoniche complesse e grande attenzione ai dettagli.

Il quarto stile: fantasia e illusione

Il quarto stile 4579d.C.45-79 d.C., detto anche "fantastico" o "dell'illusionismo prospettico", si caratterizza per pareti a tinta unita decorate con piccole vedute, figure sospese a mezz'aria, quadri mitologici e paesaggi d'invenzione. Le prospettive architettoniche sono complesse e teatrali, creando un effetto di dilatazione delle pareti.

Un esempio notevole è un frammento di affresco da Ercolano 4562d.C.45-62 d.C. che mostra architetture complesse con logge e arcatelle che moltiplicano la veduta. La tecnica prevede l'uso di un solo colore variato in intensità per creare l'illusione di profondità.

Attenzione! La tecnica compendiaria (o "a macchia") usata nel quarto stile dà un'idea immediata di ciò che viene rappresentato, utilizzando pennellate rapide ma efficaci. Questa tecnica anticipa in qualche modo l'impressionismo moderno!

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La Casa dei Vettii: il trionfo del quarto stile

La Casa dei Vettii a Pompei rappresenta la più completa realizzazione del quarto stile nell'arte romana. Costruita da due fratelli liberti arricchitisi con il commercio, questa casa presenta una decorazione straordinariamente elaborata.

L'oecus (sala di ricevimento) è decorato su tutte e tre le pareti con architetture in prospettiva audace che creano l'illusione di finestre sovrapposte, moltiplicando visivamente gli spazi. Al centro della fascia mediana si trovano quadri a soggetto mitologico realizzati con la tecnica compendiaria.

L'ornamentazione architettonica è estremamente dettagliata e ridondante, riflettendo il gusto per il lusso e l'ostentazione tipico dei nuovi ricchi dell'epoca.

La pittura romana dopo il 79 d.C.

Dopo l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che distrusse Pompei ed Ercolano, le testimonianze della pittura romana diventano più rare. Le decorazioni si semplificarono progressivamente: le finte architetture si trasformarono in semplici fasce che dividevano gli spazi delle pareti e delle volte, con piccole figure al loro interno.

Un esempio di questa tendenza è la decorazione murale della Villa Piccola, conservata sotto l'attuale Basilica di San Sebastiano a Roma.

L'arte aulica e plebea a Roma

A partire dal saccheggio di Siracusa (212 a.C.), Roma venne invasa da statue e gruppi statuari di provenienza greca, che influenzarono profondamente la tradizione artistica romana. L'arte greca si sovrappose alla tradizione romana, creando una sintesi originale.

L'arte aulica, che univa elementi tradizionali e influssi greci, riuscì a esprimere in modo originale i valori tipici della civiltà romana, mentre l'arte plebea mantenne caratteristiche più legate alle tradizioni locali.

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Il ritratto romano: identità e memoria

Il ritratto è il genere artistico che più caratterizza l'arte romana. Mentre la statuaria greca tendeva a idealizzare i soggetti, la ritrattistica romana cercava soprattutto la rassomiglianza con il soggetto reale. Questo derivava dal particolare culto che i Romani tributavano agli antenati, conservando maschere di cera dei defunti nelle loro case.

Le famiglie patrizie conservavano queste maschere funebri (imagines maiorum) nell'atrio delle proprie domus e le indossavano durante i funerali. Secondo lo storico Polibio, questa pratica serviva a ispirare i giovani a emulare le gesta dei loro antenati.

Una tipologia caratteristica dell'arte romana è il busto, che limitava il ritratto al volto e al collo. Un esempio significativo è la Statua Barberini (o Togato Barberini), che raffigura un patrizio con toga che tiene in mano i busti di due antenati, evidenziando la somiglianza tra le tre generazioni.

Rifletti su questo! Per i Romani, il volto non era solo l'aspetto fisico di una persona, ma rivelava anche il suo carattere e le sue virtù morali. Un viso segnato dagli anni era considerato segno di saggezza ed esperienza!

Ritratti di età repubblicana

Il Ritratto di patrizio romano è un busto di età repubblicana che mostra un anziano con grande realismo: naso forte e gibboso, capelli radi, occhi stanchi ma ancora acuti. Le rughe e le guance avvizzite conferiscono al volto un aspetto solenne e grave, tipico dell'ideale romano di dignitas.

Il Ritratto di donna anziana mostra invece un'attenzione particolare alla femminilità, nonostante l'età avanzata. La donna è rappresentata con i capelli pettinati secondo la moda imposta da Ottavia (sorella di Augusto), con un ciuffo sulla fronte e una treccia arrotolata sulla nuca. Il volto proteso in avanti, con naso puntuto, zigomi prominenti e occhi leggermente sporgenti, esprime un'espressione pacata e mite.

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La ritrattistica ufficiale: ideale e potere

A differenza dei ritratti privati, la ritrattistica ufficiale romana tendeva a idealizzare il soggetto. L'esempio più famoso è l'Augusto di Prima Porta, una statua risalente al 27 a.C. rinvenuta nella Villa di Livia.

La statua rappresenta l'imperatore in posa solenne, con il braccio destro alzato in un gesto che simboleggia l'incitamento alle truppe. Il volto è idealizzato secondo i canoni della statuaria greca, mentre la figura è abbigliata con una corazza (lorica) e un mantello militare, simboli del suo ruolo di protettore della tradizione. I piedi nudi simboleggiano la divinizzazione, mentre la presenza di Eros su un delfino rimanda a Venere e alla gens Iulia (famiglia di Augusto).

La corazza è decorata con un rilievo che celebra la vittoria diplomatica sui Parti, rappresentati nell'atto di restituire le insegne romane. Il rilievo presenta anche simboli che sottolineano il nuovo ordine stabilito da Augusto.

Arte plebea e rilievo storico-celebrativo

L'arte plebea romana, espressione della classe popolare meno influenzata dalla cultura ellenistica, si caratterizzava per una maggiore fedeltà alla tradizione e per un'astrazione simbolica che si allontanava dal naturalismo greco. Questa tendenza diventerà il fondamento dell'arte medievale.

Un genere tipico dell'arte romana è il rilievo storico-celebrativo, che commemorava eventi storici o celebrava personaggi importanti. Un esempio significativo è l'Ara Pacis Augustae, un altare dedicato al ritorno vittorioso di Augusto dalla Spagna e dalla Gallia.

Hai mai notato? Nell'arte romana le figure più importanti sono spesso rappresentate più grandi delle altre, indipendentemente dalla prospettiva reale. Questa tecnica, chiamata "dimensione gerarchica", sarà poi ripresa nell'arte medievale!

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L'Ara Pacis: simbolo della pace augustea

L'Ara Pacis Augustae è un altare costruito nel 9 a.C. che rappresenta uno dei monumenti più significativi dell'arte romana. Alto oltre 30 metri e realizzato in marmo lunense, l'altare era originariamente situato nel Campo Marzio e veniva usato per i sacrifici durante il compleanno dell'imperatore.

La struttura è costituita da un recinto quadrato con due accessi, decorato con lesene corinzie e una trabeazione. I rilievi che lo decorano celebrano la pace e la prosperità portate dal governo di Augusto.

La Colonna Traiana: un racconto scolpito

La Colonna Traiana è un capolavoro dell'arte romana, eretta nel Foro di Traiano tra il 110 e il 113 d.C. per celebrare le campagne vittoriose dell'imperatore in Dacia. Alta quasi 30 metri (100 piedi romani), raggiunge quasi 40 metri considerando il piedistallo e la statua dell'imperatore che la sovrastava.

La colonna è interamente avvolta da un fregio a spirale lungo circa 200 metri che racconta le guerre di Dacia. Il nastro figurato, originariamente colorato a tinte vivaci, ha un'altezza variabile 6080cm60-80 cm per creare un effetto prospettico che lo fa apparire di dimensione costante.

L'autore dell'opera è probabilmente Apollodoro di Damasco, l'architetto del Foro di Traiano e del Pantheon, che aveva accompagnato l'imperatore nelle campagne militari.

Il fregio è realizzato con una tecnica di basso rilievo che crea effetti di profondità e chiaroscuro. La linea di contorno, ottenuta con l'uso del trapano, fa risaltare le figure contro il fondo, conferendo al rilievo le qualità di un disegno.

Il piedistallo della colonna è decorato con rilievi che rappresentano episodi delle campagne di Dacia. Le due campagne sono separate dalla figura della Vittoria alata che scrive le imprese di Traiano su uno scudo.

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Scene della Colonna Traiana

Il fregio della Colonna Traiana è un documento storico eccezionale che racconta nei minimi dettagli le due campagne di Dacia. A differenza dei fregi mitologici dell'arte greca, l'artista ha dato particolare attenzione alla narrazione storica, rappresentandola secondo il suo esatto svolgimento.

Nella parte inferiore della colonna si vedono le prime rappresentazioni delle fortificazioni dei Daci e delle attività dei soldati romani. L'artista ha prestato particolare attenzione alla descrizione realistica degli edifici e del celebre ponte sul Danubio, mantenendo le giuste proporzioni del corpo umano.

Tra le scene più drammatiche del fregio c'è il suicidio di Decebalo, re dei Daci. Braccato dai soldati romani, il re si toglie la vita sotto un albero, guardando fieramente i suoi nemici. Questa rappresentazione mostra il rispetto dei Romani per il coraggio dei nemici vinti.

La rappresentazione della Vittoria

Le due campagne di Dacia sono separate dalla figura della Vittoria alata che scrive le imprese di Traiano su uno scudo. Questa rappresentazione segue una tradizione iconografica che risale alla scultura greca, dove la figura è solitamente raffigurata con il piede sinistro poggiato su un oggetto e il busto ruotato.

La postura della Vittoria, con le braccia che attraversano in senso diagonale il busto, crea un effetto dinamico e armonioso che deriva dalla tradizione lisippea dell'arte ellenistica.

Sapevi che...? La Colonna Traiana non era solo un monumento celebrativo, ma anche un sepolcro! All'interno della base si trovavano piccole stanze, una delle quali custodiva le ceneri dell'imperatore Traiano e di sua moglie Plotina.

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Il teatro romano: intrattenimento e politica

Fin dal periodo repubblicano, i Romani organizzavano regolarmente spettacoli pubblici: rappresentazioni teatrali (ludi scaenici), corse dei carri (ludi circenses), combattimenti tra gladiatori e finte battaglie navali (naumachie). Questi eventi, spesso legati a festività religiose, erano uno strumento di consenso politico.

Inizialmente, il Senato si oppose alla costruzione di teatri permanenti per evitare che dessero troppo prestigio ai loro promotori. Gli spettacoli si tenevano in strutture temporanee di legno, spesso nel Circo Massimo. Il primo teatro romano in muratura fu costruito a Bologna (Bononia) verso l'88 a.C., mentre a Roma il primo fu quello di Pompeo nel 55 a.C.

Il teatro latino, come genere letterario, non ebbe lo stesso successo di quello greco, essendo considerato dai Romani tradizionalisti moralmente dannoso. In effetti, nel II secolo a.C. il Senato ordinò l'abbattimento di un teatro in costruzione.

La struttura del teatro romano

Il teatro romano, come quello greco, è costituito da tre parti: cavea (gradinata per gli spettatori), orchestra (area semicircolare) e scena (palcoscenico). La principale innovazione rispetto al teatro greco è che la cavea non poggia sul pendio di una collina, ma su una struttura muraria con volte e pilastri, permettendo di inserire il teatro nel tessuto urbano.

Confronto interessante! Mentre il teatro greco cercava l'armonia con la natura costruendo la cavea sul fianco di una collina, il teatro romano mostrava il dominio dell'uomo sulla natura con strutture artificiali che potevano sorgere ovunque!

L'esterno dell'edificio presenta due facciate: una monumentale rettilinea e una curvilinea con più piani di archi incorniciati da semicolonne. Questi archi sono disposti secondo la "sovrapposizione degli ordini": dorico in basso, ionico al centro e corinzio in alto.

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Elementi strutturali del teatro romano

La cavea del teatro romano è suddivisa in ripiani anulari chiamati maeniana, divisi in settori a forma di cuneo (cunei) che corrispondono alle arcate esterne. Questi settori sono serviti da corridoi di disimpegno (praecinctiones). Sulla sommità della cavea si trova spesso un portico.

Gli accessi laterali (itinera, corrispondenti alle parodoi greche) sono in muratura e sostengono parte della cavea, sboccando nell'orchestra. Quest'ultima, a differenza del teatro greco dove era circolare, nel teatro romano si riduce a un semicerchio, con parte della superficie occupata dai seggi dei magistrati e delle personalità importanti.

La scena diventa più complessa rispetto al teatro greco, adattandosi alle esigenze delle rappresentazioni romane. Alta quanto la cavea, è costituita da un proscaenium (proscenio) che forma il fronte del pulpitum (luogo dell'azione), e dalla scaenae frons, il fondale architettonico. Quest'ultima è composta da tre ordini di colonne sovrapposte e ha due ali laterali (versurae). Nella scaenae frons si aprono tre porte: quella centrale è la valva regia, mentre le due laterali sono dette hospitalia.

Teatro greco e teatro romano: due visioni del mondo

Teatro greco e romano riflettono filosofie e scopi profondamente diversi. Il teatro greco, costruito in armonia con il paesaggio naturale, spesso su pendii collinari, aveva un'orchestra circolare che simboleggiava perfezione e continuità. Era un'esperienza spirituale che collegava l'individuo alla comunità e al divino.

Il teatro romano, invece, grazie all'uso del cemento e dell'arco, era una struttura indipendente che poteva sorgere ovunque, simbolo del pragmatismo e dell'ingegneria romana. Lo "scaenae frons", una monumentale facciata decorativa dietro il palco, rifletteva la predilezione romana per la scenografia imponente.

Dal punto di vista culturale, il teatro greco era parte delle celebrazioni religiose e aveva una funzione catartica ed educativa, mentre quello romano era principalmente intrattenimento e propaganda, uno strumento di controllo sociale riassunto dalla formula "panem et circenses" (pane e circhi).

Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....

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