La pittura romana: origini e sviluppo
La pittura è stata tra le prime espressioni artistiche sviluppate a Roma, con le pitture trionfali che celebravano le vittorie militari dei condottieri. Purtroppo di questi primi dipinti non abbiamo testimonianze dirette, ma possiamo studiare la pittura romana grazie ai numerosi affreschi ritrovati a Pompei ed Ercolano, città sepolte dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
I Romani utilizzavano principalmente la tecnica dell'affresco, che consisteva nell'applicare strati di intonaco sempre più sottili sulle pareti. Sul penultimo strato (arriccio) veniva realizzato il disegno preparatorio, mentre sull'ultimo (intonachino) il pittore dipingeva prima che l'intonaco si asciugasse. Esistevano due figure professionali: il pictor parietarius, che tracciava figure e architetture, e il pictor imaginarius, che si occupava dell'intera composizione.
Oltre all'affresco, i Romani utilizzavano anche altre tecniche come l'encausto (pittura con cera disciolta) e la tempera (pigmenti mescolati con colla d'ossa).
Ti sarà utile sapere! Lo studioso tedesco August Mau ha suddiviso la pittura romana in quattro stili principali, che vedremo nei prossimi paragrafi. Questa classificazione è fondamentale per comprendere l'evoluzione della pittura nell'antica Roma!
Gli stili della pittura romana
Il primo stile (fine III-fine II secolo a.C.), detto anche "strutturale" o "a incrostazione", imitava i rivestimenti in marmo pregiato utilizzando stucco colorato. Era comune nelle abitazioni modeste e un esempio notevole si trova nella Casa di Sallustio a Pompei.
Il secondo stile (inizi I secolo-30 a.C. circa), chiamato "dell'architettura in prospettiva", si caratterizzava per l'uso di architetture prospettiche dipinte sulle pareti. Queste architetture, di stile ellenistico, erano realistiche e spesso inquadravano figure o mostravano ulteriori spazi. Un esempio significativo è la Villa di Poppea a Oplontis.











