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PRIMA GUERRA MONDIALE

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 CAUSE E INIZIO DELLA GUERRA
La prima guerra mondiale (1914-18) ebbe varie cause remote di carattere politico,
economico, militare e sociocu

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Sintesi

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CAUSE E INIZIO DELLA GUERRA La prima guerra mondiale (1914-18) ebbe varie cause remote di carattere politico, economico, militare e socioculturale. Cause politiche Le cause politiche riguardavano non sono i contrasti tra gli Stati europei, ma anche alcuni problemi presenti al loro interno, e precisamente: ● il desiderio di rivincita di fronte alla sconfitta subita dai tedeschi nella guerra del 1870-71; ● la secolare rivalità tra Austria e Russia per il predominio dell'area dei Balcani; ● il malcontento delle varie nazionalità presenti all'interno dell'Impero austro-ungarico; la crisi dell'Impero ottomano; ● ● la presenza di due schieramenti di Stati contrapposti: la Triplice Alleanza (Germania, Austria, Italia) e la Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Russia). Cause militari Le principali cause economiche furono: la rivalità economica, tra la Gran Bretagna e la Germania, provocata soprattutto dalla rapida crescita industriale di quest'ultima; vi era dunque la necessità per tutte le potenze industriali di espandere il proprio mercato e di garantirsi il rifornimento delle materie prime. A questo scopo avevano creato dei grandi imperi coloniali e, di conseguenza, nacquero motivi di conflitto la dove le zone di influenza non erano ben definite. Cause culturali Sin dai primi anni del '900, in larghi strati della popolazione si diffusero atteggiamenti favorevoli alla guerra. La scelta dei governi di dichiarare guerra o di entrare nel conflitto già in atto fu facilitata da: 1) il diffondersi dell'ideologia...

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nazionalista, che esaltava la potenza militare e la necessità di affermare la propria superiorità sulle altre nazioni; 2) dalle tesi razziste particolarmente diffuse in Germania; 3) dall'applicazione del darwinismo alle relazioni internazionali, cioè dalla convinzione che la guerra tra gli Stati fosse l'equivalente della lotta per la sopravvivenza nella natura: la guerra, dunque, avrebbe deciso quali nazioni sarebbero stati dominatrici e quali ai margini della Storia; 4) la guerra era vista come l'unica possibilità di cambiamento della situazione sociale e politica soprattutto dai giovani 5) presenza di movimenti culturali come il futurismo che esaltavano la guerra e la violenza La causa occasionale Il 28 giugno 1914 il nazionalista serbo Gavrilo Princip uccise a Sarajevo l'erede al trono d'Austria, l'arciduca Francesco Ferdinando. L'Austria approfittò del grave fatto di sangue per motivare una aggressione militare alla Serbia e risolvere finalmente la questione balcanica. Il 23 luglio inviò alla Serbia un ultimatum che richiedeva entro 48 ore: la soppressione delle organizzazioni irredentistiche slave; il divieto di ogni forma di propaganda antiaustriaca; l'apertura di un'inchiesta sull'attentato. Erano richieste deliberatamente umilianti e il governo serbo le respinse così l'Austria dichiarò così guerra alla Serbia. Le prime fasi della guerra Con l'attivazione delle alleanze stabilite negli anni precedenti dal conflitto tra Austria e Serbia si passò ad una guerra europea. All'ordine di mobilitazione generale impartito all'esercito il 29 luglio dallo zar di Russia, rispose la Germania, che dichiarò guerra a Russia e Francia. Le truppe tedesche diedero immediatamente attuazione al piano Schlieffen, predisposto da tempo per una rapida soluzione del conflitto: esso prevedeva un attacco massiccio alla Francia aggirandone le difese militari mediante l'attraversamento di Belgio e Lussemburgo. L'occupazione di questi paesi neutrali determinò l'immediato intervento della Gran Bretagna e della Russia a fianco della Francia. Tra gli aderenti ai due schieramenti, solo l'Italia dichiarò la propria neutralità. Guerra di posizione Durante la prima guerra mondiale come sistema di difesa furono utilizzate le trincee, fossati scavati nel terreno che, col passare del tempo, furono allargati, dotati di ripari e di reticolati di filo spinati. Si passo dunque da una guerra di movimento ad una guerra di posizione. Sul fronte orientale i Tedeschi sconfissero i Russi nelle battaglie di Dannenberg e dei Laghi Masuri(si giunse presto ad una situazione di stallo per l'equilibrio tra le forze). Con l'entrata in guerra della Turchia, in appoggio degli imperi centrali: si ebbe l'apertura dei fronti di combattimento russo- turco e anglo-turco. L'ITALIA IN GUERRA Inizialmente l'Italia dichiaro la sua neutralità tuttavia si aprì un dibattito sulla possibilità di intervenire contro l'Austria, che avrebbe consentito di riunire Trento e Trieste. Si formarono così due schieramenti:neutralisti e interventisti. Neutralisti La maggioranza della popolazione e dei parlamentari desideravano che l'Italia non partecipasse alla guerra. Tra i pareri favorevoli alla pace spiccava quello di Giolitti, che voleva ottenere dall'Austria Trento e Trieste, offrendo in cambio proprio la neutralità dell'Italia. Oltre ai liberali, era schierata contro la guerra la maggioranza dei socialisti, in quanto la guerra avrebbe provocato solo danni al proletariato, e la maggior parte dei cattolici. Interventisti La posizione favorevole all'intervento in guerra era sostenuta soprattutto dai nazionalisti e dagli irredentisti, i cosiddetti interventisti di destra, i quali sostenevano necessaria la liberazione di Trento e Trieste. Assunsero una pozione favorevole alla guerra gli alti ufficiali dell'esercito, l'ambiente della corte, la piccola borghesia, ed i grandi industriali. L'interventismo di sinistra era rappresentato da alcuni esponenti democratici repubblicani e socialisti, secondo i quali l'Italia doveva schierarsi contro i regimi autoritari. L'organo principale dell'interventismo di sinistra divenne il quotidiano "il Popolo d'Italia", diretto da Benito Mussolini, dirigente del partito socialista. Mussolini divenne direttore dell' “Avanti!“ nel 1912 e da questo giornale condusse una vigorosa campagna a favore del neutralismo. Nel giro di pochi mesi, però, rovesciò la sua posizione schierandosi a favore dell'interventismo e per questo venne espulso dal partito. Il patto di Londra Il Patto di Londra fu un accordo segreto tra l'Italia e la Triplice intesa firmato il 26 aprile 1915. Trattato con il quale l'Italia si impegnò a entrare nella prima guerra mondiale, a fianco dell'Intesa, entro un mese. In caso di vittoria avrebbe ottenuto numerosi compensi territoriali: Alto Adige, Trentino, Venezia Giulia, territori in Dalmazia, Albania, Turchia e parte delle colonie tedesche. L'Italia abbandonò quindi la Triplice Alleanza e il 23 maggio dichiarò guerra all'Austria-Ungheria. Nonostante l'Intesa avesse vinto la guerra, l'Italia non ricevette tutti i territori promessi. LA GRANDE GUERRA A maggio del 1915 l'esercito italiano non era ancora pronto a sostenere un conflitto impegnativo a causa dell'inefficienza organizzativa, le carenze nell'armamento e la scarsa preparazione tecnica. Cadorna venne nominato comandante supremo dell'esercito italiano e si distinse per la durissima disciplina imposta ai soldati. Sul fronte italiano ci furono subito impetuosi attacchi degli italiani contro gli austriaci sul fiume Isonzo, ma presto anche qui la guerra si fermò nelle trincee. Fra il maggio e il giugno del 1916 l'esercito austriaco si impegnò in quella che venne chiamato la spedizione punitiva, in quanto gli italiani erano traditori da punire perché non avevano rispettato la Triplice Alleanza. Gli austriaci volevano penetrare nella pianura padana attraverso l'altopiano d'Asiago. L'esercito italiano, però, respinse l'offensiva e riuscì a conquistare Gorizia nell'agosto del 1916. Le vicende sugli altri fronti Il prolungarsi della guerra iniziava a pesare, soprattutto sugli imperi centrali i quali non potevano procurarsi facilmente le materie prime perché gli Inglesi controllavano i mari. La Germania affronto la marina inglese nella battaglia dello Jutland ma la battaglia non bastò a sottrarre il dominio dei mari agli inglesi. L'affondamento del transatlantico Lusitania causò la morte di un migliaio di persone fra cui 124 cittadini statunitensi e ciò provocò proteste e gli Stati Uniti entrarono nel conflitto a fianco dell'Intesa. L'inferno delle trincee Durante la Prima Guerra Mondiale si ricorse spesso alle trincee, come sistema difensivo nelle guerre di posizione: un fossato più o meno profondo, scavato al momento nel terreno, che veniva utilizzato anche come rifugio. Era la tattica necessaria per aumentare le probabilità di sopravvivere, ma se riuscivi a non morire, era come vivere in un inferno. In questi luoghi i soldati sopportavano condizioni estreme di vita, soprattutto d’inverno, a causa della neve, del gelo, mancanza di cibo. Erano inoltre frequenti e violente anche le epidemie, in particolare di colera e malaria. La costante presenza della morte Una delle caratteristiche del primo conflitto fu la tragica presenza della morte. L'idea della morte assillava i soldati giorno e notte, erano obbligati a conviverci: bombardamenti dell'artiglieria, attacchi nemici e soprattutto assalti diretti alle trincee dei nemici. I cadaveri dei compagni e di nemici restavano nell'area compresa tra le opposte trincee per giorni: quando finalmente i corpi venivano seppelliti, poteva accadere che le granate colpissero i cimiteri improvvisati, riportando alla luce le povere spoglie. Gli uomini in guerra vivevano tra paure individuali e panico collettivo. La paura non risparmiava nessuno, ma colpiva gli individui in modo differente, manifestandosi in vari modi secondo le circostanze e il carattere.(nervosi, allucinazioni,suicidi..) Tra i soldati si affermò un senso di solidarietà e forte attaccamento alla propria nazione, elementi che permisero di continuare il combattimento nonostante tutto. Va tuttavia anche sottolineato che sul campo di battaglia il comandante del reparto aveva diritto di vita e di morte sui suoi subordinati e poteva uccidere sul posto chi cercava di fuggire.I soldati subivano inoltre una grande pressione psicologica che indusse la maggioranza a continuare a combattere: chi avesse deciso di fuggire avrebbe trovato difficilmente rifugio, e ancor meno facilmente, avrebbe potuto tornarsene a casa. La tecnologia e la guerra Durante la prima guerra mondiale iniziarono ad essere utilizzate le armi chimiche: si trattava di gas, inizialmente sotto forma di bombole che venivano aperte e lanciate verso le trincee avversarie. Le necessità belliche stimolarono lo sviluppo di settori industriali e scientifici che portarono alla nascita delle autoambulanze per il trasporto più rapido dei feriti e la radiofonia per accelerare l'invio di informazioni.Nella guerra navale fece la sua comparsa anche il sottomarino. Il fronte interno e mobilitazione al conflitto Oltre ai combattenti furono coinvolte nel conflitto: Le popolazioni civili delle zone in cui si svolsero i combattimenti subirono danni e perdite Gli abitanti in un paese straniero potevano trovarsi nella condizione di nemici e dunque sottoposti alla confisca dei beni e a vari gradi di detenzione. Le minoranze etniche furono sottoposte a rigidi controlli perché sospettate di tradimento. ● Le popolazioni lontano dal fronte subirono alcune conseguenze del conflitto come pesanti limitazioni della libertà personale. Tutta la popolazione fu militarizzata: non solo i soldati sul fronte, ma anche le persone che lavoravano nelle fabbriche a sostegno dello sforzo bellico e formavano il fronte interno. Il predominio dello Stato L’intervento dello Stato riorganizzo l'economia: tutti i settori industriali furono sottoposti a controlli governativi. Il nemico interno alla propaganda Per ottenere l'obiettivo del successo finale, i governi sottoposero le rispettive popolazioni ad uno sforzo di mobilitazione totale: tutte le forze del paese dovevano puntare alla vittoria. Per mobilitare la popolazione, i governi ricorsero alla propaganda: vennero stampati manifesti che esaltavano le vittorie del proprio esercito, organizzate manifestazioni di sostegno ai combattenti, e il cinema venne sottoposto al servizio della causa nazionale. I bambini divennero oggetto peculiare di indottrinamento, a partire dalla scuola per arrivare a libri e giocattoli, tutti di carattere bellico. Le divisioni del movimento operaio Negli anni immediatamente precedenti la guerra, la Seconda Internazionale socialista lanciò numerosi appelli per la pace, fra cui lo slogan «guerra alla guerra»». A livello locale, però, le scelte furono diverse e in molti partiti socialisti, nell'estate del 1914, prevalsero le ragioni degli interessi nazionali rispetto a quelle dell'internazionalismo operaio. Nel corso del conflitto, i socialisti pacifisti ribadirono con forza la condanna della guerra e chiesero una pace «senza annessioni e senza indennità». L'opposizione alla guerra crebbe in tutti paesi coinvolti nel conflitto e assunse talvolta il carattere di sollevazione popolare: il culmine fu raggiunto in Russia con l'abbandono in massa del fronte e con la rivoluzione d'ottobre, attuata grazie all'azione dei bolscevichi guidati da Lenin. Il genocidio degli armeni Il coinvolgimento delle popolazioni civili durante il conflitto raggiunse il suo tragico culmine con il genocidio degli Armeni, una vicenda le cui radici affondano nel nazionalismo e dell'intolleranza religiosa.Gli Armeni abitavano un territorio diviso fra Impero russo e Impero ottomano, dove erano presenti anche in diverse città. Già oggetto di persecuzioni nei decenni precedenti, nel 1914, allo scoppio del conflitto, gli Armeni sudditi nell'Impero ottomano si trovarono a dover combattere contro i loro fratelli cittadini della Russia. Nel febbraio del 1915 fu decisa dal governo turco l'eliminazione sistematica della popolazione armena. Gli Armeni furono deportati verso zone periferiche dell'Impero. Molti Armeni sparirono nel deserto della Mesopotamia o della Siria, vittimedella fame, del tifo e del colera. Coloro che ordinarono il genocidio furono giudicati da un tribunale militare. Dalla svolta alla conclusione del conflitto Nel 1917 i Tedeschi intensificarono la guerra sottomarina. Ciò danneggiava anche i rapporti commerciali degli Stati Uniti con l'Europa. Ma proprio la guerra sottomarina spinse gli USA a entrare nel conflitto a fianco dell'Intesa. A seguito della rivoluzione dell'ottobre 1917, la Russia decise di uscire dal conflitto. Concluse con i Tedeschi una pace che comporto pesanti perdite territoriali. In Italia Grazie alla crisi della Russia, Austriaci e Tedeschi si concentrarono sul fronte occidentale e italiano. Sfondate le linee italiane il 24 ottobre a Caporetto, gli Austriaci penetrarono in Italia. Diaz, succeduto a Cadorna alla guida dell'esercito, li bloccò sul fiume Piave. I soldati al fronte, ormai sfiniti, iniziarono a rifiutarsi di combattere e assunsero comportamenti individuali, come la diserzione, la fuga e l'autolesionismo. 1918: la conclusione del conflitto Nella primavera del 1918 l'Intesa respinse l'attacco dell'Alleanza sul fronte occidentale. Dopo le battaglie della Marna e di Amiens tutti i fronti degli Imperi centrali crollarono il 29 ottobre 1918 l'Italia sconfisse gli Austriaci a Vittorio Veneto, i quali furono costretti a ritirarsi. Il 30 ottobre la Turchia si arrese, Il 11 novembre, dopo l'abdicazione dell'imperatore Guglielmo Il e la proclamazione della repubblica, la Germania firmò l'armistizio di Rethondes.Terminava così, dopo più di quattro anni, la prima guerra mondiale. I TRATTATI DI PACE Il 18 gennaio 1919 inizio a Parigi la conferenza per la pace. Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e i minor misura l'Italia assunsero le decisioni più importanti: gli altri stati furono convocati solo per la firma finale dei trattati. I principi di democrazie convivenza pacifica tra gli Stati furono suggeriti dal presidente americano Wilson che non furono però seguiti. Prevalse una linea punitiva che prevedeva dei risarcimenti e vincitori e una pesante penalizzazione degli sconfitti. Con l'applicazione dei trattati la Germania riconosciuta responsabili del conflitto dovette pagare ingenti danni di guerra e perse le colonie. L'Italia ottenne il Trentino, l'Alto Adige, la Venezia Giulia e Trieste. Quattro imperi furono cancellati (russo, austro ungarico, tedesco,turco) nacquero nuove nazioni: l'Ungheria la Cecoslovacchia la Jugoslavia Finlandia Lituania Estonia e Lettonia.

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nazionalista, che esaltava la potenza militare e la necessità di affermare la propria superiorità sulle altre nazioni; 2) dalle tesi razziste particolarmente diffuse in Germania; 3) dall'applicazione del darwinismo alle relazioni internazionali, cioè dalla convinzione che la guerra tra gli Stati fosse l'equivalente della lotta per la sopravvivenza nella natura: la guerra, dunque, avrebbe deciso quali nazioni sarebbero stati dominatrici e quali ai margini della Storia; 4) la guerra era vista come l'unica possibilità di cambiamento della situazione sociale e politica soprattutto dai giovani 5) presenza di movimenti culturali come il futurismo che esaltavano la guerra e la violenza La causa occasionale Il 28 giugno 1914 il nazionalista serbo Gavrilo Princip uccise a Sarajevo l'erede al trono d'Austria, l'arciduca Francesco Ferdinando. L'Austria approfittò del grave fatto di sangue per motivare una aggressione militare alla Serbia e risolvere finalmente la questione balcanica. Il 23 luglio inviò alla Serbia un ultimatum che richiedeva entro 48 ore: la soppressione delle organizzazioni irredentistiche slave; il divieto di ogni forma di propaganda antiaustriaca; l'apertura di un'inchiesta sull'attentato. Erano richieste deliberatamente umilianti e il governo serbo le respinse così l'Austria dichiarò così guerra alla Serbia. Le prime fasi della guerra Con l'attivazione delle alleanze stabilite negli anni precedenti dal conflitto tra Austria e Serbia si passò ad una guerra europea. All'ordine di mobilitazione generale impartito all'esercito il 29 luglio dallo zar di Russia, rispose la Germania, che dichiarò guerra a Russia e Francia. Le truppe tedesche diedero immediatamente attuazione al piano Schlieffen, predisposto da tempo per una rapida soluzione del conflitto: esso prevedeva un attacco massiccio alla Francia aggirandone le difese militari mediante l'attraversamento di Belgio e Lussemburgo. L'occupazione di questi paesi neutrali determinò l'immediato intervento della Gran Bretagna e della Russia a fianco della Francia. Tra gli aderenti ai due schieramenti, solo l'Italia dichiarò la propria neutralità. Guerra di posizione Durante la prima guerra mondiale come sistema di difesa furono utilizzate le trincee, fossati scavati nel terreno che, col passare del tempo, furono allargati, dotati di ripari e di reticolati di filo spinati. Si passo dunque da una guerra di movimento ad una guerra di posizione. Sul fronte orientale i Tedeschi sconfissero i Russi nelle battaglie di Dannenberg e dei Laghi Masuri(si giunse presto ad una situazione di stallo per l'equilibrio tra le forze). Con l'entrata in guerra della Turchia, in appoggio degli imperi centrali: si ebbe l'apertura dei fronti di combattimento russo- turco e anglo-turco. L'ITALIA IN GUERRA Inizialmente l'Italia dichiaro la sua neutralità tuttavia si aprì un dibattito sulla possibilità di intervenire contro l'Austria, che avrebbe consentito di riunire Trento e Trieste. Si formarono così due schieramenti:neutralisti e interventisti. Neutralisti La maggioranza della popolazione e dei parlamentari desideravano che l'Italia non partecipasse alla guerra. Tra i pareri favorevoli alla pace spiccava quello di Giolitti, che voleva ottenere dall'Austria Trento e Trieste, offrendo in cambio proprio la neutralità dell'Italia. Oltre ai liberali, era schierata contro la guerra la maggioranza dei socialisti, in quanto la guerra avrebbe provocato solo danni al proletariato, e la maggior parte dei cattolici. Interventisti La posizione favorevole all'intervento in guerra era sostenuta soprattutto dai nazionalisti e dagli irredentisti, i cosiddetti interventisti di destra, i quali sostenevano necessaria la liberazione di Trento e Trieste. Assunsero una pozione favorevole alla guerra gli alti ufficiali dell'esercito, l'ambiente della corte, la piccola borghesia, ed i grandi industriali. L'interventismo di sinistra era rappresentato da alcuni esponenti democratici repubblicani e socialisti, secondo i quali l'Italia doveva schierarsi contro i regimi autoritari. L'organo principale dell'interventismo di sinistra divenne il quotidiano "il Popolo d'Italia", diretto da Benito Mussolini, dirigente del partito socialista. Mussolini divenne direttore dell' “Avanti!“ nel 1912 e da questo giornale condusse una vigorosa campagna a favore del neutralismo. Nel giro di pochi mesi, però, rovesciò la sua posizione schierandosi a favore dell'interventismo e per questo venne espulso dal partito. Il patto di Londra Il Patto di Londra fu un accordo segreto tra l'Italia e la Triplice intesa firmato il 26 aprile 1915. Trattato con il quale l'Italia si impegnò a entrare nella prima guerra mondiale, a fianco dell'Intesa, entro un mese. In caso di vittoria avrebbe ottenuto numerosi compensi territoriali: Alto Adige, Trentino, Venezia Giulia, territori in Dalmazia, Albania, Turchia e parte delle colonie tedesche. L'Italia abbandonò quindi la Triplice Alleanza e il 23 maggio dichiarò guerra all'Austria-Ungheria. Nonostante l'Intesa avesse vinto la guerra, l'Italia non ricevette tutti i territori promessi. LA GRANDE GUERRA A maggio del 1915 l'esercito italiano non era ancora pronto a sostenere un conflitto impegnativo a causa dell'inefficienza organizzativa, le carenze nell'armamento e la scarsa preparazione tecnica. Cadorna venne nominato comandante supremo dell'esercito italiano e si distinse per la durissima disciplina imposta ai soldati. Sul fronte italiano ci furono subito impetuosi attacchi degli italiani contro gli austriaci sul fiume Isonzo, ma presto anche qui la guerra si fermò nelle trincee. Fra il maggio e il giugno del 1916 l'esercito austriaco si impegnò in quella che venne chiamato la spedizione punitiva, in quanto gli italiani erano traditori da punire perché non avevano rispettato la Triplice Alleanza. Gli austriaci volevano penetrare nella pianura padana attraverso l'altopiano d'Asiago. L'esercito italiano, però, respinse l'offensiva e riuscì a conquistare Gorizia nell'agosto del 1916. Le vicende sugli altri fronti Il prolungarsi della guerra iniziava a pesare, soprattutto sugli imperi centrali i quali non potevano procurarsi facilmente le materie prime perché gli Inglesi controllavano i mari. La Germania affronto la marina inglese nella battaglia dello Jutland ma la battaglia non bastò a sottrarre il dominio dei mari agli inglesi. L'affondamento del transatlantico Lusitania causò la morte di un migliaio di persone fra cui 124 cittadini statunitensi e ciò provocò proteste e gli Stati Uniti entrarono nel conflitto a fianco dell'Intesa. L'inferno delle trincee Durante la Prima Guerra Mondiale si ricorse spesso alle trincee, come sistema difensivo nelle guerre di posizione: un fossato più o meno profondo, scavato al momento nel terreno, che veniva utilizzato anche come rifugio. Era la tattica necessaria per aumentare le probabilità di sopravvivere, ma se riuscivi a non morire, era come vivere in un inferno. In questi luoghi i soldati sopportavano condizioni estreme di vita, soprattutto d’inverno, a causa della neve, del gelo, mancanza di cibo. Erano inoltre frequenti e violente anche le epidemie, in particolare di colera e malaria. La costante presenza della morte Una delle caratteristiche del primo conflitto fu la tragica presenza della morte. L'idea della morte assillava i soldati giorno e notte, erano obbligati a conviverci: bombardamenti dell'artiglieria, attacchi nemici e soprattutto assalti diretti alle trincee dei nemici. I cadaveri dei compagni e di nemici restavano nell'area compresa tra le opposte trincee per giorni: quando finalmente i corpi venivano seppelliti, poteva accadere che le granate colpissero i cimiteri improvvisati, riportando alla luce le povere spoglie. Gli uomini in guerra vivevano tra paure individuali e panico collettivo. La paura non risparmiava nessuno, ma colpiva gli individui in modo differente, manifestandosi in vari modi secondo le circostanze e il carattere.(nervosi, allucinazioni,suicidi..) Tra i soldati si affermò un senso di solidarietà e forte attaccamento alla propria nazione, elementi che permisero di continuare il combattimento nonostante tutto. Va tuttavia anche sottolineato che sul campo di battaglia il comandante del reparto aveva diritto di vita e di morte sui suoi subordinati e poteva uccidere sul posto chi cercava di fuggire.I soldati subivano inoltre una grande pressione psicologica che indusse la maggioranza a continuare a combattere: chi avesse deciso di fuggire avrebbe trovato difficilmente rifugio, e ancor meno facilmente, avrebbe potuto tornarsene a casa. La tecnologia e la guerra Durante la prima guerra mondiale iniziarono ad essere utilizzate le armi chimiche: si trattava di gas, inizialmente sotto forma di bombole che venivano aperte e lanciate verso le trincee avversarie. Le necessità belliche stimolarono lo sviluppo di settori industriali e scientifici che portarono alla nascita delle autoambulanze per il trasporto più rapido dei feriti e la radiofonia per accelerare l'invio di informazioni.Nella guerra navale fece la sua comparsa anche il sottomarino. Il fronte interno e mobilitazione al conflitto Oltre ai combattenti furono coinvolte nel conflitto: Le popolazioni civili delle zone in cui si svolsero i combattimenti subirono danni e perdite Gli abitanti in un paese straniero potevano trovarsi nella condizione di nemici e dunque sottoposti alla confisca dei beni e a vari gradi di detenzione. Le minoranze etniche furono sottoposte a rigidi controlli perché sospettate di tradimento. ● Le popolazioni lontano dal fronte subirono alcune conseguenze del conflitto come pesanti limitazioni della libertà personale. Tutta la popolazione fu militarizzata: non solo i soldati sul fronte, ma anche le persone che lavoravano nelle fabbriche a sostegno dello sforzo bellico e formavano il fronte interno. Il predominio dello Stato L’intervento dello Stato riorganizzo l'economia: tutti i settori industriali furono sottoposti a controlli governativi. Il nemico interno alla propaganda Per ottenere l'obiettivo del successo finale, i governi sottoposero le rispettive popolazioni ad uno sforzo di mobilitazione totale: tutte le forze del paese dovevano puntare alla vittoria. Per mobilitare la popolazione, i governi ricorsero alla propaganda: vennero stampati manifesti che esaltavano le vittorie del proprio esercito, organizzate manifestazioni di sostegno ai combattenti, e il cinema venne sottoposto al servizio della causa nazionale. I bambini divennero oggetto peculiare di indottrinamento, a partire dalla scuola per arrivare a libri e giocattoli, tutti di carattere bellico. Le divisioni del movimento operaio Negli anni immediatamente precedenti la guerra, la Seconda Internazionale socialista lanciò numerosi appelli per la pace, fra cui lo slogan «guerra alla guerra»». A livello locale, però, le scelte furono diverse e in molti partiti socialisti, nell'estate del 1914, prevalsero le ragioni degli interessi nazionali rispetto a quelle dell'internazionalismo operaio. Nel corso del conflitto, i socialisti pacifisti ribadirono con forza la condanna della guerra e chiesero una pace «senza annessioni e senza indennità». L'opposizione alla guerra crebbe in tutti paesi coinvolti nel conflitto e assunse talvolta il carattere di sollevazione popolare: il culmine fu raggiunto in Russia con l'abbandono in massa del fronte e con la rivoluzione d'ottobre, attuata grazie all'azione dei bolscevichi guidati da Lenin. Il genocidio degli armeni Il coinvolgimento delle popolazioni civili durante il conflitto raggiunse il suo tragico culmine con il genocidio degli Armeni, una vicenda le cui radici affondano nel nazionalismo e dell'intolleranza religiosa.Gli Armeni abitavano un territorio diviso fra Impero russo e Impero ottomano, dove erano presenti anche in diverse città. Già oggetto di persecuzioni nei decenni precedenti, nel 1914, allo scoppio del conflitto, gli Armeni sudditi nell'Impero ottomano si trovarono a dover combattere contro i loro fratelli cittadini della Russia. Nel febbraio del 1915 fu decisa dal governo turco l'eliminazione sistematica della popolazione armena. Gli Armeni furono deportati verso zone periferiche dell'Impero. Molti Armeni sparirono nel deserto della Mesopotamia o della Siria, vittimedella fame, del tifo e del colera. Coloro che ordinarono il genocidio furono giudicati da un tribunale militare. Dalla svolta alla conclusione del conflitto Nel 1917 i Tedeschi intensificarono la guerra sottomarina. Ciò danneggiava anche i rapporti commerciali degli Stati Uniti con l'Europa. Ma proprio la guerra sottomarina spinse gli USA a entrare nel conflitto a fianco dell'Intesa. A seguito della rivoluzione dell'ottobre 1917, la Russia decise di uscire dal conflitto. Concluse con i Tedeschi una pace che comporto pesanti perdite territoriali. In Italia Grazie alla crisi della Russia, Austriaci e Tedeschi si concentrarono sul fronte occidentale e italiano. Sfondate le linee italiane il 24 ottobre a Caporetto, gli Austriaci penetrarono in Italia. Diaz, succeduto a Cadorna alla guida dell'esercito, li bloccò sul fiume Piave. I soldati al fronte, ormai sfiniti, iniziarono a rifiutarsi di combattere e assunsero comportamenti individuali, come la diserzione, la fuga e l'autolesionismo. 1918: la conclusione del conflitto Nella primavera del 1918 l'Intesa respinse l'attacco dell'Alleanza sul fronte occidentale. Dopo le battaglie della Marna e di Amiens tutti i fronti degli Imperi centrali crollarono il 29 ottobre 1918 l'Italia sconfisse gli Austriaci a Vittorio Veneto, i quali furono costretti a ritirarsi. Il 30 ottobre la Turchia si arrese, Il 11 novembre, dopo l'abdicazione dell'imperatore Guglielmo Il e la proclamazione della repubblica, la Germania firmò l'armistizio di Rethondes.Terminava così, dopo più di quattro anni, la prima guerra mondiale. I TRATTATI DI PACE Il 18 gennaio 1919 inizio a Parigi la conferenza per la pace. Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e i minor misura l'Italia assunsero le decisioni più importanti: gli altri stati furono convocati solo per la firma finale dei trattati. I principi di democrazie convivenza pacifica tra gli Stati furono suggeriti dal presidente americano Wilson che non furono però seguiti. Prevalse una linea punitiva che prevedeva dei risarcimenti e vincitori e una pesante penalizzazione degli sconfitti. Con l'applicazione dei trattati la Germania riconosciuta responsabili del conflitto dovette pagare ingenti danni di guerra e perse le colonie. L'Italia ottenne il Trentino, l'Alto Adige, la Venezia Giulia e Trieste. Quattro imperi furono cancellati (russo, austro ungarico, tedesco,turco) nacquero nuove nazioni: l'Ungheria la Cecoslovacchia la Jugoslavia Finlandia Lituania Estonia e Lettonia.