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NAPOLEONE BONAPARTE

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Napoleone Bonaparte
LA CAMPAGNA D'ITALIA DI NAPOLEONE
Dopo la rivoluzione francese i cittadini volevano consolidare lo Stato e di dare una
f

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Napoleone Bonaparte LA CAMPAGNA D'ITALIA DI NAPOLEONE Dopo la rivoluzione francese i cittadini volevano consolidare lo Stato e di dare una fisionomia corrispondente alla reale situazione della Francia (stava affrontando un conflitto da ormai molto tempo con gli altri Stati europei ed era necessario risolvere le situazioni di contrasto.) il Direttorio decise di concentrare le forze in un'aggressione politica espansionistica. Napoleone Bonaparte era un giovane ufficiale, già noto per le sue abilità nella sua carriera militare, per essere un leader e intraprendente. I diversi territori della penisola, entrarono a far parte del sistema di dominio eretto da Napoleone, tra la fine del '700 e il 1815: questo periodo passò alla storia come "età napoleonica". Il direttorio francese allora nel 1796 programmò di risolvere la questione estera, ovvero i rapporti con le altre potenze europee che tentavano di opporre resistenza alla diffusione del modello rivoluzionario francese perché avrebbe causato la destabilizzazione del potere dei Sovrani degli Stati nemici che avevano un modello di Stato di stampo assolutistico soprattutto in Russia, Prussia e Austria. Era necessario secondo il Direttorio di proporre un programma di risoluzione alle continue pressioni sulla Francia programmando un piano di attacco, ma non un attacco diretto sul suolo delle potenze, ma indiretto. Qui si vede l'ingegno di Napoleone, egli sapeva che la Francia non avrebbe...

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Didascalia alternativa:

resistito a una guerra continuativa contro gli eserciti delle grandi potenze ai confini della Francia, propone di colpire alle spalle questi Stati attaccando non i territori, ma le terre di conquista. Sconfisse il Regno di Sardegna e poi l'Austria, giungendo a Milano il 5 maggio 1796. Oltre a proporre un piano militare strategico, porta avanti anche l'idea della diffusione delle idee rivoluzionarie attraverso l'esercito francese che si farà ideatore in modo diretto o indiretto delle idee della rivoluzione francese (libertà, uguaglianza, fratellanza). L'armata d'Italia gli consentì di istituire nei territori conquistati le cosiddette “repubbliche sorelle", ovvero Stati che si rifacevano alla Repubblica francese nata con la Rivoluzione. LE "REPUBBLICHE SORELLE" Dopo le vittorie sui Savoia e sugli austriaci del 1796, vennero a formarsi in Italia alcune repubbliche sotto la protezione della Francia dette "sorelle" ovvero le Repubbliche Giacobine: la Repubblica cisalpina; la Repubblica cispadana; la Repubblica ligure, che proclamarono la propria dipendenza dalla Repubblica di Venezia. Queste adottarono un modello di costituzione simile a quella francese del '95, Che prevedeva l'abolizione dei privilegi feudali, la confisca dei beni della Chiesa e la riforma del sistema giudiziario. Il 17 ottobre 1797 il generale Bonaparte firmò con gli austriaci il trattato di Campoformio, in base al quale l'Austria ottenne la Repubblica di Venezia all'Austria, l'Istria e la Dalmazia; in cambio Napoleone ottenne la Repubblica cisalpina e l'acquisizione del Belgio. Il trattato gettò nello sconforto quelli che avevano combattuto per una trasformazione della Serenissima in repubblica democratica, sperando in una liberazione dell'intera Italia (tra cui anche il poeta Ugo Foscolo). Tuttavia, il modello rivoluzionario francese continuò a diffondersi e tra il 1798 e il 1799, nacquero infatti: la Repubblica romana; la Repubblica napoletana (o partenopea); la Repubblica di Lucca. Con la conquista del Piemonte e della Toscana da parte degli eserciti francesi, la maggior parte dell'Italia si ritrovò sotto la diretta influenza francese. LE IDEE DEI SOSTENITORI ITALIANI DELLA RIVOLUZIONE Gli aderenti italiani alle idee della Rivoluzione francese furono definiti "patrioti", con l'appellativo di "giacobini". Tra i patrioti ci furono sia quelli che avevano sostenuto o preso parte alla realizzazione della politica riforme che aveva caratterizzato il periodo dell'assolutismo illuminato, sia ammiratori del radicalismo rivoluzionario. Nel 1796, il governo provvisorio di Milano bandì un concorso, dove molti patrioti risposero al quesito, sostenendo la formazione di un'Italia unita, repubblicana ed indipendente. LA FINE DELLA BREVE STAGIONE REPUBBLICANA L'influenza francese sulle repubbliche sorte in Italia emerse in due modi: da un lato furono abbattute alcune istituzioni dell'Antico regime (abolizione della nobiltà, del feudalesimo, dei privilegi e passaggio dalla forma monarchica a quella repubblicana), dall'altro fu imposta alla popolazione una disastrosa pressione fiscale da parte dei militari francesi. La Repubblica cisalpina, la Repubblica ligure, quella di Lucca, quella romana e quella napoletana cessarono di esistere nel 1799, in seguito agli attacchi della seconda coalizione antifrancese. I SANFEDISTI E LA SCONFITTA DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA A Napoli, l'esercito popolare dei sanfedisti, guidato dal cardinale Fabrizio Ruffo, si batteva contro la Rivoluzione, cercando di affermare dei valori cattolici. Fecero crollare la repubblica, favorendo il ritorno dei Borbone, che compirono una durissima repressione. IL GOVERNO DEL CONSOLATO/UNA SVOLTA AUTORITARIA Dopo il colpo di Stato di Napoleone del 18 brumaio 1799, in seguito ai successi della sua spedizione in Egitto, in Francia il governo fu assunto da un Consolato formato da tre membri. La Costituzione dell'anno VIII (1799) avviò una svolta autoritaria: appariva democratica, poiché introduceva l'istituto del suffragio generale maschile, senza essere preceduta da una Dichiarazione dei diritti. In base a questo sistema, il potere legislativo non spettava più alle assemblee rappresentative della nazione, ma ai consoli stessi, detenendo il potere esecutivo, soprattutto il primo "console", Napoleone Bonaparte. LA NASCITA DELL'IMPERO NAPOLEONICO Dopo i successi militari della seconda coalizione antifrancese, Napoleone scese nuovamente nella penisola e dopo aver sconfitto gli austriaci nella battaglia di Marengo, ristabilì le repubbliche ligure e cisalpina. Successivamente sia gli austriaci che gli inglesi si deliberarono a sottoscrivere accordi di pace con la Francia. Forte delle vittorie militari ottenute in Europa, Bonaparte si proclamò console a vita e in seguito imperatore, nella cattedrale parigina di Notre-Dame, alla presenza del pontefice Pio VII e due plebisciti convalidarono tali passaggi: finiva così il periodo rivoluzionario. La Francia smise di essere una repubblica, riconfermando i principi della Rivoluzione: l'abolizione del feudalesimo, l'eliminazione dei privilegi nobiliari ed ecclesiastici, l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la tutela della proprietà privata e la libertà di iniziativa economica. I RAPPORTI CON LA CHIESA CATTOLICA Nel 1801 un concordato fu il primo passo di un riavvicinamento ambivalente alla Chiesa di Roma: la domenica tornò a essere considerato un giorno di riposo e il calendario repubblicano fu abolito per reintrodurre l'uso di quello gregoriano. IL CODICE NAPOLEONE Sul territorio francese, valevano ovunque le stesse leggi, (si utilizzavano le stesse unità di misura, si pagavano le stesse tasse e tutti dovevano prestare il servizio militare). La più importante fu il Codice civile (denominato anche "Codice Napoleone"), emanato nel 1804: affermava l'uguaglianza di tutti cittadini di fronte alla legge, la laicità dello Stato e la libertà personale. LA COSTRUZIONE DI UN'AMMINISTRAZIONE CENTRALIZZATA/ UN ESERCITO DI FUNZIONARI STATALI In tutto l'impero fu introdotta una legislazione uniforme, mentre si rafforzò l'autorità dello Stato. A ciò contribuì una riforma dell'amministrazione, che creò un corpo di funzionari statali che rappresentavano il potere centrale nei dipartimenti, nei cantoni e nei comuni in cui la Francia era suddivisa. Per formarli furono istituiti licei, università e scuole politecniche. LA CREAZIONE DI UNA NUOVA E DIVERSA ARISTOCRAZIA Napoleone da un lato cercò una conciliazione con l'ex aristocrazia attraverso la politica dell'"amalgama", dall'altro nel 1808 istituì una nuova nobiltà aperta a quelli che si erano distinti al servizio dello Stato, nella burocrazia e nell'esercito (spesso di umili origini). L'ESPANSIONE DELL'IMPERO/SISTEMA DI DOMINIO NAPOLEONICO Napoleone esporto il modello imperiale in gran parte dei territori conquistati nella guerra che lo oppose alle potenze europee. Sconfitte l'Austria (ad Austerlitz, 1805) e la Prussia (presso Jena 1806), e neutralizzata la Russia (pace di Tilsit 1807), egli cercò di danneggiare l'Inghilterra, istituendo il blocco continentale. L'Austria volle la rivincita ma fu sconfitta nuovamente nella battaglia di Wagram: Napoleone pretese di avere in sposa la figlia del sovrano austriaco, Maria Luisa d'Asburgo. Al momento della sua massima estensione, nel 1812, il sistema napoleonico esercitava il proprio dominio su gran parte dell'Europa, con il controllo diretto di territori inseriti nell'impero (Belgio, Olanda, Catalogna, parte della penisola italiana e territori tedeschi, e dell'Adriatico orientale, come Slovenia, Croazia, denominate Province Illiriche) e con la creazione di Stati satelliti, affidati a familiari o fedelissimi dell'imperatore. Fuori dall'influenza indiretta di Napoleone rimasero il Regno Gran Bretagna, la Russia degli zar, l'Impero Ottomano, il Portogallo e le isole di Sardegna e Sicilia. UNA NUOVA FASE DELLA DOMINAZIONE FRANCESE/ UN CONFRONTO GEOGRAFICO E POLITICO Dopo la vittoriosa battaglia di Marengo (1800), Napoleone riconquistò gradualmente la penisola italiana: al posto delle repubbliche presero vita dei regni. La nuova Repubblica cisalpina, fu trasformata in Regno d'Italia nel 1805. Nel 1810 la penisola risultava divisa in tre aree, tutte sotto il controllo francese: i dipartimenti italiani dell'Impero; il Regno d'Italia sotto il controllo di Eugenio Beauharnais e il Regno di Napoli, guidato da Gioacchino Murat. UN POTERE STATALE EFFICIENTE E IL SUO IMPATTO SULLA VITA QUOTIDIANA/ IL NUOVO MODELLO DELLA CITTADINANZA Emerse il monopolio del potere pubblico, che si presentò con un alto tasso di coscrizione forzata e diserzione. Anche a livello religioso, grazie al Codice Civile, fu possibile sposarsi con cerimonie civili, così come divorziare. Nacquero anche molte opportunità di emancipazione, come l'abolizione del feudalesimo per liberare i contadini dal molto lavoro e l'introduzione di un sistema scolastico pubblico gratuito, il quale consentì anche ai nati non privilegiati di far valere i propri diritti con i propri mezzi. Anche in campagna, l'istruzione primaria suscitò resistenze poiché gli agricoltori dovevano rivolgersi ai propri figli per lavorare nei campi. Il sistema introdotto sotto il dominio francese credeva che a tutti fossero concessi uguali diritti e doveri. Alcune disposizioni del Codice civile abolirono il sistema del fedecommesso, secondo il quale il patrimonio di famiglia viene lasciato in eredità al primogenito. Inoltre, sempre grazie al Codice civile non si parò più di "sudditi" ma di “cittadini”, riconoscendo i diritti civili anche agli ebrei. IL REGNO D'ITALIA/ LE REAZIONI AL GOVERNO NAPOLEONICO Vennero introdotte le carte di identità, che divennero, quindi per la prima volta, obbligatorie, consentendo a tutti i cittadini di usufruire dei servizi pubblici, dando la possibilità allo Stato di esercitare un controllo capillare sulle persone, che godevano della libertà di movimento. La classe medio-alta, nota come "borghesia", mostrò invece sostegno al nuovo governo. I gruppi sociali che sostennero a lungo il periodo napoleonico furono proprietari terrieri, mercanti, professionisti, funzionari pubblici e militari. L'INSURREZIONE DELLA SPAGNA/ UN MALCONTENTO DIFFUSO E IN CRESCITA Le prime resistenze contro il dominio napoleonico si manifestarono in Spagna nel 1808, con un diffuso movimento di guerriglia, sostenuta finanziariamente dagli inglesi; il malcontento attecchì anche nelle regioni tedesche e poi nella stessa Francia, stanca ormai delle guerre continue. IL TRAGICO FALLIMENTO DELLA CAMOAGNA DI RUSSIA/LA SCONFITTA DI LIPSIA/ CENTO GIORNI/IL CROLLO DEL SISTEMA NAPOLEONICO IN ITALIA La Russia era uno di quei Paesi che non rispettava il blocco continentale quindi Napoleone decise di attaccare la Russia pensando di sconfiggerla. La Russia mise in atto una tattica, quella della "Terra bruciata": i russi si ritirarono attirando l'esercito di Napoleone al centro del loro Paese e in più le truppe russe diedero a fuoco i raccolti e i villaggi in modo tale da lasciare i Francesi "a bocca asciutta". Napoleone entrò a Mosca e diede fuoco alla città. Nel mentre era in arrivo il terribile inverno russo, che costrinse Napoleone a ordinare la ritirata a causa del rigido freddo. Al rientro dovette fronteggiare una nuova coalizione che approfittò del crollo russo di Napoleone, sconfiggendolo a Lipsia nel 1813 nella cosiddetta Battaglia delle Nazioni. In cambio della rinuncia gli venne offerto il Principato dell'Isola d'Elba allontanandolo così dal trono. Il governo di Luigi XVIII tentò di restaurare gli antichi privilegi per rivoluzionarie, provocando un diffuso malcontento con il trattato di Parigi che ripristinò i precedenti confini del rivoluzione e diede inizio alla restaurazione dell'antico regime. Napoleone allora approfittando del malcontento generale tornò in Francia il 20 marzo 1815 sostenuto da un piccolo esercito riconquista a Parigi ma il suo nuovo impero durò solo 100 giorni. I sovrani organizzarono una settima coalizione, nel giugno 1815, dove sconfissero Napoleone nella battaglia di Waterloo, in Belgio. Dopo la battaglia venne isolato nell'Isola d Sant'Elena dove morì il 5 maggio 1821. Il sistema napoleonico crollò anche in Italia: nel 1814 una rivolta popolare abbatté il governo del Regno d'Italia. Nel 1815 cadde anche il trono di Murat a Napoli, nonostante la sua proclamazione dell'indipendenza italiana e l'emanazione di una Costituzione.