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Età Giulio-Claudia, Fedro e Seneca

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LATINO
❖ Età Giulio-Claudia
❖ Fedro
Seneca ܀ Età Augustea
Augusto sale al potere dopo un periodo di guerre civili, promettendo di riportare
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Seneca ܀ Età Augustea
Augusto sale al potere dopo un periodo di guerre civili, promettendo di riportare
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Augusto sale al potere dopo un periodo di guerre civili, promettendo di riportare
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Augusto sale al potere dopo un periodo di guerre civili, promettendo di riportare
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In questi appunti sono presenti: il contesto storico e culturale e letterario della prima età imperiale e Senaca (vita e opere)

LATINO ❖ Età Giulio-Claudia ❖ Fedro Seneca ܀ Età Augustea Augusto sale al potere dopo un periodo di guerre civili, promettendo di riportare la pace. Non si proclama esplicitamente Imperatore, sapendo che il Senato non l'avrebbe accettato, come accadde a Cesare. Si dichiara "primus inter pares", poiché era il primo a votare, in modo che gli altri senatori avrebbero votato come lui. Egli fa propaganda, utilizzando la restitutio repubblicae, promettendo la restaurazione del mos maiorum, la costruzione di nuovi monumenti, dicendo che è al potere per volere divino e che gli stessi Romani hanno origine divina. Ciò grazie al circolo di Mecenate, in cui sono raggruppati i più grandi autori dell'epoca, che avevano la possibilità di dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Tra questi troviamo Virgilio, Orazio e Ovidio. Età Giulio-Claudia Alla dinastia Giulia succede la dinastia Giulio-Claudia, con Tiberio, figlio di sua moglie Livia con Tiberio Claudio Nerone in un precedente matrimonio. Ciò unisce la dinastia Giulia con quella Claudia, facendo nascere la dinastia Giulio-Claudia, che avrebbe detenuto il potere per circa 50 anni. I Romani avevano accettato il potere di Ottaviano solo perché venivano da tempi sanguinosi, per cui sarebbe stato difficile attuare una politica in continuità con quella di Augusto. Essi ricorrono, infatti, a forme di repressione nei confronti di oppositori politici o intellettuali scomodi. Tiberio, inizialmente, si muove in continuità...

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Didascalia alternativa:

con Augusto, ma il rapporto con il Senato viene guastato dall'influenza di Elio Seiano, capo della guardia pretoriana molto feroce. A lui viene lasciata Roma del periodo in cui Tiberio si era ritirato a Capri, e Seiano elimina ogni oppositore con l'accusa di lesa maestà. L'imperatore è costretto a farlo uccidere, ma, tornato a Roma, attua la stessa politica. Nel 37 d.C. gli succede Caligola, che aveva un vasto consenso popolare. Presto, però, si aliena le simpatie aristocratiche per il modo in cui interpreta il suo ruolo, ispirandosi ad Alessandro Magno, e per i suoi atteggiamenti filo-orientali, come l'introduzione di culti orientali come quelli degli dèi Iside e Serapide. Fu assassinato nel 41 d.c. A lui succede Claudio, che viene scelto dai pretoriani. La sua fama è condizionata negativamente dall'opinione di Seneca, che scrive su di lui un'opera satirica. Egli riesce comunque a reggere dignitosamente l'impero, risollevando le finanze pubbliche, promuovendo opere, rafforzando i confini dell'impero (conquista la Britannia nel 43 d.C.) e riorganizzando le province. Muore nel 54 d.C., probabilmente avvelenato dalla moglie Agrippina, che voleva il figlio Nerone al potere. Nerone diventa imperatore a diciassette anni, inizialmente affiancato da figure quali Agrippina e Seneca, mostra rispetto verso il Senato, moderazione e clemenza. Questo atteggiamento dura cinque anni (quinquennium Neronis). Fa uccidere il fratello Britannico (55 d.C.), la madre Agrippina (59 d.C.), la moglie Ottavia (62 d.C.) e fa allontanare Seneca (62 d.C.), per accentrare il suo potere. Cerca l'appoggio dei ceti bassi offrendo spesso donativi e organizzando spettacoli, impoverendo però l'economia romana, e costringendolo a svalutare la moneta. Dopo l'incendio di Roma del 64 d.C., di cui forse è il responsabile, fa costruire la Domus Aurea. L'anno successivo, il 65, c'è la congiura dei Pisoni, ai suoi danni, che fallisce, ed in cui sono coinvolti anche letterati come Petronio, Lucano e Seneca, tutti costretti al suicidio. Il malcontento generale porta le legioni a proclamare imperatore Galba, e Nerone si fa uccidere da un servo nel 68 d.C. Egli delinea un orientamento culturale di matrice ellenizzante, ed è lui stesso appassionato di letteratura, musica e teatro. Clima Culturale Dopo la morte di Ottaviano, il clima culturale è basato soprattutto sulla paura e sul consenso, con la presenza di molti letterati con intenti adulatori, ed altri che si oppongono. Le dediche a Tiberio di Velleio Patercolo e Valerio Massimo non sono spontanee, ma adulatorie, così come quelle a Nerone da parte di Calpurnio Siculo. Anche Seneca scrive un'opera per Nerone, il De Clementia. Ci sono vari episodi di accuse e processi ai letterati, testimonianza del clima illiberale dell'epoca, facendo nascere un sentimento di nostalgia per la libertas della res publica. Molti reagiscono alle persecuzioni suicidandosi. Il rimpianto per la repubblica e l'adesione allo stoicismo sono due grandi fattori dell'opposizione senatoria nell'età Giulio-Claudia. Nerone manifesta spiccati interessi culturali, addirittura scrivendo un poema epico, Troica. Prima di morire dice "Qualis artifex pereo", ossia "quale artista muore con me". La produzione letteraria in età neroniana è del tutto nuova: la prosa irregolare di Seneca, l'epica di Lucano (molto diversa dalla virgiliana)e il Satyricon di Petronio rappresentano un distacco dal classicismo augusteo. L'età neroniana è infatti definita età di anticlassicismo, avente una tendenza "barocca". La Favola In Grecia la favola era un genere già presente, con Esiodo e Archiloco, che inseriscono favole di tradizione popolare nei loro componimenti. Solo con Esopo (VI secolo a.C.), però, essa assume un'autonomia letteraria: da lui è giunto un corpus di circa 400 favole.Nella letteratura latina, la favola viene trattata da Ennio, Lucilio e Orazio, che inseriscono favole nelle loro opere. Fedro è il primo a scrivere un libro autonomo di favole. Fedro 15 a.C.-50 d.c. BIOGRAFIA Di lui abbiamo poche notizie biografiche, che provengono tutte dalla sua opera. Nasce nel 15 a.C. in Tracia o Macedonia, giunge a Roma alla corte di Augusto, che lo libera. Durante il regno di Tiberio, subisce un processo da Seiano, oggetto di allusioni nelle sue favole. Muore nel 50 a.C. senza aver ottenuto notorietà, a causa del genere letterario che scriveva, non molto gradito a Roma, come dice Seneca. CORPUS Il corpus della sua opera comprende 94 favole in senari giambici, che sono divise in 5 libri. Si aggiungono 31 favole raccolte dall'umanista Niccolò Perotti, chiamate Appendix Perottina. RAPPORTO CON ESOPO Fedro prende a modello il greco Esopo, applicando la tecnica della aemulatio, rivendicando la propria originalità, soprattutto nei prologhi e negli epiloghi dei libri: dice che Esopo ha trovato la materia, ma lui l'ha trasposta in senari e rielaborata. Infatti, mentre l'autore greco scriveva favole in prosa, Fedro le scrive in versi, usando il senario giambico, in cui erano scritti i dialoghi delle commedie latine. Ciò è dovuto, probabilmente, alla frequenza dei dialoghi ed agli argomenti bassi che vengono trattati. Infatti, la sua raccolta di favole è caratterizzata da una varietas: da apologhi di derivazione esopica, a aneddoti storici fino ad arrivare a narrazioni desunte dalle fabulae Milesiae, racconti a tema erotico. Anche i soggetti sono diversi: Esopo utilizzava esclusivamente animali, mentre Fedro, in alcuni casi, utilizza anche figure umane, come personaggi storici o mitologici. MORALE Fedro chiarisce la finalità della sua opera riprendendo il concetto oraziano di miscere utile dulci: la favola, oltre a divertire, deve offrire un insegnamento morale. Tramite la simbologia animale, egli critica i vizi degli uomini. Ha inoltre una visione pessimistica della realtà, in cui il debole e l'onesto sono sempre le vittime, si rende quindi portavoce dei ceti sociali subalterni. STRUTTURA La struttura è semplice, ma non segue uno schema fisso. C'è un dialogo vivace tra due personaggi in contrasto tra loro, e ciò costituisce il nucleo narrativo della favola. Può esserci una breve massima che contiene la morale all'inizio della favola (promythion) o alla fine (epimythion). In generale, le favole sono caratterizzate da brevità e semplicità. Lo stile è medio, la sintassi regolare, e la lingua è il sermo cotidianus, usato tra le persone colte ed in cui non ci sono volgarismi, a volte ci sono espressioni proverbiali o di tono aulico. Seneca 4 a.C. /1 d.C. – 50 d.c. BIOGRAFIA Lucio Anneo Seneca nasce a Cordova, in Spagna, nel 4 a.C. o nel 1 d.C. Suo padre, Seneca il Retore, era un intellettuale, appartenente ad una ricca famiglia equestre spagnola. Da questo ceto veniva spesso tratta parte della classe dirigente romana, ed infatti anche lui da giovane aveva soggiornato a Roma. La madre, Elvia, si era occupata dell'educazione dei figli e dell'amministrazione dei beni quando il marito era a Roma.Seneca aveva anche due fratelli: Anneo Novato e Anneo Mela. Seneca viene portato a Roma dalla zia, e riceve una vasta educazione letteraria e storica, a cui si aggiungono gli studi di retorica e filosofia. Nel 26 d.C. è costretto a partire per l'Egitto a causa di un'affezione cronica polmonare. Le sue condizioni di salute migliorano, per cui torna a Roma, dove intraprende il cursus honorum, di cui ottiene il primo grado, la questura, nel 34 d.C. circa. Contemporaneamente si dedica all'attività all'attività oratoria, che nel 39 d.C. lo porta quasi alla morte: Caligola lo condanna a morte solo per aver difeso in modo impeccabile in senato. Nel 41 d.C. Caligola muore e gli succede Claudio. Questo lo condanna all'esilio in Corsica dal 41 al 49 d.C., per un'accusa di adulterio con Giulia Livilla. Qui tenta di ingraziarsi Claudio elogiandolo nella Consolatio ad Polybium, dedicato ad un liberto dell'imperatore. Nel 48 d.C., Messalina viene uccisa ed al suo posto Agrippina diventa la nuova moglie di Claudio. Perdona Seneca nel 49 d.C., volendolo come precettore del figlio Nerone. QUINQUENNIUM NERONIS Nel 54 d.C. Claudio muore, e Seneca scrive su di lui una satira menippea, l'Apokolokyntosis, cioè "Apoteosi della zucca". Nerone sale quindi al potere a sedici anni, affiancato proprio da lui. Questa fase è chiamata quinquennium Neronis, considerata di buon governo e che dura fino al 59 d.C. Nerone, però, già nel 55 d.C. commette un crimine: l'uccisione del fratello Britannico, e Seneca giustifica ciò in nome della ragion di stato. Egli diventa ricchissimo, acquisendo anche parte dei beni dello stesso Britannico. Scrive tra il 55 e il 56 d.C. il De clementia, manifesto della monarchia illuminata, dedicato a Nerone. Lui voleva rendere realtà il tipo di Stato di cui parlava Platone, in cui a governare sono i filosofi: istruendo Nerone, pensa di poterlo portare a tale livello. In questo periodo scrive anche tragedie, più precisamente coturnate, poiché di argomento greco. RITIRO A VITA PRIVATA Dopo che, nel 59 d.C., Nerone fa eliminare la madre Agrippina, Seneca smette di illudersi che quello potesse essere un governo improntato ad un'autocrazia illuminata. Vuole ritirarsi a vita privata, ma capisce che deve farlo in modo graduale: nel 62 d.C., con il consenso dell'imperatore, riesce nel suo intento, e si dedica ai suoi studi, grazie ai quali approfondisce la sua cultura. Nel 65 d.C. viene scoperta la congiura di Gaio Calpurnio Pisone, in cui Seneca è coinvolto, oppure ne è a conoscenza. Essa viene repressa, e il 19 aprile, per ordine di Nerone, Seneca, insieme a Lucano, è costretto al suicidio. Le Opere Seneca, nella sua vita, tratta vari generi letterari, come opere filosofico-morali, ossia i Dialogi, i trattati De Clementia e De beneficiis, le Naturales quaestiones e le Epistulae morales ad Lucilium. Oltre a ciò, rimangono nove tragedie, che costituiscono l'unico corpus di tragedie latine giunteci per intero, la satira menippea e una raccolta di epigrammi in distici elegiaci. Molte opere, tra cui la biografia di suo padre, sono andate perdute. I DIALOGI Sono dieci dialogi, composti tutti da un libro, tranne il De Ira, che ne comprende tre, e sono stati pubblicati autonomamente dall'autore, per poi essere raccolti postumi. Il nome dell'opera non corrisponde alla forma in cui sono stati scritti: l'autore parla sempre in prima persona al dedicatario dell'opera o ad un interlocutore fittizio, che vivacizza la riflessione continua tramite degli interventi. Il pensiero non viene sviluppato sistematicamente, ed è visibile l'influsso della diatriba cinico-stoica dall'uso di esempi tratti dalla vita vissuta e dallo stile informale. LE CONSOLATIONES Le Consolationes sono un insieme di dialoghi di consolazione rivolti ad un destinatario, per consolarlo della morte o dell'assenza di una persona cara. Questo genere nasce in Grecia nel IV secolo a.C., e confluiscono in esso temi della poesia epica e tragica e delle varie scuole filosofiche: con la sofistica il discorso diventa un mezzo per lenire la sofferenza; l'Accademia contribuisce con la metafisica, che presuppone l'immortalità dell'anima; lo stoicismo si concentra sul controllo del dolore. I temi principali delle consolationes sono la fugacità del tempo, la precarietà della vita e l'imprevedibilità del futuro. Appartengono a questo gruppo tre consolationes: ad Marciam, scritta sotto il principato di Caligola: è dedicata a Marcia, figlia dello storico Cremuzio Cordo, processato per aver esaltato Bruto e Cassio nella sua opera, e costretto al suicidio nel 25 d.c. ad Polybium, scritta in esilio: è dedicata a Polibio, potente liberto di Claudio, di cui era morto il fratello. Seneca scrive quest'opera con la speranza di ritornare dall'esilio. ad Helviam matrem, scritta in esilio: è dedicata a sua madre Elvia, per consolarla della lontananza del figlio. DIALOGI DI TIPO SPECULATIVO Appartengono a questo gruppo: De ira, composto da tre libri, dedicati al fratello Novato e scritti dopo la morte di Caligola. Il tema principale è l'ira, che è distruttrice di ragione e malattia dell'anima, da cui il sapiens deve allontanarsi per raggiungere il controllo di sé stesso. De brevitate vitae, dedicato al suocero Pompeo Paolino, incentrato sul tema della brevità del tempo concesso all'uomo, che secondo Seneca è abbastanza, ma l'uomo lo spreca in cose futili. De vita beata, in cui si difende da chi lo accusa di vivere nel lusso e tra i piaceri. TRILOGIA DEI DIALOGI A SERENO I tre libri dedicati all'amico Anneo Sereno, sembrano delineare un percorso filosofico verso la saggezza. Essi sono: De constantia sapientis, che punta a valorizzare la figura del saggio e la sua capacità di sopportare le offese. La magnanimità del sapiens manifesta la sua superiorità. * De tranquillitate animi, scritto in un momento in cui Sereno oscilla tra i modelli di comportamento proposti da Seneca ed i piaceri della vita. Anche per Seneca è un momento di insicurezza: dopo il quinquennium Neronis la sua posizione vacilla, per cui pianifica il ritiro a vita privata, da attuare gradualmente. Nell'opera prevale il concetto di serenità dell'animo, che corrisponde alla euthymia di Democrito. Seneca, per raggiungere la tranquillità dell'animo, tenta una composizione tra i doveri del saggio di dare beneficio agli altri, ed i limiti imposti dalla politica dell'epoca. Il risultato è un'opera di impostazione stoica, che accoglie anche contributi della filosofia cinica, come il distaccamento dai beni materiali. De otio, scritto nel 62 d.C., quando Seneca si era definitivamente staccato da Nerone e ritirato a vita privata. L'argomento centrale è l'otium, che per i Romani era il tempo in cui non ci si occupava di politica. Per Seneca esso è un momento di meritato riposo ed un impegno diverso. Infatti, il suo ozio non sono i piaceri della vita mondana, ma lo studio e la scrittura, a cui si dedica totalmente dopo il ritiro a vita privata. DE PROVIDENTIA Uno degli ultimi dialogi scritti, indirizzato a Lucilio. È dedicato al tema della razionalità immanente al cosmo, che è tesa ad un fine ultimo divino. Si occupa anche del problema del male, che lui giustifica come un esercizio a cui è sottoposto il sapiens per perfezionarsi, per cui la sventura ha un valore etico e pedagogico. TRATTATI DE CLEMENTIA Composto da due libri e dedicato a Nerone: è il programma di governo del sovrano illuminato, identificato proprio in Nerone. Seneca capisce l'irreversibilità del principato come forma di governo, e sviluppa quindi una teoria del potere monarchico, auspicando l'arrivo di un sovrano illuminato, personificazione del saggio stoico. Si ispira alla tradizione greca, come, ad esempio, lo Stato ideale di Platone. DE BENEFICIIS Dedicato ad Ebuzio Liberale, e scritto nel 64 d.C. circa. È evidente l'atteggiamento disilluso e amareggiato di Seneca, che ormai non spera più in quella monarchia illuminata che tanto auspicava. Lui delinea, da una parte, un modello di comportamento umano, studiando la fenomenologia degli atti del dare e del ricevere, che costituiscono una parte fondamentale dei rapporti sociali. Dall'altra parte delinea i comportamenti reali, evidenziando la differenza tra ideale e reale. Tra i bersagli del trattato ci sono Nerone, mai citato esplicitamente, e alcuni tiranni del passato, come Alessandro Magno. NATURALES QUAESTIONES Si tratta di un'opera dossografica, composta da otto libri indipendenti da loro, destinati alla descrizione di un diverso fenomeno naturale. La descrizione scientifica ha sempre uno scopo morale, quello di miglioramento dell'uomo, riconducibile alla filosofia stoica. Anche trattando di fenomeni eclatanti, Seneca li sottrae alla dimensione della superstizione, riconducendoli all'ordine razionale del mondo. Lo scopo dell'opera è quindi quello di liberare l'uomo dalle paure irragionevoli, dovute all'ignoranza e dal timore della morte. EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM Sono considerate il capolavoro di Seneca: sono 124 lettere divise in venti libri, ma almeno due altri libri sono andati perduti. Sappiamo che Lucilio era più piccolo di Seneca, e che aveva ricoperto le cariche di governatore e procuratore. OPERA FILOSOFICA NON SISTEMATICA Probabilmente l'epistolario non è solo una finzione letteraria, ma è reale, destinato, però, non solo a Lucilio, ma ai posteri. Le lettere contengono l'espressione del pensiero filosofico di Seneca, scritto in modo non sistematico, ma con un tono colloquiale e discorsivo. Questa è una delle innovazioni di Seneca rispetto alle epistole filosofiche greche. Un altro elemento innovativo è la coesistenza della dimensione teoretica con quella pratica, infatti sono spesso presenti elementi dell'esperienza concreta. L'epistolario è contraddistinto da una grande varietà, per quanto riguarda le dimensioni delle lettere e lo stile, che è costruito su uno schema flessibile e vario. PROGRESSO MORALE COME FINE L'obiettivo delle lettere è il progresso morale. Vengono affrontate alcune tematiche etiche dello stoicismo, come: ❖ La miseria dell'uomo di fronte alle avversità della vita e all'assalto delle passioni; Il rifugio nella solitudine della saggezza; La riflessione sul tempo e sulle sventure umane. TRAGEDIE Seneca scrive nove coturnate (di argomento greco) e gli è attribuita una decima tragedia, una praetexta, cioè di argomento romano, intitolata Octavia. Lui si riallaccia alle tematiche del teatro tragico latino, come quello di Livio Andronico, prendendo spunti anche da altri generi letterari, come la poesia di Virgilio e Ovidio. Dai suoi modelli greci, ossia Euripide e Sofocle, riprende gli argomenti, come il ciclo troiano, il ciclo tebano e la saga argonautica. GRANDE TESTIMONIANZA La produzione tragica di Seneca è importantissima perché sono le uniche tragedie latine pervenuteci nella loro interezza. Resta però da chiarire lo scopo: da un lato potrebbero avere un fine didattico, dall'altro potrebbero essere state scritte dopo la presa d'atto del fallimento della sua politica, mirata all'affermazione di una monarchia illuminata. Anche la fruizione è da chiarire, ma probabilmente sono state scritte per essere lette, piuttosto che per essere recitate. CARATTERI DEL TEATRO DI SENECA Le caratteristiche delle sue tragedie sono: la rappresentazione di passioni sconvolgenti, il gusto del macabro, il linguaggio espressionistico. Gli eroi spesso sono negativi. Fa uso di elementi di tradizione epica, come spettri e carri alati, sogni e visioni, delitti e suicidi, atrocità di ogni tipo. Tutto ciò rende il suo un teatro non adatto ai ragazzi. Sia le azioni che si svolgono sulla scena, che quelle al di fuori della scena principale, sono descritte con grande precisione. APOKOLOKYNTOSIS E GLI EPIGRAMMI APOKOLOKYNTOSIS È una dissacrazione sarcastica del defunto imperatore Claudio, scritta verso la fine del 54 d.C. Il titolo originale era Ludus de morte Claudii, mentre Apokolokyntosis viene da un passo di Cassio Dione. Questo titolo si riallaccia a kolokynte, ossia "zucca" in greco, e significa "apoteosi, deificazione della zucca". Si era soliti, per i romani, scrivere delle apoteosi per i grandi personaggi defunti, che venivano accolti dagli dèi e trasformati anch'essi in divinità. Seneca, però, vuole vendicarsi di Claudio, che l'ha esiliato per otto anni. L'imperatore, dunque, si trasforma in zucca dopo la morte. SATIRA MENIPPEA La satira menippea è un genere caratterizzato dal prosimetro, ossia l'alternarsi di prosa e poesia, e dalla parodia letteraria, citando passi della poesia greca e latina in contesti incongrui, a scopo comico. Seneca narra di Claudio che, dopo la morte, ascende al cielo per ottenere la deificazione, ma, dopo aver fallito, discende agli Inferi. Si conclude con la condanna dell'imperatore a giocare a dadi con un liberto per sempre. GLI EPIGRAMMI A Seneca sono attribuite anche alcune decine di epigrammi in distici elegiaci, ma l'autenticità delle opere non è certa. I Temi ECLETTISMO Seneca, dal punto di vista dottrinario, è vicino allo stoicismo, ma accetta apporti da altre scuole filosofiche, come quella cinica, neopitagorica ed epicurea. Non fa mai una sistematizzazione del pensiero stoico, poiché il suo intento è pedagogico ed esortativo, con fini pratici. Lui dice, infatti, che la sua filosofia non è in verbis, ma in rebus, cioè non consiste nella teoria, ma nella prassi. Il sincretismo filosofico si riflette anche nelle tematiche della sua opera, molto complessa e variegata. OTIUM E NEGOTIUM La contrapposizione tra otium e negotium è radicata nella latinità. Lo stoicismo richiede l'impegno del cittadino nella vita pubblica, per giovare ad altri, ma ne può giustificare il ritiro in base alle circostanze. La carriera politica di Seneca stimola in lui una continua riflessione sul rapporto tra filosofia e potere, ossia tra il tempo dedicato all'otium e quello dedicato al negotium. Nel De tranquillitate animi il saggio, quando la vita politica è difficilmente praticabile, può allontanarsi gradualmente dalla vita politica. Nel De otio c'è un distacco definitivo dalla politica, e l'otium viene visto come modo per giovare all'umanità. Dunque, diventa molto attuale il principio epicureo di "vivi appartato". SENECA E LA SAPIENZA Per Seneca, lo scopo pratico della filosofia è quello di ottenere la sapienza, per cui è un processo graduale verso la saggezza (proficiscere), mediante un processo morale di correzione e miglioramento. Lui è sia medico dei mali dell'animo che paziente, sia maestro che discepolo, come evidenzia la compresenza frequente di discere e docere. IL TEMPO E LA MORTE Nelle sue opere, tempo e morte sono temi centrali. Seneca non esprime un'opinione definitiva sulla morte e sull'immortalità, ma oscilla tra diverse opinioni: sulla sopravvivenza dopo la morte, si attiene a volte all'ortodossia stoica (secondo cui l'anima sopravvive, ma solo fino alla distruzione dell'universo), a volte allo spiritualismo platonico (secondo cui c'è una forma di vita futura) e altre volte all'epicureismo (secondo cui la morte coincide con il nulla assoluto, ma non è negativa). Seneca affronta il problema dell'attitudine pragmatica: bisogna esercitarsi a morire per non temere la morte, che è uno strumento di liberazione dal "carcere" della vita e dalle sofferenze intollerabili. Il suicidio, infatti, è visto come atto supremo di rivendicazione della libertà. Per quanto riguarda il tempo, lui lo considera l'unico bene che possediamo, ma che, tuttavia, sprechiamo. Solo il presente esiste, e deve essere valorizzato, mentre il tempo passato appartiene alla morte. LE PASSIONI COME MALATTIA DELL'ANIMA Seneca mostra interesse nell'analisi e nella critica delle passioni, sviluppate in opere teoriche e nelle tragedie. Le passioni sono una negazione della razionalità, e rappresentano una malattia dell'anima. Per evitare un effetto distruttivo, è necessario controllarle mediante la cura di se stessi ed estirparle se necessario. Ciò non riguarda solo il saggio, che le ha già estirpate per definizione, ma riguarda qualsiasi uomo che eserciti potere sugli altri, come un princeps che regge lo Stato o un padrone che comanda sui suoi schiavi. Seneca tra potere e filosofia COMPLICE O VITTIMA Riguardo il rapporto di Seneca con lo Stato, ci sono diverse opinioni: da un lato è visto come colui che ha provato a fare di Nerone un princeps saggio e clemente, per poi diventare una sua vittima, dall'altro lato è stato un complice dell'imperatore. Infatti, anche se, con i suoi insegnamenti, e affiancando Nerone, contribuisce al quinquennium Neronis, un testo come il De clementia avrebbe giustificato la volontà del princeps di rendere l'impero una monarchia ellenizzante. Inoltre, Seneca giustifica l'omicidio di Britannico e in parte quello di Agrippina. LA MORTE DI AGRIPPINA Il matricidio, però, cambia irrimediabilmente le cose. Seneca aveva perso una grande alleata, e si rende conto che l'involuzione autocratica di Nerone è inarrestabile. Per cui si allontana spontaneamente dalla vita pubblica e approfondisce il ruolo del sapiens. Il saggio doveva giovare alla res publica vere publica, cioè a tutta l'umanità, non ad una sola realtà politica. Questa consapevolezza filosofico-politica spinge Seneca ad abbandonare totalmente il ruolo di complice del potere, per creare i suoi capolavori letterari, riscattandosi. Per un intellettuale romano, rapportarsi o compromettersi con il potere era inevitabile. Lingua e Stile RETORICA E FILOSOFIA Lo stile della prosa è il risultato della rielaborazione originale della componente retorica, influenzata dallo stile asiano, e di quella filosofica, caratterizzata dall'impostazione didascalica cinico-stoica. Interagisce spesso con un dedicatario o un interlocutore fittizio, quindi usa molto la prima e la seconda persona singolare, per rimarcare a fini didattici l'aspetto soggettivo. Il suo stile è caratterizzato da una varietà formale che rappresenta una profonda innovazione rispetto alla prosa tradizionale. RICCHEZZA E FINALITÀ DELLO STILE COMPONENTE RETORICA E FILOSOFICA La struttura sintattica della prosa di Seneca si basa sulla paratassi, ed ha un andamento irregolare e asimmetrico (inconcinnitas). Non usa quindi la disposizione gerarchica delle proposizioni della tradizione ciceroniana: la coerenza logica e dottrinaria è affidata alla contrapposizione di immagini e concetti. Seneca fa largo uso delle ellissi, accosta modi e tempi verbali diversi, e cambia rapidamente dall'attivo al passivo o dal discorso diretto al discorso indiretto. BREVITAS E DRAMMATICITÀ Il suo stile punta alla ricerca della brevitas, cioè punta ad esprimere i concetti in modo sintetico, tramite frasi ad effetto, le sententiae. Ciò permette di veicolare al lettore i consigli e le norme che delineano l'arte del vivere. Questo viene effettuato anche mediante il richiamo alla vita concreta. Il suo stile permette, inoltre, di scrutare la sua vita interiore, partendo dalla dimensione privata, facendo emergere i drammi che danno origine alle passioni. Per questo motivo, il suo, è definito uno stile drammatico. ARTIFICI RETORICI E LESSICO FIGURE RETORICHE Seneca usa molte figure retoriche di suono, come l'allitterazione, il poliptoto e l'assonanza. La figura retorica da lui preferita è la metafora, con cui allude a immagini della vita quotidiana, dell'esperienza militare, dell'ambiente giuridico. È molto importante il riferimento all'esperienza militare: il saggio deve impegnarsi nel perseguire la virtù, come il soldato lo fa in battaglia. Fa spesso richiami per analogia a esempi di vita vissuta per esplicare meglio un concetto e renderlo più immediato. Quindi, la trattazione mantiene sempre un tono colloquiale, in cui sono presenti proverbi e citazioni. LESSICO Il lessico è ricco, attinge a campi semantici molto differenti. Per quanto riguarda il lessico tecnico filosofico, usa in gran parte la terminologia ciceroniana, ma si apre anche al lessico dell'interiorità. STILE DELLE TRAGEDIE Nelle tragedie è raggiunto l'apice della drammaticità già evidente nella prosa. Il linguaggio poetico risente dell'influenza della poesia augustea, come della tragedia latina arcaica. Lo stile sentenzioso è un tributo, da parte di Seneca, alla retorica asiana.