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Niccolò Machiavelli

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 NICCOLÒ MACHIAVELLI
Nacque a Firenze nel 1469. Ebbe un'educazione umanistica e fu uno degli
oppositori di Savonarola. Dopo la caduta di que

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biografia, epistolario, il principe, i discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, l’ideologia politica, il concetto di virtù, fortuna e occasione, le opere storiche, le opere letterarie, la mandragola

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NICCOLÒ MACHIAVELLI Nacque a Firenze nel 1469. Ebbe un'educazione umanistica e fu uno degli oppositori di Savonarola. Dopo la caduta di quest'ultimo, divenne segretario della seconda cancelleria del comune nel giugno 1498. Un mese dopo divenne segretario di un'altra magistratura chiamata i Dieci di Libertà e Pace". Questo incarico implicava missioni diplomatiche all'estero, infatti nel 1500 andò in Francia presso Luigi XII. Era anche collaboratore di Pier Soderini. Tra il 1502 e il 1503 compì una missione presso Cesare Borgia e restò colpito dalla sua figura di politico audace e spregiudicato. In quello stesso anno morì il papa Alessandro VI e il suo successore Pio III morì a sua volta dopo 2 mesi. Machiavelli si recò a Roma per seguire il conclave, da cui uscì papa Giulio II, e assistette alla rovina della politica di Cesare Borgia, che, perduto l'appoggio del padre, non riuscì ad evitare l'elezione del suo più accanito nemico. Dopo poco il duca Valentino morì. Nel frattempo Machiavelli scrisse tra il 1494 e il 1504 il Decennale primo, una cronaca in versi delle vicende italiane. In questi anni si sviluppò la sua idea di evitare le milizie mercenarie e di creare un esercito permanente alle dirette dipendenze dello stato. Venne quindi costituita la magistratura dei Nove, di cui Machiavelli divenne segretario. Tra il...

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1507 e il 1508 compì una missione presso l'imperatore Massimiliano d'Asburgo durante la quale attraversò Svizzera e Germania. Al suo ritorno raccolse tutte le sue osservazioni nella sua opera Ritratto delle cose della Magna (Germania). Nel 1510 visitò di nuovo Luigi XII e ne ricavò un Ritratto delle cose di Francia. Nel 1512 la repubblica cadde, i Medici tornarono a Firenze e Machiavelli venne licenziato da tutti i suoi incarichi. Nel 1513 fu perfino accusato di aver preso parte ad una congiura antimedicea . Successivamente si ritirò in una sorta di esilio forzato presso San Casciano, durante il quale scrisse il Principe e iniziò i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio e una commedia, la Mandragola. Nel 1519, alla morte di Lorenzo de medici il governo della città fu assunto dal cardinale Giulio de Medici. Nel 1521 Machiavelli scrisse i dialoghi dell'Arte della guerra, dedicati al cardinale Giulio. Nel 1523 quest'ultimo divenne papa con il nome di Clemente VII, e a lui Machiavelli offrì le Istorie Fiorentine. Inizio quindi a riottenere vari incarichi militari e diplomatici. Nel 1527 si ristabilì la repubblica, ma nel giugno dello stesso anno Machiavelli morì. L'EPISTOLARIO Ci sono pervenute solo parzialmente le lettere familiari scritte ad amici e conoscenti contenti riflessioni politiche ed analisi di problemi contemporanei, utilizzando un tono beffardo e scherzoso. Le più importanti sono quelle scritte a Francesco Vettori tra il 1513-1525, ricordiamo anche i Ghiribizzi al Soderini, un abbozzo di epistola indirizzata al nipote di Pier Soderini, Giovan Battista. IL PRINCIPE Venne composto tra il luglio e il dicembre del 1513. Fu pubblicato solo nel 1532, fino ad allora circolò un manoscritto in una cerchia abbastanza ristretta. Mentre le opere del periodo precedente miravano a fornire un'immagine ideale ed esemplare del regnante, Machiavelli propone al principe quei mezzi che possono consentirgli la conquista e il mantenimento dello stato, attuando un atteggiamento crudele quando le esigenze dello stato lo impongano. E' un'opera articolata in 26 capitoli, aventi alcuni titoli in latino. I capitoli I-XI esaminano i vari tipi di principato e mirano ad individuare i mezzi che consentano di ottenere e mantenere il tipo di principato ideale. Si distinguono principati ereditari e nuovi. Questi ultimi possono essere conquistati con la virtù e con armi propie, oppure basandosi sulla fortuna e su armi altrui. I capitoli XII-XIV sono dedicati al problema delle milizie. Machiavelli giudica negativamente l'uso degli eserciti mercenari, proponendo un esercito propio dello stato. I capitoli XV-XXIII trattano dei modi di comportarsi del principe con i sudditi e con gli amici. Il capitolo XXIV esamina la causa per cui i principi italiani hanno perso i loro stati, cioè l'ignavia. Nel capitolo XXV si esamina il rapporto tra virtù e fortuna e nel capitolo XXVI si ha un esortazione ad un principe nuovo, accorto ed energico. I DISCORDI SOPRA LA PRIMA DECA DI TITO LIVIO Il nucleo originario di quest'opera era costituito dalle carte liviane, cioè degli appunti che contenevano le riflessioni di Machiavelli dopo la lettura dei primi 10 libri di Livio, che trattavano della Roma repubblicana. E' divisa in tre libri: nel primo si tratta delle iniziative di politica interna di Roma; nel secondo dell'espansione dell'Impero; nel terzo delle azioni dei singoli cittadini. Il libro non è strutturato come un trattato organico, ma come un insieme di riflessioni su singoli temi. L'IDEOLOGIA POLITICA DI MACHIAVELLI L'orientamento di fondo di Machiavelli è certamente repubblicano, ma, come si deduce dal Principe, egli riteneva che nel momento della creazione di uno stato nuovo fosse indispensabile la virtù politica di un singolo, anche se riteneva la repubblica la forma di governo che garantiva maggiore stabilità e durata. Il suo pensiero si presenta come una fusione di teoria e prassi. Alla base di esso sta la crisi politica, militare e morale che stava attraversando l'Italia in quel periodo. Per Machiavelli l'unica via di uscita è nominare un principe di straordinaria virtù. Machiavelli è stato indicato come il fondatore della moderna scienza politica. Il giudizio sull'operato politico, a quei tempi, era soggetto al criterio del bene e del male. Machiavelli, infatti, rivendicava l'autonomia dell'azione politica ai fini di rafforzare lo stato e garantire il bene dei cittadini. Alla base del suo pensiero vi era una concezione naturalistica dell'uomo. Machiavelli sosteneva che i comportamenti di quest'ultimo o non variassero nel tempo, per questo studiando il comportamento umano si può arrivare a formulare delle leggi di validità universali. Alla base di queste leggi vi era una visione pessimistica dell'uomo, che Machiavelli ritiene malvagio e ingrato e sostiene che ciò che spinge gli uomini a fare certi gesti è l'interesse materiale, non i valori e i sentimenti. Machiavelli costruisce le fondamenta teoriche di uno stato moderno, basato su istituzioni stabili, buone leggi, un esercito regolare e sopratutto il consenso dei cittadini. VIRTÙ E FORTUNA La fortuna è il frutto di una concezione laica e immanentistica che mette in primo piano il combinarsi di forze accidentali, ma specifica che l'uomo può fronteggiarle. Uno dei modi in cui l'uomo può fronteggiare la fortuna è costituito dall'occasione, cioè la situazione cui l'uomo può far prendere la piega che vuole. La virtù è un complesso di varie qualità, come la perfetta conoscenza delle leggi dell'agire politico, la capacità di applicare queste leggi e il coraggio di metterle in pratica. LA LINGUA E LO STILE Quello di Machiavelli è uno stile totalmente diverso da quello rinascimentale, che egli rifiuta esplicitamente. Al contrario, usa una prosa agile, chiara e di immediata presa, che si imponga solo grazie alla forza delle cose che deve dire, non per come è scritta. E' una scrittura ricca di energia, nervosa, incalzante e decisiva. E' un lessico libero e vario, dove si mescolano latinismi a parole comuni una funzione essenziale svolgono le metafore, le immagini e i paragoni. L'ARTE DELLA GUERRA LE OPERE STORICHE Nell'Arte della guerra Machiavelli riprende i temi militari che gli stanno a cuore. E' composta in sette libri ed è la prima opera politica importante dell'autore che venga pubblicata, in quanto il Principe e i Discorsi circolavano ancora manoscritti. Assume la forma tipica del dialogo, ed è ambientata nei giardini di palazzo Rucellai, gli Orti Oricellari. Il personaggio centrale è Fabrizio Colonna, vecchio condottiero dell'esercito spagnolo in Italia, che è il portavoce delle idee di Machiavelli stesso. Argomento centrale del dialogo è la polemica contro le armi mercenarie, viste come fattore di debolezza di uno Stato; da ciò scaturisce la necessità, per lo Stato, di valersi di «armi proprie», cioè di arruolare milizie popolari. Ai temi politici si intrecciano poi quelli militari intesi in senso strettamente tecnico, come la paga dei soldati, la disciplina, la disposizione degli eserciti in battaglia, gli alloggiamenti, le fortificazioni. Anche qui Machiavelli ricorre continuamente al modello degli antichi Romani e propone ad esempio le loro istituzioni militari e la loro <<virtù>>. LE ISTORIE FIORENTINE Nel 1519 Machiavelli riceve dallo Studio fiorentino l'incarico di scrivere una storia di Firenze. E' redatta in lingua volgare ed è divisa in otto libri. Il primo libro tratta la storia d'Italia dalla caduta dell'Impero romano sino al 1434; i libri II-IV narrano la storia di Firenze sino allo stesso 1434; i libri V-VIII si concentrano sulla storia di Firenze e dell'Italia dal 1434 alla morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492. Egli intende soffermarsi soprattutto sulla storia interna di Firenze e sulle <<civili discordie», per individuare le cause della decadenza della città e fornire così un insegnamento ai contemporanei. Ricompare infatti la polemica contro i principi italiani. Ricorre anche a un espediente diffuso nella storiografia classica e in quella umanistica, l'inserzione di discorsi fittizi, attribuiti ai personaggi storici del passato. Oltre ad essere dibattito di tesi politiche, la trattazione delle Istorie ha anche grande vigore narrativo e drammatico. Però, nonostante questo carattere eminentemente politico e letterario, la trattazione riesce a inserire i fatti in una visione organica d'insieme. LA VITA DI CASTRUCCIO CASTRACANI Era un condottiero lucchese del Trecento. E' stata composta nel 1520 e dedicata a due amici del gruppo degli Orti Oricellari. Machiavelli vi riprende il modello delle biografie classiche e um anistiche degli "uomini illustri" riportando la descrizione del carattere e del fisico, aneddoti, sentenze esemplari e discorsi. Anche in quest'opera si mantiene un forte carattere politico: nel condottiero Machiavelli proietta la figura ideale del principe virtuoso, da proporre come esempio di comportamento nello scenario politico attuale. LE OPERE LETTERARIE LA PRODUZIONE IN POESIA Machiavelli possedeva una buona cultura letteraria, da cui scaturì una copiosa produzione sia in versi che in prosa. I Canti carnascialeschi, che testimoniano il legame di Machiavelli con il comico carnevalesco, beffardo e irriverente, ma contengono anche spunti politici; il Decennale, un poemetto in terzine scritto nel 1504, in cui viene ripercorsa la storia fiorentina e italiana tra il 1494 e il 1504, un decennio ricco di sconvolgimenti e trasformazioni, come la caduta della Signoria dei Medici, la repubblica di Savonarola e la repubblica di Soderini; Dieci anni dopo Machiavelli intraprese un Decennale secondo, che doveva raccontare la storia del decennio successivo, ma lo lasciò interrotto al 1509; I suoi quattro Capitoli, sempre in terzine, che trattano dell'ingratitudine, dell'ambizione, dell'occasione e della fortuna; L'Asino, un poemetto in terzine rimasto incompiuto. Machiavelli vi riprende il mito omerico di Circe, la maga che trasformava gli uomini in animali, e si rifa al romanzo l'Asino d'oro di Apuleio, in cui si narra la trasformazione del protagonista in asino. Il poeta vede gli animali di Circe come rappresentanti dei vari tipi di uomini. BELFAGOR ARCIDIAVOLO Attraverso lo spunto narrativo del diavolo che prende moglie vengono toccati aleuni motivi tradizionali, come quello misogino della perfidia e della malizia delle donne e quello dell'astuzia dei contadini. Belfagor arcidiavolo è inviato sulla terra per verificare se sia vero che le mogli siano un supplizio più atroce di quelli dell'inferno; si sposa e viene mandato in rovina dalla moglie, che dilapida tutte le sue ricchezze. Perseguitato dai creditori, è salvato da un contadino, che egli inganna; ma il contadino ha infine la meglio sul diavolo, minacciando di farlo tornare nelle mani della moglie. LA MANDRAGOLA È una commedia che si svolge a Firenze in anni contemporanei e ricalca gli schemi propri del teatro comico del tempo: una vicenda d'amore contrastato, che si risolve felicemente grazie all'intervento di uno scaltro parassita, sul modello della commedia latina. e, intrecciata ad essa, la vicenda di uno sciocco beffato. La comicità di Machiavelli non è serena e distesa, ma cupa, amara, quasi sinistra. La commedia rappresenta un mondo senza luce, dove domina solo la legge dell'interesse economico, dell'astuzia e dell'inganno, ed in cui ogni principio morale, ogni sentimento nobile e disinteressato appare assente. LA CLIZIA

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Grazie, mi aiuterà molto perché stiamo insegnando questo argomento ora! 😁

biografia, epistolario, il principe, i discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, l’ideologia politica, il concetto di virtù, fortuna e occasione, le opere storiche, le opere letterarie, la mandragola

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NICCOLÒ MACHIAVELLI Nacque a Firenze nel 1469. Ebbe un'educazione umanistica e fu uno degli oppositori di Savonarola. Dopo la caduta di quest'ultimo, divenne segretario della seconda cancelleria del comune nel giugno 1498. Un mese dopo divenne segretario di un'altra magistratura chiamata i Dieci di Libertà e Pace". Questo incarico implicava missioni diplomatiche all'estero, infatti nel 1500 andò in Francia presso Luigi XII. Era anche collaboratore di Pier Soderini. Tra il 1502 e il 1503 compì una missione presso Cesare Borgia e restò colpito dalla sua figura di politico audace e spregiudicato. In quello stesso anno morì il papa Alessandro VI e il suo successore Pio III morì a sua volta dopo 2 mesi. Machiavelli si recò a Roma per seguire il conclave, da cui uscì papa Giulio II, e assistette alla rovina della politica di Cesare Borgia, che, perduto l'appoggio del padre, non riuscì ad evitare l'elezione del suo più accanito nemico. Dopo poco il duca Valentino morì. Nel frattempo Machiavelli scrisse tra il 1494 e il 1504 il Decennale primo, una cronaca in versi delle vicende italiane. In questi anni si sviluppò la sua idea di evitare le milizie mercenarie e di creare un esercito permanente alle dirette dipendenze dello stato. Venne quindi costituita la magistratura dei Nove, di cui Machiavelli divenne segretario. Tra il...

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1507 e il 1508 compì una missione presso l'imperatore Massimiliano d'Asburgo durante la quale attraversò Svizzera e Germania. Al suo ritorno raccolse tutte le sue osservazioni nella sua opera Ritratto delle cose della Magna (Germania). Nel 1510 visitò di nuovo Luigi XII e ne ricavò un Ritratto delle cose di Francia. Nel 1512 la repubblica cadde, i Medici tornarono a Firenze e Machiavelli venne licenziato da tutti i suoi incarichi. Nel 1513 fu perfino accusato di aver preso parte ad una congiura antimedicea . Successivamente si ritirò in una sorta di esilio forzato presso San Casciano, durante il quale scrisse il Principe e iniziò i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio e una commedia, la Mandragola. Nel 1519, alla morte di Lorenzo de medici il governo della città fu assunto dal cardinale Giulio de Medici. Nel 1521 Machiavelli scrisse i dialoghi dell'Arte della guerra, dedicati al cardinale Giulio. Nel 1523 quest'ultimo divenne papa con il nome di Clemente VII, e a lui Machiavelli offrì le Istorie Fiorentine. Inizio quindi a riottenere vari incarichi militari e diplomatici. Nel 1527 si ristabilì la repubblica, ma nel giugno dello stesso anno Machiavelli morì. L'EPISTOLARIO Ci sono pervenute solo parzialmente le lettere familiari scritte ad amici e conoscenti contenti riflessioni politiche ed analisi di problemi contemporanei, utilizzando un tono beffardo e scherzoso. Le più importanti sono quelle scritte a Francesco Vettori tra il 1513-1525, ricordiamo anche i Ghiribizzi al Soderini, un abbozzo di epistola indirizzata al nipote di Pier Soderini, Giovan Battista. IL PRINCIPE Venne composto tra il luglio e il dicembre del 1513. Fu pubblicato solo nel 1532, fino ad allora circolò un manoscritto in una cerchia abbastanza ristretta. Mentre le opere del periodo precedente miravano a fornire un'immagine ideale ed esemplare del regnante, Machiavelli propone al principe quei mezzi che possono consentirgli la conquista e il mantenimento dello stato, attuando un atteggiamento crudele quando le esigenze dello stato lo impongano. E' un'opera articolata in 26 capitoli, aventi alcuni titoli in latino. I capitoli I-XI esaminano i vari tipi di principato e mirano ad individuare i mezzi che consentano di ottenere e mantenere il tipo di principato ideale. Si distinguono principati ereditari e nuovi. Questi ultimi possono essere conquistati con la virtù e con armi propie, oppure basandosi sulla fortuna e su armi altrui. I capitoli XII-XIV sono dedicati al problema delle milizie. Machiavelli giudica negativamente l'uso degli eserciti mercenari, proponendo un esercito propio dello stato. I capitoli XV-XXIII trattano dei modi di comportarsi del principe con i sudditi e con gli amici. Il capitolo XXIV esamina la causa per cui i principi italiani hanno perso i loro stati, cioè l'ignavia. Nel capitolo XXV si esamina il rapporto tra virtù e fortuna e nel capitolo XXVI si ha un esortazione ad un principe nuovo, accorto ed energico. I DISCORDI SOPRA LA PRIMA DECA DI TITO LIVIO Il nucleo originario di quest'opera era costituito dalle carte liviane, cioè degli appunti che contenevano le riflessioni di Machiavelli dopo la lettura dei primi 10 libri di Livio, che trattavano della Roma repubblicana. E' divisa in tre libri: nel primo si tratta delle iniziative di politica interna di Roma; nel secondo dell'espansione dell'Impero; nel terzo delle azioni dei singoli cittadini. Il libro non è strutturato come un trattato organico, ma come un insieme di riflessioni su singoli temi. L'IDEOLOGIA POLITICA DI MACHIAVELLI L'orientamento di fondo di Machiavelli è certamente repubblicano, ma, come si deduce dal Principe, egli riteneva che nel momento della creazione di uno stato nuovo fosse indispensabile la virtù politica di un singolo, anche se riteneva la repubblica la forma di governo che garantiva maggiore stabilità e durata. Il suo pensiero si presenta come una fusione di teoria e prassi. Alla base di esso sta la crisi politica, militare e morale che stava attraversando l'Italia in quel periodo. Per Machiavelli l'unica via di uscita è nominare un principe di straordinaria virtù. Machiavelli è stato indicato come il fondatore della moderna scienza politica. Il giudizio sull'operato politico, a quei tempi, era soggetto al criterio del bene e del male. Machiavelli, infatti, rivendicava l'autonomia dell'azione politica ai fini di rafforzare lo stato e garantire il bene dei cittadini. Alla base del suo pensiero vi era una concezione naturalistica dell'uomo. Machiavelli sosteneva che i comportamenti di quest'ultimo o non variassero nel tempo, per questo studiando il comportamento umano si può arrivare a formulare delle leggi di validità universali. Alla base di queste leggi vi era una visione pessimistica dell'uomo, che Machiavelli ritiene malvagio e ingrato e sostiene che ciò che spinge gli uomini a fare certi gesti è l'interesse materiale, non i valori e i sentimenti. Machiavelli costruisce le fondamenta teoriche di uno stato moderno, basato su istituzioni stabili, buone leggi, un esercito regolare e sopratutto il consenso dei cittadini. VIRTÙ E FORTUNA La fortuna è il frutto di una concezione laica e immanentistica che mette in primo piano il combinarsi di forze accidentali, ma specifica che l'uomo può fronteggiarle. Uno dei modi in cui l'uomo può fronteggiare la fortuna è costituito dall'occasione, cioè la situazione cui l'uomo può far prendere la piega che vuole. La virtù è un complesso di varie qualità, come la perfetta conoscenza delle leggi dell'agire politico, la capacità di applicare queste leggi e il coraggio di metterle in pratica. LA LINGUA E LO STILE Quello di Machiavelli è uno stile totalmente diverso da quello rinascimentale, che egli rifiuta esplicitamente. Al contrario, usa una prosa agile, chiara e di immediata presa, che si imponga solo grazie alla forza delle cose che deve dire, non per come è scritta. E' una scrittura ricca di energia, nervosa, incalzante e decisiva. E' un lessico libero e vario, dove si mescolano latinismi a parole comuni una funzione essenziale svolgono le metafore, le immagini e i paragoni. L'ARTE DELLA GUERRA LE OPERE STORICHE Nell'Arte della guerra Machiavelli riprende i temi militari che gli stanno a cuore. E' composta in sette libri ed è la prima opera politica importante dell'autore che venga pubblicata, in quanto il Principe e i Discorsi circolavano ancora manoscritti. Assume la forma tipica del dialogo, ed è ambientata nei giardini di palazzo Rucellai, gli Orti Oricellari. Il personaggio centrale è Fabrizio Colonna, vecchio condottiero dell'esercito spagnolo in Italia, che è il portavoce delle idee di Machiavelli stesso. Argomento centrale del dialogo è la polemica contro le armi mercenarie, viste come fattore di debolezza di uno Stato; da ciò scaturisce la necessità, per lo Stato, di valersi di «armi proprie», cioè di arruolare milizie popolari. Ai temi politici si intrecciano poi quelli militari intesi in senso strettamente tecnico, come la paga dei soldati, la disciplina, la disposizione degli eserciti in battaglia, gli alloggiamenti, le fortificazioni. Anche qui Machiavelli ricorre continuamente al modello degli antichi Romani e propone ad esempio le loro istituzioni militari e la loro <<virtù>>. LE ISTORIE FIORENTINE Nel 1519 Machiavelli riceve dallo Studio fiorentino l'incarico di scrivere una storia di Firenze. E' redatta in lingua volgare ed è divisa in otto libri. Il primo libro tratta la storia d'Italia dalla caduta dell'Impero romano sino al 1434; i libri II-IV narrano la storia di Firenze sino allo stesso 1434; i libri V-VIII si concentrano sulla storia di Firenze e dell'Italia dal 1434 alla morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492. Egli intende soffermarsi soprattutto sulla storia interna di Firenze e sulle <<civili discordie», per individuare le cause della decadenza della città e fornire così un insegnamento ai contemporanei. Ricompare infatti la polemica contro i principi italiani. Ricorre anche a un espediente diffuso nella storiografia classica e in quella umanistica, l'inserzione di discorsi fittizi, attribuiti ai personaggi storici del passato. Oltre ad essere dibattito di tesi politiche, la trattazione delle Istorie ha anche grande vigore narrativo e drammatico. Però, nonostante questo carattere eminentemente politico e letterario, la trattazione riesce a inserire i fatti in una visione organica d'insieme. LA VITA DI CASTRUCCIO CASTRACANI Era un condottiero lucchese del Trecento. E' stata composta nel 1520 e dedicata a due amici del gruppo degli Orti Oricellari. Machiavelli vi riprende il modello delle biografie classiche e um anistiche degli "uomini illustri" riportando la descrizione del carattere e del fisico, aneddoti, sentenze esemplari e discorsi. Anche in quest'opera si mantiene un forte carattere politico: nel condottiero Machiavelli proietta la figura ideale del principe virtuoso, da proporre come esempio di comportamento nello scenario politico attuale. LE OPERE LETTERARIE LA PRODUZIONE IN POESIA Machiavelli possedeva una buona cultura letteraria, da cui scaturì una copiosa produzione sia in versi che in prosa. I Canti carnascialeschi, che testimoniano il legame di Machiavelli con il comico carnevalesco, beffardo e irriverente, ma contengono anche spunti politici; il Decennale, un poemetto in terzine scritto nel 1504, in cui viene ripercorsa la storia fiorentina e italiana tra il 1494 e il 1504, un decennio ricco di sconvolgimenti e trasformazioni, come la caduta della Signoria dei Medici, la repubblica di Savonarola e la repubblica di Soderini; Dieci anni dopo Machiavelli intraprese un Decennale secondo, che doveva raccontare la storia del decennio successivo, ma lo lasciò interrotto al 1509; I suoi quattro Capitoli, sempre in terzine, che trattano dell'ingratitudine, dell'ambizione, dell'occasione e della fortuna; L'Asino, un poemetto in terzine rimasto incompiuto. Machiavelli vi riprende il mito omerico di Circe, la maga che trasformava gli uomini in animali, e si rifa al romanzo l'Asino d'oro di Apuleio, in cui si narra la trasformazione del protagonista in asino. Il poeta vede gli animali di Circe come rappresentanti dei vari tipi di uomini. BELFAGOR ARCIDIAVOLO Attraverso lo spunto narrativo del diavolo che prende moglie vengono toccati aleuni motivi tradizionali, come quello misogino della perfidia e della malizia delle donne e quello dell'astuzia dei contadini. Belfagor arcidiavolo è inviato sulla terra per verificare se sia vero che le mogli siano un supplizio più atroce di quelli dell'inferno; si sposa e viene mandato in rovina dalla moglie, che dilapida tutte le sue ricchezze. Perseguitato dai creditori, è salvato da un contadino, che egli inganna; ma il contadino ha infine la meglio sul diavolo, minacciando di farlo tornare nelle mani della moglie. LA MANDRAGOLA È una commedia che si svolge a Firenze in anni contemporanei e ricalca gli schemi propri del teatro comico del tempo: una vicenda d'amore contrastato, che si risolve felicemente grazie all'intervento di uno scaltro parassita, sul modello della commedia latina. e, intrecciata ad essa, la vicenda di uno sciocco beffato. La comicità di Machiavelli non è serena e distesa, ma cupa, amara, quasi sinistra. La commedia rappresenta un mondo senza luce, dove domina solo la legge dell'interesse economico, dell'astuzia e dell'inganno, ed in cui ogni principio morale, ogni sentimento nobile e disinteressato appare assente. LA CLIZIA