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ELA VITA Giacomo Leopardi nasce a Recanati, nelle Marche nel 1798 da una famiglia di nobiltà terriera. La sua istruzione viene affidata a precettori ecclesiastici, poi all'età di dieci anni l'autore continua gli studi da solo, servendosi dei testi presi nella biblioteca paterna. Si forma in breve tempo una cultura vastissima. Scrisse componimenti poetici, odi, sonetti, canzonette e tragedie.Si attua in lui il passaggio degli studi filologici alla poesia. Tenta una fuga da casa, ma viene scoperto e sempre nello stesso anno si verifica il passaggio decisivo dalla poesia alla filosofia. Comincio una stagione originale della sua poesia: l'Infinito, iniziò a scrivere lo Zibaldone, una sorta di diario intellettuale. Negli anni successivi nacquero altri idilli e canzoni. Si reca a Roma, ma rimane deluso dall'ambiente intellettuale. Tornato a Recanati si dedica alla composizione delle Operette morali, in un periodo in cui sente essersi inaridita la sua vena poetica. Nel 1828 scrive poesie come i grandi idilli. A causa delle cattive condizioni di salute è costretto a tornare a Recanati, poi grazie ad amici fiorentini, lascia Recanati per sempre. Stringe amicizia con Antonio Ranieri e si stabilisce nel 1833 con lui a Napoli, dove muore nel 1837. IL PENSIERO LO ZIBALDONE L'opera leopardiana: lo Zibaldone, tratta di un diario intellettuale in cui il poeta annota :pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni...

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e discussioni, di se stesso, dell'animo suo, la sua vita. La parola zibaldone significa mescolanza confusa di cose diverse, ed è usata da Leopardi in riferimento alla varietà degli argomenti, trattati senza un criterio organizzativo, annotati giorno per giorno. Nelle pagine di quest'opera ci consentono di capire l'evoluzione del pensiero di Leopardi e la sua concezione della letteratura. LA NATURA BENIGNA Al centro della riflessione di Leopardi si pone un motivo pessimistico; l'infelicità dell'uomo. Restando fedele ai principi del materialismo e sensismo, egli associa la felicità con il piacere, sensibile e materiale. L'uomo desidera il piacere: aspira a un piacere infinito. Pertanto nasce in lui un senso di insoddisfazione perpetua. Nasce per Leopardi l'infelicità dell'uomo, il senso della nullità di tutte le cose. E Leopardi sottolinea: che ciò va inteso non in senso religioso e metafisico, ma in senso puramente materiale. Per Leopardi l'uomo è infelice. Ma la natura, in questa fase è concepita Leopardi come madre benigna e attenta al bene delle sue creature, ha voluto offrire all'uomo come rimedio l'immaginazione e le illusioni. Per questo gli uomini primitivi e gli antichi Greci e Romani, capaci di illudersi e di immaginare, erano felici. IL PESSIMISMO STORICO La prima fase del pensiero leopardiano è costruita tra natura e ragione. La colpa dell'infelicità è attribuita all'uomo stesso, che si è allontanato dalla via tracciata dalla natura benigna. Leopardi da un giudizio durissimo sulla civiltà dei suoi anni. Scaturisce le tematiche civili e patriottiche che caratterizza le prime canzoni leopardiane. E ne deriva anche un atteggiamento titanico: il poeta, sfida il fato maligno che ha condannato l'Italia a tanta degradazione. Questa fase del pensiero leopardiano è stata designata con la formula pessimismo storico, poiché la condizione negativa del presente viene vista come effetto di un processo storico, di un allontanamento progressivo da una condizione originaria di felicità. Ma non bisogna dimenticare che si trattava pur sempre di una felicità relativa e che la felicità antica era solo frutto di illusione. LA NATURA MALIGNA Leopardi si rende conto che, la natura mira alla conservazione della specie. Ne deduce che il male non è un semplice accidente, ma rientra nel piano stesso della natura. Leopardi in un primo momento attribuisce la responsabilità del male al fato. Dopo una riflessione il poeta arriva ad una soluzione cambiando la sua concezione della natura. La natura non è più vista come madre amorosa e provvidente, ma come meccanismo, indifferente alla sorte delle sue creature, una concezione meccanicistica e materialistica. La colpa dell'infelicità non è più dell'uomo stesso o del fato, ma solo della natura. L'uomo è vittima innocente della natura. Muta il senso dell'infelicità umana: ora l'infelicità, materialisticamente, è dovuta soprattutto ai mali esterni, a cui nessuno può sfuggire: malattie, elementi atmosferici, cataclismi, vecchiaia, morte. IL PESSIMISMO COSMICO Se causa dell'infelicità è la natura stessa, tutti gli uomini sono necessariamente infelici. Della prima fase del pessimismo storico subentra così un pessimismo cosmico: nel senso che l'infelicità non è più legata ad una condizione storica e relativa dell'uomo, diviene un dato eterno e immutabile di natura. Subentra infatti in Leopardi un atteggiamento contemplativo, ironico e distaccato. LA POESIA DEL <<VAGO E INDEFINITO» L'INFINITO NELL'IMMAGINAZIONE La “teoria del piacere", elaborata nel 1820, rappresenta anche il punto d'avvio della sua poetica. Dopo aver affermato che nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, il poeta sostiene che l'uomo abbia la capacità di figurarsi piaceri infiniti mediante l'immaginazione. La realtà immaginaria costituisce, l'alternativa a una realtà vissuta che non è che infelicità e noiosa,l'immaginazione è una realtà parallela, è tutto ciò che è vago e indefinito. Si viene a costruire una vera e propria teoria della visione, la vista impedita da un ostacolo, una siepe, un albero, una torre, una finestra, perché allora in luogo della vista, lavora l'immaginazione e il fantastico. IL BELLO POETICO La teoria filosofica dell'indefinito si aggancia alla teoria poetica. Il bello poetico, per Leopardi, consiste dunque nel vago e indefinito, e si manifesta in immagini (come ad esempio, parole che sono poetiche:lontano, antico,notte, ultimo, eterno). Leopardi aggiunge poi una considerazione importante: queste immagini sono suggestive perché per lo più evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli. Poetica dell'indefinito e poetica della "rimembranza” si fondono: la poesia è il recupero della visione immaginosa attraverso la memoria. ANTICHI E MODERNI Leopardi osserva che maestri della poesia «vaga e indefinita» erano gli antichi: perché più vicini alla natura, erano immaginosi come fanciulli. I moderni, che si sono allontanati dalla natura per colpa della ragione, e per questo sono infelici, la poesia d'immaginazione non è praticabile; ad essi non resta che una poesia sentimentale, nutrita di idee, filosofica, che nasce dalla consapevolezza del vero e dall'infelicità. Leopardi stesso, segue la poetica del vago e indefinito.Leopardi escludere il carattere immaginoso dai suoi versi. LEOPARDI E IL ROMANTICISMO RDI E IL IL CLASSICISMO ROMANTICO DI LEOPARDI Nella polemica tra classicisti e romantici Leopardi prese posizione contro le tesi romantiche. Egli ritiene che gli autori antichi siano un esempio di poesia fresca, spontanea, immaginosa. In questa esaltazione di ciò che è spontaneo, originario, non contaminato dalla ragione, appare molto più vicino allo spirito della cultura romantica di quanto non lo siano altri autori italiani che si dichiarano apertamente romantici. Si può parlare perciò di un classicismo romantico. I CANTI Tra il 1828 e il 1830, Leopardi compone dieci canzoni. Nel 1826 stampa una raccolta in versi, che comprende due parti: un'epistola in versi e sei componimenti con il titolo di Idilli, GLI IDILLI I componimenti scritti tra il 1819 e il 1821 si chiamano piccoli idilli e sono

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Ma la natura, in questa fase è concepita Leopardi come madre benigna e attenta al bene delle sue creature, ha voluto offrire all'uomo come rimedio l'immaginazione e le illusioni. Per questo gli uomini primitivi e gli antichi Greci e Romani, capaci di illudersi e di immaginare, erano felici. IL PESSIMISMO STORICO La prima fase del pensiero leopardiano è costruita tra natura e ragione. La colpa dell'infelicità è attribuita all'uomo stesso, che si è allontanato dalla via tracciata dalla natura benigna. Leopardi da un giudizio durissimo sulla civiltà dei suoi anni. Scaturisce le tematiche civili e patriottiche che caratterizza le prime canzoni leopardiane. E ne deriva anche un atteggiamento titanico: il poeta, sfida il fato maligno che ha condannato l'Italia a tanta degradazione. Questa fase del pensiero leopardiano è stata designata con la formula pessimismo storico, poiché la condizione negativa del presente viene vista come effetto di un processo storico, di un allontanamento progressivo da una condizione originaria di felicità. Ma non bisogna dimenticare che si trattava pur sempre di una felicità relativa e che la felicità antica era solo frutto di illusione. LA NATURA MALIGNA Leopardi si rende conto che, la natura mira alla conservazione della specie. Ne deduce che il male non è un semplice accidente, ma rientra nel piano stesso della natura. Leopardi in un primo momento attribuisce la responsabilità del male al fato. Dopo una riflessione il poeta arriva ad una soluzione cambiando la sua concezione della natura. La natura non è più vista come madre amorosa e provvidente, ma come meccanismo, indifferente alla sorte delle sue creature, una concezione meccanicistica e materialistica. 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Dopo aver affermato che nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, il poeta sostiene che l'uomo abbia la capacità di figurarsi piaceri infiniti mediante l'immaginazione. La realtà immaginaria costituisce, l'alternativa a una realtà vissuta che non è che infelicità e noiosa,l'immaginazione è una realtà parallela, è tutto ciò che è vago e indefinito. Si viene a costruire una vera e propria teoria della visione, la vista impedita da un ostacolo, una siepe, un albero, una torre, una finestra, perché allora in luogo della vista, lavora l'immaginazione e il fantastico. IL BELLO POETICO La teoria filosofica dell'indefinito si aggancia alla teoria poetica. Il bello poetico, per Leopardi, consiste dunque nel vago e indefinito, e si manifesta in immagini (come ad esempio, parole che sono poetiche:lontano, antico,notte, ultimo, eterno). Leopardi aggiunge poi una considerazione importante: queste immagini sono suggestive perché per lo più evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli. Poetica dell'indefinito e poetica della "rimembranza” si fondono: la poesia è il recupero della visione immaginosa attraverso la memoria. ANTICHI E MODERNI Leopardi osserva che maestri della poesia «vaga e indefinita» erano gli antichi: perché più vicini alla natura, erano immaginosi come fanciulli. I moderni, che si sono allontanati dalla natura per colpa della ragione, e per questo sono infelici, la poesia d'immaginazione non è praticabile; ad essi non resta che una poesia sentimentale, nutrita di idee, filosofica, che nasce dalla consapevolezza del vero e dall'infelicità. Leopardi stesso, segue la poetica del vago e indefinito.Leopardi escludere il carattere immaginoso dai suoi versi. 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