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Leopardi, “Alla luna”

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"Alla luna" di Giacomo Leopardi è una delle 41 liriche contenute nei Canti. Questo
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Leopardi, analisi “Alla luna”

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ALLA LUNA "Alla luna" di Giacomo Leopardi è una delle 41 liriche contenute nei Canti. Questo componimento è assai significativo in quanto va a toccare un tema particolarmente presente in tutta la sua composizione poetica: il ricordo. In origine il titolo della poesia sotto analisi era proprio La ricordanza. Il componimento è divisibile in 2 parti: ▪ Una prima in cui viene descritto un notturno lunare. ▪ Una seconda in cui viene evidenziato il grandissimo valore del ricordo come consolazione. Questa riflessione, che costituisce il fulcro della poetica della rimembranza, troverà sviluppo anche in altri componimenti leopardiani, in versi e in prosa. Parafrasi O luna graziosa, mi ricordo che, un anno fa, salivo pieno d'angoscia su questa collina per contemplarti: e anche in quel momento, così come fai ora, rimanevi sospesa su quella selva che illumini interamente. A causa, però, del pianto che mi sgorgava dagli occhi il tuo aspetto mi appariva sfocato e annebbiato, poiché la mia vita era dolorosa, e lo è ancora, né dà alcun segno di voler cambiare, mia cara luna. Tuttavia ricordare mi dà sollievo, così come contare gli anni che ho passato a soffrire. Oh, com'è gradito quando giunge in età giovanile, quando la speranza ha di fronte un lungo cammino e la memoria ha alle sue spalle invece un tratto breve,...

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il ricordo del passato, nonostante questo sia stato triste e la sofferenza prosegua ancora! Commento al testo Alla luna è un componimento scritto da Leopardi attorno al 1819 e inserito nell'edizione dei Canti del 1831. L'aggiunta dei versi 13 e 14 è stata fatta nell'edizione del 1845. Il tema della poesia è romantico. Sviluppa il rapporto che c'è tra uomo e paesaggio notturno senza trascurare il tema caro di quanto un ricordo possa essere dolce e amaro per l'uomo. La poesia parte con l'invocazione alla luna, cara a Leopardi e sua confidente rispetto alle continue angosce che vive. L'abitudine a confidarsi con la luna, è sottolineata dalla specificazione temporale “or volge l’anno” (v. 2): a un anno di distanza dall'ultima volta che si è confidato con il satellite, Leopardi può fare un nuovo bilancio della propria vita e del proprio dolore. Leopardi si rivolge direttamente alla luna la quale, tuttavia, non può capire fino in fondo il suo tormento interiore: non a caso, mentre l'io poetico è "pien d'angoscia” (v. 3), la luna è "graziosa" (v. 1). Questo componimento ha più di un punto in comune con “L’infinito”, a partire dalla forma e dal periodo in cui è stato composto, così come dal luogo privilegiato d'osservazione: la sommità del Monte Tabor. Le 2 poesie sono accomunate anche dalla brevità e dalla densità di significato in così pochi versi. La luna, inoltre, regna sovrana anche nella poesia “La sera del dì di festa” e celebre è l'incipit, sempre dedicato alla luna, del "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia", a sottolineare come la componente romantica data dal cielo e dall'astro notturno non manchino praticamente mai nell'espressione artistica del poeta. Nella prima invocazione domina il paesaggio notturno verso il quale Leopardi proietta la propria angoscia tornando su quel colle, un anno dopo, e vedendo la stessa luna che vide allora. Nonostante il tempo sia passato, lo stato d'animo dell'autore non è cambiato. La prima parte del componimento è prevalentemente narrativa, mentre dal decimo verso in poi si apre una riflessione teorico-filosofica incentrata sulla poetica della rimembranza. Il poeta osserva la luna solo attraverso i suoi occhi, vedendola sfocata e deformata a causa del suo pianto. Il dolore si rinnova, quindi, nell'incontro con la luna; Il ricordo di un passato triste che si tramuta in un presente triste sembra consolare il poeta. Tutta la poesia è strutturata sull'opposizione tra passato e presente, sebbene i sentimenti restano uguali il poeta trova un po' di consolazione nel ricordo. Analisi metrica e retorica Alla luna appartiene ai primi componimenti dei Canti, gli Idilli (o Piccoli Idilli). A questa altezza, la produzione poetica di Leopardi non è ancora caratterizzata dalla canzone libera leopardiana, ma le poesie (fatta eccezione per quelle a tema politico) sono composte in prevalenza da endecasillabi sciolti. Lo stesso accade per questo testo, composto da 16 endecasillabi sciolti. Il lessico della poesia è ricco di arcaismi (es. "pendevi" v. 4, "noverar l'etate" v. 11), ma è anche teso a trasmettere il senso di vago e indefinito tanto caro al poeta. Per quanto riguarda le figure retoriche, il componimento è strutturato come una lunga apostrofe alla luna, scandita dall'anafora con variatio ai vv. 1 e 10: “o mia graziosa luna” e "o mia diletta luna". Il suo ritmo è guidato dagli enjambements (es. vv. 8-9, 10-11, 11-12...) e dalle allitterazioni, in particolare quella della lettera I. Le lettere r e s, particolarmente frequenti, veicolano invece il senso di angoscia e dolore radicato nell'esperienza di vita dell'io lirico, per quanto il ricordo possa addolcire i tormenti. Altre figure retoriche da sottolineare, sono: ▪ Metonimia: "ciglio" (v. 7) ▪ Metafora: "luci" (v. 7) Iperbato: "ma nebuloso e tremulo dal pianto / [...] il tuo volto apparia” (vv. 6-8) ▪ Parallelismo: "lungo la speme e breve ha la memoria” (vv. 13-14) ■ MORALE La sua vita continua ad essere infelice, ma il ricordo appare dolce, nonostante la sua tristezza e quindi la contemplazione del paesaggio permette al poeta di riflettere sul suo destino, sulla sua giovinezza, sulla speranza e sul dolore, sul susseguirsi del tempo.

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