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Il 2 capitolo dei Promessi Sposi

18/10/2022

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H. Secondo capitolo dei Promessi Spesi
Il capitolo si apre con una similitudine, Manzoni paragona,
infatti, la notte angosciata di Don Abbon

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H. Secondo capitolo dei Promessi Spesi Il capitolo si apre con una similitudine, Manzoni paragona, infatti, la notte angosciata di Don Abbondio a quella del principe di Condé, Luigi Secondo di Borbone. Diversamente dal principe di Condé, che prima della battaglia di Rocroi trascorse una notte di placido sonno (come raccontato da Voltaire nelle "Orazioni Funebri"). Il povero don Abbondio ne passa una piena di pensieri e tormenti, nell'incertezza di cosa fare il giorno dopo in cui è fissato il matrimonio di Renzo e Lucia. DON ABBONDIO PENSA A COSA FARE TRA INCUBI E PAURE Il curato esamina alcune possibilità e, scartata subito quella di celebrare le nozze, esclude anche di dire la verità a Renzo, come un'improbabile fuga dal paese. Alla fine decide di guadagnare tempo e di rimandare le nozze con qualche pretesto, confidando nel fatto che il 12 novembre inizierà il "tempo proibito" in cui non si possono celebrare matrimoni per due mesi, che saranno per il curato un periodo di respiro. Don Abbondio si rende conto che Renzo è innamorato di Lucia, ma è troppo timoroso di rimetterci la pelle, pensando alle minacce dei bravi. Verso il mattino riesce a prendere sonno, anche se è assediato da terribili incubi popolati dai bravi, da don Rodrigo, da fughe e inseguimenti. IL PRIMO DIALOGO TRA RENZO E DON...

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Didascalia alternativa:

ABBONDIO La mattina seguente, quando giunge RENZO (vestito a festa e felice in quanto proprio quel giorno avrebbe dovuto sposarsi). Il suo nome completo è Lorenzo ma tutti lo chiamano Renzo. È orfano e ha all'incirca 20 anni. Socialmente parlando è un operaio e filatore di seta, possiede un poderetto, è quindi economicamente più o meno stabile e perciò non ha problemi di mancanza di cibo. Caratterialmente è un ragazzo pacifico e alieno dal sangue, schietto e nemico di insidia. E' inoltre molto furbo e razionale, ma allo stesso tempo ribelle ed impulsivo, quando viene ingannato o quando subisce ingiustizie e soprusi. Don Abbondio riesce a trovare l'escamotage in alcuni imbrogli burocratici. Il prete decide di rimandare il matrimonio di almeno cinque giorni perché in quel periodo a partire dal quinto giorno sarebbe stato vietato celebrare il matrimonio, in quanto il concilio di Trento all'epoca aveva ribadito una legge secondo cui a partire dalla prima domenica dell'avvento fino alla all'Epifania era vietato celebrare i matrimoni. Questo poiché secondo il Diritto Canonico la Chiesa, in quel periodo, doveva dedicarsi solo ed esclusivamente alle funzioni dedicate al Natale. Poiché la nostra storia era ambientata nel 1628, questo periodo corrispondeva dal 12 novembre al 6 gennaio. L'UTILIZZO DELLA CULTURA Dopodiché Don Abbondio si mette a parlare latino per mettere Renzo in soggezione e non fargli capire cosa stia dicendo: la reazione del giovane è alquanto stizzita e si comprende anche il fatto che Renzo è semi-analfabeta, in grado di leggere a fatica ma non di scrivere e ciò è un elemento di debolezza che lo espone al rischio di essere raggirato da chi ha un maggior grado di istruzione. Spesso, infatti, nei Promessi Sposi i personaggi potenti usano la lingua come strumento per confondere le idee ai popolani, dissimulando le loro vere intenzioni o non facendo capire quanto in realtà stanno dicendo, sfruttando l'ignoranza delle persone più umili: ciò è parte di quella questione linguistica che sta tanto a cuore a Manzoni, in quanto le parole possono essere mezzo per diffondere le idee e preservare la libertà, ma anche per esercitare soprusi ai danni dei più deboli, ovviamente anche per risvolti politici. PERPETUA LASCIA INTENDERE QUALCOSA... Renzo non prende certamente bene notizia, lascia la casa del curato e vede da lontano Perpetua, ossia la domestica di Don Abbondio, Renzo subito la raggiunge e Perpetua, che conosce benissimo il motivo per il quale non si può celebrare il matrimonio, lascia intendere che c'è qualcosa che non va. Qui si può chiaramente notare l'ASTUZIA del ragazzo. Renzo, infatti, punta sulla confidenza con Perpetua. Conosce il suo carattere e sa che è una gran pettegola. Tenta quindi di metterla a suo agio pur di farla parlare. La donna afferma infatti che sotto a tutta questa storia "C'è un uomo senza timor di Dio...” Tutte le battute di Perpetua sono un continuo spingere Renzo verso la verità. IL SECONDO DIALOGO TRA RENZO E DON ABBONDIO Così, Renzo, una volta che si è separato da Perpetua torna immediatamente indietro, entra nella casa di Don Abbondio e sequestra il curato, ovvero chiude la porta chiave e lo minaccia continuamente chiedendogli cos'è che non va e soprattutto chi è che si oppone al matrimonio. Renzo assume un atteggiamento intimidatorio nei confronti del curato. Nel dialogo con Don Abbondio mette addirittura istintivamente la mano al coltello, Renzo gli fa intendere che se non gli avesse detto la verità avrebbe anche potuto ucciderlo. Tuttavia nel momento in cui la tensione si scioglie Renzo rimane sbigottito dalla propria violenza, in quanto Renzo in realtà è buono, e per questo più volte dice "possa io aver fallato" cioè io forse ho sbagliato a comportarmi in questa maniera. Un altro segno dalla quale capiamo il carattere buono di Renzo. Don Abbondio in preda al timore del giovane dice "Don Rodrigo". Ora in Don Abbondio subentra la rabbia verso Renzo per avergli fatto dire quel nome. Renzo dopo essersi fatto raccontare ciò diventa ancor più arrabbiato. Don abbondio cerca allora di far giurare a Renzo di non dirlo a nessuno. Renzo così si scusa per il suo atteggiamento intimidatorio (ma sono nella forma). LA CAMMINATA E I PENSIERI DI RENZO Renzo torna a casa e proprio durante questa camminata Renzo si lascia andare ad un avere propria vendetta immaginativa molto sanguinosa, che secondo molti critici manzoniani rappresenta l'uomo buono che però si accende e diventa un vero fuoco nel momento in cui subisce un torto. L'ENTRATA IN SCENA DI LUCIA La camminata di Renzo si conclude nei pressi della casa di Lucia. Renzo entra in casa e ferma una giovane amica di Lucia chiedendole di chiamare la sposa in gran segreto. Lucia dopo essere stata messa al corrente dall'amica scende da Renzo. Lucia è una ragazza umile, una ragazza del popolo alla quale semplicità si unisce un carattere pudico e riservato. Infatti Lucia non ama stare al centro dell'attenzione neanche il giorno del suo matrimonio e tende a schermirsi “con quella modestia un po' guerriera delle contadine". Lucia è sicuramente una figura morale altissima, colei che rappresenta e porta il bene e che, soprattutto, spinge gli altri a farlo. La descrizione di Manzoni si sofferma molto sull'abito e i capelli. Sottolinea la bellezza di Lucia che determina grazia. Il quale appunto gli comunica quanto gli ha detto Don Abbondio e Lucia lascia intendere che lei sapeva già qualcosa. Renzo e Lucia vengono anche raggiunti da Agnese (che è la madre della giovane) e infine Lucia torna di sopra e manda via gli invitati dicendo che Don Abbondio sta molto male. Le amiche, allora, appreso il pettegolezzo, vanno alla casa del curato per informarsi. Perpetua dalla finestra dice che Don Abbondio ha un febbrone da cavallo. Infatti la paura e gli avvenimenti di giornata sconvolgono cosi tanto la sua vita abituale, tanto da provocargli la febbre. Questa febbre di Don Abbondio mette a tacere eventuali dicerie.