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Guido Guinizzelli

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La vita
Lui era un giudice, nato a Bologna intorno al 1235 è impegnato nelle vicende
politiche della sua città. Era di fa

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Valentina Grecucci

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14

 

3ªl

Sintesi

Riassunto dal libro e analisi del testo “Al for gentil rempaira sempre amore”

Non c'è niente di adatto? Esplorare altre aree tematiche.

Guido Guinizzelli La vita Lui era un giudice, nato a Bologna intorno al 1235 è impegnato nelle vicende politiche della sua città. Era di famiglia ghibellina, si schierò dalla parte dei Lambertazzi, quando vennero sconfitti si rifugiò in esilio sui colli euganei, dove mori nel 1276. Le opere La produzione che gli si può attribuire con certezza comprende cinque canzoni e 15 sonetti. Inizialmente era legato alla maniera Guidoniana, ma se ne staccò in seguito, facendosi iniziatore della nuova poesia con la canzone "al cor gentile rempaira sempre amore”, un manifesto programmatico ed esemplare. Anche se la critica ha limitato originalità di questo suo ruolo, Dante lo definisce suo maestro, e nel canto 26° del Purgatorio lo chiama“ padre mio e degli altri poeti migliori di me che hanno composto rime d'amore soavi ed eleganti". Nel canzoniere Guinizelliano vi sono testi ancora legati al gusto di Guittone, ma la maggiorparte dei componimenti è impostata su nuove tonalità stilistiche e offre un campionario dei più tipici temi Stilnovisti: identificazione tra amore gentilezza l'equiparazione della donna ad un angelo proveniente dal regno di Dio - la lode dell'eccellenza della donna ● Donna paragonata alle bellezze della natura il valore miracoloso del saluto della donna che dona salvezza Temi chiave: LESSICO LETTERARIO Per "manifesto" programmatico si intende un testo che presenta tutte le caratteristiche della corrente letteraria a cui appartiene. - gli effetti della passione d'amore...

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sull'amante, che si consuma e si strugge. un'altra caratteristica è il gusto per il sottile ragionamento filosofico, nutrito della cultura della scolastica: Guinizelli è di Bologna, la città che è la sede di una delle più prestigiose università europee. La poesia di Guinizelli costituisce un esempio perfetto di stile dolce e leggiadro, cioè di uno stile limpido, scorrevole, quindi di melodiosità. Al cor gentil rempaira sempre amore La nobiltà dell'animo LESSICO LETTERARIO Il termine canzoniere indica una raccolta di poesie, solitamente organizzate secondo un ordine voluto dall'autore. L'indissolubilità della gentilezza e dell'amore L'identificazione tra amore e poesia - L'obbedienza dell'uomo alla donna come degli angeli a Dio - L'amore non peccaminoso per una donna che ha le sembianze di un angelo Questa canzone è il testo più celebre di Guinizelli, e si può considerare il vero e proprio manifesto di una nuova tendenza poetica: Stil novo. > Metro: canzone di sei strofe composte di 10 versi (endecasillabi e settenari); schema delle rime: ABAB, CDC, Ede. Al cor gentil rempaira' sempre amore come l'ausello² in selva a la verdura; né fe' amor anti che gentil core, né gentil core anti ch'amor³, natura: ch'adesso con' fu 'l sole, 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 sì tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti 'l sole*; e prende amore in gentilezza loco così propiamente come calore in clarità di foco. Foco d'amore in gentil cor s'aprende come vertute in petra preziosa, che da la stella valor no i discende anti che 'l sol la faccia gentil cosa; poi che n'ha tratto fòre per sua forza lo sol ciò che li è vile, stella li dà valore: così lo cor ch'è fatto da natura asletto, pur, gentile, donna a guisa di stella lo 'nnamora³. Amor per tal ragion sta 'n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su' diletto, clar, sottile; no li stari' altra guisa, tant' è feroº. Così prava natura recontra amor come fa l'aigua il foco caldo, per la freddura. more gentil cor prende rivera per suo consimel loco com'adamàs' del ferro in la minera. Fere lo sol lo fango tutto 'l giorno: vile reman, né 'l sol perde calore; dis'omo alter: <<Gentil per sclatta torno»; lui semblo al fango, al sol gentil valore: ché non dé dar om³ fé che gentilezza sia fòr di coraggio in degnità d'ere' sed a vertute non ha gentil core, com'aigua porta raggio e'l ciel riten le stelle e lo splendore⁹. Splende 'n la 'ntelligenzia del cielo Deo criator più che ['n] nostr'occhi 'l sole: ella intende suo fattor oltra 'l cielo, e'l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con' segue, al primero, del giusto Deo beato compimento, così dar dovria, al vero, la bella donna, poi che ['n] gli occhi splende del suo gentil, talento che mai di lei obedir non si disprende¹⁰. Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»>, sïando l'alma mia a lui davanti. <<Lo ciel passasti e 'nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: ch'a Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude»>. Dir Li porò: <<Tenne d'angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s'in lei posi amanza»>. > PARAFRASI vv. 1-10 Al cuore nobile (gentil) torna regolarmen- te (rempaira sempre) amore, come l'uccello [ritorna] fra il verde nel bosco (selva); la natura non creò amo- re prima che (anti che) il cuore nobile, né il cuore no- bile prima dell'amore: perché (ch') non appena (ades- so con') fu creato il sole, subito lo splendore rifulse, e [non rifulse] prima della creazione del sole; e amore prende posto nella nobiltà di cuore in modo così na- turale (propiamente) come il calore nella luce del fuoco. vv. 11-20 Il fuoco d'amore si accende (s'aprende) nel cuore nobile come le più alte proprietà (vertute) nella pietra preziosa, nella quale (che) la proprietà (va- lor) non deriva (no i discende) dalla stella prima che (anti che) il sole la trasformi in nobile cosa; dopo che il sole con la sua forza ha tirato fuori (fòre) ciò che in lei è spregevole, la stella le infonde valore: nello stesso mo- do il cuore che dalla natura è stato reso eletto (asletto), puro, nobile, la donna simile (a guisa) alla stella lo fa innamorare. vv. 21-30 Amore risiede nel cuore nobile per lo stesso motivo per il quale il fuoco risiede in cima alla torcia (do- plero): lì splende (splendeli) a suo piacere (al su' dilet- to), chiaro, sottile; non gli converrebbe (no li stari') altro modo di essere, tanto esso è indomabile (fero). Così la vile natura (prava natura) avversa (recontra) l'amore co- me fa l'acqua (aigua) fredda con il fuoco caldo. Amore prende dimora (rivera) nel cuore gentile, come nel luo- go che gli è affine (consimel), come il diamante (adamàs) nel minerale del ferro. vv. 31-40 Il sole colpisce (Fere) il fango continuamen- te: [il fango] resta cosa vile e il sole non perde il suo calo- re; dice l'uomo (dis'omo) superbo (alter): «Sono (torno) nobile per stirpe (sclatta)»; io lo paragono (semblo) al fango, al sole paragono la vera nobiltà: perché non si de- ve (ché non dé... om) credere (dar... fé) che la nobiltà (gentilezza) risieda fuori del cuore (coraggio) nella di- gnità ereditata col sangue (degnità d'ere'), se non pos- siede un cuore nobile incline alla virtù, come l'acqua si lascia attraversare dalla luce (porta raggio) e il cielo con- tiene (riten) le stelle e la loro luminosità (splendore). vv. 41-50 Dio creatore splende all'intelligenza angelica (del cielo) più che il sole nei nostri occhi: essa conosce il pro- prio creatore (suo fattor) al di sopra del moto celeste (oltra 'I cielo) e facendo girare il cielo (e 'l ciel volgiando) [che è il compito che Dio le assegna] prende (tole) a ubbidirgli. E come, istantaneamente (al primero), consegue la perfe- zione dell'alto compito [di far girare il cielo] (beato com- pimento) secondo la volontà del giusto Dio, così la bella donna quando splende agli occhi del suo nobile fedele (gentil), dovrebbe infondergli (dar dovria), in verità (al vero), un desiderio (talento) [altrettanto forte] di non staccarsi mai (non si disprende) dall'obbedienza a lei. vv. 51-60 Donna, Dio mi dirà: «Qual è stata la tua presunzione (presomisti)?», quando l'anima mia sarà (sïando, essendo) davanti a lui. «Attraversasti il cielo e giungesti fino a Me e prendesti (desti) Me come termi- ne di paragone (per semblanti) per un amore vano [in quanto terreno]: soltanto a Me (ch'a Me) convengono le lodi, e alla Madonna regina del paradiso (a la reina del regname degno), grazie alla quale (per cui) viene meno ogni peccato (cessa onne fraude)». Gli potrò ri- spondere: <<[La donna mia] ebbe l'aspetto (sembianza) di un angelo del tuo regno; non commisi peccato (non me fu fallo), se rivolsi a lei il mio amore (amanza)>>. Pesare le parole: Gentil(e) (V. 1, 3, 4, 11, 14, 19, 21, 28, 33, 34, 38, 49) viene dal latino gentem, “stirpe” o “di buona stirpe”, quindi nobile. Nella lirica cortese si riferisce alla nobiltà dell'animo. Nell'italiano moderno invece indica comunemente chi ha maniere garbate e affabili. Qualcosa del senso antico è rimasto nella formula “animo gentile”, che vale “di sentimenti elevati”, mentre in termini come "gentiluomo» l'aggettivo conserva il riferimento alla nobiltà di sangue. vertute (VV. 12, 38) viene dal latino virtùtem, nella canzone si riferisce alle proprietà magiche che erano attribuite a certe pietre; in latino significava forza d'animo, valore guerriero; nell'italiano attuale ha un significato essenzialmente morale e designa una qualità positiva, un pregio, una dote, un amore per il bene che induce Puomo a praticarlo costantemente. valor(e) (VV. 13,17,34) valor allo stesso significato di virtute, oggi indica in campo morale il coraggio, militare o civile, oppure il pregio di un oggetto o di una merce. Vile (VV. 16,32) Nel testo vile conserva il senso latino “di poco o nullo valore, spregevole", mentre nella lingua attuale è sinonimo di “vigliacco, chi non ha coraggio“. Resta però il senso antico in una parola come vilipendere, che significa alla lettera "Stimare di poco valore", in senso traslato "disprezzare, ingiurare“. coraggio (V. 36) Dal latino cor, significa genericamente "cuore","animo", mentre per noi è la forza d'animo che ci consente di affrontare pericoli e avversità. Tutti questi confronti possono offrire l'occasione di riflettere su come la lingua muti nel tempo e i significati si trasformino, anche se le parole restano quasi uguali nella loro forma esteriore. Analisi del testo I motivi problema centrale della canzone è quello della nobiltà. Era un problema già ampiamente trattato in precedenza dalla cultura cortese, si sosteneva che la nobiltà non dipendeva solo dalla nascita, ma dal valore della persona. Il concetto è ripreso da questa canzone in un contesto del tutto diverso. Guinizelli è un intellettuale che fa parte del ceto dirigente della società urbana, che aspira a sostituirsi alla vecchia classe dirigente nobiliare del comune. Questo ceto afferma che per essere gentili non è sufficiente la nascita da una famiglia di sangue nobile, ma occorre anche il valore personale dell'animo, che è dato dalla natura al singolo individuo. Si delinea così la fisionomia di una nuova nobiltà cittadina. Il fondamento della gentilezza è trovato nell'amore: amore e gentilezza sono tutt'uno, non sono pensabili separatamente: il saper amare finemente è indizio di gentilezza, e viceversa per chi ha per natura cor gentile non può che manifestario amando finemente. Anche qui è chiaramente ereditato un concetto cortese, quello secondo cui l'amore si identifica con un'elevazione e un raffinamento dell'animo. Il motivo feudale si trasforma: il saper amare cortesemente diviene il segno della superiorità spirituale della nuova classe dirigente cittadina. L'amore assume qui un significato metaforico: saper amare vuol dire in sostanza saper poetare d'amore, saper scrivere versi raffinati; amore e poesia si identificano, sono indistinguibili: quindi all'entità amore-gentilezza si somma quella gentilezza-altezza d'ingegno. per questo ciò che più visibilmente caratterizza la canzone guinizzelliana è la mescolanza del tipico linguaggio cortese con il linguaggio della nuova cultura universitaria. Il discorso della canzone è fondato su un sottile argomentare, che si avvale di paragoni Filosofici e scientifici. con la quinta strofa si introduce un nuovo ambito di comparazione, non più solo filosofico scientifico, ma teologico. Il discorso è impostato su un'equazione: come le intelligenze angeliche prendono ad obbedirgli (al creatore), così l'amante, appena la bella donna risplende ai suoi occhi, acquista la volontà di Obbligarie sempre. Al centro del paragone c'è ancora un concetto cortese, quello dell'obbedienza dell'amante alla donna, ma l'ambito metaforico è profondamente diverso rispetto a quello della poesia cortese precedente: il rapporto uomo-donna non è più equiparato a quello tra il vassallo e il signore, bensì a quello tra gli angeli e Dio, lo scenario non è più feudale, ma teologico. L'amore assume vari valori religiosi ma diviene una sorta di culto mistico della donna che è trasformata in un essere soprannaturale, miracoloso, equiparabile alla stessa divinità. Questa trasformazione risuscita e accentua quel conflitto tra amore e religione insito in tutto l'amor cortese. Il conflitto emerge in piena luce ed è consapevolmente individuato nell'ultima strofa: il poeta immagina che, il giorno in cui si presenterà dinanzi a Dio, questo lo rimproverò di aver osato salire sino a lui indegnamente dopo aver attribuito sembianze sacre ad un peccaminoso amore terreno. Il poeta si salva elegantemente con una nuova lode alla donna: aveva sembianze di un angelo che venisse dal paradiso, non era quindi una colpa amaria. Gli aspetti formali resta ancora da chiarire, a livello delle forme dell'espressione, perché questa maniera di poetare fu connotata con l'aggettivo dolce. Il termine dolce non ha valore generico, ma è una formula tecnica, che designa precisi procedimenti Stilistici, poi ripresi dai successori di Guinizzelli, ecco i principali: livello fonico: sono evitati suoni aspri Livello metrico: non vi sono rime rare o difficili, sono poco frequenti rime che presentano particolari artifici Livello lessicale: non vi sono termini particolarmente rari e ricercati, ma il lessico è in genere piano e comune. sono pochi i francesismi e i provincialismi Livello sintattico: la sintassi è scorrevoie, senza forti inversioni - ● Livello ritmico: il ritmo è fluido, senza spezzature violente: non vi sono versi che presentino pause forti al loro interno e sono rari gli enjambements dalla Forte inarcatura Livello retorico: le figure retoriche sono rare, la più frequente è il paragone Queste caratteristiche danno origine ad un discorso che, pur nella sua complessità concettuale, è fluido e scorrevole. Analisi visiva Al cor gentil rempaira sempre amore come l'ausello in selva a la verdura; né fe' amor anti che gentil core, né gentil core anti ch’amor, natura: ch'adesso con' fu 'l sole, 5 sì tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti 'l sole; e prende amore in gentilezza loco così propiamente come calore in clarità di foco. Foco d'amore in gentil cor s'aprende come vertute in petra preziosa, che da la stella valor no i discende anti che 'l sol la faccia gentil cosa; poi che n'ha tratto fore per sua forza lo sol ciò che li è vile, stella li dà valore: [...] 10 15 25 Amor per tal ragion sta 'n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su' diletto, clar, sottile; no li stari' altra guisa, tant' è fero. Così prava natura Il testo è incentrato sul tema della nobiltà ed esprime motivi e forme della nuova tendenza poetica stilnovista Identità tra NOBILTÀ D'ANIMO («gentilezza»>) Nuova nobiltà fondata sulle proprie doti di intelligenza e di cultura AMORE Elevazione e raffinamento dell'animo umano 30 Raffinata argomentazione con paragoni filosofico-scientifici e teologici 40 45 50 60 recontra amor come fa l'aigua il foco caldo, per la freddura. Amore in gentil cor prende rivera per suo consimel loco com'adamàs del ferro in la minera. [...] com'aigua porta raggio e 'l ciel riten le stelle e lo splendore. Splende 'n la 'ntelligenzia del cielo Deo criator più che ['n] nostr'occhi 'l sole: ella intende suo fattor oltra 'l cielo, e'l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con' segue, al primero, del giusto Deo beato compimento, così dar dovria, al vero, la bella donna, poi che ['n] gli occhi splende del suo gentil, talento che mai di lei obedir non si disprende. [...] Dir Li porò: <<Tenne d'angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s'in lei posi amanza». Donna come essere soprannaturale Saper amare vuol dire saper poetare d'amore Soluzioni tematiche e formali Amore assume valori religiosi Un nuovo stile «dolce>> Assenza di Assenza di Parole piane Ritmo fluido suoni aspri rime rare e comuni e sintassi scorrevole, con rari enjambements Rare figure retoriche

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sull'amante, che si consuma e si strugge. un'altra caratteristica è il gusto per il sottile ragionamento filosofico, nutrito della cultura della scolastica: Guinizelli è di Bologna, la città che è la sede di una delle più prestigiose università europee. La poesia di Guinizelli costituisce un esempio perfetto di stile dolce e leggiadro, cioè di uno stile limpido, scorrevole, quindi di melodiosità. Al cor gentil rempaira sempre amore La nobiltà dell'animo LESSICO LETTERARIO Il termine canzoniere indica una raccolta di poesie, solitamente organizzate secondo un ordine voluto dall'autore. L'indissolubilità della gentilezza e dell'amore L'identificazione tra amore e poesia - L'obbedienza dell'uomo alla donna come degli angeli a Dio - L'amore non peccaminoso per una donna che ha le sembianze di un angelo Questa canzone è il testo più celebre di Guinizelli, e si può considerare il vero e proprio manifesto di una nuova tendenza poetica: Stil novo. > Metro: canzone di sei strofe composte di 10 versi (endecasillabi e settenari); schema delle rime: ABAB, CDC, Ede. Al cor gentil rempaira' sempre amore come l'ausello² in selva a la verdura; né fe' amor anti che gentil core, né gentil core anti ch'amor³, natura: ch'adesso con' fu 'l sole, 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 sì tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti 'l sole*; e prende amore in gentilezza loco così propiamente come calore in clarità di foco. Foco d'amore in gentil cor s'aprende come vertute in petra preziosa, che da la stella valor no i discende anti che 'l sol la faccia gentil cosa; poi che n'ha tratto fòre per sua forza lo sol ciò che li è vile, stella li dà valore: così lo cor ch'è fatto da natura asletto, pur, gentile, donna a guisa di stella lo 'nnamora³. Amor per tal ragion sta 'n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su' diletto, clar, sottile; no li stari' altra guisa, tant' è feroº. Così prava natura recontra amor come fa l'aigua il foco caldo, per la freddura. more gentil cor prende rivera per suo consimel loco com'adamàs' del ferro in la minera. Fere lo sol lo fango tutto 'l giorno: vile reman, né 'l sol perde calore; dis'omo alter: <<Gentil per sclatta torno»; lui semblo al fango, al sol gentil valore: ché non dé dar om³ fé che gentilezza sia fòr di coraggio in degnità d'ere' sed a vertute non ha gentil core, com'aigua porta raggio e'l ciel riten le stelle e lo splendore⁹. Splende 'n la 'ntelligenzia del cielo Deo criator più che ['n] nostr'occhi 'l sole: ella intende suo fattor oltra 'l cielo, e'l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con' segue, al primero, del giusto Deo beato compimento, così dar dovria, al vero, la bella donna, poi che ['n] gli occhi splende del suo gentil, talento che mai di lei obedir non si disprende¹⁰. Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»>, sïando l'alma mia a lui davanti. <<Lo ciel passasti e 'nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: ch'a Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude»>. Dir Li porò: <<Tenne d'angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s'in lei posi amanza»>. > PARAFRASI vv. 1-10 Al cuore nobile (gentil) torna regolarmen- te (rempaira sempre) amore, come l'uccello [ritorna] fra il verde nel bosco (selva); la natura non creò amo- re prima che (anti che) il cuore nobile, né il cuore no- bile prima dell'amore: perché (ch') non appena (ades- so con') fu creato il sole, subito lo splendore rifulse, e [non rifulse] prima della creazione del sole; e amore prende posto nella nobiltà di cuore in modo così na- turale (propiamente) come il calore nella luce del fuoco. vv. 11-20 Il fuoco d'amore si accende (s'aprende) nel cuore nobile come le più alte proprietà (vertute) nella pietra preziosa, nella quale (che) la proprietà (va- lor) non deriva (no i discende) dalla stella prima che (anti che) il sole la trasformi in nobile cosa; dopo che il sole con la sua forza ha tirato fuori (fòre) ciò che in lei è spregevole, la stella le infonde valore: nello stesso mo- do il cuore che dalla natura è stato reso eletto (asletto), puro, nobile, la donna simile (a guisa) alla stella lo fa innamorare. vv. 21-30 Amore risiede nel cuore nobile per lo stesso motivo per il quale il fuoco risiede in cima alla torcia (do- plero): lì splende (splendeli) a suo piacere (al su' dilet- to), chiaro, sottile; non gli converrebbe (no li stari') altro modo di essere, tanto esso è indomabile (fero). Così la vile natura (prava natura) avversa (recontra) l'amore co- me fa l'acqua (aigua) fredda con il fuoco caldo. Amore prende dimora (rivera) nel cuore gentile, come nel luo- go che gli è affine (consimel), come il diamante (adamàs) nel minerale del ferro. vv. 31-40 Il sole colpisce (Fere) il fango continuamen- te: [il fango] resta cosa vile e il sole non perde il suo calo- re; dice l'uomo (dis'omo) superbo (alter): «Sono (torno) nobile per stirpe (sclatta)»; io lo paragono (semblo) al fango, al sole paragono la vera nobiltà: perché non si de- ve (ché non dé... om) credere (dar... fé) che la nobiltà (gentilezza) risieda fuori del cuore (coraggio) nella di- gnità ereditata col sangue (degnità d'ere'), se non pos- siede un cuore nobile incline alla virtù, come l'acqua si lascia attraversare dalla luce (porta raggio) e il cielo con- tiene (riten) le stelle e la loro luminosità (splendore). vv. 41-50 Dio creatore splende all'intelligenza angelica (del cielo) più che il sole nei nostri occhi: essa conosce il pro- prio creatore (suo fattor) al di sopra del moto celeste (oltra 'I cielo) e facendo girare il cielo (e 'l ciel volgiando) [che è il compito che Dio le assegna] prende (tole) a ubbidirgli. E come, istantaneamente (al primero), consegue la perfe- zione dell'alto compito [di far girare il cielo] (beato com- pimento) secondo la volontà del giusto Dio, così la bella donna quando splende agli occhi del suo nobile fedele (gentil), dovrebbe infondergli (dar dovria), in verità (al vero), un desiderio (talento) [altrettanto forte] di non staccarsi mai (non si disprende) dall'obbedienza a lei. vv. 51-60 Donna, Dio mi dirà: «Qual è stata la tua presunzione (presomisti)?», quando l'anima mia sarà (sïando, essendo) davanti a lui. «Attraversasti il cielo e giungesti fino a Me e prendesti (desti) Me come termi- ne di paragone (per semblanti) per un amore vano [in quanto terreno]: soltanto a Me (ch'a Me) convengono le lodi, e alla Madonna regina del paradiso (a la reina del regname degno), grazie alla quale (per cui) viene meno ogni peccato (cessa onne fraude)». Gli potrò ri- spondere: <<[La donna mia] ebbe l'aspetto (sembianza) di un angelo del tuo regno; non commisi peccato (non me fu fallo), se rivolsi a lei il mio amore (amanza)>>. Pesare le parole: Gentil(e) (V. 1, 3, 4, 11, 14, 19, 21, 28, 33, 34, 38, 49) viene dal latino gentem, “stirpe” o “di buona stirpe”, quindi nobile. Nella lirica cortese si riferisce alla nobiltà dell'animo. Nell'italiano moderno invece indica comunemente chi ha maniere garbate e affabili. Qualcosa del senso antico è rimasto nella formula “animo gentile”, che vale “di sentimenti elevati”, mentre in termini come "gentiluomo» l'aggettivo conserva il riferimento alla nobiltà di sangue. vertute (VV. 12, 38) viene dal latino virtùtem, nella canzone si riferisce alle proprietà magiche che erano attribuite a certe pietre; in latino significava forza d'animo, valore guerriero; nell'italiano attuale ha un significato essenzialmente morale e designa una qualità positiva, un pregio, una dote, un amore per il bene che induce Puomo a praticarlo costantemente. valor(e) (VV. 13,17,34) valor allo stesso significato di virtute, oggi indica in campo morale il coraggio, militare o civile, oppure il pregio di un oggetto o di una merce. Vile (VV. 16,32) Nel testo vile conserva il senso latino “di poco o nullo valore, spregevole", mentre nella lingua attuale è sinonimo di “vigliacco, chi non ha coraggio“. Resta però il senso antico in una parola come vilipendere, che significa alla lettera "Stimare di poco valore", in senso traslato "disprezzare, ingiurare“. coraggio (V. 36) Dal latino cor, significa genericamente "cuore","animo", mentre per noi è la forza d'animo che ci consente di affrontare pericoli e avversità. Tutti questi confronti possono offrire l'occasione di riflettere su come la lingua muti nel tempo e i significati si trasformino, anche se le parole restano quasi uguali nella loro forma esteriore. Analisi del testo I motivi problema centrale della canzone è quello della nobiltà. Era un problema già ampiamente trattato in precedenza dalla cultura cortese, si sosteneva che la nobiltà non dipendeva solo dalla nascita, ma dal valore della persona. Il concetto è ripreso da questa canzone in un contesto del tutto diverso. Guinizelli è un intellettuale che fa parte del ceto dirigente della società urbana, che aspira a sostituirsi alla vecchia classe dirigente nobiliare del comune. Questo ceto afferma che per essere gentili non è sufficiente la nascita da una famiglia di sangue nobile, ma occorre anche il valore personale dell'animo, che è dato dalla natura al singolo individuo. Si delinea così la fisionomia di una nuova nobiltà cittadina. Il fondamento della gentilezza è trovato nell'amore: amore e gentilezza sono tutt'uno, non sono pensabili separatamente: il saper amare finemente è indizio di gentilezza, e viceversa per chi ha per natura cor gentile non può che manifestario amando finemente. Anche qui è chiaramente ereditato un concetto cortese, quello secondo cui l'amore si identifica con un'elevazione e un raffinamento dell'animo. Il motivo feudale si trasforma: il saper amare cortesemente diviene il segno della superiorità spirituale della nuova classe dirigente cittadina. L'amore assume qui un significato metaforico: saper amare vuol dire in sostanza saper poetare d'amore, saper scrivere versi raffinati; amore e poesia si identificano, sono indistinguibili: quindi all'entità amore-gentilezza si somma quella gentilezza-altezza d'ingegno. per questo ciò che più visibilmente caratterizza la canzone guinizzelliana è la mescolanza del tipico linguaggio cortese con il linguaggio della nuova cultura universitaria. Il discorso della canzone è fondato su un sottile argomentare, che si avvale di paragoni Filosofici e scientifici. con la quinta strofa si introduce un nuovo ambito di comparazione, non più solo filosofico scientifico, ma teologico. Il discorso è impostato su un'equazione: come le intelligenze angeliche prendono ad obbedirgli (al creatore), così l'amante, appena la bella donna risplende ai suoi occhi, acquista la volontà di Obbligarie sempre. Al centro del paragone c'è ancora un concetto cortese, quello dell'obbedienza dell'amante alla donna, ma l'ambito metaforico è profondamente diverso rispetto a quello della poesia cortese precedente: il rapporto uomo-donna non è più equiparato a quello tra il vassallo e il signore, bensì a quello tra gli angeli e Dio, lo scenario non è più feudale, ma teologico. L'amore assume vari valori religiosi ma diviene una sorta di culto mistico della donna che è trasformata in un essere soprannaturale, miracoloso, equiparabile alla stessa divinità. Questa trasformazione risuscita e accentua quel conflitto tra amore e religione insito in tutto l'amor cortese. Il conflitto emerge in piena luce ed è consapevolmente individuato nell'ultima strofa: il poeta immagina che, il giorno in cui si presenterà dinanzi a Dio, questo lo rimproverò di aver osato salire sino a lui indegnamente dopo aver attribuito sembianze sacre ad un peccaminoso amore terreno. Il poeta si salva elegantemente con una nuova lode alla donna: aveva sembianze di un angelo che venisse dal paradiso, non era quindi una colpa amaria. Gli aspetti formali resta ancora da chiarire, a livello delle forme dell'espressione, perché questa maniera di poetare fu connotata con l'aggettivo dolce. Il termine dolce non ha valore generico, ma è una formula tecnica, che designa precisi procedimenti Stilistici, poi ripresi dai successori di Guinizzelli, ecco i principali: livello fonico: sono evitati suoni aspri Livello metrico: non vi sono rime rare o difficili, sono poco frequenti rime che presentano particolari artifici Livello lessicale: non vi sono termini particolarmente rari e ricercati, ma il lessico è in genere piano e comune. sono pochi i francesismi e i provincialismi Livello sintattico: la sintassi è scorrevoie, senza forti inversioni - ● Livello ritmico: il ritmo è fluido, senza spezzature violente: non vi sono versi che presentino pause forti al loro interno e sono rari gli enjambements dalla Forte inarcatura Livello retorico: le figure retoriche sono rare, la più frequente è il paragone Queste caratteristiche danno origine ad un discorso che, pur nella sua complessità concettuale, è fluido e scorrevole. Analisi visiva Al cor gentil rempaira sempre amore come l'ausello in selva a la verdura; né fe' amor anti che gentil core, né gentil core anti ch’amor, natura: ch'adesso con' fu 'l sole, 5 sì tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti 'l sole; e prende amore in gentilezza loco così propiamente come calore in clarità di foco. Foco d'amore in gentil cor s'aprende come vertute in petra preziosa, che da la stella valor no i discende anti che 'l sol la faccia gentil cosa; poi che n'ha tratto fore per sua forza lo sol ciò che li è vile, stella li dà valore: [...] 10 15 25 Amor per tal ragion sta 'n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su' diletto, clar, sottile; no li stari' altra guisa, tant' è fero. Così prava natura Il testo è incentrato sul tema della nobiltà ed esprime motivi e forme della nuova tendenza poetica stilnovista Identità tra NOBILTÀ D'ANIMO («gentilezza»>) Nuova nobiltà fondata sulle proprie doti di intelligenza e di cultura AMORE Elevazione e raffinamento dell'animo umano 30 Raffinata argomentazione con paragoni filosofico-scientifici e teologici 40 45 50 60 recontra amor come fa l'aigua il foco caldo, per la freddura. Amore in gentil cor prende rivera per suo consimel loco com'adamàs del ferro in la minera. [...] com'aigua porta raggio e 'l ciel riten le stelle e lo splendore. Splende 'n la 'ntelligenzia del cielo Deo criator più che ['n] nostr'occhi 'l sole: ella intende suo fattor oltra 'l cielo, e'l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con' segue, al primero, del giusto Deo beato compimento, così dar dovria, al vero, la bella donna, poi che ['n] gli occhi splende del suo gentil, talento che mai di lei obedir non si disprende. [...] Dir Li porò: <<Tenne d'angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s'in lei posi amanza». Donna come essere soprannaturale Saper amare vuol dire saper poetare d'amore Soluzioni tematiche e formali Amore assume valori religiosi Un nuovo stile «dolce>> Assenza di Assenza di Parole piane Ritmo fluido suoni aspri rime rare e comuni e sintassi scorrevole, con rari enjambements Rare figure retoriche