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Giacomo Leopardi

21/11/2022

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Giacomo Leopardi
• 29 giugno 1798 nasce a Recanati (piccolo centro dello stato pontificio)
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Giacomo Leopardi • 29 giugno 1798 nasce a Recanati (piccolo centro dello stato pontificio) padre: conte Monaldo - conservatore (cattolico osservante e nemico dell'Illuminismo) vastissima biblioteca ma non aggiornata (scrittori classici e cristiani) Donna dura e bigotta, portemente cristiana 1817: Madre: Adelaide Antici Leopardi si sente oppresso dai genitori ● Fino al 1816: Periodo dell'ERUDIZIONE (Sapere per sapere) cultura vastissima nel campo della filologia classica (Studi da autodidatta) "Studio matto e disperatissimo" 1816: "PASSAGGIO DALL'ERUDIZIONE AL BELLO" PESSIMISMO STORICO: Il male dell'uomo è causato dal processo di Civilizzazione e non dalla natura corrisponde al pensiero di Rousseau società, istruzione e religione hanno corrotto uno stato felice antecedente (antichi greci e romani) Gli causa problemi di salute, in particolare alla spina dorsale Difesa dei classici nel dibattito romantico Mitologia serve a recuperare questo stato primitivo Ricordi portano felicità perché riportano alla fanciullezza in cui si aveva un contatto con la natura e non si era ancora corrotti dalla società inizia a scrivere lo ZIBALDONE DI PENSIERI 1818: prime due poesie pubblicate Non vuole più essere solo uno studioso ma uno scrittore studiare e scrivere poesie per raggiungere la bellezza omero il più grande poeta perché si avvicinava di più a quello stato primitivo corrispondenza con PIETRO GIORDANI sorta di diario in cui trascrive brani di opere altrui, annota riflessioni, spunti filosofici e letterari, progetti poetici e considerazioni autobiografiche Ateismo/laicismo Impegno...

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Didascalia alternativa:

civile Rappresenta un contatto con l'europa 1819 conversione filosofica "DAL BELLO AL VERO" Anticlassicista canzoni di argomento civile (patriottico) Abbandono della religione cattolica Leopardi Portemente ANTIRELIGIOSO ricerca del vero filosofico Frustrazione per la mancata fuga da Recanati Malattia agli occhi che gli impedisce di leggere e scrivere Visione ATEA E MATERIALISTICA della Vita (vale solo la vita terrena) Poesia acquisisce un ruolo specifico: luogo in cui trovano spazio e voce le ILLUSIONI Sulla vita Le illusioni sono alla base dei valori umani più nobili ed eroici (onore, virtù, amor di patria, desiderio di gloria, spirito di sacrificio) comincia a mettere su carta le sue riflessioni sulla propria esistenza e sul mondo 1819-1821: scrive gli IDILLI ● "scoperta del vero" e conseguente "CADUTA DELLE ILLUSIONI" fo Illusione che si possa raggiungere la felicità tornando alla propria infanzia cade Immaginare è solo una puga dal proprio dolore visione ancora positiva della natura • 1824: pubblica a Bologna il volume delle "canzoni", contenente nove canzoni Gira per l'Italia Abbandona temporaneamente la produzione poetica → scrive in prosa le prime venti OPERETTE MORALI Tra cui "Infinito" e "alla luna" Roma (1822-23) Milano (1825) Firenze (1825) Pisa (1828) Rientra a Recanati Torna a Firenze Infelicità dell'uomo nella storia Infelicità umana non dovuta al distacco dalla natura e abbandono delle illusioni in cambio di "aride verità", ma dal semplice patto di essere in vita Si inizia a passare al PESSIMISMO COSMICO Muore il 14 giugno 1837 Non legato al modo in cui gli uomini pensano e si comportano ma il modo in cui è fatta l'esistenza stessa ogni essere vivente è votato alla morte e l'uomo ha la triste consapevolezza di questo inevitabile destino Accusa di ogni male la natura e la vita stessa Firenze importante perché qui entra in contatto con il Gabinetto vissieux si riuniscono i più importanti letterati del tempo Tra cui Manzoni scrive i canti pisano-recanantesi 1829: "il Risorgimento" (di se) 1831: prima edizione dei "canti" 23 componimenti ● 1835: Seconda edizione dei "canti" e terza edizione (parziale) delle "operette" conosce e stringe amicizia con ANTONIO RANIERI scrive altre due operette Ultimo periodo della sua vita afflitto da gravi problemi di vista 1836: Scritti gli ultimi due canti "Il tramonto della luna" e "La ginestra o il fiore del deserto" Tra cui a Silvia presenza del "CICLO DI ASPASIA" ispirato all'amore per Fanny Targioli Tozzetti Rinizia a scrivere poesie continua scrivere versi con l'aiuto di Ranieri che glieli trascrive e rilegge a voce alta TEORIA DEL PIACERE - cosa provoca piacere Distinzione tra: • poesia immaginativa Poesia sentimentale Gli antichi avevano la capacità di scrivere poesia esercitando Pimmaginazione (capacità di creare un mondo fantastico) secondo Leopardi è piacevole tutto ciò che è vago, indefinito, che non si vede DA porta ad immaginare Questo perché ľuomo desidera un piacere sconfinato e soffre quando percepisce i limiti dell'estensione del piacere Dopo che le conoscenze scientifiche hanno mutato le concezioni filosofiche dell'uomo la capacità immaginativa è rimasta solamente ai bambini Avendo perso la Facoltà immaginativa gli scrittori non si rivolgono alla creazione di immagini ma "all'affetto, al sentimento, alla malinconia, al dolore" "Il sentimentale" è conseguenza della "cognizione dell'uomo e delle cose", cioè del vero LO ZIBALDONE La piacevolezza dell'indefinito comporta l'importanza del ricordo Dato sia dalla visione che dall'udito I ricordi sono legati alla panciullezza (pase della vita in cui puomo è in grado di immaginare) Pubblicati postumi "oggetto mentale" che ha contorni incerti tanto nel tempo quanto nello spazio se un oggetto qualunque non desta alcun ricordo/rimembranza allora non è poetico Lo stesso oggetto sarà invece poeticissimo a ricordarlo RITRATTO DI UNA MADRE TERRIBILE Antichità di un singolo essere umano ma anche in termini di umanità La rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico Gli antichi erano più portati a immaginazione e piaceri Anche popoli che vivono attualmente come nell' età primitiva Il presente non può essere poetico, perché il poetico consiste sempre nel lontano, nell'indefinito e nel vago Annota pensieri e riflessioni su svariati argomenti Differenza tra i predecessori sta nel volume (4526 facciate), vastità del periodo di vita che ricopre e vastità di argomenti Sistema PilosOPICO in movimento →→Tema della religione → Tesi: religione è contraria alla natura dell'uomo Leopardi racconta di aver conosciuto una madre di famiglia (non lo dice ma si comprende che parla di sua madre) → Questa donna non è superstiziosa, è fortemente cristiana praticante Non si dispiaceva della morte dei bambini piccoli ma invidiava la situazione perché questi erano arrivati in paradiso senza aver affrontato sofferenze e avevano liberato i genitori dal loro mantenimento Si occupava dei propri figli ma intimamente voleva che morissero Gioisce delle perdite di alcuni figli Gioisce delle deformità e delle malattie dei figli → Tutto questo lo faceva per liberarli dai pericoli dell'anima : I CANTI voleva che rinunciassero alla vita e li sminuiva continuamente se non lo facevano si consolava dei loro pallimenti Si dispiace per i peccatori ma non per i mali del corpo Aveva pena per le sventure corporali solo quando infliggevano lei e il suo modo di pensare Non si rattrista delle morti, le interessa solo che siano morti bene (dopo aver ricevuto estrema unzione ed essersi confessati) Lavoro di una vita Leopardi non la condanna pienamente, era sincera delle due emozioni, era stata ridotta così dalla religione Titolo dato dall'autore contrapposizione tra natura dell'uomo, capace di soffrire, e sovrapposizione della religione Libro di poesie in cui esse si susseguono secondo un ordine stabilito dall'autore componimento ● labor limae (lavoro di Lima) ordine grossomodo cronologico Non per fare l'eroina ma ne era convinta DIFFERENZE RISPETTO ALLA TRADIZIONE: Tentazioni, attaccamento alle cose terrene e superbia ● Libro interamente LIRICO LIBERTÀ STRUTTURE METRICHE Non c'è più nemmeno l'amore ● ORGANICITÀ -▷ Dopo Petrarca pochi avevano creato una raccolta di poesie che avesse una struttura non casuale Leopardi ne crea una che abbia un senso globale ordine provvisto di un significato Non completamente, vuole dare un messaggio preciso Ultimo canto composto è "il tramonto della luna" ma viene posto prima de "la ginestra" corregge e riscrive continuamente le poesie Forte presenza dell'io lirico Paria sempre di sé e delle sue idee, anche quando sembra parlare di altro Donne appaiono per parlare della sua idea schema della "canzone libera" Non ci sono misure metriche della poesia tradizionale Ci sono endecasillabi e settenari ma non strutture di rime note o sonetti Da Leopardi fino alla modernità nessuno le utilizza, a meno che non voglia polemizzare su questo stile È il discorso lirico che modella la struttura metrica e non la metrica a imporre i suoi schemi al discorso Strofe si allungano o si accorciano a seconda delle esigenze LINGUA nuova LE CANZONI Tre canzoni patriottiche Estrema selezione e pulizia linguistica Poche parole ricorrenti ✓ Non usa parole per la loro elevatezza Recupero lessico quotidiano (non basso) libro dei canti si apre con nove canzoni Biasima l'epoca nella quale si trova a vivere e rimpiange il passato (antichità) Tre canzoni successive comprende che la decadenza non è dovuta alle vicende politiche dell'Italia ma all'oblio dei moderni della virtù e del valore caratteristici dei greci e dei romani GLI IDILLI Area semantica di Piacere e vaghezza che secondo lui sono poetici Nella settima e nell'ottava canzone l'età rimpianta non è l'età storica ma quella del mito sintassi: Lamenta la condizione di servitù politica dell'Italia Amore per la patria che verrà presa molto sul serio dagli uomini di metà ottocento Nona canzone (ultimo canto di saffo) - Dedicata ad un personaggio storico Quando l'uomo non ancora illuminato dalla ragione viveva in perfetta armonia con la natura canzone libera leopardiana: canzone (si conclude con un congedo) ma non ha la stessa struttura metrica (rompe la tradizione derivata da Petrarca) Lessico: Due blocchi Tessuto di interlocuzioni Ritrae se stesso privato della giovinezza Allocuzioni con aggettivi di affetto, possessivi, forte presenza dell'io e del tu Dal punto di vista formale ha le stesse caratteristiche degli idilli - Idillio: genere poetico che nell'antica Grecia riguardava dei quadretti naturali In greco eidyllion - piccolo quadro scena naturale trasportata in poesia Leopardi esce da questo significato (lo spiega nello zibaldone) Autore principale: MOSCO Per lui i piccoli idilli sono "Situazioni, affezioni, avventure storiche dell'animo mio" partono tutti da un elemento autobiografico e parlano di ciò che la natura comunicava alla sua anima Quotidianità molto frequente Area semantica del ricordo e della visione Poche subordinate(sintassi semplice) Molte interrogative, tipiche del discorso filosofico "Grandi idilli" scava nell' interiorità e nell'inquietudine dell'esistenza ordine delle parole, se viene alterato non accade profondamente Ultimi canti -▷ L'uomo è naturalmente infelice e ogni tentativo per migliorare le condizioni materiali della vita è inutile progresso scientifico e libertà politica non servono a nulla È colpa della natura che ha fatto gli uomini all'infelicità Ultimi due canti: "il tramonto della luna" e "la ginestra o il fiore del deserto" LE OPERETTE MORALI Idea nel 1820 Nello Zibaldone ci sono le prime idee che ha avuto di scrivere qualcosa in forma dialogica e con intento satirico Nella satira si può mettere tutto, Stili e argomenti diversi 1824-27: periodo in cui le operette morali appaiono in stampa Dialoghi che comprendono due argomenti condizione umana 1827 anche Manzoni aveva pubblicato la prima edizione de I promessi sposi attualità Modelli per il dialogo: Gli uomini sono infelici sotto ogni forma di governo Anno in cui si passa dal bello al vero filosofico ● Vizi dell'uomo infelicità indifferenza della natura ● noia inesistenza di Dio stesso periodo ma sono diametralmente opposti • contro lo spirito del secolo (romanticismo) contro la decadenza dei costumi sciocco orgoglio per i progressi raggiunti Luciano di samosata (autore greco) ● Platone ● Voltaire -Argomentazioni opposte però Due tipi: Dai primi due prende la forma di dialogo, da voltaire prende il carattere dissacrante Stile: Manzoni scriveva periodi molti lunghi pieni di subordinate ecc caduta delle illusioni obiettivo di pare satira piuttosto che presentare una propria teoria Leopardi fa l'opposto ● PARATASSI (contrario di ipotassi): periodi brevi, con poche subordinate, al massimo coordinate ● va dritto al punto vuole trasmettere un messaggio, non raccontare una storia Dialoghi serrati e divertenti • Personaggi vengono coinvolti Non sono costruiti (inventati) Dà anima a cose inanimate (personificazioni) • Personaggi reali ma passati (già morti) STRANIAMENTO: non siamo portati a immedesimarci, ci si sente distanti ES Luna, Terra ecc Punto di vista inatteso, si vede una situazione da lontano T 3 n Ascolto Is versi: sonetto + 1 C> scovolco / andare oltre alla tradizione / barriera Polisink to Rollenta il vitmo, Sintessi: elenco Povole lunghe Enjombenant L anche la poesia scivola oltre l'endecasillobo ↓ oltre il limite > vicordo di quell'esperienta e penso all'elernita- (passato e present) L'infinito In questa esperienza di Puge dai limiti annega L> naufragio placevole da Canti, XII Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati 5 spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete 2 io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voces Appena sento il vento frusciare su queste plante, inizio a paso vo comparando: e mi sovvien l'eterno, al che no immaginato prima e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa metafora immensità s'annega il pensier mio: continuata e il naufragar m'è dolce in questo mare. Spazio circoscritto e veok -> idilli Questo è il testo più famoso di Leopardi e forse dell'intera letteratura italiana. Di certo si presta bene a simboleggiare ciò che intendiamo normalmente per poesia: un testo breve, in cui il poeta parla in prima persona, ascolta il proprio cuore ed esprime le proprie sensa- zioni. L'infinito risale alla primavera-autunno del 1819; venne pubblicato, insieme agli altri idilli, sei anni dopo, nel 1825, sulle pagine del periodico milanese <<Nuovo Ricoglitore>>. Caspar David Friedrich, Paesaggio boemo, 1810 ca. Metro: endecasillabi sciolti. non ha e preciso Sparta pero all'indefinito e indeterminato, da cio che c'e- si possa cio che puo essere solo immaginato 1. ermo: solitario. 2-3. da tanta ... esclude: impedisce che lo ļ siepe blocca la vista (limite, bawiera) "HA" Conversativa Povle) immagina interminabili spazi Annegare il latino aveva vari verbi per esprimere il significato di "uccidere": tra questi occidere (da cui deriva appunto la parola italiana) e necare, che non ha avuto continuatori in italiano. O meglio, ne ha avuto uno nella forma prefissata ad + necare, da cui annegare skesso po= (in francese noyer, in spagnolo anegar), vola con Pouma diversoche ha preso il significato più ristretto presenza dell' Io di "uccidere nell'acqua", nonché di livico, esperienta "affogare". Per metafora, si dice ancor molto personale oggi "annegare i dispiaceri nel vino"; ma si intende che il più celebre (e memorabile) tra gli usi metaforici del verbo è proprio quello leopardiano: il pensiero che annega nell'immensità. -> tante "a", vocoli opevle che Porno aprire la visone parole brai poliptoto > parola semplice e comune sguardo abbracci gran parte dell'orizzonte più lontano (ultimo). 4. mirando: contemplando; interminati: senza fine. Uso di aggettivi e pranoni dimostrativi > esperienza concreta relegata a quel particolare luogo quello/quella -> cose lontone in tempo e spazio (> esperienza lo porta lontano, fuori dal presente 5. di là da quella: al di là della siepe. 7. nel pensier mi fingo: immagino con il pensiero, mi costruisco l'immagine men- tale; ove: in quegli spazi, in quei silenzi e in quella quiete. 8. il cor non si spaura: il mio cuore non ri- mane annientato dalla paura; come: quando. 9. stormir: rumoreggiare producendo un fruscio. 9-11. io quello ... comparando: io faccio il paragone tra quel silenzio senza fine e questa voce del vento. 11. mi sovvien: mi viene in mente, inizio a pensare a. 12. le morte stagioni: le stagioni passate, il passato. 12-13. la presente ... lei: il presente (la sta- gione presente) e i suoni del presente. 15. il naufragar ... mare: il naufragio del pensiero nel mare dell'infinito è dolce, pia- cevole; dal punto di vista retorico, quest'e- spressione è un epifonema, cioè una frase sentenziosa che è posta a conclusione di un discorso, per renderlo più solenne e memorabile. Visione notturna viporta l'io livico ad una visione passata > ciclicita della luna -> ciclicita delle visioni co che non e- combiota e- la condizione di *oba allocuzione + aggettivo di affetto + agg. possessivo Si conoscono Cinterlocutrice abituale) Analisi e interpretazione di un testo letterario italiano Allocutione divelta + aggettivo (s: vivolge direttamente alla luna) Giacomo Leopardi Alla luna dai Canti le da del tu Inizione con un 5 I tuo volto m: appariva agli occh: webuloso e tremulo a causa del planto cordial come oppare grad: to hel tempo della giovinezza Il tempo passato anche se tvisle e il termento conti- 15 nua, quando la speranza e lunga e la memoria breve (poch. ricordi) incantevole Fbenigna accresce l'intimita del vapporto O graziosa' luna, io mi rammento che, or volge l'anno, sovra questo colle³ io venia pien d'angoscia a rimirarti: bosc d e tu pendevi* allor su quella selva siccome or fai, che tutta la rischiari. luna piena Ma nebuloso e tremulo dal pianto che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci³ il tuo volto apparia, che travagliosa era mia vita: ed è, nè cangia stile, 10 *o mia diletta luna. E pur mi giova la ricordanza, e il noverar l'etate appale gradevole. ricordare del mio dolore. Oh come grato occorre nel tempo giovanil, quando ancor lungo la speme e breve ha la memoria il corso, il rimembrar delle passate cose, ancor che triste, e che l'affanno duri!" dolore → COMPRENSIONE E ANALISI 1. Svolgi la parafrasi del componimento. tuttavia trova uno spazio d. piacere Allocuzione o un'opostrafe succede 21 > spesso accompagnata da un aggettivo questo ci porta subito al centro del discorso -> io liv.co motto presente (molt: "0", "mi", "mio") impressione generale di grande parita' tra l'io lir.co → Fraternita con la natura molto ricorrente • Nessuna forma poetica nota (> versi liberi e spesso sciolti volte 2. Individua nel testo gli elementi che permettono di identificare la luna come interlocutrice del poeta. Quale immagine della luna se ne ricava? Quali sentimenti mostra di provare il poeta nei suoi confronti? 3. Nel testo sono riconoscibili i campi semantici del dolore, del piacere, della visione, della "rimembranza". Rintraccia i termini riconducibili a ognuno di essi: quali prevalgono? Qual è dunque il contenuto dominante della lirica? e Primo segno di rottura con la livica precedente (endec. e sone H.) 4. Elabora un tuo commento del testo proposto che sviluppi, in un discorso coerente e or- ganizzato, il tema della «ricordanza», spiegando il rilievo che esso assume nell'opera leo- pardiana e come si colloca nel sistema di pensiero elaborato da Leopardi negli anni della stesura dei Canti. i. graziosa: nel duplice significato di incantevole e benigna. 2. or volge l'anno: circa un anno fa. 3. . questo colle: il monte Tabor nei pres- si di Recanati, il medesimo dell'Infinito («quest'ermo colle»). 4. pendevi: eri sospesa. 5. luci: occhi. 6. mi giova: mi piace, mi è gradita (latini- smo). 7. noverar l'etate: calcolare la durata. 8. Oh come grato occorre: Oh come si presenta gradito. 9. ancor che... duril: anche se tristi, e anche se il tormento perdura! Su 34 hei canti spesso accompagnata dal tema del ricordo clima di agite Pearson Italia S.p.A. lemozione e la luna -> ciclic.ta Pamiliare > si sente vicino alla luna perche anche il suo dolore vitorna 5 A SILVIA 15 Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, linguaggio poetico quando beltà splendea bellezza e sp sfuggenti negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e di gioventù salivi? Pensosa, il limitare visuonavano Sonavan le quiete stanze, e le vie dintorno, tessi twa, cucito al tuo perpetuo canto, 10 allor che all'opre femminili intenta sedevi, assai contenta future inclo di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi così usare il giorno. piacevoli su cui studioNG Io gli studi leggiadri con fatica talor lasciando e le sudate carte, ove il tempo mio primo vispetto scelte trad, e di me si spendea la miglior parte, d'in su i veroni del paterno ostello La preziosismo scelle malologiche Metro: canzone di sei stanze ineguali per lunghezza e formate da endecasillabi e settenari. Per questo metro, che Leopardi riprende da Alessandro Guidi, è invalso il nome di "canzone libera". Le rime non se- guono uno schema prefissato, ma l'ultimo verso rima costantemente con uno dei versi precedenti, mai però con il penulti- mo, per evitare la rima baciata. in uno prima sksuva aveva scritto "balconi" poi vuole impreziosive il lessico 1. rimembri: ti ricordi. 2. quel ... mortale: la giovinezza. 4. fuggitivi: sfuggenti, che non sostengo- no lo sguardo altrui. 5. pensosa: cauta e impensierita. 5-6. il limitare ... salivi: ti avviavi a entra- re nella tua giovinezza. 7. Sonavan: risuonavano. 9. perpetuo: ininterrotto. 10. all'opre femminili intenta: impegna- Ostello Nell'uso odierno, ostello è quasi soltanto quello "della gioventù", ma all'epoca di Leopardi il termine designava qualsiasi luogo (appunto) ospitale in cui era possibile soggiornare («<Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo >>, scrive Dante nel Paradiso, XVII). Il termine deriva dal francese antico ostel (così come ne deriva il moderno hotel o hôtel: la o con accento circonflesso indica appunto la caduta di una s) e l'etimologia è la stessa della parola ospedale: entrambe derivano dal latino hospitale(m), che non era soltanto, com'è oggi, il luogo in cui si ricoverano i malati bensì, più genericamente, il "luogo in cui si alloggiano gli ospiti" (gli hospes). Toponimi come Ospedaletti o Ospitale sono centri in cui anticamente c'era un luogo di accoglienza per stranieri e viandanti. ta nei tuoi lavori femminili (come la tessi- tura, faticosa tela, richiamata al v. 22). 12. vago avvenir: futuro indeterminato, ma anche bello e desiderato. 13. odoroso: profumato; solevi: eri solita. 14. menare: trascorrere. 15. leggiadri: amati. 16. talor: di tanto in tanto; le sudate car- te: i libri che studiavo con fatica. 17-18. ove ... parte: su cui si consumava la mia prima gioventù (il tempo mio primo) e la miglior parte di me e della mia vita. 19. d'in ... ostello: dall'alto degli ampi balconi della casa paterna. 20 porgea gli orecchi al suon della tua voce, ed alla man veloce che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, illuminale del sole,. le vie dorate e gli orti, Due giovani occupati in cose diverse che pero hanno un futuro incerto, guardandolo con speranz > differenza dagli idilli in ai i ricordo parlava giaa 25 30 (> quando ora penso a me da giovane e le speranze che avevo mi serlo acerbo e sconsoloto e torno a provar dolore 35 ->Natura -> idilli: kuna amica, consolotuce 6.& qui qui: ingannatrice la chiama per name ma senza aggettivi possessivi L> 1818: morte di Teresa. 1819: passaggio a varo filosofico 40 Silvia morta e la primavera > rappresentata come presente, eva viva a maggio ed e morta prima che arrivosse l'inverno 45 Le mie speranze movivono subito dopo 50 Il destino ha vegoto ai miei auni la giovine 770 > non l'ha vissula 55 e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice quel ch'io sentiva in seno. dolci Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia la vita umana e il fato! Quando sovviemmi di cotanta speme, tetto. mi preme acerbo e sconsolato, un e tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi? imerno Tu pria che l'erbe inaridisse il verno, in cavabile malattia da chiuso morbo combattuta e vinta, perivi, o tenerella. E non vedevi il fior degli anni tuoi; non ti molceva il core la dolce lode or delle negre chiome, or degli sguardi innamorati e schivi; né teco le compagne ai di festivi ragionavan d'amore. giami movi Anche peria fra poco la speranza mia dolce: agli anni miei anche negaro i fati destino la giovanezza. Ahi come, come passata sei, Speranta cara compagna dell'età mia nova, mia lacrimata speme! 21-22. alla ... tela: alla mano che tesseva rapidamente la tela con fatica. Si noti il parallelismo tra il sintagma faticosa tela e sudate carte (v. 16). 23. Mirava: contemplavo ammirato. 24. dorate: illuminate dal sole; orti: giar- dini. lessico quotidiano 25. e quinci... monte: e da una parte (contemplavo) il mare da lontano (da lungi), dall'altra i monti. Da Recanati si ve- spevon 70-> spene primo eva per poesia e spevente per proso L> Leopard: le usa entramba morts in love destino avverso (sventura). non hai cano Sciuto queste esperienze 40. Tu: Silvia; pria ... verno: prima che l'inverno seccasse l'erba (e fuor di metafo- ra: prima che la maturità facesse cadere le illusioni giovanili). 41. chiuso morbo: una malattia (morbo è latinismo), non manifestatasi se non alla fine (chiuso), quando era ormai incurabile; combattuta e vinta: consumata e uccisa. 43. il fior... tuoi: gli anni della tua piena + variazione giovinezza. (²+ qua non usa speme ricordo (sovviemmi) di una così grande speranza (cotanta speme), un sentimento mi opprime (mi preme), doloroso e senza speranza, e ricomincio a dolermi del mio c'eva wero vigidita dono sia il mare Adriatico sia l'Appennino marchigiano. 26. Lingua mortal: parole umane; non dice: non può esprimere. 27. in seno: nel mio animo. 29. cori: palpiti, sentimenti. 30-31. Quale ... fato!: in che forma splen- dida e allettante ci appariva allora la no- stra vita e il nostro destino! 32-35. Quando ... sventura: quando mi 37-38. non rendi ... allor: non realizzi ciò che prometti in gioventù (allor). 38. di tanto: così tanto. 44-46. non ... schivi: non ti lusingava (molceva) il cuore la dolce lode sia dei tuoi capelli neri sia dei tuoi occhi pieni d'amore e di pudore (schivi). 47-48. né teco ... d'amore: né le amiche nei (ai) giorni di festa parlavano (ragiona- van) d'amore con te (teco). 49-50. Anche ... dolce: di lì a poco (fra poco) moriva (peria) anche la mia dolce speranza. 50-52. agli anni ... giovanezza: il destino (fati) negò la giovinezza anche alla mia vita. 54-55. cara ... speme: cara amica della mia gioventù (età mia nova), mia com- pianta speranza (speranza che mi ha pro- vocato tante lacrime). Il poeta si rivolge alla speranza, che si identifica con l'imma- gine di Silvia. Così anche il participio lacri- mata richiama il pianto, che accompagna la perdita sia della speranza sia della per- sona di Silvia. viprende argament da W. 28 Nel momento in ai appare la verita' to spevania e tu silvia sei caduta e con la mono mostrovi la fredda morle e una tomba 60 vuota > non c'- nulla depo la moule (² primavera che soccombe all'inverno Questo è quel mondo? questi i diletti, l'amor, l'opre, gli eventi onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell'umane genti? All'apparir del vero tu, misera, cadesti: e con la mano la fredda morte ed una tomba ignuda mostravi di lontano. į 56-58. Questo ... insieme?: è dunque Silvio come questo quel mondo da noi vagheggiato? se losse una divmil Sono questi i piaceri (diletti), l'amore, le che sto tra azioni (opre), gli eventi, dei quali (onde) Vivi & work parlammo (ragionammo) insieme tanto a I gli permette di pavlace della morte delle proprie illusioni -> prekes to lungo (cotanto)? 59. Questa ... genti?: questo è dunque il destino degli uomini? 60-61. All'apparir ... cadesti: quando stava per apparire il vero volto della vita, la reale natura delle cose, tu, misera, sei morta (cadesti). Il tu si riferisce, per quan- to si è detto, sia a Silvia sia alla speranza del poeta. 62. ignuda: spoglia, disadorna. T n₂ Leopardi stesso pre pone /ontepone ai suoi versi un versetto tralto dol Vangelo di Giovanni (in greco) > luce = luce divina Luomini la vifiutono Ascolto • Allocuzione = invocatione dichiava la sua posizione > dice che ha compreso cosa sia la luce > espone la sua vevita • locuzione verbale = es "sto per..." ( modulo degli idil: 11 L> parli davanti ad un verbo per cambiare significato > si vivolge a qualcuo direttamente Incipit paesaggistico Allocuzione diretta ad un elemento naturale ↓ lo pospore alla rappresentazione del paesaggio (non primo verso come "Alla luna") presenza della ginestra diventa vicardo dell'impero che fu (romano) 5 IO 15 1836 anno di realizzazione -> non l'ultima ma messa a concludere i "Conti" perché finale del suo percorso 1834 eruzione del vesuvio > lo ispiva La ginestra o il fiore del deserto da Canti, XXXIV costa Qui su l'arida schiena del formidabil monte sterminator Vesevo, o udele albero (lotinismo) (schiena) la quali null'altro allegra arbor né fiore, tuoi cespi solitari intorno spargi, odorata ginestra, Leopardi non fece in tempo a vedere La ginestra pubblicata a stampa. Scritta nel 1836, un anno prima della morte, la poesia fu integrata come ultimo testo (prima della piccola sezione di traduzioni e frammenti) nell'edizione postuma dei Canti, a cura di Antonio Ranieri, stampata da Le Monnier a Firenze nel 1845. È il più lungo e forse il più difficile dei Canti di Leopardi, sia perché il contenuto filosofico "preme" sulla forma, dando origine a << periodi ampi e complessi fino allo stento e all'oscurità, spesso tesi da violente inversio- ni» (M. Fubini); sia, soprattutto, perché La ginestra è, appunto, "carica di pensiero" quanto e più di un trattato, è una meditazione sull'universo e sulla condizione umana. Una medi- tazione sconsolata, interamente negativa, perché - cadute tutte le illusioni - Leopardi sa ormai che tutto ciò che agli uomini è riservato è una «<aspra sorte» e un «<depresso loco >>, cioè una vita meschina trascorsa su quell'« oscuro granel di sabbia» perduto nel cosmo che è la Terra e, dopo la vita, la morte, la sparizione, l'oblio eterno. contenta dei deserti. Anco ti vidi de' tuoi steli abbellir l'erme contrade circondano che cingon la cittade latinismo (padvono) domine mortali un tempo, la qual fu donna Metro: canzone libera di sette strofe, la cui lunghezza è compresa tra i ventuno e i set- tantuno versi (endecasillabi e settenari). Le rime sono rare, ma l'ultimo verso di ogni stanza è sempre rimato con il penultimo o il terzultimo. e del perduto impero (la cilic par che col grave e taciturno aspetto * E gli uomini ... luce: nel Vangelo di Gio- vanni questa frase significa che gli uomini hanno voltato le spalle al vero Dio che si è rivelato; Leopardi le dà un altro significato: gli uomini preferiscono cibarsi di illusioni e fantasie consolatorie piuttosto che af- frontare a occhi aperti la verità su di sé, sul mondo e su ciò che li aspetta dopo la vita. > testimonianza faccian fede e ricordo al passeggero. Or ti riveggo in questo suol, di tristi lochi e dal mondo abbandonati amante, destini/stowe in ogni more to amica e d'afflitte fortune ognor compagna. confone libero, non c'e- schema metrico fine di strofa: 2 versi in vima Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.* Giovanni, III, 19 دیم -> ginestra cresce in cespugli solitori il vesuvio stante piuttosto lunghe 1-7. Qui ... deserti: qui sull'arida pendice (schiena) del terribile (formidabil) monte distruttore (sterminator) Vesuvio (Vese- vo), la quale nessun albero (arbor) o fiore rallegra, odorosa (odorata) ginestra, che ti appaghi (contenta) dei terreni brul- li (deserti), diffondi (spargi) tutt'intorno i tuoi cespugli (cespi) solitari. Formidabil, "che incute paura" (da formido, "paura"), e contenta sono due latinismi. Il Vesuvio è detto sterminator a causa delle sue tra- giche eruzioni, che hanno causato molti morti; le sue pendici sono prive di vege- tazione, a eccezione delle ginestre, piante che crescono anche in zone aride. passato come alla Luna" torna al passclo ->vicordo suscita piaceve -> vichiama l'infinito ↓ e portico S seleziona Ermo Aggettivo quasi esclusivo della poesia, frequente in Leopardi («<Sempre poce podle caro mi fu quest'ermo colle»>, inizia vicoventi L'infinito); è una forma sincopata (nella quale, cioè, è caduta una vocale atona) vicea organi di eremo, dal greco eremos, che significa cita del *"luogo solitario", "deserto" (o popolato, appunto, da eremiti). ↓ libro La alto contenuto filosofico 7-10. Anco... tempo: io ti ho visto ab- bellire con i (de) tuoi steli anche (Anco) le solitarie campagne (erme contrade) che circondano (cingon) la città (Roma) che un tempo fu dominatrice (donna) di tutti gli uomini. 11-13. e del ... passeggero: e sembra (par) che (le contrade, v. 8) con il loro aspetto severo (grave) e silenzioso (taciturno) te- stimonino e ricordino (faccian fede e ricor- do) al viandante (passeggero) l'impero (di Roma) ormai andato in rovina (perduto). 14-16. Or... compagna: ora ti rivedo (riveggo) in questo suolo (del Vesuvio), amante dei luoghi (lochi) tristi e abbando- nati dal mondo e capace di rimanere sem- pre vicino (ognor compagna) alle grandez- ze scomparse (afflitte fortune). Passoli vemoti per tornare ad un passato lontano e anche percepito come finito Passalo lessico della bellezza Presente vicarenza del tema dell'avidita * eruzione del 79 d.c. scoperta di Pompei ed Evcolono contemporanea a Leopardi 20 (compi) 25 Profumo della ginestra consola questo paesaggio avido 35 ivonico 30 modo ivonico uomo non e padrone 40 della natura madhe dhe nutre e bosta, non incoraggia quello che pensa' dowero 45 50 Questi campi cosparsi di ceneri infeconde, e ricoperti dell'impietrata lava, vimbamba che sotto i passi al peregrin risona; dove s'annida e si contorce al sole la serpe, e dove al noto toro velle vil torna il coniglio; cavernoso fur liete ville e colti, E felici collus *** > ville vamone = residente di compagna e biondeggiàr di spiche, e risonaro di muggito d'armenti; fur giardini e palagi, agli ozi de' potenti -> ozio = tempo dedicato a se stessi, non agli affavi ospitalita gradito ospizio; e fur città famose che coi torrenti suoi l'altero monte * dall'ignea bocca fulminando oppresse con gli abitanti insieme. Or tutto intorno Vovina e presente una ruina involve, Allocuzione divella dove tu siedi, o fior gentile, e quasi i danni altrui commiserando, al cielo di dolcissimo odor mandi un profumo, che il deserto consola. A queste piagge venga colui che d'esaltar con lode esseri il nostro stato ha in uso, e vegga quanto è il gener nostro in cura -> gatto di cura / tutela all'amante natura. E la possanza qui con giusta misura anco estimar potrà dell'uman seme, cui la dura nutrice, ov'ei men teme, con lieve moto in un momento annulla in parte, e può con moti poco men lievi ancor subitamente annichilare in tutto. (> proverbio lui non e' d'accordo 17-20. Questi risona: questi campi, cosparsi di ceneri sterili (infeconde) e rico- perti di lava indurita fino a diventare pietra (impietrata) che rimbomba (risona) sotto i passi del viandante (peregrin). 21-23. dove ... coniglio: dove la serpe si nasconde (s'annida) e si contorce al sole e dove il coniglio torna alla sua nota tana (noto covil) scavata nel terreno (cavernoso). 24-26. fur... d'armenti: qui furono città felici (liete ville) e campi coltivati (colti), e questi furono biondi per le spighe (bion- deggiar di spiche) e risuonarono del muggi- to degli animali al pascolo (armenti). 27-29. fur... ospizio: furono giardini e pa- lazzi (palagi), gradevole soggiorno (gradito profumo dall'aroma dolcissimo (di dolcis- simo odor), che consola il terreno brullo (deserto) del Vesuvio. 37-41. A queste ... natura: a queste pen- dici (piagge) venga colui che ha l'abitudine (ha in uso) di innalzare con lodi la nostra condizione umana, e osservi (vegga) quan- to il nostro genere umano sia considerato (è in cura) dalla natura, madre amorevole (amante). Questa considerazione, rivolta a quegli ottimisti che esaltano l'uomo in quanto essere privilegiato, è detta con iro- nia: si intende quindi il contrario. natura puo eliminare parte del genere umano con movimenti lievi, e con 41-48. E la ... tutto: e qui potrà anche altvi meno valutare equamente (con giusta misura) lievi annullarlo il potere (possanza) del genere umano completamente (uman seme), che (cui) la natura crudele e matrigna (dura nutrice), nel momento in cui egli (l'uomo) meno ne ha timore (ov'ei men teme), con un lieve sommovimento (della terra) può in un attimo distruggere (annulla) in parte, oppure con un sommo- vimento meno lieve può, all'improvviso (subitamente), distruggere totalmente (an- nichilare in tutto). Dipinte in queste rive son dell'umana gente vaggiunge progresso / in miglioramenti le magnifiche sorti e progressive. ospizio) per gli ozi dei potenti. Gli ozi sono gli otia latini, cioè il tempo libero dalle at- tività politiche. Palagio È una variante arcaica e letteraria di palazzo, ancora in uso soltanto a Firenze per designare alcuni grandi edifici della città (per esempio il Palagio dei Capitani di Parte Guelfa). Il termine palazzo deriva dal nome di uno dei sette colli di Roma, il Palatino (Palatium), sul quale risiedeva l'imperatore: da tale residenza è derivato poi il significato oggi corrente di "abitazione sontuosa". Da palatium viene anche il nome dei conti palatini (comes palatinii), cioè di quegli aristocratici che vivevano alla corte di Carlo Magno e lo servivano come ministri, nonché il nome dei paladini, che erano i baroni del regno distintisi nelle guerre contro i Saraceni e ammessi nella cerchia ristretta dei familiari di Carlo. 29-32. e fur... insieme: e furono città fa- mose che il superbo monte (Vesuvio), con i suoi torrenti (di lava), gettando improvvi- samente lapilli (fulminando) dalla sua bocca di fuoco (ignea), distrusse insieme con i loro abitanti. Il riferimento è all'eruzione del 79 d.C., che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia. 32-37. Or ... consola: oggi una medesima desolazione (ruina) coinvolge (involve) tut- to il territorio circostante (tutto intorno), in cui tu cresci (siedi), o fiore nobile, e, come se volessi commiserare (quasi commiserando) le sventure (danni) altrui, emani al cielo un 49-51. Dipinte ... progressive: su queste pendici (rive) sono ritratti (Dipinte) il magni- fico destino (magnifiche sorti) e il continuo miglioramento (progressive) dell'umanità (umana gente). Leopardi, sarcasticamente, spiega con una nota perché il v. 51 (che oggi è diventato quasi un proverbio) è stampato in corsivo: <<Parole di un moderno, al quale è dovuta tutta la loro eleganza». Il moderno è il poeta, filosofo e uomo politico Terenzio Mamiani (1799-1885), cugino per parte ma- terna di Leopardi, il quale ne tace il nome, ma fa capire di essere in totale disaccordo con lui: il destino dell'uomo non è né magni- fico né destinato a un reale progresso. Stanza interamente dedicata alla filosofia C> filosofia spiritualista: moda superba e sciocca 55 60 65 70 Filosofia precedente =vazionalismo illuminista ↓ ci aveva fatto visorgere dalle barbavie 75 80 Qui mira e qui ti specchia, secol superbo e sciocco, che il calle insino allora dal risorto pensier segnato innanti abbandonasti, e volti addietro i passi, del ritornar ti vanti, e procedere il chiami. Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti, di cui lor sorte rea padre ti fece, vanno adulando, ancora ch'a ludibrio talora t'abbian fra se. Non io con tal vergogna scenderò sotterra; ma il disprezzo piuttosto che si serra di te nel petto mio, mostrato avrò quanto si possa aperto: ben ch'io sappia che obblio -> tutti seguono questa filosofia trane lui preme chi troppo all'età propria increbbe. Di questo mal, che teco mi fia comune, assai finor mi rido. Libertà vai sognando, e servo a un tempo vuoi di novo il pensiero, sol per cui risorgemmo della barbarie in parte, e per cui solo si cresce in civiltà, che sola in meglio guida i pubblici fati. Così ti spiacque il vero dell'aspra sorte e del depresso loco che natura ci diè. Per questo il tergo vigliaccamente rivolgesti al lume che il fe' palese: e, fuggitivo, appelli vil chi lui segue, e solo magnanimo colui 52-58. Qui ... chiami: guardati e specchia- ti qui (in questi luoghi desolati), secolo superbo e stolto, che hai abbandonato la via (calle) fino a qualche tempo fa tracciata davanti (a te) dal pensiero che si è innalzato (risorto) dopo secoli di avvilimento e, volti indietro i passi, ti vanti di tornare indietro e anzi lo chiami "andare avanti", progresso (procedere). Il XIX secolo è definito superbo e sciocco perché, con un ottimismo senza fondamento, esalta il progresso dell'uma- nità, voltando le spalle alla tradizione di 85 che se schernendo o gli altri, astuto o folle, fin sopra gli astri il mortal grado estolle. L> chi non e' d'accordo e destinato ad essere dimenticato (folsa modestia) pensiero sensistica e materialistica che dal Rinascimento era andata sviluppandosi sino al Settecento. 59-63. Al tuo ... se: di fronte alla tua stol- tezza (pargoleggiar) tutti gli intellettuali (gl'ingegni tutti), di cui il loro destino mal- vagio (sorte rea) ti ha reso padre, ti adulano in continuazione, per quanto (ancora ch') talvolta tra sé e sé (fra se) ti disprezzino (a ludibrio t'abbian). Si intende che gli uomini di cultura si adeguano per opportunismo a un certo modo di pensare comune. 63-64. Non io... sotterra: io non morirò macchiato da quel tipo di ipocrisia vergo- gnosa. 65-67. ma... aperto: ma piuttosto avrò mostrato (prima di morire), nel modo più esplicito (quanto si possa aperto), il di- sprezzo che nutro nei tuoi confronti e che è chiuso nel mio petto. 68-69. ben... increbbe: per quanto io sappia che la dimenticanza (obblio) incal- za (preme) chi non piacque (increbbe) al proprio tempo, cioè ai propri contempo- ranei. -> viprende frase iniziale di abbandono della 72-77. Libertà ... fati: vai cercando la luce (vazionalis.) libertà, eppure nello stesso tempo (a un per le tenebre tempo) vuoi che torni di nuovo schiavo (spiritualismo) il pensiero (quello risorto, v. 55), grazie al quale risorgemmo parzialmente dalla bar- barie, e grazie al quale, soltanto, aumenta la civiltà, la sola che guida verso il miglio- ramento (in meglio) i destini comuni degli uomini (pubblici fati). 78-80. Così... diè: a tal punto (Così) ti spiacque la verità (vero), cioè il destino duro (aspra sorte) e la condizione bassa (depresso loco) che la natura ha affidato all'uomo. 70-71. Di questo ... rido: di questo male (l'obblio, v. 68), che condivido (letteral- mente "sarà comune") con te (riferito al secol superbo e sciocco, v. 53), fin d'ora mi importa poco (mi rido). Leopardi e il XIX secolo sono destinati a essere dimenticati per motivi diversi: il poeta perché si è op- posto alle correnti di pensiero dominante, tradendo le aspettative dei suoi contem- poranei; il XIX secolo perché è destinato a non produrre nulla che sia degno di me- moria. 80-86. Per... estolle: per questo moti- vo hai vigliaccamente voltato le spalle (il tergo) alla luce (lume, cioè il pensiero il- luministico) che ti ha rivelato la verità (il vero, v. 78): e, mentre sei in fuga (fuggitivo), chiami (appelli) vile chi segue quella luce e coraggioso (magnanimo) solo chi, pren- dendo in giro (schernendo) se stesso e gli altri, per astuzia o stupidità (astuto o folle), innalza (estolle) fin sopra le stelle la condi- zione umana (il mortal grado). Risponde a "chi e l'uomo nobile?" 90 sprezzonte 95 Alitote: nobile non crede che sia Ima stol to, chi e cresciuto di sofferenze e dice di essere nato per il piacere e viempie le sue carte orgoglio Petido. 100 Promettendo sulla Terra destini eccelsi e nuove felicita- che sia cielo e tera ignorano C> appena arriva u lev_105 vemoto di questi popoli (a cui promeHele) non ci Vicordeveno Nobile natura consiste in chi si dimostra forle nelle sofferenze e non accresce la sua miseria con odio e iva, incolpondo gli altri IIO * non nuocer e-nobile L>islandese 115 > si deve viconoscere 120 la propria fragilita e non danneggiare gli altri Si cleve dove la colpa alla notura che overdoci partoviti e'madre ma ha voluto essere matrigna 125 Uom di pove che sia dell'alma generoso ed alto, si definisce o stima non chiama se né stima ricco d'or né gagliardo, vigorosa e di splendida vita o di valente stato e membra inferme persona infra la gente non fa risibil mostra; mendicante / bisognoso ma se di forza e di tesor mendico vedere nomina beni lascia parer senza vergogna, e noma parlando, apertamente, e di sue cose fa stima al vero uguale. Magnanimo animale non credo io già, ma stolto, quel che nato a perir, nutrito in pene, dice, a goder son fatto, e di fetido orgoglio paragone/metafora empie le carte, eccelsi fati e nove felicità, quali il ciel tutto ignora, non pur quest'orbe, promettendo in terra a popoli che un'onda di mar commosso, un fiato d'aura maligna, un sotterraneo crollo distrugge sì, che avanza 87-93. Uom... mostra: un uomo di umili condizioni (di povero stato) e dal corpo ma- lato (membra inferme), che abbia un animo (alma) nobile e profondo, non si giudica né si ritiene ricco d'oro né robusto e forte nel fisico (gagliardo) e non fa ridicola esibizione (risibil mostra) alle persone (infra la gente) di una vita sontuosa (splendida) o di un corpo robusto (valente persona). chiasmo a gran pena di lor la rimembranza. Nobil natura è quella che a sollevar s'ardisce gli occhi mortali incontra contro L> va guardato in faccia e vicono- che e- al comun fato, e che con franca lingua, sciuto per quel (commosso), una pestilenza causata da nulla al ver detraendo, aria contagiosa (fiato d'aura maligna), un terremoto (sotterraneo crollo) possono distruggere al punto che (sì, che) a mala pena (a gran pena) di loro resti il ricordo (rimembranza). confessa il mal che ci fu dato in sorte, e il basso stato e frale; quella che grande e forte mostra se nel soffrir, né gli odii e l'ire fraterne, ancor più gravi d'ogni altro danno, accresce alle miserie sue, l'uomo incolpando del suo dolor, ma dà la colpa a quella che veramente è rea, che de' mortali madre è di parto e di voler matrigna. Chiasmo -> non dobbiamo accettare passivamente il nostro destino di movle 94-97. ma... uguale: ma, senza vergo- gna, accetta di mostrarsi privo (mendico) di forza e di sostanze economiche (tesor), gnanimo) ma stolto quell'essere vivente (animale) che, nato per morire (a perir) e nutrito di sofferenze (pene), dice: "io sono stato creato per provare piacere (a goder son fatto)", e riempie (empie) gli scritti (le carte) di un orgoglio sporco (fetido), pro- mettendo sulla terra meravigliosi destini (eccelsi fati) e straordinarie (nove) felicità - quali non solo (non pur) la terra (orbe) ma tutto il cielo ignora a popoli che le onde del mare messo in movimento e in questo modo (cioè mendico), aperta- mente, chiama se stesso, e giudica (fa sti- ma) le proprie cose per quanto esse dav- vero valgono (al vero uguale). 98-110. Magnanimo... rimembranza: io non considero (credo) nobile (Ma- 111-117. Nobil... frale: nobile creatura (natura) è quella che ha il coraggio (s'ar- disce) di alzare gli occhi mortali verso (in- contra) il comune destino (fato) e che con parole sincere (franca lingua), non sottra- endo (detraendo) nulla al vero, riconosce (confessa) il male che ci è stato dato in sorte e la nostra condizione umana (stato) umile (basso) e fragile (frale). 118-125. quella ... matrigna: (Nobil natu- ra, v. 111) è quella che si mostra grande e forte nelle sofferenze e non aggiunge (ac- cresce) alle sue proprie miserie l'odio e l'ira fraterni (contro gli altri uomini), che sono ancora più gravi di ogni altro patimento (danno), accusando (incolpando) gli altri uomini (che invece gli sono fratelli) del suo dolore, ma (al contrario) dà la colpa a colei (la natura) che è veramente col- pevole (rea), che è madre dei mortali per quanto riguarda la nascita (di parto), ma è matrigna (cioè crudele) per come si com- porta (di voler) nei confronti dell'uomo. pensando l'umanita mita e gia organizzata contro la natura, vitiene tutti gli uamini fratelli 130 tutti fra sé confederati estima gli uomini, e tutti abbraccia con vero amor, porgendo valida e pronta ed aspettando aita negli alterni perigli e nelle angosce della guerra comune. Ed alle offese per attaccare i propri fratelli, dell'uomo armar la destra, e laccio 135 E' da stolti armarsi Icone attaccare gli alleati al vicino ed inciampo, quando i nemici arrivono stolto crede così qual fora in campo 140 145 150 Sciacce77e su cul si Penda il popolo, come chi sta 155 in piedi su un luogo non sicuro uomo nobile Costei chiama inimica; e incontro a questa congiunta esser pensando, siccome è il vero, ed ordinata in pria l'umana compagnia, 160 cinto d'oste contraria, in sul più vivo incalzar degli assalti, gl'inimici obbliando, acerbe gare imprender con gli amici, e sparger fuga e fulminar col brando infra i propri guerrieri. Così fatti pensieri evidenti quando fien, come fur, palesi al volgo, e quell'orror che primo contra l'empia natura strinse i mortali in social catena, porre fratellanza fia ricondotto in parte cowelle779 vera da verace saper, l'onesto e il retto conversar cittadino,-istition e giustizia e pietade, altra radice chez avranno allor che non superbe fole, ove fondata probità del volgo così star suole in piede quale star può quel ch'ha in error la sede. 126-135. Costei... comune: (Nobil na- tura, v. 111) considera (chiama) questa (la natura) nemica e, pensando secondo verità (siccome è il vero) - che la socie- tà umana (umana compagnia) sia unita insieme (congiunta) e organizzata (ordi- nata) fin dall'origine (in pria) contro (in- contro) di essa (cioè la natura), considera (estima) gli uomini tutti alleati (confede- rati) fra loro e tutti abbraccia con vero amore, porgendo e aspettando un aiuto (aita) valido (valida) e immediato (pron- ta) negli alterni pericoli (perigli) e nelle Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto indurato, e par che ondeggi, angosce della guerra comune (quella contro la natura). 135-144. Ed alle ... guerrieri: e crede sia stolto prendere le armi (armar la destra) contro le offese degli altri uomini e predi- sporre (porre) trappole (laccio) e inganni (in- ciampo) al proprio vicino, così come sarebbe (così qual fora) stolto (lo fora, "lo sarebbe") in un campo circondato da un esercito ne- mico (oste contraria), proprio nel momento degli assalti più violenti (in sul più vivo incal- zar degli assalti), dimenticando (obbliando) i nemici, iniziare (imprender) aspre battaglie (acerbe gare) contro gli amici, e metterli in fuga (sparger fuga) e fare strage con la spada (fulminar col brando) tra i propri soldati (in- fra i propri guerrieri). 145-146. Così ... volgo: quando queste idee (pensieri) saranno note (fien palesi), come furono in passato (cioè ai primordi dell'umanità), a tutto il popolo (al volgo). 147-151. e quell'orror... saper: e (quan- do) quella paura (della natura, cioè dei feno- meni naturali), che per prima (primo) fece stringere gli uomini in un patto sociale (so- cial catena) contro la natura malvagia (em- pia), sarà rinnovata (fia ricondotto) in parte (cioè nei suoi aspetti migliori) da una cultura veritiera (verace saper). L'orror nell'uomo pri- mitivo era irrazionale e può essere ripristina- to nell'uomo moderno solo in parte, su una base razionale: gli uomini moderni devono coalizzarsi, cioè, per combattere non forze misteriose che li terrorizzano (come hanno fatto i primitivi) ma forze naturali che cono- scono benissimo, e che tuttavia restano ostili all'uomo. 151-157. l'onesto ... sede: allora l'onestà (onesto) e la rettitudine (retto) delle istitu- zioni politiche (conversar cittadino), la giu- stizia e la pietà avranno una ben diversa base (radice) rispetto alle superbe scioc- chezze (fole, cioè i miti del progresso e le credenze religiose), fondandosi sulle quali (ove fondata) l'onestà del popolo (probi- tà del volgo) si regge (star suole) in piedi, come si può reggere qualcosa che è basato (ha la sede) sull'errore. 158-161. Sovente ... notte: spesso la not- te siedo (seggo) in questi luoghi (rive), che, ridotti a deserto, l'onda di lava solidificata (indurato) riveste di nero (a bruno veste), e sembra che ondeggi (increspata come la su- perficie del mare). Si viloma al presente e all'abitudine dell'io livico Riflession sul cosmo se visti da lontano, l'uomo e il sistema solare sovebleero piccolissimi (₂ (> falso che l'universo 165 Sia Palto per l'uomo 170 180 185 seggo la notte; e su la mesta landa in purissimo azzurro veggo dall'alto fiammeggiar le stelle, cui di lontan fa specchio 200 il mare, e tutto di scintille in giro per lo vóto seren brillare il mondo. E poi che gli occhi a quelle luci appunto, ch'a lor sembrano un punto, sconosciuto è del tutto; e quando miro 175 quegli ancor più senz'alcun fin remoti e sono immense, in guisa che un punto a petto a lor son terra e mare veracemente; a cui l'uomo non pur, ma questo globo ove l'uomo è nulla, nodi quasi di stelle, ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo e non la terra sol, ma tutte in uno, del numero infinite e della mole, con l'aureo sole insiem, le nostre stelle o sono ignote, o così paion come essi alla terra, un punto di luce nebulosa; al pensier mio che sembri allora, o prole dell'uomo? E rimembrando il tuo stato quaggiù, di cui fa segno il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte, che te signora e fine credi tu data al Tutto, e quante volte 190 favoleggiar ti piacque, in questo oscuro granel di sabbia, il qual di terra ha nome, per tua cagion, dell'universe cose scender gli autori, e conversar sovente co' tuoi piacevolmente, e che i derisi 195 sogni rinnovellando, ai saggi insulta fin la presente età, che in conoscenza ed in civil costume sembra tutte avanzar; qual moto allora, mortal prole infelice, o qual pensiero verso te finalmente il cor m'assale? Non so se il riso o la pietà prevale. 161-166. e su ... mondo: e nel cielo limpi- dissimo (in purissimo azzurro) vedo (veggo) fiammeggiare dall'alto sulla landa desolata (mesta) le stelle, alle quali da lontano il mare fa specchio, e attraverso l'aria vuota e sere- na (per lo vóto seren) (vedo) tutto intorno il mondo brillare di scintille. 167-174. E poi ... tutto: e dopo che fisso (appunto) gli occhi su quelle luci, che sem- brano a loro (agli occhi del poeta) un punto, e invece sono immense, tanto che (in guisa che) davvero (veracemente) la terra e il mare sono un punto al loro confronto (a petto a lor); ai quali (astri) è sconosciuto del tutto non solo (non pur) l'uomo, ma anche questo pianeta (globo) dove l'uomo è nulla. 174-185. e quando ... dell'uomo?: e quando contemplo (miro) quegli ammas- si di stelle che sembrano nodi (nodi quasi di stelle) ancor più infinitamente lontani (senz'alcun fin remoti), che a noi sembra- no nebbia, a cui non solo l'uomo e la terra, ma le nostre stelle, considerandole tutte insieme (tutte in uno), infinite per nume- ro e per dimensione (mole), insieme con il sole dorato (aureo), o sono sconosciute o appaiono così come essi (nodi di stelle) appaiono alla terra, e cioè un punto di luce sfuocata (nebulosa); allora, o genere umano (prole dell'uomo), che cosa sembri al mio pensiero? 185-187. E rimembrando... premo: e ri- cordando la tua condizione quaggiù (sulla terra), della quale il suolo che io calpesto (premo) è testimonianza veritiera (fa se- gno). L'uomo è polvere, come dice la Bib- bia: «pulvis es et in pulverem reverteris >>, << polvere tu sei e in polvere tornerai »> (Ge- nesi 3,19). 187-189. e poi ... Tutto: e (ricordando) poi, dall'altra parte, che tu (prole dell'uo- mo, vv. 184-185) credi di essere stata asse- gnata come dominatrice (signora) e come fine ultimo dell'universo (Tutto); signora è concordato con prole (v. 184). 189-194. e quante ... piacevolmente: e (ricordando) quante volte ti piacque inven- tare favole (favoleggiar), secondo le quali i creatori (autori) dell'universo (universe cose) sarebbero scesi per te (per tua cagion) in questo oscuro granello di sabbia, che si chiama terra, e spesso avrebbero conversato piacevolmente con i tuoi antenati (co' tuoi). 194-198. e che... avanzar: e (ricordando) che persino (fin) il secolo attuale (la presen- te età), che sembra sopravanzare (avanzar) tutte le epoche passate per conoscenze e per civiltà, insulta i saggi, rinnovando (rinnovel- lando) quelle favole già derise (derisi sogni). I sogni sono le credenze cristiane, che nel Set- tecento erano state derise dall'Illuminismo e ricondotte al loro valore relativo, ma nell'Ot- tocento erano tornate a prevalere nella sto- ria delle idee e nella filosofia della storia. 198-201. qual moto ... prevale: quale sentimento (moto) dell'animo, allora, qua- le pensiero, o genere umano infelice, alla fine (finalmente) riempie il mio cuore? Non so se prevale il riso (per la superbia dell'uomo) o la pietà (per il destino mise- revole che lo attende). Fvulto maturo che cade su in formicaio lo distrugge (> come il Vesuvio distrusse gli uomini La natura non ha più preoccupazione dell'uomo che clella formica ·(> sono uguali ľ Come d'arbor cadendo un picciol pomo, cui là nel tardo autunno maturità senz'altra forza atterra, 205 d'un popol di formiche i dolci alberghi, cavati in molle gleba se le stragi awagano più vavanele agli uomini e pevche gli uomini Siono di meno (si riproducono mero) 210 215 220 225 230 235 con gran lavoro, e l'opre e le ricchezze che adunate a prova con lungo affaticar l'assidua gente avea provvidamente al tempo estivo, schiaccia, diserta e copre in un punto; così d'alto piombando, dall'utero tonante scagliata al ciel profondo, di ceneri e di pomici e di sassi notte e ruina, infusa di bollenti ruscelli, o pel montano fianco furiosa tra l'erba di liquefatti massi e di metalli e d'infocata arena scendendo immensa piena, le cittadi che il mar là su l'estremo lido aspergea, confuse e infranse e ricoperse in pochi istanti: onde su quelle or pasce la capra, e città nove sorgon dall'altra banda, a cui sgabello son le sepolte, e le prostrate mura l'arduo monte al suo piè quasi calpesta. Non ha natura al seme dell'uom più stima o cura che alla formica: e se più rara in quello che nell'altra è la strage, non avvien ciò d'altronde fuor che l'uom sue prosapie ha men feconde. 202-212. Come ... punto: come cadendo dall'albero un piccolo frutto (pomo), che in quel momento (là) la maturazione (ma- turità), senza l'intervento di un'altra forza (senz'altra forza), fa precipitare (atterra) in autunno inoltrato (nel tardo autunno), schiaccia, distrugge (diserta) e copre in un attimo (in un punto) le care tane (dolci al- berghi) di una colonia (un popol) di formi- che, scavate (cavati) con gran lavoro nel- la terra molle (in molle gleba), e il lavoro compiuto (opre) e le provviste (ricchezze) che quella specie (gente) tenace (assidua, latinismo) aveva previdentemente (prov- vidamente) radunate (adunate), facendo a gara (a prova), con estenuante fatica (con lungo affaticar) durante l'estate. 212-217. così... ruscelli: allo stesso modo (così) piombando dall'alto un ammasso rovinoso e scuro (notte e ruina) di cene- ri, lapilli e sassi, accompagnato (infusa) da ruscelli di lava bollente, scagliato nell'alto del cielo (al ciel profondo) dalle viscere del- la terra (utero) che risuonano con violenza (tonante). Nei versi 212-217 viene descritta un'eruzione vulcanica simile a quella che nel 79 d.C. distrusse la città di Pompei. 218-226. o pel... istanti: oppure una pie- na senza fine (immensa) di massi liquefatti e di metalli e di sabbia (arena) infuocata, scendendo con furia (furiosa) tra l'erba lungo il pendio della montagna (pel mon- tano fianco), sconvolse (confuse), distrusse (infranse) e ricoprì in pochi istanti le città che il mare bagnava (aspergea) là sul limite del litorale (su l'estremo lido). Nei versi 218- 226 viene descritta una devastazione simi- li a quella che toccò alla città di Ercolano raggiunta dalla lava nel 79 d.C. 226-230. onde ... calpesta: per questo motivo (onde) su quelle (città) ora pasco- la (pasce) la capra, e nuove città sorgono dall'altro lato (dall'altra banda), alle quali le (città) distrutte (sepolte) fanno quasi da base (sgabello) e il monte alto (arduo) sembra quasi calpestare le mura abbattu- te (prostrate) che si trovano alle sue pen- dici (al suo piè). 231-236. Non ... feconde: la natura non ha per il genere umano (seme dell'uom) più considerazione (stima) o interesse (cura) di quanta ne abbia per le formiche; e se le stragi nel genere umano (in quel- lo) sono più rare di quelle tra le formiche (nell'altra), ciò non capita (non avvien) se non per il fatto che (d'altronde fuor che) l'uomo ha una discendenza (sue prosa- pie) meno ampia (men feconde) rispetto a quella delle formiche. 240 245 250 255 260 Ben mille ed ottocento anni varcàr poi che spariro, oppressi dall'ignea forza, i popolati seggi, e il villanello intento ai vigneti, che a stento in questi campi nutre la morta zolla e incenerita, ancor leva lo sguardo sospettoso alla vetta fatal, che nulla mai fatta più mite ancor siede tremenda, ancor minaccia a lui strage ed ai figli ed agli averi lor poverelli. E spesso il meschino in sul tetto dell'ostel villereccio, alla vagante aura giacendo tutta notte insonne, e balzando più volte, esplora il corso del temuto bollor, che si riversa dall'inesausto grembo su l'arenoso dorso, a cui riluce di Capri la marina e di Napoli il porto e Mergellina. E se appressar lo vede, o se nel cupo del domestico pozzo ode mai l'acqua fervendo gorgogliar, desta i figliuoli, desta la moglie in fretta, e via, con quanto di lor cose rapir posson, fuggendo, vede lontan l'usato suo nido, e il picciol campo, 265 che gli fu dalla fame unico schermo, preda al flutto rovente, che crepitando giunge, e inesorato durabilmente sovra quei si spiega. Torna al celeste raggio 270 dopo l'antica obblivion l'estinta Pompei, come sepolto scheletro, cui di terra avarizia o pietà rende all'aperto; 237-239. Ben ... seggi: sono trascorsi (varcàr) ben milleottocento anni da quan- do quelle sedi (seggi) popolate sparirono (spariro), devastate (oppressi) dalla forza del fuoco (ignea forza). I popolati seggi cui si fa riferimento sono le città di Ercolano, Pompei e Stabia. 240-248. e il villanello... poverelli: e il giovane contadino (villanello) occupato (a coltivare) i vigneti, che a stento fa crescere (nutre) in questi campi i frutti della terra (zolla) resa sterile (morta) e ricoperta di cenere (incenerita) dall'eruzione vulcanica, ancora alza lo sguardo pauroso (sospet- toso) verso la cima (del vulcano) che ha provocato e può ancora provocare morte (fatal), la quale, non diventata affatto più mite (nulla mai fatta più mite), ancora si erge (siede) tremenda, ancora minaccia strage a lui, ai suoi figli e ai loro miseri beni (averi lor poverelli). 248-257. E spesso... Mergellina: e spes- so il poveretto (meschino), stando (giacen- do) tutta la notte insonne all'aria aperta (vagante aura) sul tetto della povera casa di campagna (ostel villereccio), e alzandosi (balzando) più volte, osserva (esplora) con attenzione il percorso del temuto fiume di lava bollente (temuto bollor), che si riversa dall'interno del monte, in cui la lava non è esaurita (inesausto grembo), sulle pendici sabbiose (arenoso dorso), al cui bagliore riluce la costa (marina) di Capri e il porto di Napoli e Mergellina. 258-268. E se... spiega: e se lo (il corso del temuto bollor, vv. 252-253) vede avvici- narsi (appressar) o se mai sente (ode) l'ac- qua gorgogliare ribollendo (fervendo) per il calore irraggiatosi dal fiume di lava alla falda acquifera nelle profondità (cupo) del pozzo di casa (domestico), sveglia (desta) i figliuoli, sveglia (desta) la moglie e fuggen- do via con quanto delle loro cose possono prendere (rapir) in fretta, vede da lonta- no (lontan) la sua casa (usato suo nido) e il piccolo campo, che fu per lui l'unico mezzo (schermo) per non patire la fame, divenire preda del fiume di lava che brucia (flutto rovente), che sopraggiunge scop- piettando (crepitando) e, senza possibilità d'essere fermato (inesorato), si allarga (si spiega) in modo duraturo (durabilmente) sopra la casa e il campo (quei). 269-271. Torna... Pompei: Pompei, di- struttua (estinta) dall'eruzione, torna alla luce (celeste raggio) dopo un oblio durato secoli (antica obblivion). I primi scavi ar- cheologici a Pompei risalgono al 1748. 271-273. come ... all'aperto: come uno scheletro sepolto che l'avidità (di reper- ti archeologici) o la pietà (per gli estinti) riportano (rende) all'aria aperta, (estraen- dolo) dalla terra in cui si trovava (di terra). Richiamo emzione del ¹79 (s contadino osserva il vesuvio ancora ova per cercare segnali ↓ uomo scruta la natura ma non il contravio 275 Anche tu sei destinata a questo destino C> con una nuova emzione piegherai il two copo inocente 280 290 285 che per vóti palagi atra s'aggiri, corre il baglior della funerea lava, che di lontan per l'ombre rosseggia e i lochi intorno intorno tinge. Così, dell'uomo ignara e dell'etadi ch'ei chiama antiche, e del seguir che fanno dopo gli avi i nepoti, sta natura ognor verde, anzi procede per sì lungo cammino che sembra star. Caggiono i regni intanto, passan genti e linguaggi: ella nol vede: e l'uom d'eternità s'arroga il vanto. Allocutione 295 300 ↓ ma non lo awai piegato in vono per supplicare in modo codavde davanti al tuo oppressae, ma remeo to Jerai alzato con orgoglio forsenalo /stupide 305 Savai più saggia e meno in forma dell'uomo perche non hai creduto che la tua fragile stirpe sia stata Patta inmortale e dal deserto foro diritto infra le file dei mozzi colonnati il peregrino lunge contempla il bipartito giogo e la cresta fumante, che alla sparsa ruina ancor minaccia. E nell'orror della secreta notte per li vacui teatri, per li templi deformi e per le rotte case, ove i parti il pipistrello asconde, come sinistra face ļ Horole: • unione fratema tra gli uomini310 invito a mantenere una vita medic, non unigliati ne troppo orgogliosi L> casapevolezza delle nostre Pragilita che non possiamo superare w per wevito 315 nostro ne per destino cara E tu, lenta ginestra, che di selve odorate queste campagne dispogliate adorni, anche tu presto alla crudel possanza soccomberai del sotterraneo foco, che ritornando al loco già noto, stenderà l'avaro lembo su tue molli foreste. E piegherai sotto il fascio mortal non renitente il tuo capo innocente: ma non piegato insino allora indarno codardamente supplicando innanzi al futuro oppressor; ma non eretto con forsennato orgoglio inver le stelle, né sul deserto, dove e la sede e i natali non per voler ma per fortuna avesti; ma più saggia, ma tanto meno inferma dell'uom, quanto le frali tue stirpi non credesti o dal fato o da te fatte immortali. 274-279. e... minaccia: e il visitatore (peregrino), dalla piazza (foro, latinismo) non più frequentata (deserto), in piedi (diritto) tra le file delle colonne mozzate, contempla da lontano (lunge) le due cime del monte (il bipartito giogo, il Vesuvio e il Monte Somma) e il suo pennacchio di fumo (cresta fumante), che ancora minac- cia le rovine sparse intorno (sparsa ruina). 280-288. E nell'orror... tinge: e nell'orro- re della notte che tutto nasconde (secreta notte), per i teatri vuoti (vacui), per i tem- pli brutti perché devastati dall'eruzione (deformi è latinismo semantico) e per le case diroccate (rotte), dove il pipistrello nasconde i piccoli (parti), come una fiac- cola minacciosa (sinistra face) che si aggira lugubre (atra, latinismo) in mezzo ai pa- lazzi deserti (vóti), corre il bagliore della lava portatrice di morte (funerea, latini- smo) che da lontano, attraverso le tenebre (per l'ombre), manda bagliori rossi (ros- seggia) e colora (tinge) di questa tonalità i luoghi circostanti (lochi intorno intorno). 289-294. Così... star: allo stesso modo la natura, ignara e indifferente all'uomo, alle età (etadi) che lui chiama antiche e al susseguirsi dei nipoti agli antenati (cioè al susseguirsi delle generazioni), resta (sta) sempre nella sua gioventù (ognor verde), o meglio avanza (procede) ma in un movi- mento talmente lento (per sì lungo cam- mino) che sembra essere immobile (star). 294-296. Caggiono ... vanto: nel frat- tempo cadono (Caggiono) i regni, scom- paiono (passan) i popoli (genti) e gli idio- mi (linguaggi), e lei non lo vede (nol vede): e invece (e) l'uomo si assegna (s'arroga) il vanto dell'eternità (d'eternità il vanto). 297-304. E tu... foreste: e tu, flessibile (lenta, latinismo semantico) ginestra, che abbellisci (adorni) con i tuoi cespugli pro- fumati (selve odorate) queste campagne rese spoglie dall'eruzione (dispogliate), an- che tu presto dovrai arrenderti (soccom- berai) al potere (possanza) crudele della lava (sotterraneo foco), che, ritornando nei luoghi già noti (perché la lava ha già co- perto quei campi), stenderà il suo mantel- lo (lembo perché sembra un panno che si srotola) avido di distruzione (avaro) sulle tue cedevoli boscaglie (molli foreste). 304-309. E piegherai... oppressor: e piegherai senza ribellarti (non renitente), sotto il peso mortale della lava, il tuo capo innocente; ma non lo avrai mai piegato prima di allora invano (indarno) per sup- plicare vigliaccamente (codardamente) davanti al tuo futuro oppressore (la lava). 309-313. ma non ... avesti: ma neppure lo avrai eretto con folle (forsennato) or- goglio verso (inver) le stelle, né sulla terra deserta dove, non per volontà (voler) ma per caso (fortuna, latinismo), sei nata (e la sede e i natali avesti). 314-317. ma... immortali: ma sei più sag- gia, e tanto meno folle (inferma) dell'uo- mo, in quanto (quanto) non hai mai cre- duto che la tua fragile stirpe (le frali tue stirpi) fosse stata resa immortale dal desti- no (dal fato) o dal tuo merito (da te). T 13 Islandese fa il giro del mondo e awiva in Afvica L> luogo in cui Leopard pensa si posso vipristinare no stato primitivo (now cowolto de civili zazione ecc. Gli oppose dovanti un gigante (> doma poggiata su u masso ma non e' una statua tra bello e levibile e la natura Articolo indeterminativo: questo esperienza e condotta do un uomo qualunque IO 15 20 25 30 35 5 Dialogo della Natura e di un Islandese da Operette morali, XII Incipit "fiobesco ma il tema e filosofico →Luogo e l'Afvica perche- non e stato intaccato da civita (cone intesa in Europa) Il Dialogo della Natura e di un Islandese, composto nel maggio del 1824 e pubblicato per la prima volta nel 1827, permette di datare un'evoluzione importante del pensiero leopardiano: quella secondo cui Leopardi giunge da un << pessimismo storico », legato cioè ai tempi nei quali si tro- va a vivere, a un << pessimismo cosmico», legato cioè alla condizione umana nella sua essenza. Queste formule, come tutte le formule, hanno l'unico vantaggio della comodità: ma prima di usarle bisogna afferrare la complessità delle idee che vogliono riassumere. Leggiamo quindi prima il brano e poi torniamo su questo snodo del pensiero leopardiano. Un Islandese, che era corso per¹ la maggior parte del mondo, e soggiornato in di- versissime terre; andando una volta per l'interiore dell'Affrica², e passando sotto la linea equinoziale³ in un luogo non mai prima penetrato da uomo alcuno, ebbe un caso simile a quello che intervenne a Vasco di Gama nel passare il Capo di Buona speranza; quando il medesimo Capo, guardiano dei mari australi, gli si fece incon- tro, sotto forma di gigante, per distorlo' dal tentare quelle nuove acqueº. Vide da lontano un busto grandissimo; che da principio immaginò dovere essere di pietra, e a somiglianza degli ermi colossali veduti da lui, molti anni prima, nell'isola di Pa- squa ¹0. Ma fattosi più da vicino, trovò che era una forma smisurata di donna seduta in terra, col busto ritto, appoggiato il dosso" e il gomito a una montagna; e non finta ¹2 ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile ¹3, di occhi e di capelli nerissimi; la quale guardavalo ¹4 fissamente; e stata così un buono spazio ¹5 senza parlare, all'ultimo gli disse. NATURA Chi sei? che cerchi in questi luoghi dove la tua specie¹6 era incognita¹7? ISLANDESE Sono un povero Islandese, che vo fuggendo la Natura; e fuggitala quasi tutto il tempo della mia vita per cento parti della terra, la fuggo adesso per questa. NATURA Così fugge lo scoiattolo dal serpente a sonaglio, finché gli cade in gola da se medesimo. Io sono quella che tu fuggi. ISLANDESE La Natura? NATURA Non altri. ISLANDESE Me ne dispiace fino all'anima; e tengo per fermo 18 che maggior disav- ventura di questa non mi potesse sopraggiungere ¹9. NATURA Ben potevi pensare che io frequentassi specialmente queste parti; dove non ignori che si dimostra più che altrove la mia potenza20. Ma che era che ti moveva²¹ a fuggirmi? ISLANDESE Tu dei22 sapere che io fino nella prima gioventù, a poche esperienze2³, fui persuaso e chiaro24 della vanità25 della vita, e della stoltezza degli uomini; i quali com- battendo continuamente gli uni cogli altri per l'acquisto di piaceri che non dilettano, e di beni che non giovano; sopportando e cagionandosi scambievolmente infinite solle- citudini26, e infiniti mali, che affannano e nocciono in effetto27; tanto più si allontanano dalla felicità, quanto più la cercano28. Per queste considerazioni, deposto ogni altro de- siderio, deliberai, non dando molestia a chicchessia, non procurando in modo alcuno di avanzare il mio stato29, non contendendo con altri per nessun bene del mondo, vivere una vita oscura e tranquilla; e disperato dei piaceri, come di cosa negata alla nostra spe- cie³0, non mi proposi altra cura³¹ che di tenermi lontano dai patimenti. Con che non intendo dire che io pensassi di astenermi dalle occupazioni e dalle fatiche corporali: che ben sai che differenza è dalla fatica al disagio, e dal viver quieto al vivere ozioso³2. E già fugge la notura e porta con lei -eva convinto che la vita Posse vana e gli uomini sciocchi si cousono problemi sofferente (²) ho deciso che non mole progredive a vivere do solo e tranquillo L> Atarassia degli epicurei Vivendo tra gli uomini vivere in pace, pur non (> esce dalla societa- non e' possibile facendo del male agli altri La facile in Islanda Anche cosí non viesce a non soffrive, a causa delle condizioni metereologiche 40 e cio che esse comportone > questi problemi to preoccupano ancora di più non vivendo in societa Decide allova di viaggiare per cercare un posto dove potesse stare bene anche con la natura 45 (> forse la natura e- benevola e ha creato solo un luogo dove l'uono puo' vivere bone 50 55 60 prima opinione: forse la Natura e benevolo e c'e' un luogo adotto alla vita umana 70 nel primo mettere in opera questa risoluzione, conobbi per prova³3 come egli è vano³4 a pensare, se tu vivi tra gli uomini, di potere, non offendendo alcuno, fuggire che gli altri non ti offendano35; e cedendo sempre spontaneamente, e contentandosi del menomo36 in ogni cosa, ottenere che ti sia lasciato un qualsivoglia luogo, e che questo menomo non ti sia contrastato ³7. Ma dalla molestia degli uomini mi liberai facilmente, separandomi dalla loro società, e riducendomi in solitudine³8: cosa che nell'isola mia nativa si può recare ad effetto ³⁹ senza difficoltà. Fatto questo, e vivendo senza quasi verun'immagine di piacere 40, io non poteva mantenermi però senza patimento: perché la lunghezza del verno, l'intensità del freddo, e l'ardore estremo della state42, che sono qualità di quel luogo43, mi travagliavano di continuo; e il fuoco, presso al quale mi conveniva passare una gran parte del tempo, m'inaridiva le carni, e straziava gli occhi col fumo; di modo che, né in casa né a cielo aperto, io mi poteva salvare da un perpetuo disagio. Né anche potea conservare quella tranquillità della vita, alla quale principalmente erano rivolti i miei pensieri: perché le tempeste spaventevoli di mare e di terra, i ruggiti e le minacce del monte Ecla45, il sospetto degl'incendi, frequentissimi negli alberghi, come sono i nostri, fatti di legno, non intermettevano"8 mai di turbarmi. Tutte le quali incomodità in una vita sempre conforme a se medesima", e spogliata di qualunque altro desiderio e speranza, e quasi di ogni altra cura, che d'esser quieta50; riescono di non poco momen- to51, e molto più gravi che elle52 non sogliono apparire quando la maggior parte dell'a- nimo nostro è occupata dai pensieri della vita civile, e dalle avversità che provengono dagli uomini. Per tanto veduto che più che io mi ristringeva e quasi mi contraeva in me stesso, a fine d'impedire che l'esser mio non desse noia né danno a cosa alcuna del mon- do; meno mi veniva fatto che le altre cose non m'inquietassero e tribolassero; mi posi53 a cangiar54 luoghi e climi, per vedere se in alcuna parte della terra potessi non offenden- do non essere offeso, e non godendo non patire. E a questa deliberazione55 fui mosso anche da un pensiero che mi nacque, che forse tu56 non avessi destinato al genere uma- no se non solo un clima della terra (come tu hai fatto a ciascuno degli altri generi degli animali, e di quei delle piante), e certi tali luoghi57; fuori dei quali gli uomini non potes- sero prosperare né vivere senza difficoltà e miseria; da dover essere imputate, non te, ma solo a essi medesimi, quando eglino avessero disprezzati e trapassati i termini che fossero prescritti per le tue leggi alle abitazioni umaness. Quasi tutto il mondo ho cer- cato, e fatta esperienza di quasi tutti i paesi; sempre osservando59 il mio proposito, di non dar molestia alle altre creature, se non il meno che io potessi, e di procurare la sola 33. conobbi per prova: mi resi conto per esperienza. 34. egli è vano: è inutile; egli ha valore pleonastico. 35. a pensare... offendano: pensare che, se si vive tra gli uomini si possa, non of- fendendo alcuno, sfuggire alle offese degli altri uomini. 36. del menomo: del minimo, dell'essenziale. 37. ottenere ... contrastato: (a pensare di potere, r. 39) ottenere che ti sia lasciato un luogo qualsiasi e che questo minimo spazio non venga conteso. 38. separandomi ... solitudine: renden- dosi conto che fra gli uomini non è pos- sibile vivere una vita oscura e tranquilla (rr. 33-34) a causa del fatto che vi regna un conflitto perenne, l'Islandese decide di vivere in solitudine. 39. recare ad effetto: realizzare. 40. senza quasi ... piacere: quasi senza alcuna forma di piacere. 41. verno: inverno. 42. state: estate. 43. quel luogo: l'Islanda. 44. mi travagliavano: mi tormentavano. 45. Ecla: Hekla, vulcano situato nel sud- ovest dell'Islanda. La paura del vulcano ca- ratterizza anche la vita del villanello della Ginestra [▶T 11]. 46. sospetto: timore. 47. alberghi: case, abitazioni. 48. intermettevano: cessavano. 49. sempre... medesima: sempre uguale a se stessa. 50. di ogni ... quieta: di ogni preoccupa- zione diversa dallo stare in quiete. 51. riescono ... momento: (tutte queste incomodità) non sono per niente trascu- rabili. 52. che elle: di quanto esse (elle si riferisce alle incomodità della r. 53). 53. mi posi: iniziai. 54. cangiar: cambiare. 55. deliberazione: scelta. 56. tu: la Natura. 57. non avessi ... luoghi: avessi destinato all'uomo un solo clima (come hai fatto per ciascuna specie animale e per le piante) e un solo luogo. 58. quando... umane: quando essi (egli- no, gli uomini) avessero disprezzato e su- perato i confini (termini) stabiliti dalle tue leggi che riguardano i luoghi in cui agli uo- mini è consentito vivere. 59. osservando: rispettando. Secondo opinione Ounque ha pero danto soffrive (> natura da sempre motivi di sofferenza -> natura nemica che assalta gli uomini nonostante non abbiano colpe dietro alla notura c'è anche la figura di Dio (censura, posizione apertamente anticristiana gli avrebbe proibito di pubblicare) L> la soffvive indipendente merle dolle colpe Clena del peccato 75 oviginale) 80 Si meraviglia che la natura abbia doto l'uomo il desi devio del piacere se poi questo lo Pa soffrire 85 ! non c'e' poi nulla di piacevole che Pacciono sopportare queste sofferenze > ogni giorno della vita ha own to sofferenze 90 mamento migliae o non arriva o duva troppo poco 95 100 tranquillità della vita. Ma io sono stato arso dal caldo fra i tropici, rappreso dal freddo verso i poli, afflitto nei climi temperati dall'incostanza dell'aria, infestato dalle com- mozioni degli elementi in ogni dove. Più luoghi ho veduto, nei quali non passa un dì senza temporale: che è quanto dire che tu dai ciascun giorno un assalto e una battaglia formata a quegli abitanti, non rei verso te di nessun'ingiuria62. In altri luoghi la serenità ordinaria del cielo è compensata dalla frequenza dei terremoti, dalla moltitudine e dalla furia dei vulcani, dal ribollimento sotterraneo di tutto il paese. Venti e turbini6³ smode- rati regnano nelle parti e nelle stagioni tranquille dagli altri furori dell'aria. Tal volta io mi ho sentito crollare il tetto in sul capo pel gran carico della neve, tal altra, per l'abbon- danza delle piogge la stessa terra, fendendosi65, mi si è dileguata di sotto ai piedi; alcune volte mi è bisognato fuggire a tutta lena66 dai fiumi, che m'inseguivano, come fossi colpevole verso loro di qualche ingiuria. Molte bestie salvatiche, non provocate da me con una menoma offesa, mi hanno voluto divorare; molti serpenti avvelenarmi; in di- versi luoghi è mancato poco che gl'insetti volanti non mi abbiano consumato infino alle ossa. Lascio i pericoli giornalieri, sempre imminenti all'uomo67, e infiniti di numero; tanto che un filosofo antico68 non trova contro al timore, altro rimedio più valevole6⁹ della considerazione che ogni cosa è da temere. Né le infermità mi hanno perdonato70; con tutto che io fossi, come sono ancora, non dico temperante, ma continente dei pia- ceri del corpo"¹. Io soglio prendere non piccola ammirazione considerando come tu ci abbi infuso tanta e sì ferma e insaziabile avidità del piacere; disgiunta dal quale la nostra vita, come priva di ciò che ella desidera naturalmente, è cosa imperfetta: e da altra parte abbi ordinato che l'uso di esso piacere sia quasi di tutte le cose umane la più nociva alle forze e alla sanità del corpo73, la più calamitosa negli effetti in quanto a ciascheduna persona74, e la più contraria alla durabilità della stessa vita. Ma in qualunque modo, astenendomi quasi sempre e totalmente da ogni diletto, io non ho potuto fare di non incorrere in molte e diverse malattie: delle quali alcune mi hanno posto in pericolo della morte; altre di perdere l'uso di qualche membro, o di condurre perpetuamente una vita più misera che la passata; e tutte per più giorni o mesi mi hanno oppresso il corpo e l'animo con mille stenti e mille dolori. E certo, benché ciascuno di noi sperimenti nel tempo delle infermità, mali per lui nuovi o disusati77, e infelicità maggiore che egli non suole78 (come se la vita umana non fosse bastevolmente79 misera per l'ordinario); tu non hai dato all'uomo, per compensarnelo80, alcuni tempi di sanità soprabbondante e inusitata¹, la quale gli sia cagione di qualche diletto straordinario per qualità e per 60. incostanza dell'aria: mutamenti del clima. 61. infestato... elementi: afflitto dagli sconvolgimenti (commozioni) degli ele- menti naturali, e cioè incendi, inondazioni, terremoti ecc. 62. tu... nessun'ingiuria: ogni giorno muovi deliberatamente una battaglia in piena regola contro quegli abitanti, non colpevoli nei tuoi confronti di alcuna of- fesa. 63. turbini: trombe d'aria. 64. altri furori dell'aria: come la pioggia o la neve. 65. fendendosi: spaccandosi. 66. a tutta lena: a perdifiato. 67. Lascio... all'uomo: tralascio i pericoli quotidiani, sempre incombenti sull'uomo. 68. un filosofo antico: si tratta di Sene- ca (I secolo d.C.), filosofo stoico; la sen- tenza citata subito dopo è, infatti, tratta dalle Naturales quaestiones, come indica Leopardi stesso in una nota all'operetta («Seneca, Natural. Quæstion. lib. 6, cap. 2»>): «Si vultis nihil timere, cogitate omnia esse timenda» ("Se volete evitare il timore, pensate che bisogna temere ogni cosa"). 69. valevole: efficace. 70. Né... perdonato: né le malattie han- no evitato di affliggermi. 71. non ... corpo: non solo moderato, ma capace di rinunciare ai piaceri del corpo. 72. soglio... ammirazione: sono solito provare non poca meraviglia. questo comune a Manzoni 73. abbi ordinato ... corpo: abbia fatto in modo che il conseguimento del piacere sia, tra tutte le attività umane, quella più nociva alle forze e alla salute del corpo. 74. la più ... persona: la più dannosa visti gli effetti che ha su ciascuna persona. 75. durabilità: possibilità di durare. Viene qui evidenziata una delle contraddizioni della Natura, che instilla nell'uomo uno smodato desiderio di piacere, ma rende allo stesso tempo dannoso tutto ciò che soddisfa tale desiderio. 76. stenti: sofferenze. 77. disusati: inconsueti. 78. che egli non suole: rispetto a quella consueta. 79. bastevolmente: sufficientemente. 80. per compensarnelo: per compensarlo di questo, cioè dei mali nuovi o disusati (r. 100). 81. tempi ... inusitata: periodi di vita in cui la forza del corpo sia sovrabbondante e straordinaria. Il termine inusitata è in paro- nomasia con disusati (r. 100). matrigna e malevola Natura (tu) nemica carnefice 8 grandezza. Ne'paesi coperti per lo più di nevi, io sono stato per accecare: come intervie- ne ordinariamente ai Lapponi nella loro patria82. Dal sole e dall'aria, cose vitali, anzi necessarie alla nostra vita, e però83 da non potersi fuggire, siamo ingiuriati di continuo: da questa colla umidità, colla rigidezza, e con altre disposizioni85; da quello col calore, e colla stessa luce: tanto che l'uomo non può mai senza qualche maggiore o minore inco- modità o danno, starsene esposto all'una o all'altro di loro. In fine, io non mi ricordo aver passato un giorno solo della vita senza qualche pena; laddove86 io non posso numerare quelli che ho consumati senza pure un'ombra di godimento: mi avveggo87 che tanto ci è destinato e necessario il patire, quanto il non godere; tanto impossibile il viver quieto in qual si sia modo, quanto il vivere inquieto senza miseria: e mi risolvo a conchiudere che tu sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue; che ora c'insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che, per costume e per instituto88, sei carnefice della tua propria famiglia, de' tuoi figliuoli e, per dir così, del tuo sangue e delle tue viscere. Per tanto rimango privo di ogni speranza: avendo compreso che gli uomini finiscono 8⁹ di perseguitare chiunque li fugge o si occulta con volontà vera di fuggirli o di occultarsi; ma che tu, per niuna cagione, non lasci mai d'incalzarci, finché ci opprimi⁹⁰. E già mi veggo vicino il tempo amaro e lugubre della vecchiezza; vero e manifesto male, anzi cumulo di mali e di miserie gravissime; e questo tuttavia non accidentale, ma destinato da te per legge a tutti i generi de' viventi, preveduto da ciascuno di noi fino nella fanciul- superlativo lezza, e preparato in lui di continuo, dal quinto suo lustro in làº1, con un tristissimo > natura non smelle di incalzare l'uomo 125 declinare e perdere senza sua colpa: in modo che appena un terzo della vita degli uomi- durezza della vecchiaia ni è assegnato al fiorire, pochi istanti alla maturità e perfezione, tutto il rimanente allo ~> progettata dalla naturo, scadere92, e agl'incomodi che ne seguono. (> Disillusione non e' un caso 130 Natura & stadio L> non si interesso al destino dell'uomo (che sia felice o mero) NATURA Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture 93, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone" pochissime, sempre ebbi ed ho l'intenzione a tutt'altro, che alla felicità degli uomini o all'infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n'avveggo", se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o L> a positivismo e illuminismo giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io 105 IIO 3 opinione: Notura nemica e corefice non solo degli uomini ma di le sue creature 115 > viprende il tema della madre malevda nei confronti della famiglia 120 ci prepariamo do quando abbiamo 25 anni non me ne avvedrei. 135 totole negazione di una sersi- bilita' della natura ISLANDESE Ponghiamo caso che uno m'invitasse spontaneamente a una sua villa, con <> e crudele senza accorgersene grande instanza"; e io per compiacerlo vi andassi. Quivi mi fosse dato per dimorare una cella⁹8 tutta lacera e rovinosa", dove io fossi in continuo pericolo di essere op- -> contrapposizione anche alla creazione biblica (uono cocreatore, mondo per lui) Villa Il significato di villa come "casa signorile circondata da giardino" è relativamente recente. In latino e in italiano, fino a non molto tempo fa, la villa era invece il podere, la fattoria, cioè la casa padronale comprensiva del terreno coltivabile intorno a essa; e il villano era appunto il residente nello spazio della villa, il contadino (il << villanello intento / ai vigneti » della Ginestra ▶T 11 vv. 240- 241). Non è sorprendente, dunque, che villa si trov in moltissimi toponimi che indicano quello che era stato un villaggio, un borgo rurale: Villasimius, Villabate, Francavilla (franca perché godeva di privilegi come comune "franco", libero). 82. io ... patria: io sono stato sul punto di perdere la vista (a causa del riflesso del sole nella neve) come succede ai Lappo- ni nella loro terra (Leopardi desume que- sta informazione intorno al popolo dei Lapponi, che vivono nel nord della Fin- landia, dalla Storia naturale di Buffon). 83. però: perciò. L> vita Riovisce un giamo e poi appassi sce 84. ingiuriati: danneggiati. 85. disposizioni: condizioni. 86. laddove: mentre. 87. mi avveggo: mi avvedo, mi rendo conto. 88. per costume ... instituto: per abi- tudine e per tua stessa costituzione. 89. finiscono: cessano. 90. non lasci ... opprimi: non smet- ti mai di incalzarci finché ci distruggi completamente. 91. dal quinto... là: dai 25 anni in poi. 92. scadere: decadenza. 93. fatture: atti, azioni. 94. trattone: tralasciatene. 95. non me n'avveggo: non me ne accorgo. 96. finalmente: infine. 97. instanza: insistenza (latinismo). 98. cella: piccola stanza. 99. lacera e rovinosa: cadente e in rovina. uso sowab bondante di negazioni e area somon tica della percezione Se non ha creato il mondo per l'uomo, perche I'ha creato? 140 (> dato che l'ha invitato, pevche lo fa soffvive ? ↓ 145 non chiede di avere piacere ma solo di non soffrire MATERIALISHO Uamo non ha chiesto di noscave, I'ha scelto la natura, quindi essa douvelbe almeno occuparsi di non Revlo 150 soffvive 155 160 C mondo va avanti perche' cle- un civcolo di produzione e distruzione Distru Hove non gode di questo L> se ci fosse una casa che non soffre il mondo polivebbe 165 La chi giova questo civcolo? perche Rov continuare questo mondo? 170 Natura non risponde Avvivono due leoni che mon= giono l'islandese presso; umida, fetida, aperta al vento e alla pioggia. Egli, non che si prendesse cura d'intrattenermi in alcun passatempo o di darmi alcuna comodità, per lo contrario appena mi facesse somministrare il bisognevole a sostentarmi ¹00; e oltre di ciò mi lasciasse villaneggiare 101, schernire, minacciare e battere da' suoi figliuoli e dall'altra famiglia ¹02. Se querelandomi io seco ¹03 di questi mali trattamenti, mi rispondesse: forse che ho fatto io questa villa per te? o mantengo io questi miei figliuoli, e questa mia gente, per tuo servigio? e, bene ho altro a pensare che de' tuoi sollazzi, e di farti le buone spese 104; a questo replicherei: vedi, amico, che siccome tu non hai fatto questa villa per uso mio, così fu in tua facoltà di non invitarmici. Ma poiché spontaneamente hai voluto che io ci dimori, non ti si appartiene egli ¹05 di fare in modo, che io, quanto è in tuo potere, ci viva per lo meno senza travaglio e senza pericolo? Così dico ora. So bene che tu non hai fatto il mondo in servigio degli uomini. Piuttosto crederei che l'avessi fatto e ordinato espressamente per tormentarli. Ora domando: t'ho io forse pregato di pormi in questo universo? o mi vi sono intromesso violentemente, e contro tua voglia? Ma se di tua volontà, e senza mia saputa ¹06, e in maniera che io non poteva sconsentirlo né ripugnarlo 107, tu stessa, colle tue mani, mi vi hai collocato; non è egli dunque ufficio ¹08 tuo, se non tenermi lieto e contento in questo tuo regno, almeno vietare che io non vi sia tribolato e straziato, e che l'abitarvi non mi noccia¹09? E questo che dico di me, dicolo di tutto il genere umano, dicolo degli altri animali e di ogni creatura. NATURA Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra se di maniera, che cia- scheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che¹10 cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione™ Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento. ISLANDESE Cotesto medesimo odo ragionare a tutti i filosofi¹1¹2. Ma poiché quel che è distrutto, patisce; e quel che distrugge, non gode, e a poco andare è distrutto mede- simamente ¹13; dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte cose che lo compongono? L> Un islandese" Altvi vaccontano che 175 un vento lo stese a teva e Mentre stavano in questi e simili ragionamenti è fama che sopraggiungessero due leoni, così rifiniti e maceri dall'inedia", che appena ebbero forza di mangiarsi quell'Islandese; come fecero; e presone un poco di ristoro, si tennero in vita per quel giorno. Ma sono alcuni che negano questo caso, e narrano che un fierissimo¹¹5 vento, levatosi mentre che l'Islandese parlava, lo stese a terra, e sopra gli edificò un super- bissimo mausoleo ¹¹6 di sabbia: sotto il quale colui diseccato perfettamente, e divenu- to una bella mummia, fu poi ritrovato da certi viaggiatori, e collocato nel museo non so quale città di Europa. C> inde lerminalo crea un mausoleo sopra di lui (> divenne ua mummia portata poi in un museo (> ambito favolistico 100. il bisognevole a sostentarmi: il ne- cessario per il solo sostentamento. 101. villaneggiare: maltrattare. 102. dall'altra famiglia: dai servitori. 103. querelandomi io seco: lamentan- domi con lui. 104. farti le buone spese: mantenerti con decoro. 105. non ti si appartiene egli: non è forse tuo compito; egli ha valore pleonastico. 106. senza mia saputa: senza che io lo sapessi, a mia insaputa. 107. io non ... ripugnarlo: io non potevo non acconsentirvi né rifiutarlo. 108. ufficio: compito. 109. noccia: nuoccia, sia dannoso. 110. sempre che: nel caso in cui. 111. verrebbe... dissoluzione: verrebbe allo stesso modo distrutto, cesserebbe di esistere. 112. tutti i filosofi: Leopardi si riferisce ai filosofi materialisti del Settecento. 113. medesimamente: allo stesso modo. 114. rifiniti ... dall'inedia: sfiniti e soffe- renti per la mancanza di cibo. 115. fierissimo: fortissimo. 116. mausoleo: sepolcro. un giorno solo, poi comunque moviramo anche lavo