Le satire di Ariosto
Le satire costituiscono una delle opere più importanti di Ludovico Ariosto. Il poeta si dedicò a questo genere tra il 1517 e il 1525, componendo sette satire che traggono origine da eventi biografici.
Highlight: Le satire di Ariosto sono rivolte a personaggi reali e hanno una struttura dialogica e teatrale.
Ecco un breve riassunto delle sette satire:
- Satira I: espone i motivi per cui Ariosto si rifiuta di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria.
- Satira II: critica la corruzione del papa e del mondo ecclesiastico.
- Satira III: espone l'ideale di vita del poeta.
- Satira IV: descrive la difficile vita dell'autore ed esprime nostalgia per Ferrara.
- Satira V: tratta dei rischi della vita matrimoniale.
- Satira VI: chiede consiglio a Pietro Bembo per il figlio.
- Satira VII: descrive nuovamente l'ideale di vita del poeta.
Vocabulary: Terzina dantesca - metro poetico usato da Dante nella Divina Commedia, composto da tre versi endecasillabi.
Ariosto utilizza la terzina dantesca nelle sue satire, sfruttando la libertà stilistica di questa forma per dare spazio a una colloquialità diretta.
La personalità di Ariosto nelle satire
Nelle satire, come in alcune lettere, emerge la personalità di Ariosto orientata a difendere la propria libertà politica e la possibilità di una vita autentica e riservata.
Quote: "Il poeta e i cortigiani" - titolo di un brano tratto dalla prima satira di Ariosto.
Nel 1517, il cardinale Ippolito d'Este, presso il quale Ariosto aveva lavorato per molti anni, dovette raggiungere la sede vescovile in Ungheria. Il poeta rifiutò di seguirlo, rompendo i rapporti con lui. Questa vicenda è al centro della prima satira, indirizzata al fratello Alessandro e a Ludovico da Bagno, segretario del cardinale e amico personale del poeta.








