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Il contesto in cui vive e opeha Sochate
Il contesto storico di Socrate è lo stesso di quello dei sofisti.
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SOCRATE Il contesto in cui vive e opeha Sochate Il contesto storico di Socrate è lo stesso di quello dei sofisti. Lui è deluso dalla ricerca scientifica perché non proponeva un concetto che valesse per sempre, come ad esempio i fisici pluralisti o cosmogonici che hanno ognuno delle proprie teorie diverse tra loro. Lui si stacca anche dai sofisti per lo stesso motivo e soprattutto perché avevano una concezione relativistica. E quindi si avvicina allo studio antropologico, lo studio della morale. Nasce in un Atene non più tanto democratica (non era più una democrazia di Pericle, è una democrazia debole, che non ha più quella forza, quella potenza), ma conservatrice, quindi ci troviamo in un contesto non positivo per la filosofia. Suo padre era uno scultore, che si chiamava Sofronisco, e sua madre Fenarete, che faceva la levatrice. Si tenne sempre lontano dalla vita politica, perché lui aveva un'altra teoria della giustizia. Una figura straordinaria Era una figura carismatica, un uomo che conosceva la retorica, e l'arte dell'eloquenza, un aspetto che lo avvicina ai sofisti, ma anche lo allontana. Per Socrate saper utilizzare la parola, significa arrivare ad una conoscenza più genuina. Amava stare con i giovani, e anche i giovani con Socrate, perciò, aveva questi bei rapporti con i ragazzini. Socrate non ha scritto nulla, perché lui...

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amava il dialogo e il confronto viso a viso con le persone. La parola scritta, blocca il circolo della conoscenza. Nello scritto si mette punto e fine, mentre l'arte del dialogo porta a una ricerca che non ha mai una fine, ed è questo il motivo per cui si rifiutava per scrivere. Lui insegna la verità, la strada delle persone. E anche questo aspetto lo allontana dai sofisti e anche dai presocratici. Le fonti riguardanti Socrate sono "Le Nuvole" di Aristofane, poi abbiamo Platone, suo l'allievo e poi Aristotele, allievo di Platone, che riceve dal maestro le teorie di Socrate. Le nuvole di Aristofane è una commedia che prende in giro i filosofi del tempo perché i filosofi venivano tutti considerati dei manipolatori, a causa dell'influenza delle figure dei sofisti. Nella commedia di Aristofane, Socrate si trova in una casa definita “Il pensatoio”, dove perde la giornata con un gruppo di giovani allievi a fare inutili ricerche naturalistiche. Nel pensatoio c'è un cesto posto in alto che consente al filosofo di pensare meglio. Alla fine della commedia, un cliente deluso, che non ha appreso cose nuove, va a bruciare il pensatoio (si libera dei filosofi). Secondo la commedia, Socrate cercava di manipolare ai giovani le sue teorie, però questo non è mai successo. È vero invece che questa commedia rende Socrate il capro espiatorio, caricandolo di tutti gli aspetti negativi dei filosofi in quel periodo: il sapere dei sofisti, lo scetticismo sulla religione, la pratica della retorica ecc. Dalle fonti si ricava anche l'aspetto fisico di Socrate: era brutto, si dice che assomigliasse a un sileno, un animale mitologico della Grecia antica, aveva la pancia grossa, occhi spalancati, basso. Il processo e la condanna di Sochate Una cosa importante di Socrate è la morte: perché nel 399, Socrate venne accusato, processato e condannato a morte. Viene considerato il primo martire filosofo. Lui morì in un periodo di restaurazione della democrazia, la quale però era fragile e priva dei valori dell'epoca di Pericle. Socrate veniva visto come elemento destabilizzante per i nuovi equilibri politici. 1. Non riconosceva i dei della Grecia, e aveva introdotto delle nuove divinità. Lui, siccome aveva un grande senso morale, per capire quello che è giusto veramente, doveva trovare una voce interna. Dice di avere all'interno di sé un demone (daimon = demone, uno spirito), che ogni volta è indeciso, riesce a guardare all'interno di se stesso, e di trovare una risposta. 2. Dicevano che lui corrompesse i giovani. Li faceva ragionare, cercava di stimolare questi giovani, tant'è è stato paragonato da Platone alla torpedine di mare, che intorpidisce chi la tocca. Ad un governo, che già era debole, volevano persone non che pensavano ma che obbedivano. La sua sorte era la condanna a morte, o l'esilio. Socrate preferisce morire, che annullare le sue certezze. Rimane fedele ai suoi principi. La condanna fu eseguita soltanto dopo un mese perché il giorno precedente la data stabilita per l'esecuzione era partita la nave per le feste di Delo e nessuna sentenza poteva essere eseguita finché la nave non fosse tornata. Socrate trascorse in carcere quel mese con gli amici e insegnando ai giovani. Apologia di Sochate Apologia vuol dire discorso in difesa, quindi quando una persona ne sta difendendo un'altra. Nell'Apologia di Socrate di Platone, per difendere il suo maestro, Platone definisce i sofisti come prostituti della cultura. Si dice che l'oracolo di Delfi definiva Socrate l'uomo più sapiente del mondo, perché sapeva una cosa che nessun'altra persona sa. Socrate però è il più sapiente perché sa di non sapere, ammette la sua ignoranza. Più si sa di essere ignoranti, più si è sapienti. IL DIALOGO SOCRATICO La necessità di definire i termini Il dialogo socratico è il fulcro del pensiero di Socrate. Andava in giro a parlare con i giovani (per questo fu accusato di corromperli). Lui parlava anche con gli adulti che si ritenevano sapienti o conoscitori di una determinata disciplina. Quando parlava con un avvocato, per esempio, gli chiedeva cosa fosse la giustizia. Lui aveva la necessità di avere dei termini. L'avvocato risponde che la giustizia è quando una persona non infrange la legge. Socrate metteva il dubbio alle persone. In un primo momento le celebrava, le adulava, poi però quando lui chiedeva la definizione, queste persone non sapevano rispondere. Un altro esempio: Socrate va da una persona che si definisce morale e gli chiede cosa sia il bene. Ognuna delle persone dava una definizione diversa che valeva per loro. Altro esempio: si va da un fisico a chiedergli cosa sia l'energia. L'obiettivo era mettere in crisi alle persone che si definivano sapienti così che quando arrivavano al punto che capivano di non sapere abbastanza, potevano ricercare la sapienza su quell'argomento. La mamma di Socrate era una levatrice (fa partorire i bambini). Socrate diceva che faceva lo stesso lavoro della madre: la madre partoriva i bambini, Socrate partoriva la verità dagli uomini. La verità era una sola: eri ignorante e dovevi studiare. Socrate voleva abbattere il relativismo sofistico e lo scetticismo, per questo ne pagò le conseguenze quando fu accusato e ucciso. Socrate è definito lo scopritore del concetto, perché ha cercato definizioni che valgono in ogni circostanza. Il concetto è la definizione e viene definito il “Che cos'è” e in greco è tì estì (= che cos'è). Questa è l'esigenza di Socrate. CONCETTO DEFINIZIONE CHE COS'è= Tì ESTì Il metodo sochatico Il metodo per far arrivare le persone alla verità è il dialogo. Il dialogo è composto da due momenti: - Ironia. È il momento critico- negativo e distruttivo. È il momento in cui Socrate adula il suo interlocutore e gli chiede di insegnargli perché si mostra ignorante nell'argomento. Prima fa domande facili, poi però più difficili. Socrate diventa un po' incalzante con le domande. Attraverso le domande l'interlocutore capiva che non sapeva realmente che cosa fosse ciò di cui parlava. Maieutica. È l'arte della levatrice. È il momento costruttivo-positivo. È quando si fa partorire la definizione o il concetto. Nel momento in cui l'interlocutore capiva di non sapere e si arrabbiava, chiedeva a Socrate qual era la definizione. Socrate dice invece che è la persona che deve arrivare alla definizione. La definizione va ricercata da sé. Non è solo per le definizioni. Quando non sai cosa devi fare, non ti posso dare delle norme di comportamento, sei tu che ci devi arrivare. Socrate dice che è l'interlocutore che deve partorire da sé. La vera conoscenza sta nei propri limiti. Sai cosa sai fare? Bene. Sai cosa non sai fare? Meglio. La conversazione filosofica Socrate concepiva la sua missione come un invito a ragionare, perché attraverso il dialogo ci si libera dai concetti sbagliati e si arriva a capire ciò che è bene fare. Quello che proponeva non era un sapere raggiungibile in modo definitivo, si trattava piuttosto di un tipo di conoscenza che si conseguiva nell'interiorità della propria anima e che conduceva alla consapevolezza di sè stessi e dei propri limiti. Il ruolo che Socrate si riconosceva non era certo quello del saggio o del maestro: egli non intendeva l'istruzione come un trasferimento di concetti e nozioni dalla mente dell'insegnate a quella dell'alunno, bensì come uno strumento per aiutare a riflettere e trovare una soluzione personale ai problemi. È una visione ottimistica, perché implica fiducia nelle risorse interiori degli uomini. Per Socrate, chi sa ascoltare la voce dell'anima, accompagnato dalla conversazione filosofica, non può evitare di raggiungere la conoscenza del bene e quindi di praticare la virtù che con essa coincide. La nuova concezione di virtù Etica e morale sembrano sinonimi, ma non sono la stessa cosa. L'etica riguarda valori che riguardano solo un gruppo di persone, un insieme di persone o di un popolo. Esempio: etica di un medico, di un insegnante, di uno psicologo, di un sacerdote. Se una persona va da uno psicologo, lo psicologo non può rivelare le cose dette agli altri. Si può fare solo se le cose dette sono molto gravi. Se lo psicologo va a rivelare le cose può essere sotto processo. La morale riguarda tutti, nelle varie occupazioni quotidiane. Ha dei valori universali, che valgono per tutti. Se un insegnante va a dire le cose di una persona, fa una cosa immorale. Al semaforo, mi fermo non perché altrimenti prendo la multa ma perché è giusto fermarsi, vale per tutti. La morale propone valori che sono osservati da tutti, poi però si adegua alla propria etica. La morale socratica è morale perché lui vuole cercare valori che valgano per tutti. Etica deriva da etos = comportamento. L'etica è specifica per una determinata situazione. Ad esempio in una classe di una determinata etica ci sono valori diversi rispetto ad un'altra classe. L'oggetto della morale per Socrate è la virtù. La virtù è fare bene una determinata cosa. Ad esempio un musicista è un virtuoso perché sa suonare bene. Un'altra virtù può essere aiutare gli altri, essere empatici, essere bravi in uno sport. Per Socrate la virtù deve essere una. Socrate dice che una persona deve cercare per tutta la sua vita un comportamento legato alla virtù. Socrate dice che può insegnare il modo. La vinti è conoscenza La virtù è conoscenza e parte dall'ammissione dei propri limiti, della propria ignoranza. È nel comportamento morale che sta la conoscenza, non nella conoscenza del nozionismo, perché può cambiare. Gli studiosi dell'archè dicevano diverse cose, ma non hanno dato una definizione universale. Per Socrate la scienza non basta a spiegare le cose. La virtù consiste nel sapere quando una cosa è giusta o sbagliata. Discriminare una cosa buona da una cosa sbagliata. Esempio: una persona compra un vestitino, lo può indossare in una festa, ma non in chiesa. Bisogna sapere quando fare la cosa giusta. Fare la cosa giusta nel momento giusto. Esempio: quando vedo una persona piangere e gli chiedo cos'ha e la persona mi dice che non ne vuole parlare, lì la cosa giusta non è aiutarla, perché ha detto che vuole stare da sola. La virtù scaturisce dalla ragione; è unica, perché deve superare i particolarismi; i valori per arrivare alla virtù non sono cose carnali; la felicità dell'anima consiste nel conoscere il vero bene e la virtù. Una persona è virtuosa quando ha la conoscenza del bene per tutti. La conoscenza del bene porta alla felicità. Quando c'è una libertà c'è una responsabilità. Da qui nascono i paradossi della morale socratica: 1. Chi fa il male lo fa per ignoranza; l'ignoranza è la condizione. La vera conoscenza consiste nella virtù e nella conoscenza del bene. 2. È preferibile subire il male piuttosto che commetterlo. Una persona che fa il male non è felice. Quando una persona è individualista, starà da sola prima o poi. La posizione socratica è detta intellettualismo etico. Intellettualismo perché si tratta di una morale sottoposta alla ragione e non prescrive delle norme specifiche.

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amava il dialogo e il confronto viso a viso con le persone. La parola scritta, blocca il circolo della conoscenza. Nello scritto si mette punto e fine, mentre l'arte del dialogo porta a una ricerca che non ha mai una fine, ed è questo il motivo per cui si rifiutava per scrivere. Lui insegna la verità, la strada delle persone. E anche questo aspetto lo allontana dai sofisti e anche dai presocratici. Le fonti riguardanti Socrate sono "Le Nuvole" di Aristofane, poi abbiamo Platone, suo l'allievo e poi Aristotele, allievo di Platone, che riceve dal maestro le teorie di Socrate. Le nuvole di Aristofane è una commedia che prende in giro i filosofi del tempo perché i filosofi venivano tutti considerati dei manipolatori, a causa dell'influenza delle figure dei sofisti. Nella commedia di Aristofane, Socrate si trova in una casa definita “Il pensatoio”, dove perde la giornata con un gruppo di giovani allievi a fare inutili ricerche naturalistiche. Nel pensatoio c'è un cesto posto in alto che consente al filosofo di pensare meglio. Alla fine della commedia, un cliente deluso, che non ha appreso cose nuove, va a bruciare il pensatoio (si libera dei filosofi). Secondo la commedia, Socrate cercava di manipolare ai giovani le sue teorie, però questo non è mai successo. È vero invece che questa commedia rende Socrate il capro espiatorio, caricandolo di tutti gli aspetti negativi dei filosofi in quel periodo: il sapere dei sofisti, lo scetticismo sulla religione, la pratica della retorica ecc. Dalle fonti si ricava anche l'aspetto fisico di Socrate: era brutto, si dice che assomigliasse a un sileno, un animale mitologico della Grecia antica, aveva la pancia grossa, occhi spalancati, basso. Il processo e la condanna di Sochate Una cosa importante di Socrate è la morte: perché nel 399, Socrate venne accusato, processato e condannato a morte. Viene considerato il primo martire filosofo. Lui morì in un periodo di restaurazione della democrazia, la quale però era fragile e priva dei valori dell'epoca di Pericle. Socrate veniva visto come elemento destabilizzante per i nuovi equilibri politici. 1. Non riconosceva i dei della Grecia, e aveva introdotto delle nuove divinità. Lui, siccome aveva un grande senso morale, per capire quello che è giusto veramente, doveva trovare una voce interna. Dice di avere all'interno di sé un demone (daimon = demone, uno spirito), che ogni volta è indeciso, riesce a guardare all'interno di se stesso, e di trovare una risposta. 2. Dicevano che lui corrompesse i giovani. Li faceva ragionare, cercava di stimolare questi giovani, tant'è è stato paragonato da Platone alla torpedine di mare, che intorpidisce chi la tocca. Ad un governo, che già era debole, volevano persone non che pensavano ma che obbedivano. La sua sorte era la condanna a morte, o l'esilio. Socrate preferisce morire, che annullare le sue certezze. Rimane fedele ai suoi principi. La condanna fu eseguita soltanto dopo un mese perché il giorno precedente la data stabilita per l'esecuzione era partita la nave per le feste di Delo e nessuna sentenza poteva essere eseguita finché la nave non fosse tornata. Socrate trascorse in carcere quel mese con gli amici e insegnando ai giovani. Apologia di Sochate Apologia vuol dire discorso in difesa, quindi quando una persona ne sta difendendo un'altra. Nell'Apologia di Socrate di Platone, per difendere il suo maestro, Platone definisce i sofisti come prostituti della cultura. Si dice che l'oracolo di Delfi definiva Socrate l'uomo più sapiente del mondo, perché sapeva una cosa che nessun'altra persona sa. Socrate però è il più sapiente perché sa di non sapere, ammette la sua ignoranza. Più si sa di essere ignoranti, più si è sapienti. IL DIALOGO SOCRATICO La necessità di definire i termini Il dialogo socratico è il fulcro del pensiero di Socrate. Andava in giro a parlare con i giovani (per questo fu accusato di corromperli). Lui parlava anche con gli adulti che si ritenevano sapienti o conoscitori di una determinata disciplina. Quando parlava con un avvocato, per esempio, gli chiedeva cosa fosse la giustizia. Lui aveva la necessità di avere dei termini. L'avvocato risponde che la giustizia è quando una persona non infrange la legge. Socrate metteva il dubbio alle persone. In un primo momento le celebrava, le adulava, poi però quando lui chiedeva la definizione, queste persone non sapevano rispondere. Un altro esempio: Socrate va da una persona che si definisce morale e gli chiede cosa sia il bene. Ognuna delle persone dava una definizione diversa che valeva per loro. Altro esempio: si va da un fisico a chiedergli cosa sia l'energia. L'obiettivo era mettere in crisi alle persone che si definivano sapienti così che quando arrivavano al punto che capivano di non sapere abbastanza, potevano ricercare la sapienza su quell'argomento. La mamma di Socrate era una levatrice (fa partorire i bambini). Socrate diceva che faceva lo stesso lavoro della madre: la madre partoriva i bambini, Socrate partoriva la verità dagli uomini. La verità era una sola: eri ignorante e dovevi studiare. Socrate voleva abbattere il relativismo sofistico e lo scetticismo, per questo ne pagò le conseguenze quando fu accusato e ucciso. Socrate è definito lo scopritore del concetto, perché ha cercato definizioni che valgono in ogni circostanza. Il concetto è la definizione e viene definito il “Che cos'è” e in greco è tì estì (= che cos'è). Questa è l'esigenza di Socrate. CONCETTO DEFINIZIONE CHE COS'è= Tì ESTì Il metodo sochatico Il metodo per far arrivare le persone alla verità è il dialogo. Il dialogo è composto da due momenti: - Ironia. È il momento critico- negativo e distruttivo. È il momento in cui Socrate adula il suo interlocutore e gli chiede di insegnargli perché si mostra ignorante nell'argomento. Prima fa domande facili, poi però più difficili. Socrate diventa un po' incalzante con le domande. Attraverso le domande l'interlocutore capiva che non sapeva realmente che cosa fosse ciò di cui parlava. Maieutica. È l'arte della levatrice. È il momento costruttivo-positivo. È quando si fa partorire la definizione o il concetto. Nel momento in cui l'interlocutore capiva di non sapere e si arrabbiava, chiedeva a Socrate qual era la definizione. Socrate dice invece che è la persona che deve arrivare alla definizione. La definizione va ricercata da sé. Non è solo per le definizioni. Quando non sai cosa devi fare, non ti posso dare delle norme di comportamento, sei tu che ci devi arrivare. Socrate dice che è l'interlocutore che deve partorire da sé. La vera conoscenza sta nei propri limiti. Sai cosa sai fare? Bene. Sai cosa non sai fare? Meglio. La conversazione filosofica Socrate concepiva la sua missione come un invito a ragionare, perché attraverso il dialogo ci si libera dai concetti sbagliati e si arriva a capire ciò che è bene fare. Quello che proponeva non era un sapere raggiungibile in modo definitivo, si trattava piuttosto di un tipo di conoscenza che si conseguiva nell'interiorità della propria anima e che conduceva alla consapevolezza di sè stessi e dei propri limiti. Il ruolo che Socrate si riconosceva non era certo quello del saggio o del maestro: egli non intendeva l'istruzione come un trasferimento di concetti e nozioni dalla mente dell'insegnate a quella dell'alunno, bensì come uno strumento per aiutare a riflettere e trovare una soluzione personale ai problemi. È una visione ottimistica, perché implica fiducia nelle risorse interiori degli uomini. Per Socrate, chi sa ascoltare la voce dell'anima, accompagnato dalla conversazione filosofica, non può evitare di raggiungere la conoscenza del bene e quindi di praticare la virtù che con essa coincide. La nuova concezione di virtù Etica e morale sembrano sinonimi, ma non sono la stessa cosa. L'etica riguarda valori che riguardano solo un gruppo di persone, un insieme di persone o di un popolo. Esempio: etica di un medico, di un insegnante, di uno psicologo, di un sacerdote. Se una persona va da uno psicologo, lo psicologo non può rivelare le cose dette agli altri. Si può fare solo se le cose dette sono molto gravi. Se lo psicologo va a rivelare le cose può essere sotto processo. La morale riguarda tutti, nelle varie occupazioni quotidiane. Ha dei valori universali, che valgono per tutti. Se un insegnante va a dire le cose di una persona, fa una cosa immorale. Al semaforo, mi fermo non perché altrimenti prendo la multa ma perché è giusto fermarsi, vale per tutti. La morale propone valori che sono osservati da tutti, poi però si adegua alla propria etica. La morale socratica è morale perché lui vuole cercare valori che valgano per tutti. Etica deriva da etos = comportamento. L'etica è specifica per una determinata situazione. Ad esempio in una classe di una determinata etica ci sono valori diversi rispetto ad un'altra classe. L'oggetto della morale per Socrate è la virtù. La virtù è fare bene una determinata cosa. Ad esempio un musicista è un virtuoso perché sa suonare bene. Un'altra virtù può essere aiutare gli altri, essere empatici, essere bravi in uno sport. Per Socrate la virtù deve essere una. Socrate dice che una persona deve cercare per tutta la sua vita un comportamento legato alla virtù. Socrate dice che può insegnare il modo. La vinti è conoscenza La virtù è conoscenza e parte dall'ammissione dei propri limiti, della propria ignoranza. È nel comportamento morale che sta la conoscenza, non nella conoscenza del nozionismo, perché può cambiare. Gli studiosi dell'archè dicevano diverse cose, ma non hanno dato una definizione universale. Per Socrate la scienza non basta a spiegare le cose. La virtù consiste nel sapere quando una cosa è giusta o sbagliata. Discriminare una cosa buona da una cosa sbagliata. Esempio: una persona compra un vestitino, lo può indossare in una festa, ma non in chiesa. Bisogna sapere quando fare la cosa giusta. Fare la cosa giusta nel momento giusto. Esempio: quando vedo una persona piangere e gli chiedo cos'ha e la persona mi dice che non ne vuole parlare, lì la cosa giusta non è aiutarla, perché ha detto che vuole stare da sola. La virtù scaturisce dalla ragione; è unica, perché deve superare i particolarismi; i valori per arrivare alla virtù non sono cose carnali; la felicità dell'anima consiste nel conoscere il vero bene e la virtù. Una persona è virtuosa quando ha la conoscenza del bene per tutti. La conoscenza del bene porta alla felicità. Quando c'è una libertà c'è una responsabilità. Da qui nascono i paradossi della morale socratica: 1. Chi fa il male lo fa per ignoranza; l'ignoranza è la condizione. La vera conoscenza consiste nella virtù e nella conoscenza del bene. 2. È preferibile subire il male piuttosto che commetterlo. Una persona che fa il male non è felice. Quando una persona è individualista, starà da sola prima o poi. La posizione socratica è detta intellettualismo etico. Intellettualismo perché si tratta di una morale sottoposta alla ragione e non prescrive delle norme specifiche.