Apprendimento

Apprendimento

Azienda

Appunti di diritto pubblico

70

Condividi

Salva

Iscriviti per mostrare il contenuto. È gratis!

Accesso a tutti i documenti

Unisciti a milioni di studenti

Migliora i tuoi voti

Iscrivendosi si accettano i Termini di servizio e la Informativa sulla privacy.

docsity
Appunti A.Papa Istituzioni di
diritto pubblico
Istituzioni Di Diritto Pubblico
L'Università degli Studi di Napoli Parthenope
53 pag.
docsity
Appunti A.Papa Istituzioni di
diritto pubblico
Istituzioni Di Diritto Pubblico
L'Università degli Studi di Napoli Parthenope
53 pag.
docsity
Appunti A.Papa Istituzioni di
diritto pubblico
Istituzioni Di Diritto Pubblico
L'Università degli Studi di Napoli Parthenope
53 pag.
docsity
Appunti A.Papa Istituzioni di
diritto pubblico
Istituzioni Di Diritto Pubblico
L'Università degli Studi di Napoli Parthenope
53 pag.
docsity
Appunti A.Papa Istituzioni di
diritto pubblico
Istituzioni Di Diritto Pubblico
L'Università degli Studi di Napoli Parthenope
53 pag.

Contenuti simili

Know Il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale e  la Magistratura  thumbnail

0

Il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale e la Magistratura

Riassunto

Know Diritto,Norme giuridiche e il codice civile thumbnail

0

Diritto,Norme giuridiche e il codice civile

Il diritto, le norme giuridiche e il codice civile

Know IL GOVERNO  thumbnail

17

IL GOVERNO

governo

Know PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA  thumbnail

8

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Tutto sul presidente

Know Governo thumbnail

97

Governo

Schema sul governo

Know Le nostre istituzioni thumbnail

708

Le nostre istituzioni

Parlamento, Governo, PdR, Magistratura, Corte Costituzionale

docsity Appunti A.Papa Istituzioni di diritto pubblico Istituzioni Di Diritto Pubblico L'Università degli Studi di Napoli Parthenope 53 pag. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) Diritto Pubblico Il Diritto è l'insieme delle norme giuridiche presenti in un ordinamento giuridico. Il diritto pubblico si occupa dello studio delle norme che disciplinano e regolamentano l'organizzazione e il funzionamento dello Stato, delle istituzioni e degli enti pubblici, oltre ai rapporti fra il cittadino e gli enti cui sia riconosciuto. Ordinamento giuridico L'ordinamento giuridico è l'insieme degli elementi normativi che regolano la vita di una determinata organizzazione sociale (comunità) all'interno di un sistema giuridico (ad esempio uno Stato). Gli elementi costitutivi dell'ordinamento giuridico sono due: Comunità e Diritto (l'ordinamento giuridico italiano nasce con l'unificazione d'Italia, ossia quando comunità e diritto si sono incontrati nel nostro paese). Esistono vari tipi di ordinamenti giuridici: Statale*, Europeo, Internazionali, Chiesa, regionale, scolastico, civile, militare, giudiziario. *Stato: lo Stato è un ordinamento giuridico sovrano originario, ovvero che non deriva da altri ordinamenti e ha una sovranità diretta e immediata (un altro esempio di ordinamento giuridico originario è quello della Chiesa); generale ovvero persegue il bene comune della collettività, gli interessi generali. Criteri di classificazione degli ordinamenti giuridici: - Ordinamenti necessari e ordinamenti volontari: in base alla natura del vincolo associativo (se il soggetto può decidere di farne parte o meno). Nel primo caso...

Non c'è niente di adatto? Esplorare altre aree tematiche.

Knowunity è l'app per l'istruzione numero 1 in cinque paesi europei

Knowunity è l'app per l'istruzione numero 1 in cinque paesi europei

Knowunity è stata inserita in un articolo di Apple ed è costantemente in cima alle classifiche degli app store nella categoria istruzione in Germania, Italia, Polonia, Svizzera e Regno Unito. Unisciti a Knowunity oggi stesso e aiuta milioni di studenti in tutto il mondo.

Ranked #1 Education App

Scarica

Google Play

Scarica

App Store

Non siete ancora sicuri? Guarda cosa dicono gli altri studenti...

Utente iOS

Adoro questa applicazione [...] consiglio Knowunity a tutti!!! Sono passato da un 5 a una 8 con questa app

Stefano S, utente iOS

L'applicazione è molto semplice e ben progettata. Finora ho sempre trovato quello che stavo cercando

Susanna, utente iOS

Adoro questa app ❤️, la uso praticamente sempre quando studio.

Didascalia alternativa:

esiste un vincolo di necessaria associazione (si pensi agli ordinamenti statali); diversamente l'iscrizione a un'associazione introduce l'interessato ad un ordinamento giuridico volontario. - Ordinamenti territoriali e non territoriali: gli ordinamenti territoriali hanno come elemento fondamentale il territorio (ad esempio l'ordinamento giuridico statale, comunale ecc...); quelli non territoriali non hanno il territorio come base fondamentale (es. Chiesa cattolica). In base alla territorialità l'ordinamento giuridico si distingue anche in: • interno: comprende le norme giuridiche nel territorio di uno Stato sovrano. internazionale: comprende le norme giuridiche che regolamentano i rapporti tra i singoli Stati nel diritto internazionale. - Ordinamenti generali e particolari (in base al fine perseguito): un ordinamento giuridico si dice generale quando il fine perseguito è il cosiddetto bene comune (ad esempio: stato, enti territoriali, Unione Europea...); si dice particolare quando è volto invece al conseguimento di un interesse specifico (la Chiesa; così come una società per azioni o un'associazione sportiva). - Ordinamenti indipendenti o derivati (in base ai rapporti con altri ordinamenti): gli ordinamenti giuridici indipendenti sono quelli che hanno un'indipendenza nel non riconoscere ordinamenti superiori al loro; quelli derivati sono quelli che hanno una dipendenza nel riconoscere ordinamenti superiori. L'ordinamento giuridico finisce o si modifica profondamente quando avviene un fatto normativo che si propone di cambiare uno degli elementi che costituiscono l'ordinamento giuridico. Atto normativo L'atto normativo è un atto giuridico di un determinato ordinamento giuridico che ha come effetto la produzione di norme giuridiche vincolanti per tutti (legge, costituzione, decreti legge...). Norma giuridica: è una regola che concorre a disciplinare la vita dei consociati in modo pacifico. Una norma giuridica possiede 4 caratteristiche: 1. Generalità: deve potersi applicare a un numero indeterminato di persone (non a tutti, perché può far riferimento a contesti specifici); 2. Astrattezza: deve potersi applicare un numero indeterminato di volte (queste prime due caratteristiche determinano la ripetibilità delle norme giuridiche); 3. Novità: deve essere nuova, deve disciplinare per la prima volta qualcosa che non era mai stato disciplinato, oppure deve disciplinare in modo nuovo qualcosa che era già stato disciplinato, ma in modo diverso; Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 1 4. Imperatività: è la capacità della regola di farsi rispettare in virtù dell'autorità del soggetto che l'ha prodotta, affinché la consideriamo legittimata. La sanzione non è un elemento intrinseco alla norma giuridica, ma è essa stessa una norma giuridica, la cui imperatività è la forza. Tuttavia bisogna rispettare le norme giuridiche non perché si ha timore della sanzione, ma al contrario, perché crediamo che esse siano necessarie per una pacifica convivenza. Disposizione e norma: Per comprendere a meglio la norma giuridica bisogna distinguere la disposizione dalla norme: la disposizione è un testo scritto dal quale ricaviamo la norma, la quale invece è la regola che noi ricaviamo dal testo scritto. La disposizione può avere forme diverse (E.g. costituzionale, legge, regolamentare). Interpretazione: Quasi tutti gli ordinamenti giuridici di oggi utilizzano disposizioni difficili da comprendere, dunque risulta necessaria l'interpretazione di tali norme, ossia l'attività svolta a ricavare da una data disposizione la norma da applicare. L'attività di interpretazione si divide in: • Giudiziale: del giudice; • Autentica: dello stesso legislatore; • Dottrinale: dello studioso. - Essa avviene secondo 4 regole: 1. Letterale: si guarda al significato delle parole della disposizione; 2. Logica: si guarda alla connessione tra le parole della disposizione; 3. Sistematica (dove si trova detta norma): si guarda alla collocazione della disposizione nell'ordinamento; 4. Teleologica: si guarda allo scopo perseguito dall'autore della disposizione (ratio legis: si va a vedere i lavori preparatori di detta legge per comprendere quale fosse l'idea del legislatore). Le lacune dell'ordinamento (vuoto normativo) In base al principio di completezza ed esaustività dell'ordinamento, non è ammesso che vi siano situazioni non disciplinate da alcuna norma. In presenza di un fattispecie apparentemente non disciplinato, l'interpretazione deve colmare il vuoto con: • Analogia legis: applicazione della disciplina di casi simili, già regolati dal Legislatore; • Analogia iuris: applicazione dei principi generali del diritto. La riserva di legge è uno strumento mediante il quale la Costituzione disciplina che una determinata materia sia regolata soltanto dalla legge primaria e non da fonti di tipo secondario. • assoluta: la materia deve essere regolata integralmente dalla legge (Ad esempio l'art. 13. ammette restrizioni della libertà personale nei soli casi e modi previsti dalla legge). • Relativa: i principi sono stabiliti dalla legge, riducendo la discrezionalità dell'esecutivo, che però può intervenire con propri regolamenti (es art. 97, riguarda le pubbliche amministrazioni) • Rinforzata: la Costituzione pone dei limiti alla discrezionalità del legislatore, prevedendo alcuni dei contenuti che la legge deve avere (articolo 138, procedimento aggravato, richieste di maggioranze particolari). Lo Stato Lo Stato è una forma di organizzazione del potere politico*, che esercita il monopolio della forza legittima in un determinato territorio e si avvale di un apparato amministrativo (l'ordinamento giuridico dello Stato in Italia nasce con l'unificazione d'Italia del 1861). Il diritto pubblico studia l'ordinamento giuridico dello Stato, inteso come comunità organizzata composta da tre elementi: 1. Popolo: concetto giuridico che definisce l'insieme delle persone che hanno la stessa cittadinanza, a prescindere dal paese in cui vivono. Il concetto di popolo è diverso da quello di popolazione (ossia l'insieme di persone che in un dato momento storico vivono sul territorio di un paese, indifferentemente dalla cittadinanza, censito ogni 10 anni) e di nazione (concetto astratto, ossia l'insieme delle persone che condividono stessi valori di una società); 2. Territorio (elemento volontario): spazio sul quale lo Stato esercita la propria sovranità. È il frutto di accordi (raramente pacifici). Il territorio comprende: la terra ferma; il mare territoriale, ossia il mare compreso a 12 miglia dalla costa; lo spazio aereo, fin dove possono 2 Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) circolare gli aerei, ma non si è sovrani dello spazio dove si trovano i satelliti; e sottosuolo, ossia lo spazio compreso dalla terra ferma fin al centro della terra. Quando si parla di sottosuolo spesso subentra il problema delle sacche liquide, ossia il petrolio e il gas. Se si trovano tra due paesi sono di chi le trova per prima (stessa cosa per i mari internazionali).; 3. Sovranità: è l'insieme dei soggetti che in uno Stato detengono il potere politico (è la fonte di legittimazione di ogni potere). *organizzazione del potere politico*: presenza di una burocrazia che controlla la pubblica amministrazione. Lo stato è un ordinamento giuridico sovrano in quanto è: Originario, ossia si autolegittima ed ha le sue fonti normative e di esse dispone liberamente: non c'è altro diritto che non sia il suo stesso diritto; . • Esclusivo, ha il diritto di escludere al suo interno qualunque altro potere; • Supremo e indipendente da qualunque potere esterno, quindi deve essere capace di difendere i propri confini. È l'unico soggetto al quale riconosciamo il diritto di limitare la nostra libertà con l'uso della forza, attraverso il diritto (forza coercitiva e imperativa). La cittadinanza Essa consente di poter esercitare i diritti riservati ai cittadini, ossia il diritto di voto e di accesso alle cariche pubbliche. È anche molto importante per avere la protezione diplomatica all'estero. Ogni stato ha il diritto di approvare la propria legge sulla cittadinanza. Non esistono due leggi uguali per la cittadinanza tra le diverse nazioni. Esse ruotano attorno a due criteri fondamentali: • lus sanguinis (del sangue): è cittadino il figlio del cittadino. Ogni stato può declinare come vuole (E.g. solo padre, solo madre, entrambi i genitori); • lus soli (del luogo): è cittadino chiunque sia nato in quel territorio a prescindere dalla cittadinanza dei genitori. Si può non avere la cittadinanza, ossia essere apolide, nel momento in cui non si trova la giusta combinazione del diritto di cittadinanza. Legge italiana sulla cittadinanza Segue dei criteri in ordine di importanza: • lus sanguinis; • lus soli: chi nasce nel nostro paese solo se i genitori sono ignoti, apolidi oppure non possono trasmettere cittadinanza ai figli. • Per concessione: Su richiesta dell'interessato è possibile per i cittadini stranieri ottenere la cittadinanza italiana: se contraggono matrimonio con cittadino italiano con residenza in Italia da almeno due anni dopo il matrimonio; per naturalizzazione, dopo 10 anni di residenza nello Stato per i cittadini extracomunitari e quattro anni per i cittadini comunitari; per meriti speciali: per azioni eroiche ed è il presidente della repubblica a dare "l'ordine". Per i cittadini europei è molto più facile diventare cittadino italiano, la cittadinanza europea si va a sommare alla cittadinanza italiana. Il cittadino europeo possiede la libertà di circolazione e di soggiornare. Sovranità La sovranità è la fonte di legittimazione di ogni potere (la legittimazione viene dalla forza, intesa come imperatività). Nei Paesi liberali e democratici esiste la tripartizione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e questi tre poteri devono avere una natura, un fondamento, una legittimazione. La sovranità la guardiamo da un duplice punto di vista: • Sovranità esterna: intesa come indipendenza da altri Stati; • Sovranità interna: intesa come fonte di legittimazione di ogni potere in un dato territorio (la legittimità ad adottare determinati atti imperativi). Esistono tre teorie sulla sovranità in ordine storico: 1. Sovranità dello Stato: è la sovranità del soggetto che si trova al di sopra delle regole, il cui principio si afferma con lo stato assoluto. La teoria della sovranità dello Stato la ritroviamo nei regimi autoritari, in cui la singola persona affermando che la sovranità appartiene allo Stato si 3 Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) autolegittima, anche se lo Stato è un'entità giuridicamente astratta. La sovranità dello Stato è una sovranità non democratica perché è una sovranità in cui la volontà dello Stato viene espressa da una persona o da un partito; 2. La sovranità della nazione: è una sovranità oligarchica, in cui la legittimazione del potere appartiene a un ristretto numero di persone. (Questa sovranità è quella meno frequente); 3. La sovranità popolare: la fonte di legittimazione di ogni potere è il popolo. I 3 poteri vengono esercitati in nome del popolo, questo è possibile grazie al suffragio universale. Come espresso nel Comma 2 dell'art 1 "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Il popolo manifesta la propria sovranità attraverso le elezioni, le petizioni (richiesta) e referendum. Il limite della sovranità è la rappresentanza e la costituzione stessa. Fonti del diritto Le fonti del diritto sono tutti quegli atti o fatti cui l'ordinamento riconosce la capacità di produrre norme giuridiche (ogni atto o fatto giuridico avente forza di legge). Ad essere fonte del diritto è un testo scritto se si parla di atto normativo, oppure un testo non scritto se si parla di fatto normativo (che però deve essere previsto dall'ordinamento giuridico, altrimenti sarebbe un fatto extra- normativo). Le fonti del diritto sono costituite dalle fonti di produzione e dalle fonti sulla produzione. Le fonti di produzione sono quegli atti o fatti che producono norme giuridiche nell'ordinamento (la legge ordinaria dello stato, decreti legge e decreti legislativi). Per fonti sulla produzione s'intende le particolari fonti di produzione che individuano i soggetti cui è attribuita la potestà normativa. Le fonti di cognizione, invece, sono gli strumenti attraverso i quali si viene a conoscenza delle fonti di produzione (Gazzetta Ufficiale). Nelle società complesse e contemporanee difficilmente possiamo trovare molto diritto non scritto, la grande eccezione è la Gran Bretagna che non ha una costituzione scritta, però ha una lunga serie di leggi costituzionali. Le caratteristiche delle fonti del diritto sono: Principio di tipicità delle fonti: fanno parte del sistema delle fonti solo quelle espressamente previste dalla costituzione, le cosiddette fonti tipiche; • La fonte suprema è la Costituzione; • Le fonti non hanno tutte il medesimo valore, ma sono ordinate secondo regole che assicurano la prevalenza di una fonte rispetto ad altre. • 1. Fonti di livello costituzionali: Costituzione; Leggi costituzionali e di revisione costituzionale. • Il sistema delle fonti del diritto 2. Fonti sub-costituzionali: Statuti regionali; Trattati. Formalizzate solo nel 2001, queste due fonti non possono andare in contrasto con la costituzione, ma non possono essere modificati con una legge (queste due fonti fanno parte dell'ordinamento giuridico dello Stato). 3. Fonti primarie (sono dinamiche, disciplinano la vita quotidiana delle persone e quindi sono in continua evoluzione): Legge statale e regionali; Decreti legge e legislativi; Referendum abrogativo; Regolamenti europei; Regolamenti parlamentari. In queste fonti primarie troviamo i tre enti che fanno parte della multilevel governance (Stato, Regioni e Unione Europea), per cui vale il principio della competenza. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 4 4. Fonti secondarie (costituite da vari tipi di regolamenti adottati dal potere esecutivo (Governo)): Regolamenti (a livello statale sono approvati dal Governo e al livello regionale sono approvati dal Consiglio regionale); Consuetudine. . L'unico fatto consentito dall'ordinamento giuridico è la consuetudine, ossia un comportamento che si ripete costante nel tempo associato alla convinzione generale che sia giuridicamente obbligatorio. Ci sono tre tipologie di consuetudini: 1. Secundum legge, è la consuetudine che opera in senso integrativo e che va a complementare la fonte scritta; 2. Prater legem (al di là della legge), è quella consuetudine che disciplina un ambito non ancora disciplinato dalla legge; 3. Contra legem (contro la legge), cioè un comportamento contrario alla legge che abroga la legge scritta. Non è ammessa nell'ordinamento italiano per il principio delle fonti scritte. Antinomia In un sistema delle fonti ordinato noi dovremmo avere sempre una sola disposizione che disciplina un certo oggetto, avendo così chiara la regola che dobbiamo applicare. Quando invece ci troviamo più disposizioni che disciplinano in modo contrastante lo stesso oggetto, allora sorge il dubbio di quale di queste disposizioni bisogna applicare. Siccome il diritto ama la regola e ama soprattutto la certezza, conosce il concetto di antinomia, che prevede dei criteri per risolvere la stessa antinomia. Per antinomia intendiamo un contrasto tra fonti, ossia quando due fonti disciplinano in modo non concorde lo stesso oggetto. Siccome bisogna decidere in modo ordinato e predefinito quale fonte applicare, l'ordinamento giuridico prevede quattro criteri di risoluzione delle antinomie: • Gerarchico: la fonte superiore prevale su quella inferiore. Si ricorre a tale criterio quando le fonti contrastanti sono di rango diverso. Il criterio gerarchico determina l'annullamento della fonte subordinata in contrasto (l'annullamento è perdita d'efficacia della fonte per il futuro, per ciò che è presente e passato applichiamo la fonte precedente). La cosa più problematica è che la violazione viene soprattutto dal legislatore nei confronti della costituzione (l'articolo più violato della costituzione è l'articolo 3); . Cronologico (criterio della normalità): la fonte successiva abroga quella precedente (la società cambia, quindi il diritto si deve evolvere all'evolversi della società). Si impiega rispettando due condizioni: le fonti devono essere dello stesso livello e devono appartenere allo stesso legislatore. Il criterio cronologico determina l'abrogazione* (esplicita, tacita e implicita) della fonte precedente; Competenza: prevale la fonte deputata a disciplinare quella determinata materia. Noi oggi ci troviamo ad avere tre diversi legislatori, quindi non possiamo applicare solo il criterio cronologico, ma dobbiamo applicare quello della competenza, il quale ci dice che quando due fonti si trovano sullo stesso piano, ma vengono da due legislatori diversi che disciplinano lo stesso oggetto, noi dobbiamo cercare di capire di chi è la competenza (può accadere questo problema con la legge statale, legge regionale e il regolamento europeo). Non esiste tra legislatori diversi un superiore gerarchico (perché lo Stato non è il superiore gerarchico delle regioni e viceversa). Il criterio della competenza determina la nullità della fonte incompetente (la nullità è la perdita d'efficacia della fonte che ha violato la fonte di grado superiore per il passato, il presente e il futuro). In caso di contrasto tra una fonte nazionale e una fonte comunitaria in attesa della sentenza della Corte costituzionale la fonte nazionale deve essere disapplicata. Specialità: quando due fonti che appartengono allo stesso livello e allo stesso legislatore e disciplinano in modo differente (generale e speciale) la stessa materia, prevale la fonte speciale rispetto a quella generale nei casi che ricadono nella regola speciale. La fonte generale resta in vigore e andrà a disciplinare i casi non coperti dalla fonte speciale. *L'abrogazione è l'annullamento di una norma giuridica dovuto dall'entrata in vigore di una nuova legge. Generalmente, l'abrogazione riguarda la successione delle leggi nel tempo, ma può riguardare anche il contrasto tra fonti di diverso grado (la fonte sovraordinata successiva abroga la fonte subordinata anteriore). L'abrogazione può essere di tre tipi: Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 5 1. esplicita (è la più corretta da parte della fonte): quando la legge successiva dichiara espressamente che quella precedente è abrogata (vi sia un'espressa previsione in tal senso da parte del legislatore); 2. tacita: quando la legge successiva interviene nella stessa materia con norme incompatibili rispetto a quelle contenute nella legge precedente; 3. implicita: quando la legge successiva interviene a regolare integralmente una materia già disciplinata da leggi precedenti. La fonte suprema: la Costituzione La costituzione è la fonte suprema del diritto dell'ordinamento e rappresenta la cristallizzazione dei valori condivisi di una comunità (i valori che una comunità non intende assolutamente rinunciare), è un documento politico (nel senso che contiene valori) nel quale si cristallizzano i valori di una comunità. Possiamo trovarci di fronte a molti tipi di costituzioni: • Scritta o non scritta: una costituzione non scritta è data da un insieme di consuetudini che manifestano un valore; • Rigida e flessibile: una costituzione rigida è una costituzione che non ammette cambiamenti da fonti di grado inferiore (ne tacite ne formali). Le costituzioni flessibili sono quelle che ammettono modifiche da fonti di grado inferiore; • Lunga o breve: le costituzioni lunghe sono quelle costituzioni che decidono di cristallizzare o comunque di formalizzare tutti e tre gli elementi che si possono inserire in una costituzione, ossia valori, diritti e organizzazione. Quindi le costituzioni lunghe sono quelle costituzioni nelle quali si è sentito il bisogno di cristallizzare valori, diritti e organizzazione. Le costituzioni brevi sono quelle costituzioni che contengono soltanto due elementi: valori e diritti o valori e organizzazione. Costituzione italiana La Costituzione Italiana è entrata in vigore il 1° gennaio del 1948, frutto della volontà popolare perché l'assemblea costituente fu votata direttamente dai cittadini. La nostra costituzione è: • Democratica, perché la sovranità appartiene al popolo; Pluralista, la regola della democrazia è la regola della maggioranza, la quale però non può sopprimere le minoranze, le quali vanno tutelate, come le minoranze linguistiche, etniche, religiose... (si contrappone al concetto di democrazia liberale, in cui abbiamo la dittatura della maggioranza); • Lunga, perché oltre ai valori contiene sia i diritti che l'organizzazione. • Rigida, non può essere modificata da fonti di grado inferiore. È istituito un organo, ossia la Corte costituzionale, che ha il compito di verificare la conformità delle leggi alla Costituzione. Economica, perché lo Stato ha diritto di essere imprenditore. Lo stato imprenditore opera il regime di concorrenza, ma se può si tiene qualche piccolo privilegio. • Prevede una forma di Stato decentrato, ossia uno Stato in cui c'è il trasferimento di alcune funzioni e responsabilità pubbliche dal governo centrale a organi periferici (regioni). La Costituzione è composta di 139 articoli, divisi in quattro sezioni: • principi fondamentali (art. 1-12), al quale aggiungiamo un principio che non è scritto in nessun articolo in particolare, che è quello della separazione dei poteri, ossia il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, tutti e tre esercitati nel nome del popolo. I principi fondamentali non possono essere modificati; • diritti e doveri dei cittadini (13-54, quella che noi chiamiamo la prima parte della costituzione, dedicata ai diritti). Questi articoli possono essere modificati, ma solo per migliorare il contenuto del diritto, quindi nessuno dei diritti e dei doveri può essere soppresso, però il contenuto può essere modificato per rendere possibile un diverso bilanciamento tra i diritti; • ordinamento della Repubblica (55-139, dedicata alle organizzazioni), è la seconda parte della costituzione che è abbastanza liberamente modificabile, sempre però tenendo presente due garanzie, uno la rigidità della costituzione, quindi non possiamo sopprimere la corte costituzionale (che è la garanzia della rigidità della costituzione), secondo dobbiamo garantire la separazione dei poteri, quindi possiamo modificare gli articoli che vanno dal 55 al 138, ma nel modificarli dobbiamo garantire da un lato l'unicità della cessione, dall'altro il principio di separazione dei poteri; • disposizioni transitorie e finali (I-XVIII). Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 6 Articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. L'articolo due è la matrice dei diritti, ossia è la porta attraverso la quale entrano nella nostra costituzione anche quei diritti che la nostra costituzione non ha espressamente previsto (E.g. i diritti scritti nelle carte internazionali). Il termine Repubblica significa riconoscere l'obbligo di tutelare i diritti ad ogni comunità che si muove all'interno del nostro ordinamento giuridico (lo Stato, le regioni, i comuni, le famiglie...); Vengono utilizzati i verbi "riconosce" e "garantisce" perché riflettono due teorie giuridiche ben precise: la teoria giusnaturalistica, secondo cui l'individuo nasce titolare di diritti, i cosiddetti diritti inviolabili dell'uomo, quindi la Repubblica non concede il diritto, ma lo riconosce perché già esiste; abbinata alla teoria positivistica, i diritti per essere garantiti devono essere tutelati per iscritto (con leggi). I padri costituenti hanno operato nel periodo immediatamente successivo alla dittatura fascista, quindi si sono resi conto che scrivere semplicemente che l'uomo nasce titolare di diritti non da garanzie sul fatto che questi diritti vengano tutelati, dunque è compito della Repubblica tutelare e garantire questi diritti (scrivendo leggi che li tutelano); A fronte di questo la costituzione chiede agli individui l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica, politica e sociale. La parola solidarietà viene utilizzata dalla costituzione nel senso giuridico di appartenenza alla comunità. Sono tre gli ambiti in cui la costituzione chiede solidarietà: solidarietà politica, ossia la partecipazione al voto, che risulta essere dovere civico, cioè il sentirsi parte della comunità (non è un dovere giuridico); solidarietà economica, nella democrazia pluralista chi ha di più paga di più, e non paga proporzionalmente di più, ma paga progressivamente di più, quindi paga di più in modo più che proporzionale. Chi ha meno non paga o paga poco e in cambio riceve più servizi, più interventi di chi paga più che proporzionalmente; infine abbiamo il dovere di solidarietà sociale, che è il rispetto delle regole che sono fatte in beneficio pressoché esclusivo di altri; L'articolo due è l'articolo più romantico della nostra costituzione, perché l'articolo che confida nell'esistenza di un senso di appartenenza, perché la nostra costituzione è piena di diritti, ma ha pochi doveri e quindi confida che quei pochi doveri scaturiscano dal senso di appartenenza. 28/09/20 Articolo 3 della Costituzione: Principio di uguaglianza • Comma 1 (vieta le discriminazioni): Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, razza, religione, opinioni politiche, condizioni sociali e personali. È quella che noi definiamo uguaglianza dinanzi alla legge o uguaglianza formale, questo tipo di uguaglianza è di matrice liberale, la quale nasce dopo le tre rivoluzioni borghesi. L'articolo tre dice tutti i cittadini, ma la corte costituzionale è intervenuta affermando che tutte le persone sono uguali davanti alla legge, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno la cittadinanza italiana, perché l'uguaglianza è un diritto di comunità. Essere uguali davanti alla legge significa che non sono ammesse differenziazioni davanti ad un giudice. • Comma 2 (chiede le differenziazioni): É compito della repubblica rimuovere gli ostacoli sociali ed economici che impediscono all'individuo la normale attività. Ognuno di noi nasce con condizioni personali e sociali diverse, quindi immaginare che siamo davvero tutti uguali davanti alla legge deve essere l'obiettivo, ma non può essere la condizione di partenza. Per essere davvero tutti uguali davanti alla legge c'è bisogno di pareggiare i punti di partenza e quindi di avvantaggiare coloro che nella realtà partono svantaggiati. L'uguaglianza sostanziale infatti chiede delle differenziazioni per tutelare chi parte svantaggiato senza discriminare. Questo fa di noi uno stato sociale, che si occupa di rimuovere le disuguaglianze (ma non fa di noi uno stato socialista, ossia uno stato che pareggia i punti di partenza e i punti di arrivo). Bisogna differenziare senza discriminare Forma di stato Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 7 Per forma di Stato si intende il rapporto che si instaurano tra la sovranità e il popolo, nonché l'insieme dei principi e dei valori a cui lo Stato ispira la sua azione. Lo Stato democratico si basa: - sul principio di sovranità popolare, quindi sul principio di suffragio universale (sono elettori tutti i cittadini uomini e donne con diritto di voto che hanno raggiunto la maggiore età); - sulla consapevolezza che le persone sono socialmente diverse l'una dall'altra. Lo stato democratico è consapevole che esistono le classi sociali, che per il diritto sono indifferenti, ma che nella realtà sono presenti; - sulla presenza di partiti politici. Nella democrazia i cittadini votano dei rappresentanti in parlamento sulla base della loro appartenenza a un partito, quest'ultimi visti come soggetti aggregatori della volontà dei cittadini. Oggi definiamo i partiti programmatici, cioè partiti che cercano il consenso popolare in base a un programma e non a una ideologia; - sull'uguaglianza sostanziale (a seconda che sia una democrazia pluralista o liberale prevede che ci sia la tutela o meno delle minoranze). Forma di Stato italiana L'Italia è uno stato democratico: - pluralista, ossia una democrazia che tutela le minoranze; laico (non ateo), è uno stato che non ricava più le proprie regole dall'ordinamento religioso; - su base sociale, perché riconosciamo il principio di uguaglianza sostanziale, quindi ci obblighiamo a quei doveri di solidarietà politica, economica e sociale (questo è il legame tra l'articolo 2 e l'articolo 3. La seconda parte dell'articolo due si lega con il secondo comma dell'articolo tre, perché non ci può essere stato sociale senza l'adempimento dei doveri di solidarietà); - che non prende in considerazione l'individuo nella sua individualità, ma cerca di favorire in tutti modi la presenza dell'individuo all'interno di formazioni sociali. Oggi nelle democrazie pluraliste il rapporto è individuo-formazione sociale-Stato; - costituzionale, la nostra democrazia si basa su una costituzione. FORME DI GOVERNO La forma di governo studia, analizza il rapporto tra gli organi costituzionali che partecipano all'esercizio del potere politico, è il modo in cui in un determinato ordinamento viene organizzato il potere politico. Il popolo affida l'esercizio del potere politico (sovranità) a degli organi costituzionali, ossia quell'elemento dello stato che svolge una funzione amministrativa, giurisdizionale, legislativa. Al vertice degli organi troviamo gli organi costituzionali che presentano 3 caratteristiche: • Necessità: il potere politico non può fare a meno dell'organo costituzionale; • Sono insopprimibili: un organo costituzionale non può essere soppresso con una fonte di grado inferiore alla costituzione; • Indefettibili: mai un giorno senza un organo costituzionale (principio di continuità). In Italia gli organi costituzionali sono quattro: Parlamento, Governo, Presidente della Repubblica, corte costituzionali (la corte costituzionale è un organo costituzionale, ma non fa parte della forma di governo, ma è necessaria per garantire la rigidità della costituzione). Nel mondo occidentale le forme di governo più diffuse sono: - Parlamentare (la più diffusa, ma anche la più diversificata). La forma parlamentare presenta tre caratteristiche: 1. si basa su tre organi: Capo di stato (potrebbe essere anche re), Parlamento e Governo; 2. si basa su un rapporto di fiducia giuridica e politica tra Parlamento e Governo; 3. Il capo dello stato è neutro (è soggetto terzo rispetto al rapporto tra parlamento e governo, non partecipa attivamente a questo rapporto, ma ricopre un ruolo di arbitro). È una forma di governo rassicurante, ma molto lenta perché non c'è una netta separazione fra esecutivo e legislativo (il governo per poter esercitare le proprie funzioni ha bisogno dell'appoggio costante del parlamento). - Presidenziale (più efficiente): in questa forma di governa abbiamo una netta separazione tra potere legislativo e potere esecutivo, infatti gli organi costituzionale sono solo due: Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 8 • Il Presidente, che è espressione del potere esecutivo, ha il compito di guidare la politica del paese. • Il Parlamento, che esercita il potere legislativo, ha il compito di fare le leggi. Entrambi gli organi sono di regola eletti direttamente dai cittadini, o nello stesso periodo o in momenti diversi. Questi due organi non possono interferire l'uno con l'altro, il Presidente non può sciogliere il parlamento e il parlamento non può sfiduciare il Presidente, quindi entrambi durano in carica tutto il loro mandato. Il Parlamento deve approvare al Presidente le leggi e la legge di bilancio, questi sono gli unici momenti in cui il Presidente ha davvero bisogno del Parlamento (accade che si fa molta politica ma poche leggi). Si usa nelle forme di Stato federali, ossia ad alto decentramento, perché in queste forme di stato gli enti territoriali intermedi sottraggono parte del potere allo stato (non c'è il rischio che il presidente possa inclinare la forma di stato verso un regime autoritario). Manca il governo, non sono chiamati ministri, ma segretari di stato. Semipresidenziale: questa forma di governo cerca un equilibrio tra le altre due, prende alcuni elementi dalla forma di governo parlamentare e alcuni elementi della forma di governo presidenziale. La forma di governo semipresidenziale importante è quella in Francia, dove nasce nel 1958 con la quinta Repubblica francese dal generale De Gaulle. Gli organi costituzionali sono tre: Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica. Parlamento e Presidente sono eletti dal popolo, mentre il Governo è eletto dal Presidente (Il Presidente non deve avere la fiducia dal Parlamento, mentre il Governo si). Nascono conflitti se il Parlamento si accorge che la politica del Presidente non piace ai cittadini e per dargli un segnale, non potendolo sfiduciare, il parlamento sfiducia il primo ministro (Governo). Nella forma di governo semipresidenziale, il governo è un organo molto debole perché possiede solo il potere esecutivo, le decisioni più importanti spettano al presidente. 30/09/2020 FORMA DI GOVERNO ITALIANA L'Italia ha una forma di governo parlamentare (esiste un rapporto di fiducia tra parlamento e governo). La forma di governo italiana presenta le seguenti caratteristiche: • Potere di sfiducia affidato a ciascuna camera: Il primo vincolo della nostra forma parlamentare è che la fiducia deve essere data da entrambe le camere e anche una sola camera può dare la sfiducia e quindi il governo è costretto a mantenere buoni rapporti politici sia con la camera e che con il senato per essere certo che nessuna delle due decida di sfiduciarlo; . Assenze di gerarchia all'interno del governo: Il nostro costituente ha disegnato il nostro governo come un organo molto debole, o meglio, molto debole è il Presidente del consiglio (che in Italia non viene chiamato neanche primo ministro). Il nostro Presidente del consiglio è molto debole perché giuridicamente non è il superiore gerarchico dei suoi ministri, non li nomina e non li può revocare. Non c'è gerarchia all'interno del governo perché una volta che sono stati nominati i ministri diventano "intoccabili" perché il Presidente del consiglio se anche entra in disaccordo con loro, non li può revocare (non li può revocare neanche il presidente della repubblica); Scioglimento delle camere come atto del Presidente della Repubblica: Nella nostra forma di governo parlamentare le camere si sciolgono anticipatamente solo in caso di crisi e quindi su decisione non del governo ma del Presidente della Repubblica. Le camere durano 5 anni, può capitare che o le camere entrino in conflitto tra loro (quasi impossibile) o in conflitto con il governo (non lo sfiduciano, ma fanno capire al governo che non sono più in sintonia). La costituzione affida al Presidente della Repubblica il ruolo di "arbitro", cioè di valutare se si può formare una nuova maggioranza o se invece bisogna andare al voto. Quindi in Italia lo scioglimento anticipato delle camere è una decisione che spetta al Presidente della Repubblica. Questi tre elementi appena enunciati rendono la nostra forma di governo parlamentare debole. Tuttavia non tutti i Governi avuti fino ad oggi non sono stati governi deboli, questo ci fa capire, che la forza di un governo dipende dalla forza del Presidente del consiglio, la quale si misura su due elementi: 1. La forza carismatica: un Presidente del consiglio "leader" riesce a tenere il governo unito anche nelle situazioni di difficoltà; 2. Il ruolo di leader di partito del Presidente del consiglio (il più importante tra i due): i governi più forti sono stati quelli in cui il Presidente del consiglio era anche il leader del Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 9 partito di maggioranza o di uno dei partiti di maggioranza del governo. Il primo governo forte avuto nel nostro paese è stato il governo Craxi negli anni '80. RAPPRESENTANZA POLITICA Noi viviamo in un sistema rappresentativo, cioè in un sistema in cui tutti gli organi costituzionali agiscono in rappresentanza del popolo, ma soltanto uno è eletto direttamente dai cittadini (Parlamento). La rappresentanza politica è lo strumento di organizzazione del potere politico ed è un concetto giuridico che si basa su due binomi: Rappresentante/rappresentato: Rappresentante: colui che rende presente il soggetto che altrimenti sarebbe assente. Esso deve agire nell'interesse dell'intera comunità, non nell'interesse delle persone che l'hanno eletto. Rappresentato: l'assente reso presente dall'azione dei rappresentanti, ossia il soggetto che vive soltanto nell'azione del rappresentante (è sovrano ma non può prendere decisioni da solo) (per accettare che il rappresentato sia assente c'è bisogno del suffragio universale e che la durata dei mandati sia molto circoscritta nel tempo). Rapporto rappresentativo/Situazione rappresentativa: - Rapporto rappresentativo: è il legame politico che lega il rappresentato con il rappresentante (con il voto si crea tale rapporto). In linea teorica la rappresentanza esiste anche in assenza di tale rapporto, ma in democrazia si ritiene che non si possa prescindere dal carattere elettivo dei rappresentati. Situazione rappresentativa: è la capacità giuridica del rappresentante di agire nell'interesse generale dei rappresentati (l'interesse generale non è la mera sommatoria dei singoli interessi individuali, è la capacità di guardare qual è l'interesse nel medio periodo della comunità). L'azione del rappresentante è di conseguenza priva di mandato imperativo, sia sul piano giuridico che sul piano politico. 02/10/2020 SISTEMI ELETTORALI I sistemi elettorali sono strumenti non neutrali di trasformazione dei voti in seggi (non neutrale: viene scritto immaginando il risultato che si vuole ottenere). Esso presenta un carattere manipolativo: prima viene decisa la finalità da raggiungere e poi si "costruisce" un sistema elettorale manipolando il processo matematico per ottenere un certo risultato. Gli obiettivi di un sistema elettorale possono essere: Massima rappresentatività dell'organo eletto: si può disegnare un sistema che renda l'organo rappresentativo il più rappresentativo possibile. Ogni volta che un partito raggiunge il quoziente elettorale prende un seggio (sistema proporzionale). In questo modo si portano in parlamento anche i partiti più piccoli che riescono comunque a raggiungere un certo quoziente elettorale; - Governabilità: cercare di portare nell'assemblea elettiva il minor numero di partiti possibili in modo da creare solide maggioranze di appoggio al governo, politiche più chiare, azione di governo più spedita. La maggioranza stabile si raggiunge molto più facilmente quando ci sono pochi partiti (sistema maggioritario). SISTEMA PROPORZIONALE Nel sistema proporzionale ottiene il seggio ogni partito che ottiene il quoziente elettorale, ossia la divisione tra il numero degli elettori (potenziali o che effettivamente sono andati al voto) e i seggi da distribuire. • Consente una grande rappresentatività ed ha la capacità di portare in parlamento tutte le idee politiche del paese (in quei paesi dove ci sono grandi circoscrizioni non viene sprecato neanche un voto perché la rappresentatività è totale). • Problema: se tanti partiti arrivano in parlamento non si riesce a formare una maggioranza stabile di appoggio al governo. • È di solito accompagnato da dei correttivi, da delle correzioni al sistema che riducono l'elemento rappresentativo, in quanto alcuni voti vanno persi, ma favoriscono una maggiore stabilità. 14 principali correttivi sono: Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 10 Soglia di sbarramento: esclude dalla ripartizione dei seggi e quindi dalla rappresentanza politica in Parlamento i partiti che non superano una determinata soglia minima di voti (in Italia è fissata al 3%, per le coalizioni invece vi è una soglia del 10%). In questo modo i partiti più piccoli si aggregano a quelli più grandi, riducendo così il numero dei partiti in Parlamento a vantaggio di una maggiore stabilità. - Liste bloccate: Nei sistemi a liste bloccate gli elettori esprimono solo la preferenza per una lista, non per i singoli candidati della stessa lista: in tali sistemi, nell'ambito di ciascuna lista sono eletti i candidati che occupano i primi posti, cosicché di fatto i partiti stabiliscono le priorità di elezione per i propri candidati. Ogni circoscrizione non può eleggere più di 8 deputati e 4 senatori e quindi le liste non possono essere più numerose di questo numero massimo. Premio di maggioranza: consiste nell'attribuire al partito o alla coalizione di partiti che ottengono più voti o che superano una data percentuale di voti un numero di seggi superiore al calcolo proporzionale, allo scopo di garantire una maggioranza più ampia e quindi un governo più stabile. la grandezza delle circoscrizioni: quanto più grande è la circoscrizione più il sistema è rappresentativo, più piccola è la circoscrizione meno il sistema è rappresentativo. Una cosa è che è un'unica circoscrizione attribuisce 630 seggi, una cosa è avere 10 circoscrizioni ognuna delle quali ne assegna 63, ogni partito avrà dei resti che sono dei voti persi. SISTEMA MAGGIORITARIO Il sistema maggioritario garantisce la governabilità perché tende a convogliare la rappresentanza su pochi partiti in modo tale da formare grandi maggioranze stabili (lo svantaggio è che esclude la presenza dei medio-piccoli partiti in parlamento). In ogni collegio "conquista" il seggio il candidato che ottiene la maggioranza dei voti. La legge elettorale stabilisce se sia necessaria la maggioranza assoluta, ossia vince il candidato che ottiene la metà più uno dei voti; o la maggioranza relativa (sistema plurality), ossia ottiene il seggio il candidato con più voti (che ottiene almeno un voto in più degli altri), ciò comporta che il voto della maggioranza degli elettori va perso perché vince solo un candidato e il voto di chi non ha votato chi ha vinto vale zero. È un sistema che crea un problema di democraticità e rappresentanza perché spesso il vincitore rappresenta meno della metà degli elettori. Convergenza (tendenza) al centro del sistema politico: il maggioritario vuole un sistema bipolare, se c'è il centro questo sistema si blocca. Le due coalizioni che si formano tendono a candidare persone di centro, avendo così il vantaggio di poter essere votato sia dagli elettori di destra che di sinistra. I sistemi elettorali in Italia In Italia siamo al quarto sistema elettorale: abbiamo avuto un sistema proporzionale, uno misto, il cosiddetto "porcellum", ovvero un sistema proporzionale con premio di coalizione e infine quello attuale, ossia il "rosatellum" approvato nel 2017. Questa legge elettorale si configura come un sistema elettorale misto, con prevalenza proporzionale e ha prodotto una tri-polarizzazione del sistema politico: coalizione di centro destra, coalizione di centro sinistra e trasversale a queste due coalizioni, un terzo partito (M5S). 61% proporzionale 37% maggioritario 2% circoscrizione estero Camera dei deputati, i 630 seggi sono assegnati come segue: 232 deputati eletti con sistema maggioritario in collegi uninominali di cui 6 per il Trentino-Alto Adige, 2 per il Molise, 1 per la Val D'Aosta; - 386 deputati eletti con metodo proporzionale divisi in 65 collegi elettorali; - 12 deputati vengono eletti nella circoscrizione estero. Senato della Repubblica, i 315 seggi si dividono in: - 116 collegi uninominali, di cui 6 per il Trentino-Alto Adige, 1 per il Molise, 1 per la Val D'Aosta; Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 11 - 193 in collegi plurinominali - 6 nella circoscrizione estero Art. 48 DIRITTO DI VOTO: • Il voto è dovere civico: è un dovere inderogabile della vita politica (non si è obbligati a votare, non è un dovere giuridico, è un diritto). • È un diritto politico e di cittadinanza, sono elettori tutti i cittadini uomini e donne con diritto di voto che hanno raggiunto la maggiore età (suffragio universale). • Il voto è personale e uguale: non è ammesso il voto per procura (delegare un'altra persona), per corrispondenza (da casa inviandolo per posta) o elettronico in Italia, bisogna recarsi personalmente al seggio perché non c'è la certezza della personalità del diritto. Ogni voto vale uno, non esiste il voto plurimo o la possibilità di dare due voti (però ci sono sempre più leggi elettorali che per garantire la parità di genere si possono votare due candidati di diverso genere). • Il voto è libero e segreto: per garantire la libertà del voto dobbiamo garantirne anche la segretezza, infatti vi è una normativa che la tutela (cabine riservate e divieto di fotografare il voto). • Voto italiani all'estero. • Parità di accesso alle cariche elettive. PARLAMENTO Il termine parlamento significa gruppo di persone che si incontrano per parlare. Il Parlamento nasce nel periodo medievale in cui la rappresentanza era di diritto privato, dunque vi sedevano i nobili e i rappresentati delle città, anche se questi parlamenti finiscono con le 3 rivoluzioni borghesi, soprattutto con quella francese. Parlamento Italiano (art. 55-82) Il Parlamento rappresenta l'organo costituzionale principale, perché è l'unico organo ad essere eletto direttamente dai cittadini e attraverso il quale le idee di quest'ultimi arrivano al Governo. Il parlamento è un organo costituzionale trasparente, ossia agisce nella massima pubblicità possibile. Il parlamento è quindi un organo: costituzionale, necessario, continuo ed è direttamente rappresentativo. Svolge due funzioni fondamentali: ha il compito di approvare le leggi (legislativo) ed ha il compito di dare e togliere fiducia al Governo. Il nostro parlamento ha due camere che sono indipendenti l'una dall'altra (Camera dei deputati e Senato), le quali costituiscono un bicameralismo: eguale: le funzioni che svolgono possono essere svolte in modo indifferenziato da parte di ciascuna di esse; . paritario: non ce n'è una che prevale sull'altra. Se c'è un conflitto fra le due, il compito di risolvere tale conflitto spetta al Presidente della Repubblica, al quale spetta la decisione di sciogliere anticipatamente le due camere; • indifferenziato: svolgono esattamente le stesse funzioni. ● Abbiamo due Camere perché l'una è chiamata a controllare l'altra. Le differenze delle due camere sono: 1. La Camera dei deputati è composta da 630 deputati tutti elettivi (che diventeranno 400). Per poter votare la Camera bisogna avere almeno 18 anni e per essere eletti almeno 25; 2. Il Senato della repubblica è composto da 315 senatori elettivi + i senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica (che diventeranno 200, mentre i senatori a vita non potranno essere più di 5). Per poter votare il Senato bisogna avere almeno 25 anni e per essere eletti almeno 40. È incandidabile il soggetto che non ha i requisiti, come ad esempio chi non ha la cittadinanza, se non si ha l'età minima e chi non gode dei diritti civili e politici (ad esempio chi ha subito una condanna penale). Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 12 È ineleggibile il soggetto che, a causa della professione svolta, potrebbe esercitare un'influenza sul corpo elettorale. È incompatibile il soggetto che ricopre già altre cariche istituzionali, senza che vi rinunci. Durata Le Camere durano 5 anni (periodo definito legislatura), anche se spesso si verifica lo scioglimento anticipato delle Camere. Le camere vengono sciolte anticipatamente se il Presidente della Repubblica ritiene che non siano più in grado di funzionare (lo scioglimento anticipato quindi si ha quando le camere non sono più in grado di creare una maggioranza di governo). Dal giorno in cui le camere vengono sciolte vanno in prorogatio, ossia quel periodo di tempo in cui le vecchie camere anche se sono sciolte continuano ad essere attive fino all'insediamento delle nuove camere per salvaguardare il principio di mai un giorno senza un organo costituzionale (max 75 giorni), esse quindi possono essere convocate per eventi straordinari. La prorogatio quindi è quel periodo di tempo che noi abbiamo sempre alla fine di ogni legislatura che intercorre nel momento di scioglimento delle vecchie camere e l'inizio delle nuove camere (le camere vengono sciolte nel momento in cui vengono indette le elezioni (altrimenti verrebbero approvate leggi per la campagna elettorale)). La proroga si attiva solo se viene dichiarato lo stato di guerra, anche se non è mai stata sperimentata. In questo caso il parlamento conserva tutti i poteri, che però deve delegare al governo. La proroga dura quanto dura lo stato di guerra. Ogni camera è abbastanza indipendente, quindi ha una propria organizzazione, ma ci sono dei punti di contatto. Ogni camere deve avere: Un presidente. Il senato lo deve eleggere rapidamente (in 2 giorni), perché il presidente del senato è il supplente del Presidente della Repubblica. La camera dei deputati invece può eleggerlo più lentamente, il quale come secondo ruolo è il presidente del Parlamento in seduta comune; • Un ufficio di presidenza. Si tratta di un organo che si occupa della conduzione amministrativa e finanziaria dell'Assemblea, e che al Senato viene denominato Consiglio di presidenza. All'ufficio di presidenza appartengono il Presidente della relativa Camera, oltre ai 4 vicepresidenti, 3 questori ed 8 segretari. Gruppi parlamentari. I gruppi parlamentari sono la proiezione dei partiti in Parlamento e pur avendo lo stesso nome dei partiti, giuridicamente sono due soggetti completamente diversi, questo perché il partito politico è un'associazione non riconosciuta giuridicamente che si muove nella società civile, mentre il gruppo parlamentare è un organo della Camera o del Senato (grazie ai partiti i cittadini concorrono alla politica nazionale). La costituzione disciplina come devono essere questi gruppi parlamentari: ogni deputato e ogni senatore deve appartenere a un gruppo parlamentare, quindi non si può essere indipendenti in parlamento. Per formare un gruppo bisogno essere almeno 20 nella Camera e 10 in Senato; chi non vuole far parte di un gruppo o chi non ha i numeri per formarlo, entra nel gruppo misto. Appena si insediano le camere, noi troviamo in parlamento tanti gruppi quanti sono i partiti che si sono presentati alle elezioni (che abbiamo almeno 20 deputati e 10 senatori). Commissioni parlamentari. Le commissioni parlamentari sono organi collegiali istituiti presso ciascuna Camera (14 in ogni camera), composte in modo da rispecchiare le proporzioni dei vari gruppi parlamentari (le commissioni parlamentari sono delle piccole assemblee). Il lavoro legislativo viene fatto in commissione, quindi se non funzionano, ne risente tutto il meccanismo legislativo (Camera e Senato lavorano poco in assemblea e tanto in commissione). • Giunte parlamentari. Le Giunte parlamentari sono degli organi collegiali che svolgono dei compiti volti a garantire il corretto funzionamento della Camera e l'autonomia del Parlamento rispetto agli altri poteri. Vengono scelti i parlamentari più rappresentativi, quelli che godono di rilevanza nel partito. Le tre giunte più importanti sono: 1. Giunta per il regolamento (più tecnica), lavora per modificare i regolamenti parlamentari o per dare interpretazioni; 2. Giunta delle elezioni, stabilisce se gli eletti sono eleggibili; . Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 13 3. Giunta per le autorizzazioni, decide le autorizzazioni (a procedere). 07/10/2020 Regolamenti parlamentari Il regolamento parlamentare è l'atto in cui si disciplina l'organizzazione e il funzionamento interno di ciascuna Camera, è quindi espressione dell'autonomia e dell'indipendenza che caratterizza le Camere (con particolare riferimento al procedimento legislativo). Ciascuna camera approva il proprio regolamento e programma il proprio calendario dei lavori, ossia il documento più importante perché definisce le modalità di attuazione del programma di ciascuna Camera. Il calendario indica il numero, la data e l'ora di inizio e fine delle singole sedute, le quali per essere valide necessitano del quorum strutturale (maggioranza degli aventi diritto), mentre per le deliberazioni è necessario il quorum funzionale (maggioranza dei presenti). In Parlamento viene utilizzato il voto palese, ma può essere richiesto il voto segreto per determinate votazioni (ad esempio quelle a carattere etico). Parlamento in seduta comune La Costituzione prevede dei casi particolari in cui il parlamento si riunisce in seduta comune, presieduto dal Presidente della Camera dei Deputati e con l'utilizzo del regolamento della camere dei deputati. Numericamente è composto da tutti i parlamentari, ossia la somma di tutti i deputati e di tutti i senatori. Esso viene convocato solo per specifiche funzioni indicate dalla Costituzione, tra cui: • elezione del Presidente della Repubblica (ogni 7 anni); • elezione di 13 della Corte costituzionale (5 giudici) (quando serve); • elezione di 13 del Consiglio Superiore di Magistratura (8 giudici) (ogni 4 anni); • messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica. Quest'organo svolge soprattutto una funzione elettiva, tutte le elezioni che è chiamato a svolgere sono senza candidato. Il parlamento in seduta comune è un organo indipendente che deve avere la possibilità di eleggere chi vuole. Lo consideriamo un organo imperfetto in quanto non può stabilire l'ordine del giorno e non discute. Status del parlamentare I parlamentari sono cittadini italiani, dunque come tutti i cittadini italiani hanno una serie di diritti e doveri. Alcuni di questi vengono rafforzati dalla costituzione per garantire il corretto funzionamento del parlamento. Lo status è qualcosa che è nato con le rivoluzioni borghesi che mira a garantire l'assetto democratico e che il rapporto tra maggioranza e opposizione non possa essere alterato dall'intervento della magistratura o della polizia (che fa capo al governo, al ministro degli interni). 14 articoli che regolano lo status del parlamentare sono: 1. Art. 66: ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità; 2. Art. 67, divieto di mandato imperativo: l'elezione conferisce al parlamentare un mandato politico e non giuridico, rappresenta la nazione e ha il divieto di mandato. Il parlamentare non ha nessun vincolo giuridico o impegno nei confronti del popolo o del partito che lo ha eletto. Dunque il parlamentare deve agire nell'interesse comune e non secondo gli interessi particolari di chi lo elegge o chi lo ha fatto eleggere. Il parlamentare che intende dimettersi deve presentare e discutere le proprie ragioni in aula (la prima volta la camera le respinge per prassi), una volta messe a votazione diventano valide solo se la camera di appartenenza le accetta. 3. Art. 68 primo comma, insindacabilità: Nessun parlamentare può essere chiamato a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle proprie funzioni. Il parlamentare gode dunque, nell'esercizio delle sue funzioni, di una libertà di manifestazione delle opinioni più ampia rispetto al comune cittadino. Il parlamentare è insindacabile quando parla in aula o in commissione, oppure se ripete qualcosa fuori dall'aula ma che ha detto in Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 14 aula (solo i giornalisti possono parlar male di qualcuno ma a condizione che dicano la verità, i cittadini non possono parlar male di qualcuno anche se dicono il vero). 4. Art. 68 comma 2 e 3, inviolabilità (immunità penale): Un parlamentare non può: • essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare; • essere arrestato o privato della libertà personale; • essere sottoposto ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza, salvo che: - vi sia una sentenza irrevocabile di condanna; - sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. NB. L'inviolabilità non comporta l'impossibilità per il magistrato di iniziare un procedimento penale, ma solo quello di chiedere l'autorizzazione a procedere in caso debba provvedere a una limitazione della libertà personale del parlamentare. 5. Art 69, indennità: i parlamentari ricevono un'indennità perché è necessario avere una fonte di sostentamento. Lo stipendio del parlamentare corrisponde allo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione (magistrato). È un'indennità ragionevolmente alta per rendere il parlamentare immune dalla tentazione della corruzione (lobby, ossia gruppi di pressione che avvicinano e influenzano i parlamentari). I parlamentari rappresentano la nazione perché sono chiamati a prendere decisioni che non valgono solo per l'oggi, ma che abbiano una prospettiva nel medio-lungo periodo, prendere decisioni per le future generazioni nell'interesse più generale di chi c'è oggi e domani. 09/10/2020 Le funzioni del Parlamento Il parlamento svolge una pluralità di funzioni: • funzione legislativa; • funzione di indirizzo: le camere hanno un ruolo di indirizzo nei confronti del governo, che si concretizza nel rapporto fiduciario che deve sussistere tra Parlamento e Governo, oggettivizzato nella mozione di fiducia e di sfiducia; • funzione di informazione: le camere hanno un ruolo di informazione nei confronti dell'opinione pubblica (popolo), perché il parlamento nella sua trasparenza sente il bisogno di informare il popolo sul suo operato e sulle questione più importanti che riguardano la vita del paese. La funzione di informazione viene svolta soprattutto dall'opposizione attraverso due atti che sono le interrogazioni e le interpellanze: l'interrogazione è una domanda fatta da un parlamentare a un membro del overno per conoscere qualcosa che il parlamentare non sa (domanda buona); l'interpellanza è invece una domanda posta dal parlamentare, di solito membro dell'opposizione, che già conosce la risposta, ma che vuole costringere il governo a renderla nota a tutta l'opinione pubblica (domanda posta per mettere in difficoltà il governo). Le leggi ordinarie dello Stato La funzione più importante del parlamento è la funzione legislativa, ha il compito di approvare le leggi che prendono il nome di leggi ordinarie dello stato (che fanno parte delle fonti primarie). Il procedimento legislativo è disciplinato dagli articoli 70/74 della Costituzione. La legge ordinaria dello stato è un atto normativo che può essere approvata solo dal Parlamento, promulgata e pubblicata sulla gazzetta ufficiale solo dal Presidente della Repubblica e di regola entra in vigore 15 giorni dopo la sua pubblicazione. L'articolo 70 ci dice che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due camere (esercizio e non titolarità, perché il titolare di tutti i poteri è il popolo). Il procedimento legislativo si compone di 4 fasi: 1. Iniziativa (disciplinato dall'art. 71). Il disegno o progetto di legge* non può essere presentato da chiunque ma solo dai soggetti che sono espressamente previsti dalla costituzione, ossia: Governo. Il governo è il soggetto che è avvantaggiato nella presentazione dei disegni di legge, perché essendo l'unico organo che gestisce il bilancio, sa perfettamente dove trovare i fondi per finanziare il costo di applicazione di quella legge. Il governo in genere presenta il disegno di legge alla camera dove ha la maggioranza, anche se negli ultimi anni 15 Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) è prevalsa l'idea di presentarli alla camera con maggioranza meno forte, quasi per mettere in "soggezione" l'atra camera. Per questo motivo negli ultimi anni il Senato è diventato quasi più importante della camera, perché c'è una maggioranza più ristretta. Popolo. L'iniziativa popolare si ha quando almeno 50.000 cittadini presentano un disegno di legge. Ciascun membro delle Camere. Le camere non sono obbligate a prendere in considerazione tutti i disegni di legge presentati, ma solo per quelli presentati dal governo, gli altri vengono "insabbiati", ovvero conservati e non letti; se non viene approvato al termine della legislatura decade (quelli popolari durano 2 legislature). Se lo si vuole, deve essere ripresentato da capo (il disegno di legge può essere presentato indifferentemente in entrambe le camere). Consigli regionali; - CNEL (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro); Il disegno di legge è un testo che abbia un titolo e che sia strutturato in articoli e ognuno di questi articoli deve essere scritto nella forma della norma giuridica (quindi deve essere generale, astratto, nuovo e imperativo). Inoltre ogni futura legge che comporti spese, deve indicare il modo per coprirle. 2. Approvazione (Deliberazione legislativa) (Art. 72). Ogni disegno o proposta di legge presentato ad una Camera deve essere: prima esaminato da una commissione permanente, istituita presso quella Camera; • successivamente approvato dalla Camera stessa. In ogni camera ci sono 14 commissioni, ognuna delle quali è specializzata in una determinata materia. Le 14 commissioni svolgono una funzione tecnico-politica molto importante: analizzano il disegno di legge, ne correggono eventuali errori e preparano una relazione da presentare ai loro colleghi in assemblea. Procedimento legislativo ordinario, detto anche per commissione referente: una volta che la commissione finisce il suo lavoro, il disegno di legge viene mandato in aula insieme ad un relatore che lo illustrerà a tutti i parlamentari, qui ci saranno le 3 letture: - Discussione. Ogni componente dell'assemblea può prendere la parola (tutti prendono la parola quando l'opposizione vuole dare battaglia sul disegno di legge, in modo di rimandarlo di un mese, ossia alla prima data libera senza altri disegni di legge). Approvazione articolo per articolo. Tutti i parlamentari presentano il proprio emendamento (un testo alternativo al testo base) partendo di regola dall'emendamento più diverso rispetto al testo base. Approvazione del disegno di legge nel suo complesso. I disegni di legge nel loro complesso, quindi contenenti gli emendamenti, vengono approvati a maggioranza semplice. Una volta approvati da una Camera, passano all'altra, la quale può effettuare delle modifiche (se ci sono modifiche va in commissione e ritorna alla prima Camera). Quando le modifiche sono continue, quel disegno di legge non verrà approvato perché non c'è un accordo tra le due camere (questo meccanismo è definito navetta). Le materie per cui è obbligatorio il procedimento legislativo per commissione referente, come illustrato dall'articolo 72 comma 4, sono le materia costituzionali, elettorali, di delegazione legislativa, di approvazione di bilanci e di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali. *Metodo di voto: in Parlamento si vota quasi sempre a voto palese, questo perché i parlamentari devono rendere conto al popolo di come votano. Nel caso della mozione di fiducia o di sfiducia il voto è anche nominale (cioè quando si fa l'appello, il parlamentare viene chiamato per posizionare la pallina bianca davanti al Presidente). Normalmente si vota al proprio banco ma senza che nessuno controlli se sono i corrispettivi parlamentari a votare oppure no, questo perché le regole parlamentari sono fiduciarie (anche se ci sono parlamentari che si sono specializzati nel voto simultaneo per se e per altri). Ogni parlamentare può chiedere la verifica del numero legale (50% +1) (per evitare che uno voti per più persone). Per elezioni di cariche (es. Presidente della Repubblica) o se ne viene fatta richiesta e la maggioranza è d'accordo (ad esempio quando il disegno di legge è delicato sul piano etico) si vota a scrutinio segreto. In base alle diverse funzioni che svolgono commissione e aula, si distinguono altri due procedimenti legislativi: Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 16 • Procedimento legislativo abbreviato: nei casi in cui il disegno di legge è ritenuto urgente dalla maggioranza dei rappresentanti della camera in cui è stato proposto, c'è la riduzione dei tempi di discussione della metà rispetto al procedimento legislativo ordinario. • Procedimento legislativo per commissione deliberante: la commissione si occupa di tutte e tre le fasi del procedimento di approvazione, senza che debba essere discusso e votato dall'assemblea. • Procedimento per commissione redigente: la commissione si occupa delle prime due letture, mentre l'assemblea si occupa solamente dell'approvazione del disegno di legge nel suo complesso, senza poterne modificare il testo. 3. Promulgazione (Art. 73). La promulgazione spetta al Presidente della Repubblica, il quale deve fare un macrocontrollo di legittimità costituzionale, ossia deve verificare che le camere non abbiano approvato una futura legge in contrasto con la Costituzione. Il Presidente della Repubblica ha 30 giorni per decidere, ma se non la promulga la deve rinviare alle camere con un messaggio motivato, qui abbiamo tre eventualità: • le camere possono riapprovare lo stesso testo e il Presidente della Repubblica è obbligato a promulgarlo. • le Camere non riapprovano più. • le Camere modificano il disegno di legge secondo i consigli del Presidente della Repubblica. 12/10/2020 4. Pubblicazione (Art. 74). Una legge approvata dal Parlamento deve essere pubblicata entro 30 giorni sulla gazzetta ufficiale ed entra in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione. Con la pubblicazione della legge scatta il principio della legge non ammette ignoranza, secondo cui ognuno di noi è tenuto a conoscere tutte le leggi vigenti sul territorio in cui si vive. Una volta che è stata pubblicata la legge inizia il vacatio legis (15 giorni o più), ossia il tempo concesso per permettere alla comunità di conoscere e iniziare a capire il funzionamento della nuova legge. Le fonti del diritto di regola disciplinano il futuro, quindi secondo il principio generale le leggi sono irretroattive (non applicabili per il passato). Tuttavia se la legge vuole, può stabilire di produrre effetti anche nel passato (soprattutto in materia economica e finanziaria). La legge penale non può mai essere retroattiva, ma lo diventa quando è più favorevole al condannato, in questo caso si parla di depenalizzazione di un reato. Limiti alla funzione legislativa Lo Stato non può approvare leggi che siano in contrasto con la Costituzione, con i trattati internazionali, con la normativa europea (ossia con un trattato europeo o con un regolamento europeo) e non può fare leggi che riguardano materie che la costituzione attribuisce alle regioni. Revisione costituzionale La costituzione italiana è una costituzione rigida, tuttavia ha bisogno nel tempo di essere aggiornata per evolversi all'evoluzione della società, per questa ragione ha una parte modificabile, una parte parzialmente modificabile ed una parte non modificabile: • La sezione non modificabile comprende gli articoli dall'1 al 12, i cosiddetti principi fondamentali (dove viene definita la forma repubblicana) e l'art 139 che afferma proprio che la forma repubblicana non può essere modificata. Inoltre non è modificabile neanche il principio della separazione dei poteri, in quanto è il metodo democratico di organizzazione del potere; • Si possono parzialmente modificare gli articoli dal 13 al 54 nella misura in cui si vuole migliorare il bilanciamento tra i diritti e doveri di un cittadino, ciò vuol dire che nessun diritto e nessun dovere può essere soppresso, ma se ne può limitatamente cambiare il contenuto; • La sezione che comprende gli articoli che vanno dall'articolo 55 al 138 è modificabile, dedicata alle organizzazioni (in cui si possono modificare i rapporti tra Stato e regioni (senza sopprimere quest'ultime), la corte costituzionale (sempre senza sopprimerla), ecc...). L'organo competente a modificare la costituzione è il parlamento. La costituzione si modifica con il procedimento disciplinato nell'articolo 138, il cosiddetto procedimento "aggravato", che si compone di 4 fasi: Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 17 1. La prima fase è uguale al procedimento legislativo ordinario: presentazione di un disegno di legge costituzionale (tranne le regioni e il CNEL); entrambe le camere devono approvare lo stesso testo (a maggioranza semplice); 2. Seconda fase (attività di verifica di 3 mesi, pausa di riflessione). Dopo che le due camere hanno approvato lo stesso testo, il procedimento si ferma per 3 mesi, che servono alle forze politiche parlamentari che vogliono la riforma per capire se dalla maggioranza semplice si riesce a passare ad almeno la maggioranza assoluta (necessaria per la 2° deliberazione); 3. Terza fase (seconda deliberazione). Il disegno di legge costituzionale viene riapprovato dalle due camere (prima in commissione, poi in assemblea) senza possibilità di modifiche: • o a maggioranza assoluta in entrambe le camere, in questo caso ci sono 3 mesi per chiedere il referendum confermativo (possono chiederlo o 500mila elettori, o 5 consigli regionali oppure 1/5 dei componenti della camera o del senato). Se viene chiesto il referendum confermativo, il presidente della Repubblica pubblica la legge di riforma sulla Gazzetta Ufficiale e in quel caso la volontà del popolo è sovrana (nel referendum confermativo non c'è un numero minimo di persone che devono andare a votare). Se entro 3 mesi non viene chiesto referendum confermativo, anche se era stata raggiunta solo la maggioranza assoluta, si promulga e si pubblica; • o a maggioranza dei 2 in entrambe le camere (la maggioranza dei % è considerata bastevole, sufficiente, perché comprende parte dell'opposizione), in questo caso il procedimento di revisione si chiude con la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica e con la pubblicazione della legge di riforma sulla Gazzetta Ufficiale. • Quarta fase. La riforma costituzionale entra in vigore perché è definitiva; 14/10/2020 Referendum abrogativo (art.75) Il referendum abrogativo* è uno strumento di democrazia diretta che si prefigge di abrogare una legge ordinaria dello stato tramite una consultazione popolare. *Il referendum è l'istituto giuridico mediante il quale il popolo esprime in modo diretto e immediato la propria volontà attraverso un sì o un no e la decisione del popolo ha un effetto giuridico. L'abrogazione è la perdita di efficacia di un atto (fonte) perché ne è stato approvato un altro (in questo caso l'atto è la decisione popolare). Caratteristiche previste dalla costituzione: • Il referendum abrogativo è posto all'articolo 75 per dare un monito al legislatore sul fatto che quasi tutte le leggi che il parlamento approva poss no essere abrogate dal popolo con un referendum. • Ha una forma di legislazione negativa: con il referendum abrogativo il popolo toglie qualcosa dall'ordinamento giuridico ma non sostituisce quello che viene tolto, senza creare però delle lacune; . È un istituto di democrazia diretta: il popolo decide in maniera diretta e immediata; • Si può sottoporre al referendum sia un'intera legge che alcuni articoli di una legge. Si può sottoporre a referendum soltanto la legge ordinaria dello Stato e gli atti aventi forza di legge (i decreti legge e i decreti legislativi). Non si può sottoporre a referendum abrogativo un regolamento, un articolo della costituzione o una legge regionale. Casi di inammissibilità: Quali leggi non possiamo sottoporre al referendum? • Leggi tributarie (tasse e imposte); • Leggi di bilancio; • Leggi di amnistia e di indulto (l'amnistia e l'indulto sono due provvedimenti generali che riguardano le persone sottoposte a detenzione. Con l'amnistia si decide di cancellare un determinato reato, quindi tutte le persone condannate per un determinato reato non devono più pagare la pena e il reato viene cancellato; nell'indulto si cancella la pena ma non il reato); • Leggi di ratifica dei trattati internazionali. La Corte costituzionale ha introdotto altri divieti: • Leggi costituzionali (violerebbe l'art. 138) • Leggi rinforzate (tutte quelle leggi che presuppongono un accordo. Es. patti lateranensi); Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 18 • Leggi a "contenuto costituzionalmente vincolato" (leggi indispensabili in cui non è ammessa una legislazione negativa, se abroghiamo una legge deve esserci già un'altra sostitutiva). Il procedimento referendario è composto di 4 fasi: 1. Iniziativa. Esso può essere richiesto dal popolo (10 persone preparano il quesito e chiedono a 500 mila elettori di firmare, deve essere scritto in modo chiaro) e dai consigli regionali (5 consigli regionali approvano a maggioranza assoluta una richiesta di referendum). L'iniziativa deve essere presentata entro il 30 Settembre, ed entro il 15 Dicembre l'Ufficio centrale per il referendum, che è istituito presso la Corte di Cassazione, controlla la presenza e la validità delle 500 mila firme (verifica che ogni firma corrisponda alla persona identificata col documento di riconoscimento); 3. 2. Giudizio. La corte costituzionale controlla che il referendum non sia inammissibile; Indizione. Il Governo fissa il giorno della votazione tra il 15 aprile e il 15 giugno (se il Governo è contrario al referendum sceglie come data giugno, se è d'accordo la indice entro aprile); 4. Votazione. Si deve raggiungere almeno il quorum di partecipazione (50% + 1 degli aventi diritto), in quel caso si va a vedere il quorum deliberativo (voto favorevole all'abrogazione del 50% + 1 di coloro che si sono recati a votare, si vede se prevalgono i si o i no). Gli esiti possibili sono tre: • Se non si raggiunge il quorum di partecipazione (il 50% + 1 degli aventi di diritto), la legge resta in vigore (come se il referendum non si fosse mai tenuto, ma l'anno successivo si può riproporre); Se si raggiunge il quorum di partecipazione e i no prevalgono sui si, la legge resta in vigore e non si può riproporre per 5 anni (quanto la durata della legislatura); • Se si raggiunge il quorum di partecipazione e i si prevalgono sui no, il Presidente della Repubblica dichiara l'avvenuta abrogazione della legge e il decreto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il legislatore può intervenire? Sì Se il Parlamento interviene modificando sostanzialmente la legge che si deve sottoporre a referendum, non c'è più bisogno del referendum (perché il Parlamento comprende le richieste del popolo); se invece il Parlamento interviene modificando parzialmente la legge, il referendum si farà sul nuovo testo della legge. Il legislatore può riapprovare una legge che il popolo ha abrogato? Se si, dopo quanto tempo? Non si può riapprovare la stessa legge negli stessi 5 anni, il Parlamento può riproporre la stessa legge nel momento in cui si convince che il corpo elettorale ha cambiato idea su quella questione. Il Referendum ha valore polemico nei confronti delle forze politiche? Il referendum è un'antagonista del sistema politico? Quando ci sono tanti referendum c'è antagonismo: come se tutto quello che il Parlamento approva, il corpo elettorale non lo condivide; - Quando ce n'è uno ogni tanto, il ceto politico utilizza il referendum per far decidere al corpo elettorale quello che le forze politiche non vogliono decidere esplicitamente. 16/10/2020 Governo (art. 92-95) L'organizzazione statale è un'organizzazione complessa, nella quale abbiamo due organi costituzionale che hanno il compito di decidere, ossia Parlamento e Governo, e due organi costituzionali che hanno il compito di controllare, ossia il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Parlamento e governo svolgono quello che noi chiamiamo indirizzo politico di maggioranza, ossia decidono. Presidente della Repubblica e Corte costituzionale svolgono quello che noi chiamiamo indirizzo politico costituzionale, cioè svolgono una funzione di controllo. Il governo è l'organo costituzionale che esercita il potere esecutivo, è composto dal Presidente del consiglio dei ministri e dai ministri, che formato il Consiglio dei ministri. La costituzione dedica al governo pochi articoli (dal 92 al 95), questo perché essendo l'organo esecutivo, deve avere un forte margine di discrezionalità nella sua organizzazione, c'è un nucleo necessario che la Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 19 costituzione prevede, ma poi il resto dell'organizzazione del governo è dinamica, questo per adattare nel tempo la struttura del governo al cambiare dei processi decisionali. Il Governo è un organo a tempo indeterminato, che nasce con la nomina da parte del Presidente della Repubblica e termina con la nomina del Governo successivo. L'elemento fondamentale della vita di un Governo è il Presidente del consiglio, il quale se accetta di formare un governo ne dà vita ad uno, ma se decide di dimettersi ne causa la fine. Il momento in cui il Presidente del consiglio si dimette è definita crisi, quindi la successione dei governi è la conseguenza del succedersi di crisi di governo. Le crisi di governo possono essere di due tipi: 1. Crisi di governo parlamentare (crisi giuridiche) (rarissima, in 70 anni di storia costituzionale solo il governo Prodi nel 2008 è stato colpito dalla mozione di sfiducia): il Presidente del consiglio si dimette perché una delle due camere ha votato la sfiducia; 2. Crisi di governo extra-parlamentare (crisi politiche): si verifica quando il Presidente del consiglio si dimette per ragioni personali (sono dimissioni politiche che nascono dalla percezione da parte del Presidente del consiglio di non avere più la fiducia della sua maggioranza. Il presidente non vuole entrare in rotta di collisione con la sua maggioranza per avere ancora un futuro politico). Il momento in cui comincia a formarsi un governo inizia con le dimissioni da parte del Presidente del consiglio, il quale si dimette andando dal Presidente della Repubblica e presentando le dimissioni. Se la crisi è extra-parlamentare, il Presidente della Repubblica deve cercare di capire perché il Presidente del consiglio si sta dimettendo (perché non va più d'accordo con la sua maggioranza? Perché un partito che è in maggioranza sta creando problemi? Perché il Presidente del consiglio si vuole liberare di qualche ministro? (si chiama rimpasto di governo)). Il Presidente della Repubblica se si rende conto che effettivamente la crisi c'è, accetta le dimissioni e cominciano le fasi di formazione del governo (il processo di formazione del governo non è presente nella costituzione, quindi è una consuetudine costituzionale): 1. Prima fase (Consultazioni): Il Presidente della Repubblica consulta per garbo gli ex Presidenti della Repubblica, i Presidenti di Camera e Senato e le delegazioni dei partiti (i soggetti più importanti), per cercare una personalità da incaricare. Se dopo i 4 giri di consultazione non riesce a far dire qualcosa di concreto ai partiti scioglie anticipatamente le camere; 2. Seconda fase: se il Presidente della Repubblica riesce a trovare una personalità alla quale dare l'incarico di formare il governo, questa persona prende il titolo di Presidente del consiglio incaricato (accetta con riserva, riserva di verificare: se i partiti che gli hanno promesso l'appoggio lo appoggeranno davvero; se riesce a scrivere una lista di ministri; se riesce a scrivere un programma di governo sul quale il Parlamento dovrà dare la fiducia. Se riesce a fare queste tre cose il Presidente del consiglio incaricato accetta l'incarico); 3. Terza fase: accettazione dell'incarico e la nomina (e giuramento). Il Presidente della Repubblica nomina i ministri sotto consiglio del Presidente del consiglio, tuttavia il Presidente della Repubblica può rifiutarsi di nominare un ministro (per ragioni di opportunità), ma non può proporne uno. Con la nomina e il giuramento abbiamo un Governo in carica, quindi il governo nasce con la data della nomina. Il Governo entro 10 giorni dalla nomina si deve presentare alle camere per ottenere la fiducia. In questi 10 giorni il Governo può compiere atti di straordinaria amministrazione, ma non può presentare disegni di leggi in parlamento e non può cominciare ad impegnare il programma di governo finché non ottiene la fiducia. 4. Quarta fase (fiducia da parte di entrambe le camere): la fiducia è una mozione (atto parlamentare) che ha come contenuto il programma che il governo intende svolgere durante il suo mandato, quindi un testo che contiene il programma di governo che è stato scritto dal Presidente del consiglio, il quale lo illustra in entrambe le camere. Ogni camera deve approvare la fiducia a maggioranza semplice (vantaggio per un governo che nasce ma un rischio per un governo in carica, perché c'è il rischio che la mozione di sfiducia venga approvata a maggioranza semplice, quindi che venga approvata dalla minoranza. Se la maggioranza consente di far votare la sfiducia al governo significa che o non è più maggioranza oppure che la maggioranza è ancora forte ma ha deciso in questo modo di liberarsi del Presidente del consiglio che non si vuole dimettere). La costituzione lo ha previsto per consentire all'inizio la nascita di quelli che vengono chiamati Governi di minoranza (difficilmente in Italia è nato un Governo di minoranza). Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 20 Il governo è l'organo che prende le decisioni, che controlla la pubblica amministrazione e controlla tutte le società di proprietà dello Stato, quindi controlla i consigli di amministrazione di tutte le società pubbliche e anche tutti enti pubblici di nomina governativa. Presidente del consiglio Il Presidente del consiglio lo definiamo primus inter pares, non è il superiore gerarchico del governo, non ha il potere di revocare i ministri perché non li nomina, ma neanche il Presidente della Repubblica ha il potere di revocarli, quindi una volta che vengono nominati i ministri diventano intoccabili. Se il Presidente del consiglio vuole liberarsi di un ministro ha sostanzialmente tre strade: 1. strada politica: il Presidente del consiglio chiede al ministro di dimettersi; 2. strada giuridica: presentazione di una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro (la mozione di sfiducia viene presentata sempre dall'opposizione, la maggioranza di governo fa in modo che questa mozione venga votata); 3. Rimpasto di governo: la richiesta al Presidente della Repubblica di accettare le dimissioni del Presidente del consiglio in cambio di una nuova nomina (via incerta). Il Presidente del consiglio decide l'ordine del giorno del consiglio dei ministri (decide di che cosa si parlerà) e decide quali atti si portano in approvazione al Consiglio dei Ministri. Il consiglio dei ministri non fa tutto quello che Presidente del consiglio chiede, tuttavia se il Consiglio dei ministri approva un atto con decisione contraria al Presidente del consiglio, il Presidente del consiglio può non controfirmarlo e quindi quell'atto non diventerà esecutivo. Il Presidente del consiglio ha il potere del segreto di Stato. I Ministri Nella nostra costituzione il numero dei ministri non è indicato, è solo stabilito che i ministeri sono 14 (da quel momento le commissioni in parlamento sono 14, per cercare di creare una corrispondenza per materia), ma non è detto che i ministri di un governo siano 14, perché esistono i ministri con portafoglio, cioè i ministri che hanno la responsabilità di un ministero, ma anche un indeterminato numero di ministri senza portafoglio, i quali sono un organo non necessario del governo. I ministri senza portafoglio sono ministri che siedono al Consiglio dei Ministri, dove valgono uno, quindi esattamente come un ministro con portafoglio, ma che non hanno la responsabilità di alcun ministero. I ministri senza portafoglio hanno uno scopo numerico, ossia esistono per stabilire una corretta corrispondenza tra forza parlamentare dei partiti e forza dei partiti in Consiglio dei Ministri (più è frammentato il governo più servono ministri senza portafoglio, perché la corrispondenza proporzionale non è precisa). I ministri senza portafoglio vengono scelti dal Presidente del consiglio e dagli altri segretari di partito che appoggiano il Governo tra le persone politicamente a loro più vicine, persone di fiducia (in modo tale da portare in Consiglio dei Ministri dei voti certi). II ministro con portafoglio ha un potere che proviene dal suo ministero, del quale è il vertice assoluto. Diventare ministri, non essendo revocabili, fa sì che ogni ministro sia un organo costituzionale dotato di una propria autonomia. In particolare, un ministro con portafoglio che agisce come ministro del proprio ministero ha un'autonomia fortissima (come il ministro dell'economia, che infatti è chiamato super-ministro). 21/10/2020 Consiglio dei ministri Il Consiglio dei ministri è un organo collegiale formato dal Presidente del consiglio e da tutti i ministri (con e senza portafoglio). Il Consiglio dei ministri si riunisce a porte chiuse e i verbali sono disponibili solo cinquant'anni dopo la seduta in cui sono stati scritti. Questa segretezza è dovuta al fatto che le decisioni che si prendono all'interno del governo sono decisioni di interesse nazionale, e quindi in alcuni casi il riserbo su dibattiti interni al governo sono necessari per consentire al governo di discutere, portando all'esterno l'idea di un governo compatto. Il Consiglio dei ministri è l'organo più importante del governo perché è l'organo nel quale si prendono le decisioni che hanno un effetto giuridico immediato. Al Consiglio dei ministri si vota a maggioranza, ma giuridicamente le decisioni sono prese all'unanimità, questo significa che se la delibera viene approvata, chi si è astenuto o ha votato Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 21 contro, giuridicamente è come se avesse votato a favore. Tutti i ministri devono partecipare al Consiglio dei ministri, anche se oggi la legge consente che un ministro possa essere assente o per ragioni personali (che in politica sono sempre ragioni politiche), oppure se all'ordine del giorno c'è qualche argomento sul quale il ministro, o addirittura il Presidente del consiglio, ha un conflitto di interesse. Competenze del Consiglio dei ministri: 1. è l'organo normativo del Governo, ossia è l'organo nel quale si approvano gli atti normativi del Governo, infatti è nel Consiglio dei ministri che si decide e si delibera la presentazione dei disegni di legge, dei regolamenti governativi, di un decreto legge e di un decreto legislativo. 2. è nel Consiglio dei ministri che si decide e si delibera la politica europea e internazionale del nostro paese. 3. è nel Consiglio dei ministri che si decide, sulla proposta del Presidente del Consiglio, di porre la questione di fiducia. La questione di fiducia è un atto del governo non previsto dalla costituzione, ma introdotto nel nostro ordinamento da una legge del 1988. Il Governo pone la questione di fiducia su una legge che porta in approvazione in Parlamento che considera fondamentale per l'attuazione del suo programma di governo. Quindi con la questione di fiducia il Governo mette alla prova la propria maggioranza, chiedendo un gesto di compattezza da dimostrare mediante l'approvazione di un atto normativo sul quale la propria maggioranza evidentemente ha qualche incertezza; 4. è nel Consiglio dei ministri che si decide sulle nomine al vertice di enti, istituti o aziende di carattere nazionale di competenza dell'amministrazione dello Stato. Il problema è che quando cambia il governo, il nuovo governo comincia a fare pressione per sostituire i funzionari pubblici apicali. 5. è nel Consiglio dei ministri che si decide se impugnare una legge regionale, se sollevare conflitto di attribuzione contro un altro potere dello Stato o contro una Regione. Gli organi non necessari del Governo: Gli organi non necessari del Governo sono quegli organi che non sono espressamente previsti dalla costituzione (ma da delle leggi), e che possono esserci ma anche non esserci all'interno di un governo. Alcuni esempi: • II Vice-presidente del consiglio: quella personalità di spicco di un partito che appoggia il governo e che vuole essere presente all'interno del Consiglio dei ministri: o senza essere un ministro (senza poter votare), ma vuole essere presente alle sedute del Consiglio dei Ministri perché sono a porte chiuse, quindi vuole controllare che i ministri che appartengono al suo partito rispettino le regole di partito; - o che essendo già ministro, vuole comunque essere presente all'interno del Consiglio dei ministri con un ruolo rafforzato. Quindi la figura del vicepresidente del consiglio è stata immaginata proprio per consentire ai leader di partito, che non volevano assumere un incarico ministeriale, ad essere presenti comunque al Consiglio dei ministri. Se il vicepresidente del consiglio non è ministro non può sostituire il presidente del consiglio in caso di assenza; • Il Consiglio di Gabinetto: è la riunione dei ministri più importanti di un Governo con il Presidente del consiglio. I ministeri più importanti sono cinque (sono quelli tradizionali): economia (uno Stato deve battere moneta e riscuotere le imposte), esteri (deve avere relazioni con l'estero), interni (deve controllare il territorio), giustizia (deve amministrare la giustizia) e difesa (deve difendere il territorio). Queste sono le cinque funzioni alle quali uno Stato non può mai rinunciare (presenti quindi in tutti i Governi del mondo); • I viceministri: hanno la responsabilità di una parte del ministero, ma non vanno in Consiglio dei ministri. I ministri senza portafoglio invece non hanno un ministero ma votano in Consiglio dei Ministri. Quindi sono uno l'opposto dell'altro, uno è politico, l'altro è amministrativo; Quando il Presidente del consiglio si dimette c'è tutta una fase in cui il Presidente della Repubblica deve cercare di formare un nuovo governo, questa fase si chiama prorogatio, anche il governo va in prorogatio, ossia dal momento in cui il Presidente del consiglio si dimette al momento in cui viene nominato il nuovo governo. In tutto questo periodo in cui il Presidente della Repubblica lavora per cercare un nuovo Presidente del consiglio, resta in carica il governo precedente, che però non è più un governo nel pieno delle sue funzioni, in questa fase il governo si occupa soltanto del disbrigo degli affari correnti, può fare al massimo decreti legge qualora vi sia una straordinaria necessità e urgenza, altrimenti deve soltanto gestire la quotidianità. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 22 Responsabilità dei ministri: - Il ministro è responsabile di ciò che fa nell'esercizio delle sue funzioni, quindi ogni ministro che ha un ministero ha una responsabilità civile, amministrativa e contabile. Il ministro ha anche una responsabilità politica (individuale), ciò significa che il ministro è responsabile nei confronti del Parlamento sulla politica del suo ministero. - Tutti i ministri sono responsabili giuridicamente e politicamente (responsabilità collegiale) per le decisioni del Consiglio dei ministri, anche se poi a risponderne è il Presidente del consiglio. Ogni ministro ha una responsabilità penale: bisogna distinguere tra responsabilità del ministro come persona e responsabilità del ministro come ministro. Quando il ministro: • viene preso in considerazione come persona, la sua immunità è uguale a quella dei parlamentari, può essere intercettato, perquisito o arrestato solo sotto autorizzazione della camera di appartenenza, e se il ministro non è parlamentare, serve l'approvazione del Senato; • se invece viene preso in considerazione come ministro, ossia nello svolgimento delle sue funzioni, in questo caso interviene il tribunale dei ministri, ossia un giudice ordinario che ha il compito di verificare che il pubblico ministero che vuole indagare il ministro ha degli elementi concreti, se ci sono questi elementi si può cominciare l'indagine; se però si vuole rinviare a giudizio un ministro, a questo punto serve l'autorizzazione della camera di appartenenza, se non è parlamentare serve l'autorizzazione del Senato (la prima garanzia è giuridica, la seconda è una garanzia politica). Di solito la camera dà sempre l'autorizzazione a processare il ministro, proprio per evitare contrasti tra politica e magistratura. 23/10/2020 Decreti legge e Decreti legislativi (art. 76-77 della Costituzione, entrambi gli articoli utilizzano la doppia negazione per sottolineare che è l'eccezione e non la regola) La nostra forma di governo, pur essendo parlamentare (riconosce centralità al parlamento), ha registrato nel tempo una crescente importanza del governo, il quale è il vero motore del sistema istituzionale. Questo è possibile anche grazie al fatto che la nostra costituzione riconosce al governo la possibilità di approvare due atti normativi che vanno a collocarsi tra le fonti primarie, ossia degli atti aventi forza di legge (nelle gerarchia delle fonti si collocano allo stesso livello della legge), i quali sono i decreti legge e i decreti legislativi*. Siccome hanno forza di legge, posseggono una forza: ● • Attiva: significa che hanno la capacità di abrogare una legge precedente (fonti dello stesso livello ma precedenti); Passiva: significa che hanno la capacità di non farsi abrogare da una fonte di grado inferiore (seppure successive). *I decreti legge e i decreti legislativi sono due atti normativi che nascono prima della costituzione: il decreto legge nasce nel 1908 con il terremoto di Messina; mentre il decreto legislativo nasce durante il periodo fascista. I decreti nascono dalla normativizzazione, ossia dalla trasformazione di quello che è un atto amministrativo in un atto normativo (far diventare norme delle regole che prima erano contenute in un atto amministrativo). Decreti legislativi I decreti legislativi sono atti aventi forza di legge mediante i quali il Governo esercita la funzione legislativa su delega del Parlamento (art. 76 Cost.). Essi rappresentano un'eccezione alla regola generale (perché di regola la funzione legislativa è esercitata dal Parlamento). La presenza dei decreti legislativi è dovuta al fatto che ci sono delle materie così articolate e complesse che il Parlamento non sarebbe in grado di approvarle tutte da sole, quindi delega la disciplina di un certo oggetto al Governo, i quali utilizzano proprio i decreti legislativi. Quando vengono utilizzati in maniera molto frequente i decreti legislativi significa che la maggioranza si fida molto del suo governo, ma in questo modo il Parlamento esclude l'opposizione dall'approvazione degli atti normativi. Tuttavia, il Parlamento non è completamente escluso dagli atti normativi del Governo. La presenza del Parlamento avviene prima o dopo l'approvazione da parte del governo (nel decreto legislativo è prima, nel decreto legge è dopo). Questo significa che il titolare dell'esercizio della funzione legislativa resta il Parlamento, ma la Costituzione riconosce Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 23 al Governo il potere di produrre fonti primarie o per delega del Parlamento o in caso di straordinaria necessità ed urgenza. Quindi tutte le volte che il Parlamento vuole delegare al governo la disciplina di un determinato oggetto deve approvare una legge ordinaria. Stesso il Parlamento presenta il disegno di legge di delega, il governo decide cosa si vuol far delegare, come se lo vuole far delegare, il Parlamento approva e poi il governo scrive il decreto legislativo. Quindi non ci può essere decreto legislativo se prima il Parlamento non approva una legge delega. Una legge delega deve necessariamente contenere tre elementi: 1. Deve contenere un termine (temporale): la delega non è a tempo indeterminato, deve prevedere una scadenza o in termini di mesi o in termini di data. La scadenza è tassativa, il decreto legislativo non può essere approvato dopo la scadenza altrimenti è incostituzionale; Deve contenere un oggetto (non la materia): non si può delegare un'intera materia, ma ogni delega deve contenere un solo oggetto, ossia parte di una materia; 2. 3. Deve contenere i principi e i criteri direttivi (punto più importante): il Parlamento deve dare al Governo l'indicazione di quali sono i criteri e i principi direttivi dell'oggetto che si deve disciplinare (deve dire al Governo quali obiettivi si devono raggiungere e come si devono raggiungere). È il punto più importante della delega perché politicamente sono le indicazioni al governo del contenuto. Il decreto legislativo viene di solito scritto da un ministro, quindi all'interno di un ministero, e poi deve essere approvato dal Consiglio dei Ministri. Dopo l'approvazione viene inviato al Presidente della Repubblica per quella che viene chiamata emanazione (che è la stessa cosa della promulgazione), ossia un atto di controllo del Presidente della Repubblica che verifica in modo macro la legittimità costituzionale del decreto che il Governo ha approvato. Se il Presidente della Repubblica ravvisa degli elementi di incostituzionalità nel testo, lo rinvia al governo informalmente con le indicazioni delle parti che secondo lui vanno modificate (non è quindi obbligato a emanare). Il Governo qui è meno forte del Parlamento, perché con la promulgazione se il Parlamento riapprova per la seconda volta la stessa legge, il Presidente deve promulgare necessariamente. In questo caso, invece, il Presidente della Repubblica si potrebbe opporre all'emanazione del decreto fin quando il governo non corregge, oppure non si conforma ai rilievi del Presidente. In questo caso il governo è più debole rispetto al Parlamento, perché non ha la certezza di poter obbligare il Presidente della Repubblica a emanare il decreto. Quando il Presidente della Repubblica verifica la legittimità del decreto legislativo, seppure in modo macro, non controlla soltanto tutta la Costituzione, ma controlla nello specifico anche l'articolo 76. La legge delega è norma interposta, rispettando la legge delega il governo rispetta la costituzione, se non rispetta la legge delega, non rispetta la Costituzione, questo vizio si chiama "Eccesso di delega". Il Governo non è obbligato a esercitare la delega qualora ritenga non condivisibili i principi e i criteri direttivi. Il parlamento inoltre può ritirare la delega approvando una legge che abroga la legge delega che era stata approvata (attraverso il quarto comma l'articolo 72, sempre procedimento ordinario). Decreto legge I decreti legge sono atti normativi aventi forza di legge che il Governo adotta sotto la sua responsabilità in casi straordinari di necessità e urgenza (art. 77 della Cost.) (più utilizzato del decreto legislativo). I decreti legge sono atti che vivono una grande fortuna, una grande visibilità, per due motivi: il primo motivo è perché rispondono a una esigenza, questo perché oggi le società cambiano molto velocemente e i tempi di approvazione di una legge sono tempi che mal si conciliano con la dinamicità delle società; il secondo motivo è che testimoniano la centralità del Governo, che oggi ha un rapporto di forza nei confronti della sua maggioranza parlamentare. Il governo può adottare i decreti legge in presenza di tre presupposti: • Casi straordinari: legati a circostanze imprevedibili; Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 24 di necessità: per cui non è possibile provvedere con legge; • di urgenza: che rende necessaria la produzione immediata di effetti. Tuttavia nel tempo si è iniziato ad utilizzare i decreti legge tutte le volte in cui si è ritenuto che la situazione non potesse aspettare i tempi parlamentari (tranne per le questioni etiche), questo perché il Parlamento non ci dà certezze sui tempi di approvazione di una legge. . Del decreto legge non si deve sapere nulla fino al momento in cui viene approvato dal Consiglio dei Ministri, è un atto normativo che viene scritto nel silenzio (non considerando il periodo covid, di regola i Consigli dei Ministri che devono approvare i decreti legge, soprattutto quelli economici, si riuniscono il venerdì, perché il sabato le borse sono chiuse, perché in questo modo si evita che le borse possano avere una reazione senza aver letto per davvero cosa c'è scritto nel decreto). Il decreto legge è deliberato dal Consiglio dei ministri, successivamente è soggetto di controllo da parte del Presidente della Repubblica, il quale se non ravvisa elementi di incostituzionalità procede con l'emanazione. Il giorno successivo alla sua emanazione deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore immediatamente, il decreto legge non ha vacatio legis, perché se c'è la straordinaria necessità ed urgenza non si possono aspettare 15 giorni. Il decreto legge deve essere convertito in legge entro 60 giorni dal giorno in cui viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale, altrimenti perde di efficacia, questo perché il decreto è un atto provvisorio, un atto normativo che il governo ha approvato senza avere l'autorizzazione del Parlamento. Del decreto legge non si deve sapere nulla fino al momento in cui viene approvato dal Consiglio dei ministri, è un atto normativo che viene scritto nel silenzio. La legge di conversione può emendare il decreto, questo perché il Parlamento, in quanto titolare dell'esercizio della funzione legislativa, ha il diritto di migliorare il testo del decreto legge come vuole. Quando, però, il governo vuole salvaguardare il testo del decreto legge ci appoggia la questione di fiducia. In caso di emendamenti: • Se il Parlamento aggiunge qualcosa che nel decreto legge non c'era, questo emendamento entra in vigore quando entra in vigore la legge di conversione, perché è una volontà del Parlamento che non aveva espresso il governo. • Se invece il Parlamento con un emendamento sopprime un articolo che era presente nel decreto legge, questa soppressione entra in vigore retroattivamente, perché l'emendamento che sopprime un articolo corrisponde a una mancata conversione di quell'articolo, quindi è retroattiva, quell'articolo è come se non fosse mai esistito. • Nel caso in cui un emendamento modifica un articolo, il testo modificato entra in vigore con la legge di conversione, quindi le modifiche che il Parlamento introduce entrano in vigore con la legge di conversione perché sono volontà del Parlamento. Se il decreto legge non viene convertito entro 60 giorni decade e quindi è come se non fosse mai esistito, come se non avesse mai prodotto effetti. Tuttavia, la legge di sanatoria riconosce alla Camera la possibilità di regolare con legge i rapporti giuridici sorti con decreti non convertiti che hanno comunque regolato una fattispecie per un dato periodo. È vietato reiterare il decreto legge (ossia passano i 60 giorni, non viene convertito, il governo lo riscrive uguale), perché trascorsi i 60 giorni se non ci sono più gli straordinari motivi di necessità ed urgenza bisogna scegliere la via ordinaria. Ogni volta che il Parlamento non converte un decreto legge, il governo non può ripresentarne immediatamente uno uguale. Il Parlamento in sede di conversione non può introdurre norme intruse, non può introdurre norme giuridiche che non hanno niente a che fare con l'oggetto del decreto legge, la Corte Costituzionale lo chiama divieto di norme intruse. È giusto che il Governo metta la questione di fiducia sul decreto legge? Si, perché il decreto legge è adottato dal governo sotto la propria responsabilità. In casi straordinari di necessità e d'urgenza il governo adotta sotto la propria responsabilità atti normativi aventi forza di legge. Poiché il governo ci mette la propria responsabilità, ha tutto il diritto che il Parlamento non gli stravolga completamente il testo, quindi ha il diritto di poter chiedere alla maggioranza parlamentare il rispetto del progetto che era alla base di quel decreto legge. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 25 02/11/2020 Il Presidente della Repubblica Il Presidente della Repubblica è un organo al quale i costituenti volevano attribuire meno poteri possibili, un capo di Stato che nella previsione costituzionale doveva possedere pochissimi poteri e con un ruolo essenzialmente rappresentativo, ma che invece negli anni si è trasformato in un vero e proprio arbitro del funzionamento del sistema istituzionale. L'evoluzione di questi 70 anni di storia costituzionale hanno consentito al Presidente della Repubblica di utilizzare quanto è previsto in costituzione in modo sempre più forte, semplicemente per garantire la continuità degli organi costituzionali e per garantire che Parlamento e Governo abbiano un interlocutore che li controlli durante la loro attività. Il Presidente della Repubblica è: • un organo costituzionale che noi definiamo super partes (al di sopra delle parti), ossia in grado di assumere una posizione neutrale, obiettiva, a prescindere da qualsiasi interesse generale; • titolare di un potere proprio, un quarto potere (spiegato nei poteri presidenziali); • il capo dello Stato e il rappresentante dell'unità nazionale. Il Presidente della Repubblica svolge due ruoli: da un lato è il capo dello Stato, quindi il capo di uno degli enti territoriali che formano la Repubblica; dall'altro è il rappresentante dell'unità nazionale, ossia il soggetto che è chiamato a ridurre ad unità tanti enti territoriali, ognuno con proprie competenze; • è il supremo garante della Costituzione, questo ruolo lo divide con la Corte Costituzionale (il Presidente della Repubblica fa un controllo sui comportamenti, la Corte fa un controllo su gli atti). svolge una funzione di intermediazione politica, la quale cambia a seconda della situazione: se il sistema politico funziona correttamente da solo, il Presidente della Repubblica deve assumere un ruolo marginale, perché se maggioranza e Governo funzionano, allora è meglio non alterare il loro buon funzionamento; se il sistema politico non funziona perché c'è una crisi, allora il Presidente della Repubblica deve svolgere un ruolo forte, quindi si deve assumere la responsabilità delle decisioni. Requisiti di elezione La nostra Costituzione prevede tre requisiti per poter diventare Presidente della Repubblica, ai quali noi aggiungiamo un quarto: 1. età: bisogna avere almeno 50 anni; 2. cittadinanza: bisogna avere la cittadinanza italiana (la quale è richiesta per qualsiasi funzione pubblica, tranne che per il professore universitario); 3. deve godere dei diritti civili e politici, ossia non deve aver subito condanne che comportano l'iscrizione nel casellario giudiziale (deve avere una fedina penale immacolata); 4. Deve aver rivestito almeno un incarico istituzionale (requisito non presente nella Costituzione, ma è il più importante): abbiamo sempre avuto Presidenti della Repubblica che o avevano fatto politica* o che avevano coperto ruoli apicali, quindi abbiamo sempre avuto Presidenti della Repubblica che conoscevano dall'interno il funzionamento del sistema istituzionale (questo è l'elemento fondamentale). *Il Presidente della Repubblica deve dimenticarsi della parte politica nella quale ha militato, deve essere privo di indirizzo politico e deve applicare la Costituzione nel senso istituzionale più alto, quindi deve fare ciò che è giusto e non ciò che la sua parte politica vorrebbe (questo non è possibile al 100%, ma dobbiamo avvicinarci a questa percentuale). L'elezione Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune, al quale aggiungiamo 3 delegati per ogni regione (Val d'Aosta ne manda solo uno), in tutto 58 delegati. La Costituzione auspica che il Presidente della Repubblica sia scelto da maggioranza e opposizione, e quindi prevede che nei primi tre scrutini il presidente venga eletto a maggioranza dei , una maggioranza molto forte che contiene almeno una parte dell'opposizione. Se dopo 3 scrutini non si è scelto il Presidente, dal quarto scrutinio in poi è sufficiente la maggioranza semplice (sarebbe quella assoluta, la metà + 1 dei votanti) (lo scrutinio è segreto). Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 26 Un presidente eletto nei primi tre scrutini è un presidente forte, perché è un Presidente che sa di non dover a un partito in particolare la sua elezione, è un Presidente che è stato scelto dalla maggioranza e da una parte dell'opposizione (è un Presidente libero da subito). Il Presidente della Repubblica eletto a maggioranza assoluta è un Presidente che sa benissimo che quella carica la va a ricoprire perché ha avuto l'appoggio di determinati partiti. L'esperienza ci dice che soprattutto nei primi mesi, quel presidente è un po' legato nelle decisioni, nel senso che quel Presidente non vuole scontentare quei partiti politici che lo hanno eletto. Il Presidente della Repubblica dura in carica 7 anni e non è esclusa la rielezione. La Costituzione cerca di disciplinare la rielezione con quello che viene chiamato "semestre bianco", ossia gli ultimi sei mesi del mandato del Presidente della Repubblica. La Costituzione ci dice che negli ultimi sei mesi del suo mandato, il Presidente della Repubblica non può sciogliere anticipatamente le camere. Quindi la Costituzione cerca di evitare un possibile accordo tra Presidente della Repubblica e Governo utile a favorire uno scioglimento anticipato che favorisca il Governo e che sia ottenuto in cambio di una promessa di una rielezione del Presidente della Repubblica. Lo scioglimento anticipato durante il semestre bianco è possibile quando Presidente della Repubblica e Parlamento scadono negli stessi 6 mesi, si chiama "ingorgo istituzionale". Se i due organi arrivano in scadenza nello stesso periodo, il Presidente della Repubblica può sciogliere anticipatamente le camere in modo da eleggere prima le nuove camere e poi saranno le nuove camere che andranno ad eleggere il Presidente della Repubblica (l'unico Presidente rieletto è stato Napolitano). Cessazioni Il Presidente della Repubblica conclude i 7 anni e questo è l'unico caso in cui va in prorogatio, quindi continua a svolgere le sue funzioni fino all'elezione del suo successore. Un mandato si può concludere: per morte (mai avuto); per dimissioni (le dimissioni sono un atto personale); per decadenza (la decadenza è la perdita di un requisito necessario all'elezione, quindi non può avvenire perché il Presidente della Repubblica non può ringiovanire, non può perdere i diritti civili e politici perché è improcessabile, al più potrebbe rinunciare alla cittadinanza italiana, solo in quel caso potremmo avere la decadenza); per destituzione (mai avuta, ma è la conseguenza della condanna del Presidente della Repubblica per attentato alla Costituzione o alto tradimento). In caso di impedimento temporaneo: il Presidente della Repubblica è sempre nell'esercizio delle sue funzioni, 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno, ma ci sono due situazioni in cui potrebbe non poter esercitare tutte le sue funzioni, o per una breve malattia o per un viaggio di stato all'estero. Questi due casi sono entrambi casi di impedimento temporaneo, ciò significa che il presidente non può esercitare tutte le funzioni che svolge quotidianamente. Se l'impedimento è causato da motivi di salute, il Presidente del Senato lo sostituisce interamente; se, invece, il Presidente della Repubblica sta rappresentando l'Italia all'estero, il Presidente del Senato può svolgere solo le funzioni non differibili, ossia soltanto quelle funzioni che non possono essere ritardate. Il Presidente della Repubblica diviene di diritto senatore a vita, a meno che non vi rinunci. 04/11/2020 Poteri Presidenziali Il Presidente della Repubblica è un soggetto che ha poteri propri, in parte ereditati dal re (poteri di tipo rappresentativo) e in parte che derivano dal proprio ruolo di garante della Costituzione e intermediatore dei conflitti (essendo un quarto potere, ha il compito di controllare tutti gli altri tre poteri dello Stato). Il Presidente della Repubblica esercita dei poteri nei confronti del Parlamento: • può sciogliere una o entrambe le camere (non le può sciogliere negli ultimi sei mesi del suo mandato, a meno che non ci sia l'ingorgo costituzionale); • ha il potere di promulgare o meno le leggi; • indice le elezioni (potere formale, perché la data delle elezioni viene scelta dal governo); Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 27 • nomina 5 senatori a vita: in Senato sono presenti dei senatori a vita che sono gli ex Presidenti della Repubblica e massimo 5 senatori nominati dal Presidente per altissimi meriti (i senatori a vita anche se non eletti ma nominati, svolgono le stesse funzioni di tutti gli altri senatori); I poteri nei confronti del governo (la Costituzione gli affida un ruolo più incisivo nei confronti del governo): • è il responsabile di tutta la fase di formazione del governo (le consultazioni, l'incarico, la nomina e il giuramento): è il Presidente che decide che la crisi è risolvibile o meno (lo decide parlando con i partiti). Il Presidente della Repubblica non può scegliere da solo il Presidente del Consiglio e i ministri, ma ha il potere di veto sulla nomina di un ministro; • ha il compito di emanare gli atti normativi del governo (ha un potere forte in questo caso perché non può essere obbligato all'emanazione); deve autorizzare il disegno di legge che vuole essere presentato dal Governo in Parlamento: il Presidente può rifiutare l'autorizzazione solo qualora il disegno di legge violasse uno dei principi fondamentali (primi dodici articoli, articolo 139 e separazione dei poteri). Se il Presidente della Repubblica rifiuta l'autorizzazione, il governo può aggirare questo divieto facendo presentare al gruppo parlamentare di uno dei partiti che sono presenti nel governo lo stesso disegno di legge (perché i parlamentari non hanno limiti nella presentazione dei disegni di legge). Poteri nei confronti della magistratura: il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio Superiore della Magistratura (il quale è l'organo di autogoverno dei magistrati) proprio per ricordare ai magistrati che sono un ordine autonomo ma non indipendente (in realtà non ci va quasi mai, solo se si accorge che qualcosa non va). Oltre a questi poteri, il Presidente della Repubblica ne ha altri: 1. È il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale; 2. indice il referendum (potere formale, spetta al governo decidere la data); 3. nomina i funzionari di Stato (potere formale, spetta al governo); 4. nomina 5 giudici della Corte Costituzionale (sostanziale); 5. ratifica i trattati internazionali (formale, è il governo a sottoscrive il trattato, il parlamento ne approva la legge ed è il Presidente della Repubblica che firma ma solo come rappresentante dello Stato); 6. accredita e riceve i rappresentanti diplomatici (formale, quando arrivano gli ambasciatori degli altri paesi nel nostro, la prima cosa che fanno è presentarsi dal Presidente della Repubblica); 7. ha il comando delle Forze Armate e presiede il Consiglio supremo di difesa (formale); 8. conferisce le onorificenze della Repubblica (formale); 9. conferisce la grazia e commuta le pene* (sostanziale): la grazia è un provvedimento individuale, con il quale il Presidente della Repubblica cancella la pena nei confronti di una persona che sta scontando la detenzione per essere stato condannato per un reato. La Corte Costituzionale ha deciso che questa decisione è del Presidente della Repubblica, perché si tratta di un atto individuale di clemenza e non può avere nessuna valutazione politica. Tuttavia per conferire la grazia, la corte costituzionale ha imposto dei requisiti: • la persona si deve proclamare colpevole (la grazia non è un modo per riparare ad un errore giudiziario); • la persona deve avere scontato buona parte della pena (almeno metà della pena); • ci deve essere un motivo umanitario per concedere la grazia (ad esempio una malattia). *commutare una pena significa trasformare una pena detentiva in una pena pecuniaria. Tutti questi provvedimenti si sostanziano con firme su atti. La Costituzione ci dice che tutti questi atti presidenziali non sono validi se non sono controfirmati dal ministro proponente, il quale controfirmando se ne assume la responsabilità. Esistono tre tipi di atti presidenziali: 1. atti sostanzialmente del presidente: il Presidente scrive e firma, il ministro controlla e controfirma e si prende la responsabilità (giuridica); 2. atti formalmente del Presidente: il governo scrive, il presidente controlla e firma e il ministro controfirma e si prende la responsabilità; Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 28 3. atti complessi eguali: in questo tipo di atti la volontà principale è quella del Presidente della Repubblica, tuttavia questi atti non possono essere scritti se non è d'accordo anche il Presidente del Consiglio, il quale li dovrà controfirmare. Gli atti complessi eguali ne sono due: riguardano la nomina del nuovo presidente del consiglio. Il Presidente della Repubblica non può nominare qualcuno che non vuole essere nominato; • riguardano lo scioglimento anticipato delle camere. La Costituzione vuole garantire che il Presidente non sciolga quando non c'è un motivo per sciogliere, ed ecco allora che il Presidente del Consiglio deve essere d'accordo con lo scioglimento anticipato, e qui abbiamo due ipotesi: 1. se al momento dello scioglimento il Presidente del Consiglio è in carica, ha motivo di poter chiedere qualcosa al Presidente della Repubblica, il quale lo deve convincere della necessità di sciogliere anticipatamente (l'unico motivo per sciogliere anticipatamente è consentire al nostro paese di votare sempre in un periodo che va da marzo a giugno, non ci può essere altro motivo). 2. se al momento dello scioglimento il Presidente del consiglio si è già dimesso, quest'ultimo può fare solo quello che il Presidente della Repubblica gli chiede. 06/11/2020 Controfirma ministeriale La controfirma ministeriale è un istituto della Repubblica italiana disciplinato dall'articolo 89 che da un lato limita il potere del Presidente, perché l'atto non è valido se non è controfirmato; dall'altro però esonera il Presidente da ogni responsabilità, perché una volta che il ministro ha controfirmato, la responsabilità giuridica di quell'atto passa dal Presidente al ministro. Il Presidente della Repubblica non ha una responsabilità civile, amministrativa, contabile o giuridica nell'esercizio delle sue funzioni. Il Presidente della Repubblica non ha neanche una responsabilità politica*, però il fatto che il Presidente della Repubblica sia rieleggibile, fa si che abbia una responsabilità politica nei confronti del Parlamento. *La responsabilità politica è la responsabilità di un soggetto nei confronti di chi lo elegge, quindi è la responsabilità di agire nell'interesse di chi lo ha eletto. I parlamentari nell'interesse del popolo, il Presidente della Repubblica nell'interesse della nazione, il Governo nei confronti del Parlamento che da e toglie la fiducia. Il Presidente della Repubblica è un organo che noi definiamo monocratico, ossia la persona coincide con l'organo. Il Presidente della Repubblica non può essere sospettato di aver CO esso un reato, non può essere indagato o processato durante il suo mandato, in diritto si definisce improcedibilità, significa che il Presidente della Repubblica come persona non può essere sottoposto a nessun procedimento giudiziario. Il Presidente della Repubblica non ha responsabilità penali* se non per due reati gravissimi, che sono l'alto tradimento e l'attentato alla Costituzione. Fino ad oggi mai nessun Presidente della Repubblica è stato destituito, ma ci sono stati alcuni casi in cui è stato messo in stato di accusa. Il primo è stato il Presidente Giovanni Leone, il quale è stato accusato di essere coinvolto nello scandalo Lockheed, secondo cui alcuni ministri e politici italiani degli anni sessanta abbiano ricevuto tangenti da parte di una impresa produttrice di aeroplani statunitense (la Lockheed). II secondo Presidente ad essere soggetto di una accusa di reato è stato il Presidente Cossiga negli anni 90, il quale fu accusato di aver preso parte negli anni '40 di un associazione paramilitare di destra di nome Gladio. Anche il successore del Presidente Cossiga, ossia il Presidente Oscar Luigi Scàlfaro, fu messo in stato di accusa, in questo caso fu accusato di aver utilizzato fondi neri durante gli anni in cui era Ministro dell'Interno, tuttavia non arrivò mai una formale richiesta di messa in stato di accusa. Infine il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato accusato dal Movimento 5 Stelle nel 2014 per: improprio esercizio del potere di grazia; illegittima rielezione del Presidente della Repubblica e per aver preso parte nella trattativa Stato-mafia. *La responsabilità penale è la più importante, la quale è personale, ognuno è responsabile delle azioni che compie (se queste azioni sono contrarie alla pacifica convivenza). La Corte Costituzionale Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 29 La nostra Costituzione è una Costituzione rigida, rigida significa: che non può essere modificata da fonti di grado inferiore; che può essere modificata solo con un procedimento aggravato; e che c'è un organo costituzionale che ne garantisce la rigidità. Tutti i paesi europei hanno scelto il sistema di costituzionalità accentrato, ossia affidano a un unico organo il compito di garantire la rigidità della Costituzione, che in Italia si chiama "Corte Costituzionale", in Spagna e in Germania "Tribunale Costituzionale", in Inghilterra "Camera dei Lord". Il vantaggio del sistema accentrato è che non c'è una differenza di interpretazione, una volta che una legge è dichiarata incostituzionale scompare del tutto dall'ordinamento giuridico. Lo svantaggio invece sta nel fatto che possono passare anche anni prima che una legge venga dichiarata incostituzionale. Negli Stati Uniti il compito di garantire la rigidità della Costituzione è affidato ad ogni singolo giudice, questo modello si chiama "Sindacato di costituzionalità diffuso", ciò significa che ogni giudice ha il diritto di non applicare una legge che considera incostituzionale. Il sistema di costituzionalità diffuso ha un grande vantaggio, ossia la rapidità di applicazione; ma ha anche il grande svantaggio, ossia la differenza interpretativa, ciò vuol dire che un giudice interpreta in un modo e un altro giudice interpreta in un altro. La Corte Costituzionale italiana è composta da tecnici, più precisamente da giuristi, quindi mentre chiunque può diventare parlamentare, ministro, Presidente della Repubblica, indipendentemente dal fatto che abbia un titolo di studio, da quale lavoro faccia, possono diventare giudici della Corte soltanto i magistrati con una certa anzianità, gli avvocati con una certa anzianità e i professori universitari di materie giuridiche. Quando si è pensato alla Corte Costituzionale, si è pensato ad un organo tecnico che avesse sfumature diverse, cioè che guardasse la legge con occhi diversificati. Il giudice costituzionale ha una formazione tecnica, ossia è una persona che guarda il diritto da tre diversi punti di vista, ciò significa che la corte non può essere composta solo di magistrati, di avvocati e di professori universitari, ma deve essere composta da tutte e tre le componenti, quindi servono: l'avvocato per guardare la legge con l'occhio di chi deve difendere qualcuno; il magistrato per decidere cosa è giusto e cosa non lo è; il professore che studia se la legge è davvero compatibile o meno con la costituzione. La corte è composta da 15 Giudici: 5 giudici sono eletti dal Parlamento in seduta comune con la maggioranza dei % (una maggioranza alta per evitare che la maggioranza possa scegliersi da sola i giudici costituzionali); 5 giudici sono eletti dalle Supreme magistrature (3 vengono eletti dalla Cassazione, 1 dal Consiglio di Stato e 1 dalla Corte dei Conti); 5 vengono nominati dal Presidente della Repubblica, questa nomina è molto importante perché il Presidente deve cercare un po' di bilanciare quello che non hanno fatto gli altri due soggetti. La Corte Costituzionale è un organo permanente, non va mai in prorogatio. I giudici durano in carica 9 anni (è la carica più lunga del nostro ordinamento) e nel caso in cui si dimette un giudice eletto dal Parlamento in seduta comune, sarà il Parlamento in seduta comune a eleggerne uno. Inoltre i giudici della Corte Costituzionale non sono rieleggibili o rinominabili. Il Parlamento in seduta comune è l'organo che ha più difficoltà nella nomina dei giudici, infatti non è sempre tempestivo nell'elezione e allora è previsto che la corte possa funzionare anche con un numero ridotto di componenti con un numero minimo di 11, ciò significa che c'è almeno un giudice per ognuno degli organi che sceglie. I giudici della Corte godono della stessa immunità dei parlamentari, non godono invece dell'insindacabilità, per il semplice fatto che sono tenuti al segreto d'ufficio, i giudici della Corte Costituzionale non parlano, ma scrivono. Le decisioni della Corte si presume che vengano prese all'unanimità, anche se si vota a maggioranza, ma una volta che i giudici hanno votato, i foglietti sui quali votano vengono bruciati. La corte costituzionale ha quattro competenze: Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 30 1. l'ammissibilità del referendum: è la seconda fase del procedimento referendario, la corte è chiamata a verificare che il quesito non sia in contrasto con la Costituzione (in particolare con l'articolo 75); 2. giudizio sul Presidente della Repubblica: il Presidente della Repubblica non è perseguibile se non per alto tradimento e attentato alla costituzione*. 09/11/2020 Continuo delle competenze della Corte Costituzionale 3. Conflitto di attribuzioni o conflitto di competenza: la corte è chiamata a decidere quelle situazioni in cui due poteri, due organi o due enti si dichiarano entrambi competenti o incompetenti a fare un qualcosa. La corte si occupa dei conflitti di competenze tra: • Stato e regioni: si ha quando sia lo stato che una regione si dichiarano competenti o incompetenti ad adottare un regolamento, una ordinanza o una delibera (tutto ciò che non è legge). • Poteri dello Stato: possono presentare ricorso davanti alla corte costituzionale ognuna delle due camere del Parlamento, ogni ministro, il Governo, ogni magistrato, il Presidente della Repubblica e con una ultimissima sentenza, la corte ha detto che anche ogni singolo parlamentare può presentare ricorso (è una sentenza che vedremo se verrà confermata in futuro). Un potere dello stato chiede alla Corte Costituzionale di capire se un altro potere abbia leso le sue competenze. 4. La competenza più importante è quella di garantire la rigidità della Costituzione (è la più importante perché è il motivo per cui esiste la Corte Costituzionale): Il giudizio di legittimità costituzionale è un giudizio che riguarda soltanto alcune delle fonti primarie, ossia la legge ordinaria dello Stato, le leggi regionali, i decreti legge e i decreti legislativi (quindi non si occupa dei regolamenti europei e dei regolamenti parlamentari). La corte si occupa soltanto di queste quattro fonti perché sono le più importanti, questo perché sono le uniche fonti che danno diretta e immediata attuazione alla Costituzione. *Per alto tradimento si intende il comportamento di un cittadino che si concorda con un soggetto, anche straniero, a danno del proprio Paese. Il Presidente della Repubblica ha un dovere di fedeltà alla Repubblica che è superiore a qualsiasi altro cittadino del nostro paese, infatti soltanto due soggetti istituzionali fanno il giuramento, il Presidente e il Governo, perché sono i soggetti che più potrebbero danneggiare il paese con un loro comportamento infedele. Nel caso dell'alto tradimento noi siamo di fronte ad una fattispecie penale ben definita. Molto più complessa invece è l'ipotesi dell'attentato alla costituzione, perché in questo caso non esiste alcuna norma che ci indichi la fattispecie (la fattispecie è la disposizione che ci dice qual è l'esempio al quale dobbiamo fare riferimento). Ed ecco che attentato alla costituzione può essere tutto e può essere niente, quindi dipende dal soggetto che vuole incriminare il Presidente, cercare di dare contenuto ad una fattispecie cosiddetta in bianco. Il Parlamento in seduta comune ha il potere di mettere in stato d'accusa il Presidente della Repubblica, quindi c'è una giunta che è competente a valutare questa denuncia e a fare l'istruttoria per verificare se c'è un sospetto di reato commesso da parte del Presidente della Repubblica. Qualora questa giunta ritenga che ci sia l'ipotesi di reato, sottopone la questione al Parlamento in seduta comune. È importante sottolineare che il Presidente non si difende davanti al Parlamento in seduta comune, perché il Parlamento deve sentirsi libero di valutare la relazione della giunta che ha predisposto l'istruttoria e quindi poi voterà se mettere o meno il Presidente in stato d'accusa. Se il Parlamento decide di mettere in stato d'accusa il Presidente, allora inizia il processo davanti alla Corte costituzionale, la cui composizione viene integrata da 16 cittadini che vengono sorteggiati da un elenco di 40 cittadini che abbiano l'eleggibilità a Senatore (che abbiano almeno 40 anni), il cui elenco viene votato ogni 9 anni dal Parlamento in seduta comune. Le 16 persone quindi non sono necessariamente dei tecnici, questo perché nel valutare il comportamento del Presidente della Repubblica abbiamo bisogno anche di un occhio politico, alla componente giuridica si affianca la componente politica. Se il Presidente della Repubblica viene condannato: • la pena deve essere la pena prevista dal Codice Penale aumentata di 1. • deve sicuramente essere condannato alla pena detentiva e soprattutto viene dichiarato destituito. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 31 • Con la destituzione il Presidente perde il diritto di diventare senatore a vita, perde i diritti politici e soprattutto viene immediatamente rimosso dalla carica di presidente. Il Presidente della Repubblica che si dimette prima che si avvia il procedimento di messa in stato d'accusa viene processato come un normale cittadino (non si può impedire al Presidente di dimettersi perché le dimissioni sono un atto personale). Se invece il Presidente della Repubblica si dimette dopo che si è avviato il procedimento di messa in stato d'accusa, verrà processato dalla Corte Costituzionale esattamente come se fosse ancora in carica. I motivi per i quali possiamo portare una legge davanti alla corte (i vizi) sono di due tipi: 1. Vizio formale: c'è stato un errore nel procedimento di approvazione di un atto, quindi non si è seguita la procedura prevista dalla costituzione o dagli Statuti regionali per l'approvazione di quell'atto (Es. Eccesso di delega); 2. Vizio sostanziale (il più frequente): quella fonte, o anche solo un articolo di quella fonte, ha violato il contenuto di un articolo della Costituzione. L'articolo più violato è l'art. 3, il nostro legislatore è in grande difficoltà a bilanciare il primo e il secondo comma dell'articolo 3 per la difficoltà di conciliare differenziazione con la non discriminazione (è difficilissimo differenziare senza discriminare). Gli unici due soggetti che possono portare davanti la corte costituzionale una legge sono: 1. Stato o regioni (sono i due soggetti che fanno le leggi), in questo caso si parla di procedimento in via principale: lo Stato fa ricorso contro la legge di una regione o una regione fa ricorso contro la legge dello Stato. Quando una regione ritiene che lo Stato abbia violato la sua competenza (violato quindi l'articolo 117), può fare ricorso davanti alla corte entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge; Stessa cosa la può fare lo Stato, il quale controlla tutte le leggi che vengono approvate dalle regioni, se ritiene che una legge regionale sia in contrasto con un qualsiasi articolo della costituzione può fare ricorso alla corte entro 60 giorni. Le regioni ricorrono solo per lesione delle proprie competenze, lo Stato invece può fare ricorso davanti alla corte per un qualsiasi vizio della legge regionale (la legge statale viene promulgata dal Presidente della Repubblica, il quale fa un primo controllo di costituzionalità. La legge regionale viene promulgata invece dal Presidente della Regione, il quale è anche il Presidente della giunta regionale e il leader della maggioranza in consiglio regionale, quindi a livello regionale non c'è un controllore); 2. Il giudice dinanzi al quale si sta svolgendo un processo (qualsiasi giudice che deve giudicare un processo), in questo caso si parla di procedimento in via incidentale: il procedimento in via incidentale viene promosso da un giudice che deve decidere un processo. Il giudice prima di fare ricorso alla corte deve pronunciare due giudizi: la rilevanza e la non manifesta infondatezza. Il giudice deve chiedersi se sapere che quella legge è incostituzionale o meno è fondamentale per il suo processo, se gli possa cambiare la sentenza (se non gliela cambia, non deve andare avanti alla Corte Costituzionale). Il giudice deve avere solo il dubbio e non si deve occupare del bene del mondo. 10/11/2020 Il giudice può sospendere il proprio processo aspettando la sentenza della corte. Davanti la corte costituzionale si fa un vero e proprio processo, c'è il soggetto che ha sollevato la questione e c'è poi l'avvocatura dello Stato che funge da difensore della legge (ci sono delle volte in cui la difesa è molto forte perché si è convinti che la legge non è incostituzionale e altre volte invece la difese è molto debole e significa che anche l'avvocatura dello Stato conta che la legge ha dei profili di incostituzionalità e quindi preferisce non fare una difesa d'ufficio che poi verrebbe sconfessata dalla corte). Alla fine di questo processo, la corte costituzionale si riunisce in camera di consiglio, affida il compito di scrivere la sentenza a uno dei 15 giudici. Le sentenze della Corte sono diverse*, in alcuni casi la Corte non fa neppure una sentenza, ma fa un'ordinanza (ossia un atto che chiude la questione senza deciderla, non dice se qualcuno ha ragione o torto). Nel caso di ordinanza la Corte non si preoccupa di prendere in considerazione il caso concreto e rigetta la questione, la dichiara inammissibile o manifestamente infondata. La Corte costituzionale non è chiamata a giudicare la legittimità costituzionale di una legge su tutti i 139 articoli, ma giudica la legge soltanto con riferimento a quegli articoli che sono stati espressamente indicati da chi ha presentato il ricorso. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 32 *In caso di processo, alla fine di quest'ultimo la Corte pronuncia una sentenza, che possono essere: • Sentenze ordinarie: 1. sentenza di rigetto: è una sentenza che salva la legge, la corte afferma che la disposizione non è costituzionalmente illegittima e quindi resta in vigore. Si parla di disposizione e non di legge perché difficilmente si porta davanti alla corte costituzionale l'intera legge, ma molto spesso si portano davanti alla corte singoli articoli di una legge che si ritiene siano incostituzionali. La sentenza di rigetto non da alla legge un patentino di costituzionalità, quindi in futuro potrà di nuovo fare ricorso contro quella legge, sia utilizzando lo stesso parametro (immaginando che i tempi sono cambiati), che individuandone uno diverso; 2. Sentenza di accoglimento (ragione per cui esiste la Corte Costituzionale): la disposizione (la legge) è costituzionalmente illegittima perché viola uno degli articoli della Costituzione e quindi sparisce dall'ordinamento giuridico (sparisce con effetto retroattivo, ossia travolge il passato, ma non tutto, travolge solo quei rapporti giuridici del passato che sono ancora aperti. I rapporti che si sono chiusi non possono essere rimessi in discussione per il principio di certezza del diritto). Se il nostro sistema istituzionale funzionasse bene, la Corte Costituzionale dovrebbe fare soltanto questi due tipi di sentenze ordinarie. Tuttavia, in questi decenni la Corte Costituzionale si è resa conto che una sua sentenza di accoglimento produce una lacuna e questa lacuna diventa qualcosa che il legislatore non colma immediatamente. Nel tempo la Corte Costituzionale si è ingegnata nell'elaborare delle sentenza dove la legge resta vigente, ma va letta così come vuole la Corte Costituzionale. Parliamo quindi di sentenze di rigetto, ma di un rigetto non netto, ma parziale dove la corte cerca di togliere e di mettere parti della legge per renderla costituzionale: 1. sentenze a incostituzionalità differita, la Corte avvisa il legislatore che la legge sottoposta alla sua attenzione è incostituzionale, ma non accoglie subito il ricorso e da del tempo al legislatore per approvare una nuova legge, dicendogli anche più o meno il contenuto che questa legge deve avere. Questo ci dice che l'abrogazione è sempre meglio dell'annullamento. Tuttavia scaduto il termine, se il legislatore non è intervenuto, la corte farà una sentenza che in questo caso sarà una sentenza di rigetto; 2. sentenze interpretative (poco utilizzate), la Corte indica come deve essere interpretata la legge soggetta a ricorso; 3. sentenze manipolative (la sentenza più usata, ma anche quella più problematica perché rende la Corte Costituzionale quasi un legislatore): sono le sentenze in cui il testo scritto della legge viene manipolato dalla corte per rendere la disposizione da incostituzionale a costituzionale. Se la corte aggiunge delle parole, si parla di sentenze additive; se la Corte toglie delle parole, si parla di sentenze caducative; se la Corte sostituisce delle parole con altre, si parla di sentenze sostitutive (questo è il tipo di sentenza più problematica perché è come se la Corta diventi il vero legislatore). La Corte Costituzionale proprio perché interviene sugli atti riesce a fare in modo che il legislatore non possa ledere la vita dei cittadini con l'approvazione di leggi incostituzionali. Nel procedimento in via principale questo avviene molto rapidamente; nel caso invece del procedimento in via incidentale potrebbero passare anni prima che una legge arrivi davanti alla Corte Costituzionale perché abbiamo bisogno di un processo. Noi dobbiamo avere la garanzia che la corte sia apolitica, quindi che la corte non sia espressione della maggioranza parlamentare, ma che sia un qualcosa di più alto. Questo è possibile proprio per il fatto che il Parlamento non ha un potere diretto di nomina dei giudici della Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale è l'organo più potente giuridicamente del nostro sistema, perché le sentenze della corte non sono appellabili, quindi non c'è possibilità di ricorso per quello che la Corte Costituzionale decide, quindi ciò che viene deciso dalla Corte Costituzionale è legge, è costituzione. 11/11/2020 Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 33 Potere giudiziario Il terzo potere dello Stato è il potere giudiziario, è il potere più delicato perché è quel potere con il quale ogni persona rischia di entrare in contatto e la cui decisione ha ricadute sulla vita dell'individuo senza che quest'ultimo si possa sottrarre. Il potere giudiziario è esercitato dalla magistratura, e quando pensiamo alla magistratura dobbiamo partire dal presupposto che la magistratura agisce secondo principi di correttezza, legalità ed equità. I Principi costituzionali Proprio per la delicatezza del potere giudiziario, per la sua capacità di incidere sul benessere dei consociati, la nostra Costituzione individua una duplice serie di principi costituzionali: i primi sono contenuti all'interno della sezione dei diritti e doveri dei cittadini, i cui principi definiscono il rapporto del cittadino con la giustizia: • l'articolo 24 della nostra Costituzione afferma che "tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi", e inoltre aggiunge che la difesa è diritto inviolabile. Qui la Costituzione utilizza l'aggettivo sostantivato tutti, quindi la giustizia non è una prerogativa dei cittadini, ma di qualsiasi individuo che vive nel nostro paese, "possono agire in giudizio" non è un obbligo, ma bisogna sapere di avere il diritto di agire in giudizio, ma non il dovere. La distinzione tra diritti soggettivi e interessi legittimi è che un diritto soggettivo è quel diritto individuale che l'ordinamento giuridico tutela in modo diretto (diritto alla privacy, diritto di proprietà, diritto al lavoro); l'interesse legittimo è quel diritto individuale tutelato dall'ordinamento giuridico solo di riflesso, perché in modo diretto viene tutelato l'interesse generale. • l'articolo 25 nel primo comma contiene quello che viene definito il principio del giudice naturale, il quale afferma che nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Ciò significa che l'ordinamento giuridico deve stabilire a monte quale giudice si occuperà di fatti che accadranno in futuro (proprio per garantire l'imparzialità della Giustizia noi non possiamo scegliere il giudice dopo che è stato commesso il fatto, ma questo giudice dev'essere precostituito). Questa precostituzione è di due tipi, per materia e per territorio (il principio della territorialità è un principio che dipende dalla materia); secondo comma dell'articolo 25: nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso, questo principio è conosciuto come principio di irretroattività della legge penale ("nulla poena sine lege" (nessuna pena senza legge), non c'è reato se una norma non prevede come reato quel comportamento, è un principio di certezza del diritto). • Articolo 27: la responsabilità penale è personale. Questo principio fondamentale ci dice che nessuna persona può scaricare su altri la responsabilità per un fatto che ha commesso; secondo comma: l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Nel sistema giudiziario italiano esistono tre gradi di giudizio: tribunale di primo grado, Corte d'Appello e Corte di Cassazione (quindi dire che l'imputato non è colpevole fino alla sentenza definitiva significa dire che una persona che viene condannata dal tribunale di primo grado e che fa ricorso torna libero e presunto innocente, se viene condannato anche in secondo grado e fa ricorso in Cassazione torna libero perché presunto innocente. È definitivamente colpevole nel momento in cui la sentenza diventa definitiva, o se viene condannato nel tribunale di primo grado o d'appello e non fa ricorso). Gli altri principi sono di materia di organizzazione della Giustizia (dall'art. 101 in poi): • Articolo 101 secondo comma: il giudice è soggetto soltanto alla legge, significa che il nostro sistema giudiziario non si basa su la cosiddetta regola del precedente e non si basa sull'organizzazione gerarchica della giustizia. Si basa sul diritto-dovere di ogni giudice di interpretare la legge e di applicarla al caso concreto; • Articolo 102 (divieto di istituzione di giudici straordinari e di giudici speciali): tutti i giudici che noi abbiamo sono magistrati che noi dividiamo sostanzialmente in due categorie: il giudice ordinario e il giudice speciale. Un giudice è ordinario se si occupa del diritto civile e del diritto penale. I giudici speciali si occupano solo di una determinata materia ed esistono solo perché esistevano già prima dell'entrata in vigore della Costituzione, i quali sono il giudice amministrativo, contabile e militare (dopo l'entrata in vigore della Costituzione non se ne possono istituire di nuovi). Non possiamo istituire giudici straordinari perché il giudice straordinario è quel giudice che viene istituito dopo che è stato commesso il fatto, quindi i giudici straordinari sono vietati perché violano l'articolo 25 della Costituzione sul giudice naturale precostituito per legge. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 34 13/11/2020 Organizzazione della giustizia La giustizia in Italia si suddivide in: civile (ordinaria); penale (ordinaria); speciale. Giustizia civile La giustizia civile è la giustizia più diffusa nel nostro ordinamento per l'elevato numero di controversie civili. Nell'azione civile la controversia sorge tra privati o tra privati e pubblica amministrazione. Colui che avvia la procedura prende il nome di attore, colui che si difende di convenuto. Ci si rivolge ad un giudice che è chiamato a decidere una controversia applicando la legge del codice civile e le leggi collaterali (tutte le leggi collegate al codice civile). La giustizia civile prevede tre livelli di giudizio: in primo grado troviamo il tribunale o il giudice di pace, in secondo grado la Corte d'appello (sia il tribunale di primo grado che il tribunale di secondo grado sono giudici di merito, significa che devono decidere chi ha ragione e chi ha torto, quindi entrano nel merito della questione) e in terzo grado la Corte di cassazione (è un giudice di legittimità, cioè ha il compito di giudicare se il processo è stato fatto bene oppure no. Se la azione dice che il processo si è atto correttamente, allo si ha la sentenza definitiva, se invece la Cassazione dice che il processo non è stato fatto bene, allora la sentenza viene cancellata si ritorna in Corte d'appello). La giustizia civile nel nostro paese è in grandissima difficoltà per le numerose controversie civili, e proprio per cercare di ridurre il numero di cause nei tribunali è stato istituito 30 anni fa la figura del giudice di pace. Il giudice di pace si colloca prima del tribunale di primo grado ed è un giudice onorario che si può occupare di tutte quelle cause civili il cui contenuto economico è inferiore a 5000 €. Il giudice di appello del giudice di pace è il tribunale (non si va in corte d'appello), quindi proprio quel tribunale che si voleva alleggerire, si riempie di cause di secondo grado, cioè di tutte quelle decisioni del Giudice di Pace che non sono condivise dalle parti. La caratteristica del giudice di pace è quella di essere chiamato a decidere non soltanto secondo legge, ma anche secondo equità (il giudice deve decidere secondo giustizia, quindi secondo legge, invece il giudice di pace è un po' più libero, perché può decidere utilizzando il comune buon senso del padre di famiglia). Giustizia penale La giustizia penale è la reazione dell'ordinamento giuridico contro chi viola le regole di pacifica convivenza (perché tutto ciò che viola la pacifica convivenza, toglie serenità alla comunità). Nell'azione penale abbiamo: un imputato, ossia colui che al termine delle indagini viene sospettato di aver commesso il reato; un Pubblico Ministero, ossia un magistrato che svolge la funzione di pubblica accusa; un giudice, che dovrà decidere se l'imputato è colpevole o innocente; la parte lesa, ossia la vittima del reato, è una parte eventuale (il processo si anche senza la partecipazione della parte lesa, ma se ne viene ammessa la presenza, non ha alcun ruolo). Ci si rivolge in primo grado al giudice di pace (per reati minori, come la diffamazione, ossia l'offesa alla reputazione di una persona assente) o al tribunale o alla corte d'assise (per reati più gravi, come l'omicidio volontario), in cui il giudice di primo grado è affiancato dalla giuria popolare*; in secondo grado alla Corte d'appello o alla Corte d'assise d'appello; e terzo ed ultimo appello alla Corte di cassazione. *Per un imputato è sempre peggio la giuria popolare perché ragiona secondo regole etiche, e le regole etiche sono più severe delle regole giuridiche. Giurisdizione speciale Sono considerate giurisdizioni speciali la giustizia amministrativa (la più importante), contabile e militare. La giurisdizione amministrativa tutela gli interessi dei cittadini che sono stati lesi dalla pubblica amministrazione. È esercitata in I grado dai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), istituiti almeno 35 Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) in ogni capoluogo e composti da almeno un Presidente e 5 magistrati amministrativi. In II grado è previsto il "Consiglio di stato", unico e competente per tutto il territorio nazionale, articolato in tre sezioni giurisdizionali, ciascuna composta da almeno un presidente e 4 consiglieri. Il processo ha inizio attraverso un'istanza (ricorso), proposto in breve termine da chi si ritiene leso da un atto della pubblica amministrazione. La giurisdizione contabile si occupa di: responsabilità contabile di coloro che maneggiano denari o valori pubblici e sono tenuti alla presentazione del rendiconto di gestione; responsabilità per danno erariale provocato all'amministrazione da un dipendente pubblico. È esercitata dalla Corte dei Conti in I grado in "sezioni regionali" istituiti in ogni regione e in II grado in "sezioni centrali" competenti su tutto il territorio nazionale. La giustizia militare ha giurisdizione sui membri appartenenti alle forze armate sia in tempo di guerra che in tempo di pace. *La giurisdizione tributaria esercita la giurisdizione nelle controversie fra i cittadini e l'amministrazione finanziaria dello Stato. La Magistratura La magistratura è l'insieme dei soggetti che esercitano il potere giudiziario. Secondo la costituzione i magistrati possono essere assunti soltanto per pubblico concorso (quindi il giudice di pace non può essere chiamato magistrato). Il magistrato è un pubblico dipendente al quale la Costituzione ha voluto garantire la maggiore tranquillità possibile, dunque il magistrato una volta diventato tale non verrà più sottoposto a concorsi per tutta la sua carriera, e farà carriera e vedrà aumentato il suo stipendio per il semplice decorso del tempo, perché abbiamo bisogno che il magistrato sia una persona più serena possibile, perché dalla sua serenità dipende la corretta applicazione della legge. La Costituzione ci dice che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente. La magistratura è autonoma perché è un potere separato rispetto agli altri poteri dello Stato ed ogni giudice è indipendente, perché il giudice è soggetto soltanto alla legge, e quindi ogni giudice non ha un superiore gerarchico e non è soggetto alla regola del precedente (ogni magistrato è indipendente dagli altri magistrati). L'autonomia della Magistratura è garantita attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura (il quale li garantisce sull'inamovibilità, un magistrato può essere trasferito o può essere dimesso soltanto dal CSM). Il Consiglio Superiore della Magistratura è un organo di autogoverno dei magistrati ed è un organo amministrativo (non si occupa delle sentenze dei Giudici, per quello c'è la Cassazione, che si occupa della vita lavorativa dei giudici). Nel Consiglio Superiore della Magistratura abbiamo tre componenti di diritto, il Presidente della Repubblica, il primo Presidente e il Procuratore generale della Cassazione. Il Consiglio Superiore della Magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica, proprio per ricordare ai magistrati che sono un ordine autonomo ma non indipendente (in realtà non ci va quasi mai, solo se si accorge che qualcosa non va). Il primo Presidente è la figura più elevata dei giudici e infine il Procuratore generale della Cassazione è come se fosse il vertice (ma non c'è vertice) dei pubblici ministeri. Nel CSM abbiamo altri 24 membri elettivi, che dividiamo in due categorie: • membri togati: 16 componenti devono essere magistrati e vengono definiti togati; • membri non togati: 8 componenti sono eletti dal Parlamento in seduta comune e possono essere o avvocati o professori universitari (li chiamiamo membri non togati perché effettivamente non sono magistrati). Il fatto che ci siano queste 8 componenti non togate serve per sottolineare che la magistratura è autonoma ma non indipendente. Il punto di vista non può essere solo quello dei magistrati, ma anche quello di tutti gli operatori del diritto, per evitare che da ordine diventi casta, perché nel principio di sovranità popolare non è tollerata l'élite, non è tollerata la presenza dei soggetti che abbiano uno status ingiustamente privilegiato rispetto agli altri. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 36 16/11/2020 Multilevel governance La multilevel governance è la forma di organizzazione delle competenze tra i diversi livelli territoriali di governo. È quindi la gestione dell'interesse generale per definire il complesso intreccio di rapporti tra l'Unione europea, gli Stati membri e gli enti regionali e locali. Ormai ognuno di noi è calato come individuo, come cittadino, in una dimensione multilivello che comprende una dimensione amministrativa (che è il comune nel quale viviamo), una dimensione regionale, una dimensione statale e una dimensione Europea. Queste ultime tre dimensioni sono particolarmente importanti perché tutte e tre questi enti sono dei legislatori, quindi mentre il comune non può fare leggi (al massimo può fare degli atti amministrativi), le regioni, lo Stato e l'Unione Europea hanno un'autonomia molto più importante, che noi definiamo autonomia politica, ossia hanno la possibilità di approvare atti normativi che hanno il valore della legge. Le Regioni Nel nostro paese abbiamo due tipi di regioni (anche se la Costituzione ne prevede una terza che potrebbe realizzarsi già a partire dal prossimo anno), ossia le regioni speciali, che sono cinque (Sardegna, Sicilia, Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia), e le regioni ordinarie, cioè 15 regioni che hanno dei poteri previsti in modo uniforme dalla Costituzione. Tuttavia non ci può essere un'uniformità tra le regioni, proprio perché ogni regione è diversa l'una dall'altra. Per questa ragione con la riforma costituzionale del 2001 è stato introdotto un comma, ossia il terzo comma dell'articolo 116, che consente alle regioni la possibilità di chiedere ulteriori forme di autonomia. La riforma costituzionale del 2001 ha trasformato l'Italia da un paese a basso decentramento* ad uno ad alto decentramento (la riforma si è basata su alcuni principi importanti, come il principio di sussidiarietà*, il principio di adeguatezza* e differenziazione*, il principio di leale collaborazione*) (sono gli stessi principi dell'UE). *decentramento: trasferimento di funzioni e responsabilità delle funzioni pubbliche dal governo centrale ad organi periferici. *Il principio di sussidiarietà è il principio secondo cui se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l'ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l'azione. *adeguatezza vuol dire che il livello di governo individuato dalla legge deve essere in grado di gestire quella funzione. *differenziazione, invece, esige che il conferimento delle funzioni avvenga in modo ragionevole, disciplinando in modo eguale situazioni eguali e in modo differente situazioni differenti. *Il principio di leale collaborazione è il principio secondo cui i diversi livelli di governo devono cooperare fra loro, in quanto, nonostante le diversità di funzione e struttura, essi fanno parte del medesimo ordinamento. L'autonomia delle Regioni Le regioni hanno tre autonomie fondamentali: statutaria; legislativa; organizzativa e regolamentare. Potestà statutaria La potestà statutaria delle regioni è stata prevista con la riforma del titolo Quinto della Costituzione del 2001. La potestà statutaria prevede che ogni regione può approvare il proprio statuto (questo statuto si colloca in un livello intermedio nella gerarchia delle fonti, tra la costituzione e le fonti primarie). Le regioni nei loro Statuti possono disciplinare soltanto l'organizzazione e la forma di governo regionale (contenuti necessari), ma nel tempo alcune regio hanno introdotto anche dei contenuti non necessari, ma siccome secondo la Corte costituzionale questi contenuti non necessari non sono norme, non hanno alcun valore giuridico. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 37 La differenza tra uno statuto e una Costituzione la identifichiamo nella mancanza nello statuto di quelli che noi definiamo valori. Quindi mentre una Costituzione è innanzitutto la cristallizzazione dei valori di una comunità, lo statuto non possiede questa cristallizzazione e non la può avere, perché le regioni non possono avere dei valori propri diversi da quelli dello Stato e neanche gli stessi, questo perché se in un atto normativo regionale scriviamo una norma con gli stessi valori della norma statale, questa non è una norma perché non ha l'elemento della novità. Con la riforma costituzionale del 2001, l'articolo 123 ha previsto che gli Statuti regionali vengano approvati in tutte le loro fasi dalla singola regione con un procedimento aggravato (che somiglia moltissimo al procedimento di approvazione di una legge costituzionale o di revisione costituzionale). Questo significa che si ha una prima approvazione da parte del consiglio regionale, che la deve approvare a maggioranza assoluta, dopodiché si ha una pausa di riflessione di almeno due mesi e infine si ha una seconda approvazione da parte del consiglio regionale, anche in questo caso a maggioranza assoluta. Inoltre, l'articolo 123 ci dice che anche per gli Statuti regionali è possibile chiedere referendum: lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della regione o un quinto dei componenti il consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non approvato dalla maggioranza dei voti validi, quindi per il referendum sugli Statuti serve soltanto il quorum deliberativo (non importa quante persone vanno a votare, l'importante è che prevalgano i sì o i no). A livello regionale la situazione per quanto riguarda l'approvazione degli atti normativi è un po' particolare, nel senso che il consiglio regionale che è monocamerale, quindi ha una sola maggioranza, approva una legge che viene poi promulgata dal Presidente della regione, il quale è anche il presidente della giunta regionale, quindi è espressione della maggioranza politica nella regione. Manca quindi quell'organo di controllo che è molto importante per evitare che possano entrare in vigore degli atti che sono macroscopicamente incostituzionali. Per questa ragione, l'articolo 123 della Costituzione prevede che entro 30 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta dello Statuto regionale, il governo (ma in questo caso il governo rappresenta lo stato) può impugnare lo statuto regionale, il quale non entra in vigore fino alla decisione della Corte Costituzionale. In questo modo il governo cerca di evitare che possa entrare in vigore uno statuto non conforme alla Costituzione (nel tempo lo stato ha impugnato praticamente tutti gli statuti regionali, per fare in modo che la Corte Costituzionale potesse fare un controllo di costituzionalità sugli Statuti stessi). *Gli Statuti delle regioni speciali sono approvati con legge costituzionale. Lo statuto è il vertice del sistema delle fonti regionali, significa che ogni regione ha il suo piccolo sistema delle fonti, un piccolo sistema inserito nel più generale sistema delle fonti dell'ordinamento giuridico italiano. Potestà legislativa regionale (art. 117) L'articolo 117 disciplina la potestà legislativa (anche chiamata potestà normativa) non soltanto delle regioni, ma anche dello Stato. - Il secondo comma dell'articolo 117 elenca tutte le materie che sono di competenza esclusiva dello Stato, un elenco molto puntuale che possiamo definire tassativo. - Al terzo comma sono disciplinate le materie di legislazione concorrente, ossia tutte quelle materie in cui lo stato e le regioni sono chiamate a collaborare. Queste materie sono le materie che disciplinano la vita quotidiana dei cittadini, i quali vivendo su territori specifici, hanno bisogno che la normativa venga adattata alle realtà regionali, quindi ogni regione fa una legge di personalizzazione in quella determinata disciplina. Quarto comma: spetta alle regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato. Il quarto comma introduce quella che si chiama clausola residuale (tipica degli Stati federali). La clausola residuale è quella clausola in base alla quale tutte le materie che non sono espressamente attribuite allo Stato, sia modo esclusivo che in mondo concorrente, sono di competenza esclusiva delle regioni. Non appena entrò in vigore il nuovo titolo Quinto, lo Stato si rese conto che l'articolo 117 aveva delle lacune e si rivolse quindi alla Corte Costituzionale, nella speranza di poterle colmare Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 38 (soprattutto riguardo la materia dei lavori pubblici). La Corte Costituzionale decise che i lavori pubblici sono una non materia (le non materie sono anche definite materie trasversali). Significa che non esiste un unico tipo di lavoro pubblico, ma ci sono i lavori pubblici in materia di sanità, allora la competenza è della Regione, ci sono lavori pubblici in materia di infrastrutture, e allora la competenza è dello Stato. Quindi i lavori pubblici non sono una materia, ma sono una attività e quindi la legge che la disciplina dipende da che cosa vogliamo costruire. Limiti all'attività legislativa regionale Con la riforma del titolo Quinto stato e regioni hanno gli stessi limiti, e quindi non esiste una gerarchia tra legge statale e legge regionale, l'importante è che ognuna di queste due fonti disciplini una materia di propria competenza. I limiti che incontrano leggi dello stato e leggi delle regioni sono: • il rispetto della Costituzione; • il rispetto delle norme internazionali e comunitarie: Stato e regione devono rispettare i trattati internazionali (anche se il mancato rispetto di un trattato internazionale non è soggetto a sanzione); molto più importante invece è il rispetto degli obblighi comunitari. L'atto normativo dell'Unione Europea che prevale sulla legge statale e sulla legge regionale è il regolamento europeo, quindi sia la legge statale che la legge regionale vengono disapplicate se sono in contrasto con un regolamento europeo, non perché il regolamento europeo occupa un posto più alto nella gerarchia delle fonti, semplicemente per il principio della competenza; Approvazione di una legge regionale Ogni regione approva la legge regionale come ritiene meglio, ma in realtà abbiamo più o meno sempre la stessa procedura: • Fase d'iniziativa: l'iniziativa viene presa o dalla giunta regionale o direttamente dal popolo; Fase di approvazione in consiglio regionale: i consigli regionali sono tutti monocamerali, quindi il procedimento legislativo è più veloce; • Promulgazione del Presidente della regione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dopo l'approvazione lo Stato ha 60 giorni per impugnarla davanti alla corte costituzionale (naturalmente lo stesso possono fare le regioni nei confronti delle leggi dello stato). Impugnando la legge regionale, lo Stato può chiedere alla corte di effettuare un controllo di costituzionalità (mentre le regioni possono impugnare la legge dello Stato soltanto per violazione dell'articolo 117). La forma di governo regionale Fino al 2001 le regioni avevano tutte la stessa forma di governo, che veniva decisa direttamente dalla costituzione. Con la riforma del 2001 si afferma invece un principio diverso, cioè ci si rende conto che le regioni sono diverse tra loro (la regione grande territorialmente per il numero di abitanti ha bisogno di una forma di governo più dinamica, le regioni più piccole invece possono avere anche forme di governo meno dinamiche), quindi in ogni caso è giusto che ogni regione scelga la propria forma di governo. Proprio per sottolineare che l'Italia ha una forma di stato unitario, seppur decentrato, l'articolo 121 della Costituzione ha stabilito dei paletti, cioè ha stabilito da un lato il diritto di ogni regione di scrivere la propria forma di governo, ma anche stabilito degli elementi della forma di governo che ci devono necessariamente essere: • La presenza di tre organi necessari: Presidente della regione, consiglio regionale e giunta. • La cosiddetta regola del "Simul stabunt simul cadent", ciò significa che se il consiglio sfiducia il Presidente o se il Presidente si dimette, contemporaneamente cade anche il consiglio (insieme governiamo, insieme cadiamo). Si ha quindi una forma di governo parlamentare o anche detta neoparlamentare, neoparlamentare perché è a Presidente forte, forte perché è il presidente che nomina di regola i suoi assessori e soprattutto anche se non li nomina li può revocare (la Costituzione ha sperimentato a livello regionale quello che noi da tanto tempo auspichiamo possa diventare una regola a livello statale, cioè un governo più forte che sia in questo modo in grado di dirigere meglio la politica nazionale). Consiglio regionale Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 39 Il consiglio regionale è l'assemblea eletta direttamente dai cittadini secondo il principio della residenza, cioè eleggono il consiglio regionale tutti i cittadini italiani che risiedono in quella determinata regione (l'età per eleggere i consiglieri regionali è la stessa prevista per l'elezione dei componenti dei Deputati della Repubblica, 18 anni). Il consiglio regionale è un organo monocamerale e ha un numero variabile di consiglieri, che dipende dal numero di abitanti della Regione. Ogni regione può scegliere il proprio sistema elettorale, quello consigliato dalla costituzione è un sistema che potremmo definire misto, maggioritario + proporzionale. Il consiglio regionale è l'organo legislativo della Regione, quindi le leggi e i regolamenti della Regione vengono approvati dal consiglio regionale, e quindi è evidente che il presidente per poter portare avanti la sua politica deve godere di una maggioranza forte all'interno del consiglio (quando si inizia una consigliatura* la maggioranza c'è sempre, la questione è tenere questa maggioranza per tutta la consigliatura). * La consigliatura ha la stessa durata della legislatura (5 anni), quindi i consiglieri regionali durano in carica cinque anni e gli assessori durano in carica finché non vengono revocati dal Presidente della Regione. Dal 2001 sono pochi i consigli regionali che vengono sciolti anticipatamente, di regola vengono sciolti perché si dimette il Presidente della Regione, ma il Presidente della regione si dimette più per problemi giudiziari, e non perché vengono sfiduciati dal consiglio regionale. Se il presidente si dimette e quindi viene sciolto il consiglio regionale, non arriva il commissario di governo, proprio perché la regione è un ente politico a tutti gli effetti, e quindi sarà stesso il presidente della regione che si è dimesso a stabilire la data in cui si andrà a votare rimanendo in carica, anche se dimissionario. Il Presidente della regione Il presidente della regione è innanzitutto il presidente della giunta, quindi è contemporaneamente l'organo che la rappresenta, l'organo che promulga, ma è anche il capo del potere esecutivo. Di regola quasi tutte le regioni hanno l'elezione diretta del Presidente della regione, il quale ha il potere di nomina e di revoca degli assessori, e può essere sfiduciato dal consiglio. Giunta regionale La giunta è l'organo di governo della regione, che esercita quindi il potere esecutivo, composto dal Presidente della giunta, ossia il Presidente della regione, e dagli assessori. È l'organo meno importante perché innanzitutto i cosiddetti assessorati non sono come i ministeri, ossia non sono già definiti, ma sarà il Presidente ad effettuare il ritaglio delle competenze che affiderà agli assessori (in base dell'idea che ha di come vuole portare avanti la politica della regione). Il presidente della regione può trattenere alcune materie, anche se è una scelta soltanto temporanea. La regione ha il potere di iniziativa degli atti normativi, ma non esercita nessun potere normativo (che spetta al solo consiglio regionale). 17/11/2020 L'Unione Europea L'Unione Europea è una Confederazione, ossia un insieme di Stati sovrani che decidono di delegare a un soggetto una parte della loro sovranità, e in cui gli Stati hanno il diritto di recesso; da non confondere con la federazione, che è invece un insieme di Stati che decidono di delegare quasi tutta la loro sovranità senza avere il diritto di recesso. *Per entrare nell'Unione Europea bisogna essere una democrazia. L'Unione Europea non ha un proprio regime politico ufficiale, ma se ne avesse uno, sarebbe un regime politico democratico, ma di liberal-democrazia e non di democrazia sociale. La democrazia liberale è basata sul principio di uguaglianza formale, la democrazia sociale sul principio di uguaglianza sostanziale (fino allo scorso anno le politiche dell'Unione Europea sono state politiche basate sull'uguaglianza formale). In questo momento in Europa si sta giocando una battaglia politica importante, perché l'Unione Europea vuole mettere come condizione per poter accedere ai fondi del Recovery Fund l'obbligo per lo Stato che chiede i fondi di garantire quello che viene chiamato lo stato di diritto (lo stato di diritto significa che nessuno è al di sopra della legge, c'è la tripartizione dei poteri, c'è il principio Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 40 della certezza del diritto, la quale si garantisce anche con l'autonomia della magistratura, ci sono alcuni paesi europei che in questo momento stanno riducendo tutte le garanzie della magistratura e questo è il contrario allo stato di diritto). L'organizzazione dell'Unione Europea L'Unione Europea ha una sua organizzazione, se fosse uno stato noi diremmo che ha i suoi organi costituzionali, ma non essendo uno stato, gli organi dell'Unione Europea sono chiamati istituzioni. L'Unione Europea funziona come un super-Stato, che viene governato da una serie di istituzioni: Consiglio europeo; Consigli dei Ministri; • Parlamento europeo; • Commissione europea; • Corte di Giustizia europea; • Banca centrale europea; Consiglio europeo Il Consiglio europeo è un istituto intergovernativo, significa che risponde alle regole del diritto internazionale (l'Unione Europea ha affiancato alle regole di diritto internazionale delle regole statali, infatti noi diciamo che l'Unione Europea è un ente sovranazionale, perché ha degli elementi del diritto internazionale e degli elementi del diritto statale). Il Consiglio europeo è formato dai capi di stato e di governo dei paesi membri dell'Unione Europea, in più partecipa il Presidente del Consiglio europeo + il Presidente della Commissione europea (i quali partecipano senza diritto di voto), la cosa importante però è sottolineare che chi veramente conta all'interno del Consiglio europeo sono i capi di stato e di governo. Al Consiglio europeo l'Italia manda solo Conte, mentre la Francia solo il Presidente della Repubblica Macron, questo ci fa capire che nel Consiglio europeo vanno coloro che possono prendere le decisioni in nome e per conto dello Stato che rappresentano (in Italia il Presidente del Consiglio che va al Consiglio europeo non prende decisioni in assoluta autonomia, ma prima si consulta con il Parlamento). Gli Stati si riuniscono e decidono che cosa l'Unione Europea dovrà fare nei mesi successivi, quindi definisce l'orientamento politico generale e le priorità (le priorità non per un futuro che ci sarà fra 10 anni, ma le priorità dei prossimi sei mesi, del prossimo anno). Il Cons europeo non nasce insieme all'Unione opea, la quale è nata nel 1957 con il nome di comunità economica europea, ma ha cominciato a costituirsi in modo informale intorno agli anni 70 (perché all'inizio gli stati membri erano pochi, quindi i capi di stato e di governo si organizzavano al telefono). Fino al 2009 il Consiglio europeo si riuniva in modo itinerante, ogni 6 mesi si cambiava il paese di presidenza dell'Unione Europea. Dal 2009, invece, ha sede in Bruxelles e ha anche un presidente stabile che dura in carica 30 mesi ed rieleggibile una sola volta. Le funzioni del Consiglio europeo: stabilisce le priorità politiche dell'Unione Europea, ma non approva nessun atto normativo, quindi il Consiglio europeo è un'istituzione politica, non legislativa; . . gestisce questioni complesse e delicate che non possono essere decise né dai singoli stati, né dalle semplici istituzioni europee; definisce la politica comune estera e di sicurezza dell'Unione Europea (nella politica estera rientrano anche le politiche commerciali); • nomina i candidati a ruoli di particolare importanza per quanto riguarda l'Unione Europea, in particolare nomina il Presidente della Banca Centrale europea e il Presidente della Commissione europea. Il Consiglio europeo di solito si riunisce quattro volte l'anno (ma in realtà sono tantissime le riunioni straordinarie) ed è presieduto e convocato dal presidente, che però non ha diritto di voto. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 41 In generale, al Consiglio europeo si vota per consenso, significa che non si mette ai voti la delibera, è come se la si approvasse con un applauso, quindi formalmente non c'è nessuno che possa astenersi o votare contro (non si mette ai voti). Quando invece bisogna prendere delle decisioni più formali, allora si vota e le due possibili maggioranze sono l'unanimità o la maggioranza qualificata (la maggioranza dei 3) (nel Consiglio europeo il voto di ogni Stato vale uno). Il Consiglio dei Ministri Non è appropriato parlare di Consiglio dei Ministri, ma bisogna parlare di consigli dei ministri al plurale, perché l'Unione Europea ha deciso di avere tanti consigli dei ministri quante sono le materie di maggiore competenza dell'Unione Europea (l'Unione Europea si può occupare solo di specifiche materie, che sono le materie contenute nei trattati). Il Consiglio dei Ministri ha il compito di non solo approvare gli atti normativi in alcune materie, ma anche di stabilire quali sono le strategie di applicazione di quelle materie. Ogni consiglio dei ministri è composto dai ministri di ciascun governo nazionale che nel proprio paese si occupa di quella determinata materia, quindi ogni stato quando realizza il proprio Consiglio dei ministri, deve anche avere un occhio per il Consiglio dei ministri europeo. Le funzioni del consiglio dei ministri: svolge una funzioni legislativa, approva i regolamenti e le direttive dell'Unione Europea assieme al Parlamento europeo; • coordina le politiche di tutti i paesi dell'UE in quella materia; • elabora una politica estera e di sicurezza; firma gli accordi tra l'UE e altri paesi o altre organizzazioni internazionali; • approva il bilancio annuale dell'UE insieme al Parlamento europeo. I consigli dei ministri dell'UE non hanno membri permanenti, ma si riuniscono in 10 diverse configurazioni, ognuna delle quali corrisponde al settore di cui si discute. È evidente che se all'interno di uno Stato cambia un ministro, allora automaticamente cambia anche il ministro che parteciperà alle riunioni del consiglio competente, ma non è detto che ci vada un ministro, perché il ministro può anche decidere di delegare qualcuno: in primo luogo può delegare il Sottosegretario, ma potrebbe anche delegare un direttore generale del ministero particolarmente competente sulla questione che si dovrà discutere. Il Consiglio dei Ministri si riunisce in seduta pubblica quando si discute di progetti e di atti legislativi (in quel caso si comporta da legislatore, quindi lavora a porte aperte); in tutti gli altri casi invece delibera a porte chiuse. Le decisioni vengono di norma adottate a maggioranza qualificata: il 55% degli stati membri; oppure tanti paesi quanti ne servono per avere il 65% della popolazione totale dell'Unione Europea. La conseguenza è che per bloccare una decisione dell'Unione Europea bastano 4 paesi grandi, quindi se quattro paesi che rappresentano almeno il 35% della popolazione totale non sono d'accordo, la decisione non potrà mai essere presa (i grandi paesi nel loro insieme si sono dati un potere di veto). Per alcune decisioni molto semplici basta la maggioranza semplice, ma quando si parla di politica estera o di economia, del fisco, serve l'unanimità. Parlamento europeo Il Parlamento europeo è l'istituzione dell'UE che rappresenta il popolo europeo, la cui composizione è fatta per Stati, nel senso che ogni Stato dell'Unione Europea ha diritto ad un certo numero di parlamentari, il cui numero dipende dal numero di elettori che ci sono in ogni Stato membro. Il Parlamento europeo ha un numero di parlamentari variabile, nel senso che il tetto massimo di componenti del Parlamento europeo è di 751, ma il numero di componenti che spetta a ciascuno Stato può variare. Quando uno stato esce dall'UE, i seggi dello stato uscente vengono attribuiti agli altri stati presenti; quando, invece, entra un nuovo paese, questo nuovo paese non avrà parlamentari europei fino alle nuove elezioni del Parlamento Europeo (ci sono ogni 5 anni). Siccome abbiamo Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 42 sempre il tetto 751, allora vuol dire che l'ingresso di un nuovo paese porterà ad una riduzione del numero di parlamentari per ogni Stato. *Il Parlamento europeo è monocamerale. La prima elezioni per il Parlamento europeo si è tenuta nel 1978, quindi per circa vent'anni la comunità economica europea ha funzionato senza avere un Parlamento. Il Parlamento europeo svolge una funzione di co-legislatore, in quanto approva quasi tutti gli atti insieme al Consiglio dei ministri, anche se l'ultima parola spetta al Consiglio dei Ministri. Quindi nel caso in cui il Parlamento europeo non approva un atto normativo che è già stato approvato da un Consiglio dei Ministri, il Consiglio può aprire la trattativa per capire che cosa vuole il Parlamento, ma se si va ad uno scontro, il Consiglio dei Ministri può approvare all'unanimità quella direttiva o quel regolamenti per farla entrare in vigore (si cerca sempre di trovare un compromesso, cioè si sente sempre di capire per quali motivi il Parlamento non voglia approvare). Una competenza molto importante del Parlamento è quella di dare la fiducia ai singoli commissari europei (non all'intera commissione). Ognuno di questi futuri commissari deve ricevere un voto di fiducia, quindi un voto di gradimento, da parte del Parlamento europeo; se non riceve la fiducia, il paese che aveva espresso quel commissario deve sceglierne un altro (possono non dare la fiducia ad esempio se considerano quel commissario poco europeista). 18/11/2020 Due cose da aggiungere al Parlamento: 1. Ogni Stato elegge i propri parlamentari e ogni Stato sceglie il proprio sistema elettorale (l'Unione Europea ha dato l'indicazione di utilizzare il sistema elettorale proporzionale). 2. Tutti i parlamentari europei devono appartenere ad un gruppo, questi gruppi parlamentari si aggregano non in base a partiti nazionali, ma per una visione politica di tipo macro. La Commissione europea La Commissione europea è l'istituto europeo più interessante perché non ha nessuna corrispondenza a livello statale (è una istituzione inventata dall'Unione Europea). La commissione europea è il motore dell'Unione Europea ed è il garante dei trattati. Siccome ogni capo di stato, ogni capo di governo e ogni ministro partecipano ai lavori dell'Unione Europea facendo più attenzione non all'interesse dell'Unione, ma a quello del proprio paese, è risultato evidente il bisogno di un istituto che rappresentasse solo ed esclusivamente una visione europea e questa istituzione è la commissione europea, la quale rappresenta la prima l'interfaccia con gli stati. La Commissione europea ha sede a Bruxelles e i principali commissari europei sono 27 (in totale ne sono molti di più), ossia uno per ogni stato (il commissario europeo italiano è Gentiloni, sempre stato molto europeista). Ogni commissario europeo deve avere il gradimento del Parlamento europeo (quindi si deve presentare come profondamente europeista) per avere la fiducia e una volta che l'ha ottenuta comincia ad esercitare le sue funzioni ragionando solo ed esclusivamente nell'ottica dell'interesse dell'Unione. Questi 27 commissari hanno un Presidente che viene scelto dal Consiglio europeo (l'attuale Presidente è Ursula von der Leyen). La commissione è una istituzione iniziale, ossia nasce con la nascita della comunità economica europea (1957), questo perché sin dal primo momento è apparso chiaro che la comunità economica europea non doveva essere un'organizzazione nazionale, ma sovranazionale, quindi un'organizzazione nella quale c'è un interesse proprio indipendente da quello degli stati che la compongono. Quindi la Commissione europea è l'istituzione che garantisce l'identità dell'Unione Europea indipendentemente da quello che pensa ogni singolo stato. La Commissione europea viene formata subito dopo l'elezione del Parlamento europeo, il quale non viene sciolto anticipatamente, quindi sicuramente dura 5 anni, così come la Commissione europea. La Commissione europea viene formata subito dopo le elezioni del Parlamento europeo per un motivo di controllo. Il fatto di aver attribuito al Parlamento europeo il compito di dare la fiducia ai commissari europei è stato un modo per costringere i governi nazionali a non ragionare in un'ottica politica esclusivamente nazionale, ma di dover ragionare quale commissario meglio Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 43 potrebbe dialogare con il Parlamento europeo (stessa cosa avviene quando si sceglie il Presidente della Commissione europea, che viene scelto dal Consiglio europeo). Le funzioni della commissione europea: • è il braccio esecutivo politicamente indipendente dell'Unione Europea ed è l'unico organo che ha il potere di iniziativa legislativa, quindi se si vuole approvare un regolamento o una direttiva, l'iniziativa può essere soltanto della commissione europea (bottom up). Una volta che il regolamento o la direttiva sono stati approvati, a dare esecuzione sarà solo ed esclusivamente la Commissione europea (bottom down) (è politicamente indipendente non dal Parlamento, con cui ha un legame molto forte, ma è politicamente indipendente dai consigli dei ministri, quindi dagli Stati membri che compongono l'unione). • ha il compito di tutelare gli interessi dell'Unione Europea, anche contro il volere degli Stati (ad esempio la commissione europea apre le procedure di infrazione contro i singoli Stati che non rispettano le normative europee); gestisce il bilancio: innanzitutto prepara il progetto di bilancio e sottopone questa proposta di bilancio al Parlamento e al Consiglio europeo (il Parlamento è molto importante perché senza l'approvazione del Parlamento non si ha il bilancio europeo). Se la proposta di bilancio viene approvata, la commissione europea lo attua (controlla come vengono utilizzati i fondi, ecc...); è il garante dei trattati: ha il compito di controllare che gli stati membri non ledano né il diritto dell'Unione né i diritti dei cittadini dell'Unione; • rappresenta gli stati sulla scena internazionale (sempre più spesso i singoli stati non vanno più a negoziare con un Stati Uniti, con la Cina o con gli altri paesi, ormai i negoziati vengono svolti direttamente dall'Unione Europea e questo compito spetta alla commissione europea). La Corte di Giustizia La Corte di Giustizia è l'istituzione europea che più assomiglia alle Corti Costituzionali degli Stati membri. Abbiamo due livelli di giustizia: una corte di giustizia, con un giudice per ogni paese (quindi 27 + 11 avvocati generali); e un tribunale, in cui abbiamo 2 giudici per ogni stato. La Corte di Giustizia nasce nel 1952, prima della comunità economica europea, questo perché nasce insieme alle due comunità europee (comunità europea dell'energia atomica e comunità economica per il carbone e l'acciaio), quando poi è nata anche la comunità economica europea si è deciso di avere un unico giudice che risolvesse tutte le controversie di tutte e tre le comunità. Funzioni: • La prima competenza della Corte di Giustizia è l'interpretazione del diritto, ossia il rinvio pregiudiziale: se un giudice statale ha un dubbio sulla corretta applicazione di una norma europea, spetta alla Corte di Giustizia chiarire come il giudice deve interpretare il diritto europeo (è il compito che svolge più di frequente). assicura il rispetto della legge (procedure d'infrazione): viene adottato nei confronti un governo nazionale che non rispetti il diritto dell'UE e la procedura d'infrazione può essere avviata dalla commissione o da un altro paese dell'UE. La corte può condannare lo stato attraverso una pena pecuniaria (una multa); • annulla atti giuridici dell'UE (regolamenti e direttive). Se uno Stato membro, il Consiglio europeo, la Commissione europea o un singolo cittadino dell'UE ritengono che un atto dell'UE violi i trattati o i diritti fondamentali, possono chiedere alla Corte di annullarlo (questo accade molto raramente proprio perché l'Unione Europea è a sua volta controllata dagli Stati, quindi difficilmente gli stati consentono all'Unione Europea di approvare un atto normativo che eccede le competenza dell'Unione); • sanziona le istituzioni europee qualora abbiano leso il diritto di un cittadino o di un'impresa. In internet è apparso evidente che il diritto all'oblio diventa un'esigenza, ed ecco che nel 2016 si è avuta una sentenza della Corte di Giustizia, che ha portato a quella che si chiama deindicizzazione (la non tracciabilità digitale per non essere visualizzabili a tutela del diritto alla privacy e all'oblio degli interessati). Poiché il diritto alla privacy e all'oblio sono diritti che sono stati regolamer i per la prima volta a livello europeo, il giudice chiamato ncipalmente a tutelare questo diritto è il giudice europeo. Quindi ci sono dei diritti di matrice europea per i quali il giudice naturale, ossia il giudice al quale si tende a fare ricorso, è il giudice europeo (un altro diritto di matrice europea è il diritto sulla libertà di circolazione). Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 44 Fonti del diritto dell'Unione Europea Per l'Unione Europea non si può parlare di una vera e propria forma di governo, però se proprio dobbiamo pensarne una, gli studiosi sono giunti a ritenere che l'Unione Europea ha una forma di governo parlamentare, in particolare molto simile al cancelleriato tedesco (che è proprio una forma di governo parlamentare). Le fonti del diritto dell'Unione Europea sono molto particolari, perché nel caso dei trattati sono delle fonti di diritto internazionale (esterno), mentre per quanto riguarda regolamenti e direttive sono delle fonti di diritto interno. In questa Confederazione la fonte del diritto più importante è esterna perché ha la forma del diritto internazionale, tutte le altre fonti, cosiddette derivate invece, sono di diritto interno. I Trattati La fonte più importante è il Trattato, anche se è più appropriato parlare di Trattati al plurale, perché l'Unione Europea ha modificato continuamente la propria norma fondamentale per adattarla all'evoluzione dell'Unione stessa. Tuttavia molti trattati sono trattati europei, ma non dell'Unione, questo perché non sono approvati da tutti i ventisette stati membri (un trattato è dell'Unione se viene approvato da tutti gli stati membri, è invece un trattato europeo, ma non dell'Unione, se non viene approvato da tutti i ventisette stati membri). Quando si vuole scrivere un trattato completamente nuovo o che modifichi il precedente si indice una conferenza, significa che a livello dell'Unione Europea si chiede ad ogni Stato di preparare una delegazione che avrà il compito di mettersi a scrivere il nuovo trattato. Una volta che il trattato viene approvato dalla conferenza, questo trattato per essere valido deve essere ratificato da tutti gli stati membri dell'Unione. I trattati dell'Unione Europea sono atti intergovernativi e sono atti del diritto internazionale (che valgono solo per gli Stati membri) che prevedono: . i diritti dei cittadini, in particolare le 4 Libertà (le varie libertà di circolazione); • l'organizzazione dell'Unione Europea; • le fonti dell'Unione Europea; • le materie di competenza dell'Unione Europea. Quindi i trattati assomigliano molto a una Costituzione, ciò che mancano sono i principi, mancano proprio quei i valori che rappresentano la linea di demarcazione tra una Costituzione e qualcos'altro (uno statuto, un trattato). Una comunità non esiste senza i valori, quello è il motivo per cui si parla ancora di popoli dell'Unione e non di un unico popolo dell'Unione Europea. Materie di competenza europea Nell'800 lo Stato era il titolare esclusivo di tutta la competenza legislativa, potendo dunque disciplinare qualsiasi cosa. Oggi non è più così, questo perché questo potere è tripartito a tre legislatori, ossia l'UE, lo Stato e le Regioni, dei quali lo Stato rimane il perno centrale perché regola questi trasferimenti. Sin dal trattato del 1957, ma poi sempre di più nei trattati successivi fino al trattato di Lisbona del 2009, gli Stati hanno deciso di dare sempre più competenze normative all'UE. Oggi la competenza normativa dell'UE si divide in tre tipologie: Esclusiva (es: la libera circolazione): tutte quelle materie di competenza esclusiva dell'UE, nelle quali tutti gli Stati membri possono fare leggi in materia solo se autorizzati dall'Unione oppure per dare attuazione agli atti dell'Unione. Le principali materie di competenza esclusiva sono: norme in materia di funzionamento del mercato interno: l'UE nasce soprattutto per la creazione di un mercato unico europeo, cioè un mercato nel quale c'è la libera circolazione di merci, persone, capitali, servizi; - politica monetaria (che riguardano ovviamente solo gli Stati membri dell'eurozona); politica commerciale; è competenza soprattuto dell'UE dare sussidi in periodi di crisi (come quello che stiamo vivendo); politica sulla pesca e sull'agricoltura; Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 45 • Concorrente: le materie nelle quali gli Stati e l'UE entrano in concorrenza, significa che se l'UE disciplina una determinata materia, allora gli Stati non possono più avere una normativa confliggente riguardo quella materia (contrastante, si devono adeguare); ma fino a quando I'Unione Europea non disciplina quella determinata materia, gli Stati sono totalmente liberi di disciplinarla come vogliono; • Sostegno, coordinamento e completamento (molto marginale da parte dell'Unione Europea): competenza in cui l'operato dell'Unione è volto a un ruolo di aiuto rispetto all'azione degli Stati membri, che l'UE si propone di coordinare e supportare in vista di obiettivi comuni (ad esempio in materia di beni culturali). 24/11/2020 Fonti di diritto interno L'Unione Europea è stata capace di coniugare elementi del diritto internazionale con elementi del diritto statale. La parte più significativa del diritto dell'UE è data proprio da questo diritto d'ispirazione statale, la cui presenza è dovuta al fatto che il diritto internazionale ha un grande problema: non ha gli strumenti per obbligare gli Stati a rispettarlo perché l'imperatività del diritto internazionale si basa sulla convinzione che rispettare il trattato sia giuridicamente obbligatorio, ma gli Stati, essendo soggetti politici, ritengono di avere la ragione politica di fare ciò che vogliono. Appare dunque ovvio che diventa difficile parlare di diritto e ancora più difficile obbligare uno Stato ad accettare un trattato che ha sottoscritto. Per questa ragione l'UE ha realizzato due fonti interne che gli Stati sono obbligati a rispettare, i regolamenti europei e le direttive: Regolamento europeo: è un atto legislativo vincolante che deve essere applicato in tutti i suoi elementi nell'intera Unione Europea. In Italia è collocato nelle fonti primarie (nelle fonti primarie troviamo tutti e tre i legislatori della multilevel governance: legislatore statale con legge, decreto legge e decreto legislativo; legislatore regionale con la legge regionale; e l'Ue con il regolamento europeo) e per il quale si applica il criterio della competenza, cioè se c'è un conflitto tra regolamento europeo e legge statale si deve andare a vedere di chi è la competenza; nell'attesa di definire la competenza si disapplica la legge statale. Questo è un concetto molto importante perché noi partiamo dal presupposto che l'UE fa atti normativi solo quando ha la competenza. I regolamenti (ma anche le direttive) sono approvati dal Consiglio dei ministri europeo e dal Parlamento europeo. Nel Consiglio dei Ministri ci sono gli Stati, quindi è difficile che gli Stati europei approvino un atto normativo europeo che viola le competenze degli stati stessi. In caso di un atto normativo dell'Ue emanato in una materia di non competenza, la Corte di Giustizia li annullerà. Il regolamento europeo è una fonte del diritto europeo che entra direttamente negli ordinamenti giuridici degli Stati, quindi una volta che è stato approvato dall'UE e viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, entra automaticamente in vigore in tutti i 27 Stati, senza l'accordo e l'approvazione da parte del Parlamento e Governo (il trattato dell'UE, invece, entra negli ordinamenti giuridici degli Stati membri attraverso la legge di ratifica del trattato). Il regolamento europeo è contemporaneamente fonte del diritto dell'Ue e fonte del diritto degli Stati membri. L'UE fa il regolamento quando sa di poter dare delle regole uguali a tutti gli Stati membri. • Direttiva europea: è un atto normativo che stabilisce un obiettivo che tutti i paesi dell'Ue devono realizzare entro un termine, ma spetta ai singoli paesi definire come tali obiettivi vadano raggiunti (attraverso disposizioni nazionali). La direttiva contiene due elementi molto importanti: 1. l'obiettivo da raggiungere; 2. il termine entro il quale l'obiettivo deve essere raggiunto. Una direttiva per entrare negli ordinamenti giuridici degli Stati membri deve essere recepita (e non ratificata) con un atto normativo del singolo Stato (in Italia si chiama "legge europea" o "legge di delegazione europea") che stabilisce come vuole raggiungere l'obiettivo. Dal 2011 in Italia abbiamo 2 modi per recepire le direttive: 1. con la legge europea: ci sono dei casi in cui la direttiva è molto specifica allora lo Stato deve scrivere poche regole per recepirla. In questo caso fa tutto il Parlamento che approva la legge europea, una legge con la quale il Parlamento scrive direttamente quali sono le regole che servono per realizzare l'obiettivo della direttiva; 2. con la legge di delegazione europea: in alcuni casi invece la direttiva per essere recepita ha bisogno di un atto normativo statale molto complesso, soprattutto in materia finanziaria. In questo caso il Parlamento fa quella che si chiama "legge di delegazione europea", cioè Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 46 recepisce la direttiva e contemporaneamente affida al governo il compito di approvare un decreto legislativo che realizzerà gli obiettivi contenuti nella direttiva. Banca centrale europea (BCE) La Banca centrale europea è la banca centrale che definisce la politica monetaria per i 19 paesi dell'Unione europea che hanno aderito all'euro. Ha personalità giuridica ed è indipendente nello svolgimento delle sue funzioni. 23/11/2020 (PRIMA SPIEGAZIONE PROF. NAPOLITANO) La governance economica europea La governance economica europea si basa sul rapporto tra quelle che sono le istituzioni europee e i singoli stati membri in materia di organizzazione dell'aspetto finanziario dei singoli stati. La grave crisi finanziaria che si era abbattuta sugli stati europei nel 2008 ha imposto un intervento diretto dell'Unione Europea per evitare la minaccia del rischio di default* di alcuni stati. Per salvare quindi quello che è l'assetto economico, le istituzioni europee sono intervenute con alcuni atti specifici, come il regolamento 407 del 2010 che conteneva delle condizioni e delle procedure per la concessione dell'assistenza finanziaria dell'Unione Europea ad uno Stato membro in gravi difficoltà economiche. Attraverso questo regolamento venne istituito un fondo salva stati, ossia una società all'interno della quale vi erano gli Stati dell'eurozona, e questa società è stata istituita secondo il modello della società a responsabilità limitata di diritto lussemburghese. *rischio di default: rischio di credito Dopo il regolamento europeo del 2010, il punto di riassetto della governance economica europea è proseguito con il cosiddetto Patto Euro Plus, approvato dai capi di stato e di governo dell'eurozona nel 2011. L'obiettivo di questo patto era quello di concentrarsi sulla necessità di migliorare il coordinamento delle politiche finanziarie dei singoli stati, impegnando gli stessi stati partecipanti a incrementare gli sforzi in quattro macro-aree che sono la competitività, l'occupazione, la sostenibilità delle finanze pubbliche e il rafforzamento della stabilità finanziaria. Il percorso di riassetto della governance europea è proseguito con l'introduzione da parte del Consiglio europeo sempre nel 2011 del cosiddetto semestre europeo, il quale ha istituito un insieme di procedure da adottare nei primi sei mesi dell'anno volte a rafforzare la sinergia tra istituzioni europee e stati membri e attraverso cui poter sorvegliare le politiche di bilancio dei singoli stati, e che quindi va a ridimensionare quella che è la sovranità dei governi nazionali perché le leggi di bilancio adottate nel secondo semestre degli stati devono necessariamente tener conto delle indicazioni e delle raccomandazioni ricevute. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 47 Successivamente è intervenuto il Six pack, approvato sempre nel 2011 e attraverso cui si è tentato di colmare quelle che erano le lacune normative nel campo della governance economica europea. Attraverso questo pacchetto, che è composto da 5 regolamenti e una direttiva europea, I'UE ha cercato di rafforzare quella che è l'azione preventiva di sorveglianza sui bilanci pubblici dei singoli stati e migliorare l'efficacia dell'azione correttiva in caso di eccessivi disavanzi statali. I regolamenti che sono stati adottati nel Six pack introducono una serie di procedure che hanno affidato un ruolo centrale sul controllo dei bilanci nazionali alla commissione europea e al Consiglio dell'Unione Europea. Dopo questo primo periodo i paesi dell'eurozona (19) consci della necessità di proseguire nell'opera di ristrutturazione della governance economica europea, hanno dato avvio nel 2012 a due trattati: il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) e il Fiscal Compact. Questi due trattati sono abbastanza particolari perché hanno assunto la veste di accordo internazionale, quindi non sono stati adottati secondo quelle che sono le norme europee. Mes II Mes rappresenta l'evoluzione di quello che era il fondo salva-stati. Il Mes è un'organizzazione internazionale istituita dagli Stati membri dell'Eurozona con sede a Lussemburgo il cui scopo è quello fornire risorse e un sostegno a quegli Stati che si trovino o rischiano di trovarsi in gravi problemi finanziari. Per rendere questo possibile è stato conferito al Mes il potere di raccogliere dei fondi attraverso strumenti e accordi finanziari con i propri Stati membri, con delle istituzioni finanziarie o con terzi. Il fondo previsto dal Mes è di 700 miliardi, la sua capacità di prestito può arrivare a 500 miliardi. La struttura del Mes è composta da: • un Consiglio dei governatori, è l'organo deliberante ed è composto dai ministri delle finanze nazionali. Il consiglio dei governatori può decidere di affidare la presidenza dell'organo al presidente dell'eurogruppo oppure eleggere al suo interno un board (commissione) che resta in carica per un biennio. Possono partecipare alle riunioni del Consiglio dei governatori soltanto in veste di osservatori, quindi senza poter esercitare un potere di controllo, il commissario europeo per gli affari economici, il presidente della BCE, i rappresentanti degli Stati membri non appartenenti all'Eurozona o rappresentanti di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale. • un Consiglio di amministrazione, al quale spetta il compito di garantire che l'attività del Mes venga gestita in maniera conforme a quelli che sono i vincoli previsti dal Trattato. Il consiglio di amministrazione è composto da amministratori e amministratori supplenti che sono nominati dai rispettivi Stati. Si tratta di un organo al quale dovrebbero essere affidate le questioni tecniche, il suo ruolo dipende dalle funzioni che il consiglio dei governatori deciderà di delegare nella gestione dell'attività del Mes. • un direttore generale nominato dal Consiglio dei governatori con un mandato di 5 anni, rinnovabile per una sola volta. Al direttore generale spetta la gestione degli affari correnti sotto la direzione del consiglio di amministrazione del quale è chiamato a presiedere le riunioni. Tutte le decisioni più importanti devono essere adottate all'unanimità. Qui sorge il problema riguardante la possibilità da parte di uno stato di esercitare un potere di veto in grado di bloccare il meccanismo decisionale. Per questa ragione in casi di emergenza di stabilità finanziaria dell'eurozona è possibile adottare una decisione con l'85% dei voti espressi e il compito di valutare quando ci si trovi in una condizione di emergenza spetta alla commissione e alla BCE. La richiesta di sostegno può essere presentata da uno Stato al Presidente del Consiglio dei governatori, il quale chiederà di esaminare la pratica alla Commissione europea di concerto con la Banca Centrale Europea e se possibile con il Fondo Monetario Internazionale (la cosiddetta Troika), i quali dopo aver fatto delle valutazioni relative al debito pubblico dello stato richiedente, avranno il compito di negoziare con lo stato un protocollo d'intesa che preveda un programma di correzioni macroeconomiche per affrontare la situazione di dissesto finanziario. Infine il consiglio potrà decidere di concedere gli aiuti o meno. Una delle critiche più importanti che viene mossa al Mes è il fatto che tra le varie istituzioni europee, l'unica istituzione rappresentativa dei cittadini, che è il Parlamento Europeo, viene escluso dall'attività di controllo. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 48 Negli ultimi 3 anni si è tentato di modificare il trattato del Mes. Nel 2017 c'è stata la proposta da parte della Commissione Europea di modificare il trattato integrando il Mes nell'ordinamento istituzionale dell'UE (non ha ricevuto il necessario consenso). Nel 2019 c'è stato un accordo sull'intero pacchetto in modo di consentire un avvio del processo di ratifica negli Stati membri. La struttura e la modalità decisionale restano gli stessi, rispetto al testo previgente la modifica più rilevante riguarda l'articolo 13 del Trattato, per cui il direttore generale dovrebbe affiancare la commissione e la Banca Centrale Europea nella valutazione della domanda di aiuto richiesto. L'accesso all'assistenza finanziaria viene offerto solo nel caso in cui sia indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria dell'intera zona euro e degli Stati membri che ne fanno parte e sulla base di condizioni rigorose. Riforma del Mes Mercoledì 9/12/2020 il Senato ha approvato la proposta di riforma del Mes, che prevede principalmente 2 novità: • l'istituzione di un "fondo di risoluzione unico" per aiutare le banche in difficoltà. • L'istituzione di clausole di azione collettiva (Cac). Si tratta di operazioni che gli Stati concordano con i propri creditori nel caso non riescano più a pagare i debiti contratti. Con il nuovo Mes sarà più rapido metterle in atto, perché servirà un solo voto favorevole da parte della maggioranza per le diverse obbligazioni statali e non uno per ciascun tipo di obbligazione. Fiscal Compact Sempre nel 2012, 25 Stati dell'Unione Europea, con l'esclusione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, hanno firmato il trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria noto come Fiscal Compact. L'articolo 1 del Fiscal Compact stabilisce il compito del trattato e cioè quello di rafforzare l'aspetto economico dell'Unione Europea rinsaldando la disciplina di bilancio attraverso un patto di bilancio e potenziare il coordinamento delle politiche economiche nazionali. L'aspetto più importante del trattato è costituito dal pareggio di bilancio che gli Stati aderenti devono rispettare. Ciò significa che gli stati membri che hanno aderito al Fiscal Compact dovranno necessariamente avere un bilancio strutturale almeno in pareggio o in avanzo (con lo scoppio della pandemia è venuto meno questo vincolo). Inoltre il Fiscal Compact impone agli stati con un debito pubblico maggiore del 60% del PIL di ridurlo ad un ritmo medio di un ventesimo all'anno. Al pari del trattato sul Mes, il Trattato sul Fiscal Compact coinvolge in maniera attiva le istituzioni europee, si è parlato infatti di una sorveglianza multilaterale che prevede il coinvolgimento iniziale della Commissione europea e del Consiglio Europeo per monitorare il rispetto del principio del pareggio di bilancio, ma anche il coinvolgimento della Corte Costituzionale in ambito nazionale e della Corte di Giustizia. Una differenza sostanziale con il Mes è la richiesta di introdurre negli ordinamenti interni il principio del pareggio di bilancio. Il Fiscal Compact affida in primo luogo agli Stati firmatari e in modo particolare alle Corti costituzionali nazionali il compito di verificare il rispetto di questo principio. Quindi viene attribuito, a differenza del Mes, un ruolo molto importante agli organi nazionali per verificare il rispetto del principio del pareggio di bilancio. L'Italia si è adeguata a quanto previsto dal Trattato Fiscal Compact, infatti nell'aprile del 2012 ha approvato la legge costituzionale relativa all'introduzione del principio di pareggio di bilancio e nel luglio del 2012 ha ratificato il Trattato sul Mes, quindi l'Italia ha adempiuto a quelli che sono i vincoli previsti dal Fiscal Compact e dal Mes, modificando alcuni articoli della Costituzione: • L'articolo 81, il quale prevede l'equilibrio tra entrate e spese del bilancio dello Stato, il ricorso all'indebitamento è consentito solo al verificarsi di eventi eccezionali. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 49 • L'articolo 97, il quale ci dice che le pubbliche amministrazioni devono assicurare l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. • L'articolo 117, che ci dice che lo Stato ha la competenza di regolare i bilanci. • L'articolo 119, che va a restringere l'autonomia finanziaria degli enti territoriali. 25/11/2020 (SECONDA SPIEGAZIONE PROF. NAPOLITANO) Il ruolo dello Stato nell'economia ai tempi del del Covid 19 Quando abbiamo studiato l'evoluzione dello Stato, abbiamo visto che lo stato liberale si differenzia da quello democratico perché nello stato democratico lo stato interviene nell'economia in modo più attivo per dare ampia realizzazione allo stato sociale di diritto, volto ad eliminare gli squilibri economici oltre che sociali. Lo stato sociale si è molto evoluto nel corso degli anni. L'intervento pubblico trova fondamento nella ricerca degli strumenti volti a rimuovere, o almeno attenuare, le diseguaglianze derivanti da situazioni economiche e sociali, nonché ad incidere sugli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana (l'intervento pubblico deve attuare soprattuto l'art.3). Lo Stato è intervenuto nell'economia ancor prima dell'entrata in vigore della Costituzione con interventi di carattere produttivo, soprattutto nelle zone economicamente represse, per erogare servizi pubblici essenziali e a supporto delle imprese private in crisi. Il primo intervento si ha nel 1903 con la legge Giolitti: lo Stato interviene nell'economia per erogare servizi pubblici essenziali. C'è un legame strettissimo tra intervento dello Stato in economia e nozione di servizio pubblico. Si è passata da una nozione soggettiva del servizio pubblico (in base al soggetto - tiene conto della natura giuridica del soggetto che erogava il servizio: è servizio pubblico tutto ciò che viene erogato da soggetti pubblici) ad una nozione oggettiva, cioè si fa riferimento all'oggetto (è servizio pubblico tutto ciò che riguarda la collettività, quindi può essere erogato anche da un soggetto non pubblico). Con l'approvazione della Costituzione e l'affermarsi del principio di uguaglianza sostanziale, l'intervento pubblico dello Stato va ad innestarsi e dare attuazione a due articoli in particolare: Art.2 e Art.3 della Costituzione. In particolare il 2° comma dell'articolo 3 ci dice che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e limitano la partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale del paese. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 50 L' Art.43 configura un intervento pubblico nel quale lo Stato è chiamato a regolare la gestione, la produzione e la crescita dei settori strategici dell'economia, gestiti da imprenditori privati o in maniera diretta dagli stessi soggetti pubblici attraverso la previsione di: Espropriazioni • Statalizzazioni • Nazionalizzazioni Si consolida quindi il rapporto tra pubblico e privato (lo Stato può intervenire solo nei casi previsti dalla legge). Dall'Art. 43 Possiamo dedurre una duplice garanzia: 1. Vene assicurato al soggetto privato di poter autonomamente confidare sul fatto che la sua attività non verrà pubblicizzata in assenza di presupposti previsti dalla disposizione costituzionale; 2. Lo Stato è legittimato ad intervenite qualora vengono rispettati i presupposti previsti dalla Costituzione stessa. L'art.43 è collegato al 41 e al 42: • L'art.41 tutela l'iniziativa economica privata e possiamo comprendere dalla sua lettura il modello economico previsto dalla Costituzione. Al 1° comma infatti esso dice che l'iniziativa privata è libera (modello liberale). A questo modello liberale se ne contrappone un altro: l'iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o recare danno alla libertà, dignità e sicurezza umana; spetta allo Stato garantire ciò. Quindi possiamo dire che in Costituzione troviamo un modello misto. L'art.41 deve essere collegato all'art.43 perché quest'ultimo prevede che lo Stato debba regolare la gestione e la produzione di settori strategici economici. La Corte Costituzionale definisce: bisogna eliminare l'eventualità che il privato, col peso della propria impresa, possa direttamente e profondamente influire su interi settori economici, con le conseguenze sociali e politiche connesse all'influenza. L'art.43 è collegato anche all'art42 poiché quest'ultimo dice che la proprietà privata è tutelata dalla legge ma può essere limitata in casi di utilità generale attraverso l'espropriazione e un corrispettivo indennizzo (es: TAV, popolo si oppone all'espropriazione dei terreni perché sostiene che la TAV non sia di utilità generale). Art.41-42-43 limitano i diritti economici dei privati. Si è data attuazione all'art.43 in modo particolare in 3 settori: • Istituzione ente nazionale idrocarburi, nella pianura Padana. Con la legge del 1953 si istituisce l'Enel, cioè viene assegnata una riserva per la ricerca di idrocarburi nella Pianura Padana ad un ente pubblico; Nazionalizzazione energia elettrica, nel 1962 si è istituito un ente nazionale per l'energia elettrica volto a garantire la disponibilità dell'energia per fini generali; • Settore televisivo: identificazione tra trasmissione televisiva ed erogazione di un servizio pubblico (all'inizio infatti la tv aveva una limitata scelta di canali e fino agli anni '70 l'unico ente legittimato ad erogarla era la Rai, ente statale poiché la tv era considerata solamente un servizio pubblico; successivamente sono nate le reti private e il "monopolio" iniziale dello Stato è stato smantellato aprendo il settore al mercato concorrenziale. Anche per il servizio telefonico per un lungo periodo lo Stato aveva un ente pubblico che lo forniva (SIP). Quando e perché lo Stato è passato da imprenditore a regolatore? Il 1° motivo è di carattere economico, perché l'intervento attivo, anche in settori non strategici, dello Stato pesava sulle casse pubbliche e quindi ha dovuto attuare politiche di privatizzazioni. Le politiche di privatizzazione sono state dettate anche dall'UE che nel corso del tempo, per tutelare il principio della concorrenza, ha chiesto di ampliare tutti i settori anche al mercato concorrenziale. Le privatizzazioni si dividono in: • formali: da un punto di vista formale lo Stato è passato dall'utilizzare modelli pubblicistici a modelli privatistici (es poste italiane, prima pubblica ora SPA. Si cambia veste dell'ente); • sostanziali: lo Stato vende materialmente alcune società (es. Cirio, Alfa Romeo e Motta da enti statali sono diventati privati) non di settori strategici (lo Stato interviene per dismettere le proprie società). Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 51 Quando abbiamo parlato del sistema delle fonti abbiamo detto che le fonti dell'UE entrano a far parte dell'ordinamento nazionale e si trovano tra le fonti costituzionali e le fonti primarie, quindi devono rispettare la Costituzione e i principi costituzionali. Molti studiosi si sono occupati di un problema: l'art. 41-42-43 erano in parte limitati e in alcuni casi stravolti dall'UE (ad esempio anche le imprese che erogano servizi pubblici essenziali devono essere ampliate al mercato concorrenziale?). Prima del 2001 le parole mercato e concorrenza non c'erano nella Costituzione. Solo nel 2001 è stata inserita la parola concorrenza nell'art. 117 proprio per tutelarla. L'art 117 va a disciplinare i rapporti tra Stato e regioni in materia di competenza legislativa. Al 2 °Comma abbiamo le materie di competenza esclusiva dello Stato e alla lettera E compare anche la "tutela della concorrenza" (in riferimento alla lezione precedente sempre di Napolitano, troviamo anche "armonizzazione dei bilanci pubblici"). Allora ci si è chiesti se il diritto europeo può essere in contrasto con la normativa costituzionale, e l'art 106 del TFUE ci dice che lo Stato può intervenire nell'economia solo per motivi di estrema ratio (es. crisi che stiamo vivendo ora). Lo stato è passato da imprenditore a regolatore attraverso lo strumento delle autorità amministrative indipendenti. Allo stesso modo lo stato può esercitare il suo ruolo di controllore anche attraverso l'utilizzo dei golden powers. Nel 1994, in pieno periodo di privatizzazioni, lo Stato è intervenuto recependo all'interno dell'ordinamento nazionale alcuni modelli già presenti in altri Stati, tra cui la golden share. La golden share è un istituto inglese che attribuisce allo Stato poteri speciali e vincoli statutari nell'ambito delle società di capitali prescindendo da qualunque forma di partecipazione pubblica (obiettivo: tutelare interessi generali della nazione). Materialmente: lo Stato privatizzava un settore vendendo le quote di una sua società (non tutte), mantenendone alcune per sé, così da avere un controllo nei settori strategici ritenuti vitali per la nazione. È stato un modello molto criticato dalle istituzioni europee che hanno avanzato molte procedure di infrazione nei confronti dell'Italia. La Corte di Giustizia sostenne che questi poteri andavano a scoraggiare l'iniziativa privata, condannando le modalità con i quali vengono esercitati questi poteri. Essa ha stabilito che i poteri devono prevedere 4 requisiti: 1. Non devono discriminare; 2. Devono essere giustificati da motivi di interesse generale; 3. Devono essere idonei a garantire il conseguimento dell'obiettivo perseguito; 4. Non devono andare oltre quanto necessario per il raggiungimento di questo.; Sulla base delle direttive della Corte di Giustizia, il Legislatore è stato chiamato nuovamente ad intervenire nel settore della golden share. Con il DPCM dell'11 febbraio 2020 Il legislatore è intervenuto per rendere compatibile l'istituto della golden share con i principi definiti dai trattati europei e rendere legittimo l'esercizio di tali poteri nel rispetto dei principi di non discriminazione, oggettività e proporzionalità. Con questo intervento si è avuto il passaggio dalla golden share alla Golden powers, caratterizzato dalla definizione di potere di tipo prescrittivo, interdittivo e oppositivo, cioè lo Stato interviene per garantire che alcuni settori strategici non restano in balia del privato. Nel 2012 con un decreto legge si è superata la precedente impostazione, che circoscriveva l'azione ai soli casi di ex imprese pubbliche valorizzando appieno i poteri regolatori in un determinato settore, anche grazie al passaggio da un ambito prettamente privatistico ad una normativa di carattere pubblicistico. Il Governo può approvare il veto all'adozione di delibere di assemblea e all'acquisto di titoli azionari quando vi sia una minaccia di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento della rete degli impianti e di conseguenza alla continuità dell'approvigionamento. Quindi in settori specifici e per casi particolari e specifici lo Stato può esercitare poteri speciali (es: via della seta). Prima del Covid-19 lo Stato interveniva in vari settori nel rispetto delle regole europee. A partire dal 2017 la Commissione europea disse: "sussiste il rischio che gli investitori stranieri possono Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 52 cercare di acquisire il controllo o di esercitare influenza nelle imprese europee le cui attività hanno ripercussioni sulle tecnologie, sulle infrastrutture, sui fattori produttivi o sulle informazioni sensibili. Il rischio sorge soprattutto quando gli investitori stranieri sono statali o controllati dallo Stato" (riferimento soprattutto ai paesi arabi che negli ultimi anni stanno esercitando una forte azione espansiva particolarmente in Francia e Uk). In base a ciò la Commissione Europea riconosce che ai singoli Stati membri sia garantita la flessibilità in relazione al controllo degli investimenti esteri diretti proponendo una collaborazione tra gli Stati membri dell'UE, tutto nel rispetto della politica economica europea. Nel 2019 è stato adottato un regolamento che ha assicurato la tutela delle attività strategiche e il monitoraggio delle operazioni con potenziale impatto su sicurezza e ordine pubblico in tutta Europa. Si delinea inoltre un meccanismo di collaborazione tra gli stati. La Commissione raccomanda di non adottare misure solamente economiche, ma quanto più adeguate a tutelare la sicurezza e l'economia nazionale. Nel 2020 il legislatore ha emanato il decreto "liquidità", che ha esteso il perimetro di applicazione dei golden powers anche nei confronti delle imprese che detengono beni e rapporti inclusi il settore finanziario e assicurativo e incluse le aziende erogatrici di alimentari e medicinali e le aziende impegnate a fronteggiare la pandemia. Lo stato non è più solo regolatore ma è anche stratega; infatti per esercitare questi potere speciali nei golden powers deve compiere analisi e decisioni strategiche di carattere economico e geopolitico. Ha un potere e un ruolo strategico, oltre che regolatore. La ri-nazionalizzazione di Alitalia Ricollegandoci all'art.43., Alitalia prima era pubblica e poi è stata privatizzata, ma poiché il settore aereo è un settore strategico, lo Stato per garantire l'erogazione del servizio è sempre intervenuto con la concessione di prestiti (una parte del biglietto per il trasporto locale, es. tratta Roma-Napoli è pagato dallo Stato). Nel 2020 è stata rinazionalizzata e con il decreto "rilancio" è stata creata una nuova società a totale partecipazione pubblica. Lo stato riprende ad essere imprenditore a pieno (è stato istituito un apposito fondo che oggi conta circa 300miliardi di Euro). Document shared on www.docsity.com Downloaded by: boom-baby ([email protected]) 53