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 LA GLOBALIZZAZIONE
Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli
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LA GLOBALIZZAZIONE Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi di diverso tipo a livello mondiale in diversi ambiti osservato a partire del XX secolo. Molti studiosi ritengono la globalizzazione come una grande varietà di processi e fenomeni: dalla circolazione delle idee alle speculazioni finanziarie.Il termine Globalizzazione, che può apparire ambiguo e sfuggente per via di molteplicità di fatti cui sembra riferirsi, inizia a prendere una forma più concreta se riflettiamo sul fatto che gli oggetti a noi vicini, in campo economico e culturale. Di fatto, la globalizzazione si manifesta nell'integrazione dei mercati finanziari, nella dislocazione delle attività produttive, nelle periferie del mondo, nella diffusione di nuove tecnologie dell'informazione. INTEGRAZIONE ECONOMICA Il gran parlare della Globalizzazione in questi anni è parallelo all'affermazione del capitalismo. Nonostante le gravissime conseguenze (aumento delle distanze fra ricchi e poveri, aumento della povertà) dalla caduta di Berlino e dalla scomparsa dell'Unione Sovietica, oggi non ci sono più freni alla corsa del capitalismo. La globalizzazione ha avuto inizio con il diffondersi di un processo, denominato <<mondializzazione dell'economia», che ha consentito ai mercati di espandersi oltre i tradizionali confini del «mondo occidentale», alla ricerca di sempre più vantaggiosi investimenti di capitali. Le cause di questa nuova situazione internazionale si possono individuare nel crollo dell'<<impero» sovietico...

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e dei regimi comunisti nei Paesi «satelliti» dell'Est europeo, nella conseguente fine della divisione del mondo in due blocchi contrapposti e nell'incontrastata supremazia economica e politico-militare raggiunta dagli Stati Uniti d'America. Tuttavia, la crescente integrazione economica non ha determinato una conseguente integrazione culturale: i movimenti localistici,chiamati anche noglobal appunto perché erano anti globalizzazione, sono solo alcuni dei molti segnali che la cultura non è unica né va in quella direzione, ma prevale la differenziazione a volte esasperata di specificità culturali locali, regionali e nazionali. Anche in questo caso va sottolineato che prevalgono ambiguità e incertezze della globalizzazione. 1 L'UNIFICAZIONE CULTURALE La diffusione del capitalismo ha avuto fra le prime conseguenze il propagarsi della convinzione che il nostro sia il migliore dei mondi possibili: l'idea di base è che la cultura imprenditoriale avviatasi con la riforma protestant (secondo Weber) )o con lo sviluppo della tecnica (secondo Marx). In realtà, il crollo dell'Unione Sovietica e la mondializzazione del mercato non hanno portato a un'unificazione politica e ne tanto meno culturale. Nonostante ciò, ci sono comunque degli aspetti positivi della globalizzazione: le connessioni consentite da internet o lo sviluppo delle reti di trasporto che sono una grande opportunità e svolgono di certo una forte azione di unificazione dell'umanità che però avrà a che fare con le reazioni e le paure di chi si sente invaso da elementi culturali estranei alla propria tradizione. Viviamo,dunque, in un mondo complesso, in cui predomina l'incertezza, perché le spinte contrastanti sono molte e frammentarie. Queste posizioni ibride sono tante e talmente diversificate da rendere difficile ogni previsione della dimensione culturale. Le città, in particolare le megalopoli contemporanee, sono forse l'emblema della globalizzazione, dei suoi tanti e profondi contrasti e ambiguità. LE MEGALOPOLI DELLE PERIFERIE DEL MONDO La megalopoli è stata il luogo simbolo della modernità delle società avanzate del Novecento; con il passaggio dalla modernità alla postmodernità sono diventate emblema della globalizzazione economica le cosiddette megalopoli periferiche, vale a dire che le tante metropoli globalizzate del Terzo mondo. globalizzate come sedi di imponenti operazioni di delocalizzazione di servizi o di produzioni da parte di imprese occidentali. In moltissimi paesi del mondo esistono sedi o impianti delocalizzati. Si può affermare che la norma in tutti questi paesi è lo sfruttamento ai limiti dello schiavismo della manodopera locale; l'espansione mondiale del capitalismo avviene all'insegna del massimo profitto. LE CITTÀ La città la possiamo definire come un insediamento umano, esteso e stabile, che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status legale, frutto di un processo più o meno lungo di urbanizzazione. Per Weber la città è una completa società locale che arriva a essere perfettamente strutturata solo quando si fa da se stessa i suoi ordinamenti, senza dipendere da poteri politici superiori. Le affermazioni e la prospettiva di Simmel sulla Metropoli vennero in parte riprese dai ricercatori della scuola di Chicago, che realizzarono una profondità e innovativa ricerca. Adottarono una pratica etnografica per osservare la vita nei quartieri, ai vari gruppi etnici, le bande giovanili, varie forme di devianza e costruirono una rappresentazione della città estremamente articolata mostrando In effetti di cui prima si ignorava l'esistenza .Quella della scuola di Chicago fu forse la prima ricerca che mise in evidenza il nesso esistente fra città e devianza. Negli ultimi decenni, a causa dell'aumento della popolazione e del traffico, i centri urbani hanno sofferto di una crescente congestione e di conseguenza a vita metropolitana è diventata sempre più difficoltosa; ciò ha provocato prima una sorta di decentramento al contrario per cui la città è divenuta opprimente, un luogo inquinato e caotico, dove si sta solo per la necessità di lavorare. Anche la popolazione dei centri urbani si è modificata perché le città sono il luogo privilegiato dell'immigrazione. Questo fenomeno ha dato alle grandi città un carattere sempre più marcatamente multiculturale, confermando quindi come lo straniero sia una figura tipica della metropoli. MULTICULTURALISMO Il multiculturalismo si riferisce a società in cui convivono culture differenti. Il termine può essere utilizzato in senso descrittivo o normativo: nel primo caso si riferisce a società in cui più culture differenti interagiscono in spazi comuni, come scuole e luoghi di lavoro; nel secondo è attribuibile a società, quali quella australiana e canadese che hanno implementato sistemi normativi atti a favorire un'interazione sociale basata sul rispetto profondo delle differenti identità culturali interagenti e comunicanti nello spazio pubblico. IL CONCETTO DI RAZZA Il concetto di razza è molto delicato. È un concetto classificatorio,ovvero la distinzione di gruppi di esseri umani in base alle caratteristiche genetiche che presentano. In quanto utile a distinguere il concetto di razza deve essere neutro, specie perché i biologi e genetisti da tempo hanno affermato che dal punto di vista biologico la razza non ha alcuna rilevanza, dato che le differenze nel patrimonio genetico sono molto maggiori tra individui che tra gruppi di individui. Per questo si può affermare con certezza che la razza è biologicamente irrilevante. Purtroppo, non lo è dal punto di vista sociologico e antropologico, perché le differenze del colore della pelle,per esempio, sono state interpretate come indice di differenti attitudini morali, differenti intelligenza, indole e per legittimare discriminazioni e soprusi. Nelle società contemporanee, la discriminazione razziale legale è stata ormai abolita, ma questo non ha fatto sparire le forme di discriminazione informale. Il concetto di razza produce strumentalizzazioni ideologiche, genera forme di discriminazione o di esaltazione molto tenaci e devastanti per la convivenza sociali. Vengono introdotte da uno studioso francese due forme di razzismo: Il razzismo applicato prima di tutto al proprio gruppo;chi non appartiene alla "razza" può essere percepito come un pericolo. Il razzismo nei confronti di chi,essendo di "razza" diversa, è anche inferiore tanto da essere sfruttato e schiavizzato. IL CONCETTO DI ETNIA L'etnia si basa su una serie di elementi quali tratti culturali comuni(norme e valori), la credenza in una comune appartenenza (un passato in comune). Spesso le etnie sono inventate, cioè si costituiscono sulla base di particolari interessi.Tuttavia, perché si possa identificare un'entità è necessario: Che il sentimento di appartenenza etnica sia avvertito come autentico. Che l'ernia sia ritenuta radicata in un passato remoto secondo quanto stabilisce un mito di fondazione. La patria, la lingua,i rapporti di discendenza, usanze e tradizioni sono poi gli elementi su cui si costruisce l'etnia. IL CONCETTO DI NAZIONE Il nazionalismo, inteso come scoperta,ha rappresentato una delle più efficaci idee-forza della modernità, intervenuta a strutturare e per così dire a <formalizzare», l'idea di patria, decisamente più antica. La coscienza di appartenere a una nazione può svilupparsi secondo due modalità. Può nascere dal basso, nel senso che il sentimento di appartenenza etnica può essere la spinta che porta alla nascita di uno Stato Nazione. Un'etnia rivendicazioni il proprio diritto a darsi un'organizzazione statale su un territorio e fonda così una nazione(predomini di un'etnia e disgregazione di un'etnia) Può nascere dall'alto, unificazione di diverse etnie: si verifica quando lo stato nazione nasce per iniziativa di uno stato regionale che spinge altri stati simili all'unificazione. MULTIETNICITÀ E MULTINAZIONALITÀ Per spiegare questo argomento si può pensare al caso degli Stati Uniti: la nazione americana è stata popolata da ondate migratorie che si sono susseguite nel tempo, di varia provenienza, ai quali vanno aggiunte le popolazioni portate a forza. Il multiculturalismo negli Stati Uniti emerge come una risposta di queste minoranze al fallimento parziale. In Europa,invece, emergono i fenomeni multiculturali in seguito alle dinamiche politiche,economiche e sociali avviate dalla globalizzazione, per cui i movimenti migratori portano alla nascita,entro gli stati europei,entro le città in cui viviamo, di numerose comunità nazionali che si costituiscono su basi culturali, religiose,linguistiche. All'interno di comunità nazionali come quelle europee si determina la presenza di un elevato tasso di diversità culturale. Da quando l'Europa è diventata terra di immigrazione si sono verificati flussi diversi. Il risultato è una popolazione europea altamente diversificata. MULTICULTURALISMO E DEMOCRAZIA Dopo la fine del sistema caratterizzato dalla divisione del mondo in blocchi, i processi di trasformazione attualmente in corso nelle società complesse presentano due tendenze contrapposte. Da un lato, la spinta alla globalizzazione, ovvero alla concreta strutturazione del mondo come un tutto omogeneo, dall'altro all'accentuazione dei fenomeni di particolarismo entro ciascuna unità sociale. Entrambe queste tendenze stanno ponendo in crisi le forme tradizionali del potere politico e i fondamenti della solidarietà sociale. Il multiculturalismo invece ci costringe a discutere e riflettere sui diritti di chi è diverso da noi a esprimere liberamente e di escludere. In particolare ci pone davanti al problema della tolleranza; I recenti e gravissimi episodi di terrorismo,identificati come di matrice fondamentalista islamica, agevolano una percezione di islam-terrorismo e di conseguenza porta alla convinzione che gli immigrati sia solo fonte di terrorismo in quanto potenziali terroristi. LA GUERRA GLOBALE La guerra globale è una guerra indistinta dalla vita, dalla pace, dalla politica. La vita, la pace, la politica, sono diventate esse stesse guerra. Nella società globale è molto difficile individuare un campo di battaglia fisico, chi fisicamente la combatte, l'inizio e la fine di un conflitto, quello che un tempo era noto come la "dichiarazione di guerra" ecc. Le guerre globali non hanno inizio e fine ben precisi e coinvolgono zone e persone diverse, mescolate e interconnesse. Un evento conflittuale che accade in un qualche punto della Terra e che prima si poteva considerare limitato e locale, assume oggi un'estensione molto maggiore e potrebbe prima o poi coinvolgerci, in senso più o meno diretto. Le crescenti interconnessioni economiche e sociali aumentano di moltissimo la capacità distruttiva anche di piccoli gruppi terroristici, una capacità distruttiva che prima era esclusiva degli Stati. Rischio, incertezza, identità e consumi Tutti questi processi globali, che implicano ricadute imprevedibili sulla vita quotidiana di ognuno di noi, provocano un diffuso senso di incertezza, che si tramuta in insicurezza e in crisi identitarie che sembrano caratteristiche condizioni esistenziali degli individui nelle socictà dei Paesi ricchi. Due importanti sociologi contemporanei non a caso parlano di società dell'incertezza e di società del rischio. È facile che le incertezze nella vita materiale e le ansie per il futuro si esprimano in forma di ostilità verso chi arriva da fuori, indicato come chi ruba le opportunità di lavoro o toglie le case, i posti negli asili comunali: si determina così un clima di avversione e un desiderio di "sicurezza", facilmente strumentalizzabili dalla politica. I consumatori desideranti È altrettanto facile che le incertezze si manifestino in comportamenti apparentemente tesi a rassicurare, come le pratiche di consumo che creano quella massa di consumatori desideranti che partecipa al gioco dell'omologazione dei consumi globali. La corsa all'omologazione culturale dei consumi è quindi un altro aspetto del tentativo di integrare anche il terzo mondo nell'economia globale. La diffusione globale del consumo secondo i modi occidentali provoca dunque desideri, ma anche senso di esclusione. Compro dunque sono "Compro dunque sono", potrebbe essere lo slogan che, esprime la centralità che le pratiche di consumo hanno sempre più assunto nella nostra vita quotidiana di individui " saturi", membri delle società avanzate occidentali; l'atto del consumo diventa un'azione rassicurante, un modo per agganciare il proprio self fluttuante ad alcuni riferimenti apparentemente solidi. Esserci nel mondo globale Affermare la propria presenza nelle società di oggi è un'impresa complessa per il soggetto, che, è saturo dal punto di vista dell'identità; questa "saturazione" segna il distacco della postmodernità dalla modernità: il soggetto moderno è una sorta di "automa" razionale, che vive e agisce entro limiti prefissati e rigorosi, in direzione di scopi previsti. L'identità moderna era definita senza che per il soggetto fosse possibile procedere a costruirla. Con l'aumento della complessità sociale e degli stimoli di senso per l'individuo diventa difficile scegliere e individuare quelle fonti di significato, quei percorsi e quelle relazioni intersoggettive che garantiscano la certezza del se. Aumenta allora la saturazione, quel disagio della vita dello spirito cui sono soggetti principalmente i cittadini delle metropoli - ma che oggi con la diffusione delle tecnologie della comunicazione coinvolge tutti. o che porta sempre di più il soggetto a cercare un'identità nelle relazioni, non più In se stesso, ma in una multitudine di noi con cui negozia l'appartenenza . In questo senso l'identità tipica delle società globali è "relazionale", Le relazioni prendono il posto del Sé individuale. l'individuo viene attraversato dai dilemmi identitari caratteristici del tempo in cui viviamo. La ricerca - e la richiesta - di identità diventano dunque processi continui, sperimentazione di nuove relazioni anche simboliche e lo spazio del consumo diviene quello privilegiato in cui costruire le identitài processi di consumo perdono cosi la connotazione di semplici scambi di merci per far fronte alle necessità materiali dell'esistenza, e divengono processi di manipolazione dei significati agganciati ai beni di consumo, processi frammentari, che esprimono la complessità e la molteplicità dei percorsi identitari reali o immaginari da cui siamo circondati. L'individuo è chiamato a scegliere fra molteplici opportunità di consumo, e così aggiorna il proprio sé di nuove ma sempre fragilissime identità. La pubblicità gioca in tutto questo un ruolo fondamentale, proprio perché collega i beni offerti all'immaginario sociale, privando i beni stessi del loro valore funzionale e caricandoli di valore e di significato simbolici. La pubblicità cioè porta all'identificazione del soggetto in cerca di identità con persone o con situazioni desiderabili, legate al bene pubblicizzato. E condensa questa identificazione nel brand. Un soggetto, acquistando prodotti, consuma immaginari e produce se stesso. Non in modo passivo, assimilando ciò che gli viene proposto, o imposto, dal mercato, ma tramite una rielaborazione personale – e locale – dei significati che egli legge in quel tale prodotto. In questa dinamica un ruolo cruciale è quello giocato dal brand (o marca): è il materiale per la costruzione dell'identità dei consumatori. Le merci dotate di un brand delimitato sono allora in questo senso oggetti del de-siderio: il desiderio di appartenere ai mondi di cui ci appaiono essere le chiavi; non sono più oggetti d'uso quotidiano, ma strumenti per socializzare, comunicare le proprie appartenenze e le proprie aspirazioni sociali. La pubblicità quindi produce dei discorsi che ruotano attorno al bene, parla in una lingua particolare al consumatore, e gli racconta del mondo in cui potrebbe proiettarsi solo acquistando l'oggetto che deve, data la marea di prodotti da cui siamo sommersi, essere identificato, distinto da tutti gli altri; questo è il compito prezioso del brand della marca, che media fra la dimensione del desiderio, dell'immaginazione stimolata nel consumatore, e la realtà della merce. -

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Fantastico, imparerò da questo appunto oggi. Saluti 👍👍

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LA GLOBALIZZAZIONE Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi di diverso tipo a livello mondiale in diversi ambiti osservato a partire del XX secolo. Molti studiosi ritengono la globalizzazione come una grande varietà di processi e fenomeni: dalla circolazione delle idee alle speculazioni finanziarie.Il termine Globalizzazione, che può apparire ambiguo e sfuggente per via di molteplicità di fatti cui sembra riferirsi, inizia a prendere una forma più concreta se riflettiamo sul fatto che gli oggetti a noi vicini, in campo economico e culturale. Di fatto, la globalizzazione si manifesta nell'integrazione dei mercati finanziari, nella dislocazione delle attività produttive, nelle periferie del mondo, nella diffusione di nuove tecnologie dell'informazione. INTEGRAZIONE ECONOMICA Il gran parlare della Globalizzazione in questi anni è parallelo all'affermazione del capitalismo. Nonostante le gravissime conseguenze (aumento delle distanze fra ricchi e poveri, aumento della povertà) dalla caduta di Berlino e dalla scomparsa dell'Unione Sovietica, oggi non ci sono più freni alla corsa del capitalismo. La globalizzazione ha avuto inizio con il diffondersi di un processo, denominato <<mondializzazione dell'economia», che ha consentito ai mercati di espandersi oltre i tradizionali confini del «mondo occidentale», alla ricerca di sempre più vantaggiosi investimenti di capitali. Le cause di questa nuova situazione internazionale si possono individuare nel crollo dell'<<impero» sovietico...

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e dei regimi comunisti nei Paesi «satelliti» dell'Est europeo, nella conseguente fine della divisione del mondo in due blocchi contrapposti e nell'incontrastata supremazia economica e politico-militare raggiunta dagli Stati Uniti d'America. Tuttavia, la crescente integrazione economica non ha determinato una conseguente integrazione culturale: i movimenti localistici,chiamati anche noglobal appunto perché erano anti globalizzazione, sono solo alcuni dei molti segnali che la cultura non è unica né va in quella direzione, ma prevale la differenziazione a volte esasperata di specificità culturali locali, regionali e nazionali. Anche in questo caso va sottolineato che prevalgono ambiguità e incertezze della globalizzazione. 1 L'UNIFICAZIONE CULTURALE La diffusione del capitalismo ha avuto fra le prime conseguenze il propagarsi della convinzione che il nostro sia il migliore dei mondi possibili: l'idea di base è che la cultura imprenditoriale avviatasi con la riforma protestant (secondo Weber) )o con lo sviluppo della tecnica (secondo Marx). In realtà, il crollo dell'Unione Sovietica e la mondializzazione del mercato non hanno portato a un'unificazione politica e ne tanto meno culturale. Nonostante ciò, ci sono comunque degli aspetti positivi della globalizzazione: le connessioni consentite da internet o lo sviluppo delle reti di trasporto che sono una grande opportunità e svolgono di certo una forte azione di unificazione dell'umanità che però avrà a che fare con le reazioni e le paure di chi si sente invaso da elementi culturali estranei alla propria tradizione. Viviamo,dunque, in un mondo complesso, in cui predomina l'incertezza, perché le spinte contrastanti sono molte e frammentarie. Queste posizioni ibride sono tante e talmente diversificate da rendere difficile ogni previsione della dimensione culturale. Le città, in particolare le megalopoli contemporanee, sono forse l'emblema della globalizzazione, dei suoi tanti e profondi contrasti e ambiguità. LE MEGALOPOLI DELLE PERIFERIE DEL MONDO La megalopoli è stata il luogo simbolo della modernità delle società avanzate del Novecento; con il passaggio dalla modernità alla postmodernità sono diventate emblema della globalizzazione economica le cosiddette megalopoli periferiche, vale a dire che le tante metropoli globalizzate del Terzo mondo. globalizzate come sedi di imponenti operazioni di delocalizzazione di servizi o di produzioni da parte di imprese occidentali. In moltissimi paesi del mondo esistono sedi o impianti delocalizzati. Si può affermare che la norma in tutti questi paesi è lo sfruttamento ai limiti dello schiavismo della manodopera locale; l'espansione mondiale del capitalismo avviene all'insegna del massimo profitto. LE CITTÀ La città la possiamo definire come un insediamento umano, esteso e stabile, che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status legale, frutto di un processo più o meno lungo di urbanizzazione. Per Weber la città è una completa società locale che arriva a essere perfettamente strutturata solo quando si fa da se stessa i suoi ordinamenti, senza dipendere da poteri politici superiori. Le affermazioni e la prospettiva di Simmel sulla Metropoli vennero in parte riprese dai ricercatori della scuola di Chicago, che realizzarono una profondità e innovativa ricerca. Adottarono una pratica etnografica per osservare la vita nei quartieri, ai vari gruppi etnici, le bande giovanili, varie forme di devianza e costruirono una rappresentazione della città estremamente articolata mostrando In effetti di cui prima si ignorava l'esistenza .Quella della scuola di Chicago fu forse la prima ricerca che mise in evidenza il nesso esistente fra città e devianza. Negli ultimi decenni, a causa dell'aumento della popolazione e del traffico, i centri urbani hanno sofferto di una crescente congestione e di conseguenza a vita metropolitana è diventata sempre più difficoltosa; ciò ha provocato prima una sorta di decentramento al contrario per cui la città è divenuta opprimente, un luogo inquinato e caotico, dove si sta solo per la necessità di lavorare. Anche la popolazione dei centri urbani si è modificata perché le città sono il luogo privilegiato dell'immigrazione. Questo fenomeno ha dato alle grandi città un carattere sempre più marcatamente multiculturale, confermando quindi come lo straniero sia una figura tipica della metropoli. MULTICULTURALISMO Il multiculturalismo si riferisce a società in cui convivono culture differenti. Il termine può essere utilizzato in senso descrittivo o normativo: nel primo caso si riferisce a società in cui più culture differenti interagiscono in spazi comuni, come scuole e luoghi di lavoro; nel secondo è attribuibile a società, quali quella australiana e canadese che hanno implementato sistemi normativi atti a favorire un'interazione sociale basata sul rispetto profondo delle differenti identità culturali interagenti e comunicanti nello spazio pubblico. IL CONCETTO DI RAZZA Il concetto di razza è molto delicato. È un concetto classificatorio,ovvero la distinzione di gruppi di esseri umani in base alle caratteristiche genetiche che presentano. In quanto utile a distinguere il concetto di razza deve essere neutro, specie perché i biologi e genetisti da tempo hanno affermato che dal punto di vista biologico la razza non ha alcuna rilevanza, dato che le differenze nel patrimonio genetico sono molto maggiori tra individui che tra gruppi di individui. Per questo si può affermare con certezza che la razza è biologicamente irrilevante. Purtroppo, non lo è dal punto di vista sociologico e antropologico, perché le differenze del colore della pelle,per esempio, sono state interpretate come indice di differenti attitudini morali, differenti intelligenza, indole e per legittimare discriminazioni e soprusi. Nelle società contemporanee, la discriminazione razziale legale è stata ormai abolita, ma questo non ha fatto sparire le forme di discriminazione informale. Il concetto di razza produce strumentalizzazioni ideologiche, genera forme di discriminazione o di esaltazione molto tenaci e devastanti per la convivenza sociali. Vengono introdotte da uno studioso francese due forme di razzismo: Il razzismo applicato prima di tutto al proprio gruppo;chi non appartiene alla "razza" può essere percepito come un pericolo. Il razzismo nei confronti di chi,essendo di "razza" diversa, è anche inferiore tanto da essere sfruttato e schiavizzato. IL CONCETTO DI ETNIA L'etnia si basa su una serie di elementi quali tratti culturali comuni(norme e valori), la credenza in una comune appartenenza (un passato in comune). Spesso le etnie sono inventate, cioè si costituiscono sulla base di particolari interessi.Tuttavia, perché si possa identificare un'entità è necessario: Che il sentimento di appartenenza etnica sia avvertito come autentico. Che l'ernia sia ritenuta radicata in un passato remoto secondo quanto stabilisce un mito di fondazione. La patria, la lingua,i rapporti di discendenza, usanze e tradizioni sono poi gli elementi su cui si costruisce l'etnia. IL CONCETTO DI NAZIONE Il nazionalismo, inteso come scoperta,ha rappresentato una delle più efficaci idee-forza della modernità, intervenuta a strutturare e per così dire a <formalizzare», l'idea di patria, decisamente più antica. La coscienza di appartenere a una nazione può svilupparsi secondo due modalità. Può nascere dal basso, nel senso che il sentimento di appartenenza etnica può essere la spinta che porta alla nascita di uno Stato Nazione. Un'etnia rivendicazioni il proprio diritto a darsi un'organizzazione statale su un territorio e fonda così una nazione(predomini di un'etnia e disgregazione di un'etnia) Può nascere dall'alto, unificazione di diverse etnie: si verifica quando lo stato nazione nasce per iniziativa di uno stato regionale che spinge altri stati simili all'unificazione. MULTIETNICITÀ E MULTINAZIONALITÀ Per spiegare questo argomento si può pensare al caso degli Stati Uniti: la nazione americana è stata popolata da ondate migratorie che si sono susseguite nel tempo, di varia provenienza, ai quali vanno aggiunte le popolazioni portate a forza. Il multiculturalismo negli Stati Uniti emerge come una risposta di queste minoranze al fallimento parziale. In Europa,invece, emergono i fenomeni multiculturali in seguito alle dinamiche politiche,economiche e sociali avviate dalla globalizzazione, per cui i movimenti migratori portano alla nascita,entro gli stati europei,entro le città in cui viviamo, di numerose comunità nazionali che si costituiscono su basi culturali, religiose,linguistiche. All'interno di comunità nazionali come quelle europee si determina la presenza di un elevato tasso di diversità culturale. Da quando l'Europa è diventata terra di immigrazione si sono verificati flussi diversi. Il risultato è una popolazione europea altamente diversificata. MULTICULTURALISMO E DEMOCRAZIA Dopo la fine del sistema caratterizzato dalla divisione del mondo in blocchi, i processi di trasformazione attualmente in corso nelle società complesse presentano due tendenze contrapposte. Da un lato, la spinta alla globalizzazione, ovvero alla concreta strutturazione del mondo come un tutto omogeneo, dall'altro all'accentuazione dei fenomeni di particolarismo entro ciascuna unità sociale. Entrambe queste tendenze stanno ponendo in crisi le forme tradizionali del potere politico e i fondamenti della solidarietà sociale. Il multiculturalismo invece ci costringe a discutere e riflettere sui diritti di chi è diverso da noi a esprimere liberamente e di escludere. In particolare ci pone davanti al problema della tolleranza; I recenti e gravissimi episodi di terrorismo,identificati come di matrice fondamentalista islamica, agevolano una percezione di islam-terrorismo e di conseguenza porta alla convinzione che gli immigrati sia solo fonte di terrorismo in quanto potenziali terroristi. LA GUERRA GLOBALE La guerra globale è una guerra indistinta dalla vita, dalla pace, dalla politica. La vita, la pace, la politica, sono diventate esse stesse guerra. Nella società globale è molto difficile individuare un campo di battaglia fisico, chi fisicamente la combatte, l'inizio e la fine di un conflitto, quello che un tempo era noto come la "dichiarazione di guerra" ecc. Le guerre globali non hanno inizio e fine ben precisi e coinvolgono zone e persone diverse, mescolate e interconnesse. Un evento conflittuale che accade in un qualche punto della Terra e che prima si poteva considerare limitato e locale, assume oggi un'estensione molto maggiore e potrebbe prima o poi coinvolgerci, in senso più o meno diretto. Le crescenti interconnessioni economiche e sociali aumentano di moltissimo la capacità distruttiva anche di piccoli gruppi terroristici, una capacità distruttiva che prima era esclusiva degli Stati. Rischio, incertezza, identità e consumi Tutti questi processi globali, che implicano ricadute imprevedibili sulla vita quotidiana di ognuno di noi, provocano un diffuso senso di incertezza, che si tramuta in insicurezza e in crisi identitarie che sembrano caratteristiche condizioni esistenziali degli individui nelle socictà dei Paesi ricchi. Due importanti sociologi contemporanei non a caso parlano di società dell'incertezza e di società del rischio. È facile che le incertezze nella vita materiale e le ansie per il futuro si esprimano in forma di ostilità verso chi arriva da fuori, indicato come chi ruba le opportunità di lavoro o toglie le case, i posti negli asili comunali: si determina così un clima di avversione e un desiderio di "sicurezza", facilmente strumentalizzabili dalla politica. I consumatori desideranti È altrettanto facile che le incertezze si manifestino in comportamenti apparentemente tesi a rassicurare, come le pratiche di consumo che creano quella massa di consumatori desideranti che partecipa al gioco dell'omologazione dei consumi globali. La corsa all'omologazione culturale dei consumi è quindi un altro aspetto del tentativo di integrare anche il terzo mondo nell'economia globale. La diffusione globale del consumo secondo i modi occidentali provoca dunque desideri, ma anche senso di esclusione. Compro dunque sono "Compro dunque sono", potrebbe essere lo slogan che, esprime la centralità che le pratiche di consumo hanno sempre più assunto nella nostra vita quotidiana di individui " saturi", membri delle società avanzate occidentali; l'atto del consumo diventa un'azione rassicurante, un modo per agganciare il proprio self fluttuante ad alcuni riferimenti apparentemente solidi. Esserci nel mondo globale Affermare la propria presenza nelle società di oggi è un'impresa complessa per il soggetto, che, è saturo dal punto di vista dell'identità; questa "saturazione" segna il distacco della postmodernità dalla modernità: il soggetto moderno è una sorta di "automa" razionale, che vive e agisce entro limiti prefissati e rigorosi, in direzione di scopi previsti. L'identità moderna era definita senza che per il soggetto fosse possibile procedere a costruirla. Con l'aumento della complessità sociale e degli stimoli di senso per l'individuo diventa difficile scegliere e individuare quelle fonti di significato, quei percorsi e quelle relazioni intersoggettive che garantiscano la certezza del se. Aumenta allora la saturazione, quel disagio della vita dello spirito cui sono soggetti principalmente i cittadini delle metropoli - ma che oggi con la diffusione delle tecnologie della comunicazione coinvolge tutti. o che porta sempre di più il soggetto a cercare un'identità nelle relazioni, non più In se stesso, ma in una multitudine di noi con cui negozia l'appartenenza . In questo senso l'identità tipica delle società globali è "relazionale", Le relazioni prendono il posto del Sé individuale. l'individuo viene attraversato dai dilemmi identitari caratteristici del tempo in cui viviamo. La ricerca - e la richiesta - di identità diventano dunque processi continui, sperimentazione di nuove relazioni anche simboliche e lo spazio del consumo diviene quello privilegiato in cui costruire le identitài processi di consumo perdono cosi la connotazione di semplici scambi di merci per far fronte alle necessità materiali dell'esistenza, e divengono processi di manipolazione dei significati agganciati ai beni di consumo, processi frammentari, che esprimono la complessità e la molteplicità dei percorsi identitari reali o immaginari da cui siamo circondati. L'individuo è chiamato a scegliere fra molteplici opportunità di consumo, e così aggiorna il proprio sé di nuove ma sempre fragilissime identità. La pubblicità gioca in tutto questo un ruolo fondamentale, proprio perché collega i beni offerti all'immaginario sociale, privando i beni stessi del loro valore funzionale e caricandoli di valore e di significato simbolici. La pubblicità cioè porta all'identificazione del soggetto in cerca di identità con persone o con situazioni desiderabili, legate al bene pubblicizzato. E condensa questa identificazione nel brand. Un soggetto, acquistando prodotti, consuma immaginari e produce se stesso. Non in modo passivo, assimilando ciò che gli viene proposto, o imposto, dal mercato, ma tramite una rielaborazione personale – e locale – dei significati che egli legge in quel tale prodotto. In questa dinamica un ruolo cruciale è quello giocato dal brand (o marca): è il materiale per la costruzione dell'identità dei consumatori. Le merci dotate di un brand delimitato sono allora in questo senso oggetti del de-siderio: il desiderio di appartenere ai mondi di cui ci appaiono essere le chiavi; non sono più oggetti d'uso quotidiano, ma strumenti per socializzare, comunicare le proprie appartenenze e le proprie aspirazioni sociali. La pubblicità quindi produce dei discorsi che ruotano attorno al bene, parla in una lingua particolare al consumatore, e gli racconta del mondo in cui potrebbe proiettarsi solo acquistando l'oggetto che deve, data la marea di prodotti da cui siamo sommersi, essere identificato, distinto da tutti gli altri; questo è il compito prezioso del brand della marca, che media fra la dimensione del desiderio, dell'immaginazione stimolata nel consumatore, e la realtà della merce. -