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Alessandro Manzoni e il Romanzo dell’Ottocento

Alessandro Manzoni e il Romanzo dell’Ottocento

 VITA
Nato a Milano nel 1785 -
Alessandro Manzoni
Ambiente illuminista
حلم
Giovinezza passata in più collegi
sposata con Pietro Manzoni (con

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appunti su Manzoni (sul romanticismo, il cinque maggio, l’adelchi, i promessi sposi)

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VITA Nato a Milano nel 1785 - Alessandro Manzoni Ambiente illuminista حلم Giovinezza passata in più collegi sposata con Pietro Manzoni (conte) Relazione con Giovanni verri (forse vero padre di Alessandro) Giulia e Pietro, oltre alla differenza di età, hanno anche idee molto diverse (Pietro da conte vuole la monarchia, mentre Giulia frequentano il caffè sente aria di rivoluzione ed è contraria) si lasciano un anno dopo la nascita di Alessandro POCO prima della rivoluzione francese Figlio di Giulia Beccaria, figlia di cesare Beccaria (“dei delitti e delle pene") Ambiente del collegio e famiglia del padre gli permettono numerosi contatti con personalità importanti Anche Manzoni inizia a frequentare Parigi ENRICHETTA BLONDEL la "Tragedie" Giulia Beccaria convive a Parigi con CARLO IMBONATI (nobile milanese) fo scrive un poemetto in endecasillabi “carme in morte di carlo imbonati” alla sua morte -D Ambiente illuminista Incontra letterati, filosofi e scienziati calvinista Istruzione derivata dall'ambito religioso UGO FOSCOLO 1810 Si trasferiscono a Milano VINCENZO MONTI (letterato italiano che fece la prima traduzione dell' Iliade) Neoclassicismo + illuminismo BA Filologia: come si struttura un testo (scienza) origini svizzere CLAUDE FAURIEL (letterato) Futura moglie Ha come precettore parini ateo e più forte di quello italiano Da questo incontro nasce l'interesse per la filosofia e la critica letteraria A claude è indirizzata una lettera sulle caratteristiche della letteratura (come va fatta) In seguito al matrimonio Manzoni si converte al cattolicesimo (insieme alla moglie) Non è più interessato alla...

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razionalità Prima era interessato alla critica letteraria, ora inizia scrivere letteratura cambia tipo di produzione letteraria ES "Inni sacri": poesie per la liturgia delle principali feste religiose Riforma romantica sulla tragediografia Letteratura mette in evidenza la sua conversione alla spiritualità 1821: inizio insurrezioni in Italia Risorgimento italiano Fanno parte di questo periodo: Tra 27 e 40 va a Firenze Influenzati dalle idee del romanticismo Inizia a circolare l'idea che possa esistere un Italia unificata e una lingua italiana Odi 22 maggio 1873 muore Il fiorentino del suo tempo non è uguale a quello di Dante -▷ COSA È LETTERATURA? Marzo 1821 5 Maggio Progetto de 'I promessi sposi' In questo periodo entra in contatto con il gabinetto vissieux va in Toscana a Firenze dove si forma sulla lingua usata da Dante Revisione del 1840 ha una revisione linguistica in un fiorentino contemporaneo Manzoni viene nominato senatore del regno d'Italia appena nato V Lettere a Monsieur chauvet In che lingua vanno scritti i promessi sposi? Qual è l'italiano? Ultimi impegni riguardano l'unificazione linguistica dell'Italia composta da due parti Lingua più Toscana di quella di Dante perché è la letteratura che si rifaceva a Dante ma la lingua contemporanea pariata è diversa Manzoni risponde in due occasioni C. CAPONI, P. GIORDANI patriottismo, spirito del popolo, attenzione al particolare rispetto all'universale A cesare d'Azeglio "Sul Romanticismo" In suo onore Giuseppe verdi compone la massa da Requiem Tragediografia 21-23 Fermo e Lucia 1827 prima edizione 'I promessi Posi' La ventisettana 1840 edizione definitiva 1823 cesare aveva ripubblico l'inno sacro di Manzoni “la Pentecoste" 1846 la lettera viene resa pubblica semenza l'autorizzazione di Manzoni Privata, non pensata per la pubblicazione nel 1870 fa uscire l'edizione rivista della lettera Manzoni risponde con questa lettera Esce come era stata scritta in prima battuta Letteratura secondo Manzoni è Destruens, in cui dice cosa secondo lui non è la letteratura e cosa non è il romanticismo construens, da' la sua idea Utile Riguarda la verità Genera interesse Culti pagani aclovano e rispettano cose tervene come passioni, piacevi, I come se esse fossero un fine L₂ T 10 cio puo accadere anche a chi non cvede negli dei pagani. Vivendo cosi e come se lo facesse Elfelto della mitologia e di viportare a quelle idee e chi ne scrive le promuove e le sostiene > questo perche' i leltovi devon essere istruiti ->Letteratura deve avere una movale e tvaltare della vevita (non came Ariosto o Tasso che per un inse, gnamento parlano 20 anche di cose fantastiche) si devono usave il vevo stovico e il vero morale La realto e la veva Ponte di bellezza Vi e solo una nicchia pevche li ho studiati di persone che puo 25 apprezzare certi avgamenti a scuola (iliade e odissea) Per questo gli avgamenti, per essere accessibili a tulli (borghesi) 30 devono essere presi da cio' che puo' essere incontrato nella quotidioneita: د La ragione per la quale principalmente io ritengo detestabile l'uso della mitologia, e utile quel sistema¹ che tende ad escluderla, non la direi certamente a chichessia², per non provocare delle risa che precederebbero e impedirebbero ogni spiegazione; ma non lascerò di sottoporla a Lei, che, se la trovasse insussistente", saprebbe addirizzarmis senza ridere. Tale ragione per me è che l'uso della favola è vera idolatria. Ella sa molto meglio di me che questa non consisteva soltanto nella credenza di alcuni fatti naturali o soprannaturali; i fatti non ne erano che la parte storica; ma la parte morale, e molto della parte dogmatica (se mi è lecito applicare ad un tal caso una parola associata alle idee più sante), questa parte tanto essenziale era fondata nell'amore, nel rispetto, nel desiderio delle cose terrene, delle passioni, de' piaceri, portato fino all'adorazione®, nella fede in quelle cose come se fossero il fine, con come se potessero dare la felicità, salvare 10. L'idolatria in questo senso può sussistere anche senza la credenza alla parte storica, senza il culto; può sussistere pur troppo anche negli intelletti persuasi della vera Fede¹¹ [...]. L'effetto generale della mitologia ¹2 non può essere che di trasportarci alle idee di 15 que' tempi in cui il Maestro ¹3 non era venuto, di quegli uomini che non ne avevano la predizione ¹4 e il desiderio, di farci parlar tuttavia come se Egli non avesse insegnato ¹5, 5 IO cio' che invece stimola l'intellelto piace sempre di mantenere i simboli, le espressioni, le formule dei sentimenti che Egli ha inteso distruggere; di farci lasciar da canto" i giudizii ch'Egli ci ha dati delle cose, il linguag- gio che è la vera espressione di quei giudizii, per ritenere le idee e i giudizii del mondo pagano. Né può dirsi che il linguaggio mitologico, adoperato come è nella poesia, sia indifferente alle idee, e non si trasfonda in quelle che l'intelletto tiene risolutamente e avvertitamente ¹8. E perché dunque si farebbe uso di quel linguaggio, se non fosse per affezione ¹⁹ a ciò che esso esprime? se non fosse per produrre un assentimento, una simpatia20? A che altro fine si scrive e si parla? E volendo pure ammettere che quel linguaggio sia indifferente, senza effetto, che fare allora del grande argomento dei propugnatori21 della mitologia, che la vogliono appunto per l'effetto che essa può fare? Sia dunque benedetta la guerra che le si è fatta e che le si fa [...]. Mi limiterò ad esporle quello che a me sembra il principio generale a cui si possano ridurre tutti i sentimenti particolari sul positivo romantico 22. Il principio, di necessità tanto più indeterminato quanto più esteso, mi sembra poter esser questo: che la poesia, e la letteratura in genere debba proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo. Debba per conseguenza scegliere gli argomenti pei quali la massa dei lettori ha o avrà, a misura che diverrà più colta, una disposizione di curiosità e di affezione, nata da rapporti reali, a preferenza degli argomenti, pei quali una classe sola di lettori ha una affezione nata da abitudini scolastiche, e la moltitudine una ri- verenza non sentita né ragionata, ma ricevuta ciecamente23. E che in ogni argomento debba cercare di scoprire e di esprimere il vero storico e il vero morale24, non solo come fine, ma come più ampia e perpetua sorgente del bello²5: giacché e nell'uno e nell'altro ordine di cose, il falso può bensì dilettare, ma questo diletto, questo interesse è distrutto dalla cognizione del vero²6; è quindi temporario e accidentale27. Il diletto mentale non è prodotto che dall'assentimento28 ad una idea; l'interesse, dalla speranza di trovare in quella idea, contemplandola, altri punti di assentimento, e di riposo: ora quando un nuovo e vivo lume ci fa scoprire in quella idea il falso, e quindi l'impossi- bilità che la mente vi riposi e vi si compiaccia, vi faccia scoperte, il diletto e l'interesse spariscono. Ma il vero storico e il vero morale generano pure un diletto, e questo diletto è tanto più vivo e tanto più stabile, quanto più la mente che gusta è avanzata nella cognizione del vero29: questo diletto adunque debbe la poesia e la letteratura proporsi ³0 di far nascere. 40 35 ^> cio' che e falso / fon = tastico piace, ma solo fino a quando Ihan si torna alla 45 realta Sul Romanticismo da Sul Romanticismo, lettera del 22 settembre 1823 a Cesare d'Azeglio Nel luglio del 1823, il marchese Cesare d'Azeglio ripubblica La Pentecoste sulla rivista << Amico d'Italia» e invia il fascicolo a Manzoni. Nella missiva di accompagnamento, d'Azeglio accenna al fatto che Manzoni ha giocato un ruolo importante «nella gran lite coi classici », cioè nel dibattito sul Romanticismo innescato dal celebre articolo di Madame de Staël, Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni, nel quale la scrittrice francese aveva esortato i letterati italiani ad abbandonare i temi mitologici e a «tradurre diligentemente assai delle recenti poesie inglesi e tedesche»: e insomma a rinnovarsi e a sprovincializzarsi. Nel ringraziarlo, Manzoni prende spunto da queste poche parole e dichiara le sue teorie sul Romanticismo. La lettera non è destinata alla pubblicazione e, infatti, rimane privata fino al 1846, quando viene stampata a Parigi, contro la volontà dell'autore. Manzoni la ristamperà nel 1870 con alcune modifiche, ma qui riproponiamo il testo che fu effettivamente inviato a d'Azeglio. Nel seguente brano Manzoni tocca due problemi per lui cruciali. Da un lato spiega perché ha sempre lottato contro l'uso, da parte dei letterati moderni, della mitologia classica; e dall'altro argomenta le sue idee su "che cos'è" e (soprattutto) "che cosa deve essere" la let- teratura, idee che si riassumono in una frase diventata celebre: la letteratura deve << proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo »>. L> più cose ver si sanno, più si prova piacer a vaggiungere la verita- lellevatura e poesia devono puntare a questo Analisi del testo ►PARS DESTRUENS: IL RIFIUTO DELLA MITOLOGIA Nelle posizioni del Romanticismo Manzoni distingue una pars destruens, ovvero gli argomenti volti a combattere le idee degli avversari, e una pars construens, ovvero gli argo- menti che invece propongono idee nuove e costruttive. La prima parte del testo (rr. 1-27) riguarda la pars destruens. La mitologia è stata uno dei punti di scontro tra classicisti e romantici: i primi ne approvavano l'uso, i secondi lo rifiu- tavano. La posizione di Manzoni è basata sulle proprie con- vinzioni religiose. Ogni altra considerazione, che possa essere fatta in merito, è per lui di rango inferiore e, anzi, superflua. La mitologia è una delle espressioni della religione pagana. Continuare a usare la mitologia significa favorire la diffusione non certo della religione pagana, ma della visione del mon- do che avevano i pagani. Il linguaggio mitologico non può essere considerato un insieme di parole vuote: esso veicola delle idee. Attraverso questo linguaggio si esalta, quindi, il desiderio delle cose, delle passioni, degli amori terreni. Dopo gli insegnamenti di Cristo, tutto ciò non è più possibile: come si sono rifiutate le forme esterne del paganesimo, così biso- gna allontanare quel linguaggio che è intriso di paganesimo. LE ODI Struttura metrica: Forma dell'ode nasce in Grecia { Manzoni Numero variabile di strofe NO endecasillabo versi più brevi carattere CELEBRATIVO CINQUE MAGGIO ►PARS CONSTRUENS: L'UTILE, IL VERO E L'INTERES- SANTE Nella seconda parte del testo (rr. 28-48) Manzoni dichiara alcuni principi a cui la letteratura si dovrebbe attene- re. È diventata famosa l'espressione «<l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo» (rr. 31-32). Il poeta latino Orazio (I secolo a.C.) aveva proposto per primo una mescolanza di utile e di piacevole («<miscere utile dulci »>; leggi miscére). Da allora in poi, nel corso dei secoli, queste parole sono state al centro della riflessione sulla letteratura: alcuni hanno messo l'accento sul primo termine, altri sul secondo, ma il recinto in cui si muovevano le teorie letterarie era lo stesso. Manzoni riprende solo in parte la coppia di concetti oraziani: il dulce oraziano diventa l'interessante in Manzoni. È vero che ciò che è interessante è piacevole, ma è una pia- cevolezza solo dell'intelletto e non dei sensi o dell'immagi- nazione. Per esempio, i versi che raccontano di Rinaldo nel giardino di Armida nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (1544-1595) o degli amori di Adone e Venere nell'Ado- ne di Giovan Battista Marino (1569-1625) possono rientrare nel dulce oraziano, non nell'interessante manzoniano. A questi due elementi Manzoni aggiunge il vero: dal punto di vista grammaticale è, al pari di utile e interessante, l'equi- valente del genere neutro latino, e va inteso come "ciò che è vero", "le cose vere". Manzoni chiede dunque allo scrittore di restare aderente ai fatti così come la storia li tramanda (« il vero per soggetto »), ma di narrare questi fatti in modo che chi legge impari qualcosa di moralmente utile («<l'utile per iscopo»>) e di concentrarsi soprattutto su quei temi che In Italia vengono usati dal '500 Grande Fortuna dal '700 (es Parini) Argomento impegnato -Temi politici, civili e morali Autore più famoso è PINDARO Autori latini: orazio, catullo MARZO 1821 IL 5 MAGGIO - Per i sonetti invece l'argomento principale è l'amore Fino a verso 60: Napoleone pubblico Bernardo TASSO e Gabriella chiabrera Definizione più attuale, in passato non era necessariamente celebrativo Dedicata ad una auspicata (mai concretizzatasi) rivolta antiaustriaca, nella primavera del 1821 Morte di Napoleone Imprese, conquiste ecc carattere celebrativo possono essere attuali e vivi per i lettori contemporanei («<l'interessante per mezzo >>). ► LA RICERCA DEL BELLO Gli scrittori devono dunque scegliere argomenti che attraggano la massa dei lettori. Va notata l'attenzione verso un pubblico vastissimo: è un'at- tenzione che unisce l'interesse per il popolo, tipico del Ro- manticismo, a quello cristiano per gli umili, che vanno con- fortati, guidati e convertiti. Ogni volta che qualche artista si riferisce a un pubblico vasto, la prima obiezione che gli può essere fatta è questa: la massa ha interessi rozzi e non ha un gusto educato. Manzoni previene l'obiezione e cerca di ribatterla spostando il problema nel futuro: lo scrittore deve interpretare i gusti che la massa avrà man mano che diventerà più colta (la posizione presterebbe il fianco a ul- teriori critiche: in che modo diventerà più colta? quando?). Vengono così eliminati tutti quei soggetti classici e mitolo- gici che piacciono solo a un'élite di lettori, quelli che hanno fatto buone scuole. Gli altri lettori provano soggezione, ma anche disinteresse e antipatia, verso di essi. In ogni argo- mento lo scrittore deve cercare quanto è vero dal punto di vista storico e dal punto di vista morale: solo da questo tipo di vero nasce, infatti, la bellezza. Ciò che è falso può dare piacere e interesse, ma non appena il lettore scopre che l'argomento è falso, il piacere e l'interesse vengono meno. Il «<diletto mentale» (si noti l'aggettivo) si produce quando un'idea ci convince: ma quando scopriamo che questa idea ha in sé del falso, il diletto sparisce. «Il vero storico e il vero morale»>, invece, danno un diletto tanto più vivo quanto più aumenta la conoscenza del vero. Perciò, è questo il vero che lo scrittore deve perseguire. Inizio e chiusura hanno lo stesso tema (la sua morte) ● In mezzo vi è una parte sulle imprese e una sull'esilio Prima parte lessico del coraggio, della guerra, della battaglia seconda parte ha più clama, fermezza chiusura: area semantica della Fede Lettura di Napoleone filtrata dalla visione di Manzoni Argomento impegnato: valore della fede e della provvidenza struttura ad anello o ricomposizione Movimento maggiore Romantico e cattolico Riflessione sulla sua vita che conduce poi a Dio Anche Napoleone in punto di morte può essere toccato dalla fede e da un sentimento religioso Nonostante la magnificenza della vita pubblica, nel privato è inevitabile essere toccati dalla fede T Ĉ Ascolto 3 metonimia sorma per intendere исмо non sa quando un altro IO uomo del genere colpestera la sua polvere insanguinata mette in evidenza "Lui" come nello stuofa Elifavismo adatto all'argamento anastrofe > Parma si adatta all'argomento 4 came Dante Il cinque maggio -> tifolo collega l'ode a Napoleone senza farne il nome da Odi 5 così percossa, attonita Tewa, colpito e attonita (senza la terra al nunzio sta, pavole) sto al nunzio Dopo la sconfitta di Waterloo (18 giugno 1815), Napoleone viene recluso a Sant'Elena, piccola isola nell'Atlantico meridionale a circa 2000 chilometri dalla costa dell'Angola. Il 5 maggio 1821 Napoleone muore. La notizia raggiunge l'Europa con due mesi di ritardo e di- venta di dominio pubblico solo il 17 luglio (Manzoni la apprende quasi per caso, leggendo la << Gazzetta di Milano»). Manzoni scrive l'ode in pochi giorni, tra il 17 e il 19, e il 26 luglio la sottopone alla censura per ottenere il permesso di pubblicazione. Il permesso è negato, ma l'ode viene letta ugualmente grazie alle copie manoscritte che circolano subito. L'anno successivo viene stampata in Germania con la traduzione di Goethe e poi, dopo un altro anno, a Torino in un'edizione pirata. é morto Lui e elato • Similitudine Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, Pa di tanto spiro, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale; né sa quando una simile → orma di piè mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà. { Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque; 15 quando con vece assidua cadde, risorse e giacque, di mille voci al sonito mista la sua non ha: - occasione per pensare alla morte di ognuno Metro: ode di nove strofe doppie di settenari con schema abcbdx (con acd Su sultima ultima sdruccioli e x tronco). La rima x lega le strofe a coppie (che per questa ragione si dicono doppie). Manzoni sceglie di raddoppiare la strofa doppia in tre casi (strofe 1-4, 5-8, 15-18): per tre volte, quin- di, quattro strofe sono legate dalla mede- sima rima (-à, -ar, -ò). -o cruenta: latinismo 1. Ei fu: egli è morto. 1-6. Siccome... sta: come la salma (spo- glia) rimase immobile senza coscienza (immemore), esalato l'ultimo respiro vitale («<dato il mortal sospiro»), privata (orba) di uno spirito tanto grande («di tanto spi- (= -= insanguinata europa in situazione di conflitto spivito poetico ->non l'ha celebrato quando lo vide codere, giacere e vinascere DA za 2 hanno stessa vima ci sono tanti che hanno parlato di Napoleone ma lui no ro»), così la terra, all'annuncio (nunzio) (della morte), rimane colpita e attonita. 7-8. muta... fatale: pensando, muta, all'ul- tima ora di vita dell'uomo la cui vicenda era stata decisa dal destino (fatale è latinismo). 9-12. né sa ... verrà: (la terra, v. 6) non sa quando un'orma umana («di piè morta- le») paragonabile alla sua (simile) tornerà a calpestare la sua polvere mescolata con il sangue (delle recenti guerre napoleoni- che); cruenta è latinismo. 13-14. Lui... tacque: la mia ispirazione (<< il mio genio »>) ha visto Napoleone (Lui) sul trono imperiale (in solio) sfolgorante di gloria, ma tacque, cioè non lo esaltò, si astenne dal farne l'elogio. Ei A scuola impariamo che il pronome soggetto di terza persona singolare maschile è egli, e che quello di terza persona plurale maschile è essi. Ma egli ed essi non si usano quasi più, o solo per iscritto, in contesti molto formali, e sono stati sostituiti da lui e da loro (oggi diciamo e scriviamo "lui ha detto che verrà", "loro partecipano", e non "egli ha detto che verrà", "essi partecipano"). Ebbene, l'italiano antico conosceva, sia per la terza persona singolare sia per la terza persona plurale, anche le forme elli ed ei (che a volte si trova apocopato: e'): << ed elli a me, come persona accorta» (Dante, Inferno, III, v. 13); << ma ei non stette là con essi guari» (Dante, Inferno, VIII, v. 113). Tali forme restarono a lungo nell'uso poetico, specie nei testi d'intonazione più solenne com'è appunto Il cinque maggio. 15-18. quando ... ha: («il mio genio »>, v. 14) non ha mescolato la propria (voce) al suono (sonito) delle voci di mille altri poe- ti e scrittori quando, con avvicendamento ininterrotto («<con vece assidua»), cadde, si risollevò e ricadde definitivamente. Nel v. 16, i tre verbi riassumono le vicende sto- riche di Napoleone: la sconfitta di Lipsia nel 1813, a cui fece seguito l'abdicazione e l'esilio all'Elba (cadde); la fuga dall'Elba e il regno dei Cento giorni nel marzo-giugno del 1815 (risorse); la sconfitta di Waterloo, il 18 giugno 1815, cui seguì l'esilio a Sant'Elena (giacque). Nei vv. 17-18 Manzoni sottolinea la propria indipendenza intellettuale dal potere napoleonico.

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Tale ragione per me è che l'uso della favola è vera idolatria. Ella sa molto meglio di me che questa non consisteva soltanto nella credenza di alcuni fatti naturali o soprannaturali; i fatti non ne erano che la parte storica; ma la parte morale, e molto della parte dogmatica (se mi è lecito applicare ad un tal caso una parola associata alle idee più sante), questa parte tanto essenziale era fondata nell'amore, nel rispetto, nel desiderio delle cose terrene, delle passioni, de' piaceri, portato fino all'adorazione®, nella fede in quelle cose come se fossero il fine, con come se potessero dare la felicità, salvare 10. L'idolatria in questo senso può sussistere anche senza la credenza alla parte storica, senza il culto; può sussistere pur troppo anche negli intelletti persuasi della vera Fede¹¹ [...]. L'effetto generale della mitologia ¹2 non può essere che di trasportarci alle idee di 15 que' tempi in cui il Maestro ¹3 non era venuto, di quegli uomini che non ne avevano la predizione ¹4 e il desiderio, di farci parlar tuttavia come se Egli non avesse insegnato ¹5, 5 IO cio' che invece stimola l'intellelto piace sempre di mantenere i simboli, le espressioni, le formule dei sentimenti che Egli ha inteso distruggere; di farci lasciar da canto" i giudizii ch'Egli ci ha dati delle cose, il linguag- gio che è la vera espressione di quei giudizii, per ritenere le idee e i giudizii del mondo pagano. Né può dirsi che il linguaggio mitologico, adoperato come è nella poesia, sia indifferente alle idee, e non si trasfonda in quelle che l'intelletto tiene risolutamente e avvertitamente ¹8. E perché dunque si farebbe uso di quel linguaggio, se non fosse per affezione ¹⁹ a ciò che esso esprime? se non fosse per produrre un assentimento, una simpatia20? A che altro fine si scrive e si parla? E volendo pure ammettere che quel linguaggio sia indifferente, senza effetto, che fare allora del grande argomento dei propugnatori21 della mitologia, che la vogliono appunto per l'effetto che essa può fare? Sia dunque benedetta la guerra che le si è fatta e che le si fa [...]. Mi limiterò ad esporle quello che a me sembra il principio generale a cui si possano ridurre tutti i sentimenti particolari sul positivo romantico 22. Il principio, di necessità tanto più indeterminato quanto più esteso, mi sembra poter esser questo: che la poesia, e la letteratura in genere debba proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo. Debba per conseguenza scegliere gli argomenti pei quali la massa dei lettori ha o avrà, a misura che diverrà più colta, una disposizione di curiosità e di affezione, nata da rapporti reali, a preferenza degli argomenti, pei quali una classe sola di lettori ha una affezione nata da abitudini scolastiche, e la moltitudine una ri- verenza non sentita né ragionata, ma ricevuta ciecamente23. E che in ogni argomento debba cercare di scoprire e di esprimere il vero storico e il vero morale24, non solo come fine, ma come più ampia e perpetua sorgente del bello²5: giacché e nell'uno e nell'altro ordine di cose, il falso può bensì dilettare, ma questo diletto, questo interesse è distrutto dalla cognizione del vero²6; è quindi temporario e accidentale27. Il diletto mentale non è prodotto che dall'assentimento28 ad una idea; l'interesse, dalla speranza di trovare in quella idea, contemplandola, altri punti di assentimento, e di riposo: ora quando un nuovo e vivo lume ci fa scoprire in quella idea il falso, e quindi l'impossi- bilità che la mente vi riposi e vi si compiaccia, vi faccia scoperte, il diletto e l'interesse spariscono. Ma il vero storico e il vero morale generano pure un diletto, e questo diletto è tanto più vivo e tanto più stabile, quanto più la mente che gusta è avanzata nella cognizione del vero29: questo diletto adunque debbe la poesia e la letteratura proporsi ³0 di far nascere. 40 35 ^> cio' che e falso / fon = tastico piace, ma solo fino a quando Ihan si torna alla 45 realta Sul Romanticismo da Sul Romanticismo, lettera del 22 settembre 1823 a Cesare d'Azeglio Nel luglio del 1823, il marchese Cesare d'Azeglio ripubblica La Pentecoste sulla rivista << Amico d'Italia» e invia il fascicolo a Manzoni. Nella missiva di accompagnamento, d'Azeglio accenna al fatto che Manzoni ha giocato un ruolo importante «nella gran lite coi classici », cioè nel dibattito sul Romanticismo innescato dal celebre articolo di Madame de Staël, Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni, nel quale la scrittrice francese aveva esortato i letterati italiani ad abbandonare i temi mitologici e a «tradurre diligentemente assai delle recenti poesie inglesi e tedesche»: e insomma a rinnovarsi e a sprovincializzarsi. Nel ringraziarlo, Manzoni prende spunto da queste poche parole e dichiara le sue teorie sul Romanticismo. La lettera non è destinata alla pubblicazione e, infatti, rimane privata fino al 1846, quando viene stampata a Parigi, contro la volontà dell'autore. Manzoni la ristamperà nel 1870 con alcune modifiche, ma qui riproponiamo il testo che fu effettivamente inviato a d'Azeglio. Nel seguente brano Manzoni tocca due problemi per lui cruciali. Da un lato spiega perché ha sempre lottato contro l'uso, da parte dei letterati moderni, della mitologia classica; e dall'altro argomenta le sue idee su "che cos'è" e (soprattutto) "che cosa deve essere" la let- teratura, idee che si riassumono in una frase diventata celebre: la letteratura deve << proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo »>. L> più cose ver si sanno, più si prova piacer a vaggiungere la verita- lellevatura e poesia devono puntare a questo Analisi del testo ►PARS DESTRUENS: IL RIFIUTO DELLA MITOLOGIA Nelle posizioni del Romanticismo Manzoni distingue una pars destruens, ovvero gli argomenti volti a combattere le idee degli avversari, e una pars construens, ovvero gli argo- menti che invece propongono idee nuove e costruttive. La prima parte del testo (rr. 1-27) riguarda la pars destruens. La mitologia è stata uno dei punti di scontro tra classicisti e romantici: i primi ne approvavano l'uso, i secondi lo rifiu- tavano. La posizione di Manzoni è basata sulle proprie con- vinzioni religiose. Ogni altra considerazione, che possa essere fatta in merito, è per lui di rango inferiore e, anzi, superflua. La mitologia è una delle espressioni della religione pagana. Continuare a usare la mitologia significa favorire la diffusione non certo della religione pagana, ma della visione del mon- do che avevano i pagani. Il linguaggio mitologico non può essere considerato un insieme di parole vuote: esso veicola delle idee. Attraverso questo linguaggio si esalta, quindi, il desiderio delle cose, delle passioni, degli amori terreni. Dopo gli insegnamenti di Cristo, tutto ciò non è più possibile: come si sono rifiutate le forme esterne del paganesimo, così biso- gna allontanare quel linguaggio che è intriso di paganesimo. LE ODI Struttura metrica: Forma dell'ode nasce in Grecia { Manzoni Numero variabile di strofe NO endecasillabo versi più brevi carattere CELEBRATIVO CINQUE MAGGIO ►PARS CONSTRUENS: L'UTILE, IL VERO E L'INTERES- SANTE Nella seconda parte del testo (rr. 28-48) Manzoni dichiara alcuni principi a cui la letteratura si dovrebbe attene- re. È diventata famosa l'espressione «<l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo» (rr. 31-32). Il poeta latino Orazio (I secolo a.C.) aveva proposto per primo una mescolanza di utile e di piacevole («<miscere utile dulci »>; leggi miscére). Da allora in poi, nel corso dei secoli, queste parole sono state al centro della riflessione sulla letteratura: alcuni hanno messo l'accento sul primo termine, altri sul secondo, ma il recinto in cui si muovevano le teorie letterarie era lo stesso. Manzoni riprende solo in parte la coppia di concetti oraziani: il dulce oraziano diventa l'interessante in Manzoni. È vero che ciò che è interessante è piacevole, ma è una pia- cevolezza solo dell'intelletto e non dei sensi o dell'immagi- nazione. Per esempio, i versi che raccontano di Rinaldo nel giardino di Armida nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (1544-1595) o degli amori di Adone e Venere nell'Ado- ne di Giovan Battista Marino (1569-1625) possono rientrare nel dulce oraziano, non nell'interessante manzoniano. A questi due elementi Manzoni aggiunge il vero: dal punto di vista grammaticale è, al pari di utile e interessante, l'equi- valente del genere neutro latino, e va inteso come "ciò che è vero", "le cose vere". Manzoni chiede dunque allo scrittore di restare aderente ai fatti così come la storia li tramanda (« il vero per soggetto »), ma di narrare questi fatti in modo che chi legge impari qualcosa di moralmente utile («<l'utile per iscopo»>) e di concentrarsi soprattutto su quei temi che In Italia vengono usati dal '500 Grande Fortuna dal '700 (es Parini) Argomento impegnato -Temi politici, civili e morali Autore più famoso è PINDARO Autori latini: orazio, catullo MARZO 1821 IL 5 MAGGIO - Per i sonetti invece l'argomento principale è l'amore Fino a verso 60: Napoleone pubblico Bernardo TASSO e Gabriella chiabrera Definizione più attuale, in passato non era necessariamente celebrativo Dedicata ad una auspicata (mai concretizzatasi) rivolta antiaustriaca, nella primavera del 1821 Morte di Napoleone Imprese, conquiste ecc carattere celebrativo possono essere attuali e vivi per i lettori contemporanei («<l'interessante per mezzo >>). ► LA RICERCA DEL BELLO Gli scrittori devono dunque scegliere argomenti che attraggano la massa dei lettori. Va notata l'attenzione verso un pubblico vastissimo: è un'at- tenzione che unisce l'interesse per il popolo, tipico del Ro- manticismo, a quello cristiano per gli umili, che vanno con- fortati, guidati e convertiti. Ogni volta che qualche artista si riferisce a un pubblico vasto, la prima obiezione che gli può essere fatta è questa: la massa ha interessi rozzi e non ha un gusto educato. Manzoni previene l'obiezione e cerca di ribatterla spostando il problema nel futuro: lo scrittore deve interpretare i gusti che la massa avrà man mano che diventerà più colta (la posizione presterebbe il fianco a ul- teriori critiche: in che modo diventerà più colta? quando?). Vengono così eliminati tutti quei soggetti classici e mitolo- gici che piacciono solo a un'élite di lettori, quelli che hanno fatto buone scuole. Gli altri lettori provano soggezione, ma anche disinteresse e antipatia, verso di essi. In ogni argo- mento lo scrittore deve cercare quanto è vero dal punto di vista storico e dal punto di vista morale: solo da questo tipo di vero nasce, infatti, la bellezza. Ciò che è falso può dare piacere e interesse, ma non appena il lettore scopre che l'argomento è falso, il piacere e l'interesse vengono meno. Il «<diletto mentale» (si noti l'aggettivo) si produce quando un'idea ci convince: ma quando scopriamo che questa idea ha in sé del falso, il diletto sparisce. «Il vero storico e il vero morale»>, invece, danno un diletto tanto più vivo quanto più aumenta la conoscenza del vero. Perciò, è questo il vero che lo scrittore deve perseguire. Inizio e chiusura hanno lo stesso tema (la sua morte) ● In mezzo vi è una parte sulle imprese e una sull'esilio Prima parte lessico del coraggio, della guerra, della battaglia seconda parte ha più clama, fermezza chiusura: area semantica della Fede Lettura di Napoleone filtrata dalla visione di Manzoni Argomento impegnato: valore della fede e della provvidenza struttura ad anello o ricomposizione Movimento maggiore Romantico e cattolico Riflessione sulla sua vita che conduce poi a Dio Anche Napoleone in punto di morte può essere toccato dalla fede e da un sentimento religioso Nonostante la magnificenza della vita pubblica, nel privato è inevitabile essere toccati dalla fede T Ĉ Ascolto 3 metonimia sorma per intendere исмо non sa quando un altro IO uomo del genere colpestera la sua polvere insanguinata mette in evidenza "Lui" come nello stuofa Elifavismo adatto all'argamento anastrofe > Parma si adatta all'argomento 4 came Dante Il cinque maggio -> tifolo collega l'ode a Napoleone senza farne il nome da Odi 5 così percossa, attonita Tewa, colpito e attonita (senza la terra al nunzio sta, pavole) sto al nunzio Dopo la sconfitta di Waterloo (18 giugno 1815), Napoleone viene recluso a Sant'Elena, piccola isola nell'Atlantico meridionale a circa 2000 chilometri dalla costa dell'Angola. Il 5 maggio 1821 Napoleone muore. La notizia raggiunge l'Europa con due mesi di ritardo e di- venta di dominio pubblico solo il 17 luglio (Manzoni la apprende quasi per caso, leggendo la << Gazzetta di Milano»). Manzoni scrive l'ode in pochi giorni, tra il 17 e il 19, e il 26 luglio la sottopone alla censura per ottenere il permesso di pubblicazione. Il permesso è negato, ma l'ode viene letta ugualmente grazie alle copie manoscritte che circolano subito. L'anno successivo viene stampata in Germania con la traduzione di Goethe e poi, dopo un altro anno, a Torino in un'edizione pirata. é morto Lui e elato • Similitudine Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, Pa di tanto spiro, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale; né sa quando una simile → orma di piè mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà. { Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque; 15 quando con vece assidua cadde, risorse e giacque, di mille voci al sonito mista la sua non ha: - occasione per pensare alla morte di ognuno Metro: ode di nove strofe doppie di settenari con schema abcbdx (con acd Su sultima ultima sdruccioli e x tronco). La rima x lega le strofe a coppie (che per questa ragione si dicono doppie). Manzoni sceglie di raddoppiare la strofa doppia in tre casi (strofe 1-4, 5-8, 15-18): per tre volte, quin- di, quattro strofe sono legate dalla mede- sima rima (-à, -ar, -ò). -o cruenta: latinismo 1. Ei fu: egli è morto. 1-6. Siccome... sta: come la salma (spo- glia) rimase immobile senza coscienza (immemore), esalato l'ultimo respiro vitale («<dato il mortal sospiro»), privata (orba) di uno spirito tanto grande («di tanto spi- (= -= insanguinata europa in situazione di conflitto spivito poetico ->non l'ha celebrato quando lo vide codere, giacere e vinascere DA za 2 hanno stessa vima ci sono tanti che hanno parlato di Napoleone ma lui no ro»), così la terra, all'annuncio (nunzio) (della morte), rimane colpita e attonita. 7-8. muta... fatale: pensando, muta, all'ul- tima ora di vita dell'uomo la cui vicenda era stata decisa dal destino (fatale è latinismo). 9-12. né sa ... verrà: (la terra, v. 6) non sa quando un'orma umana («di piè morta- le») paragonabile alla sua (simile) tornerà a calpestare la sua polvere mescolata con il sangue (delle recenti guerre napoleoni- che); cruenta è latinismo. 13-14. Lui... tacque: la mia ispirazione (<< il mio genio »>) ha visto Napoleone (Lui) sul trono imperiale (in solio) sfolgorante di gloria, ma tacque, cioè non lo esaltò, si astenne dal farne l'elogio. Ei A scuola impariamo che il pronome soggetto di terza persona singolare maschile è egli, e che quello di terza persona plurale maschile è essi. Ma egli ed essi non si usano quasi più, o solo per iscritto, in contesti molto formali, e sono stati sostituiti da lui e da loro (oggi diciamo e scriviamo "lui ha detto che verrà", "loro partecipano", e non "egli ha detto che verrà", "essi partecipano"). Ebbene, l'italiano antico conosceva, sia per la terza persona singolare sia per la terza persona plurale, anche le forme elli ed ei (che a volte si trova apocopato: e'): << ed elli a me, come persona accorta» (Dante, Inferno, III, v. 13); << ma ei non stette là con essi guari» (Dante, Inferno, VIII, v. 113). Tali forme restarono a lungo nell'uso poetico, specie nei testi d'intonazione più solenne com'è appunto Il cinque maggio. 15-18. quando ... ha: («il mio genio »>, v. 14) non ha mescolato la propria (voce) al suono (sonito) delle voci di mille altri poe- ti e scrittori quando, con avvicendamento ininterrotto («<con vece assidua»), cadde, si risollevò e ricadde definitivamente. Nel v. 16, i tre verbi riassumono le vicende sto- riche di Napoleone: la sconfitta di Lipsia nel 1813, a cui fece seguito l'abdicazione e l'esilio all'Elba (cadde); la fuga dall'Elba e il regno dei Cento giorni nel marzo-giugno del 1815 (risorse); la sconfitta di Waterloo, il 18 giugno 1815, cui seguì l'esilio a Sant'Elena (giacque). Nei vv. 17-18 Manzoni sottolinea la propria indipendenza intellettuale dal potere napoleonico.