Italiano /

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni

 Alessandro Manzoni
VITA
Nasce a Milano nel 1785 in un ambiente prettamente illuminista
Figlio di Giulia Beccaria, la figlia di Cesare > Aut

Commenti (1)

Condividi

Salva

22

Alessandro Manzoni

user profile picture

Alice Carniel

53 Followers
 

Italiano

 

4ªl/5ªl

Appunto

vita, opere (Lettre a mons Chaveut, Sul romanticismo, 5 maggio, Conte di Carmagnola, Adelchi, I promessi sposi) e analisi dei testi (Sul romanticismo, 5 maggio, coro del terzo atto dell’Adelchi, il 38esimo capitolo de I promessi sposi)

Non c'è niente di adatto? Esplorare altre aree tematiche.

Alessandro Manzoni VITA Nasce a Milano nel 1785 in un ambiente prettamente illuminista Figlio di Giulia Beccaria, la figlia di Cesare > Autore importante dell'illuminismo che scrisse 'Dei delitti e delle pene' Sposata con Pietro Manzoni, un conte più grande di lei di 26 anni Giulia stava, però, con Giovanni Verri, un esponente del caffè Ci starà dai 6 ai 16 anni Alessandro passa la sua giovinezza in più collegi ( La madre va a convivere a Parigi con il nobile milanese Carlo Imbonati Il suo precettore (maestro) fu Parini Oltre alla differenza di età, hanno anche idee molto diverse: Pietro vuole la monarchia, mentre Giulia frequentando il caffè sente aria di rivoluzione ed è contraria Il loro matrimonio termina un anno dopo la nascita di Alessandro Gli danno una formazione religiosa Gli permettono numerosi contatti con personalità importanti come Vincenzo Monti (aveva effettuato la prima traduzione dell'Illiade) e Ugo Foscolo Anche Manzoni frequenta gli ambienti parigini -> Immersione nell'ambiente illuminista Fede e ragione sono due concetti distinti Incontra letterati, filosofi e scienziati Claude Fauriel - letterato che gli farà nascere l'interesse per la filosofia e per la critica letteraria Alessandro gli indirizza una lettera su come si debba fare letteratura (₂ Alla sua morte, Alessandro scrisse un poemetto in suo onore: 'Carme in morte di Carlo Imbonati' Alessandro incontra Enrichetta Blondel,...

Con noi per un apprendimento più divertente

Aiuto per i compiti

Con la funzionalità Domande, è possibile porre domande e ricevere risposte da altri studenti in qualsiasi momento.

Imparare insieme

Unisciti a migliaia di studenti per condividere conoscenze, scambiare idee e aiutarvi a vicenda. Un'applicazione interattiva all-in-one.

Sicura e testata

Che si tratti di riassunti, esercizi o appunti delle lezioni, Knowunity garantisce che tutti i contenuti siano verificati e crea un ambiente di apprendimento sicuro a cui il vostro bambino può accedere in qualsiasi momento.

Scarica l'applicazione

Didascalia alternativa:

una calvinista svizzera, che diventerà la sua amante e futura moglie In seguito al matrimonio Alessandro si converte al cattolicesimo 1810 - si trasferiscono a Milano e lui cambia tipo di produzione letteraria -> Prima era interessato alla critica letteraria, ora inizia a scrivere letteratura e comincia a farsi influenzare dall'aria di romanticismo 1821 - inizio dei moti insurrezionali in Italia influenzati dalle idee del romanticismo - risorgimento italiano ( Entra in contatto con il gabinetto Vissieux Scrive Inni sacri, fa un progetto di componimenti poetici che dovrebbero servire per la liturgia delle feste religiose, e scrive tragedie Scrive elle odi quali Marzo 1821' e '5 Maggio' Scrive un romanzo: 'I promessi sposi' 3 fasi redazionali - 1821/3 'Fermo e Lucia' Muore il 22 maggio 1873 -> Patriottismo, attenzione al particolare al posto dell'universale, la nazione, lo spirito del popolo (volkgeist) 1785-1873 Idea che possa esistere un'Italia unificata, una lingua italiana -> Qual è la lingua italiana? 1827 'I promessi sposi' (la ventisettana) 1840 'I promessi sposi' Manzoni si reca a Firenze a scopo di revisione linguistica -> Vuole riscrivere 'I promessi sposi' nella lingua di Dante ( Ma il toscano del 1830 non è la lingua di Dante —› La letteratura si rifà a Dante, ma Manzoni si rifà al toscano contemporaneo - un gruppo di letterati qui conosce Caponi e Pietro Giordani, degli amici di Giacomo Leopardi Manzoni sarà nominato Senatore del regno d'Italia neo-nato —› I suoi ultimi impegni saranno relativi alla riunificazione, anche linguistica, dell'Italia In suo onore Giuseppe Verdi compone la messa da requiem (brani musicali) CHE COSÉ LA LETTERATURA? Manzoni risponde in due occasioni T 10 l'effetto della mitologia é di viportare chi la legge a quelle idee e chi ue saive le promove e le Sostiene • Lettre a mons chaveut - - tragediografia • A Carlo d'Azeglio - lettera sul romanticismo > Privata, non pensata per la pubblicazione 5 > 1823 - Carlo aveva ripubblicato l'inno sacro di Manzoni "la Pentecoste" -> Manzoni risponde con questa lettera -> 1846 - la lettera viene resa pubblica senza l'autorizzazione di Manzoni -> Esce come era stata scritta in prima battuta La lettera non è destinata alla pubblicazione e, infatti, rimane privata fino al 1846, quando viene stampata a Parigi, contro la volontà dell'autore. Manzoni la ristamperà nel 1870 con alcune modifiche, ma qui riproponiamo il testo che fu effettivamente inviato a d'Azeglio. Nel seguente brano Manzoni tocca due problemi per lui cruciali. Da un lato spiega perché i culti pagani adovano e vispettano ha sempre lottato contro l'uso, da parte dei letterati moderni, della mitologia classica; e le cose terveue come passioni, piacevi dall'altro argomenta le sue idee su "che cos'è" e (soprattutto) "che cosa deve essere" la let- teratura, idee che si riassumono in una frase diventata celebre: la letteratura deve << proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo »>. come fossero un fine IO 1870 Manzoni fa uscire l'edizione rivista della lettera → Composta da due parti Destruens - dice cosa secondo lui non è la letteratura e cosa non è il romanticismo •Construens - dà la sua idea -> La letteratura secondo Manzoni è utile, riguarda la verità e genera interesse Sul Romanticismo da Sul Romanticismo, lettera del 22 settembre 1823 a Cesare d'Azeglio Nel luglio del 1823, il marchese Cesare d'Azeglio ripubblica La Pentecoste sulla rivista << Amico d'Italia» e invia il fascicolo a Manzoni. Nella missiva di accompagnamento, d'Azeglio accenna al fatto che Manzoni ha giocato un ruolo importante «nella gran lite coi classici», cioè nel dibattito sul Romanticismo innescato dal celebre articolo di Madame de Staël, Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni, nel quale la scrittrice francese aveva esortato i letterati italiani ad abbandonare i temi mitologici e a «tradurre diligentemente assai delle recenti poesie inglesi e tedesche»: e insomma a rinnovarsi e a sprovincializzarsi. Nel ringraziarlo, Manzoni prende spunto da queste poche parole e dichiara le sue teorie sul Romanticismo. La ragione per la quale principalmente io ritengo detestabile l'uso della mitologia, e utile quel sistema¹ che tende ad escluderla, non la direi certamente a chichessia², per non provocare delle risa che precederebbero e impedirebbero ogni spiegazione; ma non lascerò³ di sottoporla a Lei, che, se la trovasse insussistente", saprebbe addirizzarmis senza ridere. Tale ragione per me è che l'uso della favola è vera idolatria. Ella sa molto meglio di me che questa' non consisteva soltanto nella credenza di alcuni fatti naturali o soprannaturali; i fatti non ne erano che la parte storica; ma la parte morale, e molto della parte dogmatica (se mi è lecito applicare ad un tal caso una parola associata alle idee più sante), questa parte tanto essenziale era fondata nell'amore, nel rispetto, nel desiderio delle cose terrene, delle passioni, de' piaceri, portato fino all'adorazione, nella fede in quelle cose come se fossero il fine, come se potessero dare la felicità, salvare¹º. L'idolatria in questo senso può sussistere anche senza la credenza alla parte storica, senza il culto; può sussistere pur troppo anche negli intelletti persuasi della vera Fede¹¹ [...]. L'effetto generale della mitologia ¹2 non può essere che di trasportarci alle idee di 15 que' tempi in cui il Maestro ¹³ non era venuto, di quegli uomini che non ne avevano la predizione ¹4 e il desiderio, di farci parlar tuttavia come se Egli non avesse insegnato ¹5, di mantenere i simboli, le espressioni, le formule dei sentimenti che Egli ha inteso distruggere; di farci lasciar da canto¹ i giudizii ch'Egli ci ha dati delle cose, il linguag- gio che è la vera espressione di quei giudizii, per ritenere le idee e i giudizii del mondo pagano. Né può dirsi che il linguaggio mitologico, adoperato come è nella poesia, sia indifferente alle idee, e non si trasfonda in quelle che l'intelletto tiene risolutamente e avvertitamente ¹8. E perché dunque si farebbe uso di quel linguaggio, se non fosse per affezione¹⁹ a ciò che esso esprime? se non fosse per produrre un assentimento, una Vie solo une nicchia di persone simpatia20? A che altro fine si scrive e si parla? E volendo pure ammettere che quel linguaggio sia indifferente, senza effetto, che fare allora del grande argomento dei studiati a scuola (illiadelodissea) propugnatori21 della mitologia, che la vogliono appunto per l'effetto che essa può fare? che puo apprezzare certi argomenti perché li ha 25 Sia dunque benedetta la guerra che le si è fatta e che le si fa [...]. -> Mauzoui cerca degel: argomenti che siano -> quotidianità 30 Mi limiterò ad esporle quello che a me sembra il principio generale a cui si possano accessibili a tutti (borglesi) ridurre tutti i sentimenti particolari sul positivo romantico 22. Il principio, di necessità tanto più indeterminato quanto più esteso, mi sembra poter esser questo: che la poesia, e la letteratura in genere debba proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo. Debba per conseguenza scegliere gli argomenti pei quali la massa dei lettori ha o avrà, a misura che diverrà più colta, una disposizione di curiosità e di affezione, nata da rapporti reali, a preferenza degli argomenti, pei quali una classe sola di lettori ha una affezione nata da abitudini scolastiche, e la moltitudine una ri- verenza non sentita né ragionata, ma ricevuta ciecamente²³. E che in ogni argomento - cio che e fantastico piace debba cercare di scoprire e di esprimere il vero storico e il vero morale24, non solo come fine, ma come più ampia e perpetua sorgente del bello25: giacché e nell'uno e nell'altro ordine di cose, il falso può bensì dilettare, ma questo diletto, questo interesse è distrutto dalla cognizione del vero²6; è quindi temporario e accidentale²7. Il diletto mentale non è prodotto che dall'assentimento²8 ad una idea; l'interesse, dalla speranza di trovare in quella idea, contemplandola, altri punti di assentimento, e di riposo: ora quando un nuovo e vivo lume ci fa scoprire in quella idea il falso, e quindi l'impossi- bilità che la mente vi riposi e vi si compiaccia, vi faccia scoperte, il diletto e l'interesse spariscono. Ma il vero storico e il vero morale generano pure un diletto, e questo diletto è tanto più vivo e tanto più stabile, quanto più la mente che gusta è avanzata nella cognizione del vero29: questo diletto adunque debbe la poesia e la letteratura proporsi ³0 di far nascere. solo fino a quando non si torna alla realta la letteratura deve avere una morale e trattare della verità (you come Aviosto o Tasso che per un insegnamento 20 Parlano di cose fantastiche) i letton devono esseve istiti dalla lettura vero storico e vero morale la realtà e la vera foute 35 di bellezza -> cio' che stimola l'intelletto Piace sempre 40 1 più cose vere si Sauno, più si prove piacere a raggiungere la verità letteratura e poesia puntano a questo 45 PARS DESTRUENS: IL RIFIUTO DELLA MITOLOGIA Nelle posizioni del Romanticismo Manzoni distingue una pars destruens, ovvero gli argomenti volti a combattere le idee degli avversari, e una pars construens, ovvero gli argo- menti che invece propongono idee nuove e costruttive. La prima parte del testo (rr. 1-27) riguarda la pars destruens. La mitologia è stata uno dei punti di scontro tra classicisti e romantici: i primi ne approvavano l'uso, i secondi lo rifiu- tavano. La posizione di Manzoni è basata sulle proprie con- vinzioni religiose. Ogni altra considerazione, che possa essere fatta in merito, è per lui di rango inferiore e, anzi, superflua. La mitologia è una delle espressioni della religione pagana. Continuare a usare la mitologia significa favorire la diffusione non certo della religione pagana, ma della visione del mon- do che avevano i pagani. Il linguaggio mitologico non può essere considerato un insieme di parole vuote: esso veicola delle idee. Attraverso questo linguaggio si esalta, quindi, il desiderio delle cose, delle passioni, degli amori terreni. Dopo gli insegnamenti di Cristo, tutto ciò non è più possibile: come si sono rifiutate le forme esterne del paganesimo, così biso- gna allontanare quel linguaggio che è intriso di paganesimo. PARS CONSTRUENS: L'UTILE, IL VERO E L'INTERES- SANTE Nella seconda parte del testo (rr. 28-48) Manzoni dichiara alcuni principi a cui la letteratura si dovrebbe attene- re. È diventata famosa l'espressione «<l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo» (rr. 31-32). Il poeta latino Orazio (I secolo a.C.) aveva proposto per primo una mescolanza di utile e di piacevole («<miscere utile dulci >>; leggi miscére). Da allora in poi, nel corso dei secoli, queste parole sono state al centro della riflessione sulla letteratura: alcuni hanno messo l'accento sul primo termine, altri sul secondo, ma il recinto in cui si muovevano le teorie letterarie era lo stesso. Manzoni riprende solo in parte la coppia di concetti oraziani: il dulce oraziano diventa l'interessante in Manzoni. È vero che ciò che è interessante è piacevole, ma è una pia- cevolezza solo dell'intelletto e non dei sensi o dell'immagi- nazione. Per esempio, i versi che raccontano di Rinaldo nel giardino di Armida nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (1544-1595) o degli amori di Adone e Venere nell'Ado- ne di Giovan Battista Marino (1569-1625) possono rientrare nel dulce oraziano, non nell'interessante manzoniano. A questi due elementi Manzoni aggiunge il vero: dal punto di vista grammaticale è, al pari di utile e interessante, l'equi- valente del genere neutro latino, e va inteso come "ciò che è vero", "le cose vere". Manzoni chiede dunque allo scrittore di restare aderente ai fatti così come la storia li tramanda (« il vero per soggetto »), ma di narrare questi fatti in modo che chi legge impari qualcosa di moralmente utile («<l'utile per iscopo ») e di concentrarsi soprattutto su quei temi che possono essere attuali e vivi per i lettori contemporanei (« l'interessante per mezzo >>). LA RICERCA DEL BELLO Gli scrittori devono dunque scegliere argomenti che attraggano la massa dei lettori. Va notata l'attenzione verso un pubblico vastissimo: è un'at- tenzione che unisce l'interesse per il popolo, tipico del Ro- manticismo, a quello cristiano per gli umili, che vanno con- fortati, guidati e convertiti. Ogni volta che qualche artista si riferisce a un pubblico vasto, la prima obiezione che gli può essere fatta è questa: la massa ha interessi rozzi e non ha un gusto educato. Manzoni previene l'obiezione e cerca di ribatterla spostando il problema nel futuro: lo scrittore deve interpretare i gusti che la massa avrà man mano che diventerà più colta (la posizione presterebbe il fianco a ul- teriori critiche: in che modo diventerà più colta? quando?). Vengono così eliminati tutti quei soggetti classici e mitolo- gici che piacciono solo a un'élite di lettori, quelli che hanno fatto buone scuole. Gli altri lettori provano soggezione, ma anche disinteresse e antipatia, verso di essi. In ogni argo- mento lo scrittore deve cercare quanto è vero dal punto di vista storico e dal punto di vista morale: solo da questo tipo di vero nasce, infatti, la bellezza. Ciò che è falso può dare piacere e interesse, ma non appena il lettore scopre che l'argomento è falso, il piacere e l'interesse vengono meno. Il «<diletto mentale»> (si noti l'aggettivo) si produce quando un'idea ci convince: ma quando scopriamo che questa idea ha in sé del falso, il diletto sparisce. « Il vero storico e il vero morale»>, invece, danno un diletto tanto più vivo quanto più aumenta la conoscenza del vero. Perciò, è questo il vero che lo scrittore deve perseguire. LE ODI Struttura metrica • Numero variabile di strofe • Senza endecasillabi Versi più brevi Nascono in Grecia Pindaro ne è un esponente Orazio e Catullo ne sono degli autori latini In Italia vengono usate dal '500 Recupero dei classici (₂ Grande fortuna dal '700 (es. Parini) - Argomento impegnato: temi politici, civili e morali Carattere celebrativo - al tempo non aveva questo carattere, ora consideriamo ode un sinonimo di lode L'ambiente illuminista gli dà una visione del mondo etica pragmatica Scopo della letteratura dev'essere morale -> Necessità di rispondere con la letteratura a esigenze reali Non elitaria, non solo a quelli che hanno potuto studiare - grazie al cristianesimo perché è una religione per tutti che predica l'uguaglianza, la fratellanza Il pubblico è tutto il popolo, è vasto Come raggiunge questa vastità? Grazie alla lingua, ai contenuti e ai generi letterari Raffina le sue scelte – dagli inni, alle odi, alla tragedia, al romanzo Solo i Borghesi andavano a teatro, solo chi può permetterselo ci va È fatta per essere letta ma mantiene alcune caratteristiche/fattezze come dovesse essere rappresentata a teatro Innova la tragedia ma sembra una tragedia da salotto • Marzo 1821 - dedicata ad una auspicata rivolta antiaustriaca nella primavera del 1821 • 5 maggio - dedicata alla morte di Napoleone Fino al verso 60 parla del Napoleone pubblico tramite le sue imprese e conquiste L'inizio e la chiusura hanno lo stesso tema (la sua morte) - struttura ad anello o ricomposizione In mezzo vi è una parte sulle imprese e una sull'esilio La prima parte ha l'area semantica del coraggio, della guerra, della battaglia, mentre la seconda ha più calma, fermezza La chiusura ha area semantica della fede Napoleone rappresentato come romantico e cattolico - vi è una riflessione sulla sua vita che conduce poi a Dio Argomento impegnato: valore della fede e della provvidenza Anche Napoleone in punto di morte può essere toccato dalla fede e da un sentimento religioso Nonostante la magnificenza della vita pubblica, nel privato è inevitabile essere toccati dalla fede T Ascolto wetonicia 3 orma como -> la terra non sa quando u altro noms del genere calpestera la sua Polvere insanguinata 5 IO amastrofe C mette in evidenza 'Lui' Come wella 1ª strofa 15 20 30 35 Il cinque maggio da Odi elitavisus la forma si adatta all'argomento 40 Dopo la sconfitta di Waterloo (18 giugno 1815), Napoleone viene recluso a Sant'Elena, piccola isola nell'Atlantico meridionale a circa 2000 chilometri dalla costa dell'Angola. Il 5 maggio 1821 Napoleone muore. La notizia raggiunge l'Europa con due mesi di ritardo e di- venta di dominio pubblico solo il 17 luglio (Manzoni la apprende quasi per caso, leggendo la « Gazzetta di Milano»). Manzoni scrive l'ode in pochi giorni, tra il 17 e il 19, e il 26 luglio la sottopone alla censura per ottenere il permesso di pubblicazione. Il permesso è negato, ma l'ode viene letta ugualmente grazie alle copie manoscritte che circolano subito. L'anno successivo viene stampata in Germania con la traduzione di Goethe e poi, dopo un altro anno, a Torino in un'edizione pirata. lui è stato - e morto Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, Pirba di tanto spiro,, così percossa, attonita la terra al nunzio sta, uotizia Senza memoria senza parole la sua cruenta polvere a calpestar verrà. muta pensando all'ultima la sua morte ora dell'uom fatale; decisa dal destino né sa quando una simile orma di piè mortale Tevva) 25 Dall'Alpi alle Piramidi, il titolo collega l'ode a Napoleone senza farue il nowe -> europa in una situazione di conflitto Sul trous Lui folgorante in e tacque; solio quando con vece assidua cadde, risorse e giacque, di mille voci al sonito mista la sua non ha: wou waccliato vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, proviso sorge or commosso al subito cueta fora sparir di tanto raggio; Pavagone col Sole e scioglie all'urna un cantico che forse non morrà. Similitudine wou la celebrato quando lo vide cadere, giacere e ricasceve dal Manzanarre al Reno, di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno; po scoppiò da Scilla al Tanai, dall'uno all'altro mar. tanti hanno parlato di Napoleone сла елі по Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza: nui Peale maiestatico (intlude "io") chiniam la fronte al Massimo Dio Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar. Stampo di Dio -> viconosce in lui lo serve, pensando al regno; e il giunge, e tiene un premio ch'era follia sperar; tempesta La procellosa e trepida gioia d'un gran disegno, controvoga l'ansia d'un cor che indocile -> deve vestave servitove Ei A scuola impariamo che il pronome soggetto di terza persona singolare maschile è egli, e che quello di terza persona plurale maschile è essi. Ma egli ed essi non si usano quasi più, o solo per iscritto, in contesti molto formali, e sono stati sostituiti da lui e da loro (oggi diciamo e scriviamo "lui ha detto che verrà", "loro partecipano", e non "egli ha detto che verrà", "essi partecipano"). Ebbene, l'italiano antico conosceva, sia per la terza persona singolare sia per la terza persona plurale, anche le forme elli ed ei (che a volte si trova apocopato: e'): << ed elli a me, come persona accorta» (Dante, Inferno, III, v. 13); << ma ei non stette là con essi guari» (Dante, Inferno, VIII, v. 113). Tali forme restarono a lungo nell'uso poetico, specie nei testi d'intonazione più solenne com'è appunto Il cinque maggio.

Italiano /

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni

user profile picture

Alice Carniel

53 Followers
 

Italiano

 

4ªl/5ªl

Appunto

Alessandro Manzoni

Questo Contenuto è disponibile solamente nell' app di Knowunity

 Alessandro Manzoni
VITA
Nasce a Milano nel 1785 in un ambiente prettamente illuminista
Figlio di Giulia Beccaria, la figlia di Cesare > Aut

Aprire l'app

Condividi

Salva

22

Commenti (1)

K

Grazie, mi aiuterà molto perché stiamo insegnando questo argomento ora! 😁

vita, opere (Lettre a mons Chaveut, Sul romanticismo, 5 maggio, Conte di Carmagnola, Adelchi, I promessi sposi) e analisi dei testi (Sul romanticismo, 5 maggio, coro del terzo atto dell’Adelchi, il 38esimo capitolo de I promessi sposi)

Contenuti simili

18

Alessandro Manzoni

Know Alessandro Manzoni  thumbnail

88

 

4ªl

5

Alessandro Manzoni- I Promessi Sposi

Know Alessandro Manzoni- I Promessi Sposi thumbnail

878

 

2ªl

11

appunti Giacomo Leopardi - esame di maturità

Know appunti Giacomo Leopardi - esame di maturità  thumbnail

611

 

5ªl

3

I promessi sposi

Know I promessi sposi thumbnail

299

 

3ªm/1ªl/2ªl

di più

Alessandro Manzoni VITA Nasce a Milano nel 1785 in un ambiente prettamente illuminista Figlio di Giulia Beccaria, la figlia di Cesare > Autore importante dell'illuminismo che scrisse 'Dei delitti e delle pene' Sposata con Pietro Manzoni, un conte più grande di lei di 26 anni Giulia stava, però, con Giovanni Verri, un esponente del caffè Ci starà dai 6 ai 16 anni Alessandro passa la sua giovinezza in più collegi ( La madre va a convivere a Parigi con il nobile milanese Carlo Imbonati Il suo precettore (maestro) fu Parini Oltre alla differenza di età, hanno anche idee molto diverse: Pietro vuole la monarchia, mentre Giulia frequentando il caffè sente aria di rivoluzione ed è contraria Il loro matrimonio termina un anno dopo la nascita di Alessandro Gli danno una formazione religiosa Gli permettono numerosi contatti con personalità importanti come Vincenzo Monti (aveva effettuato la prima traduzione dell'Illiade) e Ugo Foscolo Anche Manzoni frequenta gli ambienti parigini -> Immersione nell'ambiente illuminista Fede e ragione sono due concetti distinti Incontra letterati, filosofi e scienziati Claude Fauriel - letterato che gli farà nascere l'interesse per la filosofia e per la critica letteraria Alessandro gli indirizza una lettera su come si debba fare letteratura (₂ Alla sua morte, Alessandro scrisse un poemetto in suo onore: 'Carme in morte di Carlo Imbonati' Alessandro incontra Enrichetta Blondel,...

Non c'è niente di adatto? Esplorare altre aree tematiche.

Con noi per un apprendimento più divertente

Aiuto per i compiti

Con la funzionalità Domande, è possibile porre domande e ricevere risposte da altri studenti in qualsiasi momento.

Imparare insieme

Unisciti a migliaia di studenti per condividere conoscenze, scambiare idee e aiutarvi a vicenda. Un'applicazione interattiva all-in-one.

Sicura e testata

Che si tratti di riassunti, esercizi o appunti delle lezioni, Knowunity garantisce che tutti i contenuti siano verificati e crea un ambiente di apprendimento sicuro a cui il vostro bambino può accedere in qualsiasi momento.

Scarica l'applicazione

Knowunity

Scuola. Finalmente semplice.

Aprire l'app

Didascalia alternativa:

una calvinista svizzera, che diventerà la sua amante e futura moglie In seguito al matrimonio Alessandro si converte al cattolicesimo 1810 - si trasferiscono a Milano e lui cambia tipo di produzione letteraria -> Prima era interessato alla critica letteraria, ora inizia a scrivere letteratura e comincia a farsi influenzare dall'aria di romanticismo 1821 - inizio dei moti insurrezionali in Italia influenzati dalle idee del romanticismo - risorgimento italiano ( Entra in contatto con il gabinetto Vissieux Scrive Inni sacri, fa un progetto di componimenti poetici che dovrebbero servire per la liturgia delle feste religiose, e scrive tragedie Scrive elle odi quali Marzo 1821' e '5 Maggio' Scrive un romanzo: 'I promessi sposi' 3 fasi redazionali - 1821/3 'Fermo e Lucia' Muore il 22 maggio 1873 -> Patriottismo, attenzione al particolare al posto dell'universale, la nazione, lo spirito del popolo (volkgeist) 1785-1873 Idea che possa esistere un'Italia unificata, una lingua italiana -> Qual è la lingua italiana? 1827 'I promessi sposi' (la ventisettana) 1840 'I promessi sposi' Manzoni si reca a Firenze a scopo di revisione linguistica -> Vuole riscrivere 'I promessi sposi' nella lingua di Dante ( Ma il toscano del 1830 non è la lingua di Dante —› La letteratura si rifà a Dante, ma Manzoni si rifà al toscano contemporaneo - un gruppo di letterati qui conosce Caponi e Pietro Giordani, degli amici di Giacomo Leopardi Manzoni sarà nominato Senatore del regno d'Italia neo-nato —› I suoi ultimi impegni saranno relativi alla riunificazione, anche linguistica, dell'Italia In suo onore Giuseppe Verdi compone la messa da requiem (brani musicali) CHE COSÉ LA LETTERATURA? Manzoni risponde in due occasioni T 10 l'effetto della mitologia é di viportare chi la legge a quelle idee e chi ue saive le promove e le Sostiene • Lettre a mons chaveut - - tragediografia • A Carlo d'Azeglio - lettera sul romanticismo > Privata, non pensata per la pubblicazione 5 > 1823 - Carlo aveva ripubblicato l'inno sacro di Manzoni "la Pentecoste" -> Manzoni risponde con questa lettera -> 1846 - la lettera viene resa pubblica senza l'autorizzazione di Manzoni -> Esce come era stata scritta in prima battuta La lettera non è destinata alla pubblicazione e, infatti, rimane privata fino al 1846, quando viene stampata a Parigi, contro la volontà dell'autore. Manzoni la ristamperà nel 1870 con alcune modifiche, ma qui riproponiamo il testo che fu effettivamente inviato a d'Azeglio. Nel seguente brano Manzoni tocca due problemi per lui cruciali. Da un lato spiega perché i culti pagani adovano e vispettano ha sempre lottato contro l'uso, da parte dei letterati moderni, della mitologia classica; e le cose terveue come passioni, piacevi dall'altro argomenta le sue idee su "che cos'è" e (soprattutto) "che cosa deve essere" la let- teratura, idee che si riassumono in una frase diventata celebre: la letteratura deve << proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo »>. come fossero un fine IO 1870 Manzoni fa uscire l'edizione rivista della lettera → Composta da due parti Destruens - dice cosa secondo lui non è la letteratura e cosa non è il romanticismo •Construens - dà la sua idea -> La letteratura secondo Manzoni è utile, riguarda la verità e genera interesse Sul Romanticismo da Sul Romanticismo, lettera del 22 settembre 1823 a Cesare d'Azeglio Nel luglio del 1823, il marchese Cesare d'Azeglio ripubblica La Pentecoste sulla rivista << Amico d'Italia» e invia il fascicolo a Manzoni. Nella missiva di accompagnamento, d'Azeglio accenna al fatto che Manzoni ha giocato un ruolo importante «nella gran lite coi classici», cioè nel dibattito sul Romanticismo innescato dal celebre articolo di Madame de Staël, Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni, nel quale la scrittrice francese aveva esortato i letterati italiani ad abbandonare i temi mitologici e a «tradurre diligentemente assai delle recenti poesie inglesi e tedesche»: e insomma a rinnovarsi e a sprovincializzarsi. Nel ringraziarlo, Manzoni prende spunto da queste poche parole e dichiara le sue teorie sul Romanticismo. La ragione per la quale principalmente io ritengo detestabile l'uso della mitologia, e utile quel sistema¹ che tende ad escluderla, non la direi certamente a chichessia², per non provocare delle risa che precederebbero e impedirebbero ogni spiegazione; ma non lascerò³ di sottoporla a Lei, che, se la trovasse insussistente", saprebbe addirizzarmis senza ridere. Tale ragione per me è che l'uso della favola è vera idolatria. Ella sa molto meglio di me che questa' non consisteva soltanto nella credenza di alcuni fatti naturali o soprannaturali; i fatti non ne erano che la parte storica; ma la parte morale, e molto della parte dogmatica (se mi è lecito applicare ad un tal caso una parola associata alle idee più sante), questa parte tanto essenziale era fondata nell'amore, nel rispetto, nel desiderio delle cose terrene, delle passioni, de' piaceri, portato fino all'adorazione, nella fede in quelle cose come se fossero il fine, come se potessero dare la felicità, salvare¹º. L'idolatria in questo senso può sussistere anche senza la credenza alla parte storica, senza il culto; può sussistere pur troppo anche negli intelletti persuasi della vera Fede¹¹ [...]. L'effetto generale della mitologia ¹2 non può essere che di trasportarci alle idee di 15 que' tempi in cui il Maestro ¹³ non era venuto, di quegli uomini che non ne avevano la predizione ¹4 e il desiderio, di farci parlar tuttavia come se Egli non avesse insegnato ¹5, di mantenere i simboli, le espressioni, le formule dei sentimenti che Egli ha inteso distruggere; di farci lasciar da canto¹ i giudizii ch'Egli ci ha dati delle cose, il linguag- gio che è la vera espressione di quei giudizii, per ritenere le idee e i giudizii del mondo pagano. Né può dirsi che il linguaggio mitologico, adoperato come è nella poesia, sia indifferente alle idee, e non si trasfonda in quelle che l'intelletto tiene risolutamente e avvertitamente ¹8. E perché dunque si farebbe uso di quel linguaggio, se non fosse per affezione¹⁹ a ciò che esso esprime? se non fosse per produrre un assentimento, una Vie solo une nicchia di persone simpatia20? A che altro fine si scrive e si parla? E volendo pure ammettere che quel linguaggio sia indifferente, senza effetto, che fare allora del grande argomento dei studiati a scuola (illiadelodissea) propugnatori21 della mitologia, che la vogliono appunto per l'effetto che essa può fare? che puo apprezzare certi argomenti perché li ha 25 Sia dunque benedetta la guerra che le si è fatta e che le si fa [...]. -> Mauzoui cerca degel: argomenti che siano -> quotidianità 30 Mi limiterò ad esporle quello che a me sembra il principio generale a cui si possano accessibili a tutti (borglesi) ridurre tutti i sentimenti particolari sul positivo romantico 22. Il principio, di necessità tanto più indeterminato quanto più esteso, mi sembra poter esser questo: che la poesia, e la letteratura in genere debba proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo. Debba per conseguenza scegliere gli argomenti pei quali la massa dei lettori ha o avrà, a misura che diverrà più colta, una disposizione di curiosità e di affezione, nata da rapporti reali, a preferenza degli argomenti, pei quali una classe sola di lettori ha una affezione nata da abitudini scolastiche, e la moltitudine una ri- verenza non sentita né ragionata, ma ricevuta ciecamente²³. E che in ogni argomento - cio che e fantastico piace debba cercare di scoprire e di esprimere il vero storico e il vero morale24, non solo come fine, ma come più ampia e perpetua sorgente del bello25: giacché e nell'uno e nell'altro ordine di cose, il falso può bensì dilettare, ma questo diletto, questo interesse è distrutto dalla cognizione del vero²6; è quindi temporario e accidentale²7. Il diletto mentale non è prodotto che dall'assentimento²8 ad una idea; l'interesse, dalla speranza di trovare in quella idea, contemplandola, altri punti di assentimento, e di riposo: ora quando un nuovo e vivo lume ci fa scoprire in quella idea il falso, e quindi l'impossi- bilità che la mente vi riposi e vi si compiaccia, vi faccia scoperte, il diletto e l'interesse spariscono. Ma il vero storico e il vero morale generano pure un diletto, e questo diletto è tanto più vivo e tanto più stabile, quanto più la mente che gusta è avanzata nella cognizione del vero29: questo diletto adunque debbe la poesia e la letteratura proporsi ³0 di far nascere. solo fino a quando non si torna alla realta la letteratura deve avere una morale e trattare della verità (you come Aviosto o Tasso che per un insegnamento 20 Parlano di cose fantastiche) i letton devono esseve istiti dalla lettura vero storico e vero morale la realtà e la vera foute 35 di bellezza -> cio' che stimola l'intelletto Piace sempre 40 1 più cose vere si Sauno, più si prove piacere a raggiungere la verità letteratura e poesia puntano a questo 45 PARS DESTRUENS: IL RIFIUTO DELLA MITOLOGIA Nelle posizioni del Romanticismo Manzoni distingue una pars destruens, ovvero gli argomenti volti a combattere le idee degli avversari, e una pars construens, ovvero gli argo- menti che invece propongono idee nuove e costruttive. La prima parte del testo (rr. 1-27) riguarda la pars destruens. La mitologia è stata uno dei punti di scontro tra classicisti e romantici: i primi ne approvavano l'uso, i secondi lo rifiu- tavano. La posizione di Manzoni è basata sulle proprie con- vinzioni religiose. Ogni altra considerazione, che possa essere fatta in merito, è per lui di rango inferiore e, anzi, superflua. La mitologia è una delle espressioni della religione pagana. Continuare a usare la mitologia significa favorire la diffusione non certo della religione pagana, ma della visione del mon- do che avevano i pagani. Il linguaggio mitologico non può essere considerato un insieme di parole vuote: esso veicola delle idee. Attraverso questo linguaggio si esalta, quindi, il desiderio delle cose, delle passioni, degli amori terreni. Dopo gli insegnamenti di Cristo, tutto ciò non è più possibile: come si sono rifiutate le forme esterne del paganesimo, così biso- gna allontanare quel linguaggio che è intriso di paganesimo. PARS CONSTRUENS: L'UTILE, IL VERO E L'INTERES- SANTE Nella seconda parte del testo (rr. 28-48) Manzoni dichiara alcuni principi a cui la letteratura si dovrebbe attene- re. È diventata famosa l'espressione «<l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo» (rr. 31-32). Il poeta latino Orazio (I secolo a.C.) aveva proposto per primo una mescolanza di utile e di piacevole («<miscere utile dulci >>; leggi miscére). Da allora in poi, nel corso dei secoli, queste parole sono state al centro della riflessione sulla letteratura: alcuni hanno messo l'accento sul primo termine, altri sul secondo, ma il recinto in cui si muovevano le teorie letterarie era lo stesso. Manzoni riprende solo in parte la coppia di concetti oraziani: il dulce oraziano diventa l'interessante in Manzoni. È vero che ciò che è interessante è piacevole, ma è una pia- cevolezza solo dell'intelletto e non dei sensi o dell'immagi- nazione. Per esempio, i versi che raccontano di Rinaldo nel giardino di Armida nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (1544-1595) o degli amori di Adone e Venere nell'Ado- ne di Giovan Battista Marino (1569-1625) possono rientrare nel dulce oraziano, non nell'interessante manzoniano. A questi due elementi Manzoni aggiunge il vero: dal punto di vista grammaticale è, al pari di utile e interessante, l'equi- valente del genere neutro latino, e va inteso come "ciò che è vero", "le cose vere". Manzoni chiede dunque allo scrittore di restare aderente ai fatti così come la storia li tramanda (« il vero per soggetto »), ma di narrare questi fatti in modo che chi legge impari qualcosa di moralmente utile («<l'utile per iscopo ») e di concentrarsi soprattutto su quei temi che possono essere attuali e vivi per i lettori contemporanei (« l'interessante per mezzo >>). LA RICERCA DEL BELLO Gli scrittori devono dunque scegliere argomenti che attraggano la massa dei lettori. Va notata l'attenzione verso un pubblico vastissimo: è un'at- tenzione che unisce l'interesse per il popolo, tipico del Ro- manticismo, a quello cristiano per gli umili, che vanno con- fortati, guidati e convertiti. Ogni volta che qualche artista si riferisce a un pubblico vasto, la prima obiezione che gli può essere fatta è questa: la massa ha interessi rozzi e non ha un gusto educato. Manzoni previene l'obiezione e cerca di ribatterla spostando il problema nel futuro: lo scrittore deve interpretare i gusti che la massa avrà man mano che diventerà più colta (la posizione presterebbe il fianco a ul- teriori critiche: in che modo diventerà più colta? quando?). Vengono così eliminati tutti quei soggetti classici e mitolo- gici che piacciono solo a un'élite di lettori, quelli che hanno fatto buone scuole. Gli altri lettori provano soggezione, ma anche disinteresse e antipatia, verso di essi. In ogni argo- mento lo scrittore deve cercare quanto è vero dal punto di vista storico e dal punto di vista morale: solo da questo tipo di vero nasce, infatti, la bellezza. Ciò che è falso può dare piacere e interesse, ma non appena il lettore scopre che l'argomento è falso, il piacere e l'interesse vengono meno. Il «<diletto mentale»> (si noti l'aggettivo) si produce quando un'idea ci convince: ma quando scopriamo che questa idea ha in sé del falso, il diletto sparisce. « Il vero storico e il vero morale»>, invece, danno un diletto tanto più vivo quanto più aumenta la conoscenza del vero. Perciò, è questo il vero che lo scrittore deve perseguire. LE ODI Struttura metrica • Numero variabile di strofe • Senza endecasillabi Versi più brevi Nascono in Grecia Pindaro ne è un esponente Orazio e Catullo ne sono degli autori latini In Italia vengono usate dal '500 Recupero dei classici (₂ Grande fortuna dal '700 (es. Parini) - Argomento impegnato: temi politici, civili e morali Carattere celebrativo - al tempo non aveva questo carattere, ora consideriamo ode un sinonimo di lode L'ambiente illuminista gli dà una visione del mondo etica pragmatica Scopo della letteratura dev'essere morale -> Necessità di rispondere con la letteratura a esigenze reali Non elitaria, non solo a quelli che hanno potuto studiare - grazie al cristianesimo perché è una religione per tutti che predica l'uguaglianza, la fratellanza Il pubblico è tutto il popolo, è vasto Come raggiunge questa vastità? Grazie alla lingua, ai contenuti e ai generi letterari Raffina le sue scelte – dagli inni, alle odi, alla tragedia, al romanzo Solo i Borghesi andavano a teatro, solo chi può permetterselo ci va È fatta per essere letta ma mantiene alcune caratteristiche/fattezze come dovesse essere rappresentata a teatro Innova la tragedia ma sembra una tragedia da salotto • Marzo 1821 - dedicata ad una auspicata rivolta antiaustriaca nella primavera del 1821 • 5 maggio - dedicata alla morte di Napoleone Fino al verso 60 parla del Napoleone pubblico tramite le sue imprese e conquiste L'inizio e la chiusura hanno lo stesso tema (la sua morte) - struttura ad anello o ricomposizione In mezzo vi è una parte sulle imprese e una sull'esilio La prima parte ha l'area semantica del coraggio, della guerra, della battaglia, mentre la seconda ha più calma, fermezza La chiusura ha area semantica della fede Napoleone rappresentato come romantico e cattolico - vi è una riflessione sulla sua vita che conduce poi a Dio Argomento impegnato: valore della fede e della provvidenza Anche Napoleone in punto di morte può essere toccato dalla fede e da un sentimento religioso Nonostante la magnificenza della vita pubblica, nel privato è inevitabile essere toccati dalla fede T Ascolto wetonicia 3 orma como -> la terra non sa quando u altro noms del genere calpestera la sua Polvere insanguinata 5 IO amastrofe C mette in evidenza 'Lui' Come wella 1ª strofa 15 20 30 35 Il cinque maggio da Odi elitavisus la forma si adatta all'argomento 40 Dopo la sconfitta di Waterloo (18 giugno 1815), Napoleone viene recluso a Sant'Elena, piccola isola nell'Atlantico meridionale a circa 2000 chilometri dalla costa dell'Angola. Il 5 maggio 1821 Napoleone muore. La notizia raggiunge l'Europa con due mesi di ritardo e di- venta di dominio pubblico solo il 17 luglio (Manzoni la apprende quasi per caso, leggendo la « Gazzetta di Milano»). Manzoni scrive l'ode in pochi giorni, tra il 17 e il 19, e il 26 luglio la sottopone alla censura per ottenere il permesso di pubblicazione. Il permesso è negato, ma l'ode viene letta ugualmente grazie alle copie manoscritte che circolano subito. L'anno successivo viene stampata in Germania con la traduzione di Goethe e poi, dopo un altro anno, a Torino in un'edizione pirata. lui è stato - e morto Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, Pirba di tanto spiro,, così percossa, attonita la terra al nunzio sta, uotizia Senza memoria senza parole la sua cruenta polvere a calpestar verrà. muta pensando all'ultima la sua morte ora dell'uom fatale; decisa dal destino né sa quando una simile orma di piè mortale Tevva) 25 Dall'Alpi alle Piramidi, il titolo collega l'ode a Napoleone senza farue il nowe -> europa in una situazione di conflitto Sul trous Lui folgorante in e tacque; solio quando con vece assidua cadde, risorse e giacque, di mille voci al sonito mista la sua non ha: wou waccliato vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, proviso sorge or commosso al subito cueta fora sparir di tanto raggio; Pavagone col Sole e scioglie all'urna un cantico che forse non morrà. Similitudine wou la celebrato quando lo vide cadere, giacere e ricasceve dal Manzanarre al Reno, di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno; po scoppiò da Scilla al Tanai, dall'uno all'altro mar. tanti hanno parlato di Napoleone сла елі по Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza: nui Peale maiestatico (intlude "io") chiniam la fronte al Massimo Dio Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar. Stampo di Dio -> viconosce in lui lo serve, pensando al regno; e il giunge, e tiene un premio ch'era follia sperar; tempesta La procellosa e trepida gioia d'un gran disegno, controvoga l'ansia d'un cor che indocile -> deve vestave servitove Ei A scuola impariamo che il pronome soggetto di terza persona singolare maschile è egli, e che quello di terza persona plurale maschile è essi. Ma egli ed essi non si usano quasi più, o solo per iscritto, in contesti molto formali, e sono stati sostituiti da lui e da loro (oggi diciamo e scriviamo "lui ha detto che verrà", "loro partecipano", e non "egli ha detto che verrà", "essi partecipano"). Ebbene, l'italiano antico conosceva, sia per la terza persona singolare sia per la terza persona plurale, anche le forme elli ed ei (che a volte si trova apocopato: e'): << ed elli a me, come persona accorta» (Dante, Inferno, III, v. 13); << ma ei non stette là con essi guari» (Dante, Inferno, VIII, v. 113). Tali forme restarono a lungo nell'uso poetico, specie nei testi d'intonazione più solenne com'è appunto Il cinque maggio.