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Omero e la questione omerica

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Letteratura Greca
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Letteratura Greca Omero 1. Iliade e Odissea: ciò che resta dell'epica arcaica Fra i numerosi canti che la civiltà greca dell'età arcaica doveva conoscere, solo due poemi di consistente ampiezza sono giunti fino a noi: l'Iliade e l'Odissea. • Iliade e Odissea: la divisione in libri L'Iliade e l'Odissea sono due lunghi poemi entrambi divisi in 24 libri probabilmente ascritti dai filologi che lavoravano presso la Biblioteca di Alessandria (Filologi Alessandrini), i quali avrebbero scandito la materia in tutte queste parti quante erano le lettere dell'alfabeto greco (Iliade lettere maiuscole; Odissea lettere minuscole). Tuttavia, alcuni studiosi riconoscendo nella divisione in libri una precisa logica strutturale pensano che l'attuale suddivisione della materia risalga già al momento della composizione dei poemi. • Perché l'Iliade e l'Odissea Probabilmente la selezione, come accade per l'arte di tutti i tempi, è frutto di una preferenza: ai due poemi fu riconosciuta una superiorità. Il filosofo Aristotele (III sec. a.C.) nel trattato "Sull'arte poetica" afferma che Omero costruì sia l'Iliade sia l'Odissea intorno a una sola azione, rinunciando a raccontare tutto ciò che avvenne nel corso della guerra di Troia o tutte le vicende che accaddero ad Odisseo. L'unità narrativa sarebbe, secondo Aristotele, il segno dell'eccellenza dei poemi omerici rispetto ad altre opere dello stesso genere e della stessa epoca. • Il tema dell'Iliade Entrambi i poemi hanno per argomento...

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episodi della saga troiana, cioè vicende mitiche relative alla guerra di Troia e ai successivi ritorni degli eroi. L'Iliade, tuttavia, si occupa di un arco temporale assai limitato: meno di due mesi dell'ultimo anno del decimo anno di guerra. Il tema del canto, assai specifico, è annunciato nel primo verso: l'"ira", la Mnviv, di Achille, l'argomento intorno a cui si sviluppa l'azione "unica" di cui parla Aristotele. Apollo, corrispondendo alle preghiere del sacerdote Crise, la cui figlia è tenuta come schiava da Agamennone, manda nel campo greco una terribile pestilenza. Agamennone accetta di restituire la fanciulla solo a patto di poter avere in cambio la schiava di Achille: di qui lo scontro fra i due eroi. Achille si rifiuta di combattere, mettendo a rischio le sorti della guerra per i Greci. L'amico fidato di Achille, Patroclo, chiede di poter scendere in campo indossando le armi dell'eroe per Letteratura Greca indurre nei nemici la convinzione che Achille sia tornato a combattere. Proprio credendo si tratti di Achille, il troiano Ettore, figlio di Priamo, lo affronta in duello e lo uccide. Achille disperato torna in campo, adirato con i Troiani e deciso a vendicare Patroclo. Achille uccide Ettore e ne restituisce il cadavere al vecchio padre Priamo dopo averne fatto scempio. Intorno a questa linea narrativa dell'ira di Achille ruotano altri episodi: il tentativo da parte di Greci e Troiani di risolvere il conflitto attraverso un duello tra due rappresentanti delle forze contrapposte (Menelao e Paride); l'intervento degli dèi, che prendendo le parti dell'uno o dell'altro; incontri fra alcuni personaggi, come Achille e la madre Teti, Ettore e la moglie Andromaca; scene di battaglia e quelle di vita quotidiana all'interno della città e del campo acheo. • Il tema dell'Odissea Nell'Odissea vengono narrate direttamente solo le ultime fasi del ritorno dell'eroe Odisseo, tra Troia a Itaca. All'apertura del poema Odisseo si trova da tempo a Ogigia, trattenuto dalla ninfa Calipso (libro V), mentre il figlio Telemaco, partito da Itaca, è alla sua ricerca. Gli dèi permettono che Calipso lasci partire l'eroe; ma, durante il viaggio, una tempesta lo fa naufragare a Scheria, presso i Feaci. Qui l'eroe narra le numerose avventure vissute nel periodo compreso fra la partenza da Troia e l'arrivo all'isola di Calipso; esse vengono riferite con la tecnica del flashback (libri VI-XII). I Feaci stessi riaccompagneranno l'eroe in patria, dove nel frattempo anche Telemaco è ritornato; qui Odisseo fa strage dei pretendenti alla mano di sua moglie Penelope e al regno di Itaca, tornando in possesso di entrambi (libri XIII-XXIV). Il poema ha dunque una struttura articolata, ma si può facilmente dividere in due parti: • I primi 12 libri: contengono le peregrinazioni Odisseo e di suo figlio che lo va cercando; gli ultimi 12: narrano le vicende che accadono a Itaca dopo il ritorno dell'eroe, fino al compimento della vendetta e al ricongiungimento con la sposa fedele. • L'organizzazione dei due poemi Aristotele dunque evidenzia l'unità strutturale dei due poemi. Ma possiamo rilevare con sicurezza che questa unità non deve far pensare ai due poemi come a corpi monolitici: all'interno di entrambi si individuano delle parti, anche di una certa lunghezza, che potrebbero costituire dei piccoli poemi autonomi: ad esempio, i primi 4 libri dell'Odissea costudiscono una Telemachia, la storia delle vicende di Telemaco che va alla ricerca del padre; la Telemachia ha comunque una connessione evidente con l'intero poema. Nell'Iliade invece abbiamo i libri XVI-XVII, dedicati alla storia di Patroclo (Patroclea), o anche il libro V, che ha come protagonista assoluto Diomede (Diomedeia). Letteratura Greca 2. La cosiddetta "questione omerica" • Cos'è la questione omerica? La genesi dei due poemi e l'esistenza storica del loro autore costituiscono un problema fondamentale sin dall'epoca dei primi filologi greci antichi. L'interrogativo circa l'esistenza storica di Omero prende il nome di questione omerica. • Alla base della questione omerica I poemi omerici sono le prime opere della letteratura greca (e occidentale) a noi pervenute; pur nell'incertezza di una data precisa cui ascrivere la loro composizione, esse non sono certamente più recenti del VII sec. a.C. In questa età la scrittura, anche se era utilizzata non era lo strumento attraverso cui venivano conosciute le opere letterarie; i canti venivano piuttosto ascoltati. Inoltre, i poemi omerici presentano tra loro alcune differenze di temi e di tono che potrebbero essere interpretabili come segnali di autori diversi. In più, non mancano all'interno di ciascun poema contraddizioni narrative, che sembrerebbero impossibili se l'autore fosse il medesimo dall'inizio alla fine. Eppure c'è un'unità nella lingua e nello stile, nell'uso degli strumenti espressivi, che suggerirebbe l'unicità di un poeta. Sono questi problemi, queste contraddizioni, che hanno suscitato gli interrogativi della questione omerica; interrogativi che, nel tempo, si sono modificati coerentemente con la consapevolezza crescente del contesto culturale e umano di cui i poemi omerici sono espressione. • Le riflessioni degli antichi Nei secoli immediatamente successivi alla composizione nessuno o quasi dubitava dell'esistenza storica di Omero: perlopiù si poneva il problema della sua patria, giacché molte città (tra cui Atene, Argo, Rodi e Chio), vantavano il privilegio di avergli dato i natali. Incerta era anche la cronologia, anche se lo storico Erodoto (V secolo a.C.) riteneva che il poeta lo precedesse di 400 anni. Quanto alla paternità dei due poemi, i grammatici ellenisti Xenone ed Ellanico, detti xwpizovtec (separatisti), ritenevano che fossero opera di due autori diversi; Aristarco di Samotracia (II secolo a.C.) affermò invece che Omero fosse l'autore di entrambi; mentre l'anonimo autore del trattato Sul Sublime (I secolo d.C.), accogliendo la tesi aristarchea, giustificò le differenze di tono fra i due poemi con il fatto che l'autore avrebbe scritto l'uno nella sua giovinezza e l'altro nella sua vecchiaia. • Gli inizi del dibattito moderno La questione omerica fu posta al centro dell'attenzione soprattutto a partire dal XVII secolo. 1. Solitamente si ritiene che il suo iniziatore sia stato François Hédelin, abate d'Aubignac che definì l'Iliade testualmente: <<una rozza ricocitura di canti>>, nelle Letteratura Greca sue Conjectures académiques ou Dissertation sur l'Iliade in cui sosteneva, quindi, l'inesistenza storica di Omero e la derivazione dei poemi dall'unione di vari canti separati e preesistenti. 2. Sostanzialmente sulla medesima lunghezza d'onda fu il napoletano Giambattista Vico, che nella Scienza nuova, sostenne che i poemi omerici furono composti oralmente nel contesto della tradizione popolare: il loro autore doveva ritenersi dunque un intero popolo. 3. Queste teorie furono riprese pochi anni più tardi in Inghilterra da Robert Wood, il quale ritenne che i poemi omerici fossero stati composti oralmente e fissati per la prima volta con la scrittura solo nell'Atene di Pisistrato (VI secolo a.C.). Il contributo di Wolf Una diversa prospettiva nell'esame della questione omerica improntò le ricerche degli ultimi decenni del Settecento e di tutto l'Ottocento. Un'importante edizione dell'lliade fu pubblicata a Venezia nel 1788, un manoscritto conservato nella Biblioteca Marciana chiamato Venetus A che conteneva abbondanti annotazioni e osservazioni degli antichi filologi alessandrini. 4. Avendo a disposizione questo materiale, Friedrich August Wolf nei suoi Prolegomena ad Homerum poté studiare il testo omerico dalla fissazione con la scrittura nell'età di Pisistrato fino alle edizioni alessandrine, e riflettere sul modo in cui i poemi si formarono: era convinto che fossero frutto dell'unione di canti diversi. • Gli analitici Per tto l'Ottocento gli studiosi indagarono le modalità secondo cui dalla pluralità di canti si giunse all'unità dei poemi: all'interno di questo gruppo di studiosi, chiamato analitici, c'erano varie teorie. 5. (teoria del nucleo, Goffried Hermann) Alcuni ritennero che da un nucleo originario, attraverso progressivi ampliamenti, si fosse generato il poema a noi giunto. 6. (teoria dei canti separati) Altri (Karl Lachmann) ritennero che più canti separati fossero stati fusi insieme da un solo autore. 7. (teoria della compilazione, Adolf Kirchhoff) Altri ancora ritennero che poemi brevi preesistenti fossero stati uniti nei grandi poemi a noi giunti da un compilatore. 8. (teoria delle interpolazioni) Qualche decennio più tardi, Ulrich von Wilamowitz- Moellendorff, tentò di conciliare tesi analitiche con l'ipotesi dell'esistenza di una precisa personalità poetica, studiando attentamente l'architettura dei due poemi, suggerendo che intorno all'VIII secolo a.C. Omero abbiamo prodotto un poema unico sulla base di tradizioni pre istenze a lui ben note e da lui grate; in epoche successive vi sarebbero poi state introdotte ulteriori aggiunte non autentiche. Letteratura Greca • Gli unitari Nei primi decenni del XX secolo si affermò una scuola opposta a quella analitica, detta degli unitari: sua caratteristica fu l'individuazione nei due poemi di un impianto sostanzialmente omogeneo che sembravano esser frutto di una singola personalità poetica. Le teorie unitarie hanno lasciato il posto a posizione meno intransigenti, come quella di coloro che assegnano l'Iliade e l'Odissea a due figure poetiche differenti (neounitari) o di chi (neoanalitici), radicalizzando il modello di Wilamowitz, ritiene che ei due poemi si possano, tramite strumenti specifici, individuare fonti più antiche. • La svolta di Milman Parry La prima metà del XX secolo vide maturare un nuovo modo di accostarsi alla questione omerica che recuperava le ricerche del XVIII secolo ampliandone gli orizzonti e ancorandole alla concretezza dell'analisi della lingua e dello stile dei poemi. 9. Il vero pioniere di questo filone di ricerche fu Milman Parry, che discusse e pubblicò a Parigi due tesi nel 1928. Le teorie di Parry si fondano sull'idea che i poemi omerici siano il prodotto di una cultura orale, dalla quale attingono la materia del canto, la lingua, le modalità espressive, gli strumenti attraverso cui le storie vengono narrate. Parry osserva che la lingua dei due poemi è caratterizzata dalla ripetizione di alcune espressioni (formule) e si serve di accostamenti verbali ricorrenti: sono queste strutture che costituiscono la più interessante eredità che i poemi omerici raccolgono dalla tradizione orale nella quale sono inseriti. ● Il contributo del comparativismo Le scoperte di Parry aprirono la strada a indagini che si giovarono della documentazione che lo stesso Parry e il suo allievo continuatore Albert Lord raccolsero applicando il metodo comparativo: essi infatti volendo indagare i modi in cui una civiltà orale produce la propria letteratura, si recarono in Jugoslavia e in Albania, dove trovarono forme di composizione poetica orale nel canto dei guslari, nel cui modo di comporre ed eseguire canti si potevano trovare significativi paralleli con i poemi omerici. Parry, e soprattutto Lord, raccolsero i canti di questi moderni aedi e studiarono la modalità secondo cui le storie venivano recepite e riutilizzate nel passaggio da cantore a cantore, ritenendo i procedimenti creativi dell'epica antica non fossero dissimili, in un analogo contesto orale. • Questione omerica e oralità La questione omerica trova una nuova dimensione grazie alle acquisizioni della critica oralista, uno dei filoni più promettenti dell'omeristica odierna. Il problema principale non è più la storicità di Omero ma il modo in cui i poemi a noi giunti si sono generati, consapevoli del patrimonio inesauribile di storie di cui poté far uso chi li mise insieme; Letteratura Greca certamente era un cantore più bravo di molti altri e un cantore a cui si da il nome di Omero più per fedeltà alla tradizione che per la convinzione della effettiva esistenza di un personaggio con questo nome. • La questione omerica oggi La questione omerica è tutt'altro che conclusa: si può anzi dire che le lunghe riflessioni di cui abbiamo detto abbiano suscitato nuovi interrogativi. Tutto ciò che è legato ai due poemi e alla figura di Omero sono temi così affascinanti che in molti, ancora oggi, cercano di mettervi mano anche se non tutti lo fanno sulla scorta di un'adeguata documentazione e consapevoli delle ricerche svolte in precedenza.