Lo Stato Liberale e la Transizione Democratica
Lo Stato liberale aveva caratteri ben precisi: finalità garantistica (proteggere i diritti), concezione dello "Stato minimo" (pochi compiti), principio di libertà individuale, separazione dei poteri, principio di legalità e principio rappresentativo. Era però uno "Stato monoclasse" perché votavano solo i borghesi benestanti.
La grande trasformazione arrivò con l'allargamento del diritto di voto, culminato nel suffragio universale. Così lo Stato liberale divenne Stato di democrazia pluralista, dove diversi gruppi sociali potevano esprimere le loro idee e interessi.
Tre elementi caratterizzano questa trasformazione: i partiti di massa che organizzano la partecipazione popolare, gli organi elettivi come luogo di confronto tra interessi diversi, e il riconoscimento dei diritti sociali per integrare i gruppi svantaggiati.
I partiti politici di massa sono diversi da quelli liberali: hanno strutture organizzative solide, sono radicati nella società e diventano strumenti di mobilitazione popolare. La politica diventa una vera professione!
Evoluzione democratica: Dal voto di poche centinaia di elettori si passa alla mobilitazione di milioni di cittadini!
Questo processo ha permesso ai gruppi sociali più deboli di organizzarsi in partiti e sindacati per migliorare le loro condizioni di vita e lottare per una società più giusta ed eguale.