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i SOFISTI (con PROTAGORA e GORGIA)

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 1. Chi sono i sofisti?
I SOFISTI "mercanti del sapere"
Verso metà del V sec. a.C. nasce una nuova parola sofista, che designa una nuova
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Sintesi

Sintesi sulla filosofia del Sofisti in semplici domande e approfondimento su Protagora e Gorgia.

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1. Chi sono i sofisti? I SOFISTI "mercanti del sapere" Verso metà del V sec. a.C. nasce una nuova parola sofista, che designa una nuova figura professionale: colui che offre il proprio sapere (sophia) in cambio di denaro. La funzione principale è l'educazione (paideia dal greco)soprattutto dei giovani. I clienti dei sofisti sono soprattutto di famiglie nobili, ma in generale a chiunque sia disposto a pagare il giusto prezzo. I sofisti: pubblicano libri tengono lezioni si muovo di polis in polis, che produce "passaparola" E tramite ciò guadagnano fama. La sofistica non è una scuola (come quella dei pitagorici e degli eleatici), ma una categoria di "liberi professionisti”, di cui si possono individuare tratti ricorrenti negli insegnamenti dei vari sofisti. La sofistica è quindi un fenomeno culturale unitario. 2. Che cos'è la sofistica? Il metodo di indagine dei sofisti è basato sulla razionalità e sull'osservazione, i sofisti ragionano e argomentano sul funzionamento della società e sull'uomo come "unico animale sociale e culturale". Si concentrano su 3 componenti sociali, che plasmano la società: le tradizioni → orientano i comportamenti individuali. le leggi → garantiscono la distribuzione dei ruoli e del potere. il linguaggio → mediante il quale le leggi sono formulate e discusse. Mediante questi 3 componimenti, i sofisti acquisiscono il sapere sul mondo sociale e insegnano ai loro allievi come eccellere nella competizione...

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politica e nell'arte della retorica. Lo strumento principale è la parola, e quindi il linguaggio, mediante i quali gli individui possono esercitare la loro influenza sugli altri. PROTAGORA Nasce ad Abdera nel V secolo e soggiorna anche ad Atene per dedicarsi all'insegnamento. → Viene condannato però all'esilio sotto accuse di empietà, diventa il secondo filosofo ad essere processato dopo Anassagora. → Di Protagora conserviamo soltanto pochi frammenti scritti perché dopo Socrate, le loro opere dei sofisti vennero censurate (alcune delle sue tesi sono però discusse anche in 2 dialoghi di Platone). ➡ La principale tesi filosofica di Protagora sostiene che: "L'uomo è misura di tutte le cose; di quelle che sono, per ciò che sono; di quelle che non sono, per ciò che non sono" Tale affermazione sostiene che non esiste una verità assoluta o dei principi immutabili, ma ciò che è o non è, dipende dal punto di vista umano. Infatti secondo Protagora la verità è qualcosa di soggettivo, una “misura" un rapporto non uguale per tutti, che può cambiare. → Fornisce 3 interpretazioni, incentrate sul soggetto del "l'uomo": 1. l'uomo come singolo individuo dall'esperienza del singolo individuo. esempio: una bevanda può essere amara per una certa persona ma dolce per un' altra. L'individuo è quindi misura di tutte le cose, cioè il punto di riferimento in base al quale si stabilisce ciò che è vero è ciò che è falso. la verità è soggettiva e deriva 2. l'uomo, come una comunità che condivide un sistema di norme fondamentali gli uomini, vivendo in una comunità, stabiliscono che cosa è giusto e che cosa è ingiusto, e questi principi valgono per tutti i membri della comunità. ➡ "l'uomo è misura di tutte le cose” mediante dei criteri di correttezza: le norme, regole, leggi, tradizioni che condivide. 3. l'umanità nel suo complesso → Appartenere alla specie umana ci porta a considerare certe cose vere e altre false. ⇒ Protagora scrive delle Antilogie, dove sostiene che su qualsiasi questione è possibile difendere 2 tesi opposte. La sofistica è l'arte della disputa verbale, perché può trasformare la tesi più debole nella tesi più forte. Questa visione è: → in contrasto con la prima tesi dell'individualismo di Protagora “l'uomo come singolo individuo", secondo questa tesi non ci sarebbe bisogno di discutere su una questione, perché "l'uomo è misura" e decide cos'è giusto o sbagliato secondo lui. → in accordo con la seconda tesi di Protagora “l'uomo come membro di una comunità”, secondo questa tesi la discussione permette di stabilire ciò che è giusto o sbagliato in base a dei criteri di correttezza. → Per Protagora non c'è posto per la religione, che offre agli umani criteri di valutazione sbagliati non nel loro interesse. Infatti esprime il suo punto di vista agnostico: l'uomo non possiede strumenti mentali adeguati né per dimostrare né per negare l'esistenza degli dei. "Degli dei non posso sapere né se sono né se non sono né quali sono" Fu accusato di empietà e decise lasciare Atene e partire per la Sicilia, ma morì durante il viaggio. GORGIA DA LENTINI → Vive nel V secolo a.C, parte per Atene come ambasciatore per cercare aiuti militari nella guerra di Siracusa. ⇒ L'opera più importante è Del non essere, in cui va contro la teoria Parmenidea. In quest'opera Gorgia nega che l'essere sia e quindi l'essere non coincide con il logos. Sostiene 3 tesi: 1. l'essere non è → secondo Parmenide l'essere è ingenerato, imperituro e unico, ma Gorgia mostra che nessuna cosa concepibile è in grado di avere queste caratteristiche, quindi l'essere non è. 2. se anche l'essere fosse, non sarebbe riconoscibile → l'essere di Parmenide non si può osservare. Se lo potessimo osservare apparterrebbe al dominio delle apparenze e sarebbe soggetto al cambiamento e mischiato con il Non-essere, ma l'essere è e non può non essere. 3. se anche l'essere fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile → il linguaggio consiste di parole. Le parole prendono significato da un dato esterno e non viceversa, ma se l’essere di Parmenide non è osservabile allora non è comunicabile. La visione tragica della vita Non c'è niente su cui si può basare la realtà, perché tutto è in balia della parola, del linguaggio (che persuadono un individuo che una certa tesi sia giusta o sba a) e di forze che l'uomo non può controllare. L'uomo insegue quindi un destino più grande di lui. Gorgia segue le idee dei tragediografi di quell'epoca, cioè Sofocle, Eschilo e Euripide.

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