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Virgilio: Vita e opere

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 Vita e opere
Publio Virgilio Marone nasce del 70 a.c. in un paesino vicino Mantova, Andes, in una famiglia
di piccoli proprietari terrieri

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Sintesi

Tratta degli eventi principali della vita dell'autore e del contesto storico che porterà alla nascita delle sue opere principali: Le Bucoliche, le Georgiche e l'Eneide

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Vita e opere Publio Virgilio Marone nasce del 70 a.c. in un paesino vicino Mantova, Andes, in una famiglia di piccoli proprietari terrieri che possiedono un podere. Studia a Roma, Milano e Napoli, in particolare a Pozzuoli dove si avvicina all'epicureismo di Sirone. Tale filosofia ritiene che la felicità risiede in terra. Fu provato da due espropri delle terre, dovuti al fatto che dopo le guerre civili, le terre devono essere cedute ai veterani di ritorno dalla battaglia. Il primo avviene nel 42 a.c., in cui la terra gli viene restituita grazie all'intervento di Asinio Pollione, il secondo avvenuto nel 41 a.c., in cui non solo perde le terre ma rischia anche la vita affrontando Centurione. Le sue opere principali sono: Le bucoliche → 10 egloghe realizzate tra il 42 e il 39 a.c.; Le Georgiche → 4 libri realizzati tra il 38-39 e il 30 a.c.; L'Eneide → 12 libri realizzati tra il 30 e il 19 a.c. Probabilmente con l'intenzione di revisionare la sua ultima opera, l'Eneide, decide di intraprendere un viaggio in Grecia e in Asia Minore per perfezionare la descrizione di quei luoghi. Ad Atene incontra Ottaviano e decide di tornare a Roma con lui, ma morirà a Brindisi il 20 settembre del 19 a.c. Nelle sue ultime volontà lascia l'Eneide...

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nelle mani dei suoi due più cari amici, Lucio Vario e Plozio Tucca, chiedendo loro di bruciare l'opera e di non farla pubblicare. Questi però, pressati dal princeps, cedono e l'opera viene pubblicata contro la volontà dell'autore. Le Bucoliche Le Bucoliche, scritte in esametri, rientrano nel genere pastorale che proviene dalla Grecia, il cui inventor è Teocrito, un poeta siciliano che rappresenta un mondo pastorale in cui i pastori mentre pascolano il gregge litigano, cantano e ricordano i loro amanti. Teocrito sceglie i pastori perché questi hanno il tempo materiale che i contadini non hanno, di osservare il paesaggio attorno a loro, questi vivono nel lungo tempo dell'attesa del pascolo e nel mentre intonano un canto. Vi sono però delle importanti differenze tra Teocrito e Virgilio: Teocrito, nei suoi idilli, mette in scena non solo i personaggi dei pastori, ma inserisce anche personaggi storici come Antonio e Cleopatra, personaggi mitologici come Ciclopi e ninfe, personaggi femminili come Amarilli. Per quanto riguarda i pastori, Teocrito li inquadra in una campagna tipicamente assolata, dell'Italia meridionale, ma li inserisce anche in ambienti di tipo urbano; In Virgilio, invece, l'ambientazione dei pastori è quella di una campagna mantovana, tipica dell'Italia settentrionale. Inoltre i suoi pastori sono nostalgici e pieni di rimpianti. Nonostante Teocrito abbia stabilito i caratteri generali del nuovo stile, sarà Virgilio a farli propri e a costituire un modello che viene ripreso da autori successivi, come Sannazzaro che in 10 egloghe racconta le vicende di pescatori sullo sfondo di una Mergellina nostalgica. Scansionato con CamScanner 1-IX: il tema dell'esproprio delle terre Nella prima egloga il pastore Titiro sta riposando sotto l'ombra di un faggio e intona un canto rispondendo a Melibeo. Essi sono protagonisti di due vicende differenti: Melibeo è stato costretto ad abbandonare la propria terra ed è nostalgico; Titiro racconta di quanto sia felice di ritornare alla sua terra con l'aiuto di un signore (chiaro riferimento ad Asinio Pollione). È un'egloga fortemente autobiografica poiché viene trattato il tema dell'esproprio della terra, molto caro a Virgilio. In Melibeo e Titiro è possibile ritrovare i due atteggiamenti assunti da Virgilio: la nostalgia per le terre perdute e la gratitudine di averle ritrovate grazie all'intervento di un signore. Nella nona, Meride riferisce a Licida di aver dovuto cedere la sua terra ad uno straniero e nel farlo ha anche rischiato di perdere la vita. Anche questa egloga è biografica, poiché non bisogna dimenticare che anche Virgilio, nel secondo esproprio, ha rischiato la sua vita nella contesa con Centurione. II-X: il tema dell'amore Nella seconda egloga Coridone racconta della sua passione amorosa e del suo amore non corrisposto per il giovane schiavo Alessi. Vi è un forte pathos e l'amore viene presentato come una forza incontrollabile. La decima ecloga è dedicata a Cornelio Gallo, poeta elegiaco, prefetto in Egitto che subisce la damnatio memoriae e viene eliminato dall'opera. Egli è presente anche nel quarto libro delle Georgiche. La figura di Cornelio Gallo è tramutata in quella dell'eroe pastorale Dafni che si strugge per l'amore infedele della sua amata Licoride III-V-VII-VIII: i canti amebei Nella terza, settima e ottava egloga il tema principale dei canti amebei, gare poetiche tra pastori, è quello dell'amore infelice. Nella quinta il canto amebeo ha come tema principale la morte la trasfigurazione di Dafni. W: il puere la nuova età dell'oro Virgilio invoca le muse siciliane poiché sta per cantare qualcosa di elevato e non di piccole cose (nel testo indicate dalla parola myricae, tamerice, una pianta che si trova nei pressi dei fiumi. Tale termine viene ripreso da Pascoli il cui intento è quello di raccontare le cose semplici). Questa egloga parla di un bambino la cui nascita porterà ad una nuova età dell'oro. Questo bambino può essere identificato con il figlio di Asinio Pollione, oppure al futuro figlio di Augusto o Antonio, che all'epoca aveva sposato Ottavia, sorella di Ottaviano Augusto. Ma questi non hanno avuto figli maschi. Per questo motivo in epoca cristiana e nel Medioevo si vede Virgilio come un profeta che avesse predetto la nascita di Gesù. Da qui deriva la credenza che Virgilio fosse un mago. Scansionato con CamScanner VI: la poesia La sesta egloga tratta il tema dell'importanza della poesia. Due pastori costringono scherzosamente Sileno ad intonare un canto, al cui centro è presente un omaggio a Cornelio Gallo. Le Georgiche Le Georgiche è un'opera didascalica che ha lo scopo di insegnare come viene tratta la terra, grazie alla descrizione della semina e del raccolto, e di ricordare l'origine di Roma. Quest'opera va, inoltre, a convergere con il programma politico di Ottaviano dopo la vittoria di Azio nel 31 a.c., che prevede il risanamento dell'economia agricola, danneggiata dagli eserciti, e un ritorno ai valori tradizionali. Virgilio, prendendo ispirazione dall'epicureismo di Lucrezio nel suo De Rerum Natura. I. II. III. IV. La semina e il raccolto dei cereali, la vita dei contadini; poco dopo l'inizio del primo libro, l'autore propone una spiegazione di tipo provvidenzialistico, che gli studiosi hanno definito teodicea del lavoro: Giove volle che l'umanità si risvegliasse dal suo torpore e quindi pose degli ostacoli e delle difficoltà per favorire il progresso dell'umanità. Virgilio, quindi, non vede la fine dell'età dell'oro come una punizione divina ma come una possibilità di progresso per l'uomo. Alla fine del primo libro viene raccontata la morte di Cesare e il poeta invoca la protezione divina su Ottaviano. L'arboricoltura; il secondo libro presenta un elogio all'Italia e alla campagna, che è vista come un luogo di pace e di giustizia. L'allevamento del bestiame; la fine del terzo libro affronta la tematica della morte con il racconto di una pestilenza che si era diffusa tra gli animali del Norico, riprendendo anche la descrizione della peste di Atene con la quale si chiude il De Rerum Natura di Lucrezio. L'apicoltura; all'epoca il miele è importante perché è l'unico dolcificante naturale e svolge anche delle funzioni lenitive. Virgilio vede la comunità delle api come una comunità ideale, organizzata e ordinata. Racconta poi la leggenda della bugonia, secondo la quale, a seguito di una pestilenza, sciami d'api potrebbero nascere da una carcassa di un vitello ucciso e nascosto in un luogo buio per una serie di giorni. Per spiegare questa leggenda, Virgilio introduce un racconto di tipo mitico: la storia del pastore Aristeo che, perduti i suoi alveari, viene a sapere di essere stato punito dalle ninfe per aver procurato la morte della ninfa Euridice, che per sfuggirgli era stata morsa da un serpente. Ella è la sposa del poeta Orfeo che, non potendo vivere senza la donna amata, accetta di compiere un viaggio nell'Ade per riaverla indietro. Egli, però, non deve mai voltarsi nel suo viaggio, ma nel momento in cui Euridice lo vede, lo chiama, così Orfeo si volte ed Euridice torna nell'Ade. La storia di Aristeo si conclude con il perdono da parte delle ninfe che gli restituiscono i suoi alveari facendoli nascere da una carcassa di un vitello. L'Eneide Virgilio scrive un poema epico che mira alla celebrazione del princeps, ha un quindi un carattere encomiastico. Virgilio attingendo ai poemi omerici, fa risalire la storia di Ottaviano da quella di Enea, narrando la nascita della gens lulia, di cui fanno parte sia Cesare sia Ottaviano Augusto. L'opera non è conclusa, vi sono 58 versi incompiuti (tibicines). Nel poema, storia e mito si intrecciano anche se prevale maggiormente il mito, grazie al quale Scansionato con CamScanner l'autore evita un coinvolgimento con gli eventi a lui contemporanei. L'Eneide si compone di 12 libri, scritti in esametri e divisi in due blocchi: - 6 libri odissiaci in cui la trama riprende la storia di Odisseo quindi prevale il fattore dell'avventura. - 6 libri idilliaci in cui la trama riprende la storia di Troia e quindi prevale il fattore della guerra. Libro I Libro II Libro III Libro IV Libro V Libro VI Libro VII Libro IX Libro X Dopo il proemio, la narrazione inizia in corrispondenza della furiosa tempesta scatenata contro i Troiani dalla dea Giunone. Scampati al naufragio, Enea e i compagni giungono a Cartagine, accolti dalla regina Didone che durante un banchetto chiede ad Enea, di cui si sta innamorando grazie all'intervento della dea Venere, di raccontare la sua storia. Libro XI Enea rievoca la sconfitta di Troia, la perdita della moglie Creusa e la decisione di partire per volontà divina. Enea narra il suo viaggio e raccona della perdita del padre Anchise avvenuta in Sicilia. Libro VIII Enea si reca da Evandro, re della regione su cui un giorno sorgerà Roma, per chiedere la sua alleanza. Il re gli affida suo figlio, il giovane Pallante. Intanto il dio Vulcano, su richiesta di Venere, sta forgiando per Enea un'armatura e sullo scudo è rappresentata un'effige con episodi della futura storia di Roma, tra cui la battaglia di Azio e la vittoria di Augusto. Didone ed Enea cedono alla passione che poi si trasforma in odio quando Enea è costretto ad abbandonare la donna amata e riprendere il suo viaggio. Dopo aver maledetto Enea e la sua stirpe, Didone si toglie la vita. Descrizione dei giochi funebri per il padre Anchise. A Cuma, Enea, accompagnato dalla sibilla, entra nel regno dei morti. Si imbatte nell'ombra di Didone che alle sue parole oppone un grande silenzio. Nei Campi Elisi, sede dei beati, incontra il padre Anchise che gli mostra le anime destinate a reincarnarsi nei suoi futuri discendenti. Sbarcati nel Lazio, Giunone suscita l'ira di Turno, re dei Rutuli, che aspira alla mano di Lavinia, figlia del re Latino, e vede in Enea un rivale. Inizia la guerra. L'impresa di Eurialo e Niso, due giovani troiani che tentano un attacco a sorpresa durante la notta, ma vengono scoperti e uccisi. Pallante viene ucciso da Turno, e Lauso, figlio del re etrusco Mezenzio, alleato dei latini, viene ucciso da Enea. Mezenzio decide di seguire il figlio nella morte, soccombe nello scontro con l'eroe troiano. Evandro chiede ad Enea vendetta per suo figlio. Dopo una tregua per seppellire i morti, riprendono le ostilità. Scansionato con CamScanner Libro XII Scontro decisivo tra Enea e Turno. Quest'ultimo, ferito, chiede ad Enea di risparmiarlo. Inizialmente l'eroe esita, ma poi si ricorda del giuramento fatto ad Evandro e uccide Turno. Vi sono numerose analogie con le opere di Omero Odissea lliade Odio di una divinità ostile Descrizione dello scudo Naufragio Racconto in prima persona delle avventure Incontro con le anime dei defunti* Catalogo armi e guerrieri Giochi funebri Duello finale *Una differenza principale è il fatto che Odisseo resta sulla soglia dell'Ade, mentre Enea compie un vero e proprio viaggio nell'regno dell'oltretomba. Enea rappresenta le virtù romane originarie, in particolare della pietas, il rispetto e la devozione nei confronti degli dei, della patria e della famiglia. La pietas di Enea si manifesta nel suo senso del dovere, a causa del quale mette da parte le sue necessità per adempiere alla volontà degli dei. Ciò non avviene senza un conflitto interiore e ciò si denota dal fatto che Enea non vorrebbe abbandonare Didone ma è costretto a farlo per volontà divina, così come esita nello scontro finale ad uccidere Turno, perché non vorrebbe farlo, ma è costretto a farlo per mantenere fede al giuramento fatto ad Evandro. La narrazione non è oggettiva, spesso l'autore interviene nella narrazione fornendo giudizi ed opinione, inoltre la storia non è soltanto raccontata dal punto di vista dei vincitori, ma anche dei vinti. Scansionato con CamScanner

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nelle mani dei suoi due più cari amici, Lucio Vario e Plozio Tucca, chiedendo loro di bruciare l'opera e di non farla pubblicare. Questi però, pressati dal princeps, cedono e l'opera viene pubblicata contro la volontà dell'autore. Le Bucoliche Le Bucoliche, scritte in esametri, rientrano nel genere pastorale che proviene dalla Grecia, il cui inventor è Teocrito, un poeta siciliano che rappresenta un mondo pastorale in cui i pastori mentre pascolano il gregge litigano, cantano e ricordano i loro amanti. Teocrito sceglie i pastori perché questi hanno il tempo materiale che i contadini non hanno, di osservare il paesaggio attorno a loro, questi vivono nel lungo tempo dell'attesa del pascolo e nel mentre intonano un canto. Vi sono però delle importanti differenze tra Teocrito e Virgilio: Teocrito, nei suoi idilli, mette in scena non solo i personaggi dei pastori, ma inserisce anche personaggi storici come Antonio e Cleopatra, personaggi mitologici come Ciclopi e ninfe, personaggi femminili come Amarilli. Per quanto riguarda i pastori, Teocrito li inquadra in una campagna tipicamente assolata, dell'Italia meridionale, ma li inserisce anche in ambienti di tipo urbano; In Virgilio, invece, l'ambientazione dei pastori è quella di una campagna mantovana, tipica dell'Italia settentrionale. Inoltre i suoi pastori sono nostalgici e pieni di rimpianti. Nonostante Teocrito abbia stabilito i caratteri generali del nuovo stile, sarà Virgilio a farli propri e a costituire un modello che viene ripreso da autori successivi, come Sannazzaro che in 10 egloghe racconta le vicende di pescatori sullo sfondo di una Mergellina nostalgica. Scansionato con CamScanner 1-IX: il tema dell'esproprio delle terre Nella prima egloga il pastore Titiro sta riposando sotto l'ombra di un faggio e intona un canto rispondendo a Melibeo. Essi sono protagonisti di due vicende differenti: Melibeo è stato costretto ad abbandonare la propria terra ed è nostalgico; Titiro racconta di quanto sia felice di ritornare alla sua terra con l'aiuto di un signore (chiaro riferimento ad Asinio Pollione). È un'egloga fortemente autobiografica poiché viene trattato il tema dell'esproprio della terra, molto caro a Virgilio. In Melibeo e Titiro è possibile ritrovare i due atteggiamenti assunti da Virgilio: la nostalgia per le terre perdute e la gratitudine di averle ritrovate grazie all'intervento di un signore. Nella nona, Meride riferisce a Licida di aver dovuto cedere la sua terra ad uno straniero e nel farlo ha anche rischiato di perdere la vita. Anche questa egloga è biografica, poiché non bisogna dimenticare che anche Virgilio, nel secondo esproprio, ha rischiato la sua vita nella contesa con Centurione. II-X: il tema dell'amore Nella seconda egloga Coridone racconta della sua passione amorosa e del suo amore non corrisposto per il giovane schiavo Alessi. Vi è un forte pathos e l'amore viene presentato come una forza incontrollabile. La decima ecloga è dedicata a Cornelio Gallo, poeta elegiaco, prefetto in Egitto che subisce la damnatio memoriae e viene eliminato dall'opera. Egli è presente anche nel quarto libro delle Georgiche. La figura di Cornelio Gallo è tramutata in quella dell'eroe pastorale Dafni che si strugge per l'amore infedele della sua amata Licoride III-V-VII-VIII: i canti amebei Nella terza, settima e ottava egloga il tema principale dei canti amebei, gare poetiche tra pastori, è quello dell'amore infelice. Nella quinta il canto amebeo ha come tema principale la morte la trasfigurazione di Dafni. W: il puere la nuova età dell'oro Virgilio invoca le muse siciliane poiché sta per cantare qualcosa di elevato e non di piccole cose (nel testo indicate dalla parola myricae, tamerice, una pianta che si trova nei pressi dei fiumi. Tale termine viene ripreso da Pascoli il cui intento è quello di raccontare le cose semplici). Questa egloga parla di un bambino la cui nascita porterà ad una nuova età dell'oro. Questo bambino può essere identificato con il figlio di Asinio Pollione, oppure al futuro figlio di Augusto o Antonio, che all'epoca aveva sposato Ottavia, sorella di Ottaviano Augusto. Ma questi non hanno avuto figli maschi. Per questo motivo in epoca cristiana e nel Medioevo si vede Virgilio come un profeta che avesse predetto la nascita di Gesù. Da qui deriva la credenza che Virgilio fosse un mago. Scansionato con CamScanner VI: la poesia La sesta egloga tratta il tema dell'importanza della poesia. Due pastori costringono scherzosamente Sileno ad intonare un canto, al cui centro è presente un omaggio a Cornelio Gallo. Le Georgiche Le Georgiche è un'opera didascalica che ha lo scopo di insegnare come viene tratta la terra, grazie alla descrizione della semina e del raccolto, e di ricordare l'origine di Roma. Quest'opera va, inoltre, a convergere con il programma politico di Ottaviano dopo la vittoria di Azio nel 31 a.c., che prevede il risanamento dell'economia agricola, danneggiata dagli eserciti, e un ritorno ai valori tradizionali. Virgilio, prendendo ispirazione dall'epicureismo di Lucrezio nel suo De Rerum Natura. I. II. III. IV. La semina e il raccolto dei cereali, la vita dei contadini; poco dopo l'inizio del primo libro, l'autore propone una spiegazione di tipo provvidenzialistico, che gli studiosi hanno definito teodicea del lavoro: Giove volle che l'umanità si risvegliasse dal suo torpore e quindi pose degli ostacoli e delle difficoltà per favorire il progresso dell'umanità. Virgilio, quindi, non vede la fine dell'età dell'oro come una punizione divina ma come una possibilità di progresso per l'uomo. Alla fine del primo libro viene raccontata la morte di Cesare e il poeta invoca la protezione divina su Ottaviano. L'arboricoltura; il secondo libro presenta un elogio all'Italia e alla campagna, che è vista come un luogo di pace e di giustizia. L'allevamento del bestiame; la fine del terzo libro affronta la tematica della morte con il racconto di una pestilenza che si era diffusa tra gli animali del Norico, riprendendo anche la descrizione della peste di Atene con la quale si chiude il De Rerum Natura di Lucrezio. L'apicoltura; all'epoca il miele è importante perché è l'unico dolcificante naturale e svolge anche delle funzioni lenitive. Virgilio vede la comunità delle api come una comunità ideale, organizzata e ordinata. Racconta poi la leggenda della bugonia, secondo la quale, a seguito di una pestilenza, sciami d'api potrebbero nascere da una carcassa di un vitello ucciso e nascosto in un luogo buio per una serie di giorni. Per spiegare questa leggenda, Virgilio introduce un racconto di tipo mitico: la storia del pastore Aristeo che, perduti i suoi alveari, viene a sapere di essere stato punito dalle ninfe per aver procurato la morte della ninfa Euridice, che per sfuggirgli era stata morsa da un serpente. Ella è la sposa del poeta Orfeo che, non potendo vivere senza la donna amata, accetta di compiere un viaggio nell'Ade per riaverla indietro. Egli, però, non deve mai voltarsi nel suo viaggio, ma nel momento in cui Euridice lo vede, lo chiama, così Orfeo si volte ed Euridice torna nell'Ade. La storia di Aristeo si conclude con il perdono da parte delle ninfe che gli restituiscono i suoi alveari facendoli nascere da una carcassa di un vitello. L'Eneide Virgilio scrive un poema epico che mira alla celebrazione del princeps, ha un quindi un carattere encomiastico. Virgilio attingendo ai poemi omerici, fa risalire la storia di Ottaviano da quella di Enea, narrando la nascita della gens lulia, di cui fanno parte sia Cesare sia Ottaviano Augusto. L'opera non è conclusa, vi sono 58 versi incompiuti (tibicines). Nel poema, storia e mito si intrecciano anche se prevale maggiormente il mito, grazie al quale Scansionato con CamScanner l'autore evita un coinvolgimento con gli eventi a lui contemporanei. L'Eneide si compone di 12 libri, scritti in esametri e divisi in due blocchi: - 6 libri odissiaci in cui la trama riprende la storia di Odisseo quindi prevale il fattore dell'avventura. - 6 libri idilliaci in cui la trama riprende la storia di Troia e quindi prevale il fattore della guerra. Libro I Libro II Libro III Libro IV Libro V Libro VI Libro VII Libro IX Libro X Dopo il proemio, la narrazione inizia in corrispondenza della furiosa tempesta scatenata contro i Troiani dalla dea Giunone. Scampati al naufragio, Enea e i compagni giungono a Cartagine, accolti dalla regina Didone che durante un banchetto chiede ad Enea, di cui si sta innamorando grazie all'intervento della dea Venere, di raccontare la sua storia. Libro XI Enea rievoca la sconfitta di Troia, la perdita della moglie Creusa e la decisione di partire per volontà divina. Enea narra il suo viaggio e raccona della perdita del padre Anchise avvenuta in Sicilia. Libro VIII Enea si reca da Evandro, re della regione su cui un giorno sorgerà Roma, per chiedere la sua alleanza. Il re gli affida suo figlio, il giovane Pallante. Intanto il dio Vulcano, su richiesta di Venere, sta forgiando per Enea un'armatura e sullo scudo è rappresentata un'effige con episodi della futura storia di Roma, tra cui la battaglia di Azio e la vittoria di Augusto. Didone ed Enea cedono alla passione che poi si trasforma in odio quando Enea è costretto ad abbandonare la donna amata e riprendere il suo viaggio. Dopo aver maledetto Enea e la sua stirpe, Didone si toglie la vita. Descrizione dei giochi funebri per il padre Anchise. A Cuma, Enea, accompagnato dalla sibilla, entra nel regno dei morti. Si imbatte nell'ombra di Didone che alle sue parole oppone un grande silenzio. Nei Campi Elisi, sede dei beati, incontra il padre Anchise che gli mostra le anime destinate a reincarnarsi nei suoi futuri discendenti. Sbarcati nel Lazio, Giunone suscita l'ira di Turno, re dei Rutuli, che aspira alla mano di Lavinia, figlia del re Latino, e vede in Enea un rivale. Inizia la guerra. L'impresa di Eurialo e Niso, due giovani troiani che tentano un attacco a sorpresa durante la notta, ma vengono scoperti e uccisi. Pallante viene ucciso da Turno, e Lauso, figlio del re etrusco Mezenzio, alleato dei latini, viene ucciso da Enea. Mezenzio decide di seguire il figlio nella morte, soccombe nello scontro con l'eroe troiano. Evandro chiede ad Enea vendetta per suo figlio. Dopo una tregua per seppellire i morti, riprendono le ostilità. Scansionato con CamScanner Libro XII Scontro decisivo tra Enea e Turno. Quest'ultimo, ferito, chiede ad Enea di risparmiarlo. Inizialmente l'eroe esita, ma poi si ricorda del giuramento fatto ad Evandro e uccide Turno. Vi sono numerose analogie con le opere di Omero Odissea lliade Odio di una divinità ostile Descrizione dello scudo Naufragio Racconto in prima persona delle avventure Incontro con le anime dei defunti* Catalogo armi e guerrieri Giochi funebri Duello finale *Una differenza principale è il fatto che Odisseo resta sulla soglia dell'Ade, mentre Enea compie un vero e proprio viaggio nell'regno dell'oltretomba. Enea rappresenta le virtù romane originarie, in particolare della pietas, il rispetto e la devozione nei confronti degli dei, della patria e della famiglia. La pietas di Enea si manifesta nel suo senso del dovere, a causa del quale mette da parte le sue necessità per adempiere alla volontà degli dei. Ciò non avviene senza un conflitto interiore e ciò si denota dal fatto che Enea non vorrebbe abbandonare Didone ma è costretto a farlo per volontà divina, così come esita nello scontro finale ad uccidere Turno, perché non vorrebbe farlo, ma è costretto a farlo per mantenere fede al giuramento fatto ad Evandro. La narrazione non è oggettiva, spesso l'autore interviene nella narrazione fornendo giudizi ed opinione, inoltre la storia non è soltanto raccontata dal punto di vista dei vincitori, ma anche dei vinti. Scansionato con CamScanner